MI SONO INNAMORATA DELL’UNICO UOMO CHE MI HA GUARDATA NEGLI OCCHI

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

La lotta contro il peso diventa una sfida quotidiana

“In un caldo pomeriggio di primavera entrai in farmacia e mi pesai: 86.9 kg per 1.78 cm di altezza, praticamente un colosso col mento lungo. Tornai a casa di corsa, guardandomi intorno e pensando che tutto il quartiere stesse osservando me, la ragazza grassa e brutta che scappa. Mi chiusi in camera, piansi tutto il pomeriggio convinta che quella situazione dovesse finire in un modo o nell’altro.

Parlai con mia madre, una donna estremamente affettuosa ma molto pratica, che guardava male le debolezze pensando che con la volontà si potesse sconfiggere tutto. Le dissi che volevo dimagrire, che dovevo dimagrire perché stavo male e non volevo più essere infelice. Andammo da un dietologo e in due anni persi 20 kg, ma il mio mento lungo per quel maledetto difetto genetico era sempre lì, a darmi quel viso mascolino e poco femminile. Se sapeste quante volte ho pianto perché tanti cattivi mi davano del travestito!

Decisi che volevo essere bella e persi altro peso sfinendomi di esercizi in palestra. Poi iniziarono le emicranie e persi altri chili perché non riuscivo a mangiare. Alla fine chi mi conosceva diceva che sembravo malata, ma io mi vedevo bella e la sensazione di pancia vuota mi faceva stare bene e mi gratificava. Mi sentivo brava e forte perché non cedevo alle tentazioni e i corteggiatori erano tanti e mi lodavano per la mia magrezza, per lo stacco di coscia, per la vita sottile, certo peccato il visetto con quel mento così forte, ma per il resto…

La sera in cui tutto cambiò

Una sera di aprile mi innamorai. Davanti ad un bicchiere di vino, parlando di poesie. Rimanemmo a lungo a parlare di tutto, ero felice. Raccontai molto di me, della mia passione per la pittura, la musica e la lettura. Lui era un giovane cantante, che aveva scritto le prime canzoni con la sua band. Ricordo che mi fece uno dei più bei complimenti mai ricevuti: “Hai due occhi così belli che splendono come stelle nere“. Nessun accenno al mio mento lungo, alla minigonna, al fisico. Quel ragazzo aveva solo guardato i miei occhi, e questo aveva fatto la differenza. Una differenza così grande che dopo qualche anno sarebbe diventato mio marito.

Decisi di farmi operare al volto per il progenismo che mi affliggeva (ovvero il morso invertito, con l’arcata inferiore che scavalca quella superiore, causa del mento estremo e di problemi a livello masticatorio, spinale,  e con gli anni cardiaco). I medici avevano scoperto che era la causa delle mie lancinanti emicranie, del mio principio di scoliosi e di tante altre piccole patologie che non avrebbero tardato ad arrivare. Dopo 4 ore di intervento tornai dal mio fidanzato che non smise un attimo di starmi accanto. Nei 3 mesi successivi potei solo assumere frullati che con gli antibiotici e l’immobilità mi fecero prendere di nuovo un bel po’ dei miei chili persi.

La storia di Milla Luna termina qui, con un matrimonio felice, un intervento riuscito e un corpo che cambia e che proprio non ne vuole sapere di assestarsi su un peso e rimanere quello. La bilancia è solo uno strumento inerme ma qualche volta può diventare qualcosa di molto più subdolo: una nemica, un’ossessione, una prigione, una punizione, una condanna.

Milla si sentiva bella perché aveva la pancia vuota, perché i ragazzi la apprezzavano ora che era così magra e palestrata. Si complimentavano con lei, che nella sua vita aveva ricevuto solo critiche, bullismo e prese in giro per il suo aspetto. È normale che in quel momento fosse fiera di sé: aveva lavorato tanto per dimagrire, ma alla fine scelse l’unico uomo che era stato conquistato dai suoi occhi, da quello che leggeva lì, in quelle stelle nere.

Sono convinta che il segreto per essere felici sia tutto qui: vivere mantenendo l’equilibrio tra chi sei dentro e come appari fuori. Accettando i cambiamenti, il passare del tempo, perdonandoti per le paturnie e soprattutto imparando anche ad alzare un po’ le spalle e fregartene di cosa pensano gli altri. Quello che conta è come ti senti tu.

