#DilloaCurvyPride intervista all’autrice FEDERICA ANNUNZIATA

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: FEDERICA autrice del racconto “La forza della rinascita”

Breve descrizione personale  Mi chiamo Federica e ho 23 anni. Nella vita ordinaria sono un impiegata amministrativa, ma nel tempo libero, oltre a viaggiare e fare shopping, creo contenuti per il mio canale Youtube e mi impegno nel campo bodypositive attraverso manifestazioni, sfilate e la mia pagina Instagram.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Poter raccontare la mia storia e il mio vissuto, mi ha aiutato a mettere nero su bianco le mie emozioni e un punto di fine alla vecchia me. Da cui anche il titolo del mio racconto ovvero “la forza della rinascita”. Ora c’è la versione 2.0 di Federica, in continua evoluzione e cambiamento, distante dal passato e più consapevole.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? Fondamentalmente sono 3: Bodyshaming, la forza dell’amore e il cambiamento. Tutti intrecciati. Quando passi certe situazioni è difficile credere nell amore. Pensi sempre che a te non capiterà mai ma è proprio nel momento più assurdo ed inaspettato che succede.

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? A chi leggerà il mio racconto, mi auguro di infondere sicurezza e determinazione. Volere è potere quindi con tanta determinazione si può uscire da qualunque spiacevole situazione e cambiare.  Dedicarsi del tempo, cercare nuove passioni/hobby ma soprattutto uscire dalla propria confort zone stimolano adrenalina che ci da una scarica di energia positiva e ci fa sentire invincibili e felici. 

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa?  Scrivere è stata una liberazione. Non ho mai avuto il coraggio di raccontare questa parte di me a nessuno se non a una psicologa per paura di essere giudicata. Preferisco mostrarmi per ciò che sono senza dare il peso del mio passato alle persone che incontro. Spiegare le proprie emozioni alle persone a noi vicine ci fa sentire “vulnerabili” e si ha la paura di non essere capiti. Molte volte preferisco scrivere i miei pensieri e le mie emozioni e custodirli gelosamente per me. Questo racconto per me ha rappresentato una sorta di “diario segreto” da condividere con il mondo intero. Sia il mio ragazzo che la mia migliore amica sapevano a grandi linee la mia storia, nulla di specifico. Appena hanno letto il racconto, a cui ho deciso di aggiungere una dedica speciale per loro, mi hanno fatto commuovere con le loro parole. Mi sono sentita libera da un macigno nascosto e hanno capito il perchè di alcuni miei atteggiamenti.

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Perchè ascoltando storie non solo si ha un punto di vista diverso dal proprio ma si stimolano sentimenti che spesso, la nostra vita frenetica, ci fa dimenticare, come la comprensione verso il prossimo, il rispetto e soprattutto la dignità. Ascoltare storie ci fa arricchire a livello umano. Io sono sempre stata affascinata dai racconti, soprattutto quelli di mio nonno, che è stato in guerra e ne ha passate tante. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Creare contenuti che siano di aiuto e di ispirazione alle persone. Non lo faccio assolutamente per soldi, anche perchè fino ad ora non ho guadagnato un centesimo, ma lo faccio per far star bene le persone che cercano un motivo per andare avanti, per rialzarsi e soprattutto per lottare.  Inoltre leggere è la mia passione più grande sin da quando sono piccolina e un mio sogno nel cassetto è scrivere un libro , non sulla mia storia ma comunque che tratti di temi importanti. Chissà, magari il 2021 riserverà delle sorprese.

Cosa ti rende felice? Essere circondata dalla persone che amo e passare del tempo di qualità con loro è senza ombra di dubbio la cosa che mi rende più felice in assoluto. Ma i piccoli gesti sono quelli che apprezzo di più e che mi rendono molto felice. 

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… “credi in te stesso/a e nelle tue capacità”. Tutti noi abbiamo un talento. Magari ci vorrà del tempo per trovarlo ma bisogna sempre coltivare le proprie passioni e crederci. Sicuramente si troveranno delle porte chiuse lungo il cammino, ma con tenacia e determinazione tutto andrà per il verso giusto. Si sa no? si chiude una porta e si apre un portone. Credo che arrendendosi, si viva sempre con il rimorso di non essere andati avanti e di non averci provato fino in fondo e con il dubbio di come sarebbero andate le cose. Tre parole… CREDI, PROVA E VINCI.

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

IL POTERE DEL PERDONO

Il perdono.

Una parola spesso abusata o presa con leggerezza. Dietro al perdono invece si cela un enorme processo di accrescimento personale, di maturità, di percorso emotivo. Il perdono non è solo un dono per gli altri ma è terapeutico anche per se stessi 

Se cerchiamo il significato di perdono sul vocabolario troviamo la definizione:  compiere l’atto di concedere il dono della rinuncia alla rivendicazione del torto subito. Il perdono è dunque visto come una remissione concessa a chi ha commesso qualcosa che non avrebbe dovuto fare. 

