Mindfulness Colouring

Cos’è la mindfulness? Con mindfulness si intende un’attitudine che si coltiva attraverso una pratica di meditazione sviluppata a partire dai precetti del buddismo.

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Diversi protocolli di trattamento psicologico basati su tale tecnica meditativa sono stati sviluppati e validati in ambito clinico, dove hanno mostrato benefici significativi per il trattamento di diverse patologie psicologiche e non solo.

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell’hic et nunc («qui ed ora»), in modo intenzionale e non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Migliorare questa modalità di prestare attenzione permette di cogliere il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo. La padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero (capacità di automonitoraggio e metacognizione) permette maggiori possibilità di esplorazione, espressione e cambiamento di tali contenuti.

L’allenamento della consapevolezza permette di affinare l’attenzione verso questi meccanismi che deteriorano l’umore e depotenziano le capacità di ripresa psicologica o la prevenzione delle recidive depressive.

La consapevolezza implica concentrarsi sui nostri pensieri e sentimenti ed essere pienamente consapevoli di essi con qualsiasi giudizio.

Colorare, pertanto, risulta essere una delle tecniche associate al midfulness perchè è un ottimo esercizio per aumentare la nostra consapevolezza in quanto riduce lo stress e la tensione, più nello specifico:

1. Migliora la concentrazione. La nostra mente è spesso in confunsione tra pensieri di vario tipo tra lavoro, casa, preoccupazioni, ecc.. ma quando ti siedi e ti concentri a colorare migliori la capacità di concentrarti e quindi di risolvere i problemi.

2. Stimola la creatività interiore. Colorare fa miracoli: pare che gli adulti che colorano hanno più probabilità di affrontare i problemi in modo creativo e quindi trovare le soluzioni migliori.

3. Il cervello va in uno stato di meditazione. Quando si colora, il cervello va nella stessa frequenza che si attiva nello stato di meditazione

4. Rilassa e Potenzia la mente. Colorare i mandala induce, effetti benefici sulla mente. i mandala sono riconosciuti dalla psicologia moderna come una rappresentazione del nostro io e delle emozioni che proviamo mentre coloriamo, quindi sono dei potenti simboli che inducono uno stato di rilassamento e trasformazione emotiva. Infatti è stato dimostrato che mentre si colora si attivano le aree del cervello legate alle emozioni.

5. Migliora le abilità motorie. (soprattutto per bambini e anziani) Colorare all’interno delle linee migliora la coordinazione occhio-mano e quindi viene rafforzata la nostra abilità motoria complessiva.

6. Stimola il rilascio dei pensieri negativi. Quando si colora, ci si concentra solo su quello che si sta facendo, permettendo il naturale rilascio della tensione e dei pensieri negativi accumulati. Inoltre risveglia la nostra immaginazione e ci riporta alla nostra infanzia, un periodo in cui eravamo molto meno stressati rispetto a oggi. Questo ci conduce in modo immediato e inconscio al benessere.

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7. Riduce lo stress, ansia e Connette gli Emisferi Cerebrali. Colorare per mezz’ora riduce notevolmente l’ansia e lo stress. Quando coloriamo attiviamo entrambi gli emisferi celebrali: “L’attività coinvolge sia la logica (emisfero sinistro), tramite cui coloriamo le forme, che la creatività (emisfero destro), quando mischiamo e combiniamo i colori. Il rilassamento che ne deriva abbassa l’attività dell’amigdala, una parte basilare del nostro cervello coinvolta nel controllo delle emozioni e che è colpita dallo stress”.

E’ molto probabile che, finita la scuola, abbiamo smesso di disegnare e colorare, ma secondo gli scienziati ci sono tanti motivi per cui invece dovremmo ricominciare, potreste iniziare con l’italia divise per regioni, un modo per sorridere in questo momento di emergenza sanitaria covid.

Altre idee possono essere “good vibes” o parolacce da colorare, la scelta è abbastanza ampia.

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Il presente articolo è stato scritto dalla socia e collaboratrice dello staff Valentina Parenti che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma.

Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

PARTIAMO COL BOTTO: IL MATRIMONIO PIÙ COSTOSO DI SEMPRE

Quando si decide di organizzare il proprio matrimonio, la prima cosa su cui ragionare è il BUDGET. La maggior parte delle coppie non ha minimamente idea di quanto costi, motivo per cui, di solito, le prime cose a cui pensano sono quelle che costano di più, come l’abito, la location, la luna di miele e, tralasciando il resto, le sposine spesso si ritrovano in lacrime o arrabbiate. Vediamo invece chi, di questi problemi, non ne ha avuti.

Parliamo quindi di: “Il matrimonio più costoso di tutti i tempi

Fino a prima del 2018, il Royal Wedding (così vengono chiamati certi matrimoni) più costoso e chiacchierato di sempre è stato quello celebrato il 28 novembre 2000 all’hotel Plaza di New York . Lei indossava un abito di David Emanuelle (lo stesso stilista che creò il vestito nuziale di Lady D  e una corona di diamanti del valore di 300 mila dollari, lui uno smoking di Hugo Boss.

Sapete chi erano?

Catherine Zeta Jones e Michael Douglas.

Gli invitati non erano neanche tanti (confrontandoli con i nostri bei matrimoni all’italiana) solo 350 persone che potranno raccontare ai loro nipoti di aver mangiato una torta da 7 mila dollari dopo una cena di 7 portate a base di aragoste, foie gras e tante altre leccornie.

La leggenda racconta (non ci sono dati certi) che gli ospiti avessero un pass elettronico per evitare intrusi e frequentatori seriali di matrimoni altrui. Le fedi degli sposi sono costate 9 mila dollari cadauna e lo sposo, come regalo di nozze alla sua amata, consegnò uno yacht da 3 miliardi che è ancorato tuttora sulla romantica isola di Maiorca.

Non vi ho ancora detto quanto è costato, siete pronti? Il totale delle spese del matrimonio sarebbe ammontato a circa 2 milioni di dollari.

Bene, come anticipato, questo è stato il matrimonio più costoso della storia fino al 2018, perché in data 19 maggio di quell’anno è avvenuto il sorpasso: si sono sposati il principe Harry e Meghan Markle. Sedetevi ragazze prima di leggere il costo totale del Royal Wedding, questo spettacolo è costato ben 55 milioni di dollari, ripetete nella vostra testa la cifra e sono sicura che ancora farete fatica a concepirla. Solo l’abito della sposa di Givenchy è costato 450mila dollari, il menù era pari a 700 mila dollari e permettetemi ma, dopo queste cifre, l’abito del bel Harry, gli addobbi floreali, la location e tutto il resto passa in secondo piano.

