IL CORAGGIO DI UNA CURVY: LA STORIA DI ELISABETTA

Per la rubrica CURVY PRIDE ANTOLOGY, riproponiamo questo bellissimo articolo del 2019, scritto dalla nostra socia e amica Elisabetta Giordano, che ringraziamo.

“Mi chiamo Elisabetta, sono una donna di 37 anni e oggi ho una vita piena, divisa tra lavoro, famiglia, casa e hobbies. Ho intitolato questo mio articolo IL CORAGGIO DI UNA CURVY perché, per arrivare fin qua, ho avuto forza, determinazione, coraggio e voglia di sorridere. Di tornare a sorridere.

Questi ultimi anni non sono stati molto facili e nemmeno così tanto felici. Non voglio annoiarvi, ma parlare della rinascita dopo questo periodo. Avevo preso più di 40 kg. Da una taglia 46 ero arrivata ad indossare una taglia 58. Non ero più io. La Elisabetta, sempre truccata, ben vestita e con gli occhi felici era stata presa in ostaggio da una giovane che non si voleva bene. Problemi di salute, discussioni familiari e un po’ di depressione mi avevano inghiottito. Accumulavo peso quanto frustrazioni e delusioni. Guardavo mia figlia e mi sentivo in colpa perché non riuscivo a giocare con lei come voleva. Non mi guardavo nemmeno più allo specchio.

Un giorno il mio sguardo è caduto per sbaglio sul mio fisico, proprio davanti a quello specchio tanto odiato. Mi sono osservata e mi sono chiesta: “Come sei arrivata fino a qui? Perché non ti vuoi più bene?“. Non sapevo darmi una vera risposta: era tutto ed era niente. Ero certamente una ragazza triste. Disorientata.

Sorrisi da matrimonio.
In mezzo alla gente fingevo di essere serena e felice. In realtà non lo ero.
Nascondere i miei sentimenti dietro ad un sorriso era diventata ormai un’abitudine.
Peso raggiunto 112 Kg.
Eccomi al mare

Da quell’incontro fra la Elisabetta Top -del passato- e la Elisabetta fragile -di quel momento- nacque un caos. Ho cominciato a non mangiare o a farlo poco e niente e a non dormire. Pensavo, pensavo. Per due settimane sono stata davvero male poi, non so, mi sono fatta CORAGGIO ed ho affrontato le mie frustrazioni, ho parlato allo specchio gridando tutto quello che avevo dentro e mi sono ritrovata. Certo, detto così sembra stupido, sembrano solo parole ma è stato così. Da quel giorno, 27 febbraio 2018 le due Elisabetta hanno fatto pace e convivono. Ho iniziato una dieta seguita ovviamente dalla nutrizionista, ho cominciato a camminare.

Da sola la dieta non bastava.
Attività fisica, musica nelle orecchie che attraversava il cuore e tanta voglia di riuscire. Ho iniziato a dimagrire.

Tante passeggiate in mezzo alla natura, agli alberi, il profumo di vita e il sole sulla pelle. Pian piano ho iniziato a vedere i primi risultati. Poi, mi è stato chiesto di partecipare ad un piccolo concorso locale per diventare Miss Curvy. Non volevo, mi sentivo impacciata e goffa ma il coraggio mi ha tirato per un braccio e mi ha fatto affrontare il giudizio della gente e della giuria stessa. Da lì, è nato un nuovo modo di vedere le cose. Invece di dire no a tutto, mi sono detta PERCHÉ NO?

Questo nuovo modo di pensare ha avuto seguito perché sto facendo tante piccole azioni che hanno incredibilmente aumentato la mia autostima. La cosa principale è che, in questi mesi, ci sono stati tanti momenti difficili, ansiosi, ma sono riuscita a dominarli.

20 Ottobre 2018
La mia prima sfilata “curvy” con annesso concorso di Miss e Mister Oasi Piemonte che ho vinto!

Quando ero ragazzina ed avevo qualche kg in più venivo presa in giro, ora sono orgogliosa del mio fisico mediterraneo! Non sono e non voglio essere come le altre, ma sono riuscita a trovare un equilibrio. Bisogna sempre trovare stimoli, migliorarsi per essere in pace con se stessi, ma non sono i kg in più che determinano il nostro valore.

