IO NON VEDO. RACCONTAMI COME TI FA SENTIRE GUARDARE IL CIELO COSÌ VEDO ANCHE IO

Silvia è cieca dall’età di 5 anni e oggi affronta il primo giorno da liceale con il suo bastone bianco. Quale sarà la reazione dei suoi nuovi compagni?

Questa è una storia vera. Una di quelle che non sentirai al telegiornale e non troverai nei libri di storia. Una di quelle che fanno la vita di tutti i giorni. Liceo classico Cicerone, Frascati. Ore otto e trenta. Il vociare intorno a lei è intenso. Sua madre la saluta, esita, la saluta di nuovo, fatica a lasciarla e lei lo sa.  Accade sempre così. Poi finalmente la lascia. Silvia è immobile all’ingresso, mentre il vociare intorno a lei si amplifica e sovrasta tutto. Lotta contro se stessa per rimanere. Vorrebbe girarsi e andarsene, ma sarebbe una sconfitta, così allunga il bastone bianco davanti a sé e, passo dopo passo, avanza.

Quando tutto è cominciato.

Silvia è cieca dall’età di cinque anni. Un retinoblastoma all’occhio destro prima e all’occhio sinistro dopo l’ha privata della vista. Nel tempo i volti dei suoi cari sono stati inghiottiti dal buio così come il ricordo dei colori. L’immagine di sua madre è quella che si è costruita tastandone il volto. Ricordare i colori le è stato impossibile fino a quando, durante una lezione di teatro, un esercizio le ha evocato la sensazione provata guardando l’azzurro del cielo: freschezza, apertura, il respiro che si allarga verso l’infinito.

Un bastone per sostituire i suoi occhi.

Ma oggi la sfida è grande. Oggi è il suo primo giorno al liceo classico tra compagni che non la conoscono, senza insegnante di sostegno (ci vorrà un poco perché arrivi) e con il bastone. È la prima volta che usa il bastone bianco in un contesto pubblico, ha seguito lezioni di orientamento per imparare a usarlo, ma nella confusione si sente insicura. Capisce dalle voci intorno a lei che i ragazzi si sono riuniti in gruppi, molti di loro si conoscono e ora si ritrovano, lei invece si sente persa e senza punti di riferimento. Suona la campanella. Il frastuono dei piedi sulle scale e l’energia dei corpi che la sfiorano veloci le tolgono il respiro, ma lei cerca di concentrarsi sul suo bastone e lentamente arriva in classe.

Cosa significa sentirsi soli tra molti.

Il silenzio le indica che l’hanno notata. Sa che quel silenzio in realtà è colmo di domande, ma non è ancora il momento per rispondere. Ora deve arrivare al suo banco senza cadere tra gli zaini che i compagni hanno lasciato a terra, ignorando che per lei siano ostacoli insormontabili. È vero, il bastone l’aiuta, ma mentre l’occhio umano vede il pericolo da lontano, lei lo percepisce alla distanza di soli due passi. Il bastone è calibrato per la sua altezza e la precede di due passi esatti. I suoi compagni non sanno tutto questo, ma lei  si ripromette di spiegarlo appena possibile. Al suono della campanella per la ricreazione sente le voci sciamare lontano. Rimasta sola in classe, si affaccia alla porta e comprende che sono tutti al primo piano, intorno alle macchinette distributrici di merendine e bevande. Lei non ci pensa proprio a scendere e risalire le scale da sola, così siede di nuovo al banco e quando i compagni tornano giunge il momento che attendeva: quell’attimo di silenzio imbarazzato in cui tutti la fissano chiedendo senza chiedere. È una sensazione che ha provato molte volte. Fatemi tutte le domande che volete, dice rompendo il freddo di quel ghiaccio di cui non vede il colore, ma percepisce il brivido nelle ossa. Le chiedono se non vede proprio nulla. Le chiedono se è nata così. Le chiedono se il suo computer è speciale e sì, in effetti lo è, spiega lei: ha una sintesi vocale, tutto quello che tu leggeresti sul monitor lui me lo traduce in cuffia. Ha un display Braille che traduce tutto quello che compare sullo schermo. Sulla tastiera la lettera F e la J sono dei punti di riferimento. I compagni si avvicinano a guardare il suo computer e lei ne sente gli odori, individua le loro voci. Loro non sanno che lei sarà in grado di riconoscerli anche quando saranno in silenzio grazie al loro odore. Una ragazza gli chiede come mai non sta con gli occhi chiusi e lei, senza pudore, dice che i suoi occhi sono delle protesi. Silvia sa per esperienza che questa sua realtà è come un piccolo shock per chi l’ascolta, così escogita un diversivo per allentare la tensione e sorridendo chiede ai compagni “Ma voi siete capaci di raccontarmi i colori? Io non li vedo, ma se voi mi descrivete le sensazioni che vi suscitano, io posso percepirli. Per esempio, cosa mi dite del verde?”  I ragazzi si cominciano a interrogare. Cosa provo quando attraverso un bosco? Freschezza? Odore di natura? Pino? Qualcuno parla del gelato alla menta e ne ridono insieme.

