SANGUE DEL TUO SANGUE

Sembra il titolo di una fiction sulla mafia o sulla camorra. Invece no, potrebbe essere tranquillamente il titolo di uno dei capitoli della mia vita.

La vera Famiglia non é fatta solo di legami di sangue… È fatta di quelle persone che farebbero di tutto per vederti felice.

Immagino conosciate tutti l’espressione “sangue del mio/tuo sangue” oppure “buon sangue non mente”, questo nella mia vita è lo stereotipo per eccellenza. Sono stata adottata 36 anni fa e ancora vedo, sento, percepisco il “distacco sanguinio”. Con gli anni sinceramente mi sono staccata anche io, o perlomeno mi sono abituata a non considerare il sangue o la genetica una componente fondamentale del comporre una famiglia. Tu vieni adottato ed è straordinario, entri a far parte di una famiglia, acquisisci nome, diritti; diventi figlio, fratello, cugino, nipote di qualcuno, legalmente hai tutto quello che la vita apparentemente sembrava averti tolto. Wow, ma poi? Emotivamente, sentimentalmente è davvero così?

Come in tutte le cose e situazioni c’è il rovescio della medaglia.

Esser figli adottivi è una gran cosa, come abbiamo detto prima, ti viene data una possibilità. il famoso piano B esiste realmente.

Ma cosa succede dentro di noi realmente? Veniamo abbandonati, veniamo parcheggiati da qualche parte in attesa che qualcuno si senta in grado di accoglierci come se fossimo figli loro, poi questo magicamente vieniamo catapultati in questa realtà tutta nuova, tutta da scoprire, dove non manca niente, dove tutti ci stanno intorno perchè siamo la novità perchè siamo apparentemente diversi. E’ un turbinio costante di emozioni.

Molti di voi penseranno che tutto questo avviene anche in condizioni “normali”, quando in una famiglia arriva un bimbo. Ma vi possi assicurare che solo analizzando tutto al microscopio noterete le sottili differenze che ci faranno da mantello per tutta la vita. 

Io ero molto piccola quando sono arrivata in Italia, avevo 6 mesi per l’esattezza il 25 dicembre 1985. Non mi sono accorta di molte cose. Ricollegandomi al mio articolo precedente, sulle foto, riesco a far riaffiorare qualche ricordo. Arrivati in aeroporto ad aspettarci c’era mio zio Matteo, il fratello di mia madre e ci siamo diretti alla casa in montagna, questo perchè dalla Lombardia eravamo molto più vicini. Vermiglio. Siamo arrivati e siamo stati accolti dai parenti di mia mamma. Cugini, zii, nonni. Era Natale e c’era un’atmosfera molto famigliare. Sono stata in braccio a mia madre tutto il tempo, mi sentivo al sicuro. Le persone non mi spaventavano, anzi, erano tutti molto dolci e affettuosi, ma volevo capire chi potesse trasmettermi quella sensazione in più di totale amore e protezione. L’imprinting avvenne con mia cugina Virna, sorrisi solamente a lei e mi staccai da mia madre solamente per stare i braccio a lei. Non c’era sangue, non c’era genetica, c’era solo quell’amore che si può spiegare poche volte nella vita, quella sensazione di certezza assoluta che non verrai mai più lasciato solo.

Quando ci si sceglie come sorelle, il sangue non c’entra nulla! Virna ed io!.

Tutt’ora è così,

PASSATO, PRESENTE, FUTURO.

Come ti senti quando guardi una tua immagine del passato? Per esempio una foto di quando eri piccola/o. Quanti sentimenti esplodono contemporaneamente? Malinconia, rabbia, gioia, nostalgia, amore, stupore… Ma sono emozioni e sentimenti che proviamo in base a ciò che ricordiamo oppure rivedendo l’immagine potrebbe riaffiorare altro? Siamo sicuri che quello che vediamo nella nostra mente sia poi con certezza quello che il fermo immagine di quel periodo potrebbe rivelarci ancora? Io ho deciso di percorrere questa staffetta temporale e scoperchiare il vado di pandora delle emozioni.

