Informazioni su silviamassaferro

Appassionata di antiquariato e fotografia. Attivista ecologista. Membro di Curvy Pride

Percorso Home Fitness

Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeh uno due tre quattro, uno due tre quattro, su le gambe, su le gambe e uno due tre quattro!
Alzi la mano chi in quarantena si è lanciato nell’home fitness.
Chi perché in crisi per la chiusura delle palestre, chi perché preso dal sacro furore di muoversi, chi perché ha capito che forse l’impepata di cozze a giorni alterni non è che facesse poi tanto bene.

Pure io ci son finita dentro. E’ partita prima con mio marito che già si allenava di suo, così tanto per fare qualcosa insieme, alzando un po’ di pesi.
Poi la noia, le gnocche fotoniche su instagram che ti scorrono in bacheca ogni giorno e lo shopping on line…ed ecco che ora in camera ho step idraulico, mini cyclette, tappetino yoga e vogatore.

Precisiamo una cosa: se siete un po’ pesaculo come me, non è facilissimo approcciarsi all’home fitness. Perché siamo dei pessimi coach di noi stessi, ci diamo le pausette premio di più minuti rispetto al dovuto, gli sconti ripetizione… Non siamo severi abbastanza.
Non possiamo paragonarci ad un personal trainer e non possiamo pretendere di avere la qualità di una palestra vera.
Ma se affrontiamo il tutto con il giusto atteggiamento mentale, ce la si può fare anche così ad ottenere dei buoni risultati.

La quarantena ha anche aiutato, perché ogni 15 minuti qualche influencer era in diretta a fare la sua routine fitness, quindi non ti sentivi solo.
Poi il vantaggio di non aver sguardi di commiserazione da parte di altri utenti della palestra è un incentivo.
Ma come dicevo, serve forza di volontà.
E’ tutta una questione di approccio mentale, se pensate di stare in pigiama e ciabatte per allenarvi potete anche tornare a letto, non avrete risultati.
Dovete invece ingannare il vostro cervello, vestirvi come se doveste andare davvero in palestra. Togliere distrazioni di tv e cellulare e focalizzarvi sul movimento e sull’esercizio da fare.

E’ un percorso lungo (mai lungo quanto mantenere la posizione durante il plank) ma se vi ci mettete di impegno ne gioverete sicuramente! Vi sentirete pieni di energia e magari, perchè no, perderete anche qualche chiletto.

Ce la sto facendo pure io, il che è tutto dire!

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, spronando ad apprezzare la propria fisicità ed unicità, prendendosi cura di se stessi e valorizzandosi.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

“Quella tua maglietta fina…” Anzi no, meglio se ti copri

Ah, le sere d’estate, il caldo, l’appicicaticcio sulla pelle, le zanzare, la musica di Baglioni che risuona lontana, lo scemo di turno che ti fa notare che sei fuori forma…

Ah, che bella l’estate.

No invece. Odio l’estate. La mia carnagione da Maria Antonietta dovrebbe esserne già un segnale. Odio il caldo ma soprattutto odio il senso di inadeguatezza che mi porta la stagione più amata dagli italiani.

La prova costume. La che? Già da dicembre mi avete martellato con pubblicità sui social “pronta per la prova costume?” o “quest’anno in spiaggia stupiscili”.

Guarda come ti stupisco tutti: non ci vado in spiaggia, ecco.

Va detto che per chi è curvy non è semplicissimo trovare capi estivi che non ti facciano sembrare un tendone. Gli stilisti poi che si lanciano in fantasie a fiori tropicali e tucani non aiutano molto. Per fortuna ci sono boutique dedicate e alcuni siti che offrono una discreta scelta di modelli studiati appositamente per valorizzarci.

Però non so voi, a me spesso è capitato di prepararmi al mattino, mettere un vestito carino estivo, uscire, e rientrare per cacciarmi sopra una maglia più “coprente”.

Sì perché la grassofobia è sempre in agguato, e se non è il vicino che ti scannerizza manco fosse una guardia al supermercato, è il tuo riflesso nel portone di ingresso del palazzo o di una vetrina che ti fa tornare a casa a cambiarti. Sì, spesso siamo grassofobici noi per primi. Lo siamo con noi stessi. Questo perché fin da piccoli veniamo educati che la pancetta non va bene, la società ci ha sempre insegnato che se sei cicciottella “ti devi coprire”.
Non oserai metterti dei pantaloncini con quelle cosce???!!