Una remissione, mentre a mio parere il perdono è un gesto di grande coraggio, di forza, il perdono è una svolta affettiva di grande rilevanza e impatto psicologico rispetto al sentimento di vendetta o all’odio.

Spesso chi ha subito un grave torto, dopo la fase iniziale di profondo dolore, lascia che il tempo mitighi la sofferenza e “porti via tutto”. Quanto volte ci si è sentito dire lascia correre, dimentica?  Ma dimenticare, o meglio, archiviare è solo una consolazione temporanea ma non una soluzione.
Sappiamo bene come tutti quei “non detti” tutte le cose accumulate ed interiorizzate sfocino poi  con problemi di autostima, attacchi di panico, ansia, depressione.
Saper perdonare è pertanto terapeutico per se stessi, perché solo se si ama se stessi si riesce a comprendere l’altro e a perdonarlo. Significa saper riportare la quiete emotiva, sconvolta dal torto e dalla sofferenza provata da chi ci ha feriti.   
Per perdonare dunque, serve innanzitutto stima in se stessi. Ma quella non basta, serve anche empatia per capire cosa ha portato l’altro a farci un torto. La cattiveria gratuita spesso cela immaturità psicologica ed affettiva, a volte è un grido di aiuto. Comprendere l’altro ci rende non solo persone migliori, ma ci permette di aiutare anche colui che ha fatto un torto a conoscere una realtà diversa, priva di rancore, violenza, rabbia e piena di comprensione, gentilezza, pace.
  
Non c’è un momento giusto o sbagliato per perdonare. Ognuno ha i suoi tempi, anche in base alla gravità del torto subito. C’è un momento in cui scatterà il desiderio di porre fine ad un dolore che non ci appartiene più, con la consapevolezza che se questa è l’unica vita che dobbiamo vivere sia meglio lasciare amore e comprensione sul nostro cammino.  

Il perdono non sempre avviene davanti a chi ci ha fatto il torto, a volte è solo un processo interiore. Sicuramente, il confronto a viso aperto con l’altra parte è il tipo di perdono più potente perché porrà l’altro a farsi domande su quanto fatto e quanto donato.
 

Ho potuto tastare con mano il potere del perdono. Dopo anni di insicurezze nate dalle esperienze di bullismo a scuola presi la decisione di perdonare chi mi aveva fatto dei torti. La cosa sconvolgente, di come il cosmo ti ripaghi, è che una volta presa la decisione di perdonare chi mi bullizzava non sono neanche dovuta andare a cercarli. Per un caso fortuito del destino sono venuti loro da me, e hanno chiesto loro il mio perdono. Loro erano pronti a chiederlo ed io a darlo.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Calendario BeautifulCurvy 2021

Rieccoci con l’appuntamento tanto atteso di BeautifulCurvy.

Dato l’anno 2020 pieno di difficoltà è stato impossibile poter ideare in tutta tranquillità un casting in sicurezza per un nuovo calendario 2021 dedicato alla bellezza della donna in tutte le sue sfaccettature pertanto si è pensato a un “best of” delle varie edizioni.

12 Immagini diverse tra loro ma legate dall’importanza di portare avanti un progetto di valorizzazione della bellezza non stereotipata, ma naturale e senza ritocchi.

La scelta delle immagini è un racconto di vita: tra gli abbracci (che ci mancano in questo periodo storico della nostra vita), alla cucina (a cui abbiamo dedicato tempo stando in casa), al confronto con noi stesse e alle nostre particolarità estetiche, mettendoci in gioco, all’importanza dello sport e alla primavera di Botticelli come rinascita di un nuovo rigoglioso futuro.

Barbara Christman sottolinea: “Questo progetto di valorizzazione delle donne curvy e plussize, lo porto avanti da quasi un decennio ed è rivolto a sostenere le donne ad amarsi di più per accettarsi e valorizzarsi. Oggi giorno sembra quasi normale andare verso l’inclusione, visto che molti giornali puntano alla bodypositivity, la diversità dei corpi. Sono stata tra le prime in Italia a mostrare donne normali con le loro forme morbide, senza ritocchi per regalare benessere e accettazione. Ogni anno ho cercato attraverso un casting le donne più idonee per questo progetto rivolto ad aiutare altre donne. La bellezza sta negli occhi di chi guarda e ho scelto alcune ragazze che in seguito sono diventate modelle, influencer o semplicemente donne sicure di se e felici della loro vita”.

Per chi scopre ora il progetto invito a guardare i vari video di backstage qui ma ve ne inserisco uno dell’edizione passata. Sul sito e sui social Beautifulcurvy è possibile inoltre approfondire ulteriormente l’argomento oltre che a conoscere più da vicino le modelle icone del calendario.

L’Associazione CURVY PRIDE – APS sostiene fin dall’inizio il progetto di Beautifulcurvy perché parlare di inclusione oltre che un diritto è un dovere!      

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Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Valentina Parenti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.


