ARRIVA UN CUCCIOLO IN FAMIGLIA E TI CAMBIA LA VITA

Ciao, mi chiamo Monica, sono una Naturopata Olistica e mamma di Love e Kanki, due Golden Retriever rispettivamente di 3 e 1 anno. Con loro svolgo anche attività di Pet Therapy, dopo aver conseguito la qualifica di coadiutore del cane negli Interventi Assistiti con Animali. Ti racconto la storia di come e perché sono entrati a far parte della mia vita.

Ho sempre amato gli animali e ho sempre avuto dei gatti, perché tutti mi dicevano che i cani hanno bisogno di spazio e io vivevo in un piccolo appartamento senza giardino. I mici invece sono esseri anarchici, amano anche stare soli nella loro casa e questo mi ha permesso sia di godere della loro compagnia, che di vivere la libertà che il loro essere autonomi mi ha concesso. Quattro anni fa, finalmente, mi sono trasferita in una casa con degli spazi adeguati alla presenza di un cane e quindi mi sono buttata a capofitto nella ricerca di un cucciolo.

Scrollando il feed di Facebook mi appare il video di un biondino -così vengono chiamati amichevolmente i Golden- che rincorreva una minilepre ed era buffissimo, perché per quanto lui fosse veloce, la minilepre lo era più! Da bravo cucciolo impavido si è fiondato sotto una catasta di legna che ovviamente gli è crollata addosso! La sua goffaggine mi ha rapita, mi ha immediatamente mostrato il lato buffo di me che ho sempre cercato di nascondere. Ho sentito un’affinità immediata, mi sono innamorata all’istante di quel musetto dolce e sull’onda di questo amore a prima vista sono corsa a condividere questa gioia con miei genitori.

La loro reazione ha fatto crollare il mio entusiasmo.

Vorrai mica rovinarti la vita! Un cane è un impegno! Sai quanti soldi ci vogliono per mantenere un cane? E poi come fai quando vai via? E giù di musi lunghi, di espressioni da ecco che ne ha inventata un’altra delle sue, non sa cosa l’aspetta, e cose simili.

Col senno di poi, posso dire che sono contenta di non aver dato retta alle loro perplessità. Non mi sono lasciata abbattere dalle loro parole e mi sono portata a casa il mio cucciolo. E appena lo hanno visto il loro volto si è illuminato! Si sono sciolti, gli hanno permesso di salire sul divano e non si sono tirati indietro davanti alle sue leccatine piene di saliva e affetto. Cosa che oggi fanno anche con Kanki, la sorellina che è arrivata dopo. Quando vado a trovarli con i cani, i miei genitori sembrano dimenticare la loro età e i loro acciacchi: la schiena improvvisamente si ammorbidisce per accarezzarli e coccolarli, gli preparano i biscotti, la mela tagliata, insomma, gioia pura, due persone completamente diverse!

Oggi i miei cani sono una parte di me, non saprei neppure più come si vive senza un peloso che ti gira intorno continuamente. Eppure quando sono andata a prendere Love ero in una confusione totale, non sapevo nemmeno come si tiene in braccio un cucciolo! Fortunatamente l’allevatrice Daniela mi ha capita, ha accolto la mia paura di non essere una padrona adeguata e l’ha abbattuta insegnandomi con pazienza tutto quello che mi serviva sapere: come mettergli il collarino, come si tiene il guinzaglio, quale e quanta pappa dargli, come dargliela e altre mille cose che non avevo idea di dover conoscere. Lo aveva anche già abituato al trasportino in auto e anche di questo le sono molto grata, perché per una persona ansiosa come me, sapere che loro sono tranquilli e sicuri quando viaggiamo è un grande conforto.

Solo che una volta a casa, io e lui da soli, mi sono persa…dovevo abituarlo a fare i suoi bisogni fuori, a non travolgermi ad ogni pappa, a non farmi scippare la cena dalla tavola, alla cuccia, fargli capire che la gatta non è un peluche, aiuto quante cose! Probabilmente immaginavo – chissà perché – che sapesse già tutto, oppure che fosse già tranquillo come un cane adulto, invece il diavolo della Tasmania si era impossessato di lui e io ero nel panico!