Bada bene. Una cosa è il buongusto nel vestire, e su qui posso dare anche ragione. Un’altra è demonizzare un paio di gambe con la cellulite in vista perché si stanno indossando dei pantaloni corti. Cioè se ho la cellulite devo morire di caldo per far contento te?

Con questo costante “coprire” e “nascondere’ stiamo facendo la fine dei mucchietti di polvere sotto i tappeti. Ma vi svelo un segreto: anche se sotto il tappeto la “montagnetta tonda” si vede lo stesso.

Quindi via alle cosce libere, alle braccia a tendina, respiriamo! Che la cosa davvero schifosa dell’estate semmai sono le ascelle che puzzano!

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, e si impegna a contrastare i fenomeni di bullismo, discriminazione e body shaming. Perché tutte/i possano imparare ad apprezzare la propria fisicità ed unicità.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Estate senza filtri

Una bella notizia è arrivata per il gruppo di volontari della #walkforcleanplanet, progetto di sensibilizzazione ambientale volto a fare salutari camminate e pulire le spiagge. Da questa estate, vige il divieto di fumare sulle spiagge della cittadina ligure di Loano!
Una nobile presa di coscienza ambientale che ha riempito di gioia i cuori dei volontari che si sono prodigati a sensibilizzare postando sui vari social la situazione di emergenza in cui versavano le spiagge.

Nelle varie uscite del gruppo, erano stati di fatto raccolti bicchieri e secchi interi di mozziconi di sigaretta, fotografati e postati sui vari social, portando alla luce una situazione di pericoloso impatto per l’ambiente.


I mozziconi di sigaretta infatti  hanno effetti devastanti sui mari e probabilmente inquinano più delle plastiche monouso. Ogni anno vengono prodotti 5,6 trilioni di sigarette e 4,5 trilioni di filtri vengono abbandonati nell’ambiente, rendendo i mozziconi di sigarette la principale causa di inquinamento plastico nel mondo. (fonte: greenme) I filtri delle sigarette sono solitamente prodotti con acetato di cellulosa, un materiale plastico che impiega oltre dieci anni a decomporsi. Per non parlare delle sostanze tossiche contenute nel tabacco.
E poi, vuoi mettere goderti il sole e il mare senza tabacco? Respirare la salsedine e scansarti dalla pelle la sabbia anziché la cenere della sigaretta?

Quindi, un doveroso grazie al Comune di Loano che ha posto il divieto di fumo in spiaggia, con la speranza che altri comuni seguano ben presto il loro esempio, così da avere in futuro bambini impegnati a fare castelli di sola sabbia e non mozziconi!

Curvy Pride sostiene i progetti delle proprie socie e aiuta a sviluppare il potenziale di ognuna di loro. Ti piace il progetto di #walkforcleanplanet? Vuoi saperne di più e diventare referente per la tua città? Contattaci e ti daremo maggiori info!


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

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COSPLAY E BODY SHAMING

Cosplay.
Per chi non lo sapesse il cosplay è l’arte di impersonificare ed interpretare un personaggio reale o di fantasia, proveniente dal cinema, animazione, fumetti ecc, riproducendone gli abiti, il trucco e le movenze.
Una community di appassionati e spesso definiti “nerd” che oltre a sfoggiare i propri costumi alle fiere di settore e ad immortalarli in servizi fotografici dedicati, spesso partecipa a vere e proprie gare dove vengono giudicate le abilità sartoriali, di crafting, l’interpretazione ed il make up.
Io stessa faccio parte di questi artisti, ed ho gareggiato per tanti anni portando a casa trofei e soddisfazioni personali.

