LO SMARTPHONE NELLA CULLA

Lo smartphone.
Alzi la mano chi ne ha uno. L’avete alzata tutti vero? Niente di male, se non fosse che tra quelle mani alzate, tante sono manine piccine piccine.

Quante? Considerate che il 98% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni possiede uno smartphone personale a partire dai 10 anni d’età * .
Ma qual è l’età giusta per dare in mano uno strumento tanto utile quanto pericoloso?
La generazione attuale o detta anche generazione Z è nata in un mondo dove è inconcepibile stare senza internet. Bambini abituati a vedere i genitori perdere la brocca quando il wifi in casa non funziona per mezza giornata.
Bambini “abbandonati” con un tablet in mano a guardare i cartoni mentre i familiari cenano al ristorante, perché così “il bambino sta buono”.
Bambini che se gli chiedi “chi è il tuo eroe” ti sparano nomi di youtuber più o meno conosciuti.

Se si chiede alle persone quale sia l’età giusta per dare un cellulare smartphone ad un bambino, la maggior parte dirà attorno ai 15/16 anni, come il buonsenso indicherebbe. Peccato che l’Ansa ci fornisca dati ben diversi: nonostante i buoni propositi genitoriali, all’età di 4-10 anni ne sono già in possesso il 12% dei minori, mentre nella fascia 11-17enni l’86,4% dei ragazzi è effettivamente proprietaria di uno smartphone.
Uno tra tutti però è il dato preoccupante, il 49,6% dei 4-17enni utilizza il proprio cellulare senza il controllo dei genitori.

Ma come avviene questo approccio allo smartphone nei minori?

Fascia età 4 – 6 anni: Questa è l’età in cui solitamente i bambini vengono in contatto con gli smartphone. Il cellulare viene usato come “pulsante di stop” per i pianti e i capricci. Gli schermi provocano sovrastimolazione, con produzione di dopamina e adrenalina nel cervello, ancora in fase di sviluppo. I bambini restano “imbambolati” davanti allo schermo, isolandosi dalla realtà. Per quanto la tentazione di “stoppare” i piagnistei per qualche minuto sia forte, bisogna cercare di evitare questo trucchetto onde evitare il crearsi del circolo vizioso “smatphone=appagamento“, un po’ come la cioccolata che si mangia quando si è giù di morale.

Fascia età 7 – 11 anni: I bambini sono più indipendenti e magari svolgono attività extra scolastiche o cominciano ad andare a casa degli amichetti. Questo spinge erroneamente molti genitori a pensare di acquistare uno smartphone al proprio figlio per “sapere sempre dov’è e come sta”.
Una fascia età però molto delicata dove iniziano i fenomeni di cyberbullismo. I bambini che navigano in internet sono esposti a mille insidie: dagli haters, dalla pedofilia, dai contenuti non idonei, da pericolose chat fino ad arrivare alle tristementi famose “challenge” che hanno portato alla morte alcuni piccoli utenti. Una buona idea sarebbe quella di fornire eventualmente un cellulare privo di navigazione web, così da essere utilizzato esclusivamente “per emergenze”.

Fascia età 14 -16 anni: lo smartphone ormai lo hanno tutti i compagni di classe, diventa quasi una questione di status, che se non lo hai sei out sei oggetto di scherno. Ok allo smartphone solo se l’adolescente è abbastanza maturo da gestirlo, ma attivate tutti i blocchi possibili ad app potenzialmente pericolose e sensibilizzate ad un utilizzo consapevole.

Quale dunque l’età giusta? Come il buon senso indicherebbe, nel periodo adolescenziale e non prima di questo, giusto per non escluderli socialmente in una fase della vita “delicata“, come strumento per la DAD e per dargli possibilità di contattare i genitori in ogni momento.

É opportuno però seguire delle regole generali per un sano utilizzo:


Mi permetto di aggiungere un’ ulteriore regola, che penso valga su tutte:

PARLARE con i propri figli. Un rapporto in cui la comunicazione genitore figlio è ottima permette di percepire subito se vi sono problemi insidiosi di cyberbullismo o adescamento di minori, così da affrontare insieme la cosa, senza abbandonarli a se stessi con uno smartphone in mano.

  • *(dati fonte ospedale Bambin Gesù)


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

REMOTE SHOOTING: PRO E CONTRO (PARTE 2)

Dopo avervi raccontato la mia esperienza con il remote shooting, il servizio fotografico da remoto, vi espongo le mie considerazioni.

