QUANDO LA LINGUA FERISCE

credits cover to: Workman Publishing e BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 

Recentemente sui social è apparsa un’immagine raffigurante due copertine dello stesso libro a confronto, “parent hacks” (letteralmente “trucchi/dritte per genitori”) che nel corrispondente italico è stato tradotto in “mamma no stress”, portando inevitabilmente ad accese discussioni su facebook sulla scelta del titolo definita dalla maggior parte degli utenti discriminante e sessista . 
Come mai si è deciso per questa traduzione? Possibile che nel nostro Paese non si riesca a discernere dall’idea che solo la donna si debba occupare della prole?
L’ho chiesto a Martina Russo, in quanto esperta del settore, a cui ho deciso di rivolgermi per darci lumi in merito. La sua competenza, unita alla sua propensione ad affrontare spesso tematiche sociali di discriminazione, mi ha portato a sceglierla come voce autorevole a cui porre le domande che necessitavano di una risposta.
Martina è una traduttrice, laureata nel 2018 alla Sapienza – Università di Roma con una tesi su “The Rocky Horror Picture Show” e la delicata questione del suo adattamento in italiano. Dopo la laurea ha iniziato subito a lavorare a dei piccoli progetti in vari ambiti, tra cui quello medico, quello web e quello legale. Ha lavorato anche in Australia, dove principalmente ha insegnato. E’ una traduttrice ed esperta linguista full time, molto attiva sui portali social come TikTok dove con il nome di Translationbites posta con intelligenza ed ironia delle pillole di traduzione, affronta tematiche linguistiche, racconta il suo percorso di traduttrice e fornisce utili consigli ai giovani appassionati che vogliono intraprendere questa carriera lavorativa troppo spesso sottovalutata.
Ho avuto modo di scambiare più volte qualche parola con lei tramite social, perché i suoi video (una piacevole ventata di cultura) li ho trovati subito il perfetto esempio di come anche TikTok possa divulgare sapere in modo smart e diretto, ma sempre con la leggerezza imposta dalla piattaforma.

Ciao Martina, innanzitutto grazie per darmi un tuo prezioso parere in merito.
Come mai secondo te è stata scelta questa traduzione anziché tradurre letteralmente il titolo?

Ciao Silvia. Prima di ogni cosa, ci tengo a dirti che spesso e volentieri non è il traduttore a decidere il titolo di un libro, dal momento che c’è un’azione di marketing dietro secondo cui il titolo viene selezionato per la vendibilità del prodotto. Probabilmente un traduttore può dare dei suggerimenti, e in questo caso un traduttore è liberissimo di fare le sue scelte, nel momento in cui le riesce a spiegare e giustificare. Sono consapevole che prima di “sparare a vista sui colleghi” (e alcune volte lo si vorrebbe fare davvero) si potrebbe discutere circa le motivazioni che hanno portato a una determinata scelta piuttosto che a un’altra. Per entrare nel vivo della questione, io vorrei tanto che la scelta traduttiva del titolo Parent Hacks mi stupisse, perché vorrebbe dire che a livello socioculturale avremmo fatto dei passi talmente avanti da riconoscere che certe questioni di genere sono totalmente sbagliate. Purtroppo, la lingua di un posto è direttamente legata alla cultura e all’assetto sociale di quel posto. Le parole, quindi, rappresentano anche una sorta di legittimazione politica e l’Italia è uno di quei paesi dalle basi patriarcali la cui lingua è una lingua fatta innanzitutto per gli uomini. E questo è vero nella misura in cui fino alla grande guerra, e anche dopo, anche la società italiana era prevalentemente fatta per gli uomini, mentre alle donne toccava una posizione fondamentale in quanto madri e donne, ma marginale. Questo, dopo le rivoluzioni femministe, il post-modernismo e le opposizioni della comunità LGBTQ+, ha iniziato a dare vita alla questione dei Gender Studies – in cui non entreremo in merito altrimenti questa intervista durerà 6 giorni- Fino ad allora, tutto ciò che riguarda il genere nella lingua italiana è una cosa normale, sia per fatto che certe parole non fossero di uso, sia perché si è trattato dello standard per molto tempo. Una donna che non poteva essere appellata avvocatessa, significa anche non poteva esserlo, tanto per iniziare. Le donne da un punto di vista sociale hanno sempre dovuto darsi da fare molto più degli uomini per essere riconosciute valide anche solo la metà di loro. Ma perché diciamo questo, cosa c’entra con Parent Hacks? Beh, direi tutto. C’entra col fatto che la traduzione del titolo con Mamma no stress è localizzata in una prospettiva sociale a cui forse non appartiene più. Io lo dico sempre nei miei video, la lingua cambia, si evolve costantemente, ogni settimana vengono coniate decine di parole nuove e ne muoiono altrettante: prendi per esempio parole come Vlog, postare, Social media manager, apericena, bordello, sono tutte parole che non hanno granché in comune se non il fatto che sono neologismi. E questo è giusto. Questo è indispensabile perché l’evoluzione della società lo richiede. Ma se noi, in una società dove esistono davvero famiglie di ogni tipo dalle “tradizionali” con mamma e papà, a quelle con due mamme, con due papà, con o solo una mamma o solo un papà, famiglie composte da nonni, zii, famiglie che ti scegli perché i tuoi genitori biologici non ci sono stati, famiglie allargatissime dove più mamme e più papà hanno raggiunto un’armonia, perché dovremmo localizzare il titolo di un libro, in territorio italiano, in un contesto che non rimanda più direttamente a quello scelto per questo titolo, in un’epoca storica in cui le possibilità sono infinite? Inoltre, se ci soffermiamo proprio sul titolo in italiano Mamma no stress non è solo un titolo che infila la donna nel suo ruolo ormai obsoleto di madre e basta, ma mette in una posizione marginale anche i papà, che sono ancora immaginati come quegli esseri mitologici che con la febbre a 37 chiamano il sacerdote per l’estrema unzione e che non hanno idea di come si cambi un pannolino o come si cucinino le lasagne. Sicuramente esistono ancora famiglie e genitori che si basano e affidano sulla visione della famiglia patriarcale degli anni ’50, ma sono UNA famiglia, una parte della fetta, non il tutto. Perché stiamo parlando di un libro. Andando oltre il suo contenuto che può essere utile o non utile, bello o brutto, condivisibile o meno, un libro scritto ed editato e distribuito ha uno scopo specifico: vendere. Ha bisogno di un biglietto da visita, ovvero il titolo, in cui le persone possono rivedersi, possono empatizzare, verso cui sono naturalmente attratte. Poi è vero che il titolo deve essere accattivante, deve essere facile da ricordare, deve essere Target Oriented per funzionare, ed è anche vero che “I trucchi in aiuto del genitore” perde la leggerezza, l’immediatezza e anche la sonorità della versione originale del titolo (cosa che invece con “Mamma non stress” si mantiene) ma ci sono anche altri modi accattivanti e che non toccano direttamente la sfera di “mamma e papà” e che avrebbero salvato capra e cavoli mantenendo l’attenzione sul vero protagonista del libro: il bambino.
Ho proposto ai miei followers, che sono traduttori professionali e non, studenti, o semplici appassionati (fascia d’età 17- 50 anni) e sono intervenuti con piacere, dando delle idee molto carine. Il dubbio che mi viene è se questa scelta sia stata effettuata proprio per fare “scandalo”. Siamo un po’ in un mondo che funziona al contrario ultimamente, no? Come per la modella non convenzionalmente bella scelta da Gucci. Potrebbe trattarsi di quella che in inglese viene definita una poor choice, una pessima scelta, ponderata per seguire il consiglio del caro Oscar Wilde che suggeriva che “bene o male basta che se ne parli”? Diciamo che una parte di me auspica a questo tipo di ragionamento.

