COMINCIO DA ME

Sono stata una quattrocchi sparapidocchi”.

Avevo dieci anni, la tendenza a insaccare il collo nelle spalle e occhiali troppo grandi per il mio volto.

Io e i miei occhialoni a 12 anni.

Se sei stata una “quattrocchi sparapidocchi” ti rimane dentro un’anima incerta. Ogni giorno della tua vita dovrai confrontarti con il pregiudizio più grande: quello che rivolgerai a te stessa.

Non sarai mai all’altezza. Ti sentirai inadeguata. Ti sentirai diversa.

Ma diversa perché in fondo? Perché hai gli occhiali? Sei grassa? Sei nera? Balbetti?

Diversa da chi?

Quando siamo bambini attraverso l’insiemistica ci vengono insegnate le basi della matematica: cerchia con un pennarello rosso tutti gli animali, tutti gli oggetti colorati di bleu, tutte le farfalle con le ali verdi. L’oggetto incongruente viene lasciato fuori. Ma questo non è possibile con gli esseri umani in quanto non esiste un parametro oggettivo di misurazione.

Ciò che percepiamo come diverso, quando parliamo di persone, è un dato del tutto soggettivo e per questo sfugge alla logica, alla ragione e diventa quindi una valutazione pericolosa.

Io a 10 anni. La ginnastica posturale non è servita a molto, ancora oggi ho questo atteggiamento scoliotico.

E’ percepito come diverso un ragazzo rumeno in un gruppo di ragazzi italiani o un uomo di colore all’interno di una comunità di bianchi. Ma ecco che un ragazzo italiano partecipa a un progetto Erasmus in Romania, un uomo bianco trova lavoro in Kenya, e la percezione si stravolge, la diversità si evidenzia come un semplice punto di vista.

Il prezzo che l’uomo paga per questa distorsione di veduta è alto.

Ogni etichetta, attribuita a un individuo da un singolo o da un gruppo, viola il diritto di essere se stessi. Obbliga al conformismo, crea esseri monchi e infelici.

La cultura dominante crea dei modelli a cui gli individui fanno riferimento. Su questo dobbiamo interrogarci. Quali sono i modelli che la nostra cultura propone? Non parlo solo di canoni estetici, ma anche di un certo modo di parlare, di relazionarci all’altro. Oggi ha grande visibilità mediatica il ragazzo furbo, dall’atteggiamento provocatorio e scaltro, rimbalzano sui telefonini video di improbabili celebrità che stupiscono per la loro arroganza. Con facilità si diventa vittime di discriminazione, di pubbliche offese sui social-media, basta una fotografia, una frase, un’opinione fuori dal coro per essere attaccati in modo spietato.

Liceo Righi, con i ragazzi dell’associazione Boncompagni, un timbro per ricordarci di “Non fermarci all’etichetta.” Sei grasso. Sei una che la dà facile. Sei timido. Tu non sei l’etichetta che ti hanno dato.

Ma ognuno di noi ha un ruolo in tutto questo. Anche quando si pone come semplice spettatore e non interviene in difesa di chi subisce la prepotenza.

Noi possiamo scegliere il nostro agire e trasformare l’energia che si muove tra le persone. Ed ecco allora che la rivalità può divenire cooperazione e il conflitto mutare nella comune risoluzione di un problema.

Esercitiamoci a divenire “esploratori di emozioni”, non giudici, come suggerisce Emma Baugmaster, psicologa sociale dello sviluppo e della ricerca educativa.

Ogni volta che siamo di fronte a una persona per noi nuova, chiediamoci “Con quale atteggiamento mi sto avvicinando a questa persona?” In questo modo alleniamo il nostro pensiero a un atteggiamento di curiosità, come farebbe un buon esploratore, e cominciamo a considerare le emozioni degli individui come informazioni sul loro modo di essere, non come degli “errori”.

Spogliandoci della toga da giudice, impariamo a guardare oltre.

Con Sotto-Sopra Movimento Giovani per Save The Children, evento “UP-PREZZAMI, NON FERMARTI ALL’ETICHETTA”.