Circondati di persone che ti fanno stare bene, che ti amano, che ti apprezzano esattamente come sei. Vivi senza confrontarti continuamente con gli altri, che tanto nella tua testa saranno sempre migliori di te e sarebbe una partita persa in partenza. Ma soprattutto sorridi e sii grata per tutto quello che hai e per come sei. Perché sei tu, unica e insostituibile.

A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
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e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it
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MI SONO FATTA BOCCIARE PER SFUGGIRE AI BULLI

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Quando anche l’insegnante ti deride per il tuo peso è la fine

Alle Superiori non andò meglio, parole come brutta, grassa e cicciona mi accompagnarono per un bel pezzo. Ricordo che una professoressa mi disse con fare acido una volta che mi ero assentata per un fine settimana spirituale: Non credo che il ritiro ti abbia fatto bene, visto che non ti sei ritirata neanche un po’!

L’insegnante dovrebbe essere esempio di inclusività, non la prima a bullizzare!

Ho capito che su chi è debole i ragazzi scaricano le loro paure -essere grassi, brutti, sfigati- e gli adulti scaricano le loro frustrazioni. Alla fine mi feci deliberatamente bocciare per non avere più in classe i miei aguzzini, con il risultato che la classe che venne l’anno dopo non mi accettò, ma almeno non mi prese di mira. Venni semplicemente ignorata e questo fu la cosa più vicina alla tranquillità che mi fu concessa, non era la felicità ma quanto meno la tregua”.

La disperazione mi ha accompagnata durante tutta l’adolescenza

Ecco un altro frammento della storia di Milla Luna, ragazza che, come tutti, non è perfetta. Leggere ciò che le disse la professoressa mi ha profondamente colpita. Com’è possibile che proprio l’insegnante, che dovrebbe essere l’adulto di riferimento, la persona che conosce, comprende e supporta i suoi allievi, sia la prima a deriderli? È un fatto gravissimo e temo sia più frequente di quanto si possa immaginare.

Come comportarsi? Cosa può fare un ragazzino di fronte ad un simile comportamento? Sicuramente la prima cosa è parlarne a casa, ma sappiamo che spesso non succede. Non tutti i ragazzi hanno un buon rapporto coi genitori, si vergognano, temono di essere giudicati anche dalla loro famiglia e temono, soprattutto, che una lamentela possa peggiorare la situazione, creando ripercussioni e ancora più problemi. Rimangono semplicemente lì, inermi di fronte al branco, chiudendosi sempre di più in loro stessi.

Genitori, ascoltate i vostri figli, ma per davvero.

La soluzione apparentemente più semplice sarebbe parlarne. A casa, A scuola, sui social. Attraverso tutti i canali di comunicazione esistenti. Insegnare ai nostri figli che siamo tutti diversi e che questa diversità è un dono. Accogliendoli per come sono, amandoli e ascoltandoli. Solo praticando l’accoglienza possiamo dare loro un esempio e una strada da seguire. Non diamo per scontato che DEVONO andare bene a scuola, che DEVONO eccellere negli sport, che DEVONO essere educati, ordinati, ubbidienti, che DEVONO pensarla come noi. Non sono replicanti, sono PERSONE.

Chiediamo ai nostri figli cosa pensano, cosa sognano, di cosa hanno paura e quali sono le loro speranze. Non ci limitiamo a insegnare loro a parlare, ma a comunicare. Dimostriamo ai ragazzi che vivere seguendo i propri valori non solo è possibile, è indispensabile.

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con il suo peso e con l’amore. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
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SCUOLA, BULLISMO E GRASSOFOBIA

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Il bullismo a scuola, una realtà sempre troppo attuale 

“La più grande disgrazia di una bimba in carne è andare a scuola dalle suore.
Per carità, non generalizziamo! Ci sono suorine adorabili, ma quelle che mi hanno accompagnato durante le elementari e le medie non appartengono a questa categoria. Durante le recite il mio ruolo fisso era il coro, potevano far fare l’angioletto a una bambina grassa? Assolutamente no! E Maria nel presepe vivente? Macché! Maria era bionda e con gli occhi azzurri lo sanno tutti! E stai attenta a correre, che se cadi con quanto sei cicciona ti massacri, non scavalcare la ringhiera che non sei agile! E nelle foto scolastiche, impeccabilmente in divisa, sempre dietro a tutti perché sei alta e ingombrante.

