ROSSELLA ERRA: VIENI DA … CURVY PRIDE!

Bella, solare e divertente Rossella Erra è l’ambasciatrice del pubblico del programma Vieni da Me di RaiUno, condotto da Caterina Balivo.

Di animo pulito e vero, Rossella è amatissima dal pubblico italiano.

Ecco la sua intervista all’Associazione CURVY PRIDE – APS

Rossella sei diventata un punto di riferimento per tutte noi, portando la tua simpatia e la tua intelligenza in un programma di qualità come Vieni da Me. Ti riconoscono ormai in tantissimi per strada. Come stai vivendo questa tua popolarità?

La sto vivendo che… ancora non ci credo! Non ci credo perché a volte veramente non mi rendo conto di essere in questa trasmissione e di fare ciò che faccio, perché lo faccio con tanto piacere che mi viene naturale.

Quando la gente mi incontra per strada e mi ferma per chiedermi di Caterina, per chiedere di me, per sapere come sono arrivata a Vieni da Me, ancora mi fa tanto strano perché mi dimostrano tanto affetto. E io questo affetto me lo prendo tutto! Perché di questo affetto veramente ne ho tanto bisogno. E quando mi avvicinano, mi fermo con tutti, perché ho proprio voglia di stare con ognuno e di sentire le loro parole ed il loro affetto”.

Abbiamo letto che di professione svolgevi l’attività di commercialista. Come è avvenuta questa svolta nel mondo televisivo?

E’ avvenuta in un momento mio di crisi molto profonda dovuta alla perdita del mio lavoro e, contemporaneamente, alla perdita di mia mamma. E mi sono ritrovata dalla sera alla mattina, a 44 anni, a non avere né più mia mamma, né più il mio lavoro.

Non è stato facile trovarne un altro, mi arrangiavo, facendo qualcosina. Poi, per puro caso, ho letto la notizia che cercavano del pubblico per un nuovo programma. Quindi mi sono proposta. E già al colloquio è emersa la mia grande, grande, passione per la Televisione e per il Gossip. Da sempre! Non so perché. Di pari passo allo studio, l’ho trasformata in una forma di cultura personale. Probabilmente se all’epoca, quando mi sono laureata, ci fosse stata una laurea in questo tipo di materie probabilmente avrei scelto quest’ultima e non quella economica (con tutto il rispetto per la carriera economica internazionale). Quindi mi sono buttata in questa avventura non sapendo esattamente cosa fare ma, anche forse per uscire da questo periodo in cui mi sentivo soffocata, in cui non mi sentivo adeguata, e soprattutto in cui mi sentivo emarginata. Tanto emarginata. Non passava giorno che non piangessi su una sedia a guardare il muro. Un momento veramente difficile. E dopo mesi si è aperta questa piccola porta. Ed io questa porta l’ho spalancata totalmente e ho trovato Caterina Balivo  e tutto il team di Vieni da Me ad accogliermi con affetto incondizionato“. 

L’Associazione CURVY PRIDE – APS  si occupa di promuove la pluralità della bellezza contro bullismo e discriminazioni. In un ambiente come quello televisivo, spesso troppo incentrato sull’apparenza, aver dato voce a una “vera” persona del pubblico vuol significare che qualcosa sta cambiando?

“Sì, io penso che già molto sta cambiando. Sinceramente non è solo l’ambiente televisivo a essere incentrato sull’apparenza. Ci sono fin troppi ambienti dove l’aspetto fisico è una discriminante e non riesco a comprendere perché. Indipendentemente dell’aspetto esteriore ogni persona può dare tanto agli altri, a prescindere anche dal contesto in cui si è. Essere discriminati per la razza, per il fisico, per la propria sessualità lo trovo non solo sciocco ma forse neanche più di moda. Penso che le persone dovrebbero aprirsi a quello che noi siamo dentro e non fuori, a quello che possiamo dare l’uno all’altro. E lo dico veramente con il cuore”.

Hai ascoltato tanti racconti personali di gente famosa e non, tante storie struggenti ma anche di rivalsa e di successo. Cos’é che, secondo te, aiuta a superare i momenti difficili e a ritrovare la propria strada?

“La risposta un po’ più scontata sarebbe dire la forza interiore, la forza che abbiamo dentro di noi. Invece non so perché credo che sia la forza che gli altri ti possono dare. Affrontare le difficoltà con il supporto di un amico, di un parente, con l’amore delle persone che anche ti conoscono poco ma che hanno voglia di darti amore e sostegno. Penso che sia la cosa più bella. Perché molti di noi questa forza dentro non ce l’hanno. O meglio ce l’hanno ma non riescono a farla uscire da soli. Io ho bisogno dell’affetto e dell’aiuto di chi mi sta attorno, anche se le ho conosciute mezz’ora prima, anche si mi danno un semplice abbraccio, per me già quello è tutto.

Certe volte siamo timidi, certe volte non chiediamo alle altre persone. Invece dobbiamo farlo, dobbiamo chiedere aiuto. Probabilmente molti diranno no. Ma per i tanti NO che riceviamo quel SI’ che ci verrà  dato ci aiuterà. In questo non smetterò mai di dire grazie a Caterina Balivo e tutto il team di Vieni da me, perché mi hanno sorriso, aiutato, accompagnato, sono diventati la mia famiglia adottiva che mi incoraggia ad andare sempre avanti“.