Negli ultimi periodi però, anche questo settore è stato colpito dalla grassofobia, comportando flame quasi giornalieri sui social network, in particolare facebook.
Non so se sia dovuto ad un cambio generazionale di cosplayer, fatto sta che sempre più spesso ragazzine molto giovani vengono messe alla pubblica gogna, dove senza alcuna pietà le loro forme vengono mortificate, umiliate, sbeffeggiate.
Come se fosse umanamente possibile avere certi canoni anatomici sfoggiati da alcune delle protagoniste di fumetti e manga. E’ un po’ come tornare al discorso (finalmente superato) della fisicità della Barbie. Spesso le donne nei fumetti (soprattutto manga giapponesi) hanno vite sottilissime, seni enormi, gambe poco più larghe delle braccia. Insomma, non una fisicità compatibile con la maggior parte delle teenager. Che fare quindi?
La soluzione offerta dai leoni da tastiera è semplice: copriti e fai un altro personaggio, o meglio non uscire proprio di casa finché non sarai magra. Ma perché bisogna sempre distruggere i sogni degli altri? Quale perverso piacere porta?
Il Cosplay per come l’ho vissuto io, è sempre stato un’isola felice, in cui potevi essere chi volevi, indipendentemente dalla tua fisicità, dal tuo sesso, dalla tua età e dal colore della tua pelle. Ti piace Sailor Moon? Bene! Vestiti da Sailor Moon e divertiti! Questo è il Cosplay nella maggior parte del globo.
Ma chissà perché, qui in Italia ha preso questa piega spiacevole. Troppe volte ho visto ragazzine piangere e rinunciare di salire sul palco poco prima di una gara, solo perché qualcuno aveva bisbigliato “guarda, ha la cellulite”, rinunciando a mostrare il frutto di mesi di lavoro.
ll cosplay è un modo per sentirsi liberi di essere chi si vuole, perciò no grazie, almeno qui il body shaming non lo voglio vedere.

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, e si impegna a contrastare i fenomeni di bullismo, discriminazione e body shaming. Perché tutte/i possano imparare ad apprezzare la propria fisicità ed unicità.


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#walkforcleanplanet Covid19 Edition

Durante la quarantena, per ovvi motivi, il progetto di #walkforcleanplanet (se non conosci il progetto ti invito a leggere gli altri articoli in merito qui https://curvypride.wordpress.com/2019/09/02/walk-for-clean-planet-e-tiny-people-big-problems-storia-di-una-curvy-ecofriendly-e-dei-suoi-progetti-di-sensibilizzazione-ambientale/ e qui https://curvypride.wordpress.com/2019/11/23/walk-for-clean-planet-prime-uscite/) si è dovuto fermare come tutti.

Parlando con i volontari durante questo periodo, era tanta la voglia di poter comunque andare sulle nostre amate spiagge per camminare e pulire ma abbiamo diligentemente aspettato perché (e qui lo dico con una nota di orgoglio) i miei volontari sono tra le persone col senso civico più alto che conosca.
Abbiamo aspettato. Guardato dai nostri balconi. Aspettato.
Si è fatto poi spazio alla speranza: sì, ragazzi, qualcosa sta cambiando! Il Mondo sta tirando finalmente il fiato! E via ad emozionarci nel vedere le immagini dei delfini nei porti, dell’acqua tornata limpida a Venezia (chi mai lo avrebbe detto che mi sarei commossa per una medusa che nuota nel canale), fiori ovunque…insomma, lo spettacolo della Natura che finalmente si riappropriava dei suoi spazi.
Che bello.
Abbiamo creduto che dopo questo momento difficile che ci ha avvicinati tutti, l’umanità si rialzasse con più rispetto per la terra che calpesta. Insomma, Madre Natura ci aveva appena mostrato quanto spettacolare sia senza di noi, quanto noi siamo la causa di degrado e sporcizia.


Ma poi hanno dato l’ok ad uscire. E qui uomo mi hai delusa.
Come diceva la nota canzone “come prima, più di prima” c’è stato il boom dell’usa e getta, e di conseguenza plastica ovunque.
Non vi è giorno che non trovi i marciapiedi pieni di guanti abbandonati a volteggiare nell’aria (finendo poi come sempre in spiaggia) e mascherine mollate dove capita.
Possibile che nulla vi abbia cambiati? Neanche una pandemia globale?
Ma davvero non siete capaci di buttare dei guanti e delle mascherine nei bidoni, anche solo per motivi sanitari?

