LE APP DA MANEGGIARE CON CURA

Impazzano, ultimamente, le app che sostituiscono il proprio volto a quello di star famose in brevi videoclip. Le più usate al momento sono dubliapp e faceapp che offrono un risultato decisamente realistico e di buona qualità, tanto che a volte si ha difficoltà a discernere la realtà dalla finzione.

Incuriosita da tutte le clip che vedevo postate quotidianamente sui social dai miei contatti, ho voluto provare anche io.

Se in un primo momento sembrava un’idea carina, fatta per strappare una risata, il mio cervello è andato in “crash di sistema” quando ha visto il mio volto su di un corpo che rivorrei, e che post gravidanza non sono più riuscita a recuperare. È stata una mazzata, che mi ha portato a malumore ed autocommiserazione. Nonostante questo non riuscivo a fare a meno di guardare quelle immagini, perché erano così realistiche, così vere…come guardare in uno specchio dove “Ehi la vedi quella? Quella sei tu con una vita migliore perché magra” (si sa, il cervello quanto vuole è peggio di tutto il cast di Mean Girls)

Ho voluto disinstallarla, perché avevo difficoltà a guardarmi allo specchio allo stesso modo. Perché non ero nella realtà come in quei video? Perché la mia pelle non era così perfetta, il corpo snello, i capelli favolosi??

Che è successo? Perché vedere quelle immagini mi hanno creato confusione?

In pratica, vedere quei video mi ha dato un assaggio di quel un fenomeno chiamato dismorfia o dismorfismo corporeo, una condizione psicologica per cui ci si fissa su una caratteristica o su più caratteristiche del proprio aspetto esteriore, notando imperfezioni o difetti che per altre persone appaiono magari minimi o inesistenti. Può essere una condizione angosciante, che causa ulteriori problemi di salute mentale come ansia e depressione.

La dismorfia può colpire chiunque, ma è più frequente negli adolescenti e nei giovani. Non è un fattori di vanità, chi ne viene colpito percepisce se stesso come imperfetto esagerando dei piccoli dettagli.

Ora, il mio è stato un evento sporadico, ma cercando maggiori informazioni in merito, ho trovato quali sono i sintomi della dismorfia, molti dei quali li ho ricollegati al periodo adolescenziale:
– Confrontare spesso il proprio aspetto con quello degli altri
– Preoccuparsi per una parte specifica del proprio corpo
– Fare di tutto per coprire le imperfezioni percepite
– Pensare che altre persone stiano giudicando o deridendo il proprio aspetto
– Evitare le situazioni sociali
– Una forte convinzione di essere brutti 
– Continua ricerca di rassicurazioni da parte degli altri sul proprio aspetto


La dismorfia, inoltre, conduce spesso a quelli che sono poi i disturbi alimentari di anoressia e bulimia.

Quindi mi sono chiesta: che effetto può avere sui più giovani, in fase adolescenziale questo tipo di app? Ho chiesto un po’ in giro per farmi un’idea di come hanno reagito le ragazze ed i ragazzi in generale. Se pochissimi di loro l’hanno vista come uno spunto a migliorarsi per cercare di assomigliare a quell’utopica immagine, la stragrande maggioranza, in particolare ragazze, ha avuto reazioni simili alla mia:“E’ come vorrei essere, ma non lo sono e mi fa sentire male”, “Fossi così sarei felice”, “io non riesco più a guardarmi allo specchio” , etc.

Penso che tali app vadano usate con moderazione giusto per divertimento o non usate affatto, dipende molto dalla fragilità dell’utente che le utilizza e dallo scopo per cui le utilizza. Ottime per farsi due risate ridoppiando delle scene famose dei film, per fare comici remake, ma assolutamente sconsigliate se si ha semplicemente la curiosità di vedersi finalmente diversi.
Quindi un invito ai genitori: se vedete i vostri figli troppo ossessionati da alcune app, parlateci, capite perché ne hanno bisogno e perché non riescano a farne a meno. Parlate con loro e cercate di capire se li rendono ansiosi o depressi o se sono semplice e sano svago come dovrebbero essere. Parlate con i vostri figli, perché spesso dietro ad uno smartphone c’è tanta insicurezza.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

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