Valentina Parenti https://www.instagram.com/valentina_incolors/ sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale, per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

GIN TONIC: QUANDO LA TESTA DICE GIN MA IL CORPO GRIDA TONIC!

Sì avete capito bene, ho scritto GIN, non GYM

Siamo a gennaio ed è quel mese un po’ di transizione, quest’anno poi non parliamone! Usciamo da un anno incredibile per tante cose, soprattutto per la questione Covid-19.

Questo mese solitamente era dedicato a quegli stupidi sensi di colpa relativi alle abbuffate di dicembre, ai pensieri stressanti della dieta per superare la famigerata e altrettanto inutile “prova costume”, ma adesso? Non sappiamo nemmeno a quale colore apparteniamo: giallo, arancio, rosso, verde o bianco? Arriveremo mai al colore arcobaleno del “andrà tutto bene”?

Ci sarà la possibilità di vedere gli amici o i propri cari? Ci sarà la possibilità di uscire di casa?  Insomma, ci sarà la possibilità di non vivere nel terrore di questa pandemia? Lo spero vivamente!

Ci sentiamo svogliati e senza molti obiettivi e quindi la testa è un po’ nel caos, un po’ come bere un bicchierone di gin tonic! Quante volte ci siamo ritrovati a dire: “Adesso cosa faccio?” e poi abbiamo trovato qualcosa che ci faceva tornare a sorridere e a vivere.

Credits: web

È da febbraio 2020 che la nostra vita sociale è stata intaccata ma ovviamente la salute viene prima di tutto. Quanti pensieri abbiamo avuto relativamente alle cose passate che ci facevano soffrire e con che occhi le vediamo adesso? Quante nuove priorità abbiamo dato a noi stessi? Quante nuove realtà, grazie alla tecnologia, siamo riuscite/i a scovare?

È vero che siamo un po’ in balìa degli eventi, ma sappiate che ci possiamo sempre reinventare! Sicuramente ci saranno nuove esperienze dietro l’angolo e come ha detto la Sabrina Ferilli nazionale nel programma “C’è posta per te”, non guardare sempre e solo dritto nella vita, perché le cose belle arrivano a 360 gradi.

Bisogna cercare di mantenersi positivi sempre, anche quando tutto ci sembra negativo perché con la speranza e la volontà si va avanti!

Ecco perché il mio corpo grida “TONIC”! Nonostante io non sia più ossessionata dalla prova costume, non voglio farmi fregare da questo periodo da punto di domanda costante perché è importante sempre ricordarsi di noi stessi e soprattutto andare avanti ad amarsi!

Ci ho sempre tenuto al “non lasciarmi andare” perché ho fatto tanti sacrifici per raggiungere la serenità data dal mio equilibrio corporeo! Vado avanti tenendo botta con una sana alimentazione, con la mia attività fisica quotidiana, con il mio OM interiore e con la lettura che mi piaceva moltissimo, a cui non dedicavo più un minuto del mio tempo libero.

Voi cosa avete fatto in questo periodo per continuare ad amarvi e non dimenticarvi della vostra felicità?

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono all’associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato

infermiera, blogger, modella curvy.
Il mio motto di vita è SPQR : “SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE”
MAIL: fairylaura83@gmail.com

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice BARBARA BRAGHIN

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: BARBARA autrice del racconto “Nulla è facile ma i sogni si avverano. Basta crederci”

Breve descrizione personaleMi chiamo Barbara Braghin, ho 47 anni, sono veneta di Porto Viro in provincia di Rovigo. Sono una giornalista, una blogger, e una modella curvy. Scrivo per3 testate. Due quotidiani, uno nazionale “La Discussione” e uno locale “La Voce di Rovigo”, e un settimanale “Nuova Scintilla”. Inoltre scrivo in diversi blog. Uno è “Scelta di Peso”, uno è “Il Blog di Barbara Braghin”, uno è “Barbara Braghin curvy model”, uno è “Imprenditrici Venete”, e uno è “Curvy Pride”. Inoltre presento un programma televisivo a “Prima Free” che si intitola “Rumors & Paillettes”. Sono una fan di Madonna. La cosa che mi affascina più di tutti è la moda

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Volevo gridare al mondo intero che bisogna credere in sé stessi. Amarsi, e se c’è qualcosa che mi ci piace di noi stessi, di fare di tutto per rimediare. Dentro di me ho sempre voluto diventare una giornalista, una blogger e una modella curvy. E, nonostante la mia età, ce l’ho fatta. E’ questo il punto. Che i sogni non hanno tempo e non hanno età. Quindi, con la buona volontà si arriva ovunque. Poi mi piace scrivere. Aprire un libro, sfogliarlo, sentire l’odore della carta, leggere e condividere le emozioni tra autore e lettore è qualcosa di magico. Questa sono le motivazioni. 