Il bullismo nei miei confronti era insopportabile

Non so se fu per il continuo essere messa al centro dell’attenzione per la mia statura o le mie misure non ordinarie – a 10 anni ero alta 1,67 per non so quanti kg e 39 di piede- o per il mio mento pronunciato a causa di un progenismo congenito, fatto sta che dalla terza elementare i miei compagni di classe mi presero in odio tale da rendere impossibile la mia vita scolastica. Nonostante fossi intelligente non rendevo e avevo paura di andare a scuola perché non sapevo mai quali cattiverie e umiliazioni mi attendevano. Sognavo a occhi aperti di svegliarmi un giorno magra, bionda e con gli occhi azzurri con tutti i miei compagni che finalmente mi volevano bene. Cercavo di assentarmi da scuola il più possibile, adducendo mal di testa o mal di pancia, mia madre credeva che fossero scuse per non fare il mio dovere e spesso c’erano litigi e pianti. Quando presi la licenza di terza media, ricordo che feci di volata tutti i piani dell’Istituto che mi aveva tanto fatto soffrire, chiusi di schianto la porta alle mie spalle senza salutare nessuno, e non tornai più, mai più“.

La nostra amica Milla Luna ci racconta una realtà che è ancora oggi all’ordine del giorno in moltissime scuole. Chi non è mai stato preso in giro, canzonato o addirittura bullizzato alzi la mano! Sono situazioni talmente comuni che quasi ce le aspettiamo, le viviamo come qualcosa che è normale che succeda. Ma è davvero impossibile creare un ambiente inclusivo? È davvero così impensabile insegnare ai nostri figli che siamo tutti diversi e che abbiamo caratteristiche che ci distinguono e che non andiamo giudicati per questo?

Personalmente conosco molto bene queste dinamiche perché sono sempre stata una bambina più o meno cicciottella. Alcuni miei compagni mi chiamavano mucca, cicciobomba e in altri meravigliosi modi che ora non ricordo, ma che erano sempre legati al mio peso. Mi dava fastidio, ma tutto sommato eravamo una piccola comunità e avevo molti amici che mi difendevano e, in qualche modo, ho retto. Non posso certo dire che non mi abbia fatta star male ma l’affetto di chi mi voleva bene ha fatto da cuscinetto, attutendo il colpo. Chi invece ha intorno a sé solamente solitudine sprofonda nell’abisso della disperazione e comincia a mettersi in discussione: “Sono io ad essere sbagliata, ho qualcosa che non va, dovrei cambiare per essere accettata, sono una perdente, una povera sfigata”. E questi pensieri ce li portiamo appresso; con gli anni diventano un peso che grava su di noi come un macigno, inquinando anche i rapporti futuri.

Allora, come fare? Da dove cominciare per riprenderci la nostra autostima?

Ti lascio il link di un paio di articoli che ho scritto per questo blog, credo potranno aiutarti!

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con l’adolescenza. A presto! Fabiana

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STEREOTIPI: QUANDO UN ADORABILE BEBÈ MORBIDOSO DIVENTA SOLO UN BAMBINO GRASSO

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Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Milla Luna, adorabile bebè con i rotolini

“La mia storia comincia dal principio, dalla nascita. Il primo dono che tua madre ti fa nel momento in cui vieni al mondo è il tuo primo pasto. Questo da solo basterebbe a chiarire quanto importante sia il cibo e ciò che rappresenta per chi lo dà e chi lo riceve. Fra te e la tua mamma è il primo momento di condivisione reale, quando non sei più una sfocata immagine che galleggia nell’amniotico limbo acquoso del pancione, ma una personcina viva e palpitante da amare e nutrire. E questo mia mamma lo ha fatto con zelo! 

A casa mia non si è mai visto un omogeneizzato, nonostante fossero i tempi del boom economico e i prodotti per l’infanzia riempissero gli scaffali dei negozi. Mia mamma preparava frullati di filetto, minestrine iperproteiche al doppio parmigiano, pescetti spinati alla perfezione, verdurine di prima qualità cotte nei metodi più sani del tempo.

Il risultato di tutto quell’amore era una pargoletta rotonda come una mela con rotoli e rotoli di gambette! Quando mi scattavano una foto, guardavo curiosa e felice l’obbiettivo mentre mia mamma, orgogliosa e adorante, osservava le mie bellissime guanciotte e le mie manine piene di fossette. Bei tempi!

