CURVY PRIDE 1 ANNO DOPO: QUANDO LA VITA TI PROPONE DI RIEMPIRE I VUOTI DEL CUORE

Ricordo molto bene il giorno in cui ho cliccato sul link del sito di Curvy Pride. Era un momento di fragilità estrema e la presentazione di quest’associazione sembrava parlare con me. Ho passato la mia vita a cercare punti di riferimento solidi. Pensavo che far parte di un qualcosa potesse farmi bene, ma non credevo che quel qualcosa riuscisse diventare parte della mia famiglia.

Non amo gli spazi vuoti nel cuore, così ne ho scelto uno che facesse spazio a me.

Mi capita molto spesso di obbligare la mia mente a tornare indietro nel tempo e ispezionare i punti salienti, per capire se ho tralasciato qualcosa, per capire se posso rubare qualche altra informazione utile per proseguire meglio che posso in questa vita. Devo dire che il materiale è tantissimo. Molti mi dicono che sono troppo psicologica, che mi conosco troppo bene e che dovrei allentare un pochino la morsa su di me. Lasciarmi andare e non voler sempre avere il controllo su tutto. Per natura mi isolo e mi chiudo nel mio mondo.

Quando sono entrata a far parte di Curvy Pride ero concentrata sul fare qualcosa per me, qualcosa che riguardasse me solamente e che non implicasse l’affezionarsi a nessuno o che mi dovesse legare anche solo in minima parte. Chi mi conosce sa che io faccio amicizia anche coi sassi e che difficilmente non mi affeziono, ma in questo caso sentivo di aver bisogno di focalizzarmi solo su me stessa.

Ovviamente non avevo considerato quello che io chiamo l’effetto Curvy Pride. Uno sciame di donne straordinarie che volano inarrestabili verso un unico obbiettivo.

Era aprile 2020 e cercavo di capire cosa fare, visto l’arrivo improvviso di questo tsunami epidemiologico. In giro c’era molta apprensione, inquietudine e fragilità. Andavo al lavoro e a fare la spesa, poi mi chiudevo in casa e aspettavo che la camionetta dei vigili del fuoco segnalasse il coprifuoco e le raccomandazioni. In alcuni momenti della giornata il silenzio in strada era assordante. Non stavo male, ma in quel momento decisi di occuparmi di qualcuno che avevo trascurato per troppo tempo. ME!!

Il primo evento Curvy Pride a cui partecipai fu “PIZZA E CURVE”. Feci le mie pizze, le fotografai e pubblicai sui social. Forse non aveva senso ma fui guidata dal desiderio irrefrenabile di avere degli obbiettivi e di dare un senso alle cose. Mi avvicinai a Curvy Pride perché “curvy” era di tendenza. Le persone mi avevano insegnato che tutto girava intorno all’aspetto fisico e da sola non ero arrivata alla conclusione che prima di tutto sono una persona con dei sentimenti, con delle idee, dei pensieri.

La primissima mossa è stata quella di entrare nella Community di Facebook e iniziare a scrivere di me come se finalmente potessi parlare con delle amiche, sentivo che era un luogo protetto ed ero libera di esprimermi. Mi sono associata e mi è arrivata la maglietta, che ormai è uno status simbol.

Ovviamente, la tecnologia regnava sovrana in quel momento data la situazione e quindi, la prima zoom è stata rivelatrice, ho conosciuto lo Staff. Ho pensato: wow ma che cavolo succede? Da dove arrivano queste donne? Per quale assurdo motivo sembra che mi leggano nella mente? Non ho saputo dare delle risposte immediate, ma mi sono fatta travolgere senza restrizioni. Ho deciso per una volta di non farmi troppe domande e lasciarmi trasportare dalla nave degli eventi. Che navigata ragazzi… e senza mal di mare!!

In men che non si dica, sono approdata sul blog di Curvy Pride ed ho iniziato a scrivere i miei pensieri. Racconti di vissuto, stralci di una vita piena di sfumature. Adozione e razzismo i principali argomenti. Ma come, non si parla di peso e di corpi grossi? Daje! Ma allora non avete capito. Sono una persona e questa è un’associazione fatta da persone, vi dirò di più, puntiamo tutto sulle persone. Dicono che per vivere una vita serena ci vuole l’ingrediente segreto. Sapete qual è? NOI. Presi singolarmente siamo una forza, ma insieme possiamo spostare montagne.

