PERCHÉ INCLUSIVITÀ NON SIA SOLO UNA BELLA PAROLA

Faccio parte di quelle persone che passano parecchio tempo su Facebook. Un po’ per lavoro, un po’ per svago, il dito scorre velocemente sulla home, finestra di vite vicine e lontane.
Nei miei placidi scorrimenti spesso la mia attenzione si sofferma sui post di una madre che ho tra i contatti, che quotidianamente vedo battersi per il diritto ad una vita normale per la propria figlia.
Ogni giorno percepisco la sua frustrazione verso chi non comprende le esigenze della sua bambina e al contempo l’orgoglio incommensurabile di madre per le quotidiane sfide che la figlia supera solo con le proprie forze.
Poiché essere curvyblogger significa anche raccontare vite reali, ho voluto chiedere a questa mamma, che per privacy chiamerò Raffaella, di narrarmi la sua storia.

“Ciao Raffaella, prima di tutto raccontami un po’ di tua figlia Miriam, di quando ti sei accorta che aveva particolari esigenze”

Miriam è nata nel 2006, con taglio cesareo perché ero psicologicamente a terra, ero diventata da poco una madre single, ma questa è un’altra storia. Fino ai tre anni pareva tutto nella norma anche se parlava poco ma mi dicevo “io ho iniziato a 4 anni e sto bene, forse è solo pigra”, con l’asilo ho pensato si sbloccasse ma così non è stato.

E poi? Ti sei rivolta a dei medici?

Ho fatto tutto l’iter per la diagnosi che è arrivata come una pugnalata al cuore “ritardo cognitivo lieve” poi negli anni peggiorato a medio. I primi anni non sono stati facili, non lo accettavo, mi colpevolizzavo, ero incazzata con il mondo perché mi dicevo “perché a lei”.
Le elementari sono state belle, insegnanti ottime e genitori comprensivi.

So che poi le cose sono cambiate quando Miriam è passata alle scuole medie. Dove anche il colore della sua pelle è divenuto motivo di scherno, è esatto?

Le medie sono state un salto nel vuoto, non sempre facili, ha conosciuto il razzismo con frasi “hai il colore della merda” o peggio “ne*ra di merda”, fino ad arrivarmi a dire “mamma voglio il tuo colore”, è vero che certi suoi atteggiamenti non hanno aiutato ma la scuola (e qui parlo in generale) non è sempre pronta e spesso non ha i mezzi per gestire tutto, sappiamo che i soldi, perché quello è, mancano e mancano tanto. Diciamo che gli atti di razzismo potevano essere affrontati con più fermezza verso chi si è reso colpevole di questi reati, perché anche se si è minori di 14 anni sempre reati sono e chi ne risponde sono i genitori che spesso sono proprio loro i colpevoli di ciò che fanno i loro figli.

E’ veramente triste dover sentire che dei ragazzini possano riversare così tanto odio verso una loro compagna. Ma so che le sei sempre stata accanto ed avete affrontato a testa alta ogni offesa, ogni scherno subìto.
Di recente ho visto che Miriam sta facendo passi da gigante, ti va di parlarne?

Con l’avvento del Covid non nego che ho avuto paura, mi chiedevo se avrebbe rispettato tutte le regole, se si fosse resa conto che mascherina e distanze e mille altre regole ci sono per la salute sua e di tutte le persone intorno. Beh mi ha sorpreso e ha sorpreso tutti, quest’anno così particolare ha dimostrato grande maturità, certo non sempre è facile far capire che tutti abbiamo gli stessi diritti, qualcuno qualche tutela in più, ma che la società è di tutti, anche di Miriam. Quest’anno direi che a scuola sta andando bene, forse non sempre così bene come vorremmo, ci sarà molto da lavorare anche per gli anni che verranno.

In cosa di concreto la scuola è migliorata?

La scuola quest’anno ha attivato un progetto di autonomia per Miriam, lei già fa le sue camminate da sola, rispetta le regole che ci sono in strada ma vorrebbero anche insegnarle a prendere l’autobus, poi hanno attivato uno sportello psicologico dove andremo per affrontare l’argomento sessualità e affettività. Diciamo che le cose buone ci sono ma potrebbero sicuramente fare di più. La disabilità intellettiva dovrebbe diventare una cosa con cui il mondo ha il dovere di confrontarsi e non usarla come una cosa pucciosa “eh poverina è disabile” ma anche no, è una persona come tutti! A riguardo, ti consiglio di guardare su YouTube i video del centro studi di Torino che si occupa di progetti di vita indipendente.

Prossimo passo il liceo. Cosa vuole fare Miriam da grande?

Miriam ha scelto il liceo delle scienze umane perché vorrebbe lavorare con i bambini e stai certa che mi batterò per il suo diritto al lavoro come ho fatto per tutto quello che dovrebbe essere un diritto ma che ci siamo, e soprattutto si è, sudata come se fosse un dovere. Chissà se un giorno ci saranno dei bambini che diranno a Miriam ” questa è la nostra nuova maestra”…

Cosa auspichi per il futuro di chi, come tua figlia, ha un ritardo cognitivo?

La prima cosa che dovrebbe cambiare proprio a livello culturale è che non è che la persona con disabilità si deve adattare ma è il contesto intorno che deve cambiare per includere.
Non dico che avvicinarsi alla disabilità senza essere, come dire, pietosi sia facile. Purtroppo la nostra cultura, come anche i servizi, è tutto incentrato sulla cura e non sul rispetto del cittadino che ha il diritto alla cittadinanza, cioè il diritto di scegliere, di autodeterminarsi. Ecco un altro punto è l’autodeterminazione delle persone con disabilità. Vent’anni fa una persona con disabilità dopo la morte o la malattia dei genitori che accudivano il figlio, finivano in una casa di cura. Ecco basta pensare alle persone con disabilità come persone di cui prendersi cura.

Personalmente, spero per Miriam un futuro dove possa realizzarsi e sentirsi utile per la comunità, dove la sua dignità non venga lesa e dove non si debba mai sentire in difetto rispetto agli alti. Come dico sempre, il cambiamento avviene se ognuno fa la sua parte. Se da domani tutti noi cominciassimo a trattare con rispetto il prossimo, ed ad essere più empatici invece che pietosi, potremmo insieme dare un futuro migliore a tutte le Miriam che lottano là fuori, perché inclusività non sia solo una bella parola.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Autore: silviamassaferro

Appassionata di antiquariato e fotografia. Attivista ecologista. Membro di Curvy Pride

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