Ho contattato quindi un educatore cinofilo e lì mi si è aperto un altro mondo! Ho incontrato Paolo che, oltre a rasserenarmi sul fatto che il mio cucciolo fosse normalissimo e non posseduto, mi ha portata a lavorare su di me e sulle mie insicurezze rispetto a Love e quando dopo due anni sono andata a prendere la sorellina Kanki -Kiki perché il nonno non riesce a dire Kanki- è stato tutto molto più semplice.

Con loro due ho sperimentato per la prima volta nella mia vita il non-giudizio, l’accettazione totale di un altro essere. Mi motivano, mi offrono continuamente prospettive diverse, confermano la mia autoefficacia, mi sento più sicura di me stessa e una persona più forte. Ho imparato che i cani, in quanto animali sociali, hanno bisogno di stare con noi, hanno bisogno di tempo di qualità da trascorrere insieme, di movimento, di gioco. Io non sapevo giocare, l’ho imparato con loro e ho scoperto che giocare è liberatorio, allenta lo stress e rafforza il legame, la relazione. Quando esco dalla doccia devo fare lo slalom perché sono tutti e due appiccicati al box che mi aspettano. In cucina poi, non ne parliamo!

La mia domanda ricorrente è chissà se riesco a dare loro anche solo una minima parte dell’amore che ricevo?

E poi arriva la sera, e inizia il nostro momento magico: mi sdraio sul divano e loro prendono posto in due secondi: Kanki si accoccola su di me e mi scalda la pancia e Love si accomoda ai miei piedi, tenendoli al caldo. E la risposta è lì, dentro di me, intorno a me: ascolto il loro cuori battere e mi sento come su una nuvola, sospesa e in pace con l’intero universo.

Il nostro momento di relax

Ringraziamo Monica per averci mandato la sua storia di vita. Se anche tu desideri scrivere uno o più articoli per il nostro blog LEGGI QUI come fare.

Un grazie a tutte le socie e i soci che dedicano il loro tempo alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

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I LOOP DI AGATA – VIVO LA VITA DI QUALCUN ALTRO.

Questo è il diario di Agata. Chi è Agata? Sono io, sei tu. È la tua migliore amica, tua sorella, la vicina di casa che canta mentre stende i panni. È la donna romantica che piange guardando un film, la guerriera che si sveglia presto per andare al lavoro e che si destreggia tra figli, famiglia e doveri. Agata convive con i suoi loop, invadentissime paranoie tutte femminili che la mettono spesso in difficoltà di fronte alle cose della vita. Adesso ha deciso di tenerne un Diario. Un bel Diario in cui scrivere tutto quello che le passa per la mente. Per scoprire se riesce a conoscersi un po’ di più, per condividere i suoi pensieri. Per se stessa, per te.

Caro Diario,

In questi giorni ho l’impressione di vivere la vita di qualcun altro. Mi spiego meglio: sono nata non si sa da chi e perché. Sono sopravvissuta, ma per fare cosa non lo so. Mi hanno adottata, forse contro voglia.

Non capisco i miei parenti.

Spesso mi chiedo chi sia ‘sta gente. Non li conosco! Ma li voglio conoscere? Nove volte su dieci la risposta è no! Mi hanno detto che sono rancorosa. Ti assicuro che proprio non fa parte del mio modo di essere. Però sono satura. Quindi la domanda sorge spontanea: a che serve tutto questo?

Smettiamo di passare il tempo a preoccuparci di tutto e per tutto.

Caro Diario, sai ultimamente cos’ho iniziato a fare? A dire come la penso. Ho sempre fatto molta fatica a dire la mia su qualsiasi cosa, argomento o persona che fosse, ma non è mai stata falsità; credevo che fosse quieto vivere, credevo che fingere di essere d’accordo su tutto con tutti fosse risolutivo e comodo. Ma si è rivelato un totale flop. Alla fine ho accumulato solo tanto stress e una collezione notevole di calci in faccia. Mia madre una volta mi ha detto: NON MI SEMBRI UNA PERSONA LIMPIDA. Ed io ovviamente ho incassato e sono stata zitta, per il bene collettivo. Se me lo dicesse oggi insorgerei! NON LIMPIDA IO? MA TI RENDI CONTO di quello che blateri? La giornata ha 24 ore e tu, cara mamma, ne passi 20 a mettermi sotto accusa per tutto con la conseguenza di farmi sentire sbagliata, e le altre 4 ore non dormi per cercare di capire come mortificarmi per le 20 ore del giorno successivo. Come accidenti posso essere serena, limpida, felice?