Alcune frasi dovrebbero diventare uno stile di vita.

Qualche mese fa mio padre mi ha portato una serie di DVD, dicendo che erano tutti i filmini fatti quando ero piccola. Non ci potevo credere. Inizialmente ero convinta che fossero delle riprese così, pezzetti di vita assemblati in un qualche modo e raccolti nei DVD per non perderli. Ma quando ho iniziato a guardare, l’emozione ha letteralmente preso il sopravvento. Accidenti, quella ero io. Avevo dimenticato di essere stata piccola, avevo dimenticato quella parte della mia vita, eppure è stata bellissima. Il mio sorriso la faceva letteralmente da padrone. Non esistevano colori della pelle o adozioni o diversità di altro genere, esistevo solo io e la vita che mi era stata regalata. Ero felice, ero spensierata, ero desiderosa di scoprire il mondo. Quello che stavo vivendo  in quegli anni, mi piaceva e ne avevo le prove. Improvvisamente i profumi, i rumori e le sensazioni si erano concretizzati dentro di me. La voce di mia madre, la risata di mio padre, la mia cameretta, i miei giochi e le vacanze al mare; era tutto lì. Stavo avendo la possibilità di tornare indietro nel tempo.

Mentre mi osservavo però sentivo che qualcosa non funzionava, alcune scene le riguardavo attentamente, scrutandomi e studiandomi. Non mi facevo abbracciare da nessuno, non sentivo il bisogno di manifestazioni d’affetto particolari e non le cercavo. Rispodevo alle domande di mio padre sorridendo e consapevole del suo affetto nei miei confronti ma io non ricordo nessuna emozione di quel tipo. Mia madre mi chiamava ed era la vce più dolce del mondo, ma io non ricordo di aver provato qualcosa di particolare. Quindi mi chiedo, non lo ricordo o realmente non lo provavo? Mi è servito tanto per comprendere alcuni miei atteggiamenti del presente, alcuni miei pensieri. Sono convinta che rivedermi mi abbia fatto capire meglio cosa possa essere successo dentro di me fin dall’inizio. Oggi sono grande, sono madre e posso capire l’amore di un genitore verso un figlio, ma ancora mi è oscuro il contrario anche se so di volere ai miei genitori un bene assoluto. Manca qualcosa!

Ho infilato tutti quei ricordi in un cassetto remoto della mia vita, andando oltre. Ho deciso quindi di sfruttare questo viaggio a ritroso per conoscermi ancora un pochino. Volevo rimettere insieme i pezzi e scavare per trovare qualcos’altro di interessante che mi riguardasse. La mia personale terapia d’urto per i momenti di totale sconforto e confusione.

Passiamo tantissimo tempo ad occuparci del presente, improntati verso un futuro radioso e positivo. Programmiamo, decidiamo, disfiamo e ricominciamo tutto da capo oggi per migliorare il domani. E’ vero, oggettivamente il passato non s può cambiare quindi che senso ha ritornarci sopra? Ma la domanda vera è: come può il passato essere di aiuto per il presente o per il futuro? e ancora, come posso servirmi delle immagini per capire qualcosa di me? Molto spesso le persone guardano una mia foto di quando ero piccola e dicono: “Vale, non sei cambiata per niente!!” Ma com’è possibile? Indubbiamente alcuni dei tratti somatici saranno invariati ma a volte mi sembra di aver vissuto parecchio di più dei miei 36 anni e non mi spiego come sul mio viso non sia presente tutto questo (al di là dell’ invecchiamento temporale) o come non si percepisca. La verità è che ciò che abbiamo vissuto davvero sta dentro di noi e tutte le emozioni e sensazioni possiamo ritrovarle scavando nell’anima e perchè no guardando qualche immagine. Forse dovremmo sederci, prenderci del tempo e farlo tutti.

