DIETA: UNA PAROLA SEMPLICE CHE DIVENTA UN’OSSESSIONE

Per la rubrica Curvy Pride Anthology riproponiamo la storia di Valeria, che si è raccontata a Curvy Pride aprendo il suo cuore e compiendo un gesto coraggioso. Perché raccontarsi davvero non sempre è facile, a volte si toccano dei punti deboli, altre si riportano a galla vecchie ferite. Ma la cosa più importante è che raccontarsi vuol dire guarire, è come togliere un po’ di peso dalle nostre spalle, come appoggiare un bel librone pesante e lasciarlo lì, perché non ci serve più. E se qualcuno che passa lo vede e pensa di averne bisogno, beh, che lo prenda e lo trasformi in un dono prezioso! Ecco le parole di Valeria.

Il mio racconto lo faccio partire da qui: dal mio presente e da ciò che sono oggi. Guardare indietro non fa più male e soprattutto non mi fa più paura. Ho 38 anni, sono una donna, una moglie e una mamma e amo la vita come non mai.

In passato ho permesso che il mio corpo mi facesse male. Fin dall’infanzia i miei ricordi sono legati al rapporto non sano con il cibo. Nascondevo merende e merendine, carte e involucri vuoti. Oggi mi fa sorridere ma se mi fermo e mi guardo dall’esterno provo un’infinita tenerezza per me stessa: vedo una ragazzina di 12 /13 anni, cicciottella, con degli occhioni grandi e lunghi capelli castani seduta nel lettino della sua cameretta a mangiare qualsiasi cosa. Adesso anche lei mi guarda e solo ora so cosa nasconde dietro quegli occhi che mi fissano con sincera intensità. E poi vedo gli anni che passano e tutto cambia, io cresco ma continuo ad avere quegli occhi che non mentono. Sono occhi talmente grandi che se li guardo bene riesco a leggere la mia storia. La storia di una bambina a cui è stata incisa nella mente una parolina che l’ha accompagnata per una vita: DIETA. Peccato però che un bel giorno questa parola così semplice, di sole 5 lettere, diventa un’ ossessione. Sai cosa significa vivere una vita perennemente a dieta? Significa non avere una vita normale.

È facile giudicare, è facile parlare ed esprimere giudizi sulle persone in carne, grasse e obese. Ma nessuno sa cosa si nasconde dietro il loro aspetto.
Da qualche tempo qualcuno ha definito l’obesità come una malattia, ma ancora oggi si esprimono giudizi e pensieri senza curarsi del male che si infligge alle persone, perché purtroppo questa è una malattia delle mente, che piano piano ti distrugge l’anima.

Immagino che tu sappia che il giorno perfetto per iniziare la dieta è sempre il lunedì, perché fino alla domenica sera devi gustarti l’ultima cena, l’ultimo piatto preferito, perché poi chissà quando potrai rifarlo! E poi ecco che arriva il lunedì, quante speranze in quel lunedì che ti fa dire da oggi sono a dieta, questa è la volta buona. Peccato però che già verso il pomeriggio qualcosa non va e assaggi solo un cracker. Ed è esattamente in quel momento che arriva l’ ennesimo fallimento. Tu sei il fallimento, il fallimento che sei stata abituata ad essere per tutti, per anni.

Però sai una cosa strana? Noi grassi in quel momento stiamo bene! Mangiare ci appaga e ci soddisfa perché scaccia la noia, ci distoglie dai problemi e dai disagi che viviamo tutti giorni. Quando vivi in un corpo che detesti fai finta di stare bene: la realtà è che vorresti essere altro, indossare un abito diverso e tacchi alti, ma sei troppo pesante e quindi eviti. Eviti tutto, anche te stessa. Gli sguardi cattivi e impietositi della gente, l’inadeguatezza e la vergogna diventano parte della tua vita, sono la tua vita, ma scappare da tutto questo è impossibile. Finché arriva il giorno in cui dici BASTA e impari semplicemente a volerti bene. A voler vivere e provare ad essere ciò che vuoi essere.
Per me quel giorno è finalmente arrivato. Dopo 26 anni ho detto basta: basta mangiare di nascosto, basta fingere di essere chi non sono, basta essere quella che però che peccato perché hai un bel viso. Quante volte me lo hanno detto!

