GASLIGHTING: UNA FORMA DI VIOLENZA DA RICONOSCERE E BLOCCARE SUBITO!

Riconosciamo da subito i sintomi di un rapporto malato e violento, non siamo soli, insieme possiamo spezzare questi comportamenti ed essere forti.

Il gaslighting -o manipolazione maligna- è una forma di manipolazione psicologica violenta e subdola nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. È una vera e propria tecnica in cui una persona o un gruppo di persone cercano di avere più potere sugli altri ed è molto comune tra i narcisisti. Per proteggersi è importante conoscere le loro tattiche.  È una tecnica lenta in cui la vittima viene sottoposta ad un lento e costante lavaggio del cervello.

Il termine gaslighting deriva da un’opera teatrale e cinematografica in cui un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando alcuni elementi dell’ambiente come ad esempio la luce delle lampade (in Italia il film è conosciuto con il nome di angoscia). Il gaslighter è un vero e proprio manipolatore patologico, può essere narcisista passivo, aggressivo e violento. Vive in uno stato di recitazione in cui non rivela mai il vero sé e non è in grado di provare empatia o interesse verso gli altri. Vengono anche definiti sociopatici (sociopatia: disturbo della personalità caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi del mondo circostante e della società).

Il gaslighting è presente sia in relazioni d’amore sia in quelle di amicizia dove ci sono delle dinamiche di dipendenza tra un superiore ed un subordinato. Quindi il rapporto si basa sulla paura e dipendenza e non sull’affetto.

Esistono delle vere e proprie FASI del gaslighting:

  1. DISTORSIONE DELLA COMUNICAZIONE: la prima fase in cui il manipolatore si presenta affascinante, innamorato, crea situazioni fantastiche inserendo ogni tano dialoghi destabilizzanti o silenzi ostili che puntano a disorientare la vittima
  2. LA DIFESA: la vittima è ancora abbastanza lucida e non sottomessa per capire che c’è qualcosa che non va, cerca quindi di confrontarsi con il manipolatore con il dialogo o anche allontanandosi.
  3. DEPRESSIONE: corrisponde al momento in cui il manipolatore ha il controllo completo sulla vittima che crede fortemente a tutto ciò che le viene detto e pertanto si piega alla volontà dell’altro.

A questo punto la manipolazione diventa CRONICA.

Esistono delle FRASI che vengono ripetute spesso dal gaslighter, se le riconoscete prestate molta attenzione!

“non essere così permalosa/o”

“Guarda che non è mai successo, ti ricordi male”

“non devi sentirti così”

“ti ricordi male, come sempre”

“questo non è mai successo, ti inventi le cose”

“guarda che le cose non sono andate in questo modo, ma in quest’altro”

“sei sicuro di stare bene? Perché dici cose strane

Coloro che impongono questa forma di violenza usano TATTICHE SUBDOLE:

-dicono bugie senza alcun tipo di vergogna;

-negano di avere detto o fatto qualcosa in maniera sistematica per portare la vittima a dubitare di se stessa;

-usano ciò che è caro e vicino come mezzo per raggiungerti: se avete dei figli vi diranno che sarebbe stato meglio non averne per destabilizzarvi e farvi crollare dalle basi del vostro essere;

-portano all’usura: le manipolazioni iniziano a creare dubbi e vi intrappolano in questa situazione;

– vi offrono rinforzi positivi per manipolarvi meglio: se ieri hanno detto che eravate inutili, oggi siete indispensabili e si congratulano con voi in modo che arriverete a pensare che finalmente le cose fatte a questo modo vadano bene.

Il gaslighting è considerata violenza psicologica quindi rientra nei reati di maltrattamento in famiglia, minaccia, stalking ed è importante denunciare. Un consiglio è sempre quello di raccogliere il maggior numero di prove possibili: registrate le conversazioni, fate gli screenshot dei messaggi, appuntate date e fatti e tutti gli eventi che accadono.

