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Curve allo Specchio: SIMONA IZZO

“Eccomi qui davanti allo specchio. Senza riflettori. Senza copione. Senza trucco. Solo con me stessa. Con le mie curve. E con voi Femme. Prima di incontrarvi con Marianna al Curvy Concept Store, provo per una volta a intervistarmi da sola…” 

Chi è la donna che vedi nello Specchio? Tutte le donne che ho dentro di me… dipende dal mio stato d’animo: se sono triste non mi guardo allo specchio, quando mi guardo mi sorrido…

Che donna sei? Appassionata.

Come sei diventata la donna che vedi? Vivendo, soffrendo, ridendo e piangendo molto.

Cosa ami e cosa odi del tuo passato? Amo follemente la mia infanzia, circondata da una madre bellissima un padre affascinante e acuto, con una gemella  migliore di me, due sorelle più piccole bellissime (le bambole della mia vita)! Odio il giorno in cui ho compiuto trent’anni: avevo appena divorziato, mi sentivo molto sola, mi aggrappavo a mio figlio come fosse l’albero della vita… lui mi ha salvata…

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Ti piaci? Non sempre…

Cosa ti piace di te? Le tette, la mia energia psichica (quando ce l’ho) e la tenacia.

Cosa cambieresti invece? I periodi bui, la malinconia che mi attanaglia ogni tanto e le crisi di panico.

Che rapporto hai con il tuo corpo? Difficile, ma ogni tanto ne sono fiera! So di occupare uno spazio scenico e mi impongo con la mia stazza e la mia altezza.

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E con la bilancia?  La frequento tutti i giorni: la sfido, la inganno appoggiandomi al muro, la spizzo, la sbircio…ma non ne potrei fare a meno: sono bilancia dipendente!

Come ci convivi con la taglia? Detesto i numeri alti, adoro le taglie americane: 12 sta per 46 etc…

Che cos’è la bellezza e quanto è importante per te? Determinante sentirmi in ordine: capelli puliti, faccia appena truccata, manicure e pedicure perfetti… ma non puoi essere a posto sempre, non ho questa ossessione.

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Simona e il cibo. Ho un rapporto discontinuo: a volte mangio in modo compulsivo, altre detesto il cibo… quando una persona che amo sta male, io smetto di mangiare e bevo solo latte: credo sia una consolazione infantile.

A cosa non sai resistere, non solo a tavola? Ai dolci, alle cotolette, alle patatine fritte, al riso al latte (torna sempre l’infanzia…!)

A cosa non sai rinunciare? Al latte nel caffè, alle noccioline nei frigobar degli alberghi, al cioccorì…

Cosa piace agli altri di te e cosa piace a te degli altri? Ho una forte ansia di accettazione, credo che gli altri la percepiscano e ne siano lusingati. Mi piacciono le persone comunicative e odio i musoni, i silenzi ingiustificati, i seduttori volontari… ma anche gli indifferenti e gli avari… di tasca e di cuore.

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Quanto conta il giudizio degli altri? Il giusto, ma se hanno un giudizio negativo nei miei confronti cerco di farglielo cambiare…

Cosa ti fa soffrire?  La precarietà del mio lavoro, certe afasie intellettuali, certi assopimenti dell’intelligenza, un deficit dell’attenzione di cui soffro quando mi annoio e quando vengo meno alle aspettative che ho su me stessa.

Quale aggettivo ti da più fastidio in relazione al tuo corpo? Molliccia, perché è una condizione non solo fisica.

Uomini e curve. Qual è la retta che li unisce? Non ci sono geometrie, tanto meno rette… al massimo percorsi ad ostacoli, ma le curve fanno sbandare gli uomini: meglio averle!

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Sei felice? Ogni tanto…

Cosa ti rende felice? Una bella dormita. Una bella mangiata. Una notte d’amore. L’abbraccio di mio figlio, i baci dei miei nipoti e gli occhi di mia madre.