Di certo può sembrare una modalità limitante e per certi versi lo è, ma per molti fotografi e modelle è anche la possibilità di continuare a lavorare durante la pandemia, o di scattare con fotografi situati in luoghi lontani da raggiungere e di ampliare così il nostro portfolio.
In Italia non se ne parla ancora molto, ma all’estero è già molto usata.

Se, come me, non disponete di attrezzatura fotografica professionale ( IphoneX o Iphone12, sfondi e luci fotografiche) vi “divertirete” ad inventare soluzioni rocambolesche (Leonardo Da Vinci sarà fiero di voi). Il nastro adesivo diventerà il vostro miglior alleato per posizionare il tablet o lo smartphone nei modi più disparati e potrete sbizzarrirvi nelle angolazioni.

Quali programmi possiamo utilizzare?

FaceTime: durante la videochiamata il fotografo dà alla modella le indicazioni sull’inclinazione dello smartphone (o tablet) e sulla posa da assumere, e scatta la foto durante la videochiamata. L’immagine viene salvata come scatto, e non come semplice screenshot, nel device del fotografo.
La qualità è abbastanza alta, naturalmente la foto risulta un po’ pixellata perché dopotutto stiamo usando una connessione internet. Sarà quindi necessario un lavoro di postproduzione da parte del fotografo per rimuovere i pixel (con Photoshop o simile).
La qualità fotografica è più che adeguata per una foto da pubblicare su Instagram, ma non è qualità di stampa.

Foto scattata con FaceTime ed editata con Photoshop, by Neil Adams @thecurvyzone


Clos:
Un vantaggio di questa app è che può essere utilizzata sia con i devices Apple che con il sistema Android o PC da parte del fotografo.
La modella invece deve avere un device Apple, per ora. La app è in fase di implementazione quindi forse fra qualche mese sarà disponibile anche per Android.
Vista la quantità esorbitante di immagini, il fotografo ha urlato “WOW” quando ha aperto i files. Il risultato e la qualità di Clos, rispetto a FaceTime, erano spettacolari.

Anteprima del fantastico servizio fotografico da remoto “da sposa” di Neil Adams. Queste sono le foto grezze, così come sono risultate dagli scatti con Clos. Le foto vengono poi elaborate dal fotografo con un programma di grafica per togliere eventuali pixel o imperfezioni e per regolare la luminosità.
Foto scattata con Clos ed editata con Photoshop, by Neil Adams @thecurvyzone

Facebook Messenger o Whatsapp ( la qualità fotografica è simile ):
La qualità era nettamente inferiore a quella di Clos e di FaceTime. Vi allego qualche scatto di prova, per mostrarvi la differenza di qualità fotografica delle varie app.
Con lo stesso outfit abbiamo poi sperimentato sia FaceTime che Clos e la qualità era elevatissima.
Zoom: potete usare anche Zoom con la stessa modalità e risultati analoghi.

Foto a sinistra provino di Lory Priori con Whatsapp. @lorypriori
Foto a destra di Hellroy Castle con FaceTime. Le foto sono state scattate lo sresso giorno, nella stessa stanza, con lo stesso outfit ma notate la differenza abissale di qualità in base alla app utilizzata.

Shutter App:
Questa applicazione ha il vantaggio di poter essere utilizzata sia da chi ha Ios (Apple) che da chi ha Android.
La qualità è abbastanza buona, le foto vengono salvate come scatti (e non come screenshot) sul device del fotografo.
Unico neo: non è possibile utilizzare la fotocamera anteriore ma solo quella posteriore, quindi potete fare riferimento solo alla voce del fotografo senza vedere le sue indicazioni mentre scatta (molto utile soprattutto se il fotografo non parla italiano). Dovrete inoltre regolare molte volte la fotocamera per raggiungere la distanza e l’inclinazione giuste, perché appunto non vedrete l’inquadratura nel vostro device, solo il fotografo la vede.

