AL DOLORE BISOGNA ABITUARSI, PERÒ C’È IL SOLE

Come si sta in un corpo pesante e affaticato? Andrea ce lo racconta nei particolari ma nonostante il dolore riesce a vedere il sole.

Questa storia di vita l’ha scritta per noi Andrea Zuffa, uno degli autori del nostro libro antologia #dilloacurvypride e grande amico dell’Associazione.

La sveglia suona alle 6.30. Apro gli occhi sui secondi che anticipano l’assolo di The Chain dei Fleetwood Mac. Il giro di basso meriterebbe l’inizio di una futura giornata da ricordare eppure è una giornata qualunque, un giorno come un altro.

Mi tiro su e mi metto a sedere cercando le ciabatte vecchie e sformate ai piedi del letto. Ogni giorno di più le guardo pensando che sarebbe ora di comprarne un altro paio.

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LA PRINCIPESSA E IL VIRUS MALEFICO di Monia Bolognini

Questa è la favola della nostra Monia.

Il 2019 per la Principessa era stato un anno pesante, in cui aveva salutato per sempre i nonni e la zia. Sperava che il 2020 sarebbe stato un anno dorato: aveva già fatto molti buoni propositi in fatto di uscite, serate, amicizie, giornate di sport, sperando che fosse migliore dell’anno appena passato.

A fine gennaio 2020 la Principessa si ammalò con un gran febbrone e una brutta tosse che la debilitò molto e per questo si ripropose di riprendere tutte le attività che aveva programmato a febbraio .

Un giovedì sera, di ritorno dall’allenamento di scherma, il telegiornale parlava di contagi di un nuovo virus che si stava propagando in Cina nella città di Whuan . La principessa disse tra sé e sé: “Chissà cosa avranno mangiato in Cina!” Tutto, infatti, sembrava partito dal mercato del pesce. La sera seguente uscì a cena con il suo cavaliere e degli amici, si divertì molto e si ripropose di replicare presto quella serata gioiosa e spensierata che aveva appena passato.

Nelle settimane seguenti, purtroppo, la situazione peggiorò e il virus arrivò anche in Italia.

La principessa non se ne preoccupò ma poi, stremata dalla tosse sempre presente, decise di rimanere a casa per curarsi. Seguendo le indicazione della Maga Fattucchiera, prese delle pozioni magiche e migliorò ma non abbastanza da poter uscire dalla torre. I giorni passavano, fu emanato un editto che vietò a tutte le genti di tutte le terre italiane di uscire. Si era nel famigerato Lockdown.

La principessa passava il suo tempo al computer che ormai era diventata la sua finestra sul mondo. Le giornate  trascorrevano lente ed erano condite da lavoro, denominato smart working, videochiamate e chattate con le amiche e amici di sempre, tentativi di fare provviste on line,  incontri su Zoom e musica che rallegrava i pomeriggi . Le persone che erano autorizzate ad uscire dovevano mettere un mantello magico davanti alla bocca e al naso, per impedire il diffondersi del virus. 

La situazione non sembrava migliorare e tutte le attività che aveva pensato la principessa vennero trasformate, dove possibile, in virtuali.

A distanza di un anno la vita dentro la torre con il Re e la Regina è diventata un’abitudine e dopo un po’ di respiro estivo, dove tutto pareva verso la fine, i contagi sono aumentati e le restrizioni e la chiusura sono tornate.  

Il virus si insinua nella quotidianità, in una normalità che non esiste più e che forse non tornerà più come prima.

Il virus, maligno, non fa respirare non solo i polmoni, ma anche il cuore e i gesti di affetto sono bloccati, come imprigionati dentro una teca di vetro,  trasformati in baci lontani e abbracci virtuali. Alla Principessa mancano molto quei gesti che vengono dal cuore ma lei cerca di abbracciare con gli occhi, sorridendo sempre. 

Le magiche pozioni che sconfiggono il Covid 19 sono somministrate lentamente e ognuno deve aspettare il proprio turno. Nel frattempo bisogna vivere questo momento che da poche settimane è diventato un anno e probabilmente durerà ancora.

La Principessa, in carrozza, mettendo da parte le sue vecchie abitudini di un anno prima, si è reinventata  pensando a nuovi progetti da realizzare e tra questi c’è la scrittura.

Cara Amica e Caro Amico  che stai leggendo questa storia, così facendo aiuti a realizzare il progetto della Principessa, quello di rendere piacevole le tue e le sue giornate in questo periodo della nostra vita così duro, anche perché, non avendo mai vissuto periodi di guerra o epidemie, non eravamo pronti a tutto ciò. 

Solo cercando di viverlo al meglio rispettando le regole, stringendo ancora i denti, potremo sconfiggere il nostro nemico invisibile, vincendo questo conflitto dei giorni nostri.

