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Attrice, curvy e fiera di esserlo. Scrivo per alleggerire rinnovare ogni giorno la mia anima. Positive vibes e viaggiatrice quando capita. Femminista che crede nell'uguaglianza e sostenitrice del body positive ... Siamo tutti uguali, tutti abbiamo un cuore che batte e dei sentimenti e tali vanno rispettati e coccolati.

PERCHÉ DOBBIAMO PARLARE DI BULLISMO.. LA STORIA DI MICHELE

Ci sono argomenti di cui non vorresti mai e poi mai scrivere, ma durante la mia partecipazione a Storie Italiane su RAI 1 (30 settembre 2019) ho conosciuto due persone meravigliose che portano avanti la loro battaglia contro il bullismo a nome di loro figlio che ora non c’è più.

Mi sono entrati nel cuore subito ed io non posso rimanere indifferente davanti alla storia di Michele Ruffino.

Michele è stato vittima di bullismo per anni finché non ha più retto. Non resisteva più agli insulti.

Michele lo chiamavano ANORESSICO.

A Michele gli dicevano che non DOVEVA MAI NASCERE.

A Michele GLI SPUTAVANO ADDOSSO.

Ma lui non ha mai risposto perché come ogni genitore fa con suo figlio Maria e Aldo gli hanno insegnato la buona educazione. Ma non immaginavano che la buona educazione lo avrebbe portato a non sopportare più il dolore.

Non possiamo dire “Ma è colpa dei genitori che dovevano insegnare a loro figlio a rispondere a questi atti”.

Nessuna madre o padre deve insegnare a suo figlio che all’odio si risponde con altro odio anche perché non era nel DNA di Michele.

Questi ragazzi che lo hanno portato a questo gesto estremo lui gli considerava amici, gli invitava a casa alle grigliate e per quegli attimi Michele esisteva, aveva amici e si sentiva per un momento accettato.

Forse lui pensava che facendo queste cose gli altri avrebbero smesso di prenderlo in giro, ma non andava proprio così.

Dopo la grigliata Michele tornava ad essere il bersaglio preferito di questi ragazzi.

Michele era un ragazzo guerriero che ha conosciuto presto la sofferenza ed ha iniziato presto a combattere per la propria vita per colpa di un vaccino scaduto somministratogli quando lui aveva sei mesi.

Ma lui aveva superato questa battaglia e si era rimesso in piedi anche se ovviamente era rimasto con qualche “segno” di quello aveva passato.

Però Michele comunque era un ragazzo normalissimo, pieno di sogni con una famiglia che lo amava e lo sosteneva sempre.

Michele voleva fare il pasticcere e stava studiando per realizzare questo sogno.

Michele per i suoi 18 anni voleva fare la festa in un castello perché voleva essere un principe per un giorno.

Michele sorrideva sempre, anche se dentro stava soffrendo.

Michele aiutava gli altri, anche quelli che lo prendevano in giro.

Michele era altruista, vedeva il lato buono delle persone… Anche se a Michele hanno mostrato solo il lato oscuro.

Michele era un ragazzo come gli altri, che amava la sua famiglia, che amava viaggiare e che aveva già dimostrato che poteva superare qualsiasi difficoltà perché Michele si era rimesso in piedi.

Michele voleva degli amici perché si sa quando si è adolescenti è sempre bello avere qualcuno con cui parlare, uscire o fare le piccole “cavolate adolescenziali” che abbiamo fatto tutti.

Michele aveva il diritto di sentire l’ansia della notte prima degli esami.

Michele aveva il diritto di preparare la sua tesina.

Michele aveva il diritto di aspettare con ansia i risultati per poi festeggiare con chi gli voleva VERAMENTE bene, perché sono sicura… Michele la maturità l’avrebbe superata senza problemi.

Michele aveva il diritto di godersi la sua estate da maturando e di chi anche questo risultato se l’era portato a casa.

Michele aveva il diritto di crescere, avere la sua pasticceria a Torino e godersi ogni momento della sua vita come tutti i suoi compagni.