Non dobbiamo sentirci a disagio se abbiamo qualche curva di troppo, dobbiamo trovare la serenità, un equilibrio con il nostro corpo. Non dobbiamo trattarlo male. MAI. Forse sembra tutto banale e scontato. Alla fine però, se ci pensiamo bene, è giusto essere fieri di come siamo, senza emulare nessuno, soprattutto in una società basata spesso e volentieri sull’apparenza. Ci vuole coraggio, tanto CORAGGIO, per ritrovarsi, apprezzarsi e amarsi ogni giorno. E voi, siete coraggiose?”

Eccomi qui, con 45 Kg in meno,
sempre “curvy” e felice di esserlo, ma soprattutto con
sorrisi veri e tanta tanta stima di me stessa!

Amo la vita e le sfide. Sono una donna con i piedi nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. Sempre alla ricerca della bellezza dell’essere. Curiosa e creativa. Insomma, viva! Felice di far parte di questo gruppo!
“Il coraggio più grande risiede nell’essere se stessi. Imperfetti. Originali. Unici.”
A. De Pascalis

Ringraziamo tutte le persone che dedicano il loro tempo per la crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato

CHIAMATELA ANORESSIA, IO LA CHIAMO TRAMPOLINO DI VITA

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Elisa Picconi, educatrice e laureanda ventiseienne di Roma. Dopo aver assistito a una presentazione del nostro ultimo libro MI RACCONTO PER TE, Elisa ha trovato l’ispirazione per scrivere e inviarci la sua toccante storia di vita. Storia che è stata scelta per essere pubblicata nella rubrica di Curvy Pride sulla nuova rivista online di RADIO RID96.8, dal titolo DONNE DI OGGI BUSINESS & LIFE.

La rubrica di Curvy Pride, DIAMO VOCE AL CUORE, proporrà ad ogni uscita articoli, racconti, interviste legati agli argomenti sociali e inclusivi che sono il nostro messaggio e la nostra missione. Ringraziamo quindi RADIO RID96.8 e in particolare Michelle Marie Castiello per aver voluto fortemente la nostra partecipazione al progetto. Grazie anche alla nostra nuova amica Elisa che ha avuto la grande sorpresa di essere pubblicata non solo qui sul blog, ma ancor prima, come racconto inedito, su DONNE DI OGGI. Ecco il racconto completo.

“Mi chiamo Elisa. Vivo a Roma e alla mia nascita pesavo 2.4 chili: pesavo poco ancora prima di conoscere il mondo.

Elisa Picconi, di Roma, è educatrice e sta per prendere una seconda laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Quante volte avete vissuto nella vostra vita? Forse molti penseranno: “Ma che domanda è?” Io sinceramente non le ho contate, ma sono state molte.

La sveglia suonava, mi alzavo, mi vestivo, bevevo solo un caffè per colazione e uscivo di casa per frequentare l’ultimo anno del liceo. La giornata a scuola procedeva come sempre: spiegazione noiosa, ricreazione noiosa, uscita noiosa. Ritornavo a casa e pranzavo al volo per sbrigarmi a fare i compiti. Era talmente tanta la fretta che per pranzo mi bastava anche solo una mela. Dopo i compiti mi rifugiavo nel mio mondo. Era un mondo stupendo, ascoltavo musica -per lo più deprimente- sul mio letto e guardavo il soffitto. Beh, in realtà non guardavo letteralmente il soffitto ma tutti i miei pensieri che proiettavo lì in alto.

Oggettivamente non era un mondo così tanto stupendo, ma lo era per me, perché potevo finalmente essere me stessa, senza nessuno che si intromettesse con domande o argomenti di vario genere. Per cena un boccone -o forse bocconcino come lo avrebbero definito i miei- e poi di nuovo in camera. La sera era la parte che preferivo perché chiudevo gli occhi e i pensieri si fermavano. La mia vita in quel momento si bloccava. Sembrava come se finisse e la mia mente cancellava tutto quello che avevo visto o vissuto. Forse vissuto non è nemmeno il termine appropriato, dal momento che vivere è tutt’altra cosa. Insomma, passava la notte e poi ero di nuovo sveglia. Mi alzavo e facevo tutto quello che avevo fatto il giorno precedente ma in un modo totalmente nuovo. Era come se la strada che percorrevo sempre l’avessero costruita durante la notte: avevo la sensazione che fosse la prima volta che posavo i piedi su quell’asfalto. Così come anche tutti gli edifici, le piante, gli alberi, tutto!