CurvyPride ha una community fantastica su Facebook, un luogo protetto dove le persone possono esprimersi liberamente, dando libero sfogo ai propri pensieri, alle proprie emozioni. Così ho preso una mia foto e l’ho postata, lanciando una challenge e “sfidando” i membri a commentare con una loro foto, scrivendo l’anno. Devo dire che mi sono emozionata moltissimo cercando di immaginare tutte/e loro. Siamo stati piccoli anche noi e nel bene o nel male abbiamo vissuto cose che ci hanno portato ad essere ciò che siamo oggi.

“L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare a non avere più paura, questa è la metà ultima dell’uomo.” Cit. Italo Calvino
Grazie ai membri della community per aver contribuito alla realizzazione di questo collage.

Noi siamo tutto ciò che serve per capire che direzione prendere. Forse ci rivediamo nei nostri figli, forse ci rispecchiano in qualche frase dei nostri genitori o forse ricordiamo qualcosa tornando a casa da mamma e papà la domenica. Ma chi eravamo e cosa provavamo davvero lo ricordiamo? Io oggi faccio un sacco di video e di foto di tutto e tutti. Perchè? Non saprei ma… Fermare il tempo attraverso una foto o un video oggi, ci aiuterà domani?

CurvyPride Community on Facebook

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

AMICA DEL MIO EX

Siamo nel 2020, separazioni e divorzi ormai fanno parte del nostro quotidiano, che sia un’amica, un parente o noi stessi, almeno una volta ne siamo stati coinvolti. Non è bello da dire! Sono decisioni difficili da prendere soprattutto quando ci sono di mezzo i figli. Non vorresti trascinarli mai in queste faide di coppia, ma come potevamo sapere che quella si sarebbe rivelata la scelta sbagliata, o, quanto meno, che noi saremmo cambiati a tal punto da non riconoscere più quella realtà?
Ecco che prende il via quel valzer di domande assordanti, ma logiche: starò prendendo la decisione giusta? riuscirò a cavarmela? i miei figli cresceranno bene ugualmente? cosa penseranno le altre persone? ho fallito? mai trascinarlo oltre.
Un matrimonio finito in un qualche modo rappresenta un fallimento personale, un qualcosa che non siamo riusciti a portare a termine, ma allora come si può trasformare una cosa di questo tipo in un fatto positivo? Quello che è certo, è che sono scelte importanti e soprattutto NOSTRE.
Avevo 18 anni appena compiuti, le regole non mi piacevano e, anche se le boicottavo in maniera elegante e poco chiassosa, l’adolescenza regnava ancora sovrana nel mio io. Ricordo ancora quando ho salutato la mia Trento. Avevo una valigia enorme piena di tutto ciò che una ragazza di quell’età poteva avere, insieme a speranze e sogni. Indossavo un paio di Jeans larghi e una maglietta a maniche corte bianca. Mi ero truccata leggermente, e mi ero raccolta i capelli. Volevo entrare nella mia nuova vita al meglio. Volevo scendere dal treno e sentirmi straordinariamente all’altezza! La musica mi accompagnava, avevo scelto i Backstreet Boys. Chiusi gli occhi e mi allontanai. Pensavo che andarmene da casa fosse la soluzione ai miei problemi, credevo che io ed io soltanto avrei saputo cosa fare della mia vita.
Conoscere il mio ex marito mi ha dato lo sprint giusto. 18 anni io, 36 lui e Roma, la città più bella del mondo. Per la prima volta mi sentivo accettata desiderata e amata. Nessuno mi impediva di essere me stessa. Arrivai alla stazione e lo vidi, mi calmai subito. Non lo vedevo da un mese ed ero agitatissima. Faceva molto caldo. Lo abbracciai consapevole che mi sarei più guardata indietro, consapevole che per molto tempo non avrei rivisto i miei genitori, i miei amici le mie compagne di pallavolo e tutta la mia routine. Indossava una maglietta gialla e un paio di Jeans attillati, mi sorrise come se non aspettasse altro dalla vita. Quel “ben arrivata amó” fece tutto il resto!