Ho iniziato a guardarmi ed accettare ciò che ero, solo così sono uscita da quel tunnel in cui avevo vissuto per 26 anni. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il 17 marzo 2017 e da quel giorno ho deciso di volermi bene. Sono stata una figlia perfetta, una scolara perfetta, una lavoratrice perfetta, e ancora moglie e poi mamma. Ebbene sì, nonostante tanti pareri sfavorevoli sono diventata anche mamma e questo mi ha dato una forza inspiegabile! Era finalmente giunto il momento di non essere più perfetta per nessuno ma di essere semplicemente Valeria una (ormai) donna che ama la vita, il mare, il caffè, sorridere, ballare ma anche il cibo! Quel cibo che oggi, dopo un lunghissimo e faticoso percorso su me stessa, non è più un eterno nemico. Lo è stato per troppo tempo. Era nemico e anche compagno di vita, idea fissa, ossessione e immenso malessere.

Questa è la mia testimonianza e anche se sembra triste dirlo, è solo una minima parte di una vita passata a provare a convivere con me stessa.

Ma adesso finalmente VIVO FELICE E CONTENTA.

Valeria Mallardi

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UN’IMPRONTA DI TERRORE

Riceviamo questo racconto da brividi da una nostra piccola amica undicenne, Morgana D’Innocenzo. Lei scrive moltissimo e il suo sogno è quello di diventare criminologa. Ovviamente le auguriamo di intraprendere la strada che desidera e la ringraziamo di averci inviato questa storia davvero ricca di suspense!

Sto per narrarvi una storia da brividi. Iniziò tutto il 3 novembre 2017, stavo parlando al telefono con la mia migliore amica. Ad un certo punto sentii dei passi ma subito non ci feci caso, credendo fosse solo la mia immaginazione. Non c’era nessuno in casa con me e mi succedeva spesso di sentire rumori strani. Un po’ a causa della mia immaginazione, un po’ per la paura di trovarmi da sola. Era molto tardi e stranamente mia madre non era ancora rientrata. Sperando che fosse lei la chiamai, ma nessuno rispose. Salutai la mia amica, chiusi la conversazione, andai a dormire e non ci pensai più.

Il giorno dopo, al mio risveglio, capii che mamma era tornata perché trovai un suo biglietto: mi diceva che stava andando al lavoro e che ci saremmo riviste al suo ritorno. Ero felice di sapere che mamma era tornata a casa quindi non ero sorpresa che ci fossero dei cassetti aperti.

Rifeci il letto e ci misi sopra una coperta di pile perché faceva molto freddo; andai a farmi il bagno e quando tornai in camera vidi sopra il pile l’impronta di una mano! Mi spaventai e chiamai mia madre che si mise a ridere, pensando che stessi scherzando e che avessi fatto volare la mia fantasia. Mi sentii ferita, avrei voluto che mi credesse!

Quella situazione non mi piaceva per niente. Passai tutto il giorno sola in casa. Dato che mamma non sarebbe rientrata che la mattina dopo a causa dei suoi turni, alla sera chiamai la mia amica. Le raccontai dell’accaduto, temevo che qualcuno mi stesse spiando e lei mi fece compagnia al telefono per tutta la notte. Continuavo a sentire quei passi…

Il mattino dopo ero stanchissima, avevo sonno e un gran mal di testa. Scesi in giardino a prendere un po’ d’aria fresca. Il nostro giardino era molto grande, avevamo un dondolo e alcune panchine. Confinava con un boschetto e non c’erano mai molti passanti perché la casa era un po’ isolata. Quando rientrai mi addormentai subito e mi risvegliai la mattina dopo. Mamma non era tornata ma non mi importava perché ero offesa dal suo comportamento. I rumori non cessavano, neanche di giorno. Adesso avevo davvero paura, non riuscivo neanche ad andare in bagno tranquilla! Mi sentivo come se stessi cominciando a delirare.

Ormai tutte le sere chiamavo la mia amica per sentirmi almeno un po’ al sicuro. Avevo l’ansia, non vivevo, non dormivo e non mangiavo, avevo lo stomaco chiuso. La mia testa  stava scoppiando per i troppi pensieri. Non sapevo chi chiamare per far sapere questa cosa, beh certo potevo chiamare la polizia, ma avevo paura che non mi credessero o cose del genere.