Michele aveva il diritto di avere sul passaporto innumeri timbri di entrata di Paesi diversi, ed aveva il diritto di inviare le cartoline o portare dei piccoli ricordi ai suoi genitori e a sua sorella.

Michele aveva il diritto di continuare a sorridere.

Michele poteva arrivare veramente lontano perché ci metteva passione nei suoi sogni.

Ma Michele non c’è più.

Michele non farà nessuna di queste cose di cui NE AVEVA IL DIRITTO.

Michele non ha avuto l’ansia da notte prima degli esami, non è andato a ritirare il suo diploma e non ha festeggiato il traguardo raggiunto con i suoi cari.

Michele non avrà la sua pasticceria, non avrà i timbri sul passaporto e i suoi genitori non appenderanno al frigo con la calamita le cartoline.

Perché Michele non farà più questo?

Perché appunto… Michele non c’è più.

Il 23 Febbraio del 2018 Michele ha deciso che era troppo da sopportare, non reggeva più agli insulti, alle botte, agli sputi.

Michele è saltato da un ponte.

Michele è morto.

Michele ha lasciato un vuoto nella vita di Mamma Maria, di papà Aldo e della sorella Jessica.

Michele ha lasciato un vuoto nel mondo che non lo vedrà mai scrivere la sua storia personale.

E se pensate che di mezzo c’è il fatto che la famiglia non prestava attenzione ai segnali… Bè posso dirvelo con certezza che avete sbagliato.

Michele aveva il supporto psicologico.

Michele aveva una famiglia che parlava con lui e cercava di risolvere i problemi insieme.

Ma Michele si sentiva un peso, non voleva portare altri problemi in casa dato che pensava che ne avevano già a sufficienza anche se ai suoi genitori non importava loro volevano solo aiutare il proprio figlio.

Quel peso che lui si sentiva è stata la sua pietra al collo.

Ma Michele non si è buttato… Michele è stato spinto.

Michele è stato spinto dalle parole e dalle violenze verbali e non che subiva OGNI SINGOLO GIORNO.

“Però i genitori potevano andare a denunciare il fatto a scuola”. Penserete.

Lo hanno fatto, ripetutamente ma la scuola non si è mossa… Non ha fatto niente per fermare quei bulli che hanno distrutto la vita ad un ragazzo che AVEVA IL DIRITTO di godersi ogni singola esperienza della sua esistenza.

Ma di tutta la storia, la parte che mi ha fatto più male è che Michele non ha avuto pace nemmeno il giorno del suo funerale.

Mentre ormai lui non poteva emanare più nemmeno un respiro, mentre i suoi cari piangevano perché avevano perso una delle persone più importanti della loro vita.

Fuori davanti all’epigrafe di Michele c’era uno dei bulli che lo aveva spinto al gesto estremo.

E pensate che era dispiaciuto per quello che era successo o comunque si sentiva in colpa?

La risposta è un grande, immenso e doloroso NO!

Quel ragazzo ancora una volta ha deriso Michele… “In questa foto è venuto bene… Nella realtà era molto più brutto e sgorbio”.

A casa mia questa si chiama insensibilità.

Il ragazzo è stato denunciato.

Il ragazzo è libero.

Chi ha spinto Michele a farla finita si sta godendo la propria vita, sta facendo le proprie esperienze e camminano per strada a testa alta.

Chi ha spinto Michele a farla finita non ha mai chiesto scusa.

Chi ha spinto Michele non si sente in colpa e non abbassa la testa dalla vergogna quando vedono mamma Maria, papà Aldo o la sorella Jessica.

Fanno finta di niente. Fanno finta che Michele non sia mai esistito.

Ma noi sappiamo che Michele è esistito e continua a vivere nel cuore dei suoi genitori ed acquisisce ancora più vita nel cuore di chi conosce la sua storia e l’abbraccia.

Io ho deciso di abbracciare la sua storia e di abbracciare Michele perché io ho vinto la battaglia, io ho vinto il dolore ed ora mi sento ancora più in debito con il mondo.