Se vi siete imbattuti o vi state rendendo conto di essere in una storia simile sappiate che non siete soli! Purtroppo sono esperienze molto comuni, accadono molto più spesso di quanto possiate immaginare ma se da soli non avete il coraggio e la forza di uscirne insieme possiamo! Denunciate sempre e rivolgetevi ad associazioni che possano aiutarvi! CURVY PRIDE-APS sostiene i valori della libertà e della non violenza.

Per tutte le info su numeri verdi e centri antiviolenza condividiamo la pagina dedicata del @ministerodellasalute.

SPEGNAMO LA VIOLENZA!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell’associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato

infermiera, modella e fotomodella curvy. Il mio motto di vita è SPQR: sorridi per qualsiasi ragione! e-mail: fairylaura83@gmail.com

GINECOMASTIA, DI COSA STIAMO PARLANDO?

Quando parliamo di ginecomastia parliamo di mammelle, ma stavolta non riferite a quelle del corpo femminile, bensì a quello maschile. La mammella è un organo che si sviluppa nel medesimo modo per entrambi i sessi fino alla pubertà, quando si interrompe nel sesso maschile e i dotti lattiferi diventano brevi e privi di ramificazioni. Siamo abituati a collegare l’immagine della mammella alla donna (raffigurazioni, fotografie di donne che allattano, mammelle mostrate ovunque per pubblicizzare prodotti e così via)

Il mondo occidentale moderno è ossessionato dal seno (dal latino “sinus” cioè sinuosità, spazio tra le mammelle) e tale ossessione trova la conferma nel numero sempre più crescente di interventi chirurgici ed estetici volti a trasformare l’aspetto e le dimensioni di questo organo, ma al di là dell’aspetto estetico qui stiamo parlando di una patologia.

Con la moda da uomo oversize che ha spopolato negli ultimi anni, avrete sicuramente visto molte fotografie di modelli in cui la parte toracica nuda, relativa alle mammelle, è piuttosto sviluppata. Non si tratta però di ginecomastia ma di pseudoginecomastia o lipomastia, ossia aumento del tessuto adiposo sottocutaneo della zona mammaria, ma non della ghiandola mammaria, dovuto al sovrappeso

Nella ginecomastia vi è invece un vero e proprio squilibrio della quantità di TESTOSTERONE rispetto agli ESTROGENI; il testosterone  è responsabile del controllo e sviluppo dei tratti maschili (come la peluria) mentre gli estrogeni sono deputati al controllo e  sviluppo dei tratti  femminili. L’organismo maschile produce anche piccole quantità di estrogeni , se vi è maggiore aumento di estrogeni rispetto al testosterone può esserci ginecomastia.

Al giorno d’oggi più del 30% degli uomini di età tra i 30 ed i 60 anni cerca di migliorare il proprio aspetto fisico (circa 2 interventi su 10 sono richiesti dagli uomini). Anche un uomo può sentirsi a disagio con il proprio corpo, in questo caso a causa della percezione della perdita di virilità a livello toracico perché più somigliante a quello femminile. Da qui nascono diversi aspetti psicologici che coinvolgono non solo l’estetica individuale ma anche la sfera sessuale, con ripercussioni sulla dimensione emotiva del benessere di coppia. 

Anche le relazioni con i propri amici possono risentire della perdita di autostima e del senso di inadeguatezza: così come noi donne a volte proviamo (quello stupido) senso di imbarazzo per quel chilo in più sul sedere, magari quando siamo in costume, in spiaggia, anche l’uomo può avere la sensazione che la sua mascolinità sia minata, perciò può iniziare ad instaurarsi uno stato di isolamento, di solitudine, del “sentirsi il solo” con quel disturbo.

Per evitare di arrivare agli stati ansiosi/depressivi, oltre naturalmente alla psicoterapia, ecco che ci viene in aiuto la chirurgia estetica! Proprio così! Come per noi donne, se vogliamo rimpicciolire, aumentare, sistemare le nostre mammelle esistono gli interventi chirurgici per l’uomo!