Cosa ti manca per essere felice? A volte tutto…

La donna in cui ti rispecchi di più. La mia gemella Rossella: non tutti hanno il privilegio di avere un doppio a portata di mano e di…cuore.

La canzone a cui ti senti più legata. Ci vorrebbe un amico, del mio ex marito.

Il film che ami di più. “Le relazioni pericolose”, perché le relazioni interessanti sono sempre pericolose…

La frase che ti racconta. Un libro di Pavese: ‘’Il mestiere di vivere’’.

Cosa vedi davanti a te? Nipoti, amore, marito, film da fare, libri da scrivere. commedie teatrali da ideare…

Di’ qualcosa a te stessa. Ci penserò domani…mi piace rimandare, ma non all’infinito. Però se posso spengo la sveglia, il cellulare, abbraccio mio marito e mi dico appunto: ci penserò domani. Come Rossella O’Hara in “Via col vento”!

Curves In The Mirror: Simona Izzo

“Here I am, at the mirror. Without reflectors. Without any script. Without make up on. Only myself. With my curves. And with you Femme. Before we’ll meet with Marianna at the Curvy Concept Store, I try for once to interview myself…” 

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Who is the woman you see in the mirror? Every woman I am deep inside: it depends from my emotions, if I’m sad I don’t look the mirror, when I look…I smile at myself.. What kind of woman are you? Passionate. How did you become the woman you see? Living, suffering, laughing and…crying a lot. What do you love and what you hate about your past? I love my childhood, with a beautiful mother and a really interesting and acute father, a twin sister better than me and two beautiful younger sisters (they were my dolls!). I hate my 30’s birthday: I had just divorced and I was feeling lonely, I used to hang on with my son like a tree, he saved me.. Do you like Simona? Not always… What do you like about yourself? My tits, my psychic energy (when I have it!) and my perseverance. What would you change instead? Dark moments, melancholy that sometimes grips me, panic attack. What is your relationship with your body? Hard, but sometimes I’m proud of my body. I know I occupy a scenic space so…I stand out with my height and my body size.. And with the balance? I hang out with her everyday, I challenge and cheat her by leaning at the wall, then I peek her but…I could not live without her: I depend on my balance. How did you live with your size? I hate numbers and love american sizes: 12 it stands for 46 etc. What is beauty and how important is it for you? It’s crucial to me feeling neat, clean hair, make up on, perfect manicure and pedicure. But you can’t always be perfect, it’s not an obsession to me. Simona and food. My relationship with food is irregular: sometimes I eat compulsively, some others I hate food. When someone that I love is feeling bed, I just stop eating and I drink only milk: I think is a kind of childish consolation. What is the thingh you can’t  resist, not only at the table? Desserts, cotolette, french fries, rice and milk…my childhood always returns! What can’t you give up? Milk and coffee, nuts in hotel’s minibar and “cioccorì”. What do you like about the others and what the others like about you? It’s important form me to be accepted, and I believe that people feel it and they are flattered by it. I like comunicative people and I hate moroses, unjustified silences, volutary seducer, but also emotionless and miser people…in pocket and heart. How important is the judgment of other people? The proper value. But if anyone has a negative opinion about me, I try to change his mind! What makes you suffer? Job insecurity, some intelectual illness, some doziness of intelligence, a loss of attention that I suffer when I’m bored…and when I disappoint expettation on myself.. Which adjective bothers you most in relation to your body? Soggy, because it’s not only a body condition. Men and curves. What is the straight line joining? There are no geometry, neither straight lines…maybe obstacle course, but curves make men stray…it’s better to have them!! Are you happy? Sometimes… What makes you happy? A good sleep, an hearty meal, a night of love, my son’s hug, my nephews’ kiss and my mother’s eyes. What do you miss to be happy? Sometimes…everything. The woman in you reflects more. My twin sister Rossella: not everyone has the privilege to have a twin at his fingertips…and heartips! The song that you feel more connected. “Ci vorrebbe un amico” written by my ex hausband (Antonello Venditti) The movie you love most. “Dangerous Liaisons”, because intresting relationship are always dangerous… The sentence that describes you. The Pavese’s book “Craft of Life”. What do you see in front of you? Nephews, love, housband, movie to make, books to write, theatrical shows to create. Say something to yourself. I’ll think about it tomorrow…I like procastinate, but not forever! But if I can: I turn off the alarm clock, I hug my husband and then I say: “I’ll think about it tomorrow”, just like Rossella O’Hara in “Gone with the wind”!