Non sapevo nulla dell’amore, non sapevo nulla della vita, né tanto meno di cosa avessi effettivamente bisogno, ma pensai che quella situazione mi faceva stare bene e scelsi di viverla a 360° senza razionalizzare.
Non avevo paura e a mio avviso non avevo nulla da perdere. Stava accadendo tutto alla velocità della luce. Quando scoprii di aspettare la mia prima figlia mi sentivo grande e responsabile, forte e capace. Lui era accanto a me e, anche se non era semplice, ci stavamo conoscendo e insieme cercavamo di capire come riuscire ad andare avanti. Trascorsi sei anni però capii che avevo voluto fare la grande troppo in fretta e che, nonostante il bene che ci volevamo fosse molto forte, ormai ci guardavamo con occhi diversi.
Avevo 24 anni. Rifeci le valigie e tornai a casa. Ricominciai tutto da capo insieme a mia figlia. Voltai pagina e lui fece la stessa cosa. Inizialmente ci sentivamo solo per parlare di Carmen, anche se poi vederlo mi emozionava ancora soprattutto i primi periodi.
Avevo capito che non poteva esserci rancore. Dal giorno in cui me ne sono andata da Roma sono passati esattamente 11 anni.
Ho scelto, abbiamo scelto, di non uscire dalle nostre vite perché il bene reciproco era più forte. Abbiamo trascinato con noi i nostri attuali coniugi che, dopo un primo momento di perplessità, si sono lasciati travolgere da quest’idea che tutto potesse funzionare ugualmente.
Sono AMICA DEL MIO EX perché in quei sei anni è stato la mia famiglia.
Sono AMICA DEL MIO EX perché se posso non circondarmi di odio sono più contenta. Sono AMICA DEL MIO EX perché è il papà della mia prima figlia.

Ho 35 anni, un’altra storia d’amore, un altro matrimonio e un’altra figlia. Le valigie sono nell’armadio ed io ho raggiunto il mio equilibrio.

Ogni tanto guardo mia figlia grande, il frutto di quell’amore così folle e poco equilibrato, Carmen ha 16 anni e si ritrova una madre e un padre che scherzano e ridono come se non fosse mai accaduto nulla. Giulia, che ha 8 anni, la figlia che ho avuto da Roberto, il mio secondo marito la vive in maniera semplice e gioiosa considerando tutto come un gioco!

Io, Marcello (ex marito), Katia(moglie del mio ex marito), Roberto (mio marito) perché le cose semplici, non fanno per noi.

Ho scelto di avere una famiglia allargata, perché nella mia vita nulla è mai stato normale.
Ho scelto di avere una famiglia allargata perché quando vuoi bene alle persone è uno spreco di energia fare finta che non sia così solo perché lo prevede la società.
Ho scelto di avere una famiglia allargata perché chi è accanto a noi ci ha dato il coraggio di farlo.
Non sempre è possibile, non sempre gli ingranaggi funzionano bene e nella stessa direzione, ma se ci sono le condizioni, perché no?!

Grazie alla vita che mi ha fatto questo regalo.

Divorzio, Amicizia, Famiglia allargata, Amore

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.
Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

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Vale

LUCERTOLE

Durante la scorsa estate mi sono concessa un weekend marittimo dal quale sono scaturite le riflessioni che leggerete qui di seguito.

Le persone passano ore sotto il sole per arrivare ad avere un colore dorato se non addirittura abbrustolito, sfoggiando il costume più bello e colorato, gli accessori più ricercati, un’eterna competizione su chi si abbronza meglio. I tavolini degli ombrelloni si riempiono di creme e spray auto abbronzanti nella speranza che il colorito FATICOSAMENTE ottenuto durante il soggiorno, rimanga fino all’estate successiva, ma non fatevi ingannare, ci sono almeno due mesi di lampade pregressi. Ed ecco a voi il LucertolaTime.