L’intervento di ginecomastia va eseguito in anestesia locale, in sedazione (intesa come stato di incoscienza del paziente, non anestesia generale del corpo), può durare dai 45 minuti all’ora e mezza e può necessitare di una notte di ricovero. La zona interessata rimarrà gonfia e dolente per qualche giorno e poi, in circa 3 settimane, tutto torna alla normalità e la persona potrà tornare a svolgere la sua vita normale , attività fisica inclusa, con tutta la serenità di cui aveva bisogno.

Spero che il mio articolo vi sia piaciuto e che abbiate arricchito le vostre conoscenze puntando l’attenzione sul fatto che non solo noi donne ci possiamo sentire a disagio sull’aspetto estetico. Se avete qualche altra curiosità scrivete nei commenti oppure a fairylaura83@gmail.com

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e di soci che credono nell’associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Laura Chiapparini, infermiera, modella curvy. il mio motto è SPQR: SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE. mail address : fairylaura83@gmail.com

TAKE CARE OF YOU (PRENDITI CURA DI TE)

La malattia è spesso un conflitto tra l’anima e la personalità, si parla quindi di disturbo psicosomatico e sono sicura che l’hai provato almeno una volta nella tua vita.

Ci sono sintomi che non sono altro che allarmi inviati al nostro corpo e che vanno accettati, ascoltati, compresi e mai allontanati; se li allontaniamo si possono trasformare in patologie vere e proprie.

Il corpo grida quello che la mente non vuole sentire o quello che la bocca tace spesso per comodità.

Ho riletto questo estratto di Alejandro Jodorowsky Prullansky (poeta cileno, scrittore, fumettista, regista, drammaturgo) e che con piacere ti riporto:

“…

lo stomaco arde quando le rabbie non riescono ad uscire,

il diabete invade quando la solitudine duole,

il corpo ingrassa quando l’insoddisfazione stringe,

il mal di testa deprime quando i dubbi aumentano,

il cuore allenta quando il senso della vita sembra finire,

il petto stringe quando l’orgoglio schiavizza,

la pressione sale quando la paura imprigiona,

la nevrosi paralizza quando il bambino in noi tiranneggia,

le ginocchia dolgono quando il tuo orgoglio non si piega

…”

Spesso cerchiamo di mettere a tacere tutti questi sintomi con terapie o farmaci, ma ci chiediamo veramente quale sia la fonte del nostro malessere interno? Quali disturbi silenziosi abbiamo?

Se riguardo quell’elenco, ma soprattutto se riguardo nel mio passato, dico: “Questo ce l’avevo, anche questo e quest’altro” e provo un po’ di sconforto. Nello stesso istante però mi ricordo l’evoluzione fatta per non sentirmi angosciata o troppo ipocondriaca (ipocondria detta anche patofobia o ansia da malattia): ho cambiato mentalità nei confronti dei problemi della vita.

Ho un approccio, seppur da migliorare, meno ansioso rispetto a prima. Quello che mi faceva stare male era spesso “l’ansia da prestazione” (e non parlo di quella vissuta dall’uomo nella sfera sessuale, parlo di esami scolastici, lavoro, vita di coppia, perfino l’immagine data sui social) in qualsiasi ambito della mia vita e da cui derivava mal di stomaco, inappetenza, insonnia, mal di testa, palpitazioni.

Quando il mio corpo, anche recentemente, ha sentito questa forma d’ansia, mi ha inviato immediatamente il suo allarme così io ho potuto agire per tempo e soprattutto ho fatto in modo che non si trasformasse in qualcosa che poteva rovinare le mie giornate, ma non solo, anche i rapporti con le altre persone.

Ho imparato a trovare “le soluzioni migliori per me”, ho imparato a vedere alternative, ho imparato a riconoscere il problema e parlarne con chi è più esperto di me.