ROSSELLA ERRA: VIENI DA … CURVY PRIDE!

Bella, solare e divertente Rossella Erra è l’ambasciatrice del pubblico del programma Vieni da Me di RaiUno, condotto da Caterina Balivo.

Di animo pulito e vero, Rossella è amatissima dal pubblico italiano.

Ecco la sua intervista all’Associazione CURVY PRIDE – APS

Rossella sei diventata un punto di riferimento per tutte noi, portando la tua simpatia e la tua intelligenza in un programma di qualità come Vieni da Me. Ti riconoscono ormai in tantissimi per strada. Come stai vivendo questa tua popolarità?

La sto vivendo che… ancora non ci credo! Non ci credo perché a volte veramente non mi rendo conto di essere in questa trasmissione e di fare ciò che faccio, perché lo faccio con tanto piacere che mi viene naturale.

Quando la gente mi incontra per strada e mi ferma per chiedermi di Caterina, per chiedere di me, per sapere come sono arrivata a Vieni da Me, ancora mi fa tanto strano perché mi dimostrano tanto affetto. E io questo affetto me lo prendo tutto! Perché di questo affetto veramente ne ho tanto bisogno. E quando mi avvicinano, mi fermo con tutti, perché ho proprio voglia di stare con ognuno e di sentire le loro parole ed il loro affetto”.

Abbiamo letto che di professione svolgevi l’attività di commercialista. Come è avvenuta questa svolta nel mondo televisivo?

E’ avvenuta in un momento mio di crisi molto profonda dovuta alla perdita del mio lavoro e, contemporaneamente, alla perdita di mia mamma. E mi sono ritrovata dalla sera alla mattina, a 44 anni, a non avere né più mia mamma, né più il mio lavoro.

Non è stato facile trovarne un altro, mi arrangiavo, facendo qualcosina. Poi, per puro caso, ho letto la notizia che cercavano del pubblico per un nuovo programma. Quindi mi sono proposta. E già al colloquio è emersa la mia grande, grande, passione per la Televisione e per il Gossip. Da sempre! Non so perché. Di pari passo allo studio, l’ho trasformata in una forma di cultura personale. Probabilmente se all’epoca, quando mi sono laureata, ci fosse stata una laurea in questo tipo di materie probabilmente avrei scelto quest’ultima e non quella economica (con tutto il rispetto per la carriera economica internazionale). Quindi mi sono buttata in questa avventura non sapendo esattamente cosa fare ma, anche forse per uscire da questo periodo in cui mi sentivo soffocata, in cui non mi sentivo adeguata, e soprattutto in cui mi sentivo emarginata. Tanto emarginata. Non passava giorno che non piangessi su una sedia a guardare il muro. Un momento veramente difficile. E dopo mesi si è aperta questa piccola porta. Ed io questa porta l’ho spalancata totalmente e ho trovato Caterina Balivo  e tutto il team di Vieni da Me ad accogliermi con affetto incondizionato“. 

L’Associazione CURVY PRIDE – APS  si occupa di promuove la pluralità della bellezza contro bullismo e discriminazioni. In un ambiente come quello televisivo, spesso troppo incentrato sull’apparenza, aver dato voce a una “vera” persona del pubblico vuol significare che qualcosa sta cambiando?