Tutto questo fa parte di un disegno naturale e psicologico. “Indubbiamente” scuro è meglio, stanno meglio i colori, gli accessori il make up ed è tutto molto avvincente, finché a farlo non sono io, insieme alla mia fantastica amica Majuli. Ma partiamo dal principio, ci siamo regalate un fine settimana al mare, siamo partite alla volta del Mar Adriatico con le nostre valigie, la speranza di rilassarci e la nostra tavolozza di colore incorporato. Ebbene si, Maju ed io siamo cioccolatose, mi spiego non siamo né nere come la notte né mulatte come la crema di arachidi, siamo proprio CIOCCOLATO FONDENTE, ma non al 80%, direi un 60%, ANCORA ABBRONZABILI, e qui scatta la domanda da PREMIO NOBEL: “MA VOI VI ABBRONZATE?”. Non lo so, è pelle, ph, cellule, melanina, non è una tuta di amianto impermeabile che non subisce oscillazioni climatiche. Dirò di più, tenetevi forte, CI SCHIARIAMO. Le persone rimangono basite, come se gli avessi appena detto che in realtà la Terra è piatta (non sono una scienziata, mi attengo alle informazioni che ci vengono date da secoli ormai). Due donne, MARRONI, questo é il colore corretto, un’ Africana ed una Brasiliana, che prendono il sole, fanno il bagno, si divertono (rullo di tamburi) destano scalpore. Veniamo guardate come fenomeni da baraccone o come se, in quanto di colore, fossimo obbligate a fare le treccine alle vostre figlie, ma quando io vi guardo non penso che dobbiate vendermi il cocco a tutti i costi (di solito i “cocco bello” sono bianchi e italiani).

Questo articolo è nato perché ad un certo punto durante questo fine settimana marittimo mi sono sentita osservata e giudicata. L’episodio che ci ha più spiazzate è stato renderci conto che un gruppo di persone si è fermato a guardarci all’ interno del nostro alloggio, come fossimo scimmie in gabbia. Non sono una che sta lì tanto a formalizzarsi, ma quando lei ha notato la stessa cosa, allora ho realizzato che queste sensazioni erano reali. Ho realizzato che essere nel 2020 non conta nulla, ho realizzato che i bambini vengono cresciuti con questa forma mentis della diversità, che non tutte le persone sono pronte. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio. A Trento entrambe abbiamo una vita sociale, lavorativa, famigliare quindi di certo non andremo in crisi per questo episodio, ma non lascerò che comunque questo discorso passi in sordina. Tornerò nello stesso luogo, con mio marito e le mie figlie, e so per certo che le cose andranno diversamente: VI AGGIORNO.

CURIOSITÀ: La pelle scura è un colore della pelle UMANA RICCO di pigmenti di melanina, in particolare l’eumalanina. Le persone con la pelle molto scura sono spesso definite persone di colore, sebbene questo uso possa essere ambiguo (dovremmo fare un articolo solo sull’ aggettivo ambiguo) in alcuni paesi viene usato per riferirsi specificatamente a diverse etnie o popolazioni. Prendendo il mio caso specifico, inoltre aggiungo che da 35 anni la mia pelle gestisce il clima occidentale di conseguenza l’inverno tendo a schiarirmi, PROPRIO COME VOI. Che notizia entusiasmante!!!

Stigma Pregiudizio Ignoranza Ironia

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

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Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

UN CIOCCOLATINO RIPIENO!

Vi e mai capitato di staccarvi dal vostro corpo ed andare a ritroso nel tempo, così tanto per ripercorrere tutto, in particolare alcuni tratti particolarmente tortuosi? A me sì, molto spesso… a volte in modo al dir poco maniacale. Vero! Ma io ho assolutamente bisogno di capire perché mi sono trovata in determinate situazioni, perché mi sono sentita in determinati modi e ancora perché mai è capitato più di una volta.

Trovo stancante cercare a tutti i costi di far parte di qualcosa, di un mondo che magari nemmeno ti appartiene.

Ero alle superiori, frequentavo una scuola privata, quindi … “ero al pari tutti” eppure i conti non tornavano… Ricordo molto bene che eravamo pochissimi in classe, quindi i famosi gruppetti non erano fattibili, ma un gruppone singolo sì! Un gruppo grande, ben assortito del quale non avrei mai fatto parte. Per una ragione a me sconosciuta non ne ero degna… Lo spettro del colore della pelle tornò a bussare nella mia mente, ero già una taglia forte (le mie compagne erano “perfette”) quindi pensai di non avere la taglia giusta per calzare l’abito dell’accettazione. Avevo anche un anno più degli altri essendo stata bocciata al primo anno in un’altra scuola.