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? L’adolescenza con il busto ortopedico. Il mio vissuto nei villaggi turistici e a Roma. La mondanità e i personaggi di spicco. Le rivalità e il buio. L’aumento smisurato di peso. Il ritorno a casa. La mia professione al giornale e l’intervista a un chirurgo. Li il cambiamento con la chirurgia bariatrica e il trionfo nella mia vita. 

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Forza, fede, fiducia.  

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa?  Ho letto il libro e mi sono “riletta”. E’ un libro che lascia il segno, che fa pensare. Perché dentro ci sono tante vite, tante emozioni, tante storie. Ognuna diversa dall’altra. E’ cambiato il mio modo di osservare e quindi apprezzo molto di più le storie delle autrici. Per me sono degli esempi di vita. 

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Perché dagli altri si impara sempre, in ogni caso. Chiunque trasmette qualcosa. Emozioni, profumi, immagini, amore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sfilare nelle passerelle più importanti del mondo.

Cosa ti rende felice? Leggere, guadare album fotografici di qualche anno fa, guardare le foto nuove che ormai sono tutte nei social. Poi l’abbraccio dei miei gatti al mattino, e il buongiorno dei miei cani. La salute di tutta la famiglia. 

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… se ami quello che fa. Allora ti viene bene. “

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

CONTRO LE MOLESTIE IN LUOGHI PUBBLICI

Ho avuto modo di partecipare ad uno dei webinar del progetto “Stand Up” di L’Oreal Paris in collaborazione con Hollaback, arrivato in Italia grazie al Corriere della Sera e in collaborazione con l’associazione Alice Onlus. I webinair vengono tenuti da formatori esperti in violenza di genere, tra cui Stefania Andreoli (Presidente di Associazione Alice Onlus) e Cristina Obber (scrittrice, giornalista ed esperta in violenza di genere) e da altre professioniste psicologhe e psicoterapeute (Valentina Tollardo, Marina Zanotta e Laura Brambilla).

credit: sito standup

Il webinair, della durata di circa un’ora, è stata strutturato con domande interattive in cui i partecipanti potevano rispondere e dare il loro contributo; infatti al quesito ‘a quali molestie hai subito?” Non ho esitato sulla mia risposta tra le ipotesi.

In passato, soprattutto da ragazza ho incontrato vari uomini dai comportamenti dubbi come un compagno di classe arrivato alle minacce perché solo i compiti insieme a lui non bastavano, pedinamenti da gruppi di ragazzi pedinamenti da gruppi di ragazzi in auto, pedinamenti per raggiungere il luogo di lavoro, stalking con messaggi e chiamate dopo la fine di una relazione, oltre a sguardi e commenti sgradevoli al parco in città o in discoteca con amici.

Nel gruppo non ero sola: ben il 70% ha scelto tra le opzioni “gli sguardi indesiderati e fischi e versi di animali”. Queste tra le esperienze  più frequenti vissute dai partecipanti al webinar.

Il mio passato non ha avuto eccessive ripercussioni psicologiche anche se esperienze molto intense posso peggiorare il tenore di vita. Dopo aver incontrato amicizie e uomini “pericolosi” ho iniziato ad avere paura di strade buie e di uscire da sola. Per anni mi facevo sempre accompagnare e le rare volte che rientravo da sola andavo a passo svelto con le chiavi in mano o avvisavo che ero nei paraggi del ritorno.

Nei sondaggi del webinair è che il 44% dei partecipanti ritenesse che ansia, depressione, disturbo da stress post traumatico fossero tra i sintomi possibili che una donna molestata può provare, oltre che a peggioramento della qualità della vita con la conseguenza di assentarsi da scuola o lavoro.

Hollaback ha appurato il metodo delle 5D nel caso in cui siamo testimoni/ spettatori di una molestia su altri. 

1.     Distrarre: mettere in attivo un diversivo, che crei confusione e che interrompa l’episodio;

2.     Delegare: chiedere aiuto a qualcun altro, costruire una rete di persone che possono intervenire

3.     Documentare: documentando quello che sta avvenendo (in Italia con la legge della privacy è bene fare attenzione a filmare e fare foto senza il consenso degli interessati)

4.     Dare sostegno: confortare la persona che a subito una molestia, in modo che non si senta sola 

5.     Dire: intervento in prima persona, interrompendo a molestia con una frase.

credit: 1 slide del webinar

Abbiamo tutti la responsabilità di fare qualcosa quando assistiamo a molestie per strada, ma troppo spesso ci congeliamo. Non sappiamo cosa fare. L’intervento degli astanti ci fornisce gli strumenti per intervenire senza compromettere la nostra sicurezza.

Ma se invece siamo noi a subire? Nel webinair viene affrontato anche il tema del cosa fare nel caso in cui sia tu a subire una molestia ma prima ancora l’idea che in ogni caso non sia mai colpa di chi subisce una molestia ma solo di chi la commette. Su questo c’è ancora tanto da fare per cambiare il punto di vista culturale e anche in questo ognuno di noi può essere portavoce.