Cupcake creati per l’occasione da tutte le pasticcerie londinesi

Se pensate che il matrimonio del fratello William e Kate Middleton, celebrato nel 2011, è costato “solo” 33 milioni di dollari, potrete capire (spettegoliamo un pochino) il perché tra le due cognate non corra buon sangue. Tra le voci di spesa più importanti possiamo ricordare la torta da 60 mila dollari, l’abito della sposa firmato Alexander McQueen da 434 mila dollari e l’addobbo floreali da 800mila dollari.

Per chi amasse le classifiche, al terzo posto fanno apparizione Kim Kardashian e Kris Humphries, che spesero ben 10 milioni di dollari per le loro nozze, purtroppo o per fotuna (bisognerebbe sentire le due campane) l’unione durò solo 72 giorni.

Ora però veniamo a noi.

Per me, e penso anche per voi, quel giorno tanto atteso dovrà essere condiviso innanzi tutto con la persona che amate e che avete scelto, poi con la vostra famiglia e le persone a voi care, con gli amici più “caciaroni” e in un posto che rispecchi il vostro essere, che sia in montagna, al mare o in campagna. Dovrà farvi sentire in pace con voi stessi, amati e coccolati, darvi il tempo di memorizzare ogni attimo, ogni frazione di secondo di quella giornata che, anche se passerà in fretta, rimarrà tatuata nel vostro cuore. Per il budget come si fa? Se sarete circondati dalle persone che vi vogliono bene e vi amano l’ultima cosa a cui faranno caso saranno i dettagli.

Sono convinta, per esperienza, che si ricorderanno per sempre della bellissima giornata passata con voi, in compagnia, cantando a squarciagola e ballando in modalità crazy.

Lunga vita e tanto Amore a tutti voi.

la scelta degli anelli è molto importante, li porterete tutta la vita.

Cinzia Rognoni, Wedding & Event Planner.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Cinzia Rognoni che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Cinzia Rognoni si ritiene cittadina del Pianeta Terra.
A 54 anni ha scoperto che si vuole bene, così com’è, con tutte le sue curve sparse per il corpo.
Quando le si chiede: “che tipo di donna sei? Clessidra, mela, pera…”
Lei risponde semplicemente: “io sono una donna Marshmallow” e urla a tutto il mondo che è felice di quello che ha.
Organizzare matrimoni ed eventi è il suo lavoro, vedere tutti felici il suo obiettivo.
Cosa ci fa in Curvy Pride?
“Cercavo un posto dove essere veramente me stessa, senza maschere, senza vergogna ma soprattutto senza paura di essere giudicata. Se il Pianeta è la mia città, Curvy Pride è casa”
MAIL: info@crevent.it

WEB https://www.crevents.it/
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SANGUE DEL TUO SANGUE

Sembra il titolo di una fiction sulla mafia o sulla camorra. Invece no, potrebbe essere tranquillamente il titolo di uno dei capitoli della mia vita.

La vera Famiglia non é fatta solo di legami di sangue… È fatta di quelle persone che farebbero di tutto per vederti felice.

Immagino conosciate tutti l’espressione “sangue del mio/tuo sangue” oppure “buon sangue non mente”, questo nella mia vita è lo stereotipo per eccellenza. Sono stata adottata 36 anni fa e ancora vedo, sento, percepisco il “distacco sanguinio”. Con gli anni sinceramente mi sono staccata anche io, o perlomeno mi sono abituata a non considerare il sangue o la genetica una componente fondamentale del comporre una famiglia. Tu vieni adottato ed è straordinario, entri a far parte di una famiglia, acquisisci nome, diritti; diventi figlio, fratello, cugino, nipote di qualcuno, legalmente hai tutto quello che la vita apparentemente sembrava averti tolto. Wow, ma poi? Emotivamente, sentimentalmente è davvero così?

Come in tutte le cose e situazioni c’è il rovescio della medaglia.

Esser figli adottivi è una gran cosa, come abbiamo detto prima, ti viene data una possibilità. il famoso piano B esiste realmente.

Ma cosa succede dentro di noi realmente? Veniamo abbandonati, veniamo parcheggiati da qualche parte in attesa che qualcuno si senta in grado di accoglierci come se fossimo figli loro, poi questo magicamente vieniamo catapultati in questa realtà tutta nuova, tutta da scoprire, dove non manca niente, dove tutti ci stanno intorno perchè siamo la novità perchè siamo apparentemente diversi. E’ un turbinio costante di emozioni.

Molti di voi penseranno che tutto questo avviene anche in condizioni “normali”, quando in una famiglia arriva un bimbo. Ma vi possi assicurare che solo analizzando tutto al microscopio noterete le sottili differenze che ci faranno da mantello per tutta la vita. 

Io ero molto piccola quando sono arrivata in Italia, avevo 6 mesi per l’esattezza il 25 dicembre 1985. Non mi sono accorta di molte cose. Ricollegandomi al mio articolo precedente, sulle foto, riesco a far riaffiorare qualche ricordo. Arrivati in aeroporto ad aspettarci c’era mio zio Matteo, il fratello di mia madre e ci siamo diretti alla casa in montagna, questo perchè dalla Lombardia eravamo molto più vicini. Vermiglio. Siamo arrivati e siamo stati accolti dai parenti di mia mamma. Cugini, zii, nonni. Era Natale e c’era un’atmosfera molto famigliare. Sono stata in braccio a mia madre tutto il tempo, mi sentivo al sicuro. Le persone non mi spaventavano, anzi, erano tutti molto dolci e affettuosi, ma volevo capire chi potesse trasmettermi quella sensazione in più di totale amore e protezione. L’imprinting avvenne con mia cugina Virna, sorrisi solamente a lei e mi staccai da mia madre solamente per stare i braccio a lei. Non c’era sangue, non c’era genetica, c’era solo quell’amore che si può spiegare poche volte nella vita, quella sensazione di certezza assoluta che non verrai mai più lasciato solo.

Quando ci si sceglie come sorelle, il sangue non c’entra nulla! Virna ed io!.

Tutt’ora è così,

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice FABIANA SACCO

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: FABIANA SACCO autrice della “Conclusione” del libro. Ringrazio personalmente Fabiana per la disponibilità, la generosità, la dedizione e l’affetto che ha donato all’Associazione CURVY PRIDE – APS. Non possiamo più fare a meno di lei, io per prima!