Siamo in tante che ti seguiamo con infinito affetto, quale consiglio daresti per portare un po’ di straordinario nella quotidianità della vita delle nostre socie, così come hai fatto tu?

“Io in questo momento mi sento una privilegiata, perché quando io sorrido in televisione lo faccio veramente con il cuore perché partecipo a tutto. Ecco, partecipare alla vita degli altri. Io questo consiglio. Qualcuno potrebbe dirmi sì tu adesso sei in televisione, per te è facile. No, io anche quando non ero in tv, cercavo quando potevo di partecipare alla vita degli altri.

Io credo molto nella condivisione, nell’umanità, nel dare amore. Nel dare un abbraccio, anche due per riceverne solo anche mezzo.

Quindi partecipiamo alla vita degli altri. Perché dalla partecipazione noi possiamo ricevere soltanto bene. E questo ci può far sentire persone straordinarie. E se possiamo, non è sempre facile, anche quando c’è una lacrima che scende, piangiamo, ma piangiamo con un mezzo sorriso. Perché quel mezzo sorriso fa affievolire un pochino il dolore.

Questo per me è lo straordinario… provare a sorridere, se si riesce, anche nel dolore. Non è facile, me ne rendo conto, ma si può provare”.

Pizza e curve – Parma

Referenti: Valentina Parenti (I ,II, III ed.) & Beatrice Coccioli (III ed.)

Città #Pizzaecurve: Parma

contatti: parentivalentina85@gmail.com & beatrice.coccioli@libero.it / facebook “Valentina Parenti Ferrari” & “Beatrice Coccioli” / instagram “momincolors” & “_becky_91

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collage Gazzetta di Parma I ed. Settembre 2018

 

L’evento Pizza e curve a Parma si svolge per la III edizione. Valentina, alla prima ed. su Parma (settembre 2018) riesce a coinvolgere solo 5 donne, perlopiù amiche; nella seconda ed. (fabbraio 2019) si sono aggiunge antre ragazze tra le quali Beatrice con la quale a luglio ha ideato “felicitàformosa“: un gruppo di donne che si mettono in gioco sfilando e divulgando l’amore per il proprio corpo; e grazie a questa bellissima amicizia e collaborazione hanno organizzato insieme la terza ed. raggiungendo il numero di 24 partecipanti.

La serata si è svolta in allegria, oltre ai gadget in fucsia (6 estrazioni) da regalare in riffa, c’era un cruciverba curvy, una frase da completare insieme e una canotta con l’hahstag #PIZZAECURVE vinta dalla new entry della serata Ursula!

L‘album completo delle foto della serata: qui.

Beatrice: “questo è il primo anno da referente, è iniziato tutto dall’aiuto di Valentina con la quale mi sono conosciuta proprio durante la scorsa edizione, un’insieme di idee in continua evoluzione che stanno portando a rendere ogni evento indimenticabile. Proprio come la serata del 18 ottobre scorso, un bel gruppo di persone attivo e partecipe per portare avanti un messaggio importante. Abbiamo messo le basi per creare un prossimo evento divertentissimo e coinvolgente destinato a crescere e diventare sempre più emozionante.

IMG-20191018-WA0040Le referenti si Raccontano:

Beatrice: Amante del ballo e giocatrice di calcetto, un portiere che sogna il calcio a 11 fin da bambina. Nella vita sono commessa in un negozio di abbigliamento curvy e non solo. Nel tempo libero partecipo a sfilate e concorsi. Il mio motto è “non dire mai che i sogni sono inutili perché inutile è la vita di chi non sa sognare” ed è con questo pensiero che ho sempre affrontato la passerella.

Valentina: Amante del disegno e della grafia e di tutte le decorazioni possibili. Nella vita è mamma di due bambini maschi  e nel tempo libero organizza piccoli eventi o crea. Il suo motto è #educareallafelicità con il quale spera di educare i suoi figli.

Perché partecipare?

Valentina: E’ un’occasione per staccare la spina, fare nuove amicizie, vestirsi di fucsia, ridere e scherzare. E’ un modo giocoso per dirsi e dire che siamo belli tutti a prescindere da età, peso, colore. Non è un evento “femminista” possono partecipare anche gli uomini è una serata per liberarsi dagli stereotipi di genere.

Beatrice: partecipare a questo evento serve ad aiutare il mondo di curvy pride alla divulgazione della pluralità della bellezza, nel mentre di nuove conoscenze.

Come siete venute a conoscienza di CurvyPride e cosa è per voi?

Beatrice: Ho conosciuto curvy pride tramite il concorso “miss curvyssima” e incuriosita da questa sponsorizzazione ho iniziato a seguirlo. Tramite Valentina ho approfondito le conoscenze diventandone poi socia. Curvy pride è un riferimento sempre presente anche negli eventi che organizziamo come “felicitàformosa”.

