UN CIOCCOLATINO RIPIENO!

Vi e mai capitato di staccarvi dal vostro corpo ed andare a ritroso nel tempo, così tanto per ripercorrere tutto, in particolare alcuni tratti particolarmente tortuosi? A me sì, molto spesso… a volte in modo al dir poco maniacale. Vero! Ma io ho assolutamente bisogno di capire perchĂ© mi sono trovata in determinate situazioni, perchĂ© mi sono sentita in determinati modi e ancora perchĂ© mai è capitato piĂą di una volta.

Trovo stancante cercare a tutti i costi di far parte di qualcosa, di un mondo che magari nemmeno ti appartiene.

Ero alle superiori, frequentavo una scuola privata, quindi … “ero al pari tutti” eppure i conti non tornavano… Ricordo molto bene che eravamo pochissimi in classe, quindi i famosi gruppetti non erano fattibili, ma un gruppone singolo sì! Un gruppo grande, ben assortito del quale non avrei mai fatto parte. Per una ragione a me sconosciuta non ne ero degna… Lo spettro del colore della pelle tornò a bussare nella mia mente, ero giĂ  una taglia forte (le mie compagne erano “perfette”) quindi pensai di non avere la taglia giusta per calzare l’abito dell’accettazione. Avevo anche un anno piĂą degli altri essendo stata bocciata al primo anno in un’altra scuola.

Anche a casa la situazione non era delle migliori, volevo andarmene, così mia madre decise di iscrivermi anche in convitto nello stesso istituto, nonostante non ce ne fosse la necessità abitando vicina. Ma come si dice? Meglio in convitto che chissà dove. Iniziai la mia avventura credendo di essere nella giusta condizione. Iniziai a fare le prime conoscenze, erano tutti simpatici e con le mie compagne di convitto iniziavo a trovare un equilibrio! Insomma, entrare in un contesto già avviato non era e non è semplice, ma in quel caso mi sentivo a mio agio e ben corrisposta!

L’adolescenza, gioie e dolori

Col tempo però cominciai ad avere la sensazione che le mie amiche con me si annoiassero. Entravo in camera e smettevano di parlare, mi sedevo con loro in saletta relax e se ne andavano… ma che stava succedendo? Tutti mi dicevano di stare tranquilla e di non preoccuparmi, ma… se c’ era da scegliere qualcuno per l’attivitĂ  sportiva, non ero di certo io, se c’era da parlare di qualcosa, non ero interessante! Non capivo e tutto questo mi turbò moltissimo, scombussolando e rimettendo di nuovo in discussione tutto.

Farmi accettare diventò una missione che occupava la maggior parte del mio tempo. Era così fondamentale che passare per bugiarda, per falsa, ruffiana, senza carattere, non avrebbe avuto alcuna importanza perché in questo modo avrei ottenuto ciò che volevo: IL CONSENSO, LA BENEDIZIONE DEL PROSSIMO E SOPRATTUTTO L’AFFETTO. Non sapevo che a nulla sarebbe valso il mio sacrificio, avevano già deciso tutto, ma io non lo sapevo, o forse si, ma era davvero troppo doloroso ammetterlo. Spendevo soldi per le loro merende, sperando che prima o poi questo mi desse il diritto di far parte delle loro vite, portavo le loro borse, sperando di potermi sedere con loro in mensa.

Avevo perso interesse per qualunque cosa, volevo solo farmi accettare. “PUZZI DI CIPOLLA, LAVATI”, “MA COME TI SEI VESTITA?”, “MA STAI ZITTA CHE NON CI INTERESSA”! E mille risatine… La sera in convitto per passare il tempo insegnavo coreografie di hip pop improvvisato alle mie coinquiline, mi facevano i complimenti, si divertivano ed io mi sentivo speciale ed amata, ma…. “LO DICONO TUTTE CHE A BALLARE FAI SCHIFO”!

A quel punto ero stanchissima, mi sembrava di aver corso per chilometri senza mai raggiungere la mia metĂ . Smisi di parlare, giocare a pallavolo, studiare e credere in qualsiasi cosa. Ero un enorme CIOCCOLATINO RIPIENO: amore, gioia di vivere e fiducia nel prossimo… ora ero ancora piĂą piena… stanchezza, sfiducia, e lacrime! Me ne andai senza voltarmi, consapevole che avrei lottato ancora e ancora ma che prima o poi sarei diventata un CIOCCOLATINO RIPIENO DI ME!

Adolescenza DiversitĂ  Solitudine

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positivitĂ !
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

IO E I MIEI COLORI

L’integrazione è un tema molto difficile e molto sentito, soprattutto all’epoca in cui ci troviamo attualmente! Una volta era tutto molto meno evidente: non avevamo i social a tenerci aggiornati, non era possibile vedere le foto, i video e comunque documentare in tempo reale ciò che accadeva, di conseguenza non c’era occasione di parlare di moltissimi argomenti che invece oggigiorno sono abituali.