Ed ecco qui che vivevo la mia seconda vita. Anche se in realtà non si poteva definire vivere. Era tutto noioso, piatto, inanimato, semplicemente perché i miei occhi erano inanimati e non avevo nessun tipo di entusiasmo nel fare le cose. Quindi anche il mio cuore era inanimato. Ero praticamente una persona cieca con un cuore di latta. Mi sentivo strana in questo mondo, come se non mi appartenesse. O forse ero io che non appartenevo a lui. Beh, qualcuno era sbagliato e visto che non mi sentivo accettata da nessuno, nemmeno dalle emozioni, pensai che fossi io il problema.

Così decisi di far scomparire tutto il mondo dalla mia vita. Allontanai gli amici e persino la felicità, l’amore, la soddisfazione. Soprattutto decisi di scomparire io. Scomparire, nel vero senso della parola. I miei pasti già non erano molto abbondanti, ero particolarmente nervosa e mi passava l’appetito, così non mi era difficile scomparire. Riempivo il mio stomaco di rabbia e nervosismo e più mi guardavo allo specchio più ero convinta che qualcosa in me fosse sbagliato. Non riconoscevo più il mio volto riflesso. Salivo sulla bilancia e ogni settimana vedevo il numero che si abbassava di mezzo chilo. Era diventata una sfida contro me stessa. Più dimagrivo più scomparivo.

Vivevo l’ossessione del peso e la soddisfazione dei chili che scomparivano per far scomparire il mio corpo.

Poi le persone cominciarono a notarmi, ma per la mia magrezza. Da una parte ero soddisfatta perché volevo diventare invisibile (fisicamente) ma d’altra parte non volevo essere invisibile (emotivamente). Avrei voluto che qualcuno guardasse il mio stomaco pieno di tante piccole mine esplosive, ma soprattutto volevo che qualcuno notasse il mio cuore di latta e lo cambiasse con un cuore vero. Il problema più grande è che avevo talmente tanto casino in testa, troppi pensieri, che non sapevo da dove cominciare a sistemate le cose dentro di me. Così scelsi la strada più semplice: rimanere in silenzio aspettando che qualcuno mi capisse. Semplice no? Anche perché non ero in grado di spiegare tutto quello che avevo dentro e speravo che qualcuno comprendesse quel mucchio di emozioni dolorose e taglienti come lame. Non fu però così tanto semplice come speravo. Le mie mille vite noiose passavano, giorno dopo giorno, e io mi guardavo sempre di più allo specchio notando il veloce cambiamento che avveniva nel mio fisico. Era incredibile che un corpicino così piccolo dentro contenesse una bomba a orologeria.

Ogni volta che mi mettevo a tavola mi guardavano tutti in modo strano e osservavano quante forchettate mettevo in bocca, per non parlare della quantità di cibo in ogni forchettata. Nei volti dei miei genitori sembrava esserci stampato “Beh? Solo quello?” Così per evitare gli sguardi costanti decisi di mangiare lontano dalla famiglia, in tempi diversi: il mio pranzo era alle 12 mentre la mia cena alle 19. Sempre e solo insalata o frutta. Poi ero anche controllata da medici, il che non migliorava molto le cose: ero costretta a rispettare una dieta che non mi piaceva proprio ma non per la qualità del cibo piuttosto per la quantità. Io volevo solo scomparire e lo volevo fare da sola. Non capivo perché gli altri me lo impedivano. Avrei solo fatto un favore al mondo intero visto che non mi accettava. Una volta, prima di andarmi a pesare dal medico, bevvi non so quanta acqua per pesare qualche etto in più, anche se diventai un acquario vivente. Avevo barato, però riuscii ad arrivare al mio scopo. Il grande Macchiavelli diceva “Il fine giustifica i mezzi!” e se dobbiamo imparare dalla storia io sono una brava allieva.

Davanti ai miei occhi non erano fette biscottate con la marmellata, ma tante calorie che mi facevano diventare grassa.

Tutto cambiò il 18 luglio del 2015 quando ero a pranzo in famiglia per festeggiare il mio compleanno e come sempre mettevo il limone ovunque. Avevo questa fissa del limone perché ero convinta che mi aiutasse a digerire quelle poche cose che ingerivo. Lo feci anche quel giorno, mettendolo sulle patate lesse. Fu allora che mio padre batté un pugno sul tavolo e cominciò a gridarmi contro. In pochi minuti aveva descritto tutte le mie mille vite malnutrite. Ma non fu questo che mi sconvolse. Fu il suo tono di voce e soprattutto il suo sguardo.