Valentina: “CurvyPride per me è come una “mamma”, mi ha accolto e sostenuto fin dall’inizio. A Settembre 2018 avevo bisogno di rinascere dopo una serie di eventi spiacevoli e quasi un esaurimento nervoso e curiosando sul web ho incotrato questa associazione. In un anno mi ha regalato esperienze che mi hanno resa più forte, nuove amiche come Beatrice, serate spensierate, e maggiore autostima ovvero più amore per me stessa.”

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Valentina e Beatrice avete un consiglio?

Valentina: “Bisogna prendere la vita col sorriso e positività. Non è sempre facile ma un sano egoismo e leggerezza ci permette di stare bene e non di farci travolgere dalla forza degli eventi che ci circondano”.

Beatrice:AMATI E PRENDITI CURA DI TE, qualunque sia la tua forma fisica, una sana alimentazione e attività fisica ti aiuteranno a volenti bene. “


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Valentina Parenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

Size? Human.

Shopping.
Per gran parte delle donne, è la parolina magica, quella che ti fa illuminare gli occhi, metter mano al portafoglio, fare mini sfilata ai camerini ed uscire con borse, sacchetti e pacchetti dai negozi.
Per me no. E’ un’agonia.
Metti piede nel negozio e già sai che la commessa ti guarderà come per dire “ma che ci fa questa qui?”. Eh sì, perché vestire una cosiddetta curvy non è facile. Gestire tutte queste rotondità non è mica uno scherzo.
Scorrere file e file di abiti è frustrante, perché quelle dannate targhettine con la taglia si fermano sempre a 4/5 prima della tua, oppure vedi l’odiatissima dicitura T.U. (taglia unica). Che significa: va bene a tutte tranne che a te. Dovrebbero chiamarla “TU no!”, ecco.
Passi rapidissima le fantasie a fiori, perché essere definita divano o poltrona non è proprio il massimo (senza offesa divano, sai che ti amo profondamente) e finisci nell’inesorabile reparto tutto nero, perché il nero sfina. Confesso di aver fatto una volta la sovversiva e di aver comprato una t-shirt bianca, perché aveva una stampa bellissima del volto di Frida Kahlo. Non l’ho manco provata, ho preso la taglia massima disponibile, pagata con la perplessità della commessa che conoscendomi bene mi fa “Sicura? E’ bianca…” e giunta a casa, una volta indossata con orgoglio, allo specchio ho visto solo un gigantesco monociglio su due tette. Il resto del disegno svanito sotto di esse. Ok…lasciamo stare le stampe.

I camerini poi! Camere di tortura. Ti trovi stipata in questi loculi dove a malapena riesci a girarti, con lo specchio impietoso e le luci caldissime che farebbero sembrare un cesso a pedali anche Kate Moss. Per non parlare degli infidissimi camerini che non hanno lo specchio perché questo è posizionato fuori, così devi uscire a fatica con pantaloni a mezza chiappa, maglie effetto insaccato di capodanno, guardarti nello specchio, sentirti male, vedere che anche il resto del negozio ti sta guardando, sentirti peggio. Dannati camerini. Con la paura poi di morirci soffocata mentre tenti di uscire da una maglia, già mi vedo i paramedici e i pompieri a soccorrermi con la fiamma ossidrica per togliermela… E poi le lacrime versate da frustrazione perché la commessa ti porta tipo 20 jeans e manco uno ti va, e la senti dire “ma dai non è possibile, questo TI DEVE ANDARE”.

Le taglie poi sono un delirio. In negozi “normali” magari ti ritrovi a prendere una 50, in negozi dedicati al “plus size” una 46. Così sei ancora più confusa, e ti senti inadeguata. Non capisci più se il problema sei tu, o sono loro.
Spesso mi domando anche se gli stilisti abbiano una vaga idea di come sia fatto il corpo di una donna curvy. Perché in quale universo parallelo dovrebbe entrarmi un abito che considera nella parte superiore un seno abbondante ma in quella inferiore i fianchi di una undicenne?

Non parliamo poi di prezzi. Sei curvy? Costa quasi tutto praticamente il doppio. Come se fosse una colpa essere curvy e per punizione qualcuno avesse deciso che devi spendere di più, cicciona!

Insomma, sarebbe bello se tutti i negozi avessero capi di tutte le taglie, senza ghettizzarci in negozi “tagli forti” che ci fanno sentire emarginate.

Vorrei trovare abiti che si adattino a me e non io a loro.
E sogno un giorno in cui saremo tutti uniti in un unica taglia: HUMAN.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

E VISSE FELICE E CONTENTA…

Valeria Mallardi si è aperta a Curvy Pride e ci ha raccontato la sua storia. Lo consideriamo un gesto di grande coraggio e di amore verso se stesse e verso gli altri. Sincerità, rinascita, voglia di vivere sono grandi valori da condividere. E’ diventata anche ambasciatrice di BEAUTIFULCURVY, il calendario ideato da Barbara Christmann.

Grazie di cuore Valeria!

visse per sempre felice e contenta… Ecco è da qui che voglio iniziare il mio racconto. Dal mio presente da ciò che sono oggi, e da ciò che sono diventata. Guardare indietro oggi non fa più male e soprattutto non mi fa paura anche perché ho permesso che “il mio corpo” per tutta una vita mi facesse male. Oggi ho 38 sono una donna, moglie e mamma e amo la vita come non mai.