Perché lui non è qui, non ha voce per parlare e siamo noi la sua voce. Siamo noi che siamo stufi che sempre più giovani decidono di suicidarsi perché l’essere umano non ha più empatia, perché l’essere umano è indifferente al dolore dell’altro.

Mettetevi per tre minuti nei panni di questa famiglia distrutta dal dolore, fate finta che Michele sia vostro figlio.

La sentite quella fitta nel petto, quel nodo in gola e la mancanza di ossigeno?

Se io che non ho figli ho provato una sensazione di totale disperazione e impotenza immagino chi sta leggendo ed è un genitore.

Adesso immaginate portare quel dolore dentro ogni singolo giorno.

Perché è questo che si portano dietro Maria e Aldo e lo leggi dai loro occhi carichi di dolore perché non potranno più abbracciare il loro Michele.

Ed ora parlo ai giovani che stanno passando per questo momento e non vedono la luce alla fine del tunnel.

Cercate sempre aiuto, non sentitevi un peso perché non lo siete.

Si può uscire dal buio che vi circonda, non posso dirvi che sarà un percorso facile perché non lo sarà.

Ma ci riuscirete.

Perché vi posso assicurare che se decidete di porre fine alla vostra vita il dolore non se ne va via con voi e rimane con chi vi ama.

Però un ragazzo o ragazza giovane che si toglie la vita per colpa dei bulli non lo ha deciso da solo/a, sono stati influenzati.

Dentro la loro testa risuonano solo le parole che gli sono state attribuite dalle persone che avevano un solo scopo.  Prendersela con il più debole.

Il bullismo è ancora un tabù, il bullismo è ancora considerato “ragazzate che si fanno”.

NO, IL BULLISMO NON È UNA RAGAZZATA. IL BULLISMO È UNA PIAGA. IL BULLISMO UCCIDE.

Il bullismo si è portato via Michele.

Non permettiamo più che questo brutto mostro si porti via altre vite.

Nella stazione di Roma ho salutato con le lacrime agli occhi Maria e Aldo e ci siamo abbracciati stretti stretti ed ho promesso che sarei andata a Torino per un fine settimana per vederli e conoscere Jessica e per andare a visitare Michele nel suo castello.

Il castello in cui nessuno genitore vorrebbe vedere il proprio figlio.

E sono sicura che ovunque sia Michele lui ci sta guardando dal suo castello. Da quella finestra sulla torre e sorride. Sorride perché non è stato dimenticato, sorride perché la sua famiglia ha incontrato persone che gli donano amore e supporto e che insieme a loro mantengono in vita il suo ricordo.

Ma Michele quando chiude la finestra del suo castello sono sicura che piange.

Piange perché non può abbracciare i suoi genitori, piange perché non potrà realizzare i suoi sogni, piange perché non ha ancora avuto giustizia.

Concludo dicendo che c’è bisogno di più sensibilizzazione, tutte le scuole dovrebbero avere uno psicologo scolastico. Tutti gli insegnati come educatori dovrebbero parlare se sono a conoscenza di questi episodi e tutti i presidi dovrebbero dare punizioni esemplari a questi individui che si divertono a spingere i loro compagni verso l’oscurità come se la vita non fosse già abbastanza dura.

I genitori dei bulli non devono difendere i propri figli dicendo “sono ragazzi”.

Si sono ragazzi ma la violenza psicologica è grave. Quindi se venite a sapere che vostro figlio fa questo ad un’altra persona cercate di parlarne, portatelo da specialisti e seguite di più le dinamiche che portano vostro figlio a fare questo con un’altro essere umano.

Una persona che si toglie la vita per colpa di altre nella mia opinione può essere considerato omicidio.

Omicidio commesso dai troppi silenzi, dall’omertà, dalla paura di denunciare.

Sono piccole mani invisibili che hanno spinto Michele da quel ponte, lui non ha deciso di saltare da solo.

Non dobbiamo rimanere più a guardare, non più per Michele e per tutti quei ragazzi nel mondo che hanno deciso che la morte era il balsamo che poteva alleviare il loro dolore.

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogni ogni notte con il suo discorso agli Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
“Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi, metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.
Estela Regina Baroni

CURVY PRIDE PER ME E’

Perché questo titolo?