Bozza di foto (non ancora editate) scattate con Shutter App. La qualità non è buona come FaceTime o Clos ma di sicuro migliore di Whatsapp o Facebook messenger. Foto di @the.thiird.eye


Il bello del remote shooting è anche il fatto di scattare a casa propria, in completa sicurezza, senza temere di trovarsi in situazioni imbarazzanti con un fotografo che non si conosce bene
La modella ha il pieno controllo di outfit, pose, tempistiche, si può quindi sperimentare anche con degli stili nuovi in completa tranquillità.
Per essere ancora più tranquille, vi consiglio di utilizzare Clos e di creare una “stanza” (room), da questa stanza inviate il link al fotografo. In questo modo tutti gli scatti verranno salvati esclusivamente sul vostro device.
Controllate di avere abbastanza memoria a disposizione prima di iniziare lo shooting, per non rischiare di perdere tutto il lavoro, e fate subito un backup su Drive.
Il fotografo avrà in questo modo solo le foto che voi gli invierete, senza paura che possa condividere scatti imbarazzanti che non avete approvato.
A tal proposito vi invito sempre a scaricare e compilare la LIBERATORIA FOTOGRAFICA che andrà da voi compilata e controfirmata dal fotografo. Trovate il file PDF sul web e potete eventualmente aggiungerci delle clausole.

Riassumendo, ecco i pro e contro della fotografia da remoto, secondo me:

CONTRO:
-La qualità è nettamente inferiore rispetto alla macchina fotografica, e a meno che voi non abbiate delle luci professionali a casa, ne risente anche la luminosità.
-La connessione internet deve essere stabile per ottenere una buona qualità.
-TUTTA la preparazione è a carico della modella, che non solo dovrà curare il proprio look e make-up, ma dovrà organizzare la location prima dello shooting vero e proprio con sfondo, accessori, luci ecc. La modella inoltre dovrà spesso cambiare angolazione della ripresa, secondo le indicazioni del fotografo, vi consiglio di avere un buon supporto smartphone/tablet stabile e regolabile a 360°.
É consigliabile fare una o più prove luce e connessione con il fotografo GIORNI PRIMA dello shooting vero e proprio, accordatevi inoltre sugli outfit in modo da avere già il cambio abito a portata di mano tra una serie di scatti e quella successiva. Meglio programmate, più fluido sarà lo shooting.
-Sconsigliate le app Whatsapp e Facebook Messenger in quanto hanno una bassa qualità.

PRO:
-La possibilità di fare un servizio fotografico anche durante questo periodo di restrizioni, e di scattare con fotografi che si trovano distanti da noi, anche in previsione di un futuro shooting dal vivo.
-Ideale per lavorare con un fotografo nuovo prima di investire tempo e denaro in una trasferta, o come provino.
-La modella ha il completo controllo di foto e pose durante lo shooting, in caso di comportamento inappropriato del fotografo o presunto tale, basterà spegnere il device (e bloccare il maleducato!)
-Essendo a casa vostra sapete quali sono gli angoli della casa migliori, ancora meglio se in prossimità di una finestra con luce naturale, avete a disposizone tutto il vostro armadio!
-Se volete sentirvi ancora più tutelate durante lo shooting, scaricate la app Clos, disponibile per Ios (Apple). Tale app permette alla modella di creare una “stanza” virtuale ed inviare il link d’invito al fotografo. Gli scatti vengono salvati unicamente sul device della modella (ricordatevi di controllare di avere abbastanza spazio di memoria), che li invierà al fotografo una volta visionati. In questo modo non rischiate che girino vostri scatti imbarazzanti!
-Consiglio le app FaceTime o Clos (per Ios – Apple)
-Usate una ring light per illuminare il viso o per creare effetti luce.

Verdetto:
Sconsiglio lo shooting da remoto se volete un risultato fotografico professionale. La qualità di una vera attrezzatura fotografica è incomparabile.
Consigliato invece per chi vuole provare una nuova tecnica, vuole mettersi in gioco o vuole lavorare con un nuovo fotografo, anche da un altro Paese.
Ricordo ancora una volta di prendere accordi chiari, meglio se per iscritto, con il fotografo, e di compilare e firmare la liberatoria fotografica che potete scaricare dal web.

Ora che sapete tutto, o quasi, sul remote shooting, l’unico limite è la vostra creatività!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
Butta la bilancia e fa tesoro di tutte le informazioni, le ricette ed i trucchi wellness appresi.
L’importante è stare bene, BEAUTY AND HEALTH HAVE NO SIZE-
Bellezza e salute non hanno taglia


REMOTE SHOOTING: UNA NUOVA FRONTIERA (PARTE 1)

Oggi vi racconto la mia esperienza con il remote shooting, ovvero il servizio fotografico da remoto attraverso una webcam, un tablet, uno smartphone che ci connette con il fotografo o fotoamatore che sta dall’altra parte.