Sentivo la mancanza di mia madre che ormai non tornava da ben due giorni, non uscivo di casa, non avevo scampo. La sera seguente chiamai Giada, la mia amica, e sentii una porta aprirsi; andai a controllare e vidi un uomo con una maschera, urlavo dalla paura e non sapevo cosa fare, mi stava rincorrendo con un coltello! Ad un tratto sentii le sirene della polizia: li aveva chiamati lei che era rimasta al telefono e aveva sentito tutto.

Ero salva!

Hanno preso la persona che mi torturava da giorni e giorni, o meglio, la donna che mi torturava: mia madre.

Non ci potevo credere

3 NOVEMBRE 2019

Sono ormai passati anni dall’accaduto ma non lo scorderò mai. Ora vivo con una nuova famiglia e sono serena.

Morgana.

VOCE DEL VERBO DIS-FUNZIONALE- L’AMICO IMMAGINARIO

Con la parola disfunzionale si intende ciò che non corrisponde ai propri compiti o fini. Io direi più ciò che fa male. Esistono rapporti che ci causano ferite indelebili. I momenti difficili e i periodi dolorosi ci fanno cambiare. In questa rubrica vi racconterò alcune storie di vita di chi, in qualche modo, ce l’ha fatta.

La storia di Giorgia

“Mi mettevo lì, in quell’angolino, e tenevo con me sempre il mio Gianni. Gianni era sempre con me… lui si fidava delle mie parole e dei miei abbracci. Eravamo solo noi due. Avremmo superato tutto.”

Dolce, con gli occhi grandi e profondi, Giorgia voleva tanto parlare con la zeppola da bimba, voleva l’apparecchio mobile, quello che dopo un po’ devi aspirare sennò tutta la saliva esce dalla bocca. Lo voleva perché lo aveva visto da Chiara che aveva sempre le cose più fighe, era sempre quella più avanti delle sue compagne di classe.

Giorgia voleva anche il braccio rotto e gli occhiali da vista, le sembravano cose fighe da grande, per far vedere che era forte, che era più forte di tutto. Non si ruppe mai un braccio e non ebbe mai bisogno degli occhiali. A 13 anni, dopo una visita, il dentista le confermò che non aveva bisogno dell’apparecchio ma che avrebbe potuto metterlo a titolo preventivo, Giorgia si rallegrò tantissimo! Era l’apparecchio fisso e non poteva parlare come Gatto Silvestro e nemmeno come Chiara, ma era un segno, era un elemento di distinzione, in un periodo storico in cui non era così comune averlo.

Giorgia non aveva mai conosciuto suo papà perché aveva lasciato lei e sua mamma che era appena una neonata e non tornò mai più. La mamma di Giorgia era molto giovane e un po’ fredda con lei nei suoi primi anni di vita, probabilmente non era pronta per avere una bambina da sola e quindi spesso non le dava le attenzioni che necessitava. Giorgia voleva la sua mamma Mirtilla, ma lei era sempre via, in viaggio con gli amici, per non sentire forse quel dolore di essere rimasta sola, di non avere avuto la forza di tenersi un marito e un papà per la piccola. Quegli anni furono vuoti per Giorgia, che non poteva capire la situazione.

“Come stai oggi Gianni? Hai dormito bene? Sai, oggi andiamo a scuola e vedrai che bello, la prima ora è di inglese che mi piace tanto! What’s your name? My name is Giorgia. Hai visto che bella pronuncia che ho? La maestra Panzi sarà molto fiera di me…

Non c’era una volta che Giorgia avesse ricevuto risposta da Gianni, lei faceva tutti i suoi discorsi ad alta o a bassa voce e rendeva partecipe Gianni di tutta la sua vita. Le cose belle e le cose brutte. In qualche modo Giorgia aspettava sempre la risposta di Gianni. Ci sperava tanto, anche se sapeva che non sarebbe mai arrivata. Gianni era il suo amico immaginario, quello che non l’avrebbe abbandonata mai. Aveva bisogno di qualcuno che sarebbe sempre restato, qualsiasi cosa fosse accaduta. Lei era una bimba molto timida, non faceva amicizia facilmente, invece Gianni era carino, le voleva bene e rideva delle sue battute.