Oggi Silvia ha vent’anni, si sta preparando ad affrontare l’università in totale autonomia, è speaker per la radio web “Stella Marina” e consigliera dell’associazione ” TDDS- guardiamo al futuro” che si occupa di tutela delle persone con disabilità. Alcuni ragazzi, esitanti nell’avvicinarla nei suoi primi giorni di liceo, sono diventati suoi grandi amici e le sono ancora accanto. Silvia è la dimostrazione che i limiti sono nella nostra mente ed è una scelta di vita decidere di superarli.

Ringrazio Silvia Di Tora per averci donato la sua storia di vita.

Un grazie speciale a https://www.uiciechi.it/home.asp e tutte le realtà ONLUS, APS e simili che lavorano attivamente per migliorare la vita di persone con esigenze speciali. CURVY PRIDE – APS ne condivide e sostiene i valori.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e scrittrice Catia Proietti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, vive a Roma, con marito, figli, due tartarughe e un cane in affido congiunto con dei buoni vicini. Scrive libri per ragazzi, cura la collana ok https://www.facebook.com/katia.proietti.12 . Instagram https://www.instagram.com/catia_proietti_/?hl=it Sito https://www.catiaproiettiautrice.it/ della casa editrice Albero delle Matite ed è responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride. Da anni organizza incontri per la promozione della lettura da un anno di vita e collabora con le realtà territoriali per una cultura libera da pregiudizi. Se hai una storia, una domanda, una riflessione che vuoi condividere con lei scrivile a proietti.catia@libero.it, Facebo

Autore: Catia Proietti

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, lavora da anni presso il comune di Roma con la qualifica di educatrice, partecipa a innumerevoli iniziative per la promozione della lettura e di una cultura del rispetto, libera da pregiudizio, insieme alle realtà associative del territorio. A seguito della pubblicazione del suo romanzo DA ORA IN POI (ed. Il ciliegio, young adults) ha organizzato eventi in diverse biblioteche comunali e librerie a Roma e non solo. Il testo è stato adottato in molte scuole secondarie di primo grado e nel biennio di diversi licei a Roma, Milano, Siena, Napoli e provincia, dalla campagna “UP-prezzami, non fermarti all’etichetta” di Sotto-Sopra, Movimento giovani per Save the Children ed è stato protagonista della Giornata della legalità in onore di don Peppe Diana a Mugnano di Napoli. "Da ora in poi" è stato motivo di dibattito con i ragazzi di Libera nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma e con l’associazione Curvy Pride per una cultura contro gli stereotipi e il bullismo. Questo percorso è continuato con il libro "A PIEDI NUDI", vincitore del Premio Microeditoria di Qualità, e con la nuova uscita "SULLA STRADA DI IQBAL". Catia continua a parlare con ragazzi e genitori di disuguaglianze, di difficoltà nelle relazioni e di ingiustizie. Per rendere partecipi i ragazzi ai suoi eventi ha escogitato un sistema: lascia farfalle di cartoncino colorato sulle sedie e chiede di scrivere, protetti dall'anonimato, il proprio sogno o il proprio messaggio al mondo. Negli anni ha raccolto centinaia e centinaia di messaggi. E' responsabile della collana Extraordinario della casa editrice Albero delle Matite e responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride - APS proietti.catia@libero.it www.daoraimpoi.it Potete trovarla su Facebook e Instagram .

2 pensieri riguardo “IO NON VEDO. RACCONTAMI COME TI FA SENTIRE GUARDARE IL CIELO COSÌ VEDO ANCHE IO”

  1. Cara narratrice di storie di tutti giorni, ti leggo sempre con immenso piacere perché sai raccontare ed emozionionare senza trascendere nel sentimentalismo quello facile quando si narra una storia come quella di Silvia.

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    1. Grazie! Accogliere la storia di Silvia è stato un vero privilegio. Sono felice tu mi stia seguendo, non perderti la prossima storia a luglio. un caro saluto

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