Di certo può sembrare una modalità limitante e per certi versi lo è, ma per molti fotografi e modelle è anche la possibilità di continuare a lavorare durante la pandemia, o di scattare con fotografi situati in luoghi lontani da raggiungere e di ampliare così il nostro portfolio.
In Italia non se ne parla ancora molto, ma all’estero è già molto usata.

Vi racconto la mia esperienza in prima persona.
Durante la quarantena seguivo la pagina Instagram The Curvy Zone, pagina americana dedicata alla fotografia di curvy e non solo.
Questa pagina mi ha colpito subito perché a differenza di altre non raffigurava solo le curvy in pose sensuali e provocanti bensì in abiti quotidiani e da lavoro. Ogni foto era accompagnata dall’intervista alla modella e le venivano alternate da frasi positive e motivazionali.
Sono entrata in contatto con il gestore della pagina, Neil Adams, che ho scoperto essere anche fotografo e autore di tutte le foto pubblicate, e ci siamo scambiati opinioni e punti di vista sulle differenze tra essere curvy in Italia e negli USA.

La differenza è abissale: negli USA le donne curvy sono amate ed apprezzate non solo per la loro carica sensuale ed erotica ma anche, e soprattutto, per il loro empowerment e per la loro consapevolezza. In Italia nella maggior parte dei casi le curvy sono viste in due modi: o come donne “poco sane e pigre perché il sovrappeso fa male alla salute” (ma noi di Curvy Pride sappiamo bene che non è così e stiamo cercando, insieme a voi, di combattere questo pregiudizio) o come “sogno proibito” dei maschietti italiani.

Come fotomodella curvy mi arrivano molte richieste di collaborazione, la maggior parte, purtroppo, ha secondi fini o chiede di fare scatti troppo audaci finalizzati non tanto alla fotografia artistica, quanto al sollazzo degli amanti delle curvy.
Fortunatamente ho potuto collaborare con diversi fotografi e fotoamatori che si sono comportati in modo serio e professionale.
Se siete aspiranti modelle curvy, non abbiate paura di chiedere informazioni sul tipo di servizio fotografico e non cedete alle pressioni se non vi sentite a vostro agio con la richiesta: un fotografo professionale è sempre rispettoso della modella.

La prima foto del servizio fotografico da remoto con Neil Adams, qui si nota l’illuminazione artificiale e lo sfondo casereccio creato a partire da un lenzuolo bianco!
@thecurvyzone

Tornando al discorso del remote shooting, sono sempre stata molto diffidente in quanto pensavo di poter incappare in malintenzionati, ho rifiutato diverse proposte da fotografi che si sono proposti in modo ambiguo.
Neil, al contrario, mi ha fatta subito sentire a mio agio e mi ha fatto sperimentare la famosa professionalità ed organizzazione statunitense. Io, in questo caso, rappresentavo l’intraprendenza italiana di una persona che, priva di attrezzatura fotografica professionale, doveva inventarsi soluzioni rocambolesche (Leonardo Da Vinci sarebbe fiero di me). Il nastro adesivo è diventato il mio miglior alleato per posizionare il tablet nei modi più disparati.


Per questo primo servizio abbiamo utilizzato il programma FaceTime: durante la videochiamata il fotografo dà alla modella le indicazioni sull’inclinazione dello smartphone (o tablet) e sulla posa da assumere, e scatta la foto durante la videochiamata. L’immagine viene salvata come scatto, e non come semplice screenshot, nel device del fotografo.
La qualità è abbastanza alta, naturalmente la foto risulta un po’ pixellata perchè dopotutto stiamo usando una connessione internet. Sarà quindi necessario un lavoro di postproduzione da parte del fotografo per rimuovere i pixel (con Photoshop o simile).
La qualità fotografica è più che adeguata per una foto da pubblicare su Instagram, ma non è qualità di stampa.