Quanto sono carini i bebè cicciotti?

Ecco l’inizio della storia di Milla Luna. Leggendolo, ho subito pensato che fino a una certa età essere rotondi, cicciotti e morbidi è sinonimo di salute e buona crescita, ma dopo un po’ quello che fino a pochi mesi prima era considerato un pregio diventa un problema. Non sto suggerendo di crescere bambini sovrappeso, la salute è sempre il bene più importante. I bambini sono seguiti dai loro pediatri, che danno consigli e linee guida anche alimentari ed è giusto attenersi a ciò che dicono gli esperti. Sto dicendo che noi genitori abbiamo una grande responsabilità! Non solo quella di crescere i figli nel modo migliore possibile, ma anche aiutarli a crescere con una buona autostima, senza incasellarli in uno stereotipo.

Ho sentito genitori parlare dei loro figli “cicciottelli” in modo dispregiativo, e a volte anche davanti ai bambini stessi. Passare da che belle gambette morbidose a devi mangiare di meno perché hai le gambe grasse è un attimo. E per i bimbi è destabilizzante, se non traumatico.

Anche lamentarci di noi, di come siamo fatti e di quanto vorremmo dimagrire quando i bambini ci ascoltano non è sano. Cresceremo figli che si fanno mille problemi! Aiutiamoli ad essere in salute, stimolandoli a fare attività fisica per il loro piacere, proponendo pasti equilibrati, preferendo attività che portino a muoversi anziché stare fermi ore sul divano. Offriamo loro la possibilità di stare bene, riconoscendo che siamo tutti diversi. Che un compagno più grasso o più magro non va guardato con disgusto, non va preso in giro, non va bullizzato. Insegniamo loro che la diversità è normale. Ognuno ha la sua storia, le sue abitudini, i suoi tratti genetici. Facciamo del nostro meglio e cresceremo figli più sereni e adulti più felici.

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con la scuola. A presto! Fabiana

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“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
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QUANDO A GIUDICARTI È LA TUA FAMIGLIA

Riproponiamo questo articolo del 2021 scritto dalla nostra socia e Coach Fabiana Sacco. Mai come in questo periodo il giudizio ha un impatto devastante sulla vita di molte persone. E se questo giudizio arrivasse proprio dalla nostra famiglia e da chi amiamo di più?

Ti è mai capitato di sentirti bullizzata dalla tua famiglia? Strano a dirsi, eppure è possibile! Forse non ci viene mai in mente che a volte i primi atti di discriminazione li abbiamo vissuti proprio in quello che dovrebbe essere il nostro nido sicuro. Se ci pensi un attimo e guardi indietro, sono certa che troverai almeno un’occasione in cui avresti voluto che i tuoi familiari ti fossero più vicini, che cercassero di capirti, che prendessero le tue difese a spada tratta o che, semplicemente, ti abbracciassero in silenzio perdonandoti qualunque cosa avessi fatto.

Troppe volte i figli si sentono giudicati dai genitori o dalle persone care

Nessuno è perfetto, non nasciamo col famoso libretto delle istruzioni! Quando diventiamo genitori ne avremmo disperatamente bisogno perché è facile sbagliare. Pensa a quante volte hai detestato un certo comportamento di tua madre o tuo padre e di come ti sei ripromessa di non diventare mai come loro, oppure di come hai visto quella mamma viziare in modo vergognoso il suo bambino e poi, dopo anni, ti sei ritrovata a fare esattamente la stessa cosa, con gli occhi traboccanti d’amore e di indulgenza per il tuo pargolo specialissimo!

Ti ci ritrovi? Io credo di sì. Forse non del tutto, forse in maniera non così eclatante ma comunque sai perfettamente di cosa parlo.

Ti racconto cosa è successo a Silvia, una mia cliente, quand’era ragazza (tranquilla, mi ha dato il permesso di raccontarlo): tra lei e sua mamma c’è sempre stato un grande amore ma lei ricorda che, fin da piccola, la mamma le diceva continuamente che avrebbe dovuto dimagrire, che sarebbe stato meglio mangiare meno e perdere peso. Quando aveva circa 12 anni Silvia si prese l’influenza, stava male e non si alzava dal letto. Dopo due o tre giorni la mamma arrivò in camera e Silvia pensava che fosse salita per portarle un po’ di brodo o per vedere come stava, INVECE AVEVA IN MANO LA BILANCIA.