Sempre per parlare della mia esperienza, io ho reagito agli episodi di molestia chiedendo aiuto (nelle situazioni più critiche) ad amici fidati riuscendo a placare gli atteggiamenti molesti nei miei confronti ma non ho ricordi su fatti accaduti ad altri non so se per mancanza di percezione o se evidentemente non sono mai stata spettatrice. Ocorre in ogni caso prendersi cura di sé.

Ricordiamoci che la molestia è in ogni caso un reato.

Ringraziamo la psicologia e psicoterapeuta Valentina Tollardo per averci aiutato nella stesura di questo articolo e vi anticipiamo che il progetto è stato rinnovato nel 2021 con ben 160 webinar gratuiti.

L’Associazione CURVY PRIDE – APS sostiene iniziative importanti come questa. Essere informati su come comportarsi in caso di molestie, anche come spettatori, è un diritto ma soprattutto un dovere per poter dire BASTA! Vi suggeriamo di visitare il sito Molestie sessuali, come difendersi: il webinar di Stand Up – Corriere.it (webinarspro.it) oppure tenervi aggiornati sulla pagina di Associazione Alice Onlus Facebook (@aliceonlusMilano) e instagram (@associazionealiceonlus).


Dott.ssa Valentina Tollardo Psicologa e Psicoterapeuta www.dottoressatollardo.it
Vice PresidenteAssociazione Alice Onlus

www.aliceonlus.org

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Valentina Parenti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.


Valentina Parenti https://www.instagram.com/valentina_incolors/ sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale, per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

LA BOLLA DELLA PAURA

Non respiro. Mi sento quasi in una bolla d’acqua. Faccio fatica a capire cosa dicono le persone intorno a me… Voglio andare via… scappare. Ma andare, dove?

Inizio così questo articolo. Descrivendo un momento, uno stato d’ansia particolarmente pesante che mi è capitato di provare. Ero bloccata dalla paura. Una come me, organizzata, super attiva, positiva, che non sapeva improvvisamente cosa fare se non “scappare”, ma le gambe, tremanti, non riuscivano nemmeno a muoversi! Con l’ansia spesso ci si convive, ma gli attacchi di panico sono un’altra cosa.

Purtroppo, la vita, la realtà, ci insegnano che non si può scappare dai problemi. Dalle preoccupazioni. E questo periodo ne è maestro. E allora, ti prendi un attimo. Quello che serve per capire chi siamo. Mettere in ordine le idee e tentare di capire cosa fare. Non sempre ne capiremo i “perché”, ma ci siamo. È il momento di scoppiare quella “bolla” e nuotare nel mare, prima che il panico ci “inghiotta”.

Come si fa?

Non credo ci sia un manuale. Ognuno affronta la paura come riesce. Io ho iniziato con la respirazione. Respirare quando si è in crisi è davvero difficile. A volte parlo da sola, quasi mi dessi “due schiaffi metaforici”, mi calmo effettuando una respirazione profonda e lenta tentando di svuotare la mente concentrandomi proprio sul respiro. Poi mi focalizzo sugli aspetti positivi della vita e quando ti trovi lì, tra la paura e la consapevolezza, vai avanti. Credo sopraggiunga una forza interiore che nessuno crede di avere fino a quando tocca il fondo. E poi ci sono i pianti liberatori, le camminate e le corse in solitudine. La musica nelle orecchie e l’esplosione nel cuore.

Nei momenti difficili ci sentiamo spesso circondati da persone che dicono: “Non ti preoccupare, passerà!” o “Tanto tu sei forte, riuscirai a superare anche questa!“, ancora: “È la vita, è successo anche a me...”. Poche persone stanno in silenzio. Ti prendono la mano e ti accompagnano. Ma ne basta una, basta il sorriso di un figlio per donare forza. Basta l’abbraccio di un amore che sia compagno, genitore o amico. Basta poco eppure sembra così tanto. L’anno appena finito ci ha fatto capire quanto tutto possa essere relativo. Il 2020, iniziato sotto tutti i soliti buoni propositi, poi, si è rivelato diverso per la maggior parte di noi. Ma se c’è una cosa che ci ha lasciato e, credo sia un dono fondamentale, è l’IMPORTANZA DELL’ALTRO. Di un abbraccio, di un sorriso sincero e spontaneo. L’IMPORTANZA DEL TEMPO.

La paura troppo spesso ci blocca se non ne usciamo fuori con la respirazione, con lo yoga, le camminate, le corse e tutto quello che ci permette di sfogarci. A volte, si impossessa di noi, non ci rende lucidi, ci isola.