Ti è mai capitato come traduttrice di affrontare tale situazione? Come hai preferito approcciarti: adattarti al contesto sociale o essere più rigida?

Personalmente non avendo tradotto ancora narrativa non mi sono trovata nella specifica situazione di dover tradurre titoli ufficiali, ma è sempre una scelta importante e difficile da compiere. Il titolo di un libro è come il nome di un figlio, una bella responsabilità. Spesso capita anche nei miei ambiti soliti di lavoro di dover fare delle scelte traduttive non semplici. Ti dico, però, che io non ho niente contro l’uso del maschile come neutro. In fin dei conti, l’italiano ha una base neolatina è ha perso il neutro nel corso degli anni, è una lingua di base patriarcale, che ha dei generi e che dal punto di vista sociale risente ancora di ideologie e “connotazioni” più vecchie. Non ti dico che sia giusto, solo che ne capisco il senso e la necessità in alcune situazioni. Non tutte .Per portarti un esempio concreto, proprio qualche mese fa traducevo del materiale informativo “Eng>Ita” per un target puramente femminile uso due generi e non 66 per pura praticità e convenzione con la lingua italiana. Ovviamente il mio neutro in quel caso era femminile, ma perché c’era un target specifico. Nel momento in cui il target è diventato un pubblico sì, prevalentemente femminile, ma con dei riferimenti specifici anche maschili, ho continuato a usare un neutro femminile, ma con l’aggiunta specifica di esempi che inglobassero gli uomini nel discorso. Dicono che la lingua sia più tagliente di una lama, ed è proprio vero. Basta un attimo ad incappare in convenzioni sociali scomode e a farsi travolgere da un sessismo più o meno intenzionale.

– Quindi la lingua può diventare (passami il termine) sessista a seconda del contesto in cui viene tradotta?

Il contesto è tutto. Sempre, nel lavoro, nella vita. Un contesto frainteso è come andare in pigiama in ufficio il giorno della riunione più importante dell’anno. Da traduttrice ti dico che ogni caso deve essere valutato per sé, e che abbiamo sempre la scelta tra essere fedeli alla lingua di partenza o quella di arrivo. Personalmente, io lavoro sempre Target Oriented perchè è la cosa più logica da fare per avvicinarsi al target appunto. Tradurre da una lingua che non ha genere a una lingua che li ha è un’arma a doppio taglio perché le convenzioni non possono certamente essere sottovalutate, e questo non vuole minare il politicamente corretto o i Gender Studies e nemmeno i Translation Studies, ma i traduttori, e le persone che scrivono in generale, hanno bisogno di una norma a cui attingere per il bene del testo. E se questa deve essere un neutro maschile o femminile nei casi specifici in cui è necessario, so be it. Bisogna affidarsi al contesto. Sta anche alla “sensibilità” del pubblico capire quando si stanno neutralizzando certi elementi perché è l’unica strada, e quando la scelta è consapevolmente sessista. A volte il traduttore non ci riflette abbastanza, ma altre volte diventa una questione di principio per l’audience. La linea è molto sottile.

E’ possibile che i traduttori si trovino in disaccordo con le scelte delle case editrici su come tradurre un titolo o hanno carta bianca?

Per quanto ne so, in generale se ci sono delle direttive particolari se ne discute. Per quanto riguarda l’elemento specifico del titolo, o viene già predisposto dalla casa editrice nel momento in cui decidono di affidarsi al traduttore X o Y, oppure si avanzano delle proposte e si discute a tavolino, sentendo anche il parere di chi si occupa della parte di marketing. Perché la scelta di un titolo è puramente commerciale.

Ringrazio infinitamente Martina, per avermi concesso il suo prezioso tempo ed essere stata ampiamente esaustiva nella sua spiegazione.
E ora mi rivolgo a Voi, cari lettori, come avreste tradotto questo titolo? Cosa ne pensate? Avete altri casi da sottoporci?
Noi di Curvy Pride siamo sempre pronti ad intavolare un confronto costruttivo ed intelligente, auspicando in un futuro più inclusivo, in un cambiamento che parta dalle radici della nostra società.

In foto: Martina Russo


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

QUATTRO RAGAZZE DI CURVY PRIDE NEL CALENDARIO ‘SENSUALITY CURVY’

BRESCIA – Quattro ragazze dell’associazione “Curvy Pride” fanno parte del calendario 2021 intitolato “Sensuality Curvy” ideato dal fotografo delle donne curvy Piero Beghi. Sono Laura Tagliaferro, Silvia Sannino, Laura Chiapparini, e Barbara Braghin. Anche il fotografo fa parte dell’Associazione.

Il Calendario è una splendida idea personale e professionale di Piero Beghi, totalmente slegato dall’Associazione CURVY PRIDE.

Quale messaggio vuole dare con questo calendario?

Lo spirito di questo lavoro è rivolto ancora a quelle donne che vengono ormai conosciute come curvy, donne che non devono sentirsi meno belle o mettere in dubbio la loro femminilità solo perché sono un po’ sovrappeso. Le curvy hanno il loro fascino e la loro sensualità e il calendario intende proprio dimostrarlo.

Come sarà il calendario?

“Sensuality Curvy” sarà un calendario molto curato, tutto in bianco e nero proprio per evocare grazia ed eleganza. Quest’anno, infatti, gli scatti che verranno realizzati si prefiggono innanzitutto di far vedere il fascino e la sensualità delle nostre curvy che, proprio per questo saranno ritratte in lingerie. Non ci sarà però nulla di volgare, ma l’immagine proposta sarà sempre molto glamour e giustamente sexy, affascinante, ma senza mai andare oltre.

È un parametro di bellezza diverso rispetto alle classiche modelle?