Dodici anni fa ho infilato il piede in una buca e ho preso una storta. Ho sentito un rumore sinistro e poi non sono stata più in grado di camminare. Ero con quello che poi è diventato mio marito. Non vivevamo ancora insieme, quindi me ne sono tornata a casa e, entrando in bagno, mi sono imbattuta in mio padre che aveva appena terminato di farsi la doccia. Mi ha vista zoppicare e io gli ho spiegato cosa fosse successo. Sono consapevole di essere a volte rimbambita e di avere l’equilibrio di una scimmia con le vertigini, ma insomma, può capitare. Ho sperato di trovare conforto in mio padre -che speravo vestisse i panni dell’eroe che prende le mie difese contro il mondo- che invece mi ha risposto: “Ma sei TROPPO GRASSA!”

Ora, qualcuno con molta pazienza può spiegarmi cosa c’entrava questa cosa? In ogni caso io ho taciuto perché non volevo rispondergli male. Qualche giorno fa mi ha chiamata per ribadirmi il concetto di obeso. Come se io non ci arrivassi, come se non sapessi che significa. Ho risposto così: “VORREI RICORDARE A SUA MAESTÀ RE TATTO CHE IO NON SONO SOLO UNA PALLA DI LARDO CHE GRAVITA SULLA TERRA PER INFASTIDIRE IL PROSSIMO, MA SONO UNA PERSONA CON DEI SENTIMENTI E CHE MOLTO PROBABILMENTE HA ACCUMULATO TROPPO STRESS E INSICUREZZE“.

La sua risposta? Eccola: “NOI TI ABBIAMO DATO AGI E OPPORTUNITÀ E DEVI RINGRAZIARCI“. Sono scoppiata a ridere e ho riagganciato. Salutando chiaramente. Io l’educazione me la sono imparata. Qualche giorno dopo mi ha chiamata per invitarmi a mangiare la pizza. Capisci perché non capisco?

Potrei andare avanti ore con questi racconti. A pensarci bene forse dovrei scrivere una sorta di DECAMERON, o una personalissima DIVINA COMMEDIA. Scherzi a parte, a oggi, non mi ritengo né giusta, né sbagliata. Non credo di avere ne ragione 0 torto, ma penso di essere fortunata. Alla fine dei conti nella mia vita è tutto più o meno funzionante, esattamente come ogni comune mortale. Faccio una vita normale, fatta di cose semplici ma vere. Probabilmente non mi interessa più nulla di ascoltare chi per me ha solo giudizi e cattiverie gratuite. Sarebbe bello ricevere consigli e sì, anche critiche, accompagnate da una carezza e da un tranquilla, tutto si risolve. Ma ho capito che questa pacca sulla spalla me la devo dare da sola e trasformare in bene quello che mi succede.

Alla fine se vogliamo, vinciamo noi!

So che i miei racconti ti stordiscono sempre ma gestire le mie emozioni è un lavoro… se mi pagassero sarei miliardaria.

A presto, Agata

Ringraziamo tutte le socie e i soci che contribuiscono alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

I LOOP DI AGATA – LE MIE SFUMATURE D’AMORE.

Questo è il diario di Agata. Chi è Agata? Sono io, sei tu. È la tua migliore amica, tua sorella, la vicina di casa che canta mentre stende i panni. È la donna romantica che piange guardando un film, la guerriera che si sveglia presto per andare al lavoro e che si destreggia tra figli, famiglia e doveri. Agata convive con i suoi loop, invadentissime paranoie tutte femminili che la mettono spesso in difficoltà di fronte alle cose della vita. Adesso ha deciso di tenerne un Diario. Un bel Diario in cui scrivere tutto quello che le passa per la mente. Per scoprire se riesce a conoscersi un po’ di più, per condividere i suoi pensieri. Per se stessa, per te.

Caro Diario,

la parola amore torna come un boomerang con una delle sue migliaia di sfumature. Questa volta solo per ricordarmi che non dato retta al mio istinto e che per andare bene agli altri non ho seguito la mia natura. Per me l’amore è tante cose in diversi modi. Ma oggi mi concedo di parlarti di Lei. si Lei, hai capito bene. Inutile ricordare che sono bravissima ad incasinarmi la vita, inutile sperare che ci sia qualcosa che non sia passato a bussare alla mia porta mettendo in disordine nuovamente tutto.