“Dai Gianni smettila di ridere, mi dai il mal di testa con questa risata gorgogliante! Mi rincoglionisci!”

A qualcuno poteva sembrare pazza perché parlava ad alta voce ovunque: per strada, sul bus, al supermercato. Solo in due posti non gli parlava: il primo era a scuola, perché non voleva che gli altri bambini ridessero di lei. L’altro era a casa, perché una volta la mamma l’aveva vista parlare da sola e si era molto preoccupata, credendo avesse un disturbo. Giorgia aveva provato a spiegarle che era solo “Gianni” ma da quella volta aveva capito che era meglio non farlo più. Era diventato talmente importante da sentirne la presenza, come se fosse davvero lì con lei. “Gianni ti ho lasciato un po’ di merenda, so che non è la tua preferita, ma mamma aveva finito il prosciutto crudo e mi ha per forza dovuto fare i panini con il cotto”.

Giorgia voleva gli occhiali, il braccio rotto e l’apparecchio perché aveva bisogno di essere vista, di essere amata, di sentire che le persone non avrebbero più fatto come suo padre, ma che sarebbero rimaste.

Ci sono situazioni in cui la crescita di un figlio con l’assenza di figure importati o rapporti familiari complicati, porta il bambino a cercare rifugio creandosi delle salvezze, degli escamotage per non soffrire o per sentirsi amato.

Passano gli anni e Giorgia è cresciuta, il rapporto con mamma è cambiato, perché oggi finalmente la vede. È diventata una donna grande, forte e autonoma, ma ogni tanto quando vuole fare la monella parla ancora con Gianni. Gli chiede come sta, ma non aspetta più una risposta come prima, lei sa che Gianni c’è, che in qualche modo lui è lì.

Ringraziamo tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

Nata sotto il segno dei gemelli, Valentina ama tutto ciò che è passione allo stato puro. Le piace mettersi in gioco ed è appassionata di scrittura.
Laureata in comunicazione pubblicitaria, ha nel cassetto un libro che vorrebbe pubblicare.
Una delle sue passioni è parlare con gli sconosciuti, ascoltare le loro storie e sapere cosa li ha portati lì in quel momento.
Si definisce “Reporter di vite”, ed è proprio quello che fa attraverso il nostro Curvy Pride Blog.

MI SONO INNAMORATA DELL’UNICO UOMO CHE MI HA GUARDATA NEGLI OCCHI

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

La lotta contro il peso diventa una sfida quotidiana

“In un caldo pomeriggio di primavera entrai in farmacia e mi pesai: 86.9 kg per 1.78 cm di altezza, praticamente un colosso col mento lungo. Tornai a casa di corsa, guardandomi intorno e pensando che tutto il quartiere stesse osservando me, la ragazza grassa e brutta che scappa. Mi chiusi in camera, piansi tutto il pomeriggio convinta che quella situazione dovesse finire in un modo o nell’altro.

Parlai con mia madre, una donna estremamente affettuosa ma molto pratica, che guardava male le debolezze pensando che con la volontà si potesse sconfiggere tutto. Le dissi che volevo dimagrire, che dovevo dimagrire perché stavo male e non volevo più essere infelice. Andammo da un dietologo e in due anni persi 20 kg, ma il mio mento lungo per quel maledetto difetto genetico era sempre lì, a darmi quel viso mascolino e poco femminile. Se sapeste quante volte ho pianto perché tanti cattivi mi davano del travestito!