Una delle mie foto preferite del primo remote shooting di Neil Adams, abbiamo sfruttato il più possibile la luce naturale della finestra. @thecurvyzone

Durante l’estate ho potuto nuovamente lavorare con fotografi dal vivo, ma non appena le restrizioni per il Covid sono tornate a farsi sentire ho preso nuovamente in considerazione il remote shooting. Nel frattempo Neil mi aveva chiesto se sarebbe stato possibile fare delle foto in abito da sposa, in quanto il settore “matrimonio” era un suo target.
Neil mi ha inoltre proposto di utilizzare il programma Clos, in quanto le foto sarebbero state di qualità migliore rispetto a quelle scattate con FaceTime la volta precedente.
Il matrimonio è uno dei giorni più importanti per una donna, quindi anche se non mi sarei sposata sul serio volevo fare le cose in grande e con tutti i crismi. Ho potuto contare sulla collaborazione di diversi professionisti, entusiasti di prender parte al nostro progetto oltre oceano: Sposa Curvy mi ha prestato un abito da sposa (mi sono letteralmente commossa quando ho aperto la scatola), il mio parrucchiere mi ha acconciata da sposa nonostante il capello corto, una Mua è venuta a casa mia dotata di tutti di dispositivi di sicurezza necessari, ed una serra della mia zona mi ha confezionato un piccolo boquet a tema con l’abito.
Da parte mia l’organizzazione per coordinare tutto è andata avanti per circa due settimane, il fotografo ed io abbiamo anche fatto alcune prove luce ed abbiamo testato Clos.
Un vantaggio di questa app è che può essere utilizzata sia con i devices Apple che con il sistema Android.
Puntuali, il 3 Dicembre alle 14.30 ora italiana (8.30 negli USA) abbiamo iniziato a scattare. Sono risultate la bellezza di 890 foto! Vista la quantità esorbitante di immagini, le foto finite non sono ancora pronte ma vi mando un’anteprima. Il fotografo ha urlato “WOW” quando ha aperto i files. Il risultato e la qualità di Clos, rispetto a FaceTime, erano spettacolari.

Anteprima del fantastico servizio fotografico da remoto “da sposa” di Neil Adams. Queste sono le foto grezze, così come sono risultate dagli scatti con Clos. Le foto vengono poi elaborate dal fotografo con un programma di grafica per togliere eventuali pixel o imperfezioni e per regolare la luminosità.
Ci tengo a ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questo progetto:
La MUA Rosita Ros, che vedete all’opera in foto, in perfetta osservanza delle normative Covid @rosita_make_up
Sposa Curvy per l’abito da sogno @sposacurvy
Il team parrucchieri TagliatiXilSuccesso di Marco Amistani @amistanimarco
Florgarden Bet per il boquet – Florgarden Bet su Facebook.

Arrivati questo punto, il povero Neil era giustamente stufo di fotografare sempre la stessa modella, per quanto simpatica! 😉
Ho ringraziato il bravissimo Neil, e in attesa degli scatti finiti ho iniziato altre collaborazioni via remoto con Emanuele ( in arte Hellroy Castle ) ed altri fotografi italiani ed esteri.

Ultimiamo questo articolo con alcuni scatti stile fetish di Hellroy Castle!
Non avrei mai pensato di scattare in stile fetish, invece ho scoperto che è un mondo dalle molte sfumature, non per forza estreme o volgari.
Il bello del remote shooting è anche il fatto di scattare a casa propria, in completa sicurezza, senza temere di trovarsi in situazioni imbarazzanti con un fotografo che non si conosce bene.
La modella ha il pieno controllo di outfit, pose, tempistiche, si può quindi sperimentare anche con degli stili nuovi in completa tranquillità.
Per essere ancora più tranquille, vi consigio di utilizzare Clos e di creare una “stanza” (room), da questa stanza inviate il link al fotografo. In questo modo tutti gli scatti verranno salvati esclusivamente sul vostro device.
Controllate di avere abbastanza memoria a disposizione prima di iniziare lo shooting, per non rischiare di perdere tutto il lavoro, e fate subito un backup su Drive.
Il fotografo avrà in questo modo solo le foto che voi gli invierete, senza paura che possa condividere scatti imbarazzanti che non avete approvato.
A tal proposito vi invito sempre a scaricare e compilare la LIBERATORIA FOTOGRAFICA che andrà da voi compilata e controfirmata dal fotografo. Trovate il file PDF sul web e potete eventualmente aggiungerci delle clausole.

Foto da remoto di Hellroy Castle @hellroy_castle
Foto scattate con FaceTime.
Mi sono divertita un sacco durante questo shooting, ho fatto una serie di foto con cibo: fragole, marshmallows, liquirizie… Cosa c’è di meglio per una Curvy Model? Forse solo la pizza.
Se amate la musica anni ’90 forse riconoscerete un tributo all’album Enema of the State dei Blink 182.