La maglietta della felicità: Fabiana la indossa con orgoglio ormai da 1 anno!

Breve descrizione personale: Ex estetista, per più di 25 anni ho vissuto a stretto contatto col mondo femminile e posso dire di conoscerlo davvero bene. Oggi sono una coach, una professionista che aiuta le persone a raggiungere i loro obiettivi. In particolare amo sostenere le donne nel loro percorso di crescita personale, aiutandole a vedere il loro valore per svilupparlo e usarlo per rendere la loro vita più felice e piena di significato.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Credo fortemente nel valore della condivisione e la scrittura è un mezzo straordinario per arrivare al cuore, alla testa e alla pancia delle persone. Un libro lo leggi quando vuoi, puoi finirlo e ricominciarlo, saltare i pezzi che ti piacciono di meno e consumare le pagine che ami di più.  Una frase, una parola, possono cambiarti la vita se ti arrivano nel momento giusto per te. L’idea di poter essere d’ispirazione è sempre un grande stimolo per me.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? Racconto di come io abbia smesso di sentirmi in colpa a causa del mio peso, di come sia cambiata la mia vita dopo essermi perdonata per non essere perfetta. Non ho dato un titolo alla mia storia perché nel libro viene definita semplicemente CONCLUSIONE, ma se dovessi farlo la chiamerei LIBERTÀ. Libertà di essere me stessa, libertà di andare in giro per il mondo a testa alta, un mondo che troppo spesso ci propone dei modelli di vita ed estetici davvero stereotipati e non tiene conto che ogni essere umano è unico e per questo straordinario.

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Mi auguro che tu che leggerai le mie parole possa aprirti a nuove possibilità. Quella di volerti bene nonostante tu non ti piaccia al cento percento. Quella di perdonarti se non sei come gli altri vorrebbero che tu fossi. Mi piacerebbe davvero che tu cominciassi a pensare che sei una persona unica, che hai tanto da dire e da dare, anche se non ti vedi bella, anche se ti sembra di non essere all’altezza degli altri, anche se nessuno ti ha mai dimostrato un po’ di rispetto o di considerazione. Non pretendo di risolvere i problemi della gente, ma se solo sapessi di aver aperto questi spiragli nella testa di anche solo una persona, sarei più che soddisfatta.

Con il libro DILLO A CURVY PRIDE

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa? Cambia sempre qualcosa! Ogni volta che racconto la mia storia, ogni volta che ne scrivo, riesco a percepire una nuova sfumatura, un particolare che prima non vedevo. Ogni giorno che viviamo su questa Terra arricchisce il filtro con cui guardiamo il mondo e noi stessi. La mia storia è sempre quella ma ogni volta che ne parlo è come se un piccolo riflettore ne illuminasse una parte nascosta, di cui non mi ero accorta. Mi sono arrivati molti messaggi da chi ha letto il libro e ognuno di questi mette in luce quel particolare speciale che per me era nell’ombra: la differenza la fanno gli occhi di chi legge. Il lettore usa il suo filtro e vede ciò che gli serve, fa i suoi ragionamenti e trae le proprie conclusioni. Quando condivide con me questi pensieri mi arricchisco del suo punto di vista, questo è magico e terapeutico anche per me.

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Nessuno ha voglia di sorbirsi sermoni su come fare, cosa dire, come vivere la propria vita. Le persone supponenti che si mettono in cattedra ed elargiscono il loro sapere ci hanno stufato. Siamo tutti diversi, quello che ci accomuna sono le storie. Chiunque ne ha una e, se la racconta, troverà molti altri come lui. Attraverso le storie mi riconosco nell’Altro, forse perché mi è successa la stessa cosa, forse perché ho vissuto le stesse difficoltà, o perché ho provato gli stessi sentimenti. Attraverso la tua storia io mi riconosco come simile, capisco di non essere sola, che non sono solo io a provare quel dolore, quella gioia e mi sento parte di qualcosa. Comincio a pensare di non essere poi così sbagliata come credevo, perché anche altri la pensano come me e hanno combattuto le mie stesse battaglie.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Da quando sono entrata a far parte del mondo Curvy Pride i miei progetti personali sono diventati parte integrante di quelli dell’Associazione. Lavoro ogni giorno per concretizzare la nostra missione di inclusione. Come Curvy Coach volevo aiutare le donne a vivere bene la loro vita, indipendentemente dalla loro forma. Come Direttrice Generale di Curvy Pride questo pensiero si è espanso a tutti coloro che ne sentono il bisogno. Voglio realmente contribuire a creare un mondo più giusto. Può sembrare un concetto un po’ trito e retorico ma un conto è pensarci e dirlo, un conto è lavorarci attivamente in un’Associazione regolamentata da uno Statuto serio e renderlo concreto. A questo punto non saprei più dire se io sono entrata in Curvy Pride o se sia Curvy Pride a essere entrata in me, voi che dite?

Fabiana e sua figlia Alessia in vacanza a Roma, estate 2020.

Cosa ti rende felice? Oh mamma… abbiamo tempo per una lista? Scherzi a parte, la felicità per me comincia dalle piccole cose. Sono sempre stata una persona sensibile alle bellezze della Natura, amo viaggiare, vivo in un posto stupendo (le Langhe) e ogni nuvola nel cielo, ogni collina e ogni papavero nei campi mi rende felice. L’abbraccio dei miei cari, il sorriso di mia figlia, il tempo trascorso con gli amici. Da quando sono in Curvy Pride sono felice di tutto quello che mi sta portando: persone splendide con cui mi sento ogni giorno, progetti da portare avanti, idee da condividere, storie da raccontare, soci da coordinare, chat divertenti, Zoom a tutte le ore. Risate, lacrime, obiettivi raggiunti e sogni condivisi. Il massimo della gioia la proverò il giorno che la pandemia sarà finita, quando potrò abbracciare tutte le persone con cui ogni giorno lavoro online e quando potremo condividere un ufficio, organizzare eventi dal vivo, flash mob nelle piazze d’Italia e poi sfilate, mostre d’arte, conferenze, workshop, camminate al parco e gruppi di lettura. Insomma, giusto due cosucce!

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se…il tuo obiettivo è giusto per te, se pianifichi la strada e usi i momenti di difficoltà per trovare nuove opportunità, se ti rialzi sempre dopo una caduta, se condividi la meraviglia che hai dentro, se entri a far parte di un’Associazione che dà più importanza alle persone che ai risultati, un’Associazione unica nel suo genere come Curvy Pride. Insieme siamo più forti, insieme andiamo più lontano”.

