VOCE DEL VERBO DIS-FUNZIONALE- L’AMICO IMMAGINARIO

Con la parola disfunzionale si intende ciò che non corrisponde ai propri compiti o fini. Io direi più ciò che fa male. Esistono rapporti che ci causano ferite indelebili. I momenti difficili e i periodi dolorosi ci fanno cambiare. In questa rubrica vi racconterò alcune storie di vita di chi, in qualche modo, ce l’ha fatta.

La storia di Giorgia

“Mi mettevo lì, in quell’angolino, e tenevo con me sempre il mio Gianni. Gianni era sempre con me… lui si fidava delle mie parole e dei miei abbracci. Eravamo solo noi due. Avremmo superato tutto.”

Dolce, con gli occhi grandi e profondi, Giorgia voleva tanto parlare con la zeppola da bimba, voleva l’apparecchio mobile, quello che dopo un po’ devi aspirare sennò tutta la saliva esce dalla bocca. Lo voleva perché lo aveva visto da Chiara che aveva sempre le cose più fighe, era sempre quella più avanti delle sue compagne di classe.

Giorgia voleva anche il braccio rotto e gli occhiali da vista, le sembravano cose fighe da grande, per far vedere che era forte, che era più forte di tutto. Non si ruppe mai un braccio e non ebbe mai bisogno degli occhiali. A 13 anni, dopo una visita, il dentista le confermò che non aveva bisogno dell’apparecchio ma che avrebbe potuto metterlo a titolo preventivo, Giorgia si rallegrò tantissimo! Era l’apparecchio fisso e non poteva parlare come Gatto Silvestro e nemmeno come Chiara, ma era un segno, era un elemento di distinzione, in un periodo storico in cui non era così comune averlo.

Giorgia non aveva mai conosciuto suo papà perché aveva lasciato lei e sua mamma che era appena una neonata e non tornò mai più. La mamma di Giorgia era molto giovane e un po’ fredda con lei nei suoi primi anni di vita, probabilmente non era pronta per avere una bambina da sola e quindi spesso non le dava le attenzioni che necessitava. Giorgia voleva la sua mamma Mirtilla, ma lei era sempre via, in viaggio con gli amici, per non sentire forse quel dolore di essere rimasta sola, di non avere avuto la forza di tenersi un marito e un papà per la piccola. Quegli anni furono vuoti per Giorgia, che non poteva capire la situazione.

“Come stai oggi Gianni? Hai dormito bene? Sai, oggi andiamo a scuola e vedrai che bello, la prima ora è di inglese che mi piace tanto! What’s your name? My name is Giorgia. Hai visto che bella pronuncia che ho? La maestra Panzi sarà molto fiera di me…

Non c’era una volta che Giorgia avesse ricevuto risposta da Gianni, lei faceva tutti i suoi discorsi ad alta o a bassa voce e rendeva partecipe Gianni di tutta la sua vita. Le cose belle e le cose brutte. In qualche modo Giorgia aspettava sempre la risposta di Gianni. Ci sperava tanto, anche se sapeva che non sarebbe mai arrivata. Gianni era il suo amico immaginario, quello che non l’avrebbe abbandonata mai. Aveva bisogno di qualcuno che sarebbe sempre restato, qualsiasi cosa fosse accaduta. Lei era una bimba molto timida, non faceva amicizia facilmente, invece Gianni era carino, le voleva bene e rideva delle sue battute.

“Dai Gianni smettila di ridere, mi dai il mal di testa con questa risata gorgogliante! Mi rincoglionisci!”

A qualcuno poteva sembrare pazza perché parlava ad alta voce ovunque: per strada, sul bus, al supermercato. Solo in due posti non gli parlava: il primo era a scuola, perché non voleva che gli altri bambini ridessero di lei. L’altro era a casa, perché una volta la mamma l’aveva vista parlare da sola e si era molto preoccupata, credendo avesse un disturbo. Giorgia aveva provato a spiegarle che era solo “Gianni” ma da quella volta aveva capito che era meglio non farlo più. Era diventato talmente importante da sentirne la presenza, come se fosse davvero lì con lei. “Gianni ti ho lasciato un po’ di merenda, so che non è la tua preferita, ma mamma aveva finito il prosciutto crudo e mi ha per forza dovuto fare i panini con il cotto”.

Giorgia voleva gli occhiali, il braccio rotto e l’apparecchio perché aveva bisogno di essere vista, di essere amata, di sentire che le persone non avrebbero più fatto come suo padre, ma che sarebbero rimaste.

Ci sono situazioni in cui la crescita di un figlio con l’assenza di figure importati o rapporti familiari complicati, porta il bambino a cercare rifugio creandosi delle salvezze, degli escamotage per non soffrire o per sentirsi amato.

Passano gli anni e Giorgia è cresciuta, il rapporto con mamma è cambiato, perché oggi finalmente la vede. È diventata una donna grande, forte e autonoma, ma ogni tanto quando vuole fare la monella parla ancora con Gianni. Gli chiede come sta, ma non aspetta più una risposta come prima, lei sa che Gianni c’è, che in qualche modo lui è lì.

Ringraziamo tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

Nata sotto il segno dei gemelli, Valentina ama tutto ciò che è passione allo stato puro. Le piace mettersi in gioco ed è appassionata di scrittura.
Laureata in comunicazione pubblicitaria, ha nel cassetto un libro che vorrebbe pubblicare.
Una delle sue passioni è parlare con gli sconosciuti, ascoltare le loro storie e sapere cosa li ha portati lì in quel momento.
Si definisce “Reporter di vite”, ed è proprio quello che fa attraverso il nostro Curvy Pride Blog.

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