Vabbè, tranquilli, la prossima volta che andrete in pescheria i guanti non dovrete neanche metterli, li troverete già dentro al pesce.
Tanto, #andràtuttobene (?)

Curvy Pride sostiene i progetti delle proprie socie e aiuta a sviluppare il potenziale di ognuna di loro. Ti piace il progetto di #walkforcleanplanet? Vuoi saperne di più e diventare referente per la tua città? Contattaci e ti daremo maggiori info!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


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Non so urlare

A volte nasce con alcune persone una sintonia tale che sembra di essere amici da sempre. Di essere cresciuti insieme, tanto da finire a confidarsi i segreti più profondi, le paure più nascoste. Quando sono stata testimone di queste parole, ho provato sentimenti contrastanti: la voglia di consolare ma non di compatire. Il desiderio di dire che andrà tutto bene, l’impotenza di non poter far nulla per l’altra. Ma una cosa posso fare, dare voce a lei che la voce non è mai riuscita a trovarla e riportare in queste righe il suo racconto, scrivendolo con il mio stile ma cercando di essere il più fedele possibile a come me lo ha confidato.

Ho ancora il senso di pugno allo stomaco.
Ecco le parole di Giulia (la chiamerò così).

” No, non so urlare.

Non so urlare come dovrei, come vorrei. Eppure il mio corpo ha urlato per anni, tra disturbi alimentari e attacchi di panico. Non so urlare tutta la rabbia che ho dentro.

Non so urlare. E me lo sono fatta andare anche bene, per una ventina d’anni.
Poi oh, il 2020 si vede che è proprio l’annata delle piaghe (ride nervosa *ndr). Perché per una evidente quadratura cosmica di beffa del destino, mi ritrovo dopo tutti questi anni a dover incontrare mio malgrado per lavoro qualcuno che mai avrei voluto vedere e sinceramente non so come reagirò.

Erano i tempi delle medie. Mi ero già fatta gli anni delle elementari tra bullismo vario, ma l’apice è toccato lì. Mi sono ritrovata in classe un compagno pluri ripetente, che oltre a tormentarmi come facevano gli altri, mi mise più volte le mani addosso.
Una volta sulle scale ai piani. Una volta nell’ora di disegno tecnico. Un’altra nell’ora di artistica. La mano sotto la maglietta, sotto la gonna a pieghe.
Mi ricordo benissimo come mi si raggevala il sangue e mi dissociavo in quella frazione di secondo che durava la “palpata distratta” la “toccata rapida”. Il panico che mi pigliava subito dopo e il pianto incontrollato che ne veniva. Le mani che mi tremavano. Le gambe bloccate. In fondo ero una bambina.
MAI, e ripeto MAI una sola volta che qualcuno dei miei compagni abbia detto niente. Branco di omertosi, vigliacchi, menefreghisti. MAI che qualcuno di loro mi abbia difesa. No, figurati, faceva più figo dargli corda ed incoraggiarlo. Però erano bambini anche loro. Speravo negli adulti ma nemmeno il professore di artistica che assistette una volta alla cosa, fece niente in merito. Si voltò dall’altra parte. Succube pure lui di uno studente che se ne approfittava della debolezza dell’insegnante, che gli dava del tu, che lo perculava durante le lezioni, solo perché era grosso di stazza tre volte lui (e dieci me). Noi invece tutti buoni ad alzarci in piedi e salutare quando entrava il prof (tutti tranne LUI).

E io?

Zitta, impaurita, un incubo recarmi a scuola ogni giorno. Mi coglieva la nausea ogni mattina, fingevo di avere influenza, febbre, qualsiasi cosa pur di non andare. Ma volevo anche essere una brava figlia e studentessa, mantenere la mia media alta di voti, e quindi non dicevo nulla ed andavo mio malgrado ad affrontare un nuovo giorno. Non volevo dare un dispiacere ai miei genitori. In fondo, in fondo me ne davo anche la colpa. Forse è il mio corpo che attira attenzione, forse ho detto qualcosa di sbagliato, forse sono una sfigata secchiona che se lo merita. O forse era semplicemente uno stronzo?