E allora penso… “Non respiro, è vero”. Ma se non riesco a scoppiare io stessa la “bolla della paura”, ci sei tu che lo fai con me perché l’amore penetra qualunque dolore. Qualunque incertezza. Qualunque inquietudine. E di amore ne siamo circondati, basta guardarci intorno: dalle persone care alle associazioni di volontariato che offrono tempo ed esperienza. La forza deve venire principalmente ed inevitabilmente da noi, ma condividere e non respingere la mano protesa verso noi aiuta molto e “puff..” la bolla magari scoppia!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Elisabetta Giordano che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Elisabetta Giordano, 39 anni. E’ mamma di una bimba di 7 anni, fotomodella curvy per hobby. Ha studiato Giurisprudenza ed è appassionata di fotografia. Impegnata nel sociale, crede molto nella pluralità della bellezza. “Amo la vita e le sfide… Sono una donna con i piedi nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. Sempre alla ricerca della bellezza dell’essere. Curiosa, creativa. Insomma… Viva!” https://www.instagram.com/curvelybeth/

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice GABRIELLA PIRAZZINI

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: GABRIELLA autrice del racconto BUGIE.

Breve descrizione personale: Sono una narratrice…lo sto facendo da trent’anni rispetto ad agricoltura, alimentazione, ambiente, agroalimentare con un format tv dal titolo “Con i frutti della terra” , e ho iniziato a farlo con la scrittura nel 2011… ho pubblicato un libro di poesie (Lamento cosmico) , poi una raccolta di racconti al femminile , un nome una foto una storia (Fantasia e cosi’ sia) e poi sono entrata nella scuderia Giraldi, pubblicando nel 2015 la raccolta Minuetto e poi due romanzi, La misura nel 2018, e Il ritardo uscito proprio a luglio di questo 2020. Con Giraldi ho partecipato anche ad antologie di racconti, come “Bobine” e adesso questa di Curvy Pride.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? La motivazione e’ la curiosità e il mettermi in gioco, e l’amore antico per le storie brevi, con quel sospeso che pero’ riesce comunque a comunicare emozioni forti, struggimento, drammi.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? Amo da sempre il confronto passato-presente, e anche in questo racconto c’e’ un non detto che emerge a poco a poco , nel racconto di una giovane donna che si tuffa nell’alcool presa da un dolore sordo e muto, ma poi si comprende il nucleo della sua storia , la perdita assoluta, quella di un figlio, un figlio “nato morto” ,come capita a tanti, ma che e’ una tragedia compresa da pochi.

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Vorrei che questo fosse un racconto di comprensione e redenzione: comprensione di drammi interiori inenarrabili e condivisibili solo da chi ne e’ coinvolto, e redenzione perché la protagonista riesce a trovare in maniera apparentemente inconsapevole una nuova via, esorcizzando l’avvenuto, senza dimenticarlo, ma portandolo appresso come solo una donna riesce a fare.

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa? Scrivo racconti  ascoltando le storie delle persone, lo faccio sempre, con continuità, e ogni volta c’e’ un cambiamento, perché si assorbe la gioia e il dolore altrui, fantasia e verità che non ci appartiene, ma che per un istante fa attraversare altre vite come fossero le nostre

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Abbiamo bisogno di ascoltare storie per motivi diversissimi, a volte per sognare, a volte per fuggire, a volte per immedesimarsi, a volte per esorcizzare paure, a volte solo per sorridere o piangere: ogni storia e’ una emozione scritta, e si ha sempre bisogno di emozioni.

Cosa ti rende felice? Mi rende felice riuscire a trasmettere emozioni forti attraverso la scrittura: perché scrivere e’ un atto personale, ma ha bisogno di essere condiviso per esistere. Mi rende felice avere tempo, e saperlo usare. Mi rende felice fare cose per gli altri, sentirmi “utile” , coordino a Imola un doposcuola gratuito per famiglie in difficolta’, e questo mi impegna tantissimo ma mi rende felice ogni volta

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… ” lo persegui duramente, ma a volte non funziona comunque . Non e’ pessimismo, e’ realismo.

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

QUANDO LA TUA FAMIGLIA TI GIUDICA

Ti è mai capitato di sentirti bullizzata dalla tua famiglia? Strano a dirsi, eppure è possibile! Forse non ci viene mai in mente che a volte i primi atti di discriminazione li abbiamo vissuti proprio in quello che dovrebbe essere il nostro nido sicuro: la famiglia.

So già che starai pensando che sì, ci sono casi limite in cui genitori problematici rovinano la vita dei figli negando loro affetto, amore, attenzione ma ti assicuro che ci sono altri modi per “incasinare” i figli e i rapporti.

Se ci pensi un attimo e ti soffermi a guardare indietro, sono certa che troverai almeno un’occasione in cui avresti voluto che i tuoi familiari ti fossero più vicini, che cercassero di capirti, che prendessero le tue difese a spada tratta o che, semplicemente, ti abbracciassero in silenzio perdonandoti qualunque cosa avessi fatto.

Troppe volte i figli si sentono giudicati dai genitori o dalle persone care

Nessuno è perfetto, non nasciamo col famoso libretto delle istruzioni! Quando diventiamo genitori ne avremmo disperatamente bisogno perché è facile sbagliare. Se incasiniamo la nostra vita da adulti la responsabilità è nostra e per noi stessi ma quando si tratta della felicità di altri esseri umani messi al mondo da noi le cose cominciano a farsi ancora più importanti.