Era arrabbiato ma nella sua voce si sentiva qualcosa di rotto, qualche parola che non riusciva a buttarmi addosso perché aveva un magone in gola. Poi lo guardai e i suoi occhi non erano così tanto arrabbiati ma tristi e molto preoccupati. Vedevo quella luce di tristezza che non avevo mai visto in mio padre. Una luce che rese i suoi occhi bagnati, anche se il fiume delle sue emozioni non straripò. Così oltre al magone in gola, vidi tutto il peso nel suo cuore in un ammasso di paura, nervosismo, tristezza…tutto quello che avevo io dentro lo vedevo nel suo cuore. Io lo avevo a causa del mio posto sbagliato nel mondo e lui lo aveva per causa mia. Eravamo più simili di quello che avessi pensato. Non potevo sopportare che il dolore che non tolleravo più dentro di me lo avevo creato anche alle persone che più amavo. Lo avevo creato io! Ero così delusa da me stessa che mi alzai e me ne andai in camera. Dopo qualche minuto sola e rinchiusa nelle mie quattro mura, arrivarono a turno mio nonno, mia nonna e mia madre. Vidi in loro lo stesso dolore straziante che vidi in mio padre.

Pensavo di aver già toccato il fondo, ma quello fu un teletrasporto negli abissi dell’oceano. Non so come, ma tutto mi fu più chiaro. Mi accorsi del mondo intorno a me, lo sentivo. Percepivo intorno a me un campo arido e ghiacciato del nord Europa, con quel silenzio inquietante e il fruscio del vento che ti terrorizza. Quello scenario lo potevo cambiare solo io e lo volevo fare da subito. Scegliere la strada più semplice dell’invisibilità aveva solo peggiorato le cose. Se volevo una vita, UNA SOLA vita e viverla con un cuore vero, dovevo cambiare me stessa, dovevo io mettere ordine dentro di me senza avere fretta di sistemare tutto e subito.

Cominciai a sistemare un po’ di pensieri con l’aiuto delle persone che amavo. Dopo aver messo ordine dentro di me dovevo solo fare un altro piccolo passo: dare voce a quei pensieri. Solo così me ne sarei liberata del tutto. Così parlai con una psicologa e iniziai a vivere, senza limiti, ogni istante facendolo diventare la mia filosofia di vita: vivere l’infinito nel finito.

E poi riuscii a vedere finalmente le piante, gli alberi e la strada che percorrevo ogni giorno. Avete presente quel cerchio cinese bianco e nero? Lo Yin e lo Yang? Bene. Se sono ciò che sono è perché mi ero persa in quella parte nera. Ero talmente smarrita che il mio unico appiglio era quella piccola pallina bianca, quell’energia positiva che mi ha cullato. Ho visto la parte peggiore, ora apprezzo e voglio vivere solo la parte migliore”.

Credere nell’infinito del finito che caratterizza ogni istante. Vivere veramente la vita.

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QUELLO CHE RESTA: LA MIA ESPERIENZA ALLA BIENNALE DI FOTOGRAFIA FEMMINILE DI MANTOVA

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo scritto dalla nostra socia Valentina Casalegno.

Ciao, sono Valentina. A marzo ho visitato la Biennale di Fotografia Femminile di Mantova e vi racconto la mia esperienza. Il tema era: cos’è quello che resta? Che eredità lasceremo?
Abbiamo sempre vissuto in un mondo maschilista in cui la donna viene tenuta indietro. Più tempo passa e più ho la convinzione che questo avvenga per la paura che l’uomo ha nel riconoscere che siamo effettivamente più brave a fare ogni cosa; anche perché ne facciamo più d’una, siamo magiche nel vestire
più panni contemporaneamente, quasi come delle splendide attrici di teatro
. Nella vita quotidiana gestiamo bollette, figli, spesa, lavoro, hobby, palestra, amici. Riusciamo a fare tutto e soprattutto a farlo bene.

Che meravigliosa scoperta poterlo nuovamente affermare in questa mostra, che ha un’unica linea comune, temi sparsi, tante sedi e ambienti meravigliosi, ma l’occhio del fotografo, l’obiettivo, è sempre femminile. Infatti la Biennale di Fotografia Femminile non a caso è gestita da un team prevalentemente di donne, il 99,9%.