“Sì, io penso che già molto sta cambiando. Sinceramente non è solo l’ambiente televisivo a essere incentrato sull’apparenza. Ci sono fin troppi ambienti dove l’aspetto fisico è una discriminante e non riesco a comprendere perché. Indipendentemente dell’aspetto esteriore ogni persona può dare tanto agli altri, a prescindere anche dal contesto in cui si è. Essere discriminati per la razza, per il fisico, per la propria sessualità lo trovo non solo sciocco ma forse neanche più di moda. Penso che le persone dovrebbero aprirsi a quello che noi siamo dentro e non fuori, a quello che possiamo dare l’uno all’altro. E lo dico veramente con il cuore”.

Hai ascoltato tanti racconti personali di gente famosa e non, tante storie struggenti ma anche di rivalsa e di successo. Cos’é che, secondo te, aiuta a superare i momenti difficili e a ritrovare la propria strada?

“La risposta un po’ più scontata sarebbe dire la forza interiore, la forza che abbiamo dentro di noi. Invece non so perché credo che sia la forza che gli altri ti possono dare. Affrontare le difficoltà con il supporto di un amico, di un parente, con l’amore delle persone che anche ti conoscono poco ma che hanno voglia di darti amore e sostegno. Penso che sia la cosa più bella. Perché molti di noi questa forza dentro non ce l’hanno. O meglio ce l’hanno ma non riescono a farla uscire da soli. Io ho bisogno dell’affetto e dell’aiuto di chi mi sta attorno, anche se le ho conosciute mezz’ora prima, anche si mi danno un semplice abbraccio, per me già quello è tutto.

Certe volte siamo timidi, certe volte non chiediamo alle altre persone. Invece dobbiamo farlo, dobbiamo chiedere aiuto. Probabilmente molti diranno no. Ma per i tanti NO che riceviamo quel SI’ che ci verrà  dato ci aiuterà. In questo non smetterò mai di dire grazie a Caterina Balivo e tutto il team di Vieni da me, perché mi hanno sorriso, aiutato, accompagnato, sono diventati la mia famiglia adottiva che mi incoraggia ad andare sempre avanti“.

Siamo in tante che ti seguiamo con infinito affetto, quale consiglio daresti per portare un po’ di straordinario nella quotidianità della vita delle nostre socie, così come hai fatto tu?

“Io in questo momento mi sento una privilegiata, perché quando io sorrido in televisione lo faccio veramente con il cuore perché partecipo a tutto. Ecco, partecipare alla vita degli altri. Io questo consiglio. Qualcuno potrebbe dirmi sì tu adesso sei in televisione, per te è facile. No, io anche quando non ero in tv, cercavo quando potevo di partecipare alla vita degli altri.

Io credo molto nella condivisione, nell’umanità, nel dare amore. Nel dare un abbraccio, anche due per riceverne solo anche mezzo.

Quindi partecipiamo alla vita degli altri. Perché dalla partecipazione noi possiamo ricevere soltanto bene. E questo ci può far sentire persone straordinarie. E se possiamo, non è sempre facile, anche quando c’è una lacrima che scende, piangiamo, ma piangiamo con un mezzo sorriso. Perché quel mezzo sorriso fa affievolire un pochino il dolore.

Questo per me è lo straordinario… provare a sorridere, se si riesce, anche nel dolore. Non è facile, me ne rendo conto, ma si può provare”.

Sposa Elisa per #CURVYPRIDETELLING

Sono Elisa e mi sono sposata a giugno, per me era il secondo matrimonio e l’esperienza che ho avuto quando ho cercato l’abito da sposa per la prima volta devo dire che è stata terribile, perché, essendo una futura sposa curvy avevo tutta una serie di paure preoccupazioni e disagi, anche solo pensare di vedermi vestita di bianco e in una situazione nella quale sarei stata al centro dell’attenzione.

Ho fatto una ricerca su Roma visitando svariati atelier e ho trovato dei vestiti che volevo provare. Dopo aver preso appuntamento la responsabile dell’atelier mi ha chiesto telefonicamente quali modelli avrei voluto provare e quale era la mia taglia, all’epoca indossavo una 48, e lei al telefono mi è ha risposto “Accipicchia”!!!!!

