UN’IMPRONTA DI TERRORE

Riceviamo questo racconto da brividi da una nostra piccola amica undicenne, Morgana D’Innocenzo. Lei scrive moltissimo e il suo sogno è quello di diventare criminologa. Ovviamente le auguriamo di intraprendere la strada che desidera e la ringraziamo di averci inviato questa storia davvero ricca di suspense!

Sto per narrarvi una storia da brividi. Iniziò tutto il 3 novembre 2017, stavo parlando al telefono con la mia migliore amica. Ad un certo punto sentii dei passi ma subito non ci feci caso, credendo fosse solo la mia immaginazione. Non c’era nessuno in casa con me e mi succedeva spesso di sentire rumori strani. Un po’ a causa della mia immaginazione, un po’ per la paura di trovarmi da sola. Era molto tardi e stranamente mia madre non era ancora rientrata. Sperando che fosse lei la chiamai, ma nessuno rispose. Salutai la mia amica, chiusi la conversazione, andai a dormire e non ci pensai più.

Il giorno dopo, al mio risveglio, capii che mamma era tornata perché trovai un suo biglietto: mi diceva che stava andando al lavoro e che ci saremmo riviste al suo ritorno. Ero felice di sapere che mamma era tornata a casa quindi non ero sorpresa che ci fossero dei cassetti aperti.

Rifeci il letto e ci misi sopra una coperta di pile perché faceva molto freddo; andai a farmi il bagno e quando tornai in camera vidi sopra il pile l’impronta di una mano! Mi spaventai e chiamai mia madre che si mise a ridere, pensando che stessi scherzando e che avessi fatto volare la mia fantasia. Mi sentii ferita, avrei voluto che mi credesse!

Quella situazione non mi piaceva per niente. Passai tutto il giorno sola in casa. Dato che mamma non sarebbe rientrata che la mattina dopo a causa dei suoi turni, alla sera chiamai la mia amica. Le raccontai dell’accaduto, temevo che qualcuno mi stesse spiando e lei mi fece compagnia al telefono per tutta la notte. Continuavo a sentire quei passi…

Il mattino dopo ero stanchissima, avevo sonno e un gran mal di testa. Scesi in giardino a prendere un po’ d’aria fresca. Il nostro giardino era molto grande, avevamo un dondolo e alcune panchine. Confinava con un boschetto e non c’erano mai molti passanti perché la casa era un po’ isolata. Quando rientrai mi addormentai subito e mi risvegliai la mattina dopo. Mamma non era tornata ma non mi importava perché ero offesa dal suo comportamento. I rumori non cessavano, neanche di giorno. Adesso avevo davvero paura, non riuscivo neanche ad andare in bagno tranquilla! Mi sentivo come se stessi cominciando a delirare.

Ormai tutte le sere chiamavo la mia amica per sentirmi almeno un po’ al sicuro. Avevo l’ansia, non vivevo, non dormivo e non mangiavo, avevo lo stomaco chiuso. La mia testa  stava scoppiando per i troppi pensieri. Non sapevo chi chiamare per far sapere questa cosa, beh certo potevo chiamare la polizia, ma avevo paura che non mi credessero o cose del genere.

Sentivo la mancanza di mia madre che ormai non tornava da ben due giorni, non uscivo di casa, non avevo scampo. La sera seguente chiamai Giada, la mia amica, e sentii una porta aprirsi; andai a controllare e vidi un uomo con una maschera, urlavo dalla paura e non sapevo cosa fare, mi stava rincorrendo con un coltello! Ad un tratto sentii le sirene della polizia: li aveva chiamati lei che era rimasta al telefono e aveva sentito tutto.

Ero salva!

Hanno preso la persona che mi torturava da giorni e giorni, o meglio, la donna che mi torturava: mia madre.

Non ci potevo credere

3 NOVEMBRE 2019

Sono ormai passati anni dall’accaduto ma non lo scorderò mai. Ora vivo con una nuova famiglia e sono serena.

Morgana.

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