Nel frattempo sono nate amicizie. Non lo credevo possibile. Attraverso pc, tablet e cellulari ho scoperto i tesori più belli. Ah dimenticavo, sono entrata nello Staff anche io, era talmente forte l’entusiasmo che mi sembrava di fare carriera. Sicuramente una carriera personale. Mi sentivo più forte e sempre più a mio agio con me stessa e anche i momenti di difficoltà sembravano trovare soluzione nella dedizione a Curvy Pride.

Sentivo che la mia vita si colorava di fucsia e ad un certo punto, appena è stato possibile, ci siamo incontrate a Roma. Dovrei scrivere un articolo su ognuna di loro e magari un giorno lo farò ma per ora vi dico che è stata un’emozione indescrivibile. Sembrava che fossimo amiche da una vita o sorelle ritrovate. Ho abbracciato Simona, parlato e dormito con Melania, riso e scherzato con Fabiana e parlato con Tiziana e Laura come se non ci fosse un domani. Anche venendo da posti diversi dell’ Italia sembrava che vivessimo tutte nella stessa città e che a dividerci fosse stata solo una fastidiosa casualità.

Tornata a casa, avevo capito che quella era diventata parte della mia famiglia. Mi mancavano e volevo di più. L’associazione ingranava e prendeva sempre più piede. Progetti, Zoom, sogni e desideri. Curvy Pride è una realtà a cui molti ormai fanno capolino. Assorbiamo tutto quello che possiamo e lo trasformiamo in qualcosa di bellissimo. A dicembre è uscita la nostra Antologia “Dillo a Curvy Pride”, e all’interno c’era uno dei miei racconti, una delle mie sfumature. Sono diventata coordinatrice delle Blogger la mia mente ha sfornato tanti progetti che hanno preso il vita. Sono orgogliosa di tutti noi perché ogni giorno cresciamo individualmente e collettivamente.

Buon anniversario a me che da un anno esatto vivo questa realtà, buon anniversario a Curvy Pride che mi ha restituito tanto di me e buon anniversario a tutti voi: vi auguro di festeggiare presto con noi.

Curvy Pride è un’Associazione di Promozione Sociale. Promuoviamo la pluralità dell’essere contro ogni forma di bullismo, discriminazione e stereotipo.

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365 GRAZIE

Una piccola parte di ciò che Curvy Pride rappresenta per me.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

AMARE ME STESSA E TROVARE IL SOLE DENTRO DI ME

C è la formula per ritrovare se stessi? Ho conosciuto Vittoria. Un vero uragano. Energia pura e tanta voglia esplodere. Vittoria ama il sole e il mare e crede che in essi ci sia la risposta. Il sole ed il mare sono dentro di noi. Siamo il deserto; pensiamo che non ci sia niente fino a che non ci imbattiamo nelle nostre oasi ed è allora che rinasciamo.

Mi chiamo Vittoria Pasca, ho 27 anni e abito a Porto Cesareo, un paese in provincia di Lecce. Ho sempre desiderato entrare nella community di Curvy Pride. Molti argomenti da Voi trattati sono per me, dei veri e propri punti di riferimento. Con determinazione, in questi anni, ho voluto intenzionalmente migliorare il mio aspetto interiore ed esteriore. Ho sempre avuto molta difficoltà ad accettarmi fino in fondo, ma dopo un faticoso e prezioso percorso, ora posso dire di aver raggiunto un tipo benessere sia mentale che fisico. Tutto è iniziato circa 5 anni fa quando, all’ età di 22anni, ho intrapreso una nuova avventura, iniziando a vivere da sola lontano dai miei affetti più cari. Ho sempre, fin da piccola, avuto un brutto rapporto con il mio fisico. Sono sempre stata bullizzata, discriminata e mi sono sentita non accettata sia dagli altri che da me stessa. Il “difetto” per me più complesso che non riuscivo ad accettare, oltre a vedermi grassa e quindi a non piacermi, era proprio un’assimmetria mammaria lieve e poco evidente, a dir poco INACCETTABILE. Provavo vergogna e ribrezzo nel guardarmi allo specchio. Decisi di non intraprendere nessun tipo di intervento chirurgico, ma accettarmi e migliorarmi con la forza, il coraggio e la determinazione che avevo e che ho. Così con il tempo, piano piano con molta calma e pazienza, ho iniziato ad impegnarmi nel mantenere un ritmo di vita salutare ed a conquistare il mio equilibrio fisico e mentale.