Se per me, bimba “straniera” e di colore, 25 anni fa iniziare la scuola poteva scuotere gli animi, la storia che vi racconterò complicherĂ  ancora di piĂą le cose….

Io…

13 maggio 1993, era il mio ottavo compleanno! Mia madre, come ogni anno, invitata tutti i miei compagni di scuola. Preparava buffet meravigliosi e organizzava ogni tipo di distrazione. Casa nostra era circondata da un enorme giardino che permetteva a noi bimbi di inventarci ogni tipo di gioco, era davvero entusiasmante!

Sembrava che lo sconcerto iniziale del mio arrivo si fosse esaurito col passare del tempo e che quindi io potessi procedere indisturbata con la mia vita!

Avevamo da poco iniziato un nuovo gioco “LA CAMPANA” , a tutti i bambini piace saltare, dopo un po’ sentii la necessitĂ  di andare in bagno… Ok qualcosa non andava!! I miei slip erano macchiati di sangue, ma io stavo benissimo. Andai da mia madre con aria colpevole, convinta di aver di nuovo sbagliato qualcosa, temendo riguardasse solo me e che per questo avrei avuto un altro motivo per sentirmi diversa. Mia madre mi guardò allibita, aumentando la mia confusione e la mia preoccupazione.

Mi fece avvicinare e mi disse che da quel momento sarei stata diversa dalle mie compagne…Come?? Oh no!! Un’altra volta? Prima il colore della pelle, ora quello sugli slip. Ma i colori non erano una cosa bella? Ogni volta che si parla di colori è una tragedia… Accidenti, io coloro i disegni e guardo il mondo attraverso i colori, com’è possibile? Guardai mia madre perplessa con un’espressione da punto interrogativo.

Iniziò a parlarmi di seno grande, trasformazioni, assorbenti e di uno pseudo rapporto coi maschietti. Non capivo assolutamente niente… Seno? Quello della Barbie? Maschietti? Quelli con i quali io e le mie amichette giochiamo a rincorrerci e a fare la battaglia con gli spazzolini da denti? Ok!

In poco tempo scoprii che giocare non sempre mi andava. In poco tempo scoprii che il mio corpo stava cambiando. In poco tempo scoprii che spesso il mio umore era altalenante. In poco tempo capii che i colori posso assumere significati diversi. Il mio primo ciclo, che sarĂ  mai? Nulla, ma avevo 8 anni volevo giocare, andare a scuola ed essere spensierata… misi via le bambole, non era roba per me…. e ANCORA una volta mi sentii un ALIENO! (continua…)

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

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Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positivitĂ !
Una “Xena” dei giorni nostri!
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Vale

CHE BRUTTA CERA

Ho aperto gli occhi ed ero sola, il sole batteva forte sulla mia pelle, scottavo! Provai ad emettere un suono e fui pervasa da una sensazione strana. Provavo ad urlare piĂą forte ma non sapevo ancora cos’ero e come dovevo iniziare a far funzionare questa macchina assurda chiamata corpo. Decisi di staccarmi e guardarmi da fuori… “Ah ok! Ora capisco! Ehy bella, devi urlare piĂą forte, come pensi che si accorgano di te: sei piccola, scura e beh, hai proprio una brutta cera. Dai su fai andare quelle corde vocali, sei di colore, dovresti avere il canto in gola.” Qualcuno si accorse e mi prese e mi mise in salvo. Dovevo essere disgustosa, l’espressione del suo viso non era promettente… piccola o marrone, a voi la scelta, e da diverse ore in mezzo alle immondizie… tragicomico vero? Non so quanto tempo passò esattamente ma ad un certo punto due persone… bianche, vennero a prendermi. Wow quanta dolcezza e voglia di vedermi felice in loro.

PapĂ 

Mi lasciai trascinare in questa avventura pazzesca chiamata “Vita”. Alla scoperta del mondo! Conobbi tanti bambini all’asilo, tutti bianchi, ma non mi importava e nemmeno a loro: ridevano, giocavano, e parlavano proprio come me, il colore davvero non faceva differenze e non era un problema. Quando iniziai le elementari, però mia madre mostrò un articolo del giornale locale a mio padre: “ BAMBINI DI COLORE SUI BANCHI DI SCUOLA” e la mia foto gigante in prima pagina. Non capivo, i bambini di colore a scuola fanno notizia? Non sapevo che il colore della mia pelle sarebbe diventata una delle lotte più grandi e più dolorose della mia vita!! Ero diversa e non me ne ero resa conto!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

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