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stata trascritta dalla socia fondatrice e curatrice del libro #dilloacurvypride Simona D’Aulerio che dedica tutto il suo tempo libero alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Simona D’Aulerio crede che “gli estranei siano solo amici che ancora non conosciamo”. Per anni ha lavorato, insieme a Marianna Lo Preiato, per concretizzare l’idea di un mondo in cui l’inclusione, l’accoglienza e il sincero desiderio di condivisione siano i valori fondanti. Questo mondo oggi esiste: è Curvy Pride!

21 FEBBRAIO

Una data che risuona nelle mie orecchie quasi come quella dell’11 settembre.

Ricordo esattamente cosa stavo facendo quel giorno. Erano le ore 14:00, ed io ero a casa in attesa di un esame ospedaliero il cui risultato è stato spiacevole. Dopo qualche ora la notizia su tutte le reti televisive del primo caso covid-19 positivo in Italia, il famoso “paziente zero”.

Credevo che non ci fosse un giorno peggiore di quello nel mio 2020, invece mi sbagliavo. Quel giorno ero già scioccata da una diagnosi personale e a complicare le cose il mio lavoro da infermiera. Nel frattempo sapevo che dopo il risultato dell’esame sarei dovuta stare a casa almeno per due settimane e fare altri controlli.

Sono state settimane piene di incubi e pensieri, settimane in cui mi sentivo vuota dentro ma con una grande quantità di energia fuori e, non sò come spiegarvelo, non vedevo l’ora di rientrare a lavoro per aiutare i miei nonni e di entrare nel “campo di battaglia” insieme ai miei colleghi.

immagine presa dal sito web pixabay

Nelle due settimane prima del mio rientro in struttura ricordo di avere fatto man bassa di “dpi” (dispositivi di protezione individuale) perché sapevo che la situazione generale a livello mondiale era inadeguata a sopperire tutte le esigenze dei sanitari. I costi erano schizzati alle stelle: 10 mascherine ffp3, le uniche trovate online, poi più viste per diversi mesi sul sito, alla “modica” cifra di 73 euro!

Rientro, con il primo decesso per covid-19. Ansia e un po’ di paura sono state le prime sensazioni provate.

Ricordo bene, e non si può dimenticare, tutta la procedura per la vestizione e la svestizione, tutti i cambiamenti causati dall’ approvvigionamento tempestivo di detergenti specifici, tute protettive, visiere, occhiali, guanti e detergenti alcoolici per le mani in quantità industriale. Oltre agli spogliatoi abbiamo dovuto adibire delle stanze apposite per la vestizione e la svestizione dei dpi, cambiare ogni giorno i piani di lavoro per le continue modifiche della situazione clinica dei nostri nonni, allestire una stanza per la decontaminazione degli indumenti con la macchina all’ozono, sospendere tutte le attività di vita comunitaria. Pensate a fare tutte queste cose da un giorno a quell’altro, ma soprattutto pensate a come è stato difficile per noi cercare di fare capire la situazione ai nonni, gli stessi nonni che non riuscivano bene a comprendere il perché non avrebbero più visto per mesi i loro figli, i loro nipoti, i loro cari.

Oltretutto c’era già qualche mio collega positivo naturalmente a casa quindi da 6 infermieri ci siamo ritrovati a lavorare in 3. I turni erano irregolari, spesso di più ore rispetto al turno classico, spesso saltavamo i riposi e le attività non essenziali erano state sospese e quindi ci siamo trovati anche con meno personale (ad esempio l’animatore)  

Non credo di avere mai sudato così tanto come con quella tuta, nemmeno quando andavo in palestra. Mi immaginavo il mio corpo come un kebab con gocce di sudore che grondavo soprattutto sotto le braccia. Per non parlare poi dello sfregamento delle cosce che, già essendo in carne, era un problema pima figuriamoci dentro quella sauna umana. Mi è venuta la cistite perché non potevo andare in bagno per ore e la pelle sembrava squame perché non potendo né mangiare né bere fino a fine turno (parlo di turni di 10 ore e qualcuno forse anche di più) la disidratazione era dietro l’angolo. Non parliamo della visiera che seppur efficace mi faceva sempre tornare a casa con un gran mal di testa. Non eravamo abituati a queste cose, non eravamo “addestrati alla pandemia” ma ce l’abbiamo messa tutta.

Arrivavano tantissime telefonate al giorno da parte dei familiari giustamente terrorizzati dalla situazione, ai quali abbiamo sempre dimostrato vicinanza e che cercavamo di tranquillizzare con parole di conforto o se era possibile facendo sentire al telefono il proprio caro.

Ero sempre più ossessionata dall’igiene e la pulizia tanto che dopo mesi mi sono resa conto che dovevo tagliarmi i miei lunghissimi capelli super rovinati da quel periodo fatto di soluzioni alcooliche a lavoro, a casa, perfino in macchina.

la mia mano al primo giorno di utilizzo di soluzioni alcooliche

Nel susseguirsi delle giornate ho provato tantissimi sentimenti rabbia, sconforto, paura, l’impotenza di non poter fare di più di quello che già facevamo con le risorse di cui disponevamo, la tristezza nel vedere i miei nonni che soffrivano la solitudine dei familiari e della ormai inesistente vita comunitaria che riempiva le loro giornate;  evito di parlarvi di quando c’era un decesso: gli occhiali si riempivano di lacrime in un attimo, sentivo dei macigni nello stomaco e ancora ad oggi quei letti io li ricordo con il nome di chi non cè più.

Sotto la divisa noi sanitari siamo persone umane come tutte le altre e, forse non in tutti i casi, anche più sensibili nei confronti della vita delle persone ma anche nel momento di accompagnarli verso il fine vita.

Ad un certo punto, presa dalla moda delle mascherine fashion che noi non potevamo indossare, mi è venuto in mente che, per portare un sorriso ai nonni che non ci riconoscevano nemmeno sotto quelle armature, potevo disegnare un sorriso sulle mascherine (la mascherina naturalmente chirurgica quella che stava sopra alla ffp3) e così ho fatto! Io ero abituata a mettere sempre un rossetto molto acceso a lavoro o rosso o rosa fluo e così facendo i miei nonni mi riconoscevano. Non sapete come era bello per me sentire pronunciare il mio nome dalle loro labbra! Mi riconoscevano! Si sentivano rassicurati! E non c’era cosa più bella per me.