Il mio sogno sarebbe quello di diventare una modella curvy. Vivendo al Sud Italia, ho notato che ci sono poche realtà ed eventi che valorizzano il mondo Curvy e tutto ciò che lo circonda. Si fa fatica a trovare negozi, eventi, fotografi che promuovono il pensiero del body positive. Pertanto, mi piacerebbe sensibilizzare sull’argomento anche questa parte di territorio che tutt’ora ne sembra ignaro e sprovvisto. Sono solo all’inizio di questo percorso, ma decisa ad aiutare e sostenere tutte quelle persone che vogliono accettarsi, migliorarsi e soprattutto AMARSI.

Questo succede quando il Sole che abbiamo dentro tocca il mare di Curvypride.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono in CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

SANGUE DEL TUO SANGUE

Sembra il titolo di una fiction sulla mafia o sulla camorra. Invece no, potrebbe essere tranquillamente il titolo di uno dei capitoli della mia vita.

La vera Famiglia non é fatta solo di legami di sangue… È fatta di quelle persone che farebbero di tutto per vederti felice.

Immagino conosciate tutti l’espressione “sangue del mio/tuo sangue” oppure “buon sangue non mente”, questo nella mia vita è lo stereotipo per eccellenza. Sono stata adottata 36 anni fa e ancora vedo, sento, percepisco il “distacco sanguinio”. Con gli anni sinceramente mi sono staccata anche io, o perlomeno mi sono abituata a non considerare il sangue o la genetica una componente fondamentale del comporre una famiglia. Tu vieni adottato ed è straordinario, entri a far parte di una famiglia, acquisisci nome, diritti; diventi figlio, fratello, cugino, nipote di qualcuno, legalmente hai tutto quello che la vita apparentemente sembrava averti tolto. Wow, ma poi? Emotivamente, sentimentalmente è davvero così?

Come in tutte le cose e situazioni c’è il rovescio della medaglia.

Esser figli adottivi è una gran cosa, come abbiamo detto prima, ti viene data una possibilità. il famoso piano B esiste realmente.

Ma cosa succede dentro di noi realmente? Veniamo abbandonati, veniamo parcheggiati da qualche parte in attesa che qualcuno si senta in grado di accoglierci come se fossimo figli loro, poi questo magicamente vieniamo catapultati in questa realtà tutta nuova, tutta da scoprire, dove non manca niente, dove tutti ci stanno intorno perchè siamo la novità perchè siamo apparentemente diversi. E’ un turbinio costante di emozioni.

Molti di voi penseranno che tutto questo avviene anche in condizioni “normali”, quando in una famiglia arriva un bimbo. Ma vi possi assicurare che solo analizzando tutto al microscopio noterete le sottili differenze che ci faranno da mantello per tutta la vita. 

Io ero molto piccola quando sono arrivata in Italia, avevo 6 mesi per l’esattezza il 25 dicembre 1985. Non mi sono accorta di molte cose. Ricollegandomi al mio articolo precedente, sulle foto, riesco a far riaffiorare qualche ricordo. Arrivati in aeroporto ad aspettarci c’era mio zio Matteo, il fratello di mia madre e ci siamo diretti alla casa in montagna, questo perchè dalla Lombardia eravamo molto più vicini. Vermiglio. Siamo arrivati e siamo stati accolti dai parenti di mia mamma. Cugini, zii, nonni. Era Natale e c’era un’atmosfera molto famigliare. Sono stata in braccio a mia madre tutto il tempo, mi sentivo al sicuro. Le persone non mi spaventavano, anzi, erano tutti molto dolci e affettuosi, ma volevo capire chi potesse trasmettermi quella sensazione in più di totale amore e protezione. L’imprinting avvenne con mia cugina Virna, sorrisi solamente a lei e mi staccai da mia madre solamente per stare i braccio a lei. Non c’era sangue, non c’era genetica, c’era solo quell’amore che si può spiegare poche volte nella vita, quella sensazione di certezza assoluta che non verrai mai più lasciato solo.