Decisi che volevo essere bella e persi altro peso sfinendomi di esercizi in palestra. Poi iniziarono le emicranie e persi altri chili perché non riuscivo a mangiare. Alla fine chi mi conosceva diceva che sembravo malata, ma io mi vedevo bella e la sensazione di pancia vuota mi faceva stare bene e mi gratificava. Mi sentivo brava e forte perché non cedevo alle tentazioni e i corteggiatori erano tanti e mi lodavano per la mia magrezza, per lo stacco di coscia, per la vita sottile, certo peccato il visetto con quel mento così forte, ma per il resto…

La sera in cui tutto cambiò

Una sera di aprile mi innamorai. Davanti ad un bicchiere di vino, parlando di poesie. Rimanemmo a lungo a parlare di tutto, ero felice. Raccontai molto di me, della mia passione per la pittura, la musica e la lettura. Lui era un giovane cantante, che aveva scritto le prime canzoni con la sua band. Ricordo che mi fece uno dei più bei complimenti mai ricevuti: “Hai due occhi così belli che splendono come stelle nere“. Nessun accenno al mio mento lungo, alla minigonna, al fisico. Quel ragazzo aveva solo guardato i miei occhi, e questo aveva fatto la differenza. Una differenza così grande che dopo qualche anno sarebbe diventato mio marito.

Decisi di farmi operare al volto per il progenismo che mi affliggeva (ovvero il morso invertito, con l’arcata inferiore che scavalca quella superiore, causa del mento estremo e di problemi a livello masticatorio, spinale,  e con gli anni cardiaco). I medici avevano scoperto che era la causa delle mie lancinanti emicranie, del mio principio di scoliosi e di tante altre piccole patologie che non avrebbero tardato ad arrivare. Dopo 4 ore di intervento tornai dal mio fidanzato che non smise un attimo di starmi accanto. Nei 3 mesi successivi potei solo assumere frullati che con gli antibiotici e l’immobilità mi fecero prendere di nuovo un bel po’ dei miei chili persi.

La storia di Milla Luna termina qui, con un matrimonio felice, un intervento riuscito e un corpo che cambia e che proprio non ne vuole sapere di assestarsi su un peso e rimanere quello. La bilancia è solo uno strumento inerme ma qualche volta può diventare qualcosa di molto più subdolo: una nemica, un’ossessione, una prigione, una punizione, una condanna.

Milla si sentiva bella perché aveva la pancia vuota, perché i ragazzi la apprezzavano ora che era così magra e palestrata. Si complimentavano con lei, che nella sua vita aveva ricevuto solo critiche, bullismo e prese in giro per il suo aspetto. È normale che in quel momento fosse fiera di sé: aveva lavorato tanto per dimagrire, ma alla fine scelse l’unico uomo che era stato conquistato dai suoi occhi, da quello che leggeva lì, in quelle stelle nere.

Sono convinta che il segreto per essere felici sia tutto qui: vivere mantenendo l’equilibrio tra chi sei dentro e come appari fuori. Accettando i cambiamenti, il passare del tempo, perdonandoti per le paturnie e soprattutto imparando anche ad alzare un po’ le spalle e fregartene di cosa pensano gli altri. Quello che conta è come ti senti tu.

Circondati di persone che ti fanno stare bene, che ti amano, che ti apprezzano esattamente come sei. Vivi senza confrontarti continuamente con gli altri, che tanto nella tua testa saranno sempre migliori di te e sarebbe una partita persa in partenza. Ma soprattutto sorridi e sii grata per tutto quello che hai e per come sei. Perché sei tu, unica e insostituibile.

A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL info@fabianasacco.it FB 
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e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

DONNE A TUTTO TONDO: AZZURRA MAZZARA.

Tondo rimanda a qualcosa di perfetto. Pensate solamente al cerchio di Giotto. A tutto tondo indica ciò che può essere visto, osservato e contemplato da tutti i lati e le donne, a partire dalle loro forme fino ad arrivare al loro universo più completo, ne rispecchiano in pieno il concetto. Obiettivi, speranze, sogni, delusioni e amore. Sì, perché l’amore è tondo. Non lo sapevate?

Ospite di oggi: Azzurra Mazzara.

Con mio grande piacere vi presento la prima ospite della rubrica Donne a tutto tondo: Azzurra Mazzara.

Azzurra è una donna dai mille volti e dalle altrettante attività: innanzitutto è una naturopata di professione, diplomata dopo quattro anni di Accademia e vari master. Da un anno collabora con Mister JP, il referente nazionale di un’impresa moda uomo e donna per il Triveneto, e insieme portano avanti vari progetti di sensibilizzazione, come la campagna contro la violenza sulle donne attraverso il progetto Indossare l’arte; e quella relativa alla fibromialgia, affinché venga riconosciuta come malattia invalidante. A questo proposito, a breve Azzurra presenterà al pubblico il suo libro, dal titolo Io fibro anima. Inoltre, è modella curvy e, sempre insieme a Mister JP, anche influencer ufficiale per Pitti Uomo, una delle manifestazioni di moda più importanti d’Italia.