Sì e con questo calendario voglio trasmettere una riflessione che è rivolta innanzitutto proprio alle stesse curvy. Donne che presentano qualche etto in più rispetto a certi parametri che vanno per la maggiore e, purtroppo, sono duri da cancellare. Questo calendario, invece, vuole sottolineare la bellezza e il fascino delle curvy, indipendentemente da quello che sembra dire o meno la bilancia. In questo senso mi piace sottolineare un aspetto che è emerso sin dal casting che abbiamo realizzato per individuare le modelle per le diverse fotografie.

Le curvy si sono quindi messe in gioco, ci racconti qualche curiosità…

Le donne che si sono prestate o, in alcuni casi, hanno espressamente chiesto di partecipare, innanzitutto, si sono divertite nel posare davanti alla macchina fotografica. Si sono messe in gioco con grande disponibilità ed entusiasmo ed hanno ricevuto una bella iniezione di autoconvinzione. Mi sembra che proprio questo sia l’elemento più importante che mi ha portato a presentare la seconda edizione del calendario che, è bene ribadirlo, ha il fondamentale obiettivo di valorizzare la donna formosa, donne di diverse età, tutte maggiorenni, naturalmente (la più grande ha 53 anni), con l’unico requisito di portare una taglia dal 46 in su.

Come è stato preparato il casting?

Con una preparazione minuziosa e curata. Visto l’anno del tutto particolare che stiamo vivendo, l’invito a partecipare al casting è partito soprattutto via social. Devo dire che l’interesse suscitato è stato davvero notevole, se solo si considera che, alla fine, è stata coinvolta nell’iniziativa una cinquantina di modelle. Dall’inizio di luglio sino al 9 agosto, complice la necessità di rispettare le distanze e i protocolli di sicurezza (obbligo che ha finito per dilatare i tempi del nostro progetto), abbiamo lavorato nel mio studio per una prima selezione che mi ha portato ad individuare venticinque modelle.

Da dove sono arrivate le modelle curvy?

Come già è accaduto per l’edizione 2020, anche quest’anno si sono presentate modelle provenienti veramente da tutta Italia, dal nord e dal sud, e mi piace segnalare che in questo calendario 2021 ci saranno anche due curvy bresciane (lo scorso anno ce n’era una)”.

Quando farà gli scatti per il calendario 2021?

Domenica 25 e lunedì 26 ottobre nel mio studio definirò immagini e dettagli di tutti i mesi che comporranno il calendario.

Dove sarà presentato il calendario?

L’anno scorso il calendario curvy è stato presentato a Milano. Per questo 2020, complice l’emergenza sanitaria e la necessità di seguire la sua evoluzione, non sono state ancora definite le modalità di presentazione.

Dove sarà in vendita?

“Sensuality Curvy” sarà in vendita sui social e sul sito web. Non si tratta ovviamente di un progetto commerciale, ma di un’opera che vuole schierarsi dalla parte delle curvy. I chili in più non devono mai diventare un problema o una causa di mortificazione. Le donne formose hanno fascino e sensualità in gran quantità. Io voglio dimostrarlo grazie all’obiettivo della mia macchina fotografica e farlo sapere al maggior numero possibile di persone, a cominciare, naturalmente, dalle vere protagoniste di questo lavoro, le curvy stesse.

                   

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Barbara Braghin che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Barbara Braghin è giornalista e blogger. Adora la moda, i film con Marilyn Monroe anche se il suo preferito rimane sempre Pretty Woman. Da sempre fan di Madonna, adora il fucsia e ha una filosofia di vita molto strong: SE INSISTI E PERSISTI RAGGIUNGI E CONQUISTI.

SILVIA AMOROSINO E L’ALOPECIA: STORIA DI UNA DONNA CHE HA SCONFITTO LE SUE PAURE

Silvia Amorosino soffre di alopecia. Da quando era adolescente non ha più capelli, sopracciglia né peli sul corpo. È una ragazza che ha un sorriso dolce e lo sguardo limpido di chi non si nasconde, o meglio, non si nasconde più. All’età di 15 anni era già praticamente calva. La strada che ha percorso per stare bene con se stessa è stata lunga e non certo priva di momenti davvero difficili ma oggi è una trentenne super tosta e fare quattro chiacchiere con lei è stato divertente e a tratti anche un po’ commovente (una lacrimuccia mi è scesa ma questo non gliel’ho detto).

Ecco allora per voi la trascrizione della nostra chiacchierata.

Silvia, dopo che hai perso i capelli cosa è successo?

A 15 anni io e la mia parrucca siamo andate negli Stati Uniti, in California. Ho affrontato questo viaggio da sola e soggiornavo presso una famiglia. Stavo sempre chiusa in casa, non mi andava di farmi vedere in giro,anche se di fatto non conoscevo nessuno e dovevo ancora elaborare quello che mi stava succedendo. Oggi abbiamo i social, su Internet si trova di tutto e di più: abbiamo accesso a qualsiasi tipo di informazione e basta un click per entrare in mondi virtuali che possono esserci utili per risolvere i nostri problemi o per fare comunità, all’epoca io mi sentivo sola e pensavo che la mia esperienza con la perdita dei capelli fosse qualcosa che riguardasse soltanto me, i social non erano popolari come oggi per cui non avevo modo di uscire dal mio bozzolo, era più difficile conoscere persone che vivessero il mio stesso problema.

Vedendomi sempre chiusa in camera mia, la mia mamma americana mi consigliò di cercare su Internet dei gruppi di sostegno sull’ alopecia. Lo feci e scoprii un mondo!

Non avevo idea di quante persone vivessero la mia stessa realtà e condividessero i miei stessi sentimenti. In questi siti leggevo storie di ragazze come me, raccontavano cose che conoscevo perfettamente e descrivevano le stesse situazioni che anch’io vivevo ogni giorno! In quel momento mi resi conto che non ero sola e un senso di appartenenza si risvegliò dentro di me: anch’io, come loro, potevo imparare ad accettarmi!

Il mondo virtuale ti è stato utile allora!

Certo, è stato fondamentale per sbloccarmi! Mi sentivo finalmente parte di una comunità! Anche altri avevano le mie difficoltà, anche per gli altri era difficile uscire da quella situazione e, leggendo le testimonianze di chi, come me, aveva perso i capelli, si sentiva a disagio e faticava ad accettare la situazione, prendevo sempre più consapevolezza di poter anch’io uscire da mio guscio.

Silvia indossa i suoi turbanti con eleganza, rendendo il suo look super trendy

Cosa è successo a quel punto?

Il primo passo davvero importante che ho fatto è stato uscire senza la parrucca! Ero divisa a metà tra la paura di mostrarmi agli altri e la voglia di dire BASTA a quella che io chiamavo LA MASCHERA DI FERRO, sai come quella del film con Di Caprio. Pensavo che gli altri non dovessero vedermi senza capelli…MA PERCHÉ?