“Dai, vieni che guardiamo quanto hai perso!” Trillò la mamma, e nonostante non si sentisse per niente bene e avesse la mente annebbiata, Silvia obbedì alla madre e si pesò. Pesava esattamente come prima. “Ma non è possibile, tre giorni che non mangi e non hai perso neanche un etto!” Tutto quello a cui riusciva a pensare la madre in quel momento era quell’ago che non si muoveva, mentre lei stava male. Quella frase la mortificò e la fece sentire in colpa, anche se lei di colpe non ne aveva affatto.

“Mangia di meno, devi dimagrire!” Quante volte Silvia si è sentita ripetere queste frasi da chi amava.

Quell’episodio la ferì profondamente e per molto tempo Silvia si è chiesta come la madre avesse potuto pensare al suo peso mentre lei era febbricitante da giorni. Era una fissazione, un pensiero costante, pretendeva dalla figlia qualcosa che neanche lei riusciva ad ottenere: la magrezza.

Lei sa che sua mamma non voleva affatto farla stare male, non aveva intenzione di ferirla, desiderava solo che lei fosse più magra. Oggi, a quasi quarant’anni, Silvia è una donna di forme generose e, nonostante abbiano un bellissimo rapporto, si sente scrutata e giudicata ogni volta che indossa un vestito un po’ più corto o qualcosa che ALLA MAMMA non piace. La mamma è convinta che certi abiti mettano in evidenza una parte del corpo di Silvia che non rispecchia i canoni di magrezza e che LEI nasconderebbe.

Ecco dove sta il punto: la mamma tende a proiettare i SUOI desideri, le SUE aspettative e le SUE convinzioni sulla figlia. Questo lo facciamo un po’ tutti noi genitori, chi più e chi meno; siamo fermi sulle nostre idee e siamo certi di fare il bene dei nostri figli dicendo loro chi devono essere, come devono comportarsi e cosa provare di fronte al mondo, ma così facendo imprimiamo in loro quello che pensiamo noi. E noi siamo noi, con le nostre storie, le nostre paure e i nostri gusti personali; i nostri figli sono un’altra cosa, pensano a modo loro e vogliono vivere secondo i loro valori!

Chissà se anche per te è stato così, se ancora oggi ti porti dietro le conseguenze di ciò che hai vissuto da piccola, se con i tuoi figli sei la fotocopia della tua mamma brontolona o se invece sei riuscita a tirare fuori la parte di te che ti serve per essere la mamma che vuoi!

Ti lascio con un’ultima riflessione: sappi che le persone agiscono per ciò che conoscono, si comportano al meglio di come possono fare in quel momento.

Silvia ha lavorato molto sulla sua autostima e l’ha trovata nonostante la sua mamma non le abbia reso le cose semplici. Oggi è una donna molto serena e sicura di sé, non biasima sua madre per quello che le ha detto e che ancora oggi le fa capire tra battutine e sarcasmo. Lei sa che l’ha sempre amata tantissimo, solo che lo esprime così, in un modo non costruttivo.

Quello che sicuramente possiamo fare noi, generazioni più giovani, è informarci e fare il possibile per crescere figli che non debbano sentirsi continuamente sotto esame, per chi sono e per come appaiono. Questo è uno dei valori fondanti dell’ Associazione Curvy Pride- APS: siamo persone, non siamo taglie e non siamo perfette: così come non lo è la mamma di Silvia che ha agito per amore, così come non lo sono io, né tutte voi che state leggendo. Ognuna di noi fa del suo meglio per le sue possibilità e quando c’è bisogno di aiuto, di confronto, di crescita e di unione c’è Curvy Pride.

Fabiana Sacco, Curvy Coach (ed ex mamma brontolona).

Se l’autostima, la crescita personale e la ricerca dei tuoi talenti sono argomenti che ti interessano, non perderti le Zoom di Fabiana: si intitolano I DIFETTI CHE FANNO LA DIFFERENZA e sono appuntamenti mensili gratuiti, liberi a tutti, in cui ci conosciamo e parliamo di noi e ci aiutiamo a superare le difficoltà. Trovi il calendario delle Zoom QUI.

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