Quando ci si sceglie come sorelle, il sangue non c’entra nulla! Virna ed io!.

Tutt’ora è così,

PASSATO, PRESENTE, FUTURO

Come ti senti quando guardi una tua immagine del passato? Per esempio una foto di quando eri piccola/o. Quanti sentimenti esplodono contemporaneamente? Malinconia, rabbia, gioia, nostalgia, amore, stupore… Ma sono emozioni e sentimenti che proviamo in base a ciò che ricordiamo oppure rivedendo l’immagine potrebbe riaffiorare altro? Siamo sicuri che quello che vediamo nella nostra mente sia poi con certezza quello che il fermo immagine di quel periodo potrebbe rivelarci ancora? Io ho deciso di percorrere questa staffetta temporale e scoperchiare il vado di pandora delle emozioni.

Alcune frasi dovrebbero diventare uno stile di vita.

Qualche mese fa mio padre mi ha portato una serie di DVD, dicendo che erano tutti i filmini fatti quando ero piccola. Non ci potevo credere. Inizialmente ero convinta che fossero delle riprese così, pezzetti di vita assemblati in un qualche modo e raccolti nei DVD per non perderli. Ma quando ho iniziato a guardare, l’emozione ha letteralmente preso il sopravvento. Accidenti, quella ero io. Avevo dimenticato di essere stata piccola, avevo dimenticato quella parte della mia vita, eppure è stata bellissima. Il mio sorriso la faceva letteralmente da padrone. Non esistevano colori della pelle o adozioni o diversità di altro genere, esistevo solo io e la vita che mi era stata regalata. Ero felice, ero spensierata, ero desiderosa di scoprire il mondo. Quello che stavo vivendo  in quegli anni, mi piaceva e ne avevo le prove. Improvvisamente i profumi, i rumori e le sensazioni si erano concretizzati dentro di me. La voce di mia madre, la risata di mio padre, la mia cameretta, i miei giochi e le vacanze al mare; era tutto lì. Stavo avendo la possibilità di tornare indietro nel tempo.

Mentre mi osservavo però sentivo che qualcosa non funzionava, alcune scene le riguardavo attentamente, scrutandomi e studiandomi. Non mi facevo abbracciare da nessuno, non sentivo il bisogno di manifestazioni d’affetto particolari e non le cercavo. Rispodevo alle domande di mio padre sorridendo e consapevole del suo affetto nei miei confronti ma io non ricordo nessuna emozione di quel tipo. Mia madre mi chiamava ed era la vce più dolce del mondo, ma io non ricordo di aver provato qualcosa di particolare. Quindi mi chiedo, non lo ricordo o realmente non lo provavo? Mi è servito tanto per comprendere alcuni miei atteggiamenti del presente, alcuni miei pensieri. Sono convinta che rivedermi mi abbia fatto capire meglio cosa possa essere successo dentro di me fin dall’inizio. Oggi sono grande, sono madre e posso capire l’amore di un genitore verso un figlio, ma ancora mi è oscuro il contrario anche se so di volere ai miei genitori un bene assoluto. Manca qualcosa!

Ho infilato tutti quei ricordi in un cassetto remoto della mia vita, andando oltre. Ho deciso quindi di sfruttare questo viaggio a ritroso per conoscermi ancora un pochino. Volevo rimettere insieme i pezzi e scavare per trovare qualcos’altro di interessante che mi riguardasse. La mia personale terapia d’urto per i momenti di totale sconforto e confusione.