Puoi raccontare a chi ci legge la tua storia e come riesci a conciliare la moda, che ti sta dando molte soddisfazioni, con il tuo lavoro?

Non ho paura di raccontare la mia esperienza molto particolare. Quando ho iniziato con i concorsi di moda e a vincere le fasce nell’estate del 2020, avevo una vita molto agiata con il mio ex marito e questo mi ha permesso di non avere molti pensieri, infatti ho seguito il mio percorso fra eventi shooting e sfilate in tutto il centro nord. Oggi la mia vita è profondamente cambiata: mi sono trasferita e allontanata da quella relazione matrimoniale evidentemente tossica per me e dopo vari periodi di riabilitazione emotiva e psicologica ho potuto ricominciare una vita dove la mia indipendenza economica è iniziata da un lavoro di pulizie professionali. Non mi vergogno affatto di dire che negli ultimi sei mesi, dopo una settimana con la sveglia alle 4:00, affrontando tutti i dolori della fibromialgia, quando nel weekend ci spostavamo per gli eventi in programma, avevo paura di non farcela o di crollare durante una passerella. Mi addormentavo in macchina durante il viaggio di ritorno e spesse volte ho rinunciato all’ultimo a qualche invito per la stanchezza e le pessime condizioni fisiche. Ad oggi sto di nuovo cambiando lavoro, sto conquistando una posizione molto importante che è quella di responsabile di punto vendita all’interno del centro commerciale tra i più grandi di Italia. Oggi ho compreso che qualsiasi sia la mia posizione lavorativa in futuro affronterò tutto con immensa gioia poiché non ci si deve mai montare la testa e bisogna rimanere umili anche se si calcano le passerelle della Milano Fashion Week, o anche se si è invitati in trasmissioni di leva nazionale come ho avuto il piacere di fare. Infine, svolgo la mia attività di naturopata nel weekend collaborando con associazioni o con altre colleghe naturopate e creando eventi a scopo di fare educazione primaria della salute. La mia passione del momento è organizzare piccole gite ed escursioni presso boschi ed alberi monumentali per praticare i bagni di foresta. Insomma, per una persona multipotenziale come me non è facile conciliare i sogni con le bollette. Ma si cerca di fare del proprio meglio!

Secondo te, quanto si ha paura di apparire inadeguati in una società che predica “il bello” a tutti i costi?

Siamo passati dal cerone degli anni ‘50, quando bastava solo un make-up all’avanguardia per essere al top, a trattamenti invalidanti per i quali molti malati di immagine – come li chiamo io – hanno anche rischiato la propria vita. Non dimentichiamo l’adrenocromo, sostanza brevettata nel 1985 dallo scienziato inglese Deryck F. Nata come cura per la schizofrenia e l’epilessia, ha la capacità fortissima di rigenerare il tessuto interno, e per questo molte star di Hollywood ricorrono all’utilizzo di questa sostanza, iniettandola per la modica cifra di 20.000,00 euro. Penso che, per fortuna, le nuove generazioni stiano lentamente assistendo a un cambiamento di passo, per il quale in maniera diretta o indiretta, volontaria o involontaria, tutto il mondo della moda e del fashion si sta avviando verso una realtà più inclusiva.

Ma la strada è ancora lunga e si dovrebbe pensare a un’educazione mirata e progettata che entri nelle scuole e che insegni ai giovani a non identificarsi nei vari modelli sociali che si succedono era dopo era.

Per quello che mi riguarda, non mi sono mai preoccupata del mio aspetto fisico che, se devo essere sincera, non è mai stato un problema. Fin da bambina fortunatamente non sono mai stata oggetto di bullismo e non ho mai sofferto di un’obesità grave. Non mi sono mai sentita brutta anzi sono sempre stata consapevole di essere una gran bella ragazza. Una cosa che invece mi ha sicuramente molto segnata è stata la violenza sessuale che ho subito all’età di 5 anni che, sommata a un padre assente fin dalla nascita, ha comportato delle problematiche psicologiche che ho dovuto affrontare sin dall’adolescenza. Sono convinta che già da bambini possa essere molto utile avere delle nozioni di base di lavoro sull’Io e sulla conoscenza del sé, cosa che con me ha fatto veramente la differenza e mi ha aiutata a superare tutte le mie problematiche.