Quando scopri finalmente l’amore per la vita, è solo allora, che puoi chiudere gli occhi, alzare il viso al cielo, tirare un profondo sospiro e sentirti viva e libera. Si libera. Libera di scegliere chi vuoi essere essere , di scegliere chi sei e trovare ancora una volta la forza, di fare un salto nel passato.

Rieccomi allora nella mia infanzia o forse pre adolescenza. I ricordi che paradossalmente più riaffiorano alla mente sono legati al mio rapporto non sano con il cibo. Che significa? Ricordo ancora quante volte ho nascosto merende e merendine, carte e involucri vuoti… Oggi mi fa sorridere ma se mi fermo e mi guardo dall’esterno provo un’infinita tenerezza per me stessa: vedi una ragazzina di 12 /13 anni, cicciottella con degli occhioni grandi e lunghi capelli castani seduta nel lettino della sua cameretta a mangiare qualsiasi cosa. Adesso anche lei mi guarda e solo ora so cosa nasconde dietro quello sguardo che mi fissa imperterrito. E poi vedo anche passare gli anni 1, 2, 3, 4… 10, 15, 20 e anche di più.

Tutto cambia, io cambio ma continuo a vedere e fissare quegli occhi che a differenza di tutto il resto del corpo non riesce a cambiare. Loro non riescono a mentire. Sono occhi talmente grandi che se li guardo bene riesco a leggere la mia storia. La storia di una bambina a cui è stato inciso nella mente una parolina che l’ha accompagnata per una vita: dieta… peccato però che un bel giorno questa parola diventa ossessione. Già un’ossessione. Sapete cosa significa vivere una vita perennemente a dieta? Significa fondamentalmente non avere una vita normale.

È facile giudicare, è facile parlare ed esprimere giudizi sulle persone in carne, grasse o ancora obese. Ma nessuno sa cosa si nasconde dietro questo aspetto.
Da qualche tempo qualcuno ha definito l’obesità come una malattia ma ancora oggi si esprimono giudizi e pensieri senza curarsi del male che si infligge alle persone perché purtroppo questa è una malattia delle mente, che piano piano ti distrugge l’anima.

Ma sono certa comunque che sia una malattia purtroppo sconosciuta anche se ad esempio immagino che tutti sappiate che il giorno perfetto per iniziare la dieta è sempre il lunedì perché fino alla domenica sera devi gustare la tua ultima cena preferita, in tuo alimento preferito come se non lo assaporassi da anni!!! E poi ecco arriva il lunedì, quante speranze in quel lunedì “da oggi sono a dieta, questa è la volta buona”. Peccato però che già verso il pomeriggio qualcosa non va e “assaggi solo un cracker“. È esattamente in quel momento che arriva il tuo ennesimo fallimento. Tu sei il fallimento, il fallimento che sei stata abituata ad essere per tutti, per anni.

Però sapete una cosa strana? Noi ”grassi” in quel momento stiamo bene, mentre mangiamo siamo appagati e soddisfatti perché mangiando abbiamo ovviato alla noia, ai problemi e ai disagi che vivi tutti giorni. Quando vivi in un corpo che detesti fai finta di stare bene: la realtà è che vorresti essere altro, indossare un abito diverso e tacchi alti, ma sei troppo pesante e quindi eviti. Eviti tutto anche te stessa. Gli sguardi cattivi e impietositi della gente, l’inadeguatezza e la vergogna diventano parte della tua vita, sono la tua vita ma scappare da tutto questo è impossibile.

Finché arriva, purtroppo non per tutti, il giorno in cui dici BASTA ma davvero BASTA e impari semplicemente a volerti bene. A voler vivere e provare ad essere ciò che vuoi essere.
Per me quel giorno dopo 26 anni è finalmente arrivato. Ho detto basta: basta mangiare di nascosto, basta fingere di essere chi non sono, basta essere quella che “però che peccato perché hai un bel viso“. Quante volte me lo hanno detto!!!

Un bel giorno ho detto basta ma basta sul serio! Ho iniziato a guardarmi e accettare ciò che ero: solo così sono uscita da quel tunnel in cui per anni avevo vissuto. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il 17 marzo 2017 e da quel giorno ho deciso di volermi bene. Sono stata una figlia perfetta, una scolara perfetta, una lavoratrice perfetta, e ancora moglie e poi mamma. Ebbene sì nonostante tanti pareri a sfavore sono diventata anche mamma e questo mi ha dato una forza inspiegabile! Era finalmente giunto il momento di non essere più perfetta per nessuno ma di essere semplicemente Valeria una (ormai) donna che ama la vita, il mare, il caffè, sorridere, ballare ma anche il cibo… già il cibo perché oggi dopo un lunghissimo e faticoso percorso su me stessa non è più l’eterno nemico e allo stesso tempo compagno di vita che ha camminato al mio fianco per anni diventando a volte ossessione e immenso malessere!

Ho scritto queste due righe per dare la mia testimonianza e anche se sembra triste dirlo questa è solo una minima parte di una vita passata a provare a convivere con se stessi. Ma adesso finalmente…

E visse per sempre felice contenta.