Parola di Principessa in carrozza.

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Monia Bolognini, socia di CURVY PRIDE – APS

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo, grazie a tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

SPESA AL SUPERMERCATO QUANTO SEI CAMBIATA? SONO DIVENTATA ONLINE! Di Monia Bolognini

La nostra socia Monia Bolognini ci racconta come, in questo periodo di pandemia, abbia imparato a fare la spesa online e quali siano i lati positivi e negativi di questa esperienza.

La Pandemia da Covid 19 ci ha insegnato come adeguare la nostra vita alle misure contro la diffusione del virus, facendo scoprire la didattica a distanza (DAD) a bambini, insegnanti e genitori, lo Smart working agli impiegati e la spesa on line alle casalinghe disperate! La nostra quotidianità è cambiata, i negozi chiudono e aprono rispettando periodi, colori e modalità di vendita e noi ci siamo adattati ad essere sempre più social e on line; anche il modo di fare la spesa è cambiato.

A marzo 2020, durante il primo periodo di chiusura, la vita era una propria e vera guerra, durante la quale gli italiani, compresa la sottoscritta,  hanno dovuto fare i conti con il vedersi negare la possibilità di convivialità in tutti i luoghi pubblici. Non potendo andare al ristorante o in pizzeria ci siamo riscoperti cuochi provetti, pizzaioli e panettieri.

A suon di pizza, pane e crescenti, il lievito e la farina erano terminati, i supermercati erano chiusi o aperti con riduzione di orari cosicché anche il modo di fare la spesa è mutato.

LA MIA ESPERIENZA 

Fino all’anno scorso la spesa on line l’avevo utilizzata qualche volta, incentivata dalle colleghe di ufficio che erano già pratiche all’utilizzo di questo mezzo tecnologico; la mia prima volta con la spesa on line è stato amore a prima vista, i miei occhi valutavano tutte le offerte e tutte le tipologie di prodotti acquistabili; invece “i Paoli”, i miei genitori, che sono molto “old style” non  sono stati molto coinvolti.

Mia madre, che quando va a fare la spesa deve studiare il prodotto per poi sceglierlo e metterlo nel carrello, era molto diffidente ma si è dovuta arrendere al nuovo carrello virtuale abbandonando il carrello della spesa pieno di roba .

Durante il primo lock down anche fare la spesa on line era diventata un’impresa, io ho passato delle notti, quando non lavoravo, a cercare una consegna libera e ho lottato con internet per accedere a siti che erano inacessibil in determinati momenti della giornata.

PRO E CONTRO DELLA SPESA ON LINE

Durante questo periodo ho imparato i pro e i contro della spesa on line Come tutte le cose, anche acquistare virtualmente hai suoi lati positivi e negativi e io li ho scoperti! Per farli capire bene, riporto nella tabella sottostante quello che ho imparato in questi mesi d’amore con la spesa on line.

procontro 
Non hai limite di orario per quando farla.Pur non avendo limite di orario, se scegli una fascia oraria per la consegna viene mantenuta per un’ora dal sito.
Puoi farla comodamente, in pigiama e ovunque.Non puoi valutare l’acquisto di un alimento in base alla data di scadenza e non puoi andare dietro a prendere i prodotti più freschi.
Puoi organizzarla per tempo.Per le bibite hai un limite di acquisto.
Puoi fare delle liste con gli articoli (alimentari e non) che vorresti prendere e poi puoi trasformarli in carrello, mettendoli dentro una sola volta.A volte nel trasporto può essere che la merce si rovini e dipende dalle regole del supermercato avere il cambio o l’abbuono della merce.
Per gli anziani e i portatori di handicap, mandando la documentazione, si ha diritto alla consegna gratuita.A volte, ma dipende dal supermercato, la scelta dei prodotti è minore rispetto alla scelta che si ha in loco.
La spesa viene consegnata sul pianerottolo (in tempo di covid) oppure nell’ingresso della propria abitazione.Non vedi gente e non ti muovi da casa.
Ci sono le stesse offerte dei volantini e a volte di più.Non sempre hai la concezione della mole di prodotti che acquisti.

QUALI SUPERMERCATI ON LINE?

La mia esperienza, in questi mesi, si è basata principalmente sulla spesa on line fatta in due catene di supermercati che qui a Bologna sono molto gettonati:

COOP ADRIATICA – EASYCOOP :www.easycoop.com

ESSELUNGA – ESSELUNGA ON LINE www.esselungaacasa.it 

L’Esselunga è già “navigata” in quanto già in questo campo da diverso tempo, invece la Coop è più neofita della spesa on line e ci mettono un po’ più di tempo nella consegna.