Ovviamente potete immaginare il mio senso di umiliazione, anche solo al telefono, perché quando magari sei un po’ morbida, hai un po’ di “ciccetta”, non ti senti completamente a tuo agio in alcune situazioni e in un periodo particolare come quello del matrimonio, dove già c’è un forte carico di emozioni, sentirsi dire una cosa del genere mi ha veramente fatto stare male. Lì per lì ho praticamente attaccato il telefono con le lacrime agli occhi e sono rimasta senza parole.

Questa è stata un’esperienza molto dura perché comunque mi ha fatto sentire inadeguata, mi ha fatto sentire giudicata e nel mio secondo matrimonio, non volevo assolutamente vivere un’esperienza di questo genere.

Per il secondo matrimonio ero molto scettica verso la scelta di un abito, sempre un po’ rigida nel lasciarmi andare e nel dire cosa volevo per paura di rivivere l’esperienza della prima volta.

Sono arrivata da Sposa curvy con la paura di essere giudicata, con la paura di dovermi infilare in un abito non adatto a me, alle mie forme, alle mie curve e con la paura di sentirmi a disagio e inadeguata con un abito da sposa, in una giornata piena di emozioni particolari che non hai mai vissuto e non sai come doverle gestire.

Stavo cercavo un abito che rispecchiasse innanzitutto la mia personalità il mio accettarmi nelle mie forme e avevo una paura tremenda di dovermi accontentare di quelle poche taglie che trovavo in giro che mi potessero stare bene o di dovermi infilare un abito dallo stile antico che mi fa sentire vestita con qualcosa. Purtroppo in giro non c’è scelta di taglie, tu puoi andare in un atelier e ti devi immaginare che quel meraviglioso abito ti possa entrare quando in realtà è una 40 e a te ovviamente non può entrare. Non ci staresti comoda, non ci staresti a tuo agio. Mi è capitato di dover infilare abiti, non della mia taglia e vedermi strizzata li dentro e viverla veramente male, sentirmi gli occhi addosso in atelier dove i camerini erano condivisi con altre 4 spose e dove anche gli accompagnatori delle altre ragazze ti vedono semi vestita !!!!

Per la prima volta ho avuto la possibilità di provare un campionario vasto della mia taglia, ho potuto vedere su di me le varie tipologie di modello e siccome avevo un idea ben precisa, mi hanno praticamente realizzato quello che era dentro la mia testa, in maniera perfetta!

Oggi posso dire col sorriso e la certezza che il mio abito senza taglia è il più bello di tutta la mia vita.


Scrivi anche tu la tua esperienza a curvypridetelling@gmail.com (vedi sotto regolamento)

#CURVYPRIDETELLING_a


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Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.
contatti: parentivalentina85@gmail.com o qui

COPERTINA LIBRO (1)Questa iniziativa chiamata #CURVYPRIDETELLING crescerà grazie alla collaborazione dall’Atelier Sposa Curvy con sede nelle Marche, il quale donerà all’Associazione un contributo liberale per il potenziamento del BLOG curvypride.wordpress.com/ per permettere a sempre più persone di aprire il proprio cuore e raccontarsi.
Il libro “L’abito da sposa senza taglia” raccoglie molte storie di ragazze che hanno vissuto come un vero dramma questo momento. Questo progetto nasce per diffondere un importante messaggio sociale: il diritto a un’idea di bellezza che non discrimini e non crei modelli irraggiungibili e dannosi, soprattutto per le adolescenti, per affermare la propria indipendenza verso condizionamenti esterni, circa il proprio aspetto fisico.

Unite per Curvy Pride

Ciao, sono Fabiana Sacco, ex estetista, ex insoddisfatta della mia forma fisica e oggi Curvy Coach.

Come ho conosciuto Curvy Pride? Qualche tempo fa ero su Instagram alla ricerca di hashtag interessanti e mi sono imbattuta in #curvypride. Ho dato un’occhiata al profilo e al sito e, per dirla un po’ in gergo tecnico, la vision e la mission di questo movimento mi hanno profondamente colpita: sono esattamente gli stessi valori, desideri e priorità che anch’io condivido e vivo ogni giorno nel mio lavoro di coach.