Tutto questo dovrebbe insegnare che anche la persona apparentemente più allegra e sorridente ha dentro di se tanto dolore, ma soprattutto che gesti e parole segnano la vita di chi ci sta di fronte.
Per lui magari era una ragazzata per farsi figo, per me una ferita mai rimarginata che mi ha segnata per sempre.

Ma un poco di speranza c’è: come ti ho detto ho avuto dei pessimi compagni di scuola. Anni dopo ne ho rivisto uno, che non era neanche tra i miei bulli “affezionati” ma era uno comunque di quelli che incoraggiava il mostro di cui sopra e che non faceva nulla per aiutarmi. Mi ha fermata e mi ha chiesto il mio numero. Sul momento non ho capito come mai ma appena congedato mi arriva un sms: ” scusami se hai tempi di scuola sono stato un po’ cattivo con te. Ho due figlie piccole e non vorrei mai che gli succedesse la stessa cosa che è successa a te, quindi ti chiedo di perdonarmi.”

Ecco, a lui auguro ogni bene per le sue bimbe. Che non abbiano mai da soffrire quello che ho sofferto io. E che abbiano nel caso dei compagni più umani di quelli che ho avuto io.

All’altro invece…non auguro nulla. Gli voglio dedicare la mia futura indifferenza, perché di importanza ne ha avuta fin troppa. “.

Piange Giulia. E piango pure io, e penso a quante altre Giulia ci siano là fuori.

Se hai avuto anche tu esperienze come quella di Giulia e vuoi lasciare la tua testimonianza, Curvy Pride è qui. Non sei sola. Se per anni ti sei tenuta tutto il dolore dentro di te, se questa esperienza traumatica ti ha segnata portandoti a disturbi alimentari e vuoi raccontarci la tua storia contattaci. Noi ci siamo.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


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CON IL SENnO DI POI

Il titolo dovrebbe lasciar intuire: ebbene sì parliamo di seno.
Stigmatizzato, additato, adorato, disprezzato, sfruttato. Un seno da nascondere, un seno da mostrare.
Il percorso che una donna attraversa durante la sua vita è spesso legato a questa parte del corpo oggetto di un’amore/odio che ci accomuna tutte.
Personalmente, da donna tonda quale sono, ho sempre avuto un seno “importante” già dalle elementari. Il che mi ha creato un disagio ENORME quanto enorme percepivo il mio busto. Ho scoperto come il mio seno fosse oggetto di scherno, da nascondere. E così via ad anni di felpe oversize da uomo per nasconderlo, curva sul banco, dalle elementari al secondo anno di liceo (postura compromessa per sempre). Anni a cambiarsi chiusa in bagno anziché nello spogliatoio con le altre durante l’ora di fisica, perché il mio corpo era “sbagliato” non andava bene, non era come quello delle mie compagne. Ricordo ancora lo choc da bambina quando realizzai che non sarei più stata a torso nudo in spiaggia.

Non è stato facile da accettare. La moda di certo non aiutava negli anni ’80/’90. Maglie con stampe? Un quadro di Rorshach una volta indossate. Stuoli di t-shirt con cagnolini che diventavano deformi mostri addosso a me. Camice ingestibili, con bottoni volanti. Infagottata in giacche enormi, con la cucitura delle spalle a metà braccio perché i sarti non concepivano una ragazza con spalle piccole e seno abbondante. Bronchiti costanti perché alla fine optavo per la giacca aperta tutto l’anno.
Poi arriva l’adolescenza, tutti sbocciano manco fosse un giardino botanico. E allora provi pure tu a mettere una maglietta scollata. Maschi come api al miele. AH, ecco a che serve! Ma poi arrivano i commenti cattivi.
Così inizia il copri, scopri, copri, troppo scollata, trasparenze no, eh così non va bene, eh no poi ti guardano, e ma se ti chini…
Vieni poi identificata con il tuo seno: catalogata in “la tettona” o “la tavola da surf” a seconda dei casi. Un bodyshaming che negli anni imperversa ancora. Come se il seno dovesse identificarci come persona e come carattere. Manco fosse il mio segno zodiacale. Ma ce lo vedete Paolo Fox che dice: assi da stiro, oggi giornata ricca di novità; tettone weekend in arrivo all’insegna del divertimento? Eh no.
Insomma, qualunque sia la sua forma, che sia vero, rifatto, strabico, coppa di champagne, enorme, a pera, a mela, a melone, sappiate che ci sarà sempre il genio di turno che dovrà commentare. Ah, non ci salveremo neanche in maternità, perché arriverà l’allattamento e anche qui si aprirà un capitolo. ENORME.
Quindi donne e future donne, con il SENnO di poi tante crisi esistenziali tornassi indietro me le eviterei. Ho il seno? Non ho il seno? Chissene. Sono semplicemente IO.



Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

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SOCIAL LIAR – GENERAZIONE FILTRI

Ok, allora, impostiamo luce bianca sul light ring…fatto, poi smooth skin…fatto, pore lo mettiamo al massimo…fatto, brighten ok, sculpt…un po’ di più….ok ok, slim lo metto a livello massimo, filtro facciamo youth che mi fa gli occhi più grandi…ok PERFETTA.
Quante di voi rileggendo le righe sopra si rivedono? Ebbene non siete le uniche. Dall’avvento dei social network le app di ritocco fotografico sono tra quelle più scaricate in assoluto. E non parliamo di semplice ritocco luci, ma di app in grado di stravolgere interamente la nostra fisionomia, fino a renderci irriconoscibili sia in foto che in video.

Perché tutto questo? I selfie che riscuotono più consensi sono quelli perfetti, dove l’utilizzo dei filtri creati appositamente per piattaforme quali instagram o facebook è massiccio, tanto che ormai l’utente non sa più distinguere la realtà dall’immagine fittizia. La sete di like è dettata dal bisogno di aumentare la propria autostima, che è direttamente proporzionale ai cuori o ai pollici alzati ricevuti.
Se da una parte instagram ha cercato di porre rimedio, togliendo la visualizzazione del numero di like alle foto e indicando nelle stories se l’immagine o video che si sta visualizzando sta utilizzando un filtro, altre due app di tendenza, snapchat e tiktok stanno creando non pochi problemi di autostima, soprattutto nei giovanissimi, preda di una vera e propria disforia di immagine.

L’American Society of Plastic Surgeons, ha condotto un sondaggio con risultati che danno da pensare: oltre il 55% dei giovani pazienti che decidono di affrontare un intervento di chirurgia estetica lo fa per avere il viso il più simile possibile all’immagine creata con i filtri. Dal 2000 ad oggi questi interventi hanno avuto un incremento del 200% tra cui aumento del seno, rinoplastica, liposuzione e sistemazione palpebre. Per non parlare dell’utilizzo di parrucche, lenti a contatto estetiche e protesi in lattice, certo meno invasive di un intervento chirurgico ma pur sempre finzione.

Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno?
Utilizzare le stesse piattaforme ma con un messaggio diverso. Mostrare le foto con e senza filtri, mostrare corpi reali e non impossibili, esaltare la propria diversità.
Molte influencer e star del grande schermo stanno cavalcando l’onda delle foto al naturale, mostrando cellulite, macchie della pelle e rughe.
I nonni dicevano: il mondo è bello perché è vario, e non si sbagliavano.
E allora forza, meno filtri e più diversità!

Silvia Massaferro

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La solitudine nel piatto

Mi tengo sempre impegnata. O almeno cerco di farlo.

Spesso mi chiedono “come fai a fare tutte queste cose?”. Non lo so, è un meccanismo di difesa che si è creato negli ultimi anni. Ho spesso pensato su cosa mi porti ad ingrassare e dimagrire nel classico modo a yo-yo (oltre ovviamente alla mia non propensione per l’attività fisica) e in fondo l’ho sempre saputo:

la solitudine.

Detesto le giornate dove sei costretta magari a stare chiusa in casa, da sola. Perché mi viene fame. Così apri e chiudi il frigo 2, 3, 6, 15 volte. Cerchi nelle tasche delle caramelle. Negli armadietti dei dolci. Ti ritrovi a fare anche improbabili spuntini tipo pane bruciacchiato + salsa barbecue che manco Cracco si inventerebbe nelle peggiori giornate.
A volte ci si sente così soli che un pensierino sul mangiarsi la bustina di maionese presa dal kebabbaro che giace in frigo da tempo indefinito spalmata su un kracker sembra pure una buona idea.
Che se ci ripensi nei momenti di lucidità ti chiedi se sei un tossico del cibo o cosa…della serie: “C’hai du’ spicci? Mi devo prendere una dose di brioches!”