Valeria Mallardi

Pizza e curve – Modena

Referente: Sara Nastro

Città #Pizzaecurve: Modena

contatti: saranastro81@gmail.com / facebook “Sara Nastro” / instagram “Sarella_1981

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Sara, parlaci te, dei tuoi sogni, di cosa ti occupi.

“Sono una mamma di una splendida ragazzina di 15 anni , ormai è da circa 3 anni che mi sono avvicinata al mondo Curvy facendo delle sfilate e prestandomi come fotomodella. Ho partecipato a diversi concorsi Nazionali quali : Miss Curvyssima, Missposa Curvy, Miss Top Curvy.  Sono diplomata come Tecnico della Moda,  nella vita però faccio la commerciale; diverse sono le passioni che ho oltre alle sfilate, mi diletto a cantare,  e mi affascina l’estetica in genere dal make up allo styling dei capelli.”

Come sei venuta a conoscienza di CurvyPride e cosa è per te?

“Ho conosciuto Curvy Pride tramite il concorso di Miss Curvyssima in quanto era uno degli sponsor, ed io sono stata una delle fortunate ad essere premiata con la Fascia “Curvy Pride” direttamente da  Marianna Lo Preiato e successivamente poi a Roma ho conosciuto Simona D’Aulerio. Da subito mi sono appassionata del messaggio che si impegnano a divulgare in quanto è un obiettivo che ci accomuna, abbattere gli stereotipi e lottare contro le discriminazioni ponderali, avendo una figlia adolescente, voglio che non idealizzi modelli di bellezza irraggiungibili.”

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Raccontaci l’evoluzione di Pizzaecurve nella città in cui sei referente:

“Sono stata scelta come Referente della città in cui vivo ed ho organizzato Pizza e Curve per la mia prima volta a Settembre 2018 (2° edizione) eravamo in 28 la maggioranza conoscenti, ma la mia tenacia a fatto sì che ad ogni edizione raggiungessi sempre un numero maggiore, fino all’ultima dello scorso 18 Ottobre 2019 dove i partecipanti sono stati quasi 60 (metà dei quali non conoscenti). Invoglierò sempre più persone a parteciparvi in quanto ritengo sia un’ottima serata per conoscere persone nuove, eliminare il virtuale, guardarsi negli occhi, darsi un abbraccio, farsi una foto, ridere di gusto e soprattutto sentirsi accettati. Personalmente mi ha regalato sempre tante emozioni nuove, vi hanno preso parte dalla più piccola di 7 anni alla più grande di 82 anni”

“Nessun limite di età, nessun limite di taglia, nessun limite di peso e ne di altezza perché ogni persona può essere bella a prescindere dalla forma fisica, dopotutto anche il tortellino sembra un ombelico cucito male, ma è il ripieno a fare la differenza.”

Sara inoltre si apre di più a noi aggiungendo: “Non sono irreprensibile, nessuno lo è, anzi, sono piena di difetti e imperfezioni ma, oggi ne sono consapevole e comincio ad accettarlo, decido di volermi bene per come sono perché ho la consapevolezza che c’è chi non cambierebbe nulla di me. Nella mia vita ho dovuto sopportare il peso delle parole altrui e non il mio… pertanto oggi mi sono resa conto che sono stata io a permettere di farmi sentire “sbagliata”, “inadeguata”, “imperfetta”, “difettosa”, ma in realtà io come persona, come donna, io…VALGO e quelle che per altri sono imperfezioni, per me sono segni particolari che mi rendono unica e originale.”

Hai un consiglio o una dedica per i nostri lettori: “Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te.”

 


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Valentina Parenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

 

Pizza e curve – nelle città italiane

Insieme si può!

UNA PIZZA NON TI FA SENTIRE SOLA #PIZZAECURVE

L’iniziativa, giunta alla sua quarta edizione, celebra la bellezza a tutto tondo, lottando contro discriminazioni e bullismo.

Lo scorso venerdì 18 ottobre 2019 si è tenuta la IV edizione di #pizzaecurve evento che ha coinvolto tantissime città italiane e non solo, per diffondere un importante messaggio sociale: il diritto a un’idea di bellezza che non discrimini e non crei modelli irraggiungibili e dannosi, soprattutto per le adolescenti, per affermare la propria indipendenza verso condizionamenti esterni, circa il proprio aspetto fisico.

L’idea è nata durante una telefonata tra Simona D’Aulerio e Marianna Lo Preiato, socie fondatrici, e non avrebbero mai immaginato che si sarebbe evoluta di volta in volta attirando persone così lontane tra loro. “Sono commossa per il risultato di #PizzaeCurve” racconta la Presidente Marianna Lo Preiato, “l’iniziativa è nata in modo spontaneo, senza nessuna struttura dietro, e sinceramente non aveva neanche tante pretese.. o aspettative. Volevamo fare semplicemente un incontro a cena con le associate di Roma e di Bologna… e si è unita tutta l’ Italia!”

La prossima edizione si svolgerà a FEBBRAIO 2020.