Quante volte poi nell’arco della mia vita mi sono sentita di azzannare letteralmente un dolce in un momento di crisi sentimentale o di sconforto affettivo! Ecco che dall’episodio singolo è nata una vera e propria patologia di cui vi parlerò nei prossimi articoli.

Consapevole che ognuno di noi reagisce in modo diverso alle situazioni,ti regalo il pensiero positivo che mi segue anche nella vita professionale da infermiera: “La salute è il primo dovere della vita” (Oscar Wilde), perché senza di essa ci saranno altri ostacoli da affrontare e con più difficoltà.

Quindi PRENDITI CURA DI TE E ASCOLTATI!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog

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Laura Chiapparini , infermiera, modella e fotomodella curvy; il mio motto di vita è ” SPQR : SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE”
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21 FEBBRAIO

Una data che risuona nelle mie orecchie quasi come quella dell’11 settembre.

Ricordo esattamente cosa stavo facendo quel giorno. Erano le ore 14:00, ed io ero a casa in attesa di un esame ospedaliero il cui risultato è stato spiacevole. Dopo qualche ora la notizia su tutte le reti televisive del primo caso covid-19 positivo in Italia, il famoso “paziente zero”.

Credevo che non ci fosse un giorno peggiore di quello nel mio 2020, invece mi sbagliavo. Quel giorno ero già scioccata da una diagnosi personale e a complicare le cose il mio lavoro da infermiera. Nel frattempo sapevo che dopo il risultato dell’esame sarei dovuta stare a casa almeno per due settimane e fare altri controlli.

Sono state settimane piene di incubi e pensieri, settimane in cui mi sentivo vuota dentro ma con una grande quantità di energia fuori e, non sò come spiegarvelo, non vedevo l’ora di rientrare a lavoro per aiutare i miei nonni e di entrare nel “campo di battaglia” insieme ai miei colleghi.

immagine presa dal sito web pixabay

Nelle due settimane prima del mio rientro in struttura ricordo di avere fatto man bassa di “dpi” (dispositivi di protezione individuale) perché sapevo che la situazione generale a livello mondiale era inadeguata a sopperire tutte le esigenze dei sanitari. I costi erano schizzati alle stelle: 10 mascherine ffp3, le uniche trovate online, poi più viste per diversi mesi sul sito, alla “modica” cifra di 73 euro!

Rientro, con il primo decesso per covid-19. Ansia e un po’ di paura sono state le prime sensazioni provate.

Ricordo bene, e non si può dimenticare, tutta la procedura per la vestizione e la svestizione, tutti i cambiamenti causati dall’ approvvigionamento tempestivo di detergenti specifici, tute protettive, visiere, occhiali, guanti e detergenti alcoolici per le mani in quantità industriale. Oltre agli spogliatoi abbiamo dovuto adibire delle stanze apposite per la vestizione e la svestizione dei dpi, cambiare ogni giorno i piani di lavoro per le continue modifiche della situazione clinica dei nostri nonni, allestire una stanza per la decontaminazione degli indumenti con la macchina all’ozono, sospendere tutte le attività di vita comunitaria. Pensate a fare tutte queste cose da un giorno a quell’altro, ma soprattutto pensate a come è stato difficile per noi cercare di fare capire la situazione ai nonni, gli stessi nonni che non riuscivano bene a comprendere il perché non avrebbero più visto per mesi i loro figli, i loro nipoti, i loro cari.