Perché oggi ho deciso di parlare di quello che per me è CURVY PRIDE e perché lo faccio?

Perché credo che ognuno di noi abbia una storia del come ha conosciuto questa associazione.

La mia storia inizia nel lontano 2016 quando ho deciso di raccontarmi, premetto che quando ho scritto conoscevo Curvy Pride da poco, ma avevo letto a riguardo dell’associazione e il loro lavoro per me era e continua ad essere strepitoso.

Ho deciso di raccontarmi perché credo che tramite le storie di vita altre persone che stanno passando per lo stesso problema e non parlo solo nell’accettarsi per quei chili in più ma anche per quei chili in meno, quel seno troppo piccolo, quella gamba che non hai o per quelle macchie sulla pelle che ti fanno sentire inadeguato e non ti permettono di goderti la vita.

Ed è proprio questo che fa Curvy pride che tramite le storie di superazione di amore e di conquiste cerca di aiutare gli altri e il mondo ha bisogno di tutto questo.

Ha bisogno di persone pronte ad accoglierti a braccia aperte che mentre ti abbracciano ti sussurrano piano e con delicatezza all’orecchio “Qui non sei sola/o noi siamo qui per te”.

Io tutto questo l’ho trovato in questo meraviglioso gruppo fatto di persone carismatiche, lungimiranti e con tanta voglia di fare.

Negli anni ci eravamo persi di vista ma poi dopo aver caricato una mia foto su Instagram ho usato l’hashtag #curvypride e ci siamo ritrovati proprio come due amiche delle medie che non si vedono da tanto e devono aggiornarsi sulle cose della vita e quel giorno hanno scoperto di avere un’amicizia profonda che negli anni non era mai cambiata anche se non si sentivano più.

Mi hanno proposto di diventare una Curvy Pride Blogger ed anche li non potevo dire di no anche perché scrivere per me è una terapia, è un modo di esprimere me stessa tramite le parole e di aiutare gli altri a rispecchiarsi o a riflettere.

Che dire non mi sono più fermata, sono nate collaborazioni, sono nate occasioni per diffondere le idee di questa associazione che ha un enorme possibilità di espansione non soltanto nazionale ma anche internazionale.

Se potessi definire curvy pride direi sicuramente che è un po’ una mamma.

Ti ascolta, asciuga le tue lacrime e ti consiglia dandoti diverse possibilità di come prendere in mano la tua vita e risplendere nel migliore dei modi.

Questa mamma permette anche ai suoi figli di organizzare incontri e promuovere gli ideali e le idee che è alla base di questa grande famiglia e non c’è nulla di più bello della condivisione.

Questo probabilmente è l’articolo più piccolo che ho scritto per il blog ma se dovessi scrivere tutto verrebbe fuori un libro.

Ora vi faccio io la domanda…

Cos’è Curvy pride per voi?

Chiudo anche questo piccolo articolo con due parole: Gratitudine e Amore.

Gratitudine perché mi hanno sempre insegnato che bisogna sempre essere grati per tutto quello che ci succede nella vita anche le cose negative perché queste ti permettono di crescere e capire veramente chi sei e cosa vuoi fare e trasmettere agli altri.

Amore perché bè io sono dell’idea che se doni amore a qualsiasi persona puoi cambiare la sua giornata.

Non devi conoscerla per forza, ma ognuno sta affrontando delle battaglie personali che non sta a noi giudicare quindi doniamo amore.. Quelle persone lo posso usare come un balsamo per alleviare le ferite di guerra e la possono usare come una bevanda energetica per le battaglie future.

Tanto amore a tutte/i voi.

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogni ogni notte con il suo discorso agli Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
“Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi, metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.
Estela Regina Baroni

CAMBIAMENTI DI VITA E PROGETTI LUMINOSI

Era da un po’ di tempo che non scrivevo sul blog ma molte cose sono cambiate nella mia vita.

Il Paese è la prima cosa, ora vivo in Inghilterra sono venuta solo ed unicamente per cercare di realizzare i miei sogni che non ve li posso raccontare perché quelli sono segreti.