Oltre gli occhiali di quella bambina soprannominata “quattrocchi sparapidocchi”,c’era una grande passione per la lettura. Tanto grande da farla nascondere a leggere, sotto le coperte, fino a tardi, quando il libro le cadeva sul volto svegliandola di soprassalto. Tanto grande da farle scegliere come regalo di compleanno dei libri perché nulla poteva essere altrettanto prezioso.

Ho impiegato anni per volere bene a quella bambina. Ero arrabbiata con lei, per quella sua incapacità di rispondere a tono all’offesa, per quel battito cardiaco fuori controllo ogni volta che doveva mostrarsi. Ma le emozioni non sono permanenti, la realtà è per sua natura mutevole, così a un certo punto l’ho guardata negli occhi, l’ho presa per mano, le ho chiesto di aiutarmi a dire al mondo quello che mi soffocava.  

La mia “quattrocchi sparapidocchi” mi ha regalato il sogno di un mondo in cui le persone siano libere di essere ciò che sono, ma non posso realizzarlo da sola.

Questa rubrica nasce per interrogarci, per metterci in discussione e lasciare che le radici di questo sogno si aggrappino salde alla terra. Perché, vedete, è un errore pensare al sogno come qualcosa di evanescente, è piuttosto una dimensione legata al fare, al mondo di realtà. Il sogno si costruisce, giorno dopo giorno, con grande fatica.

“Ma tu ci credi davvero che le cose possano cambiare? Che le persone possano cambiare?” mi chiedono i ragazzi che incontro nelle scuole e, dietro l’ironia di chi non crede ai miracoli, colgo un lampo di speranza. Allora sorrido.

Certo che ci credo.

Io ci credo e comincio da me.

Con Curvy Pride: per il diritto di essere se stessi.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e scrittrice Catia Proietti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, vive a Roma, con marito, figli, due tartarughe e un cane in affido congiunto con dei buoni vicini. Scrive libri per ragazzi, cura la collana Extraordinario della casa editrice Albero delle Matite ed è responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride. Da anni organizza incontri per la promozione della lettura da un anno di vita e collabora con le realtà territoriali per una cultura libera da pregiudizi. Se hai una storia, una domanda, una riflessione che vuoi condividere con lei scrivile a proietti.catia@libero.it, oppure contattala sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/catiaproiettiautrice . Instagram catia_proietti_

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Informazioni su Catia Proietti

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, lavora da anni presso il comune di Roma con la qualifica di educatrice, partecipa a innumerevoli iniziative per la promozione della lettura e di una cultura del rispetto, libera da pregiudizio, insieme alle realtà associative del territorio. A seguito della pubblicazione del suo romanzo DA ORA IN POI (ed. Il ciliegio, young adults) ha organizzato eventi in diverse biblioteche comunali e librerie a Roma e non solo. Il testo è stato adottato in molte scuole secondarie di primo grado e nel biennio di diversi licei a Roma, Milano, Siena, Napoli e provincia, dalla campagna “UP-prezzami, non fermarti all’etichetta” di Sotto-Sopra, Movimento giovani per Save the Children ed è stato protagonista della Giornata della legalità in onore di don Peppe Diana a Mugnano di Napoli. "Da ora in poi" è stato motivo di dibattito con i ragazzi di Libera nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma e con l’associazione Curvy Pride per una cultura contro gli stereotipi e il bullismo. Questo percorso è continuato con il libro "A PIEDI NUDI", vincitore del Premio Microeditoria di Qualità, e con la nuova uscita "SULLA STRADA DI IQBAL". Catia continua a parlare con ragazzi e genitori di disuguaglianze, di difficoltà nelle relazioni e di ingiustizie. Per rendere partecipi i ragazzi ai suoi eventi ha escogitato un sistema: lascia farfalle di cartoncino colorato sulle sedie e chiede di scrivere, protetti dall'anonimato, il proprio sogno o il proprio messaggio al mondo. Negli anni ha raccolto centinaia e centinaia di messaggi. E' responsabile della collana Extraordinario della casa editrice Albero delle Matite e responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride - APS proietti.catia@libero.it www.daoraimpoi.it Potete trovarla su Facebook e Instagram .

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