L’unica cosa che quieta quella voragine che sento dentro è vedere altre persone o fare qualcosa che mi impegni la mente. E così via di bricolage, scrittura creativa, giardinaggio, QUALUNQUE cosa, pur di non riempire quel vuoto con il cibo. E funziona, finché non mi trovo da sola.
La cosa che frega è che il cibo è una fonte di consolazione per molti: sembra la cura di ogni malessere, peccato poi che sia anche la causa di ogni malessere.
Molti la chiamano “fame nervosa”. Io la chiamerei più “fame noiosa”. Perché se sei solo ti annoi e mangi. O almeno, per me funziona così.


In ogni caso, caro cervello, una cosa te la devo dire: di tutte le assurdità che mi fai fare per tenermi impegnata… oh, sport manco per l’anima eh? No, piuttosto le robe più articolate e complicate!
Eh vabbè, quindi ben vengano gli origami, finché non mi troverò a farli con le fette di salame!

Walk for Clean Planet – prime uscite

A distanza di qualche settimana, eccomi a fare il punto della situazione sulla nuova iniziativa di cui sono fiera “madre” assieme a Curvy Pride: #walkforcleanplanet!
Tempo fa avevo scritto un articolo in merito a questo nuovo progetto ed in generale al mio impegno ambientale, che potete leggere qui: https://curvypride.wordpress.com/2019/09/02/walk-for-clean-planet-e-tiny-people-big-problems-storia-di-una-curvy-ecofriendly-e-dei-suoi-progetti-di-sensibilizzazione-ambientale/

il mio immancabile selfie durante le camminate ecologiche

Con immensa gioia, il progetto è stato accolto con entusiasmo, ottenendo il patrocinio gratuito del Comune di Loano che ringrazio di cuore!
Dopo delle uscite con tre/quattro persone, siamo arrivati a quota 15 partecipanti nell’ultima uscita fatta! Tra queste, ho avuto il piacere di conoscere la Dott.ssa Paola Ricca, entusiasta partecipante della walk for clean planet, di cui vi riporto l’intervista fatta dopo la sua prima esperienza:

Ciao Paola, innanzitutto ti chiedo di presentarti e parlare un po’ di te, per chi non ti conoscesse.
Ciao a tutti, mi chiamo Paola Ricca e sono una neomamma quasi 44 enne, felicemente trasferita in Liguria per amore 5 anni fa, dopo circa 15 anni di carriera manageriale a livello internazionale, nel mondo maschile (e spesso maschilista) delle aziende farmaceutiche. Nel contesto aziendale ho senza dubbio ottenuto buone soddisfazioni: ho realizzato una rapida carriera che mi ha portato a ricoprire tutti i ruoli dallo stage iniziale fino alla direzione di 20 Paesi Europei.  Per oltre un decennio, del resto, ho viaggiato come una trottola, traslocato 14 volte e avuto pochissimo tempo per me stessa e per ciò a cui do valore. Da 5 anni, complice un licenziamento inatteso ma provvidenziale, ho rivoluzionato la mia vita, centrandola sulla mia grande passione: lo sviluppo del talento dell’individuo. Mi sono messa in proprio come coach certificata, e ho ideato e registrato il Metodo FreeNauta, che insegna ai ragazzi di età 6-16 a conoscere e potenziare i propri processi mentali (METACOGNIZIONE) e a imparare con gioia (APPRENDIMENTO POSITIVO). Nell’ambito del progetto FreeNauta realizzo percorsi formativi sperimentali dedicati ai ragazzi, alle famiglie, agli insegnanti e alle classi, focalizzati sull’apprendimento positivo e la ricerca delle AREE DI FORZA individuali. Sono l’unica professionista accreditata in Italia al coaching del talento tramite il metodo Strength Switch. Di recente ho aperto a Loano lo spazio “Talenti in Crescita”, dedicato a percorsi di potenziamento del talento anche per i bambini in fascia 0-6 e i loro genitori, nel quale propongo incontri gratuiti in collaborazione con numerosi esperti del nostro territorio

Qual è l’obiettivo del tuo progetto?
L’essenza del progetto FreeNauta è generare consapevolezza dei nostri punti di forza, e fornire strumenti pratici per potenziare i nostri risultati e migliorare la nostra vita e il ben-essere di tutta la famiglia.