Oltretutto c’era già qualche mio collega positivo naturalmente a casa quindi da 6 infermieri ci siamo ritrovati a lavorare in 3. I turni erano irregolari, spesso di più ore rispetto al turno classico, spesso saltavamo i riposi e le attività non essenziali erano state sospese e quindi ci siamo trovati anche con meno personale (ad esempio l’animatore)  

Non credo di avere mai sudato così tanto come con quella tuta, nemmeno quando andavo in palestra. Mi immaginavo il mio corpo come un kebab con gocce di sudore che grondavo soprattutto sotto le braccia. Per non parlare poi dello sfregamento delle cosce che, già essendo in carne, era un problema pima figuriamoci dentro quella sauna umana. Mi è venuta la cistite perché non potevo andare in bagno per ore e la pelle sembrava squame perché non potendo né mangiare né bere fino a fine turno (parlo di turni di 10 ore e qualcuno forse anche di più) la disidratazione era dietro l’angolo. Non parliamo della visiera che seppur efficace mi faceva sempre tornare a casa con un gran mal di testa. Non eravamo abituati a queste cose, non eravamo “addestrati alla pandemia” ma ce l’abbiamo messa tutta.

Arrivavano tantissime telefonate al giorno da parte dei familiari giustamente terrorizzati dalla situazione, ai quali abbiamo sempre dimostrato vicinanza e che cercavamo di tranquillizzare con parole di conforto o se era possibile facendo sentire al telefono il proprio caro.

Ero sempre più ossessionata dall’igiene e la pulizia tanto che dopo mesi mi sono resa conto che dovevo tagliarmi i miei lunghissimi capelli super rovinati da quel periodo fatto di soluzioni alcooliche a lavoro, a casa, perfino in macchina.

la mia mano al primo giorno di utilizzo di soluzioni alcooliche

Nel susseguirsi delle giornate ho provato tantissimi sentimenti rabbia, sconforto, paura, l’impotenza di non poter fare di più di quello che già facevamo con le risorse di cui disponevamo, la tristezza nel vedere i miei nonni che soffrivano la solitudine dei familiari e della ormai inesistente vita comunitaria che riempiva le loro giornate;  evito di parlarvi di quando c’era un decesso: gli occhiali si riempivano di lacrime in un attimo, sentivo dei macigni nello stomaco e ancora ad oggi quei letti io li ricordo con il nome di chi non cè più.

Sotto la divisa noi sanitari siamo persone umane come tutte le altre e, forse non in tutti i casi, anche più sensibili nei confronti della vita delle persone ma anche nel momento di accompagnarli verso il fine vita.

Ad un certo punto, presa dalla moda delle mascherine fashion che noi non potevamo indossare, mi è venuto in mente che, per portare un sorriso ai nonni che non ci riconoscevano nemmeno sotto quelle armature, potevo disegnare un sorriso sulle mascherine (la mascherina naturalmente chirurgica quella che stava sopra alla ffp3) e così ho fatto! Io ero abituata a mettere sempre un rossetto molto acceso a lavoro o rosso o rosa fluo e così facendo i miei nonni mi riconoscevano. Non sapete come era bello per me sentire pronunciare il mio nome dalle loro labbra! Mi riconoscevano! Si sentivano rassicurati! E non c’era cosa più bella per me.

Ho sofferto molto anche la separazione da mio marito, l’isolamento obbligato durato per mesi. Mi ricordo ancora che un giorno gli ho chiesto se si ricordava ancora della mia faccia. Non avrei mai pensato di fare una domanda del genere a mio marito. Mi mancava tantissimo! Mi mancava baciarlo, mi mancava toccargli i piedi nel letto o abbracciarci mentre dormivamo, mi mancava tutto perfino stare in cucina a preparare da mangiare per due.

La sedia vuota, il letto senza un lenzuolo fuori posto, la solitudine nel cuore.

Sono stati momenti difficili che non dimenticherò mai e che spero non si verifichino più.

Nel buio è stato comunque bello vedere tutti quei gesti di solidarietà nel mondo, i canti dal balcone, centinaia di messaggi che mi arrivavano, i commenti solidali e di coraggio nei post di facebook, i disegni che mi mandavano. Tutte queste piccole cose mi davano da sperare nell’umanità ritrovata (ad oggi posso dire a malincuore che è durata davvero poco)

Spero che ogni persona abbia il buon senso di seguire le regole, anche se si è stufi lo sò bene, ma questa bestia ha annientato tante persone che tutti noi vorremmo ora avere vicino.