Ho sofferto molto anche la separazione da mio marito, l’isolamento obbligato durato per mesi. Mi ricordo ancora che un giorno gli ho chiesto se si ricordava ancora della mia faccia. Non avrei mai pensato di fare una domanda del genere a mio marito. Mi mancava tantissimo! Mi mancava baciarlo, mi mancava toccargli i piedi nel letto o abbracciarci mentre dormivamo, mi mancava tutto perfino stare in cucina a preparare da mangiare per due.

La sedia vuota, il letto senza un lenzuolo fuori posto, la solitudine nel cuore.

Sono stati momenti difficili che non dimenticherò mai e che spero non si verifichino più.

Nel buio è stato comunque bello vedere tutti quei gesti di solidarietà nel mondo, i canti dal balcone, centinaia di messaggi che mi arrivavano, i commenti solidali e di coraggio nei post di facebook, i disegni che mi mandavano. Tutte queste piccole cose mi davano da sperare nell’umanità ritrovata (ad oggi posso dire a malincuore che è durata davvero poco)

Spero che ogni persona abbia il buon senso di seguire le regole, anche se si è stufi lo sò bene, ma questa bestia ha annientato tante persone che tutti noi vorremmo ora avere vicino.

 Al di là di quello che ogni persona crede sull’esistenza del covid o meno, non sono qui a discuterne. Semplicemente vi porto la mia esperienza ed io posso solo dirvi che i miei occhi non dimenticheranno mai le cose vissute in questo triste periodo e che l’amore vince sempre sulla paura ed io continuerò ad occuparmi dei miei pazienti come ho sempre fatto con amore, dedizione, professionalità, un sorriso ed ancora più grinta e preparazione infermieristica.

Vi lascio con una bellissima lettera che ci hanno scritto i familiari di un nostro nonno deceduto proprio in quel periodo.

Mi raccomando siate prudenti e amate il dono più prezioso che potete avere: LA VITA!

(le foto sono personali)

-Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell’associazione Curvy Pride-aps impegnandosi nel volontariato

Chiapparini Laura, curvy model per passione ed infermiera
mail :fairylaura83@gmail.com instagram: laura_kitty_1

INCONTRARCI A TRASTEVERE GRAZIE A CURVY PRIDE

È passato esattamente un anno da quando sono diventata socia di Curvy Pride. A distanza di dodici mesi la mia vita è alquanto cambiata, nonostante il 2020 sia stato un anno che proprio non ha aiutato!

Cosa c’è di diverso nella mia vita? Prima di tutto le persone. Ho conosciuto decine di persone nuove e nella rubrica del mio telefono ci sono almeno 100 nomi e numeri in più. Con alcune di loro ci siamo conosciute di persona ma la stragrande maggioranza sono conoscenze virtuali e ho scoperto che in un ambiente come l’Associazione questo non cambia nulla. Non siamo meno vicine, meno in confidenza o andiamo meno d’accordo perché non ci siamo mai toccate: è come se ci conoscessimo da sempre e lavorare insieme è molto piacevole e divertente.

Con mia figlia Alessia, turiste davanti alla Fontana di Trevi

Questo aspetto l’ho toccato con mano la scorsa estate, quando ho organizzato le mie vacanze a Roma. È bastato un messaggio nel gruppo dello staff: “RAGAZZE, IO A LUGLIO VENGO A ROMA PER QUALCHE GIORNO, CHE DITE, RIUSCIAMO A VEDERCI?” Credevo rispondessero solo le romane, invece tutte mi hanno subito presa in parola! Io da Alba, in Piemonte, Valeria da Trento, Melania da Perugia eravamo quelle più lontane. Abbiamo organizzato una reunion in piena regola! La sera del mio compleanno, in un ristorantino di Trastevere, ho abbracciato per la prima volta Simona, Valeria, Melania e Laura! Credetemi quando vi dico che è stato come ritornare in famiglia, nonostante ci fossimo sempre solo viste in videochiamata e parlate al telefono.

La pasta alla Gricia, una bontà!

Una calda serata romana, l’atmosfera unica della Città Eterna, i profumi delle delizie della cucina tipica, i tavoli all’aperto, le risate, le chiacchiere della gente, il rumore dei “caciaroni” che parlavano ad alta voce (lo dico con affetto, ovviamente); tutto questo ha fatto da contorno alla nostra tavolata. Abbiamo parlato tanto, ci siamo scattate decine di foto, girato video e fatto anche una diretta nella community. Ci siamo guardate, per la prima volta tutte intere. Ci siamo riconosciute.

Eccoci qua, tutte insieme!

Ecco perché vorrei che tutti facessero parte di questo mondo: a chi non farebbe bene un’atmosfera così? A chi non farebbe piacere avere amici sempre pronti a sostenerti, ad ascoltare le tue idee, a creare con te un mondo più giusto per tutti? Persone con cui condividi valori e con cui impari a sognare in grande!

Questa è Curvy Pride! Questa è la vera sensazione che si prova entrando in questo mondo dove nessuno è giudicato, dove i valori che ci accomunano fanno da collante, ci spingono ad aprirci, a guarire dalle nostre piccole grandi ferite e a diventare migliori grazie a chi ci è vicino. Se potessi farei un monumento al giorno in cui ho deciso di entrare in Curvy Pride.

La maglietta della felicità è la nostra bandiera!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com, mi trovi anche su FB
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LO SMARTPHONE NELLA CULLA

Lo smartphone.
Alzi la mano chi ne ha uno. L’avete alzata tutti vero? Niente di male, se non fosse che tra quelle mani alzate, tante sono manine piccine piccine.

Quante? Considerate che il 98% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni d’età * .
Ma qual è l’età giusta per dare in mano uno strumento tanto utile quanto pericoloso?
La generazione attuale o detta anche generazione Z è nata in un mondo dove è inconcepibile stare senza internet. Bambini abituati a vedere i genitori perdere la brocca quando il wifi in casa non funziona per mezza giornata.
Bambini “abbandonati” con un tablet in mano a guardare i cartoni mentre i familiari cenano al ristorante, perché così “il bambino sta buono”.
Bambini che se gli chiedi “chi è il tuo eroe” ti sparano nomi di youtuber più o meno conosciuti.

Se si chiede alle persone quale sia l’età giusta per dare un cellulare smartphone ad un bambino, la maggior parte dirà attorno ai 15/16 anni, come il buonsenso indicherebbe. Peccato che l’Ansa ci fornisca dati ben diversi: nonostante i buoni propositi genitoriali, all’età di 4-10 anni ne sono già in possesso il 12% dei minori, mentre nella fascia 11-17enni l’86,4% dei ragazzi è effettivamente proprietaria di uno smartphone.
Uno tra tutti però è il dato preoccupante, il 49,6% dei 4-17enni utilizza il proprio cellulare senza il controllo dei genitori.