Comunque torniamo a parlare di cose serie.

Fin da quando ero ragazzina ho sempre voluto fare qualcosa per aiutare gli altri non sapevo ancora cosa anche perché credevo di essere parecchio inutile.

Ho pensato anche di studiare medicina, insomma chi meglio dei dottori per aiutare gli altri no? però avevo paura di fare del male più che aiutare quindi decisi che non era proprio la carriera adatta a me.

Per qualche anno ho accantonato questa idea di cambiare le cose perché non ero sicura di me stessa e delle mie capacità come ho detto prima credevo di essere parecchio inutile  e il fatto che non mi sentivo a mio agio con il mio corpo ha influenzato molto tutto questo perché mi guardavo allo specchio e mi vedevo esattamente come le altre persone mi descrivevano “grassa” “brutta” e così via non sto qui ad elencarli tutti perché sono troppi ma noi li conosciamo bene uno per uno.

Poi da qualche anno a questa parte sono cambiata tantissimo ed ho iniziato a vedermi diversa, ovviamente ho fatto tanti cambiamenti nella mia vita, tra cui quello di lasciare il mio ex fidanzato che più che aiutarmi mi metteva giù di morale con violenza non tanto fisica ma psicologica e quella ti distrugge dentro proprio come una bomba atomica.

Scriverò anche su questo prossimamente ma ora passiamo alle cose che contano davvero.

Torniamo a parlare dello specchio e voglio delle risposte sincere da parte vostra.

Quanti hanno desiderato almeno 1 volta spaccarlo?

Io dai miei 5 anni ai miei 18 tutti i giorni avevo questo desiderio perché lui faceva vedere quello che consideravo la peggior parte di me.

Poi come ho detto tramite cambiamenti il mio rapporto con lo specchio è migliorato e non per essere narcisista ma mi piace quello che vedo, so che non sono come tutti vorrebbero ma io sono estremamente felice e fiera di me stessa che non riesco a vedere niente di negativo, solo di positivo.

Quello che per me prima era un fardello è diventato un vanto e ne vado fierissima.

Ora voglio parlarvi di progetto, che mi sta veramente a cuore e prima vi spiego com’è nato.

Un bellissimo giorno ero sdraiata a letto che pensavo a delle cose (che non erano inerenti al pensiero che mi era venuto dopo) e mi capita di guardare appunto lo specchio e di come in realtà la maggior parte dei nostri complessi nasce proprio da quel riflesso dove noi accuratamente cerchiamo mille difetti e la prima frase che ci viene in mente è “Se avessi…”.

Ognuno ha il suo “se avessi” e sono sicura che mentre leggerete questa frase vi verrà in mente il vostro.

E questo è un discorso generale che comprende tutte le categorie e non ne esclude neanche una, nemmeno Kate Moss si salva questa volta.

Quindi ho concluso che è il primo nemico di qualsiasi persona è lo specchio perché è tramite lui che poi diventiamo noi stessi nostri nemici.

Si nostri nemici perché poi iniziamo i mille discorsi in testa, usciamo di casa e ci sentiamo inadeguati e così via ed è solo una piccola parte di quello che poi ti porterà ad una voragine e da questa voragine non sono in pochi a salvarsi in tempo purtroppo.

Ecco che allora ho pensato “Ma forse la nostra battaglia per cambiare le cose inizia proprio a casa nostra… Forse prima di combattere la società dovremo combattere contro la nostra immagine riflessa, dovremo combattere contro lo specchio”.

Dobbiamo metterci davanti a quella che per noi è un ordigno del male ed iniziare ad elencare non i nostri difetti ma bensì le nostre qualità e dobbiamo iniziare anche a prenderci un po’ in giro perché fidatevi questo fortifica tanto e sapete perché; Perché quando una persona vi prenderà in giro o dirà qualcosa sul vostro corpo lo farà con cattiveria e cosa c’è di meglio di mettersi a ridere e fare una battuta su se stessi?