 Al di là di quello che ogni persona crede sull’esistenza del covid o meno, non sono qui a discuterne. Semplicemente vi porto la mia esperienza ed io posso solo dirvi che i miei occhi non dimenticheranno mai le cose vissute in questo triste periodo e che l’amore vince sempre sulla paura ed io continuerò ad occuparmi dei miei pazienti come ho sempre fatto con amore, dedizione, professionalità, un sorriso ed ancora più grinta e preparazione infermieristica.

Vi lascio con una bellissima lettera che ci hanno scritto i familiari di un nostro nonno deceduto proprio in quel periodo.

Mi raccomando siate prudenti e amate il dono più prezioso che potete avere: LA VITA!

(le foto sono personali)

-Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

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Chiapparini Laura, curvy model per passione ed infermiera
mail :fairylaura83@gmail.com instagram: laura_kitty_1

GIN TONIC: QUANDO LA TESTA DICE GIN MA IL CORPO GRIDA TONIC!

Sì avete capito bene, ho scritto GIN, non GYM

Siamo a gennaio ed è quel mese un po’ di transizione, quest’anno poi non parliamone! Usciamo da un anno incredibile per tante cose, soprattutto per la questione Covid-19.

Questo mese solitamente era dedicato a quegli stupidi sensi di colpa relativi alle abbuffate di dicembre, ai pensieri stressanti della dieta per superare la famigerata e altrettanto inutile “prova costume”, ma adesso? Non sappiamo nemmeno a quale colore apparteniamo: giallo, arancio, rosso, verde o bianco? Arriveremo mai al colore arcobaleno del “andrà tutto bene”?

Ci sarà la possibilità di vedere gli amici o i propri cari? Ci sarà la possibilità di uscire di casa?  Insomma, ci sarà la possibilità di non vivere nel terrore di questa pandemia? Lo spero vivamente!

Ci sentiamo svogliati e senza molti obiettivi e quindi la testa è un po’ nel caos, un po’ come bere un bicchierone di gin tonic! Quante volte ci siamo ritrovati a dire: “Adesso cosa faccio?” e poi abbiamo trovato qualcosa che ci faceva tornare a sorridere e a vivere.

Credits: web

È da febbraio 2020 che la nostra vita sociale è stata intaccata ma ovviamente la salute viene prima di tutto. Quanti pensieri abbiamo avuto relativamente alle cose passate che ci facevano soffrire e con che occhi le vediamo adesso? Quante nuove priorità abbiamo dato a noi stessi? Quante nuove realtà, grazie alla tecnologia, siamo riuscite/i a scovare?

È vero che siamo un po’ in balìa degli eventi, ma sappiate che ci possiamo sempre reinventare! Sicuramente ci saranno nuove esperienze dietro l’angolo e come ha detto la Sabrina Ferilli nazionale nel programma “C’è posta per te”, non guardare sempre e solo dritto nella vita, perché le cose belle arrivano a 360 gradi.

Bisogna cercare di mantenersi positivi sempre, anche quando tutto ci sembra negativo perché con la speranza e la volontà si va avanti!

Ecco perché il mio corpo grida “TONIC”! Nonostante io non sia più ossessionata dalla prova costume, non voglio farmi fregare da questo periodo da punto di domanda costante perché è importante sempre ricordarsi di noi stessi e soprattutto andare avanti ad amarsi!

Ci ho sempre tenuto al “non lasciarmi andare” perché ho fatto tanti sacrifici per raggiungere la serenità data dal mio equilibrio corporeo! Vado avanti tenendo botta con una sana alimentazione, con la mia attività fisica quotidiana, con il mio OM interiore e con la lettura che mi piaceva moltissimo, a cui non dedicavo più un minuto del mio tempo libero.

Voi cosa avete fatto in questo periodo per continuare ad amarvi e non dimenticarvi della vostra felicità?

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

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