Ma come avviene questo approccio allo smartphone nei minori?

Fascia età 4 – 6 anni: Questa è l’età in cui solitamente i bambini vengono in contatto con gli smartphone. Il cellulare viene usato come “pulsante di stop” per i pianti e i capricci. Gli schermi provocano sovrastimolazione, con produzione di dopamina e adrenalina nel cervello, ancora in fase di sviluppo. I bambini restano “imbambolati” davanti allo schermo, isolandosi dalla realtà. Per quanto la tentazione di “stoppare” i piagnistei per qualche minuto sia forte, bisogna cercare di evitare questo trucchetto onde evitare il crearsi del circolo vizioso “smatphone=appagamento“, un po’ come la cioccolata che si mangia quando si è giù di morale.

Fascia età 7 – 11 anni: I bambini sono più indipendenti e magari svolgono attività extra scolastiche o cominciano ad andare a casa degli amichetti. Questo spinge erroneamente molti genitori a pensare di acquistare uno smartphone al proprio figlio per “sapere sempre dov’è e come sta”.
Una fascia età però molto delicata dove iniziano i fenomeni di cyberbullismo. I bambini che navigano in internet sono esposti a mille insidie: dagli haters, dalla pedofilia, dai contenuti non idonei, da pericolose chat fino ad arrivare alle tristementi famose “challenge” che hanno portato alla morte alcuni piccoli utenti. Una buona idea sarebbe quella di fornire eventualmente un cellulare privo di navigazione web, così da essere utilizzato esclusivamente “per emergenze”.

Fascia età 14 -16 anni: lo smartphone ormai lo hanno tutti i compagni di classe, diventa quasi una questione di status, che se non lo hai sei out sei oggetto di scherno. Ok allo smartphone solo se l’adolescente è abbastanza maturo da gestirlo, ma attivate tutti i blocchi possibili ad app potenzialmente pericolose e sensibilizzate ad un utilizzo consapevole.

Quale dunque l’età giusta? Come il buon senso indicherebbe, nel periodo adolescenziale e non prima di questo, giusto per non escluderli socialmente in una fase della vita “delicata“, come strumento per la DAD e per dargli possibilità di contattare i genitori in ogni momento.

É opportuno però seguire delle regole generali per un sano utilizzo:


Mi permetto di aggiungere un’ ulteriore regola, che penso valga su tutte:

PARLARE con i propri figli. Un rapporto in cui la comunicazione genitore figlio è ottima permette di percepire subito se vi sono problemi insidiosi di cyberbullismo o adescamento di minori, così da affrontare insieme la cosa, senza abbandonarli a se stessi con uno smartphone in mano.

  • *(dati fonte ospedale Bambin Gesù)


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

ECCOMI! CI SONO ANCH’IO!

Buongiorno carissime, cerco di presentarmi per benino. Mi chiamo Cinzia Rognoni, ho 54 anni e sono orgogliosamente Curvy o meglio, come amo definirmi io, marshmallow!

Abito nel meraviglioso Lake District italiano, ovvero tra il lago Maggiore e il lago d’Orta, in Piemonte. Pensate che in questo angolo di paradiso, sotto l’occhio vigile del Monte Rosa, ci sono ben 7 laghi ed è possibile praticare qualsiasi tipo di attività. Mi domando perché lo dica se poi non pratico, ma questo è un altro discorso.

Vi starete chiedendo: “Sei una guida turistica?” Nossignori, sono una wedding e event planner. Vi dirò di più, ho scoperto di volerlo essere in un momento speciale della mia vita. Sono stata per tantissimi anni un direttore commerciale estero, sempre in giro per il mondo, su e giù dagli aerei, fuori e dentro dagli alberghi, ma sempre e comunque in un mondo maschile, dove di primo acchito non venivi minimamente considerata.

E’ stato un arduo compito farsi valere, ma non sicuramente impossibile, anche perché ho sempre viaggiato con il mio sorriso stampato sul viso. A 47 anni sono rimasta senza lavoro, l’azienda in cui ricoprivo il mio ruolo chiuse e io mi ritrovai a dover decidere il da farsi e, per il mio settore, ero fuori dai giochi per l’età. Allora mi dissi: “Cinzia, la follia non ti manca, la creatività pure, hai sempre organizzato eventi aziendali e fiere per gli altri per cui…alzati, datti una mossa e parti all’attacco.” La mia prima festa che ricordo in assoluto? Questa.

Party dei 3 anni, un destino già segnato

Mie care ragazze, il messaggio con cui voglio farmi conoscere è che non bisogna arrendersi mai e mai pensare di essere sole.

Qui arriva Curvy Pride. Adesso nominerò il 2020 e tutti sgraneranno gli occhi. E’ proprio il 30 Gennaio prima che cominciasse il tutto, che navigando sui social incappo in una frase…”Dillo a Curvy Pride”. Subito catturata sono entrata nel post e da lì è stato amore.

Infatti ho curiosato, letto, ficcanasato e poi pianino pianino ho scritto una email a Simona che, con la sua solarità e calore umano, mi ha fatto capire che ero a casa. Io sono un po’ come un diesel quando si tratta di me stessa e infatti non ho ancora raccontato la mia esperienza personale ma ci sarà tempo e modo. Di sicuro so che senza leggere le vostre storie, i vostri post e incontrarvi in video call, affrontare il periodo di pandemia sarebbe stato più difficile.

Bando alle ciance!! Parliamo di allegria e spensieratezza. Io sono innamorata dell’amore e quindi da me sentirete raccontare d’amore e stranezze che a volte succedono intorno a questo argomento. Parleremo di cosa succede nel mondo degli eventi, chi sposa chi, tradizioni, viaggi, abiti e tanto tanto altro, ve lo prometto.

Mi sembra di aver detto tutto, quindi che dite, iniziamo? Il primo articolo che pubblicherò vi parlerà del matrimonio più costoso di tutti i tempi. Sapete di chi parlo? No?

Bene, allora seguitemi, vi prometto che non vi annoierò, o almeno lo spero.

Vivere vicino a posti stupendi apre il cuore e la mente.