Continua a leggere “QUELLO CHE RESTA: LA MIA ESPERIENZA ALLA BIENNALE DI FOTOGRAFIA FEMMINILE DI MANTOVA”

“AUTORI TRA LE RIGHE”: UN FORMAT TUTTO NUOVO PER LE INTERVISTE SOCIAL AGLI AUTORI DEI NOSTRI LIBRI

A partire da lunedì 23 maggio ripartono le interviste in diretta Instagram agli autori e alle autrici dei nostri libri. La nostra socia Fabiana Sacco, ideatrice del progetto, intervisterà gli autori di MI RACCONTO PER TE, antologia di racconti di vita uscita l’8 marzo scorso, curata da Antonella Simona D’Aulerio, edita da Giraldi Editore e con la prefazione di Serena Grandi. Ecco cosa ci racconta Fabiana:

“Dopo le interviste agli autori di DILLO A CURVY PRIDE – la nostra prima raccolta di storie di vita, uscita a dicembre 2020, ndr – abbiamo voluto riproporre queste dirette perché è un modo semplice e molto efficace per arrivare al pubblico. Oggi i social sono lo strumento più usato e immediato per condividere contenuti e abbiamo la possibilità di conoscere chi sono davvero le persone che hanno contribuito alla realizzazione dei libri.

La scorsa edizione delle dirette ha avuto un grande successo: i follower ci hanno dimostrato tutto il loro interesse, hanno potuto fare domande in tempo reale, hanno commentato i loro racconti favoriti, hanno potuto scoprire com’è stato per gli autori condividere le loro storie, a volte anche molto personali e toccanti. Ci sono state dirette in cui abbiamo riso e altre in cui non abbiamo potuto trattenere le lacrime. Con le storie di vita è così: ti prendono e ti trasportano nel loro mondo. È facile immedesimarsi, perché i racconti parlano d’amore, di amicizia, di lavoro, della vita di ogni giorno. C’è chi ha rivissuto i ricordi della casa della nonna, chi ha ricominciato la sua vita dopo una separazione, dopo una delusione, dopo una perdita. C’è chi ha raccontato la propria esperienza con i disturbi alimentari o con l’omosessualità. Chi ci ha trasportati dritti negli anni ’90. Insomma, le storie dei nostri libri sono le storie di tutti, e tutti noi possiamo trovare in quelle pagine un pezzettino di noi stessi.

Da quest’anno il format sarà strutturato con 3 domande, sempre le stesse, ad ogni ospite. Sarà divertente e curioso confrontare le risposte dei nostri autori. Ogni incontro durerà circa 10 minuti e sarà pubblicato sui nostri social, in modo da poterlo condividere e rivedere in ogni momento. Lo abbiamo intitolarlo AUTORI TRA LE RIGHE perché quello che desideriamo portare a galla sono le sfumature degli argomenti trattati e le curiosità che ci sono rimaste dopo aver letto tutti i racconti. Vi invito a seguirci e a commentare le dirette: gli autori non vedono l’ora di cominciare a raccontarsi per noi anche dal vivo!

Potrete seguire le dirette ogni lunedì e giovedì alle 19.00 sul profilo Instagram curvypride_official e/o vederle pubblicate subito dopo sui nostri vari canali social. Seguite le nostre stories per scoprire chi saranno gli autori del giorno. Buone dirette a tutti!

Per acquistare i nostri libri fai clic QUI oppure cercali in libreria e nei maggiori shop on line

Un grazie a tutte le socie e soci che che credono nell’ Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

SIMONA IZZO DAVANTI ALLO SPECCHIO: “RACCONTO A CURVY PRIDE TUTTO QUELLO CHE NON MI HANNO MAI CHIESTO”

Simona Izzo si racconta a Curvy Pride. Davanti allo specchio, senza riflettori e senza trucchi, ci presenta il suo lato più intimo e profondo.

CURVY PRIDE ANTOLOGY: RIPROPONIAMO QUESTO ARTICOLO INTERVISTA DI MARZO 2020 E RINGRAZIAMO DI CUORE SIMONA IZZO PER LA DISPONIBILITÀ, LA SINCERITÀ E LA SIMPATIA.

“Eccomi qui davanti allo specchio. Senza riflettori. Senza copione. Senza trucco. Solo con me stessa. Con le mie curve e con voi che mi leggerete. Provo per una volta a intervistarmi da sola” 

Chi è la donna che vedi nello Specchio? Tutte le donne che ho dentro di me, dipende dal mio stato d’animo: se sono triste non mi guardo allo specchio, quando mi guardo mi sorrido.

