C’ERA UNA VOLTA

Mi manca molto festeggiare il natale “come una volta”! sento ancora il profumo dei marubini fatti in casa dalla nonna e perfino il caldo della stufa a legna sulla mia pelle!

La vigilia era una giornata di raccoglimento e riposo. Quando ero piccola, insieme ai miei fratelli, andavamo a letto al pomeriggio per potere andare alla Santa Messa di mezzanotte  fatta di canti, luci di candele, presepe vivente; era anche un momento di ritrovo con gli amici del paese e scambio di auguri sul sagrato della chiesa.

foto presa dal web

Era bello perfino quando faceva molto freddo o nevicava.

Già nei secoli scorsi la cena della vigilia era “di magro” quindi ci si alimentava con pietanze leggere. Ricordo a esempio cibi preparati con olio anzichè con il burro, pesce sott’aceto, anguilla marinata. A chi piaceva venivano anche preparate le lumache che allora si trovavano nei propri orti, giardini, strade di campagna.

Dopo la cena, in attesa della mezzanotte, si guardavano i cartoni di Walt Disney e poi ci si infilava quei bei giubbottoni pesanti, guanti e berretto e si usciva, con ancora un po’ di sonno e magia negli occhi.

Perfino il fuoco aveva un ruolo importante: veniva tenuto il ceppo più grande “el sòch de Nadàal ”(dialetto cremonese) che scaldava la casa per tutta la cena e per tutta la notte.

foto presa dal web

In questa serata in alcune case si lasciava preparata la tavola, così che i morti di casa sarebbero tornati per passare le feste in famiglia, ma questa usanza è ora riconducibile alla sera del 1 novembre.

Prima della vigilia c’erano grandi preparativi per gli addobbi che venivano fatti da fine novembre in poi.

Era quasi un rito fare il presepe ed ogni anno nella mia famiglia c’era l’usanza di comprare una nuova statuina; ognuna aveva la sua storia. Si andava a cercare il muschio, si facevano i laghetti con la carta stagnola, che bei momenti! Tornati dalla messa della vigilia il bambin Gesù era magicamente già nato perché la nonna a mezzanotte si preoccupava di inserire quella speciale statuina nella capanna.

Ogni anno andavamo a vedere il presepe dai Francescani, come era ben curato! Suggestivo il passaggio, animato dalle luci, dal giorno alla notte, oppure il movimento di ogni statuina dal fabbro, alla lavandaia, al pastorello. Era un momento magico.

immagine presa dal web

Il nostro albero di natale doveva avere, oltre alle classiche palline, anche dei cioccolatini a forma di babbo natale o pupazzo di neve che immancabilmente non arrivavano mai al 25 dicembre perché venivano mangiati prima!

foto presa dal web

Eravamo una famiglia numerosa, in 7 per la precisione, ed ogni 25 dicembre la tavola era imbandita come un pranzo per re e regine. I piatti tipici, oltre ai marubini, erano la gallina lessa, la gallina con il ripieno, bolliti di maiale e per dolce, come da tradizione cremonese, non potevano mancare il torrone, la mostarda e il panettone di cui si teneva una piccola porzione da mangiare al 3 febbraio (festa di S.Biagio protettore dei malanni alla gola)  

 A Cremona, nella città dove sono nata, era meno sentito il natale a “livello commerciale” in quanto arrivava prima la famosissima Santa Lucia che portava davvero molti doni. Solo sporadicamente c’era qualche persona travestita da babbo natale in piazza del Duomo che regalava ai bambini le sorprese degli ovetti al cioccolato, contenuti in grandi ceste.

Com’è il mio Natale adesso?

foto personale

Le tradizioni non sono del tutto andate perse, soprattutto quelle culinarie! Ormai sono grande e Santa Lucia non passa più, allora il mio albero è sempre pieno di doni che difficilmente scarto alla vigilia perché quasi tutti gli anni lavoro. Il presepe viene fatto ancora “in grande” utilizzando prodotti che trovo in casa, la stagnola per i fiumi, i sassi, la farina gialla per simulare il deserto e così via.

Mi piace molto anche avere la tavola ben abbinata con tovaglia e stoviglie apposite per la serata color oro o rosso; la grossa differenza è che da 7 persone a cui ero abituata adesso preparo per 2, io e mio marito; almeno non rischiamo il tanto temuto “assembramento” di questo strambo 2020.

foto personale: io e mio marito

Vi lascio con qualche proverbio in dialetto cremonese “Nadàal sot e Pàasqua bagnàada l’è ‘l segnàal de na brota  anàada” : se a Natale c’è il sole e a Pasqua piove i raccolti andranno male : infatti significa che le stagioni non seguono il corso normale.

Oppure “per Nadàal  toti i uzei  i stà al so gnàal”: per Natale tutti, anch egli uccelli, restano nel loro nido.

 E voi, che tradizioni, ricordi o aneddoti avete da raccontare?

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’associazione Curvy Pride-aps impegnandosi nel volontariato

Laura Chiapparini, 37 anni , infermiera e curvymodel.
il mio motto di vita è SPQR: “sorridi per qualsiasi ragione” fairylaura83@gmail.com

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