Un giorno lanciai su Facebook un sondaggio dove chiedevo ai miei contatti cosa preferissero tra i due, si è scatenato l’inferno. Tutti erano diventati tuttologi della spesa on line e devo dire che ho imparato anche qualche trucchetto per utilizzarla, ad esempio fare prima il carrello e poi scegliere la fascia oraria. Se invece si ha fretta, meglio fare al contrario: dovete prima scegliere la fascia oraria di consegna, che rimane disponibile per un’ora e poi fare il carrello.

Io non mi sarei mai immaginata “brava” con questa spesa e invece devo dire che non me la cavo male; ad esempio faccio un po’ e un po’ in quanto in un supermercato trovo alcuni prodotti che magari nell’altro non trovo e viceversa.

Ci sono dei giorni che facendo un po’ come i concorrenti di “Tutti pazzi per la spesa” apro le due finestre confrontando lo stesso prodotto e acquistandolo dove costa meno, cercando di risparmiare.

Con questo articolo, care lettrici e cari lettori, ho voluto darvi uno spaccato di vita quotidiana in questo periodo così “strano”, sperando di avervi tenuto compagnia e di avervi dato qualche idea furba. Sapete, anche una Principessa Curvy in carrozza come me (leggete il mio racconto su Dillo a Curvy Pride) la può fare facilmente perché anche questo può essere considerato un mezzo per aiutare le persone, specialmente chi come me ha problemi motori, anche se fare la spesa e incontrando i sorrisi delle persone non ha prezzo!

Monia Bolognini, socia di CURVY PRIDE – APS

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo, grazie a tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

L’ IRONIA CI SALVERÀ di Cristiana Iannotta

Sono Cristiana, socia Curvy Pride da dicembre 2020. Sono dell’idea che l’ironia sia di grande aiuto per superare qualsiasi ostacolo. Se non tutti, la maggior parte. L’ironia, per dirla seguendo il logo Curvy Pride, fa bene al cuore. Sì, perché ridere con intelligenza è un primo passo per gettarci dietro le spalle le paure e i vincoli che ci tengono ancorate a tutti quegli stereotipi da cui, giustamente, ci vogliamo distaccare.

“Non ce la potrò mai fare…”

“Questa cosa, di sicuro, non fa per me…”

“Cosa ci faccio qui?”

Quante volte anche voi avete pronunciato queste frasi? Io, tantissime. Per poi ritrovarmi, magari dopo solo qualche mese, a darmi delle sonore bastonate in testa perché mi sono resa conto che quella cosa, sì, proprio quella che tempo prima non avevo fatto per paura, era facile come bere un bicchier d’acqua.

Allora sono arrivata alla conclusione che prima di dire no a tutto, a prescindere, sorseggio un bel bicchiere di prosecco (altro che acqua) accompagnato da due noccioline e mi butto a capofitto. No, niente balconi né finestre.

Oso.

Tanto, o mi faccio male perché mi sono buttata oppure perché costretta a darmi le bastonate in testa da sola tra qualche mese… cosa cambia?

Questo, più o meno, è stato il mio ingresso in Curvy Pride.

Sono entrata in punta di piedi, come mio solito, iniziando a seguire vari incontri su Zoom e, in uno di questi, sono stata “spinta”, letteralmente, a scrivere un articolo per il blog.

“Ti piace scrivere? Bene. Allora perché non prepari un articolo?”

Il piccolo riquadro sul monitor mi ha restituito un’espressione che non vedevo da tempo, della serie: “E mo’ che faccio?” Panico.

Probabilmente l’hanno vista tutte le partecipanti. Ansia a mille.

“Non ti preoccupare, fallo quando vuoi. Ma fallo!” Frase che voleva essere incoraggiante, ma…

Cavolo! Un salto nel buio, tra persone che non conosco e che, a detta di tutte, diventeranno un’altra famiglia. Ansia a duemila.

Ho iniziato ad arrotolarmi un riccio tra le dita, pensando di declinare l’invito. Poi ho aggiustato gli occhiali sul naso mentre pensavo che non ce l’avrei mai fatta. Mi sono toccata il collo e di nuovo arrotolato un riccio. Davanti ai miei occhi le immagini di clamorose figuracce scorrevano veloci. Ansia a tremila.

Infine, l’illuminazione. Se nel mio tempo libero, da qualche anno ormai, sono diventata una scrittrice, perché mai dovrei aver paura di scrivere un articolo?

Solo perché l’ansia del nuovo mi spinge sempre a farmi consolare dal no detto subito e a prescindere, quel no che mi mantiene nella cosiddetta comfort zone e che diventa “la copertina di Linus” più avvolgente che c’è.

Per poi rimanere a guardare gli altri che si cimentano in cose nuove. No!