Anche a casa la situazione non era delle migliori, volevo andarmene, così mia madre decise di iscrivermi anche in convitto nello stesso istituto, nonostante non ce ne fosse la necessità abitando vicina. Ma come si dice? Meglio in convitto che chissà dove. Iniziai la mia avventura credendo di essere nella giusta condizione. Iniziai a fare le prime conoscenze, erano tutti simpatici e con le mie compagne di convitto iniziavo a trovare un equilibrio! Insomma, entrare in un contesto già avviato non era e non è semplice, ma in quel caso mi sentivo a mio agio e ben corrisposta!

L’adolescenza, gioie e dolori

Col tempo però cominciai ad avere la sensazione che le mie amiche con me si annoiassero. Entravo in camera e smettevano di parlare, mi sedevo con loro in saletta relax e se ne andavano… ma che stava succedendo? Tutti mi dicevano di stare tranquilla e di non preoccuparmi, ma… se c’ era da scegliere qualcuno per l’attività sportiva, non ero di certo io, se c’era da parlare di qualcosa, non ero interessante! Non capivo e tutto questo mi turbò moltissimo, scombussolando e rimettendo di nuovo in discussione tutto.

Farmi accettare diventò una missione che occupava la maggior parte del mio tempo. Era così fondamentale che passare per bugiarda, per falsa, ruffiana, senza carattere, non avrebbe avuto alcuna importanza perché in questo modo avrei ottenuto ciò che volevo: IL CONSENSO, LA BENEDIZIONE DEL PROSSIMO E SOPRATTUTTO L’AFFETTO. Non sapevo che a nulla sarebbe valso il mio sacrificio, avevano già deciso tutto, ma io non lo sapevo, o forse si, ma era davvero troppo doloroso ammetterlo. Spendevo soldi per le loro merende, sperando che prima o poi questo mi desse il diritto di far parte delle loro vite, portavo le loro borse, sperando di potermi sedere con loro in mensa.

Avevo perso interesse per qualunque cosa, volevo solo farmi accettare. “PUZZI DI CIPOLLA, LAVATI”, “MA COME TI SEI VESTITA?”, “MA STAI ZITTA CHE NON CI INTERESSA”! E mille risatine… La sera in convitto per passare il tempo insegnavo coreografie di hip pop improvvisato alle mie coinquiline, mi facevano i complimenti, si divertivano ed io mi sentivo speciale ed amata, ma…. “LO DICONO TUTTE CHE A BALLARE FAI SCHIFO”!

A quel punto ero stanchissima, mi sembrava di aver corso per chilometri senza mai raggiungere la mia metà. Smisi di parlare, giocare a pallavolo, studiare e credere in qualsiasi cosa. Ero un enorme CIOCCOLATINO RIPIENO: amore, gioia di vivere e fiducia nel prossimo… ora ero ancora più piena… stanchezza, sfiducia, e lacrime! Me ne andai senza voltarmi, consapevole che avrei lottato ancora e ancora ma che prima o poi sarei diventata un CIOCCOLATINO RIPIENO DI ME!

Adolescenza Diversità Solitudine

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IO E I MIEI COLORI

L’integrazione è un tema molto difficile e molto sentito, soprattutto all’epoca in cui ci troviamo attualmente! Una volta era tutto molto meno evidente: non avevamo i social a tenerci aggiornati, non era possibile vedere le foto, i video e comunque documentare in tempo reale ciò che accadeva, di conseguenza non c’era occasione di parlare di moltissimi argomenti che invece oggigiorno sono abituali.

Se per me, bimba “straniera” e di colore, 25 anni fa iniziare la scuola poteva scuotere gli animi, la storia che vi racconterò complicherà ancora di più le cose….