Passiamo tantissimo tempo ad occuparci del presente, improntati verso un futuro radioso e positivo. Programmiamo, decidiamo, disfiamo e ricominciamo tutto da capo oggi per migliorare il domani. E’ vero, oggettivamente il passato non s può cambiare quindi che senso ha ritornarci sopra? Ma la domanda vera è: come può il passato essere di aiuto per il presente o per il futuro? e ancora, come posso servirmi delle immagini per capire qualcosa di me? Molto spesso le persone guardano una mia foto di quando ero piccola e dicono: “Vale, non sei cambiata per niente!!” Ma com’è possibile? Indubbiamente alcuni dei tratti somatici saranno invariati ma a volte mi sembra di aver vissuto parecchio di più dei miei 36 anni e non mi spiego come sul mio viso non sia presente tutto questo (al di là dell’ invecchiamento temporale) o come non si percepisca. La verità è che ciò che abbiamo vissuto davvero sta dentro di noi e tutte le emozioni e sensazioni possiamo ritrovarle scavando nell’anima e perchè no guardando qualche immagine. Forse dovremmo sederci, prenderci del tempo e farlo tutti.

CurvyPride ha una community fantastica su Facebook, un luogo protetto dove le persone possono esprimersi liberamente, dando libero sfogo ai propri pensieri, alle proprie emozioni. Così ho preso una mia foto e l’ho postata, lanciando una challenge e “sfidando” i membri a commentare con una loro foto, scrivendo l’anno. Devo dire che mi sono emozionata moltissimo cercando di immaginare tutte/e loro. Siamo stati piccoli anche noi e nel bene o nel male abbiamo vissuto cose che ci hanno portato ad essere ciò che siamo oggi.

“L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare a non avere più paura, questa è la metà ultima dell’uomo.” Cit. Italo Calvino
Grazie ai membri della community per aver contribuito alla realizzazione di questo collage.

Noi siamo tutto ciò che serve per capire che direzione prendere. Forse ci rivediamo nei nostri figli, forse ci rispecchiano in qualche frase dei nostri genitori o forse ricordiamo qualcosa tornando a casa da mamma e papà la domenica. Ma chi eravamo e cosa provavamo davvero lo ricordiamo? Io oggi faccio un sacco di video e di foto di tutto e tutti. Perchè? Non saprei ma… Fermare il tempo attraverso una foto o un video oggi, ci aiuterà domani?

CurvyPride Community on Facebook

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono in CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

AMICA DEL MIO EX

Siamo nel 2020, separazioni e divorzi ormai fanno parte del nostro quotidiano, che sia un’amica, un parente o noi stessi, almeno una volta ne siamo stati coinvolti. Non è bello da dire! Sono decisioni difficili da prendere soprattutto quando ci sono di mezzo i figli. Non vorresti trascinarli mai in queste faide di coppia, ma come potevamo sapere che quella si sarebbe rivelata la scelta sbagliata, o, quanto meno, che noi saremmo cambiati a tal punto da non riconoscere più quella realtà?
Ecco che prende il via quel valzer di domande assordanti, ma logiche: starò prendendo la decisione giusta? riuscirò a cavarmela? i miei figli cresceranno bene ugualmente? cosa penseranno le altre persone? ho fallito? mai trascinarlo oltre.
Un matrimonio finito in un qualche modo rappresenta un fallimento personale, un qualcosa che non siamo riusciti a portare a termine, ma allora come si può trasformare una cosa di questo tipo in un fatto positivo? Quello che è certo, è che sono scelte importanti e soprattutto NOSTRE.
Avevo 18 anni appena compiuti, le regole non mi piacevano e, anche se le boicottavo in maniera elegante e poco chiassosa, l’adolescenza regnava ancora sovrana nel mio io. Ricordo ancora quando ho salutato la mia Trento. Avevo una valigia enorme piena di tutto ciò che una ragazza di quell’età poteva avere, insieme a speranze e sogni. Indossavo un paio di Jeans larghi e una maglietta a maniche corte bianca. Mi ero truccata leggermente, e mi ero raccolta i capelli. Volevo entrare nella mia nuova vita al meglio. Volevo scendere dal treno e sentirmi straordinariamente all’altezza! La musica mi accompagnava, avevo scelto i Backstreet Boys. Chiusi gli occhi e mi allontanai. Pensavo che andarmene da casa fosse la soluzione ai miei problemi, credevo che io ed io soltanto avrei saputo cosa fare della mia vita.
Conoscere il mio ex marito mi ha dato lo sprint giusto. 18 anni io, 36 lui e Roma, la città più bella del mondo. Per la prima volta mi sentivo accettata desiderata e amata. Nessuno mi impediva di essere me stessa. Arrivai alla stazione e lo vidi, mi calmai subito. Non lo vedevo da un mese ed ero agitatissima. Faceva molto caldo. Lo abbracciai consapevole che mi sarei più guardata indietro, consapevole che per molto tempo non avrei rivisto i miei genitori, i miei amici le mie compagne di pallavolo e tutta la mia routine. Indossava una maglietta gialla e un paio di Jeans attillati, mi sorrise come se non aspettasse altro dalla vita. Quel “ben arrivata amó” fece tutto il resto!