Ognuna di noi riveste più ruoli nella propria vita: siamo figlie, siamo amiche, lavoratrici, forse madri o sorelle; nessuno ci insegna come vivere questi ruoli al meglio delle nostre possibilità, ci portiamo dietro un bagaglio generazionale che molto spesso pesa tanto e ci impedisce di essere felici e di rendere felici gli altri.

Mi spiego meglio: pensa a quante volte hai detestato un certo comportamento di tua madre o tuo padre e di come ti sei ripromessa di non diventare mai come loro, oppure di come hai visto quella mamma viziare in modo (secondo te) vergognoso il suo bambino e poi, dopo anni, ti sei ritrovata a fare esattamente la stessa cosa, con gli occhi traboccanti d’amore e di indulgenza per il tuo pargolo specialissimo!

Ti ci ritrovi? Io credo di sì. Forse non del tutto, forse in maniera non così eclatante ma comunque sai perfettamente di cosa parlo.

Senti, per esempio, cosa è successo a Silvia, una mia cliente, quand’era ragazza (tranquilla, mi ha dato il permesso di raccontarlo): tra lei e sua mamma c’è sempre stato un grande amore ma lei ricorda che, fin da piccola, la mamma le diceva continuamente che avrebbe dovuto dimagrire un po’, che sarebbe stato meglio mangiare meno e perdere peso. Quando aveva circa 12 anni Silvia si prese l’influenza, stava male e non si alzava dal letto. Dopo due o tre giorni la mamma arrivò in camera della figlia con in mano una bilancia pesapersone. Lei pensava che fosse salita per portarle un po’ di brodo o per vedere come stava invece aveva in mano UNA BILANCIA.

A cosa poteva mai servire la bilancia in quel momento? Nonostante non si sentisse per niente bene e avesse la mente un po’ annebbiata, Silvia salì e vide che pesava esattamente come prima. “Ma non è possibile, tre giorni che non mangi e non hai perso neanche un etto!” Ecco tutto quello a cui riusciva a pensare la madre in quel momento! Quell’ago che andava su, mentre lei era stanca, aveva freddo e anche un po’ di capogiro la mortificò e la fece sentire in colpa, anche se lei di colpe non ne aveva affatto.

“Mangia di meno, devi dimagrire!” Quante volte Silvia si è sentita ripetere queste frasi da chi amava.

Quell’episodio la ferì profondamente e per molto tempo Silvia si è chiesta come la madre avesse potuto pensare al suo peso mentre lei era febbricitante da giorni. Era una fissazione, un pensiero costante, pretendeva dalla figlia qualcosa che neanche lei riusciva ad ottenere: la magrezza.

Lei sa che sua mamma non voleva affatto farla stare male, non aveva intenzione di ferirla, desiderava solo che lei fosse più magra. Oggi, a quasi quarant’anni, Silvia è una donna di forme generose e, nonostante abbiano un bellissimo rapporto, si sente scrutata e giudicata ogni volta che indossa un vestito un po’ più corto o qualcosa che ALLA MAMMA non piace. La mamma è convinta che certi abiti mettano in evidenza una parte del corpo di Silvia che non rispecchia i canoni di magrezza e che LEI nasconderebbe.

Ecco dove sta il punto: la mamma tende a proiettare i SUOI desideri, le SUE aspettative e le SUE convinzioni sulla figlia. Questo lo facciamo un po’ tutti noi genitori, chi più e chi meno; siamo fermi sulle nostre idee e siamo certi di fare il bene dei nostri figli dicendo loro chi devono essere, come devono comportarsi e cosa provare di fronte al mondo, ma così facendo imprimiamo in loro quello che pensiamo noi. E noi siamo noi, con le nostre storie, le nostre paure e i nostri gusti personali; i nostri figli sono un’altra cosa, pensano a modo loro e vogliono vivere secondo i loro valori!

Sono certa che i commenti sul fisico, le battutine ironiche sul “mangiare come camionisti”, i continui riferimenti ai difetti che riteniamo di avere, siano deleteri per noi e per chi cresciamo con tanto amore. Facciamo i salti mortali per portare le ragazze a fare sport affinché acquisiscano sicurezza e agilità e poi le affossiamo con questo tipo di comunicazione.

Chissà se anche per te è stato così, se ancora oggi ti porti dietro le conseguenze di ciò che hai vissuto da piccola, se con i tuoi figli sei la fotocopia della tua mamma brontolona o se invece sei riuscita a tirare fuori la parte di te che ti serve per essere la mamma che vuoi!

Ti lascio con un’ultima riflessione: sappi che le persone agiscono per ciò che conoscono, si comportano al meglio di come possono fare in quel momento.

Silvia, essendo una donna molto serena e sicura di sé, non biasima la sua mamma per quello che le ha detto e che ancora oggi le fa capire tra battutine e sarcasmo. Lei sa che l’ha sempre amata tantissimo, solo che lo esprime così, in un modo non costruttivo.