Una sera, dalla pagina Facebook, ho notato che erano state organizzate delle serate di condivisione chiamate #pizzaecurve in cui si sta insieme, si fa gruppo, si condivide allegria in un ambiente senza giudizi e pregiudizi. Caspita! Ho subito pensato che avrei potuto portare questi piccoli eventi anche nella mia città, Alba, che è meravigliosa geograficamente, ricca di storia, turismo, enogastronia e cultura ma in fatto di inclusione e condivisione c’è moltissimo margine di miglioramento, a mio parere.

In meno di un minuto ho mandato un messaggio a Simona del tipo: “Ciao, sono Fabiana e vorrei sapere se è possibile diventare referente per una zona, vorrei supportare la nostra Causa anche ad Alba”. Praticamente mi sentivo già una parente!

Simona mi ha risposto, ci siamo scritte, telefonate, messaggiate e da subito c’è stato un feeling incredibile. Nel giro di qualche giorno ci siamo ritrovate a valutare proposte e novità, a stilare linee guida e soprattutto abbiamo ideato un progetto che ci piace tantissimo: CURVY LAB.

Che cosa saranno i CURVY LAB? Saranno degli incontri aperti a chiunque lo desideri e che abbia a cuore gli stessi nostri valori, incontri che verranno organizzati in più città italiane con lo scopo di creare unione, comunità, facilitare nuove amicizie e dibattere su argomenti di attualità legati a quella che è la nostra filosofia associativa. Organizzeremo incontri con professionisti per parlare di salute, di moda, di crescita personale, di cucina… insomma tutto quello che potrà venire in mente a noi e ai nostri associati per rendere questi laboratori interattivi e super interessanti. Vogliamo che torniate a casa arricchite dal tempo trascorso insieme e che non vediate l’ora di partecipare al LAB successivo!

La nostra visione dei CURVY LAB è che diventino un punto di riferimento locale per tutte quelle persone che vogliono condividere le loro esperienze e crescere insieme vivendo bene la loro vita, indipendentemente dalla forma, dall’altezza, dal colore della pelle, dall’orientamento sessuale.

Ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze e una storia da raccontare, io, per esempio, ho sempre avuto un approccio negativo nei confronti del mio fisico, l’idea della mia forma, di come mi stavano i vestiti, di come mi sentivo rispetto alle ragazze più magre ha condizionato pesantemente la visione di me. Era un continuo mettermi a dieta, perdere qualche chilo e poi smettere.

Fino a qualche tempo fa pensavo che soltanto dimagrendo avrei potuto essere felice, soltanto conformandomi con lo stereotipo di donna “in forma” i miei problemi sarebbero spariti e io avrei potuto vivere la vita che volevo. Quanto mi sbagliavo! Non è certo la mia taglia che mi qualifica! non è il numero che vedo sulla bilancia la mattina che deve avere il potere di dirmi se quello sarà un giorno felice oppure no.

Ho smesso di vergognarmi della mia taglia, ho cominciato a credere nella mia forza e bellezza, penso e ragiono come se avessi già raggiunto tutti i miei obiettivi!

La mia storia, come quella di tante altre persone, potrà essere raccontata all’interno dei LAB, si potranno capire insieme quali sono state le dinamiche per risolvere e migliorare la propria vita, ispirando così i partecipanti. Abbiamo un mondo di idee e vi spoilero che il primo CURVY LAB si terrà in contemporanea ad Alba e a Roma domenica 15 marzo 2020. I dettagli arriveranno a breve, fammi intanto sapere che cosa ne pensi! Commenta questo articolo con le tue idee, proposte e, se ti senti abbastanza ardita, proponiti come referente per la tua zona, chissà che non si possa fare anche nella tua città?

Portando nella nostra vita rispetto, autostima, condivisione, inclusione, unione, sono fermamente convinta che non ci sia un limite al meglio e sono felice di essere qui a crearne un pezzettino con te.