Io, in fondo, sono una persona curiosa e, lo sostengo da sempre, la curiosità e l’ironia sono caratteristiche legate strette una all’altra. Così mi sono sgranchita la voce e ho risposto con finta nonchalance: “Certo, perché no. Posso provare.” Ero sudata come se avessi passato un’ora sotto il solleone di agosto.

Ho chiuso il computer e mi sono data della sciocca.

Sudata e pure sciocca. Connubio vincente! Adesso sono qui con voi e già rido, almeno per un paio di buoni motivi.

Il primo è che non mi bastonerò la testa tra qualche mese perché sono certa di aver fatto la scelta giusta.

Il secondo è che in questa Associazione non c’è il giudizio buttato lì a caso, solo per svilire l’altro. Magari ci sarà un dibattito, un commento, e allora che ben venga questa conoscenza con voi tutte. Lo stare insieme e la condivisione sono fondamentali per riuscire a costruire qualcosa, che sia un libro, un racconto o “semplicemente” un nostro percorso individuale. Il confronto, basato sul rispetto e sull’ascolto, restituisce sempre nuove strade da percorrere.

Ringrazio quindi per l’accoglienza e anche per il salto nel blog. Propedeutico all’apertura di una nuova porta sul cuore. Il mio e il vostro.

A pensarci bene, avrei anche un terzo motivo per ridere.

Approfitto dei consigli di Fabiana, che dice di non soffermarci solo sui nostri difetti, ma di approfittare dei pregi e alle attitudini personali, e vi dico che una cosa buona la so fare. 

So scrivere. E lo faccio con passione.

Mi chiamo Cristiana e sono molto felice di trovarmi con voi.

Nel frattempo il bicchiere di prosecco è finito. Che faccio, me ne verso un altro?

Libri: “A volte nulla è come sembra”, “L’Attimo di mezzo”, “La spiaggia dell’amicizia”.

Cristiana Iannotta

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MULTIPOTENZIALE di Lina Serpico

La nostra socia Lina si racconta

Cosaaaaaaaa? Io multipotenziale?
Ho avuto brividi sulla pelle quando in un video di Emilie Wapnick, alle mie orecchie è arrivato il suono di questo termine, prendendomi in pieno.
Quindi io sono una multipotenziale?
Ebbene sì ,e allora?
Cosa è sbagliato e cosa è giusto?
C’è chi nella vita ha un solo interesse, come la cucina, per la quale io sono ASSOLUTAMENTE negata e chi come me ama fare troppe cose, tante.
Questa sono io, questo è il mio mondo, “Il Mondo di Lina”.
Vi starete chiedendo chi sono i multipotenziali e per spiegarvelo devo raccontarvi un po’ di me.
Da piccola, a 6 anni, avevo appena cominciato la prima elementare, mi sono innamorata del pianoforte; quando mi sedevo su quello sgabellino nero i miei piedi non riuscivo nemmeno a toccare a terra e mi trovavo davanti a quell’enorme tastiera bianca e nera, le mani si appoggiavano come per attaccarsi ad un’ancora e la musica che ne usciva mi inondava, come un fiume in piena.
È lo stesso amore che mi ha spinto a diplomarmi al Conservatorio, per poi intraprendere il percorso per il Master in Musicoterapia, con cui ho imparato un nuovo modo di vedere la musica.
Intorno ai 30 anni ho scoperto la grafologia e questa nuova passione mi ha spinto a scrivere un e-book su una disciplina ancora poco conosciuto e di approfondire i miei studi fino a conseguire nei prossimi mesi il Master in Grafologia.
Credete che sia finita? Nooooo!
Un paio d’anni fa, eventi molto travagliati e dolorosi mi hanno travolto ed io per uscire dal buco nero che stava avvolgendo la mia anima, ho indirizzato la mia energia nello Shiatsu. Mi sono iscritta ad una Scuola di Shiatsu e ho imparato per la prima volta a fermarmi ed a respirare al giusto ritmo (ecco che la musica
mi ritorna).
E allora chi sono i multipotenziali?
Persone come tante altre, che si appassionano a ciò che vanno scoprendo negli anni, che desiderano
assaggiare tutti i piatti che la vita prepara sul tavolo e decidere se mangiarli o meno fino all’ultimo boccone.
Potreste pensare che i multipotenziali siano persone superficiali, perché cominciano tante cose senza a volte terminarle, ma la verità è, che alla forza della passione non corrisponde sempre la stessa quantità di
tempo materiale; anche io lavoro e ho famiglia, se prima non impazziscono con tutte le cose che faccio e mi ammazzano.
Dite la verità, se poteste mi chiedereste : “Cosa vuoi fare da grande allora?
Sono onesta se vi dico che non lo so!”
Devo ancora decidere ancora quale altre pietanze assaggiare sul cammino della mia Vita ma il grande dilemma è che finché sarò viva, non sarò MAI sazia.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo, grazie a tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.