Cinzia Rognoni, Wedding & Event Planner.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Cinzia Rognoni che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Cinzia Rognoni si ritiene cittadina del Pianeta Terra.
A 54 anni ha scoperto che si vuole bene, così com’è, con tutte le sue curve sparse per il corpo.
Quando le si chiede: “che tipo di donna sei? Clessidra, mela, pera…”
Lei risponde semplicemente: “io sono una donna Marshmallow” e urla a tutto il mondo che è felice di quello che ha.
Organizzare matrimoni ed eventi è il suo lavoro, vedere tutti felici il suo obiettivo.
Cosa ci fa in Curvy Pride?
“Cercavo un posto dove essere veramente me stessa, senza maschere, senza vergogna ma soprattutto senza paura di essere giudicata. Se il Pianeta è la mia città, Curvy Pride è casa”
MAIL: info@crevent.it

WEB https://www.crevents.it/
FB: https://www.facebook.com/creventsitaly
IG: https://www.instagram.com/cr_events_

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice VALENTINA PARENTI FERRARI

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: VALENTINA PARENTI FERRARI autrice del racconto “educazione e sogni”. Valentina è una splendida donna che sa avvolgere i suoi figli, la sua famiglia e i suoi amici con affetto profondo e sincero. Ha un grande cuore e la ringrazio personalmente per avermi e aver permesso a Curvy Pride di entrarci. Se la nostra Associazione cresce così velocemente è anche merito suo.

Breve descrizione personale: Sono Valentina Parenti, classe ’85 e risiedo nella provincia di Parma. Sono appassionata di Colori fin da bambina e adoro la fotografia, la pittura, la grafica e l’arredo. Il mio estro lo trasmetto soprattutto ai miei bambini che me ne fanno di tutti i colori.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Ho partecipato al contest #dilloacurvypride perché volevo innanzitutto scavare a fondo sul mio vissuto per darmi risposte e far pace con l’eventuale irrisolto. Ho cercato di mettere a nudo la mia vita, i miei pensieri e desideri. Mi sono imbattuta nella sfida di dover mostrare in pubblico le mie difficoltà di donna, madre e amante.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto?All’interno del mio racconto parlo di Valentina bambina, condizionata da diversi aspetti culturali che l’hanno portata a fare delle scelte contro i suoi sogni primordiali. Racconto delle difficoltà ad accettarmi come femmina nella società degli anni 2000, della tristezza nell’aver perso qualcuno di importante, nella voglia di trovare l’amore e la pace oltre che la serenità nelle avversità. Racconto di rendersi conto che la vita è proprio fatta di alti e bassi, sempre, e il segreto sta nel come si affrontano gli imprevisti.

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Spero che la mia storia possa servire a qualcuno che, come me, ha avuto difficoltà simili ma allo stesso anche a chi non le ha avute. Spero che la gente possa riflettere sul giudizio gratuito e capire che non c’è un male minore o un male maggiore: tutto dipende dal contesto delle cose. In sostanza non si può giudicare gli altri se non ci si riesce davvero ad immedesimarsi.

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa? Mi sono resa conto che avrei potuto affrontare diversamente alcune situazioni. Avrei potuto reagire fin da ragazza e non dopo aver raggiunto più maturità. Ho capito che anche se le persone accanto a me hanno sbagliato avrei dovuto lottare di più nonostante le paure. Ho compreso che ora non ho più alcuna rabbia ma un sentimento di affetto e  malinconia per tutti i cari che ho salutato in questi anni. 

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? L’uomo ha bisogno di sentirsi in un contesto sociale condiviso, di far parte di un gruppo, di essere accettato. Leggere o ascoltare storie alimenta lo spirito, la conoscenza, la consapevolezza e perfino l’amore. Immedesimarsi in qualcosa o qualcuno ci fa sentire meno inadeguati o fragili ma semplicemente esseri umani.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Nel futuro spero di crescere i miei figli in modo salutare. Ma sbaglio anche io. Inoltre desidero creare, ideare un progetto a cui penso da tempo (se mi seguirete vedrete se riuscirò).

Cosa ti rende felice? Mi rende felice una passeggiata, una tazza di tisana, un biscotto fatto in casa, un disegno fatto da me ma colorato da miei bambini, una rosa raccolta da loro… tante piccole cose. 

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se…Quando si è felici si è in pace”

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia fondatrice e curatrice del libro #dilloacurvypride Simona D’Aulerio che dedica tutto il suo tempo libero alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Simona D’Aulerio crede che “gli estranei siano solo amici che ancora non conosciamo”. Per anni ha lavorato, insieme a Marianna Lo Preiato, per concretizzare l’idea di un mondo in cui l’inclusione, l’accoglienza e il sincero desiderio di condivisione siano i valori fondanti. Questo mondo oggi esiste: è Curvy Pride!

REMOTE SHOOTING: PRO E CONTRO (PARTE 2)

Dopo avervi raccontato la mia esperienza con il remote shooting, il servizio fotografico da remoto, vi espongo le mie considerazioni.

Di certo può sembrare una modalità limitante e per certi versi lo è, ma per molti fotografi e modelle è anche la possibilità di continuare a lavorare durante la pandemia, o di scattare con fotografi situati in luoghi lontani da raggiungere e di ampliare così il nostro portfolio.
In Italia non se ne parla ancora molto, ma all’estero è già molto usata.

Se, come me, non disponete di attrezzatura fotografica professionale ( IphoneX o Iphone12, sfondi e luci fotografiche) vi “divertirete” ad inventare soluzioni rocambolesche (Leonardo Da Vinci sarà fiero di voi). Il nastro adesivo diventerà il vostro miglior alleato per posizionare il tablet o lo smartphone nei modi più disparati e potrete sbizzarrirvi nelle angolazioni.

Quali programmi possiamo utilizzare?

FaceTime: durante la videochiamata il fotografo dà alla modella le indicazioni sull’inclinazione dello smartphone (o tablet) e sulla posa da assumere, e scatta la foto durante la videochiamata. L’immagine viene salvata come scatto, e non come semplice screenshot, nel device del fotografo.
La qualità è abbastanza alta, naturalmente la foto risulta un po’ pixellata perché dopotutto stiamo usando una connessione internet. Sarà quindi necessario un lavoro di postproduzione da parte del fotografo per rimuovere i pixel (con Photoshop o simile).
La qualità fotografica è più che adeguata per una foto da pubblicare su Instagram, ma non è qualità di stampa.

Foto scattata con FaceTime ed editata con Photoshop, by Neil Adams @thecurvyzone


Clos:
Un vantaggio di questa app è che può essere utilizzata sia con i devices Apple che con il sistema Android o PC da parte del fotografo.
La modella invece deve avere un device Apple, per ora. La app è in fase di implementazione quindi forse fra qualche mese sarà disponibile anche per Android.
Vista la quantità esorbitante di immagini, il fotografo ha urlato “WOW” quando ha aperto i files. Il risultato e la qualità di Clos, rispetto a FaceTime, erano spettacolari.