Con affetto, tua Faby the Curvy Coach

Ciao, sono Fabiana Sacco, sono stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ho raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il mio cammino di crescita mi ha portata a diventare una coach e la mia più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.

Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!

MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

Un nuovo inizio per Curvy Pride

Siamo tre donne al telefono. Tiziana e Simona sono insieme, a Roma, e io, Fabiana, sono in linea da Alba, splendida cittadina immersa nelle colline delle Langhe, in Piemonte.

Vorrei raccontarti di me, di Tiziana, vorrei dirti come ho conosciuto Simona e del perché siamo qui, in un sabato mattina di febbraio, a chiacchierare al telefono.

Lo farò senz’altro nei prossimi articoli ma quello che oggi sta a cuore a me e alle mie compagne di telefonata è renderti partecipe di quello che sta avvenendo ai vertici di Curvy Pride.

Come nasce Curvy Pride? Nel giugno del 2013, quando ancora non si pensava ad un’Associazione, un centinaio di donne si è riunito in Piazza Maggiore a Bologna e ha realizzato la scritta umana “CURVY” per lanciare un messaggio di protesta “morbida” contro i modelli dominanti della moda e dei mass media.

Il flash mob è stato una dichiarazione di orgoglio morbido per gridare al mondo che la bellezza non è soltanto quella che ci viene proposta ed imposta da tutti i canali di comunicazione ma può e deve essere soprattutto un grande amore verso se stessi, indipendentemente dalla forma e dalla taglia.

Curvy Pride nasce poi ufficialmente come Associazione nel 2015, dopo due anni di incubazione sotto forma di movimento pacifico di protesta contro ogni forma di bullismo, discriminazione e stereotipo.

A distanza di cinque anni il mondo Curvy Pride si è evoluto. Si sono aggiunti nuovi interessi, si sono aperti nuovi orizzonti. Il principio fondamentale è ovviamente rimasto lo stesso, con i suoi valori e i punti cardine: l’accoglienza, l’autostima, il bene della comunità e l’indipendenza intellettiva.

Possiamo parlare di restyling? Credo proprio di sì, poiché l’Associazione, essendo un mondo in continua crescita, con il tempo cambia, si evolve e ha la necessità di conformarsi con nuove necessità, nuove linee guida e nuove idee.

Ecco quello di cui si parla oggi al telefono! Siamo qui, col cuore in mano e con la testa piena di idee, progetti e sogni a disegnare il futuro di quella che, con estremo orgoglio, sta diventando una realtà sociale davvero importante.

Una frase di Simona mi ha colpita in particolare, rispecchia davvero tutto ciò in cui credo e mi ha fatto capire di essere nel posto giusto con le persone giuste, te la riporto di seguito e ti do appuntamento al prossimo articolo.

L’Associazione Curvy Pride io la considero come un incubatore di idee ed un acceleratore di talenti. Rapportarsi con se stessi e con gli altri, guardare ciò che ci circonda con occhi affamati di conoscenza e lasciando da parte i preconcetti ci permette di migliorarci e di concentrarci sulle incredibili opportunità che la vita ci offre.

Ognuno è libero, ognuno è diverso, unico e perfetto. Ognuno di noi ha un talento che può permettergli di eccellere e insieme possiamo scovare e far emergere quel talento”.

Ciao, sono Fabiana Sacco, sono stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ho raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il mio cammino di crescita mi ha portata a diventare una coach e la mia più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.

Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!

MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

Intervista a Gloria Boemia “la sopravvissuta”

Gloria l’abbiamo conosciuta quando nel 2013 è nato Curvy Pride. Poi la tragedia. Lei giovanissima di 21 anni e il suo fidanzato 20 anni più grande. Nella relazione diventa dipendente e succube di colui che credeva il suo grande amore, il suo primo amore. Fino ad una sera in cui Lui, in preda alla rabbia, le spara una fucilata in faccia… ma Gloria è sopravvissuta.

1) Ci parli di quel Giorno?