Per prima cosa sicuramente vincerete in simpatia ed in seconda cosa la persona che aveva cattive intenzioni penserà due volte prima di aprire bocca ancora per cercare di criticarvi perché sarete così splendidamente pieni di voi stessi che quello che è l’opinione altrui vi entra da un orecchio e vi esce dall’altro.

Ed è così che è nato prima l’hashtag #fightagainstthemirror (lotta contro lo specchio) su Instagram e poi la pagina con lo stesso nome che vi lascio qui tra parentesi (fight_against_the_mirror_)

Non vi potete sbagliare il logo della pagina è questo.

Comunque, perché l’ho fatto?

Perché ho voglia di raccontare esperienze di persone che sono riuscite a sconvolgere la loro vita e sono rinate, voglio far vedere che diverso è bello è splendido e che ognuno è un’opera d’arte a modo suo.

Ma non voglio solo raccontare, io voglio aiutare, voglio ascoltare e voglio stendere la mano alle persone che ne hanno bisogno e che non hanno nessuno con cui parlare perché hanno paura di essere giudicati o paura di non essere capiti.

Credo e voglio fare la differenza, in questo mondo dobbiamo sempre essere pronti ad aiutare il prossimo noi siamo anime non corpi.

Siamo luce e dobbiamo illuminare chi è nel buio finché non arriva alla fine del tunnel e trova la sua stessa luce.

Oggi vi lascio con questo pensiero: Prendete per mano e illuminate la vita di qualcuno perché basta guardarvi attorno per vedere che ci sono tante persone che vivono nel buio.

Quella luce che donerete all’altro vi tornerà indietro perché la vita è un cerchio e tutto quello che si fa ritornerà in versione doppia nella vostra vita.

Non posso definirmi una persona molto cristiana ma c’è una frase nella bibbia con cui mi trovo molto d’accordo e la condivido con voi e vi lascio liberi di interpretarla come volete

“Voi siete la luce del mondo: non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone”.

Un abbraccio e non dimenticatevi di accendere la vostra luce interiore.

Estela

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogna ogni sera il suo discorso per quando riceverà l’Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi,metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.
Estela Regina Baroni

LA MALATTIA DELLE PERSONE “PERFETTE”: LA GRASSOFOBIA

Perché perfette è tra le famose virgolette del sarcasmo (come le chiamo io).

Perché la maggior parte delle persone che si sentono all’altezza di giudicare una persona sovrappeso si crede appunto “perfetta”, probabilmente si guarda allo specchio e si crede il bronzo di Riace oppure la modella di victoria’s secret di turno.

OCCHIO NON HO NIENTE CONTRO LE MODELLE DI QUEL BRAND E TANTO MENO CON I PALESTRATI CHE SIA CHIARO E SOPRATTUTTO NON STO FACENDO DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO.

Va benissimo che tu ti senta così, l’autostima è una cosa stupenda e tutti dovrebbero averla, ma dovete imparare che non tutti hanno quell’autostima e non tutti hanno il coraggio di guardarsi allo specchio ed ammirarsi per quello che è.

Eppure, sembra che in fondo vi manca qualcosa, perché chi è a posto con sé stesso non denigra e offende gli altri.

Ma noto con tristezza e dispiacere che voi perfetti soffrite di questa malattia chiamata GRASSOFOBIA.

Non potete vedere una persona grassa che iniziate con le risatine e le battutine fuori luogo, quando sono a bassa voce si può anche ignorare ma, molte volte cari miei le cose le dite ad alta voce, in mezzo alle persone in modo da avere i vostri 3 minuti di gloria.

Alcuni rideranno insieme a voi altri vi guarderanno e penseranno che siete solo maleducati (cosa più probabile).

Ed è lì che una persona che già si sente osservata di suo mentre cammina ed ha anche grossi problemi ad accettarsi si sentirà profondamente ferita perché fidatevi quando succede una cosa del genere la prima sensazione è quella di un pugno a grandezza Hulk nello stomaco e poi ti viene quella fitta al cuore ed un dolore incredibile al petto, ma tranquilli anche se siamo grassi non significa che sia un infarto.