Per partecipare è necessario avere solo un requisito: indossare qualcosa di fucsia, come la maglietta dell’Associazione CRURVY PRIDE – APS oppure una scarpa, una sciarpa o una coroncina. Basta avere fantasia! Pizza e curve è un’occasione per unire chi non ha pregiudizi e un sorriso da regalare. Guarda se c’è un evento in pizzeria nella tua città contattando la referente o scrivendo a curvypride@gmail.com. Puoi partecipare anche mangiando una pizza a casa!

Il rosa tra l’altro è il colore della donna, usato nella prevenzione oncologica e associato al pensiero positivo. Il fucsia ci rende unici, senza colore, senza taglia, senza stereotipi, ci unisce in un abbraccio sganciante pieno di voglia di stare insieme e fare nuove amicizie.

Pizza e curve è una “scusa” per stare con le amiche, per ritrovarsi ma anche per approfondire conoscenze o creare nuovi legami reali e virtuali, infatti ci si potrà salutare live tramite social alla stessa ora.

Nelle prossime settimane andremo a raccontare ogni città, presentando le referenti i sogni e le idee che a mano mano sono nate con la fantasia di ognuno, potete anche seguire il solo evento nel gruppo facebook https://www.facebook.com/groups/916823095318957/ .

#PIZZAECURVE si è svolta in queste città italiane:

MILANO (referente Francesca Angelo); BOLOGNA (referente Silvia Corradin); ROMA (referente Immacolata Amato); FOGGIA (referente Paola Aquilino); NOCERA INFERIORE (SA) (referente Anna Cicalese); Provincia di AREZZO (referente Santa Pentangelo); BERGAMO (referente Chiara Boschini); FORLI’ (referente Loredana Amorosa); GENOVA (referente Wafy Elsamni); MODENA (referente Sara Nastro); CIVITANOVA MARCHE (MC) (referente Gabriella Cameli, Cinzia Pizzichini e Daniela Mazzaferro); PARMA (referente Valentina Parenti e Beatrice Coccioli); NAPOLI (referente Federica Foderini); LOANO (SV) (referenti Silvia Massaferro); CAPACCIO PEASTUM (SA) (referente Annadelia Di Fiore); TERMOLI (CB) (referente Maddalena Tricarico); MANTOVA (referente Morena Romani); BARI (referente Maria Grazia Mongelli); FORTE DEI MARMI (LU) (referente Eleonora Cardelli); TERNI (referente Morena Satolli); REGGIO CALABRIA (referente Mariella Romeo); MASSA CARRARA (MS) (referente Azzurra Cima); BRESCIA (referente Valentina Corsini); GROTTAMINARDA (AV) (referente Rosa Del Vescovio); MESSINA (referente Adele Rizzo); VARESE (referente Giulia Rosso); LECCE (referente Francesca De Blasi); ORBETELLO (GR) (referente Beatrice Gradassa); TARANTO (referente Samanta e Francesca Tanzarella).

Curvy Pride nel mondo: abbiamo con noi SLOVENIA (referente Vesna Klancar).

Contatti

CURVY PRIDE – APS

ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE

Simona D’Aulerio 3478264983curvypride@gmail.com

 

Sito e blog www.curvypride.it

Facebook Curvy Pride

Twitter @curvypride_real

Instagram @curvypride_official

 

à CHI È CURVY PRIDE

CURVY PRIDE – APS è una Associazione di Promozione Sociale, nata a Bologna nel 2015, la cui mission è quella di promuovere la pluralità dei modelli di bellezza, contro ogni forma di discriminazione e bullismo ponderale. CURVY PRIDE – APS si impegna a lanciare un messaggio indirizzato a ogni persona di prendere coscienza della necessità di riappropriarsi della propria vita, del diritto di essere felici a prescindere dalla taglia che si indossa.

 


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Valentina Parenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

PERCHÉ DOBBIAMO PARLARE DI BULLISMO.. LA STORIA DI MICHELE

Ci sono argomenti di cui non vorresti mai e poi mai scrivere, ma durante la mia partecipazione a Storie Italiane su RAI 1 (30 settembre 2019) ho conosciuto due persone meravigliose che portano avanti la loro battaglia contro il bullismo a nome di loro figlio che ora non c’è più.

Mi sono entrati nel cuore subito ed io non posso rimanere indifferente davanti alla storia di Michele Ruffino.

Michele è stato vittima di bullismo per anni finché non ha più retto. Non resisteva più agli insulti.

Michele lo chiamavano ANORESSICO.

A Michele gli dicevano che non DOVEVA MAI NASCERE.

A Michele GLI SPUTAVANO ADDOSSO.

Ma lui non ha mai risposto perché come ogni genitore fa con suo figlio Maria e Aldo gli hanno insegnato la buona educazione. Ma non immaginavano che la buona educazione lo avrebbe portato a non sopportare più il dolore.

Non possiamo dire “Ma è colpa dei genitori che dovevano insegnare a loro figlio a rispondere a questi atti”.

Nessuna madre o padre deve insegnare a suo figlio che all’odio si risponde con altro odio anche perché non era nel DNA di Michele.

Questi ragazzi che lo hanno portato a questo gesto estremo lui gli considerava amici, gli invitava a casa alle grigliate e per quegli attimi Michele esisteva, aveva amici e si sentiva per un momento accettato.