Nel mondo della moda e dello spettacolo, e non solo, le donne sono da sempre bersaglio di commenti negativi, specialmente se si tratta di curvy. Secondo te, perché?

Con questa domanda andiamo a nozze poiché io sono una fortissima sostenitrice della filosofia di ESHO FUNI, ovvero la non dualità tra vita e ambiente, concetto che ho studiato e approfondito nei miei 15 anni di pratica buddista. Questo principio asserisce che più la tua fragranza interna sarà mantenuta e più gli eventi esterni saranno favorevoli, tanto da farti sentire protetta. In altre parole potremmo dire che coltivando internamente un equilibrio tra desideri terreni e illusioni mentali – compresa quella che vi siano persone migliori o peggiori di noi – possiamo godere di abbondanza di buone relazioni. Se, al contrario, dentro di noi coltiviamo rabbia, invidia, collera, l’ambiente risponderà facendo da specchio e restituendoci una realtà che risuona alla stessa frequenza che stiamo emanando in quel momento.

Credo di aver risposto alla domanda, ma vorrei aggiungere che per ovviare al problema degli insulti e della cattiveria che spesso si abbatte soprattutto su noi modelle curvy, sia urgentemente necessario creare un’inversione di marcia rispetto a ciò che stiamo vedendo proprio nell’ambito delle aspiranti modelle curvy o emergenti. Non dirò la solita banalità per cui se ci si espone, per forza di cose si è criticati. È un luogo comune. Anche sostenere che ci saranno sempre persone che giudicheranno, non è una consolazione e non porta nessuna soluzione al problema dei commenti negativi. Ciò che invece potrebbe fare la differenza è assolutamente una rivalutazione di noi stessi e questo è possibile mettendosi sempre in gioco, avendo l’umiltà di accettare che ci sono persone che hanno sempre da insegnare e imparare a seguire i modelli che sono più in alto di noi. La domanda è: quale modello voglio seguire? Ma soprattutto che messaggio voglio far passare di me? La comunicazione non verbale in uno scatto è tutto. Da una piccola smorfia o un movimento leggermente diverso può passare in un attimo il messaggio da: guardate come sono professionale a guardate come sono in cerca di apprezzamenti. Quindi ad ognuno la propria ricerca. Va bene tutto. Basta avere le idee chiare.

Hai anticipato la mia prossima domanda! Spesso le donne sono anche esclusivamente oggetto di marketing. Quanto è importante la consapevolezza nel mostrarsi e quanto conta il proprio atteggiamento per il raggiungimento degli obiettivi prefissati?

Appunto, abbiamo parlato di atteggiamento e come sia importante essere consapevoli di come usare il linguaggio del corpo per comunicare.

Per rispondere a questa domanda vorrei lasciare qualche consiglio.