Io…

13 maggio 1993, era il mio ottavo compleanno! Mia madre, come ogni anno, invitata tutti i miei compagni di scuola. Preparava buffet meravigliosi e organizzava ogni tipo di distrazione. Casa nostra era circondata da un enorme giardino che permetteva a noi bimbi di inventarci ogni tipo di gioco, era davvero entusiasmante!

Sembrava che lo sconcerto iniziale del mio arrivo si fosse esaurito col passare del tempo e che quindi io potessi procedere indisturbata con la mia vita!

Avevamo da poco iniziato un nuovo gioco “LA CAMPANA” , a tutti i bambini piace saltare, dopo un po’ sentii la necessità di andare in bagno… Ok qualcosa non andava!! I miei slip erano macchiati di sangue, ma io stavo benissimo. Andai da mia madre con aria colpevole, convinta di aver di nuovo sbagliato qualcosa, temendo riguardasse solo me e che per questo avrei avuto un altro motivo per sentirmi diversa. Mia madre mi guardò allibita, aumentando la mia confusione e la mia preoccupazione.

Mi fece avvicinare e mi disse che da quel momento sarei stata diversa dalle mie compagne…Come?? Oh no!! Un’altra volta? Prima il colore della pelle, ora quello sugli slip. Ma i colori non erano una cosa bella? Ogni volta che si parla di colori è una tragedia… Accidenti, io coloro i disegni e guardo il mondo attraverso i colori, com’è possibile? Guardai mia madre perplessa con un’espressione da punto interrogativo.

Iniziò a parlarmi di seno grande, trasformazioni, assorbenti e di uno pseudo rapporto coi maschietti. Non capivo assolutamente niente… Seno? Quello della Barbie? Maschietti? Quelli con i quali io e le mie amichette giochiamo a rincorrerci e a fare la battaglia con gli spazzolini da denti? Ok!

In poco tempo scoprii che giocare non sempre mi andava. In poco tempo scoprii che il mio corpo stava cambiando. In poco tempo scoprii che spesso il mio umore era altalenante. In poco tempo capii che i colori posso assumere significati diversi. Il mio primo ciclo, che sarà mai? Nulla, ma avevo 8 anni volevo giocare, andare a scuola ed essere spensierata… misi via le bambole, non era roba per me…. e ANCORA una volta mi sentii un ALIENO! (continua…)

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CHE BRUTTA CERA

Ho aperto gli occhi ed ero sola, il sole batteva forte sulla mia pelle, scottavo! Provai ad emettere un suono e fui pervasa da una sensazione strana. Provavo ad urlare più forte ma non sapevo ancora cos’ero e come dovevo iniziare a far funzionare questa macchina assurda chiamata corpo. Decisi di staccarmi e guardarmi da fuori… “Ah ok! Ora capisco! Ehy bella, devi urlare più forte, come pensi che si accorgano di te: sei piccola, scura e beh, hai proprio una brutta cera. Dai su fai andare quelle corde vocali, sei di colore, dovresti avere il canto in gola.” Qualcuno si accorse e mi prese e mi mise in salvo. Dovevo essere disgustosa, l’espressione del suo viso non era promettente… piccola o marrone, a voi la scelta, e da diverse ore in mezzo alle immondizie… tragicomico vero? Non so quanto tempo passò esattamente ma ad un certo punto due persone… bianche, vennero a prendermi. Wow quanta dolcezza e voglia di vedermi felice in loro.

Papà

Mi lasciai trascinare in questa avventura pazzesca chiamata “Vita”. Alla scoperta del mondo! Conobbi tanti bambini all’asilo, tutti bianchi, ma non mi importava e nemmeno a loro: ridevano, giocavano, e parlavano proprio come me, il colore davvero non faceva differenze e non era un problema. Quando iniziai le elementari, però mia madre mostrò un articolo del giornale locale a mio padre: “ BAMBINI DI COLORE SUI BANCHI DI SCUOLA” e la mia foto gigante in prima pagina. Non capivo, i bambini di colore a scuola fanno notizia? Non sapevo che il colore della mia pelle sarebbe diventata una delle lotte più grandi e più dolorose della mia vita!! Ero diversa e non me ne ero resa conto!

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