Forse lui pensava che facendo queste cose gli altri avrebbero smesso di prenderlo in giro, ma non andava proprio così.

Dopo la grigliata Michele tornava ad essere il bersaglio preferito di questi ragazzi.

Michele era un ragazzo guerriero che ha conosciuto presto la sofferenza ed ha iniziato presto a combattere per la propria vita per colpa di un vaccino scaduto somministratogli quando lui aveva sei mesi.

Ma lui aveva superato questa battaglia e si era rimesso in piedi anche se ovviamente era rimasto con qualche “segno” di quello aveva passato.

Però Michele comunque era un ragazzo normalissimo, pieno di sogni con una famiglia che lo amava e lo sosteneva sempre.

Michele voleva fare il pasticcere e stava studiando per realizzare questo sogno.

Michele per i suoi 18 anni voleva fare la festa in un castello perché voleva essere un principe per un giorno.

Michele sorrideva sempre, anche se dentro stava soffrendo.

Michele aiutava gli altri, anche quelli che lo prendevano in giro.

Michele era altruista, vedeva il lato buono delle persone… Anche se a Michele hanno mostrato solo il lato oscuro.

Michele era un ragazzo come gli altri, che amava la sua famiglia, che amava viaggiare e che aveva già dimostrato che poteva superare qualsiasi difficoltà perché Michele si era rimesso in piedi.

Michele voleva degli amici perché si sa quando si è adolescenti è sempre bello avere qualcuno con cui parlare, uscire o fare le piccole “cavolate adolescenziali” che abbiamo fatto tutti.

Michele aveva il diritto di sentire l’ansia della notte prima degli esami.

Michele aveva il diritto di preparare la sua tesina.

Michele aveva il diritto di aspettare con ansia i risultati per poi festeggiare con chi gli voleva VERAMENTE bene, perché sono sicura… Michele la maturità l’avrebbe superata senza problemi.

Michele aveva il diritto di godersi la sua estate da maturando e di chi anche questo risultato se l’era portato a casa.

Michele aveva il diritto di crescere, avere la sua pasticceria a Torino e godersi ogni momento della sua vita come tutti i suoi compagni.

Michele aveva il diritto di avere sul passaporto innumeri timbri di entrata di Paesi diversi, ed aveva il diritto di inviare le cartoline o portare dei piccoli ricordi ai suoi genitori e a sua sorella.

Michele aveva il diritto di continuare a sorridere.

Michele poteva arrivare veramente lontano perché ci metteva passione nei suoi sogni.

Ma Michele non c’è più.

Michele non farà nessuna di queste cose di cui NE AVEVA IL DIRITTO.

Michele non ha avuto l’ansia da notte prima degli esami, non è andato a ritirare il suo diploma e non ha festeggiato il traguardo raggiunto con i suoi cari.

Michele non avrà la sua pasticceria, non avrà i timbri sul passaporto e i suoi genitori non appenderanno al frigo con la calamita le cartoline.

Perché Michele non farà più questo?

Perché appunto… Michele non c’è più.

Il 23 Febbraio del 2018 Michele ha deciso che era troppo da sopportare, non reggeva più agli insulti, alle botte, agli sputi.

Michele è saltato da un ponte.

Michele è morto.

Michele ha lasciato un vuoto nella vita di Mamma Maria, di papà Aldo e della sorella Jessica.

Michele ha lasciato un vuoto nel mondo che non lo vedrà mai scrivere la sua storia personale.

E se pensate che di mezzo c’è il fatto che la famiglia non prestava attenzione ai segnali… Bè posso dirvelo con certezza che avete sbagliato.

Michele aveva il supporto psicologico.

Michele aveva una famiglia che parlava con lui e cercava di risolvere i problemi insieme.

Ma Michele si sentiva un peso, non voleva portare altri problemi in casa dato che pensava che ne avevano già a sufficienza anche se ai suoi genitori non importava loro volevano solo aiutare il proprio figlio.

Quel peso che lui si sentiva è stata la sua pietra al collo.

Ma Michele non si è buttato… Michele è stato spinto.

Michele è stato spinto dalle parole e dalle violenze verbali e non che subiva OGNI SINGOLO GIORNO.

“Però i genitori potevano andare a denunciare il fatto a scuola”. Penserete.

Lo hanno fatto, ripetutamente ma la scuola non si è mossa… Non ha fatto niente per fermare quei bulli che hanno distrutto la vita ad un ragazzo che AVEVA IL DIRITTO di godersi ogni singola esperienza della sua esistenza.

Ma di tutta la storia, la parte che mi ha fatto più male è che Michele non ha avuto pace nemmeno il giorno del suo funerale.

Mentre ormai lui non poteva emanare più nemmeno un respiro, mentre i suoi cari piangevano perché avevano perso una delle persone più importanti della loro vita.

Fuori davanti all’epigrafe di Michele c’era uno dei bulli che lo aveva spinto al gesto estremo.

E pensate che era dispiaciuto per quello che era successo o comunque si sentiva in colpa?

La risposta è un grande, immenso e doloroso NO!

Quel ragazzo ancora una volta ha deriso Michele… “In questa foto è venuto bene… Nella realtà era molto più brutto e sgorbio”.