Che donna sei? Appassionata.

Come sei diventata la donna che vedi? Vivendo, soffrendo, ridendo e piangendo molto.

Cosa ami e cosa odi del tuo passato? Amo follemente la mia infanzia, circondata da una madre bellissima un padre affascinante e acuto, con una gemella  migliore di me, due sorelle più piccole bellissime -le bambole della mia vita!- Odio il giorno in cui ho compiuto trent’anni: avevo appena divorziato, mi sentivo molto sola, mi aggrappavo a mio figlio come fosse l’albero della vita. Lui mi ha salvata.

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Ti piaci? Non sempre.

Cosa ti piace di te? Le tette, la mia energia psichica -quando ce l’ho- e la tenacia.

Cosa cambieresti invece? I periodi bui, la malinconia che mi attanaglia ogni tanto e le crisi di panico.

Che rapporto hai con il tuo corpo? Difficile, ma ogni tanto ne sono fiera! So di occupare uno spazio scenico e mi impongo con la mia stazza e la mia altezza.

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E con la bilancia?  La frequento tutti i giorni: la sfido, la inganno appoggiandomi al muro, la spizzo, la sbircio, ma non ne potrei fare a meno! Sono bilancia dipendente!

Come ci convivi con la taglia? Detesto i numeri alti, adoro le taglie americane: 12 sta per 46!

Che cos’è la bellezza e quanto è importante per te? Determinante sentirmi in ordine: capelli puliti, faccia appena truccata, manicure e pedicure perfetti; ma non puoi essere a posto sempre, non ho questa ossessione.

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Simona e il cibo. Ho un rapporto discontinuo: a volte mangio in modo compulsivo, altre detesto il cibo. Quando una persona che amo sta male, io smetto di mangiare e bevo solo latte, credo sia una consolazione infantile.

A cosa non sai resistere, non solo a tavola? Ai dolci, alle cotolette, alle patatine fritte, al riso al latte -torna sempre l’infanzia!

A cosa non sai rinunciare? Al latte nel caffè, alle noccioline nei frigobar degli alberghi, al Ciocorì.

Cosa piace agli altri di te e cosa piace a te degli altri? Ho una forte ansia di accettazione, credo che gli altri la percepiscano e ne siano lusingati. Mi piacciono le persone comunicative e odio i musoni, i silenzi ingiustificati, i seduttori volontari, ma anche gli indifferenti e gli avari, sia di tasca che di cuore.

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Quanto conta il giudizio degli altri? Il giusto, ma se hanno un giudizio negativo nei miei confronti cerco di farglielo cambiare.

Cosa ti fa soffrire?  La precarietà del mio lavoro, certe afasie intellettuali, certi assopimenti dell’intelligenza, un deficit dell’attenzione di cui soffro quando mi annoio e quando vengo meno alle aspettative che ho su me stessa.

Quale aggettivo ti da più fastidio in relazione al tuo corpo? Molliccia, perché è una condizione non solo fisica.

Uomini e curve. Qual è la retta che li unisce? Non ci sono geometrie, tanto meno rette, al massimo percorsi ad ostacoli. Ricordiamo che le curve fanno sbandare gli uomini: meglio averle!

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Sei felice? Ogni tanto.

Cosa ti rende felice? Una bella dormita. Una bella mangiata. Una notte d’amore. L’abbraccio di mio figlio, i baci dei miei nipoti e gli occhi di mia madre.

Cosa ti manca per essere felice? A volte tutto…

La donna in cui ti rispecchi di più. La mia gemella Rossella: non tutti hanno il privilegio di avere un doppio a portata di mano e di cuore.

La canzone a cui ti senti più legata. Ci vorrebbe un amico, del mio ex marito.

Il film che ami di più. “Le relazioni pericolose”, perché le relazioni interessanti sono sempre pericolose.

La frase che ti racconta. Un libro di Pavese: “Il mestiere di vivere”.

Cosa vedi davanti a te? Nipoti, amore, marito, film da fare, libri da scrivere. commedie teatrali da ideare e molto altro.

Dì qualcosa a te stessa. Ci penserò domani. Mi piace rimandare, ma non all’infinito. Però se posso spengo la sveglia, il cellulare, abbraccio mio marito e mi dico appunto: ci penserò domani. Come Rossella O’Hara in “Via col vento”!

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