Quindi avevi paura a mostrarti senza parrucca?

Altroché! Ho fatto uno step intermedio: dalla parrucca, che mi teneva caldo, mi pesava e che non sopportavo proprio più, sono passata al turbante. Mi ha aiutata, ma considera che in quel modo si vedeva che non avevo i capelli per cui sapevo che chi mi incontrava se ne accorgeva subito e poteva pensare che ero malata. Mi sono sentita nuda, indifesa ed esposta. La mia convinzione era che SE NON HAI I CAPELLI SEI BRUTTA e io non volevo essere brutta e non volevo sembrare malata. Da lì a mostrarmi anche senza turbante c’è voluto un po’ di tempo ma l’ho fatto, anche perché ballavo il tango argentino ed era abbastanza scomodo farlo con quel peso sulla testa!

Il tango argentino, una delle passioni di Silvia

Ripensandoci adesso, le tue paure erano fondate? Hai davvero incontrato persone che ti hanno giudicata o derisa?

Ho sofferto, Sì, ci sono stati e ci sono tutt’ora commenti cattivi e giudizi stupidi ma mi hanno aiutata a forgiare la mia armatura. Ho imparato a farmi scivolare via queste persone e ciò che dicono. Spesso mi sento dire che anche se non ho i capelli ho un bel viso, come se questo fosse abbastanza, provate voi ad essere calve e poi vediamo se vi accontentate di avere un bel viso! Che poi, sai cosa ti dico? Quando siamo noi in primis ad avere confidenza con noi stesse e ad accettarci, allora lo fa anche il mondo. Se lo dico io puoi credermi, qualunque sia la tua situazione, se la porti con orgoglio, dignità e un sorriso, gli altri non la vedranno come un problema o un motivo di scherno. Il personaggio che dà fiato alla bocca c’è sempre ma lascio che ciò che dice sia un problema suo. Se mi amo il mondo mi ama, se mi accetto il mondo mi accetta, quindi a me la scelta.

Silvia, cosa vuoi dire a chi ha paura di mostrarsi per com’è?

Innanzi tutto che convivere con la paura è impensabile! Come fai a stare bene se temi sempre il giudizio degli altri? Io voglio stare bene e sono certa che lo vogliano anche gli altri, per cui sappiate che LE PAURE SVANISCONO. Sì, il difficile è fare il primo passo ma una volta fatto è tutto più semplice! Alla fine ho capito che abbiamo così paura di ciò che pensano gli altri perché in fondo temiamo di non essere amati. Quando ero una ragazzina sognavo un ragazzo innamorato che mi guardasse negli occhi, mi togliesse la parrucca e mi desse un bacio sulla testa pelata, quello che è successo invece è che quel bacio d’amore me lo sono data da sola, per poi prendermi anche quello di chi mi ama.

La bellezza senza la “maschera di ferro”

Grazie Silvia, questa immagine è stupenda, io e Curvy Pride ti ringraziamo di cuore per aver condiviso con noi la tua storia!

È stato un piacere, i valori della vostra Associazione sono esattamente i miei per cui mi ha fatto piacere raccontare un po’ di me!

Questa intervista è stata scritta dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it





ROSSELLA ERRA: VIENI DA … CURVY PRIDE!

Bella, solare e divertente Rossella Erra è l’ambasciatrice del pubblico del programma Vieni da Me di RaiUno, condotto da Caterina Balivo.

Di animo pulito e vero, Rossella è amatissima dal pubblico italiano.

Ecco la sua intervista all’Associazione CURVY PRIDE – APS

Rossella sei diventata un punto di riferimento per tutte noi, portando la tua simpatia e la tua intelligenza in un programma di qualità come Vieni da Me. Ti riconoscono ormai in tantissimi per strada. Come stai vivendo questa tua popolarità?

La sto vivendo che… ancora non ci credo! Non ci credo perché a volte veramente non mi rendo conto di essere in questa trasmissione e di fare ciò che faccio, perché lo faccio con tanto piacere che mi viene naturale.

Quando la gente mi incontra per strada e mi ferma per chiedermi di Caterina, per chiedere di me, per sapere come sono arrivata a Vieni da Me, ancora mi fa tanto strano perché mi dimostrano tanto affetto. E io questo affetto me lo prendo tutto! Perché di questo affetto veramente ne ho tanto bisogno. E quando mi avvicinano, mi fermo con tutti, perché ho proprio voglia di stare con ognuno e di sentire le loro parole ed il loro affetto”.

Abbiamo letto che di professione svolgevi l’attività di commercialista. Come è avvenuta questa svolta nel mondo televisivo?

E’ avvenuta in un momento mio di crisi molto profonda dovuta alla perdita del mio lavoro e, contemporaneamente, alla perdita di mia mamma. E mi sono ritrovata dalla sera alla mattina, a 44 anni, a non avere né più mia mamma, né più il mio lavoro.

Non è stato facile trovarne un altro, mi arrangiavo, facendo qualcosina. Poi, per puro caso, ho letto la notizia che cercavano del pubblico per un nuovo programma. Quindi mi sono proposta. E già al colloquio è emersa la mia grande, grande, passione per la Televisione e per il Gossip. Da sempre! Non so perché. Di pari passo allo studio, l’ho trasformata in una forma di cultura personale. Probabilmente se all’epoca, quando mi sono laureata, ci fosse stata una laurea in questo tipo di materie probabilmente avrei scelto quest’ultima e non quella economica (con tutto il rispetto per la carriera economica internazionale). Quindi mi sono buttata in questa avventura non sapendo esattamente cosa fare ma, anche forse per uscire da questo periodo in cui mi sentivo soffocata, in cui non mi sentivo adeguata, e soprattutto in cui mi sentivo emarginata. Tanto emarginata. Non passava giorno che non piangessi su una sedia a guardare il muro. Un momento veramente difficile. E dopo mesi si è aperta questa piccola porta. Ed io questa porta l’ho spalancata totalmente e ho trovato Caterina Balivo  e tutto il team di Vieni da Me ad accogliermi con affetto incondizionato“. 

L’Associazione CURVY PRIDE – APS  si occupa di promuove la pluralità della bellezza contro bullismo e discriminazioni. In un ambiente come quello televisivo, spesso troppo incentrato sull’apparenza, aver dato voce a una “vera” persona del pubblico vuol significare che qualcosa sta cambiando?

“Sì, io penso che già molto sta cambiando. Sinceramente non è solo l’ambiente televisivo a essere incentrato sull’apparenza. Ci sono fin troppi ambienti dove l’aspetto fisico è una discriminante e non riesco a comprendere perché. Indipendentemente dell’aspetto esteriore ogni persona può dare tanto agli altri, a prescindere anche dal contesto in cui si è. Essere discriminati per la razza, per il fisico, per la propria sessualità lo trovo non solo sciocco ma forse neanche più di moda. Penso che le persone dovrebbero aprirsi a quello che noi siamo dentro e non fuori, a quello che possiamo dare l’uno all’altro. E lo dico veramente con il cuore”.