Più precisamente quelle sensazioni riguardano qualcosa come vergogna di se stessi, umiliazione, ecc. E vi dico una cosa un cuore non si spezza soltanto quando si finisce una relazione, un cuore si spezza anche quando veniamo insultati, presi in giro, esclusi e così via…

Pensate che se vi comportate così la state aiutando? Pensate per caso che quando quella persona che avete preso in giro arriverà a casa piangerà e probabilmente avrà ancora più vergogna di se stessa? CERTO CHE NON LO PENSATE SENNO MICA LO FACEVATE GIUSTO? (Almeno lo spero).

Sapete quante persone hanno deciso di suicidarsi per queste cose e non parlo solo di adulti ma anche di ragazzini che vengono presi di mira a scuola dai compagni “fighetti” che non hanno nulla di meglio da fare durante la ricreazione che prendersela con il compagno cicciottello che magari se ne sta per conto suo perché sa di non essere accettato da nessuno o almeno lui crede così e voi lo aiutate ad aumentare i suoi complessi di inferiorità.

Quindi ho una brutta notizia per voi… Non siete così perfetti come credete, vi manca una cosa che vi rende un pochino più umani e si chiama EMPATIA.

Dopo questa prima parte vorrei parlare anche delle pubblicità che si divertono a prendere in giro le persone grasse come se fossero fenomeni da circo o qualcosa di simile e rientrano perfettamente nei parametri della grassofobia.

Si, perché non basta essere presi in giro dalle persone, anche il mondo pubblicitario deve infierire, credo che chi abbia ideato questa pubblicità non si sia minimamente chiesto come si può veramente sentire una persona sovrappeso.

Io riesco quasi ad immaginarvi seduti sulle vostre belle sedie mentre guardate il vostro “capolavoro” ridendo e discutendo sul fatto che questa sicuramente è una trovata di marketing eccezionale.

Beh! Se vi fa piacere la mia opinione credo che fare soldi prendendo in giro una persona con problemi di peso sia una cosa disgustosa.

Che poi vorrei ben dire voi la cioccolata non la mangiate vero?

Potrei anche accettare i fiori a San Valentino anche perché mi piacciono un sacco, ma se il mio fidanzato volesse integrare il regalo con una scatolina di Raffaello mica dico di no.

Vorrei ricordare a tutti che anche noi “ciccioni” abbiamo un cuore proprio come tutti, anche noi abbiamo sentimenti e probabilmente siamo anche molto più sensibili degli altri perché soffriamo tutti i giorni con i pregiudizi e le parole cattive delle persone.

Per tutti la vita è una battaglia ma per noi lo è ancora di più semplicemente perché non siamo uguali a voi, ma lo ripeto siamo comunque persone e come tali meritiamo rispetto e comprensione.

Meritiamo un sorriso e un abbraccio, anche una pacca sulla spalla va bene non è chiedere tanto.

Quindi se avete quell’amico che ha qualche chilo in più e che si sente a disagio ed è una delle motivazioni che non lo fa stare bene ogni tanto, ho un consiglio per voi.
Vi dico una cosa che tanti anni fa mi disse mia nonna.

“Guarda attentamente una persona negli occhi, di solito quando si è tristi quella luce che si sprigiona naturalmente è spenta e vuol dire che c’è qualcosa che non va”.

E cosa puoi fare tu? Siediti con lui e parlane, molte volte le parole di incoraggiamento e di conforto di un amico valgono più che 10 sedute dallo psicologo non perché non faccia bene andare anche dallo psicologo ma perché le cose dette dalle persone a cui vogliamo bene scaldano il cuore.

Quelle parole sono come l’olio che metti nella porta arrugginita sai perché? Perché per un momento la voce che quella persona ha in testa e che probabilmente è quella che causa 3000 paranoie smette di parlare, si zittisce.
Perché in quel momento,quella persona si sente voluta bene e quindi quella giornata che si prospettava decisamente buia, diventa leggermente più soleggiata.

Estela Regina Baroni

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogna ogni sera il suo discorso per quando riceverà l’Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi,metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.