“Quel giorno era iniziato come tanti altri, ma ora è annebbiato, ricordo solo di aver fatto una passeggiata nel bosco e di aver cenato con lui, poi il buio.”

2) Cosa ti dà la forza di combattere, di reagire?

“La forza di combattere è scaturita dalle mie ferite, e dalla voglia di aiutare le altre donne, che vivono queste situazioni, ho reagito perché ho capito di essere un esempio per le altre, con forza da poter donare a chi non ne ha.”

3) Il diario personale in cui scrivi le tue riflessioni del passato/presente “Diario di vita di una Sopravvissuta” in cosa ti è d’aiuto?

“Il blog è stato un idea della mia amica ed ex manager, farlo mi ha aiutato molto, perché ho potuto ripercorrere ed affrontare il mio passato, e spero abbia aiutato anche chi lo ha letto a non lasciarsi andare, ma combattere”

4) Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Progetti per il futuro ne ho tanti, tra i quali riuscire a diventare counselor, cosi da poter aiutare e supportare psicologicamente le donne che hanno subito o che subiscono violenza, o ancora, mi piacerebbe aprire un centro ricreativo per disabili e non dove poter passare il tempo in compagnia, e un giorno poter combattere anche per i diritti dei disabili, vorrei continuare a fare la modella per abbattere il muro dei canoni di bellezza e mostrare che con la forza si può arrivare a tutto.”

5) Un tuo consiglio per le amiche di Curvy Pride?

“Un consiglio che mi sento di dare, è forse un po scontato, ma voglio che tengano ben in mente che dentro ogni donna c’è la forza di un uragano e che sono tutte belle, a prescindere da quello che altri possono dire, dovete combattere, cadere e rialzarvi, ma non sottovalutarvi mai.”

La solitudine nel piatto

Mi tengo sempre impegnata. O almeno cerco di farlo.

Spesso mi chiedono “come fai a fare tutte queste cose?”. Non lo so, è un meccanismo di difesa che si è creato negli ultimi anni. Ho spesso pensato su cosa mi porti ad ingrassare e dimagrire nel classico modo a yo-yo (oltre ovviamente alla mia non propensione per l’attività fisica) e in fondo l’ho sempre saputo:

la solitudine.

Detesto le giornate dove sei costretta magari a stare chiusa in casa, da sola. Perché mi viene fame. Così apri e chiudi il frigo 2, 3, 6, 15 volte. Cerchi nelle tasche delle caramelle. Negli armadietti dei dolci. Ti ritrovi a fare anche improbabili spuntini tipo pane bruciacchiato + salsa barbecue che manco Cracco si inventerebbe nelle peggiori giornate.
A volte ci si sente così soli che un pensierino sul mangiarsi la bustina di maionese presa dal kebabbaro che giace in frigo da tempo indefinito spalmata su un kracker sembra pure una buona idea.
Che se ci ripensi nei momenti di lucidità ti chiedi se sei un tossico del cibo o cosa…della serie: “C’hai du’ spicci? Mi devo prendere una dose di brioches!”

L’unica cosa che quieta quella voragine che sento dentro è vedere altre persone o fare qualcosa che mi impegni la mente. E così via di bricolage, scrittura creativa, giardinaggio, QUALUNQUE cosa, pur di non riempire quel vuoto con il cibo. E funziona, finché non mi trovo da sola.
La cosa che frega è che il cibo è una fonte di consolazione per molti: sembra la cura di ogni malessere, peccato poi che sia anche la causa di ogni malessere.
Molti la chiamano “fame nervosa”. Io la chiamerei più “fame noiosa”. Perché se sei solo ti annoi e mangi. O almeno, per me funziona così.


In ogni caso, caro cervello, una cosa te la devo dire: di tutte le assurdità che mi fai fare per tenermi impegnata… oh, sport manco per l’anima eh? No, piuttosto le robe più articolate e complicate!
Eh vabbè, quindi ben vengano gli origami, finché non mi troverò a farli con le fette di salame!