Anteprima del fantastico servizio fotografico da remoto “da sposa” di Neil Adams. Queste sono le foto grezze, così come sono risultate dagli scatti con Clos. Le foto vengono poi elaborate dal fotografo con un programma di grafica per togliere eventuali pixel o imperfezioni e per regolare la luminosità.
Foto scattata con Clos ed editata con Photoshop, by Neil Adams @thecurvyzone

Facebook Messenger o Whatsapp ( la qualità fotografica è simile ):
La qualità era nettamente inferiore a quella di Clos e di FaceTime. Vi allego qualche scatto di prova, per mostrarvi la differenza di qualità fotografica delle varie app.
Con lo stesso outfit abbiamo poi sperimentato sia FaceTime che Clos e la qualità era elevatissima.
Zoom: potete usare anche Zoom con la stessa modalità e risultati analoghi.

Foto a sinistra provino di Lory Priori con Whatsapp. @lorypriori
Foto a destra di Hellroy Castle con FaceTime. Le foto sono state scattate lo sresso giorno, nella stessa stanza, con lo stesso outfit ma notate la differenza abissale di qualità in base alla app utilizzata.

Shutter App:
Questa applicazione ha il vantaggio di poter essere utilizzata sia da chi ha Ios (Apple) che da chi ha Android.
La qualità è abbastanza buona, le foto vengono salvate come scatti (e non come screenshot) sul device del fotografo.
Unico neo: non è possibile utilizzare la fotocamera anteriore ma solo quella posteriore, quindi potete fare riferimento solo alla voce del fotografo senza vedere le sue indicazioni mentre scatta (molto utile soprattutto se il fotografo non parla italiano). Dovrete inoltre regolare molte volte la fotocamera per raggiungere la distanza e l’inclinazione giuste, perché appunto non vedrete l’inquadratura nel vostro device, solo il fotografo la vede.

Bozza di foto (non ancora editate) scattate con Shutter App. La qualità non è buona come FaceTime o Clos ma di sicuro migliore di Whatsapp o Facebook messenger. Foto di @the.thiird.eye


Il bello del remote shooting è anche il fatto di scattare a casa propria, in completa sicurezza, senza temere di trovarsi in situazioni imbarazzanti con un fotografo che non si conosce bene
La modella ha il pieno controllo di outfit, pose, tempistiche, si può quindi sperimentare anche con degli stili nuovi in completa tranquillità.
Per essere ancora più tranquille, vi consiglio di utilizzare Clos e di creare una “stanza” (room), da questa stanza inviate il link al fotografo. In questo modo tutti gli scatti verranno salvati esclusivamente sul vostro device.
Controllate di avere abbastanza memoria a disposizione prima di iniziare lo shooting, per non rischiare di perdere tutto il lavoro, e fate subito un backup su Drive.
Il fotografo avrà in questo modo solo le foto che voi gli invierete, senza paura che possa condividere scatti imbarazzanti che non avete approvato.
A tal proposito vi invito sempre a scaricare e compilare la LIBERATORIA FOTOGRAFICA che andrà da voi compilata e controfirmata dal fotografo. Trovate il file PDF sul web e potete eventualmente aggiungerci delle clausole.

Riassumendo, ecco i pro e contro della fotografia da remoto, secondo me:

CONTRO:
-La qualità è nettamente inferiore rispetto alla macchina fotografica, e a meno che voi non abbiate delle luci professionali a casa, ne risente anche la luminosità.
-La connessione internet deve essere stabile per ottenere una buona qualità.
-TUTTA la preparazione è a carico della modella, che non solo dovrà curare il proprio look e make-up, ma dovrà organizzare la location prima dello shooting vero e proprio con sfondo, accessori, luci ecc. La modella inoltre dovrà spesso cambiare angolazione della ripresa, secondo le indicazioni del fotografo, vi consiglio di avere un buon supporto smartphone/tablet stabile e regolabile a 360°.
É consigliabile fare una o più prove luce e connessione con il fotografo GIORNI PRIMA dello shooting vero e proprio, accordatevi inoltre sugli outfit in modo da avere già il cambio abito a portata di mano tra una serie di scatti e quella successiva. Meglio programmate, più fluido sarà lo shooting.
-Sconsigliate le app Whatsapp e Facebook Messenger in quanto hanno una bassa qualità.

PRO:
-La possibilità di fare un servizio fotografico anche durante questo periodo di restrizioni, e di scattare con fotografi che si trovano distanti da noi, anche in previsione di un futuro shooting dal vivo.
-Ideale per lavorare con un fotografo nuovo prima di investire tempo e denaro in una trasferta, o come provino.
-La modella ha il completo controllo di foto e pose durante lo shooting, in caso di comportamento inappropriato del fotografo o presunto tale, basterà spegnere il device (e bloccare il maleducato!)
-Essendo a casa vostra sapete quali sono gli angoli della casa migliori, ancora meglio se in prossimità di una finestra con luce naturale, avete a disposizone tutto il vostro armadio!
-Se volete sentirvi ancora più tutelate durante lo shooting, scaricate la app Clos, disponibile per Ios (Apple). Tale app permette alla modella di creare una “stanza” virtuale ed inviare il link d’invito al fotografo. Gli scatti vengono salvati unicamente sul device della modella (ricordatevi di controllare di avere abbastanza spazio di memoria), che li invierà al fotografo una volta visionati. In questo modo non rischiate che girino vostri scatti imbarazzanti!
-Consiglio le app FaceTime o Clos (per Ios – Apple)
-Usate una ring light per illuminare il viso o per creare effetti luce.

Verdetto:
Sconsiglio lo shooting da remoto se volete un risultato fotografico professionale. La qualità di una vera attrezzatura fotografica è incomparabile.
Consigliato invece per chi vuole provare una nuova tecnica, vuole mettersi in gioco o vuole lavorare con un nuovo fotografo, anche da un altro Paese.
Ricordo ancora una volta di prendere accordi chiari, meglio se per iscritto, con il fotografo, e di compilare e firmare la liberatoria fotografica che potete scaricare dal web.

Ora che sapete tutto, o quasi, sul remote shooting, l’unico limite è la vostra creatività!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
Butta la bilancia e fa tesoro di tutte le informazioni, le ricette ed i trucchi wellness appresi.
L’importante è stare bene, BEAUTY AND HEALTH HAVE NO SIZE-
Bellezza e salute non hanno taglia