Sono bisessuale, oh mio Dio quanto è liberatorio. Non che non si sappia. Ho fatto un comingout velato, ma c’è da dire che ho una valida “copertura”. Non è una bella parola, i miei figli sono tutto meno che una “copertura”, ma siccome ho dovuto far finta per tutta la vita di essere qualcuno di diverso dal mio vero io la definisco così. Molti darebbero definizioni particolari a questo tipo di amore: devianza sessuale, condizione, moda, cataclisma (rido) perché anche amare è diventato un lusso. “Mi piace amare, non importa chi tu sia, importa la grandezza di ciò che riesco a provare con te”… “coooooosaaaaa??? Per caso ti ha dato di volta il cervello?” “Shhhh non dirlo a nessuno, che figura!” Lo trovo stancante. E allora per stemperare quest’atmosfera cupa canto una canzone:

“Dimmi che male c’è, se ami un altro come te, l’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso lo forse un po’ di più.Nel cammino dell’amore
Scende sempre quel dolore dentro te
C’è chi ti guarda con disprezzo
Perché ha il cuore di un pupazzo dentro
Se a chi dice che non sei normale
Tu non piangere su quello che non sei
Lui non sa che pure tu sei
Uguale a noi e che siamo figli dello stesso Dio”

Sono solita fare percorsi a ritroso perché sono credo possano aiutarmi a comprendere al meglio i miei errori ed aggiustare il tiro ove necessario. Sono molto critica nei miei confronti e spesso mi dimentico di concedermi delle attenuanti. Ho vissuto tantissimo coi sensi di colpa ma di recente ho proprio deciso di smettere. Credo di meritare un pochino di pace interiore anche io.

Fin da bambina sono stata circondata da cliché: “Devi fare questo perché è giusto, quest’altro perché è previsto e perché quell’altro, insomma sei diversa da tutti gli altri quindi almeno non fare altri errori”. Riassumendo essere “diversi” è un errore quindi figuriamoci dichiarare una bisessualità. Secondo me mi avrebbero portata dall’esorcista. Ora ci rido ma ci sono persone che si sono fatte del male davvero per queste reazioni sconsiderate da parte di chi dovrebbe solo donarti amore, insegnamenti, comprensione. Che fatica!

È come se ora fossi libera da una prigionia durata anni.

E allora confesso: mi sono innamorata di una donna, lei è perfettamente imperfetta. È piccolina di statura ma il suo sorriso la fa sembrare altissima. La sua energia è contagiosa e mi lascia senza fiato. I suoi occhi raccontano una storia difficile ma il suo cuore ha la meglio facendola sembrare invincibile e imperturbabile. So che non è così ma mi piace pensare che nulla la farà mai più soffrire.

Non ci sono foto nostre ma nel mio cuore ci sono tatuati tutti i momenti che siamo riuscite a passare insieme. Ho scelto di non dirle niente perché credo, purtroppo di non poter essere felice. E so che è incoerente con quanto detto prima ma sono convinta che gli stereotipi dai quali sono circondata da sempre mi abbiano inevitabilmente seguita fino a qui impedendomi di aprire il mio cuore totalmente. Il desiderio di sentirmi al sicuro è fortissimo. Vorrei smettere di far galoppare la mia mente e lasciare che qualcuno mi faccia sentire al sicuro. Abbassare di nuovo la guardia affinché possano amarmi incondizionatamente semplicemente perché sono io. Mi manca tantissimo quella sensazione. Quella sensazione che credo di non aver ancora provato per nessuno è con nessuno.

Non riesco più ad aggiustare il mio cuore ormai fatto di porcellana.

Chiedo scusa a me stessa di non permettermi di amare e lasciarmi amare come vorrei.

A presto Agata

DIETA: UNA PAROLA SEMPLICE CHE DIVENTA UN’OSSESSIONE

Per la rubrica Curvy Pride Anthology riproponiamo la storia di Valeria, che si è raccontata a Curvy Pride aprendo il suo cuore e compiendo un gesto coraggioso. Perché raccontarsi davvero non sempre è facile, a volte si toccano dei punti deboli, altre si riportano a galla vecchie ferite. Ma la cosa più importante è che raccontarsi vuol dire guarire, è come togliere un po’ di peso dalle nostre spalle, come appoggiare un bel librone pesante e lasciarlo lì, perché non ci serve più. E se qualcuno che passa lo vede e pensa di averne bisogno, beh, che lo prenda e lo trasformi in un dono prezioso! Ecco le parole di Valeria.