Il primo è approcciarsi al mondo curvy come alla scoperta di un sé nuovo e sacro, come se si entrasse in un luogo di cui non sappiamo niente, un tempio, e far sì che lo scopo di questo viaggio non sia colmare le insicurezze attraverso il bisogno di riconoscimento da parte degli altri, bensì che il viaggio sia la scoperta del proprio valore e della propria unicità. Solo così a mio avviso si può andare lontano, altrimenti ci si brucia in uno o due anni e si rischia di attrarre solo ostilità dai colleghi e dagli addetti ai lavori o di rimanere mediocri nel mondo della moda. L’altro consiglio che mi sento di dare è quello di lasciare il nudo fai da te, i selfie, e le strade improbabili dei contest on line – spesso alcuni sono vere e proprie gare a chi mostra più oscenità. Non considerarli nemmeno come ultima spiaggia, poiché è proprio questo atteggiamento che porta a una svalorizzazione della donna. Un mio amico un giorno mi disse: “Ognuno mostra ciò che vuole vendere”. Purtroppo, sempre più frequentemente assisto a vere e proprie svendite di autostima e self confidence. Per questo è necessario, visto che non esiste al momento un’Accademia di sole modelle curvy, fare un percorso di studio autodidatta per educarci in primis da sole su cosa voglia dire portare valore alla propria persona attraverso l’immagine, il portamento, la ricerca dello stile. Non dico che le aspiranti modelle debbano conoscere tutti i nomi degli stilisti curvy in Italia, la descrizione in gergo delle stoffe e dei capi di abbigliamento, o cosa voglia dire armocromia e fashion design, ma almeno avere una visione generale sulla moda, sì. Altrimenti che modelle siamo? Neanche Chiara Ferragni, una delle più note influencer a livello mondiale, da principio sapeva come definire i capi che osservava alle sfilate della Parigi fashion week, adesso… è lei che insegna! Quindi ben venga chi segue blog di moda, chi si appassiona e studia, chi ricerca le news della nostra contemporaneità. Riguardo alla vendita della propria immagine sarà necessario scindere le richieste giuste da quelle di mercato e saper scegliere sempre quelle più professionali. Un lavoro professionale può essere svolto anche a livello dilettantistico, ad esempio la sfilata di paese può essere un allenamento e fungere da trampolino se è organizzata in modo professionale. Quindi non è necessario arrovellarsi il cervello per sparare in alto, puntiamo innanzitutto a creare un flusso di professionalità e valore. Last but not least mi sento di consigliare di far conoscere un proprio talento, una propria capacità oppure progetto/sogno in contesti di valore – certificati attraverso enti culturali – come eventi benefit, raccolta fondi, sensibilizzazione.

Gli argomenti su cui lavorare sono talmente tanti e a volte inflazionati – vedi la violenza sulle donne o il bodypositive – che si potrebbe stare qui fino a domani. Questo si riaggancia al secondo punto. Quindi va bene il calendario curvy, ma attenzione che non sia quello da mettere in officina, perché la linea è sottilissima.

Oltre tutto quello che hai raccontato, hai un messaggio a cui tieni particolarmente che ci vuoi donare?

Darsi un valore! Dopo un’accurata ricerca interiore, trovare questo valore e porlo in alto come fosse l’asticella sotto la quale non scendere mai.

FINE

Se volete, potete contattare Azzurra Mazzara ai seguenti indirizzi: Facebook ; pagina fb Naturopata Mazzara ; instagram; e-mail

Ringrazio moltissimo Azzurra per la sincerità e la disponibilità avute nel rispondere alle mie domande. Per la semplicità con la quale si è raccontata, senza remore e senza tralasciare anche importanti e negativi eventi personali. Grazie.

Questa chiacchierata mi ha fornito numerosi spunti per nuovi argomenti da approfondire in seguito: come relazioni tossiche, l’importanza di raggiungere una giusta indipendenza economica, quanto può aiutare il supporto psicologico e quanto il trovare veri amori e sincere amicizie. Per il momento spero di poter avere ancora ospite Azzurra, per parlare con lei di naturopatia. Argomento per me molto interessante che, sono certa, potrà piacere anche alle lettrici della rubrica.

La vera libertà è essere quelle che siamo. Sempre.

Per essere la protagonista del prossimo articolo SCRIVIMI QUI

Sono nata nel 1968 – contate in silenzio – a Roma.
Mi muovo esclusivamente con i mezzi pubblici perché non guido e non potrei mai vivere senza Trastevere, il Colosseo, le stupende fontane della Capitale e i fastidiosi sampietrini.
Da che ho memoria ho riempito di scarabocchi tutto ciò che ho avuto la fortuna, o la sfortuna fate un po’ voi, di avere a portata di mano: dal muro di casa dietro il divano del soggiorno (avevo quattro anni), a ritagli di carta, quaderni e diari. Da allora è stato un susseguirsi di poesie, racconti, romanzi e favole per bambini, il tutto condito da premi, pubblicazioni e gratificazioni varie.
Golosa di dolci e di emozioni. Amante di viaggi e fotografie. Adoro Vasco e i Queen… sì, lo so che sono agli antipodi, ma così è!
Se vuoi contattarmi in privato, scrivimi qui: cristiana.ian@libero.it

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