Non sapevo nulla dell’amore, non sapevo nulla della vita, né tanto meno di cosa avessi effettivamente bisogno, ma pensai che quella situazione mi faceva stare bene e scelsi di viverla a 360° senza razionalizzare.
Non avevo paura e a mio avviso non avevo nulla da perdere. Stava accadendo tutto alla velocità della luce. Quando scoprii di aspettare la mia prima figlia mi sentivo grande e responsabile, forte e capace. Lui era accanto a me e, anche se non era semplice, ci stavamo conoscendo e insieme cercavamo di capire come riuscire ad andare avanti. Trascorsi sei anni però capii che avevo voluto fare la grande troppo in fretta e che, nonostante il bene che ci volevamo fosse molto forte, ormai ci guardavamo con occhi diversi.
Avevo 24 anni. Rifeci le valigie e tornai a casa. Ricominciai tutto da capo insieme a mia figlia. Voltai pagina e lui fece la stessa cosa. Inizialmente ci sentivamo solo per parlare di Carmen, anche se poi vederlo mi emozionava ancora soprattutto i primi periodi.
Avevo capito che non poteva esserci rancore. Dal giorno in cui me ne sono andata da Roma sono passati esattamente 11 anni.
Ho scelto, abbiamo scelto, di non uscire dalle nostre vite perché il bene reciproco era più forte. Abbiamo trascinato con noi i nostri attuali coniugi che, dopo un primo momento di perplessità, si sono lasciati travolgere da quest’idea che tutto potesse funzionare ugualmente.
Sono AMICA DEL MIO EX perché in quei sei anni è stato la mia famiglia.
Sono AMICA DEL MIO EX perché se posso non circondarmi di odio sono più contenta. Sono AMICA DEL MIO EX perché è il papà della mia prima figlia.

Ho 35 anni, un’altra storia d’amore, un altro matrimonio e un’altra figlia. Le valigie sono nell’armadio ed io ho raggiunto il mio equilibrio.

Ogni tanto guardo mia figlia grande, il frutto di quell’amore così folle e poco equilibrato, Carmen ha 16 anni e si ritrova una madre e un padre che scherzano e ridono come se non fosse mai accaduto nulla. Giulia, che ha 8 anni, la figlia che ho avuto da Roberto, il mio secondo marito la vive in maniera semplice e gioiosa considerando tutto come un gioco!

Io, Marcello (ex marito), Katia(moglie del mio ex marito), Roberto (mio marito) perché le cose semplici, non fanno per noi.

Ho scelto di avere una famiglia allargata, perché nella mia vita nulla è mai stato normale.
Ho scelto di avere una famiglia allargata perché quando vuoi bene alle persone è uno spreco di energia fare finta che non sia così solo perché lo prevede la società.
Ho scelto di avere una famiglia allargata perché chi è accanto a noi ci ha dato il coraggio di farlo.
Non sempre è possibile, non sempre gli ingranaggi funzionano bene e nella stessa direzione, ma se ci sono le condizioni, perché no?!

Grazie alla vita che mi ha fatto questo regalo.

Divorzio, Amicizia, Famiglia allargata, Amore

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.
Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
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