Quello che sicuramente possiamo fare noi, generazioni più giovani, è informarci e fare il possibile per crescere figli che non debbano sentirsi continuamente sotto esame, soprattutto per come appaiono. Questo è uno dei valori fondanti dell’ Associazione Curvy Pride- APS: siamo persone, non siamo taglie e non siamo perfette: così come non lo è la mamma di Silvia che ha agito per amore, così come non lo sono io, né tutte voi che state leggendo. Ognuna di noi fa del suo meglio per le sue possibilità e quando c’è bisogno di aiuto, di confronto, di crescita e di unione c’è Curvy Pride.

Fabiana Sacco, Curvy Coach (ed ex mamma brontolona).

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com, mi trovi anche su FB
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LE APP DA MANEGGIARE CON CURA

Impazzano, ultimamente, le app che sostituiscono il proprio volto a quello di star famose in brevi videoclip. Le più usate al momento sono dubliapp e faceapp che offrono un risultato decisamente realistico e di buona qualità, tanto che a volte si ha difficoltà a discernere la realtà dalla finzione.

Incuriosita da tutte le clip che vedevo postate quotidianamente sui social dai miei contatti, ho voluto provare anche io.

Se in un primo momento sembrava un’idea carina, fatta per strappare una risata, il mio cervello è andato in “crash di sistema” quando ha visto il mio volto su di un corpo che rivorrei, e che post gravidanza non sono più riuscita a recuperare. È stata una mazzata, che mi ha portato a malumore ed autocommiserazione. Nonostante questo non riuscivo a fare a meno di guardare quelle immagini, perché erano così realistiche, così vere…come guardare in uno specchio dove “Ehi la vedi quella? Quella sei tu con una vita migliore perché magra” (si sa, il cervello quanto vuole è peggio di tutto il cast di Mean Girls)

Ho voluto disinstallarla, perché avevo difficoltà a guardarmi allo specchio allo stesso modo. Perché non ero nella realtà come in quei video? Perché la mia pelle non era così perfetta, il corpo snello, i capelli favolosi??

Che è successo? Perché vedere quelle immagini mi hanno creato confusione?

In pratica, vedere quei video mi ha dato un assaggio di quel un fenomeno chiamato dismorfia o dismorfismo corporeo, una condizione psicologica per cui ci si fissa su una caratteristica o su più caratteristiche del proprio aspetto esteriore, notando imperfezioni o difetti che per altre persone appaiono magari minimi o inesistenti. Può essere una condizione angosciante, che causa ulteriori problemi di salute mentale come ansia e depressione.

La dismorfia può colpire chiunque, ma è più frequente negli adolescenti e nei giovani. Non è un fattori di vanità, chi ne viene colpito percepisce se stesso come imperfetto esagerando dei piccoli dettagli.

Ora, il mio è stato un evento sporadico, ma cercando maggiori informazioni in merito, ho trovato quali sono i sintomi della dismorfia, molti dei quali li ho ricollegati al periodo adolescenziale:
– Confrontare spesso il proprio aspetto con quello degli altri
– Preoccuparsi per una parte specifica del proprio corpo
– Fare di tutto per coprire le imperfezioni percepite
– Pensare che altre persone stiano giudicando o deridendo il proprio aspetto
– Evitare le situazioni sociali
– Una forte convinzione di essere brutti 
– Continua ricerca di rassicurazioni da parte degli altri sul proprio aspetto


La dismorfia, inoltre, conduce spesso a quelli che sono poi i disturbi alimentari di anoressia e bulimia.

Quindi mi sono chiesta: che effetto può avere sui più giovani, in fase adolescenziale questo tipo di app? Ho chiesto un po’ in giro per farmi un’idea di come hanno reagito le ragazze ed i ragazzi in generale. Se pochissimi di loro l’hanno vista come uno spunto a migliorarsi per cercare di assomigliare a quell’utopica immagine, la stragrande maggioranza, in particolare ragazze, ha avuto reazioni simili alla mia:“E’ come vorrei essere, ma non lo sono e mi fa sentire male”, “Fossi così sarei felice”, “io non riesco più a guardarmi allo specchio” , etc.

Penso che tali app vadano usate con moderazione giusto per divertimento o non usate affatto, dipende molto dalla fragilità dell’utente che le utilizza e dallo scopo per cui le utilizza. Ottime per farsi due risate ridoppiando delle scene famose dei film, per fare comici remake, ma assolutamente sconsigliate se si ha semplicemente la curiosità di vedersi finalmente diversi.
Quindi un invito ai genitori: se vedete i vostri figli troppo ossessionati da alcune app, parlateci, capite perché ne hanno bisogno e perché non riescano a farne a meno. Parlate con loro e cercate di capire se li rendono ansiosi o depressi o se sono semplice e sano svago come dovrebbero essere. Parlate con i vostri figli, perché spesso dietro ad uno smartphone c’è tanta insicurezza.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo