COSPLAY E BODY SHAMING

Cosplay.
Per chi non lo sapesse il cosplay è l’arte di impersonificare ed interpretare un personaggio reale o di fantasia, proveniente dal cinema, animazione, fumetti ecc, riproducendone gli abiti, il trucco e le movenze.
Una community di appassionati e spesso definiti “nerd” che oltre a sfoggiare i propri costumi alle fiere di settore e ad immortalarli in servizi fotografici dedicati, spesso partecipa a vere e proprie gare dove vengono giudicate le abilità sartoriali, di crafting, l’interpretazione ed il make up.
Io stessa faccio parte di questi artisti, ed ho gareggiato per tanti anni portando a casa trofei e soddisfazioni personali.

Negli ultimi periodi però, anche questo settore è stato colpito dalla grassofobia, comportando flame quasi giornalieri sui social network, in particolare facebook.
Non so se sia dovuto ad un cambio generazionale di cosplayer, fatto sta che sempre più spesso ragazzine molto giovani vengono messe alla pubblica gogna, dove senza alcuna pietà le loro forme vengono mortificate, umiliate, sbeffeggiate.
Come se fosse umanamente possibile avere certi canoni anatomici sfoggiati da alcune delle protagoniste di fumetti e manga. E’ un po’ come tornare al discorso (finalmente superato) della fisicità della Barbie. Spesso le donne nei fumetti (soprattutto manga giapponesi) hanno vite sottilissime, seni enormi, gambe poco più larghe delle braccia. Insomma, non una fisicità compatibile con la maggior parte delle teenager. Che fare quindi?
La soluzione offerta dai leoni da tastiera è semplice: copriti e fai un altro personaggio, o meglio non uscire proprio di casa finché non sarai magra. Ma perché bisogna sempre distruggere i sogni degli altri? Quale perverso piacere porta?
Il Cosplay per come l’ho vissuto io, è sempre stato un’isola felice, in cui potevi essere chi volevi, indipendentemente dalla tua fisicità, dal tuo sesso, dalla tua età e dal colore della tua pelle. Ti piace Sailor Moon? Bene! Vestiti da Sailor Moon e divertiti! Questo è il Cosplay nella maggior parte del globo.
Ma chissà perché, qui in Italia ha preso questa piega spiacevole. Troppe volte ho visto ragazzine piangere e rinunciare di salire sul palco poco prima di una gara, solo perché qualcuno aveva bisbigliato “guarda, ha la cellulite”, rinunciando a mostrare il frutto di mesi di lavoro.
ll cosplay è un modo per sentirsi liberi di essere chi si vuole, perciò no grazie, almeno qui il body shaming non lo voglio vedere.

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, e si impegna a contrastare i fenomeni di bullismo, discriminazione e body shaming. Perché tutte/i possano imparare ad apprezzare la propria fisicità ed unicità.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

#walkforcleanplanet Covid19 Edition

Durante la quarantena, per ovvi motivi, il progetto di #walkforcleanplanet (se non conosci il progetto ti invito a leggere gli altri articoli in merito qui https://curvypride.wordpress.com/2019/09/02/walk-for-clean-planet-e-tiny-people-big-problems-storia-di-una-curvy-ecofriendly-e-dei-suoi-progetti-di-sensibilizzazione-ambientale/ e qui https://curvypride.wordpress.com/2019/11/23/walk-for-clean-planet-prime-uscite/) si è dovuto fermare come tutti.

Parlando con i volontari durante questo periodo, era tanta la voglia di poter comunque andare sulle nostre amate spiagge per camminare e pulire ma abbiamo diligentemente aspettato perché (e qui lo dico con una nota di orgoglio) i miei volontari sono tra le persone col senso civico più alto che conosca.
Abbiamo aspettato. Guardato dai nostri balconi. Aspettato.
Si è fatto poi spazio alla speranza: sì, ragazzi, qualcosa sta cambiando! Il Mondo sta tirando finalmente il fiato! E via ad emozionarci nel vedere le immagini dei delfini nei porti, dell’acqua tornata limpida a Venezia (chi mai lo avrebbe detto che mi sarei commossa per una medusa che nuota nel canale), fiori ovunque…insomma, lo spettacolo della Natura che finalmente si riappropriava dei suoi spazi.
Che bello.
Abbiamo creduto che dopo questo momento difficile che ci ha avvicinati tutti, l’umanità si rialzasse con più rispetto per la terra che calpesta. Insomma, Madre Natura ci aveva appena mostrato quanto spettacolare sia senza di noi, quanto noi siamo la causa di degrado e sporcizia.


Ma poi hanno dato l’ok ad uscire. E qui uomo mi hai delusa.
Come diceva la nota canzone “come prima, più di prima” c’è stato il boom dell’usa e getta, e di conseguenza plastica ovunque.
Non vi è giorno che non trovi i marciapiedi pieni di guanti abbandonati a volteggiare nell’aria (finendo poi come sempre in spiaggia) e mascherine mollate dove capita.
Possibile che nulla vi abbia cambiati? Neanche una pandemia globale?
Ma davvero non siete capaci di buttare dei guanti e delle mascherine nei bidoni, anche solo per motivi sanitari?