Il mio racconto lo faccio partire da qui: dal mio presente e da ciò che sono oggi. Guardare indietro non fa più male e soprattutto non mi fa più paura. Ho 38 anni, sono una donna, una moglie e una mamma e amo la vita come non mai.

In passato ho permesso che il mio corpo mi facesse male. Fin dall’infanzia i miei ricordi sono legati al rapporto non sano con il cibo. Nascondevo merende e merendine, carte e involucri vuoti. Oggi mi fa sorridere ma se mi fermo e mi guardo dall’esterno provo un’infinita tenerezza per me stessa: vedo una ragazzina di 12 /13 anni, cicciottella, con degli occhioni grandi e lunghi capelli castani seduta nel lettino della sua cameretta a mangiare qualsiasi cosa. Adesso anche lei mi guarda e solo ora so cosa nasconde dietro quegli occhi che mi fissano con sincera intensità. E poi vedo gli anni che passano e tutto cambia, io cresco ma continuo ad avere quegli occhi che non mentono. Sono occhi talmente grandi che se li guardo bene riesco a leggere la mia storia. La storia di una bambina a cui è stata incisa nella mente una parolina che l’ha accompagnata per una vita: DIETA. Peccato però che un bel giorno questa parola così semplice, di sole 5 lettere, diventa un’ ossessione. Sai cosa significa vivere una vita perennemente a dieta? Significa non avere una vita normale.

È facile giudicare, è facile parlare ed esprimere giudizi sulle persone in carne, grasse e obese. Ma nessuno sa cosa si nasconde dietro il loro aspetto.
Da qualche tempo qualcuno ha definito l’obesità come una malattia, ma ancora oggi si esprimono giudizi e pensieri senza curarsi del male che si infligge alle persone, perché purtroppo questa è una malattia delle mente, che piano piano ti distrugge l’anima.

Immagino che tu sappia che il giorno perfetto per iniziare la dieta è sempre il lunedì, perché fino alla domenica sera devi gustarti l’ultima cena, l’ultimo piatto preferito, perché poi chissà quando potrai rifarlo! E poi ecco che arriva il lunedì, quante speranze in quel lunedì che ti fa dire da oggi sono a dieta, questa è la volta buona. Peccato però che già verso il pomeriggio qualcosa non va e assaggi solo un cracker. Ed è esattamente in quel momento che arriva l’ ennesimo fallimento. Tu sei il fallimento, il fallimento che sei stata abituata ad essere per tutti, per anni.

Però sai una cosa strana? Noi grassi in quel momento stiamo bene! Mangiare ci appaga e ci soddisfa perché scaccia la noia, ci distoglie dai problemi e dai disagi che viviamo tutti giorni. Quando vivi in un corpo che detesti fai finta di stare bene: la realtà è che vorresti essere altro, indossare un abito diverso e tacchi alti, ma sei troppo pesante e quindi eviti. Eviti tutto, anche te stessa. Gli sguardi cattivi e impietositi della gente, l’inadeguatezza e la vergogna diventano parte della tua vita, sono la tua vita, ma scappare da tutto questo è impossibile. Finché arriva il giorno in cui dici BASTA e impari semplicemente a volerti bene. A voler vivere e provare ad essere ciò che vuoi essere.
Per me quel giorno è finalmente arrivato. Dopo 26 anni ho detto basta: basta mangiare di nascosto, basta fingere di essere chi non sono, basta essere quella che però che peccato perché hai un bel viso. Quante volte me lo hanno detto!

Ho iniziato a guardarmi ed accettare ciò che ero, solo così sono uscita da quel tunnel in cui avevo vissuto per 26 anni. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il 17 marzo 2017 e da quel giorno ho deciso di volermi bene. Sono stata una figlia perfetta, una scolara perfetta, una lavoratrice perfetta, e ancora moglie e poi mamma. Ebbene sì, nonostante tanti pareri sfavorevoli sono diventata anche mamma e questo mi ha dato una forza inspiegabile! Era finalmente giunto il momento di non essere più perfetta per nessuno ma di essere semplicemente Valeria una (ormai) donna che ama la vita, il mare, il caffè, sorridere, ballare ma anche il cibo! Quel cibo che oggi, dopo un lunghissimo e faticoso percorso su me stessa, non è più un eterno nemico. Lo è stato per troppo tempo. Era nemico e anche compagno di vita, idea fissa, ossessione e immenso malessere.

Questa è la mia testimonianza e anche se sembra triste dirlo, è solo una minima parte di una vita passata a provare a convivere con me stessa.

Ma adesso finalmente VIVO FELICE E CONTENTA.

Valeria Mallardi

UN’IMPRONTA DI TERRORE

Riceviamo questo racconto da brividi da una nostra piccola amica undicenne, Morgana D’Innocenzo. Lei scrive moltissimo e il suo sogno è quello di diventare criminologa. Ovviamente le auguriamo di intraprendere la strada che desidera e la ringraziamo di averci inviato questa storia davvero ricca di suspense!

Sto per narrarvi una storia da brividi. Iniziò tutto il 3 novembre 2017, stavo parlando al telefono con la mia migliore amica. Ad un certo punto sentii dei passi ma subito non ci feci caso, credendo fosse solo la mia immaginazione. Non c’era nessuno in casa con me e mi succedeva spesso di sentire rumori strani. Un po’ a causa della mia immaginazione, un po’ per la paura di trovarmi da sola. Era molto tardi e stranamente mia madre non era ancora rientrata. Sperando che fosse lei la chiamai, ma nessuno rispose. Salutai la mia amica, chiusi la conversazione, andai a dormire e non ci pensai più.

Il giorno dopo, al mio risveglio, capii che mamma era tornata perché trovai un suo biglietto: mi diceva che stava andando al lavoro e che ci saremmo riviste al suo ritorno. Ero felice di sapere che mamma era tornata a casa quindi non ero sorpresa che ci fossero dei cassetti aperti.

Rifeci il letto e ci misi sopra una coperta di pile perché faceva molto freddo; andai a farmi il bagno e quando tornai in camera vidi sopra il pile l’impronta di una mano! Mi spaventai e chiamai mia madre che si mise a ridere, pensando che stessi scherzando e che avessi fatto volare la mia fantasia. Mi sentii ferita, avrei voluto che mi credesse!

Quella situazione non mi piaceva per niente. Passai tutto il giorno sola in casa. Dato che mamma non sarebbe rientrata che la mattina dopo a causa dei suoi turni, alla sera chiamai la mia amica. Le raccontai dell’accaduto, temevo che qualcuno mi stesse spiando e lei mi fece compagnia al telefono per tutta la notte. Continuavo a sentire quei passi…

Il mattino dopo ero stanchissima, avevo sonno e un gran mal di testa. Scesi in giardino a prendere un po’ d’aria fresca. Il nostro giardino era molto grande, avevamo un dondolo e alcune panchine. Confinava con un boschetto e non c’erano mai molti passanti perché la casa era un po’ isolata. Quando rientrai mi addormentai subito e mi risvegliai la mattina dopo. Mamma non era tornata ma non mi importava perché ero offesa dal suo comportamento. I rumori non cessavano, neanche di giorno. Adesso avevo davvero paura, non riuscivo neanche ad andare in bagno tranquilla! Mi sentivo come se stessi cominciando a delirare.

Ormai tutte le sere chiamavo la mia amica per sentirmi almeno un po’ al sicuro. Avevo l’ansia, non vivevo, non dormivo e non mangiavo, avevo lo stomaco chiuso. La mia testa  stava scoppiando per i troppi pensieri. Non sapevo chi chiamare per far sapere questa cosa, beh certo potevo chiamare la polizia, ma avevo paura che non mi credessero o cose del genere.

Sentivo la mancanza di mia madre che ormai non tornava da ben due giorni, non uscivo di casa, non avevo scampo. La sera seguente chiamai Giada, la mia amica, e sentii una porta aprirsi; andai a controllare e vidi un uomo con una maschera, urlavo dalla paura e non sapevo cosa fare, mi stava rincorrendo con un coltello! Ad un tratto sentii le sirene della polizia: li aveva chiamati lei che era rimasta al telefono e aveva sentito tutto.

Ero salva!

Hanno preso la persona che mi torturava da giorni e giorni, o meglio, la donna che mi torturava: mia madre.

Non ci potevo credere

3 NOVEMBRE 2019

Sono ormai passati anni dall’accaduto ma non lo scorderò mai. Ora vivo con una nuova famiglia e sono serena.

Morgana.

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