Hai ascoltato tanti racconti personali di gente famosa e non, tante storie struggenti ma anche di rivalsa e di successo. Cos’é che, secondo te, aiuta a superare i momenti difficili e a ritrovare la propria strada?

“La risposta un po’ più scontata sarebbe dire la forza interiore, la forza che abbiamo dentro di noi. Invece non so perché credo che sia la forza che gli altri ti possono dare. Affrontare le difficoltà con il supporto di un amico, di un parente, con l’amore delle persone che anche ti conoscono poco ma che hanno voglia di darti amore e sostegno. Penso che sia la cosa più bella. Perché molti di noi questa forza dentro non ce l’hanno. O meglio ce l’hanno ma non riescono a farla uscire da soli. Io ho bisogno dell’affetto e dell’aiuto di chi mi sta attorno, anche se le ho conosciute mezz’ora prima, anche si mi danno un semplice abbraccio, per me già quello è tutto.

Certe volte siamo timidi, certe volte non chiediamo alle altre persone. Invece dobbiamo farlo, dobbiamo chiedere aiuto. Probabilmente molti diranno no. Ma per i tanti NO che riceviamo quel SI’ che ci verrà  dato ci aiuterà. In questo non smetterò mai di dire grazie a Caterina Balivo e tutto il team di Vieni da me, perché mi hanno sorriso, aiutato, accompagnato, sono diventati la mia famiglia adottiva che mi incoraggia ad andare sempre avanti“.

Siamo in tante che ti seguiamo con infinito affetto, quale consiglio daresti per portare un po’ di straordinario nella quotidianità della vita delle nostre socie, così come hai fatto tu?

“Io in questo momento mi sento una privilegiata, perché quando io sorrido in televisione lo faccio veramente con il cuore perché partecipo a tutto. Ecco, partecipare alla vita degli altri. Io questo consiglio. Qualcuno potrebbe dirmi sì tu adesso sei in televisione, per te è facile. No, io anche quando non ero in tv, cercavo quando potevo di partecipare alla vita degli altri.

Io credo molto nella condivisione, nell’umanità, nel dare amore. Nel dare un abbraccio, anche due per riceverne solo anche mezzo.

Quindi partecipiamo alla vita degli altri. Perché dalla partecipazione noi possiamo ricevere soltanto bene. E questo ci può far sentire persone straordinarie. E se possiamo, non è sempre facile, anche quando c’è una lacrima che scende, piangiamo, ma piangiamo con un mezzo sorriso. Perché quel mezzo sorriso fa affievolire un pochino il dolore.

Questo per me è lo straordinario… provare a sorridere, se si riesce, anche nel dolore. Non è facile, me ne rendo conto, ma si può provare”.

Pizza e curve – Modena

Referente: Sara Nastro

Città #Pizzaecurve: Modena

contatti: saranastro81@gmail.com / facebook “Sara Nastro” / instagram “Sarella_1981

18ottobreio

Sara, parlaci te, dei tuoi sogni, di cosa ti occupi.

“Sono una mamma di una splendida ragazzina di 15 anni , ormai è da circa 3 anni che mi sono avvicinata al mondo Curvy facendo delle sfilate e prestandomi come fotomodella. Ho partecipato a diversi concorsi Nazionali quali : Miss Curvyssima, Missposa Curvy, Miss Top Curvy.  Sono diplomata come Tecnico della Moda,  nella vita però faccio la commerciale; diverse sono le passioni che ho oltre alle sfilate, mi diletto a cantare,  e mi affascina l’estetica in genere dal make up allo styling dei capelli.”

Come sei venuta a conoscienza di CurvyPride e cosa è per te?

“Ho conosciuto Curvy Pride tramite il concorso di Miss Curvyssima in quanto era uno degli sponsor, ed io sono stata una delle fortunate ad essere premiata con la Fascia “Curvy Pride” direttamente da  Marianna Lo Preiato e successivamente poi a Roma ho conosciuto Simona D’Aulerio. Da subito mi sono appassionata del messaggio che si impegnano a divulgare in quanto è un obiettivo che ci accomuna, abbattere gli stereotipi e lottare contro le discriminazioni ponderali, avendo una figlia adolescente, voglio che non idealizzi modelli di bellezza irraggiungibili.”

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Raccontaci l’evoluzione di Pizzaecurve nella città in cui sei referente:

“Sono stata scelta come Referente della città in cui vivo ed ho organizzato Pizza e Curve per la mia prima volta a Settembre 2018 (2° edizione) eravamo in 28 la maggioranza conoscenti, ma la mia tenacia a fatto sì che ad ogni edizione raggiungessi sempre un numero maggiore, fino all’ultima dello scorso 18 Ottobre 2019 dove i partecipanti sono stati quasi 60 (metà dei quali non conoscenti). Invoglierò sempre più persone a parteciparvi in quanto ritengo sia un’ottima serata per conoscere persone nuove, eliminare il virtuale, guardarsi negli occhi, darsi un abbraccio, farsi una foto, ridere di gusto e soprattutto sentirsi accettati. Personalmente mi ha regalato sempre tante emozioni nuove, vi hanno preso parte dalla più piccola di 7 anni alla più grande di 82 anni”

“Nessun limite di età, nessun limite di taglia, nessun limite di peso e ne di altezza perché ogni persona può essere bella a prescindere dalla forma fisica, dopotutto anche il tortellino sembra un ombelico cucito male, ma è il ripieno a fare la differenza.”

Sara inoltre si apre di più a noi aggiungendo: “Non sono irreprensibile, nessuno lo è, anzi, sono piena di difetti e imperfezioni ma, oggi ne sono consapevole e comincio ad accettarlo, decido di volermi bene per come sono perché ho la consapevolezza che c’è chi non cambierebbe nulla di me. Nella mia vita ho dovuto sopportare il peso delle parole altrui e non il mio… pertanto oggi mi sono resa conto che sono stata io a permettere di farmi sentire “sbagliata”, “inadeguata”, “imperfetta”, “difettosa”, ma in realtà io come persona, come donna, io…VALGO e quelle che per altri sono imperfezioni, per me sono segni particolari che mi rendono unica e originale.”

Hai un consiglio o una dedica per i nostri lettori: “Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te.”

 


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Valentina Parenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

 

LINO BANFI SI APRE A CURVY PRIDE

Lino Banfi non è solo uno dei più amati attori italiani. E’ una persona con grande sensibilità, altruismo, coraggio, forza d’animo e immenso cuore. Un esempio, per tutti noi. Grazie Lino!

Oltre cento film, decine di produzioni televisive, uno dei pilastri del cinema italiano. Ha fatto ridere, ma anche riflettere, intere generazioni. Come si fa a essere così amato?