Ben-essere. Mi piace come definizione! Anche la walkforcleanplanet punta al benessere, camminando all’aria aperta e facendo al contempo qualcosa di utile per l’ambiente! Come è stata la tua esperienza in merito?
E’ stata una mattinata speciale…circa due settimane fa ho partecipato per la prima volta ad un incontro di pulizia delle spiagge di Loano, nell’ambito di questa bellissima iniziativa. Era davvero un giorno importante per me, dato che la mia ‘dolce attesa’ della mia Emma, era ormai più che conclusa: con 9 mesi e 9 giorni di gravidanza, la mia bimba era sul punto, in un modo o nell’altro, di nascere (anche se a dire il vero Emma non dava segni di volersene andare dalla sua postazione).
Ero tesa: in quanto in caso di ritardo superiore ai 10 giorni rispetto al giorno previsto per il parto, si rende obbligatorio il ricovero ospedaliero, e la procedura di induzione chimica del parto, e la cosa mi agitava molto.
Ho accolto perciò con sollievo la tua proposta di unirmi al gruppo di pulizia.

La mia aspettativa, perfettamente confermata, era stare in compagnia di persone simpatiche e distrarmi dalla enorme fifa che provo sempre quando si tratta di ospedali e interventi. E in effetti la mattinata è stata piacevole e …Ci hanno persino paparazzato nelle nostre attività di pulizia!
Non mi aspettavo, tuttavia, di ricevere dei benefici persino più significativi.


– Di quali benefici parli?
Ho notato, ad esempio, che questa semplice attività può darci davvero molto in termini di centratura e lucidità mentale.
Arrivati a questo punto devo ammettere che il mio lavoro, incentrato sulla conoscenza e il potenziamento dei processi mentali legati all’apprendimento, mi rende una pulitrice di spiagge un po’ particolare.
Mano a mano che il sacco dei rifiuti si riempiva, sentivo che stavo facendo spazio per qualcosa di bello e di pulito.

Ecco perché mi sento di fare questo invito. Se c’è qualcosa nella tua vita che vuoi eliminare, vieni a provare tu stesso: scommetto che ad ogni rifiuto eliminato sentirai che stai lasciando andare qualcosa che ormai non ti serve più.

La Dott.ssa Paola Ricca

Con Paola abbiamo deciso di unire le forze, e di invitare ai prossimi “incontri di pulizia” tutte le donne in gravidanza e le neomamme, e… di offrire una piccola sorpresa a tutte.
Durante le prossime pulizie, infatti, offriremo gratuitamente la possibilità di prendere parte a una breve “esperienza di centratura”, che potrà aiutare le mamme a vivere meglio il periodo neonatale.
In particolare, la “pratica della centratura” aiuta a comprendere meglio (e quindi ad affrontare con maggiore serenità) il pianto e le ‘disperazioni’ dei piccolini.
Una buona “pratica della centratura”, infatti, può aiutare la neomamma ad accudire al meglio il suo bambino, e, in particolare, a diventare presto abile nel capire il suo pianto.
Invitiamo quindi tutte le mamme, neo e future, a venire a fare una mattinata di “walkforcleanplanet”: gli incontri si svolgono martedì e domenica mattina a Loano (per info chiedi l’accesso al gruppo fb walkforcleanplanet).
Ringrazio ancora la Dott.ssa Paola Ricca per la sua preziosa testimonianza e per aver scelto di mettere il suo prezioso sapere a disposizione delle donne che con noi vorranno fare questo percorso di consapevolezza personale ed ambientale!
Che dire, viva #walkforcleanplanet e viva #curvypride!

Paola con il suo bel pancione durante la #walkforcleanplanet
la soddisfazione di pulire l’ambiente!
Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.