A casa mia questa si chiama insensibilità.

Il ragazzo è stato denunciato.

Il ragazzo è libero.

Chi ha spinto Michele a farla finita si sta godendo la propria vita, sta facendo le proprie esperienze e camminano per strada a testa alta.

Chi ha spinto Michele a farla finita non ha mai chiesto scusa.

Chi ha spinto Michele non si sente in colpa e non abbassa la testa dalla vergogna quando vedono mamma Maria, papà Aldo o la sorella Jessica.

Fanno finta di niente. Fanno finta che Michele non sia mai esistito.

Ma noi sappiamo che Michele è esistito e continua a vivere nel cuore dei suoi genitori ed acquisisce ancora più vita nel cuore di chi conosce la sua storia e l’abbraccia.

Io ho deciso di abbracciare la sua storia e di abbracciare Michele perché io ho vinto la battaglia, io ho vinto il dolore ed ora mi sento ancora più in debito con il mondo.

Perché lui non è qui, non ha voce per parlare e siamo noi la sua voce. Siamo noi che siamo stufi che sempre più giovani decidono di suicidarsi perché l’essere umano non ha più empatia, perché l’essere umano è indifferente al dolore dell’altro.

Mettetevi per tre minuti nei panni di questa famiglia distrutta dal dolore, fate finta che Michele sia vostro figlio.

La sentite quella fitta nel petto, quel nodo in gola e la mancanza di ossigeno?

Se io che non ho figli ho provato una sensazione di totale disperazione e impotenza immagino chi sta leggendo ed è un genitore.

Adesso immaginate portare quel dolore dentro ogni singolo giorno.

Perché è questo che si portano dietro Maria e Aldo e lo leggi dai loro occhi carichi di dolore perché non potranno più abbracciare il loro Michele.

Ed ora parlo ai giovani che stanno passando per questo momento e non vedono la luce alla fine del tunnel.

Cercate sempre aiuto, non sentitevi un peso perché non lo siete.

Si può uscire dal buio che vi circonda, non posso dirvi che sarà un percorso facile perché non lo sarà.

Ma ci riuscirete.

Perché vi posso assicurare che se decidete di porre fine alla vostra vita il dolore non se ne va via con voi e rimane con chi vi ama.

Però un ragazzo o ragazza giovane che si toglie la vita per colpa dei bulli non lo ha deciso da solo/a, sono stati influenzati.

Dentro la loro testa risuonano solo le parole che gli sono state attribuite dalle persone che avevano un solo scopo.  Prendersela con il più debole.

Il bullismo è ancora un tabù, il bullismo è ancora considerato “ragazzate che si fanno”.

NO, IL BULLISMO NON È UNA RAGAZZATA. IL BULLISMO È UNA PIAGA. IL BULLISMO UCCIDE.

Il bullismo si è portato via Michele.

Non permettiamo più che questo brutto mostro si porti via altre vite.

Nella stazione di Roma ho salutato con le lacrime agli occhi Maria e Aldo e ci siamo abbracciati stretti stretti ed ho promesso che sarei andata a Torino per un fine settimana per vederli e conoscere Jessica e per andare a visitare Michele nel suo castello.

Il castello in cui nessuno genitore vorrebbe vedere il proprio figlio.

E sono sicura che ovunque sia Michele lui ci sta guardando dal suo castello. Da quella finestra sulla torre e sorride. Sorride perché non è stato dimenticato, sorride perché la sua famiglia ha incontrato persone che gli donano amore e supporto e che insieme a loro mantengono in vita il suo ricordo.

Ma Michele quando chiude la finestra del suo castello sono sicura che piange.

Piange perché non può abbracciare i suoi genitori, piange perché non potrà realizzare i suoi sogni, piange perché non ha ancora avuto giustizia.

Concludo dicendo che c’è bisogno di più sensibilizzazione, tutte le scuole dovrebbero avere uno psicologo scolastico. Tutti gli insegnati come educatori dovrebbero parlare se sono a conoscenza di questi episodi e tutti i presidi dovrebbero dare punizioni esemplari a questi individui che si divertono a spingere i loro compagni verso l’oscurità come se la vita non fosse già abbastanza dura.

I genitori dei bulli non devono difendere i propri figli dicendo “sono ragazzi”.

Si sono ragazzi ma la violenza psicologica è grave. Quindi se venite a sapere che vostro figlio fa questo ad un’altra persona cercate di parlarne, portatelo da specialisti e seguite di più le dinamiche che portano vostro figlio a fare questo con un’altro essere umano.

Una persona che si toglie la vita per colpa di altre nella mia opinione può essere considerato omicidio.

Omicidio commesso dai troppi silenzi, dall’omertà, dalla paura di denunciare.

Sono piccole mani invisibili che hanno spinto Michele da quel ponte, lui non ha deciso di saltare da solo.

Non dobbiamo rimanere più a guardare, non più per Michele e per tutti quei ragazzi nel mondo che hanno deciso che la morte era il balsamo che poteva alleviare il loro dolore.

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogni ogni notte con il suo discorso agli Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
“Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi, metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.
Estela Regina Baroni