Una bella domanda! Bisogna costruirlo l’amore. Ci sono quelli belli e verso di loro l’amore è automatico. Io non sono mai stato né “copertinabile” né “scopertinabile” e quindi mi sono dovuto inventare per farmi amare dalle persone. Ci si può far amare costruendo intorno a sé un’immagine buona, un’immagine altruistica. Ovviamente la bravura ci vuole. Ammettendo che ci sia la bravura, il resto si costruisce con la buona volontà, l’altruismo.

Adesso sono ormai tre/quattro generazioni che mi seguono.

In una sua intervista racconta che dopo un tragico incidente perse quasi tutti i capelli e ingrassò molto nell’arco di tre mesi. Come è riuscito a reagire?

Fu brutta la cosa. Fu tragica. Morirono due persone. Erano sedute davanti. Io fui catapultato fuori dal finestrino di dietro. Mi salvai per miracolo. Restai solo una quindicina di giorni in ospedale. Quando uscii, pare, avvenne una specie di confusione, di imbroglio, che io chiamo una “ingarbuglieta endocrinologica”, come se fegato e altri organi fossero andati in confusione… Fatto sta che nel giro di due/tre mesi sono ingrassato e ho perso quasi tutti i capelli. Alla fine mi sono detto così meglio così che morto. Questa, però, è stata anche la mia fortuna. Prima ero “bellino”, “piacentino”, facevo l’attore di fotoromanzi, avevo i capelli ondulati, ero magro. Avrei potuto fare il bello, ma il bello non ha lunga vita. Capii che ero tendente a ingrassare, mi dissi “bello non sarò mai, mi piace mangiare”. E’ meglio che sono così! Più caratteristico così, senza tutti i capelli, più grassottello. Adesso mi devo tenere un po’ per non esagerare con il peso.

Come Associazione Curvy Pride promuoviamo la pluralità della bellezza e lottiamo contro stereotipi e discriminazioni. Cosa ne pensa?

Intanto consideratemi un vostro paladino soprattutto se siete più donne. Sono sempre stato un fan delle donne fin da bambino. Ho sempre detto che le donne hanno una marcia in più. Poi affettuosamente e scherzosamente dico che noi abbiamo il cambio automatico ma la marcia in più va, è più veloce la marcia in più delle donne. Quindi difendo le donne. E sono contro le discriminazioni. Ho letto di recente che in America una donna è stata allontanata dal lavoro perché ingrassata e necessitava di una sedia su misura. E’ assurdo. E’ proprio quando una persona è in difficoltà che bisogna darle una mano in più. E questa è una evidente richiesta di aiuto .

Ha lavorato con donne bellissime e avvenenti, avrebbe potuto avere una vita costellata di conquiste, invece ne ha amato e ne ama una sola: la sua Lucia. Allora i grandi amori esistono davvero e non solo nelle favole?

I grandi amori esistono davvero. Io amo mia moglie. E quando sono presenti determinate malattie, che vanno solo accennate per rispetto del malato, ti rendi ancora più conto di quanto grande è il nostro amore.

Per concludere. Un suo messaggio per amiche e amici dell’Associazione Curvy Pride per riuscire a credere in se stessi e realizzare i propri sogni?

Mettersi come i paraocchi, come quelli dei cavalli, a destra e a sinistra, per non vedere tutto ciò che ti succede al lato e andare avanti: devo fare questo, devo fare quello, e non fermarsi.

Io racconto sempre che all’età di 18 anni a Milano eravamo un gruppo di ragazzi meridionali, non avevamo una lira, cercavamo lavoro, abbiamo dormito negli edifici in costruzione, nei vagoni dei treni alla stazione perché non avevamo i soldi per pagare una stanza. Gli altri piangevano, dicevano basta, voglio tornare a casa, troppi sacrifici, ho fame, qui non si dorme, non si mangia. E non si dormiva e non si mangiava veramente.

E io NO, devo restare. Non torno a casa. Un giorno devo riuscire, firmerò autografi, devo essere ricco, diventare famoso, devo far ridere le persone. Gli altri mi guardavano come si guarda un pazzo.  Poi dopo mi hanno detto avevi ragione tu, perché io avuto tutta un’altra vita, ma non è la mia vita, non è la vita che sognavo. E’ triste. Bisogna credere e lottare per i propri sogni. Devi fare ciò che sogni di fare!

Intervista a Paola Torrente

A #meraviglieapalazzo non poteva mancara la presenza della bellissima ragazza Paola Torrente; una donna acqua e sapone, semplice e dolce. Le ho chiesto se potevo pubblicare una foto di lei senza trucco e ha subito detto di si. La ringraziamo per mostrarci a noi in tutta la sua naturale bellezza.

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  1. Raccontaci di te, delle tue passioni, come è nata la tua carriera di modella?

Io sono una 25enne molto semplice e allo stesso tempo molto particolare (ahahah) nel senso che mi piacciono tante cose che non sempre sono di moda e questo è stato un elemento caratterizzante di tutta la mia vita fino ad oggi… in particolare? a partire dall’abbigliamento per finire al modo di pensare o di relazionarmi agli altri. Comunque, tranne questa piccola parentesi, posso dire di essere una persona che ama la vita, che molte volte, forse troppo spesso, è buona e tende a perdonare o sorvolare perché non le piace discutere più del dovuto oppure far rimanere male gli altri. E così finisco spesso per restarci male sempre io! Nonostante questo ho molta fiducia nelle persone, stranamente! Sono una di quelle che tende a vedere sempre il buono negli altri.

La mia passione più grande è sempre stato il canto… prima lo praticavo abitualmente, ora un po’ meno ma ho deciso di riprendere perché non riesco più a starne senza!

Sono sempre stata una ragazzina insicura che non sperava nemmeno di fare la modella… un giorno per gioco ho partecipato ai casting di un calendario a Milano “Beautifulcurvy” di Barbara Christmann e tutto è cambiato… da lì poi sono passata ai casting per Miss Italia nel 2016 e la mia vita è stata stravolta, in positivo ovviamente!

 

 

2) Quali sono i tuoi segreti di bellezza?

Io non ho segreti (ahahah) sono limpida e cristallina su tutto quello che faccio anche se molte volte non è un bene mi dicono (hahaha)!

Mi piace prendermi cura di me andando in palestra, facendo molta attività fisica e soprattutto cercando di seguire una corretta alimentazione almeno durante la settimana… anche se non sempre ci riesco 😀 U

n altro segreto poi è quello di non arrabbiarsi troppo, così vengono meno rughe 😀

 

 

3) Le ragazze che hanno sfilato a meraviglie a Palazzo hanno dato un loro perché. Posso chiederti il tuo: “sfilo perchè…?”