ESSERE SE STESSI NEL MONDO DEGLI STEREOTIPI

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Per me tornare a scrivere per il blog di Curvy Pride è veramente una gioia e quale argomento migliore se non quello di cercare di essere se stessi in questo mondo colmo di stereotipi.

Dal 2016 (quindi dall’ultima volta che ho scritto) ho iniziato a guardarmi un po’ in giro più di quello che facevo già, ho iniziato ad analizzare il comportamento delle persone di fronte a qualcosa di diverso.

E non parlo solo di una persona con un corpo non considerato “perfetto” (che poi potrei scrivere anche sul valore di questo termine di questi tempi).

Parlo del diverso in generale che va da una persona con una gamba sola, alla persona che ha un colore di pelle diverso.

Vi chiederete perché parlo di questo argomento.

Ne parlo perché essere guardati da capo a piedi non è bello, ti senti quasi un animale da circo rinchiuso in una gabbia, ma quella gabbia non è fatta di ferro ma bensì di persone che sono pronte a punzecchiarti con i loro bastoni fatti da commenti cattivi.

Sono fatte da persone che come se tu fossi una merce ti etichettano e decidono cosa sei e cosa farai.

Tutte/i noi lo sappiamo bene che dalle etichette è difficile staccarsi perché finisci per credere che sei così veramente.

Per questo essere se stessi nella società moderna è un’impresa difficile.

Per gli altri è facile dirti “Ah ma così non va bene, dovresti essere così”, “Perché non fai un po’ di dieta hai un viso così bello e lo stai sprecando con un corpo del genere”. (L’ultima cosa l’ho sentita spesso).

Una persona che sente questi giudizi e non è consapevole dello splendido essere umano che è, tende a rinchiudersi in una bolla e ripeterà tutti i giorni guardandosi allo specchio “Tu non ce la farai mai”, “Cosa vuoi farne della tua vita, tu non sei come gli altri”.

Metterà i suoi sogni in un cassetto, lo chiuderà e butterà la chiave nella spazzatura.

Poi magari riesce a diventare quello che gli altri volevano ma cosa rimane alla fine?

NULLA!

Sei solo un’altra vittima del mondo, della società e delle malelingue, anche perché una volta che diventi il burattino perfetto e infelice che tutti volevano troveranno altri difetti e tu non sarai mai all’altezza di niente per nessuno e ti punteranno ancora il dito contro.

Anch’io avevo paura del giudizio degli altri, anch’io avevo paura di non essere mai abbastanza e che probabilmente non sarei mai andata da nessuna parte.

Poi invece con il passare del tempo ho scoperto che non era così e che non ero sola e che se lo desideravo davvero potevo anche scalare l’Everest perché c’era una persona importante a fare il tifo per me… E sapete chi è questa persona? SEMPRE IO.

Ho ritrovato la chiave del cassetto dove avevo rinchiuso per sempre i miei sogni e l’ho riaperto, ho iniziato a guardarmi allo specchio e dirmi “Cavolo dolcezza oggi sei proprio stupenda”.

Alle occhiate cattive della gente rispondo con un sorriso perché è quello che innaffia il fiore che sboccia dentro la mia anima.

Non bisogna mai lasciarsi abbattere perché quando lo fai significa che ti sei arresa/o ed è proprio ciò che vogliono.

Che tu sia magra/o, grassa/o, alta/o, bassa/o, che tu abbia una gamba sola o un braccio solo, non importa se la tua pelle è scura, chiara, verde, gialla, azzurrina o rosa pallida TU SEI TU.

Con i tuoi pregi e per fortuna i tuoi difetti perché sennò saresti una macchina.

Innaffia quel fiore che hai dentro e fallo sbocciare, sorridi, ama principalmente te stessa/o e poi gli altri e alla società che ti vuole in un determinato modo urla “NO, GRAZIE”.

Se ti accetti con te stesso sei già un passo avanti nello scalare la montagna e guardando l’orizzonte potrai vedere che la vita non è solo spine e oscurità.

Estela Regina Baroni


Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogna ogni sera il suo discorso per quando riceverà l’Oscar. Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.“Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi, metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”. 

Estela Regina Baroni