Vabbè, tranquilli, la prossima volta che andrete in pescheria i guanti non dovrete neanche metterli, li troverete già dentro al pesce.
Tanto, #andràtuttobene (?)

Curvy Pride sostiene i progetti delle proprie socie e aiuta a sviluppare il potenziale di ognuna di loro. Ti piace il progetto di #walkforcleanplanet? Vuoi saperne di più e diventare referente per la tua città? Contattaci e ti daremo maggiori info!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

BODY SHAMING, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

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Guardando questa foto sfido chiunque a trattenere un commento, un giudizio, una critica.
Al giorno d’oggi, più che mai, è difficile astenersi dal giudicare, dal dire la propria opinione sugli altri. Diventiamo sempre di più giudici spietati degli altri ma anche di noi stessi senza soffermarci a pensare.

Ma riguardiamo attentamente questa foto.

Soffermiamoci a guardare non due corpi ma due donne. Entrambe in guerra. Con loro stesse, col mondo circostante, col passato, col futuro.

Ognuno di noi dovrebbe non giudicare, non sentenziare, non criticare ma comprendere, ascoltare, se possibile aiutare.

Siamo tutti diversi ma perfettamente e magnificamente unici. Stiamo combattendo tutti una battaglia e nelle guerre di tutti i giorni non abbiamo bisogno di giudici ma solo di affetto.

Educhiamoci all’amore. E questo che dovremmo fare.

In questo articolo voglio provare a fare un po’ di chiarezza su questo e su un fenomeno dilagante del nostro tempo: il body shaming.
L’espressione inglese body shaming che, ormai da qualche tempo, è usata anche nel linguaggio comune di noi italiani, è composta dal sostantivo body ovvero corpo e dal verbo shaming che letteralmente vuol dire “il far vergognare qualcuno”. Ebbe sì, si tratta proprio di, come parafrasa il vocabolario Treccani, “deridere qualcuno per il suo aspetto fisico e per come appare esteriormente”.

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Per quanto questo possa sembrare un comportamento ai limiti dell’umano, offendere l’altro, giudicarlo, deriderlo, è un’usanza talmente diffusa e praticata oggigiorno da prevederne addirittura la creazione di un’espressione di riferimento, appunto body shaming e di coniare un termine per coloro che praticano ciò verso gli altri: haters, letteralmente “ODIATORI”.
Il perché questo avvenga in maniera sempre più accentuata nasconde significati profondi e latenti, che vanno ben oltre il semplice beffeggiare l’altro in maniera goliardica, come avviene da tempi immemori.


Ormai è noto che i canoni estetici imposti dalla società̀ siano diventati sempre più̀ rigidi e, spesso, quando non  rientriamo tra questi, viviamo una sorta di disagio causato dal confronto tra noi e gli altri. Ai continui conflitti che l’essere umano mette in atto quotidianamente contro se stesso e il proprio aspetto fisico dai quali, il più delle volte, esce sconfitto finendo così per ammalare il corpo, si aggiungono, dunque, anche gli altri a contribuire ad ammalare il corpo.
Ci si ritrova, infatti, se diversi, ad essere etichettati, giudicati, offesi con insulti o frasi che ci fanno sentire sbagliati e provare vergogna per noi stessi. Il body shaming è una pratica che ha il fine di far, appunto, vergognare una persona del proprio corpo, ferendone l’autostima e può essere messo in atto attraverso i social, con commenti e prese in giro ad una foto, ma anche nella vita non virtuale, tra i banchi di scuola o nei luoghi di lavoro. È rivolta sia ad uomini che a donne, ma con maggior influenza su queste ultime. Si può considerare una vera e propria sorta di bullismo.
Esistono molti tipi di body Shaming; tra i più diffusi vi è il  Fat Shaming, che prende in giudizio le persone con qualche chilo di troppo o che hanno vere e proprie malattie, come l’obesità̀.
In questo caso, non si parla solo di insulti come, ad esempio, possono essere “cicciona” o “sembri una balena”; ma anche frasi che apparentemente possono sembrare innocue, del tipo “dovresti mangiare meno”, possono gravare sulla psiche e sull’autostima di una persona che soffre di un disagio.
Opposto al Fat Shaming vi è il Thin Shaming che, al contempo giudica le persone considerate troppo magre, fissate per lo sport, attenti alla dieta che, anche in questo caso, talvolta presentano già veri e propri disturbi alimentari e indi per cui i giudizi altrui contribuiscono ad accentuare il disagio.


E’ considerato body shaming, qualsiasi tipo di commento, frecciatina, constatazione fatta verso l’altro con lo scopo di accentuare e far provare vergogna per un lato esteriore.
Basti pensare a chi ha parti del corpo considerate non consone ai canoni estetici e a quante volte ci è capitato di sentire espressioni come “orecchie a sventola”, “che nasone”, “sembri una rana” volte a giudicare parti del corpo particolarmente pronunciate di un individuo.
Talvolta, quindi, ignari delle sofferenze e dei disagi che attraversa l’altro, pratichiamo body shaming non intenzionalmente, non curanti che frasi apparentemente innocue o beffarde possano ferire l’altro.
Il body shaming, quello mirato e volto a ferire l’altro, è un fenomeno molto diffuso, soprattutto sul web. Coloro che praticano ciò, gli haters, molto spesso soffrono essi stessi di particolari disagi e sfogano la rabbia repressa verso gli altri, senza tenere conto della sofferenza altrui.
Non vi è, purtroppo, un metodo specifico per porre fine a questo meccanismo ma possiamo educare fin da piccoli ad una piena consapevolezza di sé stessi e degli altri, educare al rispetto delle diversità, attuare tecniche per accrescere l’autostima e cercare, cosi, da grandi di non essere trascinati in certi circoli viziosi.
Possiamo imparare quindi a proteggerci da certi commenti e a scindere il giudizio altrui dalla realtà oggettiva consapevoli che tutti possono esserne “vittima” e che, molto spesso, i giudizi e le critiche pervengono da persone poco empatiche e che, talvolta, non si rendono conto realmente di ciò che stanno valutando, definendo o giudicando ma giudicano per il mero ed unico fatto di parlare e mettersi in mostra e prevaricale sull’altro. Questo atteggiamento, come detto molto diffuso sul web, volto a giudicare chi si espone mostrandosi attraverso foto o video, dice molto non di chi subisce il giudizio ma su chi giudica. Dietro gli haters, o qualsivoglia i cosiddetti “leoni da tastiera”, ma anche i bulletti del quartiere, molto spesso si nascondono persone sofferenti, ferite, vittime loro stesse di disagi e bisognose d’aiuto.

Nel mio immaginario ideale, vorrei che tutto ciò non fosse più messo in atto. Vorrei che ognuno fosse libero di vivere il proprio corpo e il proprio essere, di mostrarlo e di accettarlo per quello che è, nella propria unicità.

Ahimè, per quanto mi piaccia sognare, so che la strada verso questo mondo utopistico non giudicante, senza haters, aperto alle diversità e senza stereotipi è ancora lunga e tortuosa ma Associazioni come la nostra Curvy Pride che offrono anche community dove ritrovarsi e sentirsi accolti, movimenti di bodypositive e tutte le piccole rivoluzioni messe in atto negli ultimi anni mi fanno ben sperare in un domani migliore verso un mondo “accogliente” e non più giudicante.

 

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!
mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

SOCIAL LIAR – GENERAZIONE FILTRI

Ok, allora, impostiamo luce bianca sul light ring…fatto, poi smooth skin…fatto, pore lo mettiamo al massimo…fatto, brighten ok, sculpt…un po’ di più….ok ok, slim lo metto a livello massimo, filtro facciamo youth che mi fa gli occhi più grandi…ok PERFETTA.
Quante di voi rileggendo le righe sopra si rivedono? Ebbene non siete le uniche. Dall’avvento dei social network le app di ritocco fotografico sono tra quelle più scaricate in assoluto. E non parliamo di semplice ritocco luci, ma di app in grado di stravolgere interamente la nostra fisionomia, fino a renderci irriconoscibili sia in foto che in video.

Perché tutto questo? I selfie che riscuotono più consensi sono quelli perfetti, dove l’utilizzo dei filtri creati appositamente per piattaforme quali instagram o facebook è massiccio, tanto che ormai l’utente non sa più distinguere la realtà dall’immagine fittizia. La sete di like è dettata dal bisogno di aumentare la propria autostima, che è direttamente proporzionale ai cuori o ai pollici alzati ricevuti.
Se da una parte instagram ha cercato di porre rimedio, togliendo la visualizzazione del numero di like alle foto e indicando nelle stories se l’immagine o video che si sta visualizzando sta utilizzando un filtro, altre due app di tendenza, snapchat e tiktok stanno creando non pochi problemi di autostima, soprattutto nei giovanissimi, preda di una vera e propria disforia di immagine.

L’American Society of Plastic Surgeons, ha condotto un sondaggio con risultati che danno da pensare: oltre il 55% dei giovani pazienti che decidono di affrontare un intervento di chirurgia estetica lo fa per avere il viso il più simile possibile all’immagine creata con i filtri. Dal 2000 ad oggi questi interventi hanno avuto un incremento del 200% tra cui aumento del seno, rinoplastica, liposuzione e sistemazione palpebre. Per non parlare dell’utilizzo di parrucche, lenti a contatto estetiche e protesi in lattice, certo meno invasive di un intervento chirurgico ma pur sempre finzione.

Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno?
Utilizzare le stesse piattaforme ma con un messaggio diverso. Mostrare le foto con e senza filtri, mostrare corpi reali e non impossibili, esaltare la propria diversità.
Molte influencer e star del grande schermo stanno cavalcando l’onda delle foto al naturale, mostrando cellulite, macchie della pelle e rughe.
I nonni dicevano: il mondo è bello perché è vario, e non si sbagliavano.
E allora forza, meno filtri e più diversità!

Silvia Massaferro

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.