Io sfilo perché mi fa sentire libera… libera di esprimere quello che sono, ma allo stesso tempo immedesimarmi e trasformarmi a seconda di quello che indosso. Questo mi fa sentire molto a mio agio con me stessa e soprattutto mi diverte. Non credo ci sia cosa più bella.

4) Cosa consiglieresti alle donne di oggi?

Alle donne di oggi così come ai miei followers consiglio di essere sempre sé stessi. Sempre, ad ogni costo. Perché per poco si può fingere di essere qualcun altro… E poi se devi fingere di essere una persona che non sei che senso ha la tua vita? Soprattutto nei rapporti con gli altri! Quindi questo è il consiglio più spassionato che mi viene da dare “essere sé stessi e amarsi” perché quando si inizia a farlo si inizierà a vivere veramente! <3——-

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Valentina DSC_1207BBBParenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha formato “FelicitàFormosa” su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità – #educareallafelicità.

Intervista a Sophia Curvy – Abiti a misura di formosità!

A #meraviglieapalazzo ero divertita nel curiosare dietro al backstage i capi della prossima collezione. Ci sono abiti per tutti i corpi e gusti. Perfino io, taglia 48, ho potuto indossare un pantalone in pizzo nero e riuscire a sentirmi a mio agio.

Dovete sapere che, dopo la prima gravidanza il mio corpo si è trasformato, ho sempre sentito disagio da ragazza nel trovare magliette che potessero starmi bene con una 5^ di seno e un jeans 42; aumentando la vita e la pancetta ho evitato negli ultimi anni i pantaloni. E’ stata una piacevole sorpresa rendermi conto di stare bene con qualcosa che ritenevo fosse più adatto “alle magre”.

Donne, il mio suggerimento, per come ho avuto modo di capire in questi mesi è che possiamo stare bene con tutto! Non con abiti che ci nascondono ma con capi scelti che possano valorizzare i nostri punti di forza (le mie gambe) e nascondere i piccoli difetti. Non dobbiamo privarci di nulla, bisogna solo scegliere in base alla nostra forma.

 

 

Sophia veste dalla 44 alla 68, dando spazio a tutte le fisicità, ma perché una donna formosa dovrebbe indossare i capi del Vostro brand?

Noi produciamo dalla 44 alla 68. Il nostro è un giovane brand rivolto alle ragazze, che non si devono preoccupare di avere una taglia in più e che possono divertirsi con l’abbigliamento senza problemi di vestibilità, colori, lustrini e paillettes. Essere felici a prescindere dalla taglia che si indossa. E la felicità, l’autostima, può passare anche indossando un capo di abbigliamento.

Una donna nella vita deve sentirsi bene, bella nonostante i kg che indossa. Proviamo a dare qualche consiglio in base alla forma del corpo?

L’idea nasce dal fatto che abbiamo la presunzione di poter dare un piccolo contributo alla curvy revolution con il nostro lavoro. Un importante servizio nell’aiutare le donne innanzitutto ad accettare il proprio corpo, a volergli bene, a prendersi cura di sé ed a far di tutto per condurre una vita sana. Ed anche un vestito può contribuire all’autostima, sentirsi belle con se stesse e di conseguenza con il mondo che le circonda.
E’ anche per questo che abbiamo aderito all’Associazione Curvy Pride sin dalla sua nascita diventando main sponsor ed appoggiando le varie iniziative.

 

Finalmente modelle in carne, bellissime e solari, le donne della porta accanto. Quali caratteristiche avete riconosciuto in loro?

Il nostro impegno anche quest’anno si è concentrato sull’armonizzazione della nuova collezione PE 2020 con il nostro concept: un modo di essere e di vivere, secondo uno stile “slow” fatto di tempo speso con gli amici, la famiglia, di buon cibo, a contatto con la natura, di leggerezza e di relax che ci permette di godere delle cose più semplici, ma anche più vere. Questa filosofia si traduce in line morbide e comode ed avvolgenti come l’abbraccio di un vecchio amico e in colori decisi come quelli dei ricordi più vivi.
Nei dettagli si intravede un pizzico di frivolezza, che vuole esprimere il piacere di vestire e di valorizzare la propria immagine nell’incontro con gli altri o anche solo guardandosi allo specchio, indipendentemente dalla taglia che si indossa.

 

Aspettiamo con smania la prossima collezione … quali saranno le parole chiavi/i colori che la potrà sintetizzare?

Pensiamo alla collezione come ad un bouquet dove si intrecciano colori, volumi, linee e materiali diversi che si possano abbinare in tanti modi diversi, dalla linea casual si sfuma a quella più classica e minimale e viceversa, in una armoniosa contaminazione.
Il colore è sempre uno dei punti di forza di questa collezione: molte sono infatti, le tonalità che potete trovare e sperimentare spaziando da tonalità vivaci come il rosso, il fuxia, il giallo, il verde, l’immancabile blu, senza dimenticare il classico e sempre elegantissimo nero, il beige ed il bianco che permettono infinite combinazioni.
Ogni capo è disegnato unendo lo Stile Italiano alle tendenze internazionali, per look versatili e adatti sia alle esigenze quotidiane che a quelle più importanti e speciali.
Alberto Seracchioli

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Valentina DSC_1207BBBParenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha formato “FelicitàFormosa” su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità – #educareallafelicità.

BEATRICE BETTONI – MODELLA PER #DECIDOIO TAMPAX

Beatrice Bettoni è la splendida ragazza di cui ci siamo tutti innamorati ammirandola nella pubblicità #decidoio di Tampax. Ma oltre alla bellezza c’è di più: concreta, solare, affatto superficiale, piena di voglia di VIVERE. Di quelle persone che ti riempiono il cuore. Grazie Bea!

Chi è Beatrice Bettoni?
Beatrice, Bea per gli amici, è una ragazza di 22 anni, solare, semplice e molto positiva. Studentessa di Relazioni Pubbliche a Milano, modella curvy e nel tempo libero pittrice. 

Sei stata scelta come co-protagonista dello spot #decidoio di Tampax? Raccontaci l’emozione iniziale.

Ero felicissima, non ci credevo! Andare a Roma per girare una pubblicità è stato un sogno diventato realtà. Quando ero più piccola il mio film preferito era “Lizzie McGuire – Da liceale a popstar”, avventura di una ragazza comune in vacanza a Roma diventata popstar per caso. Mi sono sentita un po’ lei quando mi han detto che avrei girato lo spot di Tampax! Sono sempre molto felice quando mi scelgono per un lavoro ma questa volta è stato speciale. 

#decidoio Tampax – un spot che ha un profondo messaggio socio-motivazionale. Cosa stai provando a essere diventata un esempio per milioni di donne, soprattutto per tantissime adolescenti?

E’ un’emozione grandissima, inaspettata!! Tantissime ragazze mi hanno scritto sui social bellissimi messaggi pieni d’amore. Alcune ragazze mi hanno addirittura fermato per strada (non scherzo) per complimentarsi con me. Mi sento bene e fiera di me stessa per dove sono arrivata e mi riempie il cuore di gioia sapere che posso aiutare molte ragazze che non hanno la mia stessa sicurezza! Non l’avrei mai pensato che da ragazzina insicura ed impacciata sarei diventata un esempio da seguire.

“Nella vita di una donna ci sono tanti ostacoli. Ma nessuno di questi è un motivo per fermarsi…” condividi questo slogan? Quanto è affine alla tua filosofia di vita?

Condivido a pieno! Nella vita di tutti ci sono tanti ostacoli ma delle volte sono ostacoli irreali, ostacoli superficiali creati da noi stessi. Quando mi trovo davanti ad un ipotetico ostacolo la prima cosa che faccio è esaminarlo e domandarmi se davvero è da considerarlo tale. Facendo una lista delle priorità, delle cose davvero importanti e magari difficili della nostra vita, la metà degli ostali svanisce, si annulla. Spogliarsi in spiaggia davanti ad altre persone se si è insicuri può essere difficile ma quando troviamo un po’ coraggio ci mettiamo meno di un minuto a metterci in costume. Secondo voi i veri ostacoli della vita si possono risolvere in meno di un minuto? 

Quanto è importante sognare?

Sognare è importante ma Fare lo è di più! Secondo me esistono due tipi di sognatori: Il sognatore da divano, ovvero chi passa le giornate sul divano e fantastica sulla propria vita, e I sognatori in movimento ovvero chi sogna ma nel mentre fa tantissime cose e non si ferma mai. Secondo me è molto importante sognare ma fare “cose” allo stesso tempo per avvicinarsi a realizzare i propri sogni. 

“Bea modella” quando è nato il sogno e come sei riuscita a realizzarlo?

E’ un sogno nato un po’ per caso.. Era l’estate dei miei 18 anni e lavoravo come promoter al mare. La mia migliore amica mi ha parlato dell’esistenza delle modelle curvy insistendo che io sarei stata perfetta perché molto fotogenica e dovevo assolutamente provare. Appena tornata a casa tra insicurezze e timidezza ho mandato la candidatura alla mia attuale agenzia senza dire niente a nessuno (non ci credevo per niente). Mi hanno contattato e ho fatto il mio primo casting, mi ricordo che ero emozionantissima. Dopo poche settimane mi hanno chiamato e.. ero stata presa!! 

Molte ragazze vorrebbero entrare nel mondo delle “modelle”, quali consigli daresti loro o vorresti fossero stati dati a te qualche anno fa?

Prima di entrare nel mondo delle “modelle” bisogna capire che fare la modella è un lavoro, un lavoro a tutti gli effetti. Un lavoro stimolante, divertente, “figo” ma pur sempre un lavoro. Come tutti i lavori bisogna avere i requisisti obbligatori ed essere portati. Le agenzie di moda non valutano soltanto la bellezza ma molte altre caratteristiche. Per chi vuole diventare modella la scelta migliore è affidarsi ad un’ agenzia. Consiglio: no timidezza e siate al 100% voi stesse! 

Bea cosa si aspetta nel suo futuro? 

Per il mio futuro ho grandi aspettative, sto studiando e lavorando sodo per realizzare i miei progetti. Essendo giovane mi focalizzato sul futuro “vicino” quindi per ora la Laurea è uno dei miei punti principali. Fortunatamente ho una vita imprevedibile e sicuramente lo saranno anche gli anni avvenire! 

Un messaggio per tutte le amiche di Curvy Pride?

Sto cercando di trasmettere il più possibile il messaggio che nella nostra vita dobbiamo creare storie, ricordi, esperienze. Il tempo che perdiamo purtroppo non ce lo ridà nessuno. Ripeto sempre che quando avrò un figlio vorrò raccontargli di come la sua mamma ha girato il mondo, di come aveva la valigia sempre pronta tra un aereo e l’altro, di come si è divertita con gli amici. Gli racconterò tutte le mie avventure folli e di tutte le persone che ho conosciuto, vorrò farlo sognare ad occhi aperti. A lui, di certo, non gliene fregherà nulla se ero una taglia 40 o 46, se ero bassa o alta, o se avevo la cellulite. Dobbiamo imparare a focalizzarci sulle cose davvero importanti!

CASTING – Intervista a Barbara Christmann di BeautifulCurvy

E’ nuovamente possibile candidarsi per far parte del progetto “Calendario BeautifulCurvy” qui.  I requisiti per provare a far parte dell’ottava edizione di questo bellissimo progetto di valorizzazione delle curve femminili sono avere età compresa tra i 18 e i 38 anni, portate una taglia dalla 44 in su, proporzionate, un altezza minima di 1.65m e con una storia da raccontare. Per candidarsi è opportuno inviare un’email a barbie.christmann@gmail.com entro il 13/07/2019 allegando una foto del viso e una del corpo intero (non nudo) e vostro cellulare. Il casting avverrà il 20 luglio a Milano, e non sono previste altre date, salvo in cui la redattrice di moda Barbara Christman non trovi le ragazze giuste, pertanto vi consiglio di non prendere appuntamenti per questa data! E siate simpatiche e positive, scherzate con voi stesse!

“Il progetto del calendario è rivolto ad aiutare le ragazze a sentirsi bene e a trasmettere messaggi positivi ad altre ragazze per amarsi e accettarsi di più. Poi c’è chi vuole diventare una modella curvy e senz altro il calendario regala una grande visibilità visto xhe esce su giornali siti televisione e radio. La mia intenzione è di sensibilizzare le persone per fare capire che non esiste un solo canone di bellezza. Inoltre è importante mostrare che ci si può vestire fashion e senrirsi belle con qualche chilo in più.”

Delle edizioni passate ci sono ragazze che hanno poi avuto altre occasioni dopo il tuo calendario?

Ci sono alcune ragazze che hanno partecipato a Miss Italia come Paola Torrente che poi ha vinto il secondo posto”

Puoi svelarci qualche anteprima? o stai ancora progettando outfit e pose?

La parte creativa parte dopo la selezione delle ragazze e dipende anche dalla quantità di sponsor che partecipano. Non sono un azienda, ma una redattrice di moda che si dedica da molti anni a un settore preso poco in considerazione dalla moda e porta avanti un progetto in cui crede…

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Infine.. un messaggio per le amiche di Curvy Pride?

Un messaggio per le amiche del curvy pride.. Credete nei vostri sogni e impegnatevi a raggiungerli. La vera bellezza di una persona è un equilibrio tra anima e corpo che traspare dagli occhi.. Grazie


Valentina DSC_1207BBBParenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità – #educareallafelicità.