Ora che vi siete fatti un’idea di come funziona uno shooting da remoto, aspettate il mio prossimo articolo dove vi svelerò alcuni trucchi e condividerò il mio pensiero in merito a questa modalità fotografica.
A presto!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
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A.A.A. CERCASI INSEGNANTI MOTIVATI E MOTIVANTI!

Ami la scrittura e hai le competenze per insegnarla? Condividi i nostri valori di inclusione e lotta a ogni forma di bullismo e stereotipo? Allora sei proprio tu la persona che stiamo cercando! Noi dell’Associazione Curvy Pride- APS puntiamo sulla scrittura espressiva, uno strumento che permette di conoscerci e creare ponti tra noi e gli altri. 

Cerchiamo insegnanti motivati e motivanti, che siano desiderosi di donare anche solo un’ora a settimana del loro tempo per la revisione dei testi del blog.

Se vuoi sapere di più sull’Associazione visita il sito www.curvypride.it e se vuoi essere dei nostri scrivi a curvypride@gmail.com.

Condividiamo esperienze di vita affinché la storia di uno diventi la storia di tanti, un modo per lavorare su se stessi, aiutare ed essere aiutati.

UN CALENDARIO DELL’AVVENTO MOLTO SPECIALE!

Il 2020 è stato un anno particolare che ci ha messi davvero alla prova.
Ci ha tenuto lontano per qualche tempo dai nostri cari, ci ha privato delle uscite con le amiche e di tutte quelle attività che fino ad ora ci sembravano irrilevanti, ma che si sono rivelate fondamentali.
Ci ha regalato, però, tanto tempo libero, tempo per goderci le nostre case e fare tutte quelle cose di cui ci priviamo durante in tran tran della vita quotidiana: cucinare, leggere, scrivere, creare.
A proposito di questo, vi propongo un’idea!

Un calendario facile da realizzare: spago, qualche bustina, mollette colorate e fantasia!

Il Natale è alle porte e, anche se quest’anno lo vivremo in maniera diversa, proviamo a renderlo comunque magico e speciale, per noi e per chi amiamo!

Qualche giorno fa, parlando al telefono con la mia amica Fabiana, ho deciso di condividere con voi una bellissima tradizione che ogni anno rinnovo, ma che, anche a fronte dei nostri confronti e spunti di riflessione sul body positive e sull’ amare noi stesse, ho pensato per quest’anno con una rivisitazione particolare.
Da tradizione, ogni anno, compro o realizzo in casa un calendario dell’Avvento con dolcetti vari.

Quest’anno ho deciso di realizzarne uno un po’ SPECIALE.
Nelle 25 caselline, scatoline o sacchettini, che ci accompagnano per tutto il mese di dicembre e ci separano dal Natale (nel mio caso sacchettini) ho inserito, oltre a qualche dolcetto sparso qua e là (che ci sta sempre bene!), dei bigliettini con su scritto dei buoni propositi o delle cose da fare.
Ad esempio fare una torta, prendere un caffè in videochiamata con le amiche, farsi una maschera di bellezza o un bagno caldo con della buona musica, ecc.
Tutte queste idee saranno piccoli doni da fare a noi stesse o ai nostri cari che vivono con noi.

Ho realizzato i sacchettini, li ho chiusi e poi numerati a caso, così ogni giorno sarà una sorpresa!
Ovviamente il calendario e i piccoli doni sono personalizzabili e potrete sbizzarrirvi come più vi piace, da soli o in compagnia!
Ecco un esempio di alcuni dei miei propositi:

Alcuni dei bigliettini che ho realizzato per il mio speciale calendario dell’Avvento.

Che ne dite, vi è piaciuta quest’idea?
Create anche voi il vostro calendario dell’avvento, potete anche farlo con i vostri bambini, il divertimento sarà assicurato!
Postate la vostra foto col calendario nella community e taggatemi! Sarà bellissimo vedervi con i vostri lavori e potremo scambiarci idee e trucchetti che avete usato per renderlo unico!


Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è santa-pentangelo-socia-e-blogger.png
“Trentenne, eterna sognatrice, innamorata dell’amore e della vita che merita di essere vissuta al meglio. Ci metto sempre il cuore e trovo il lato positivo in tutto ciò che accade! Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o su Instagram come santa.pentangelo.curvyblogger”

DOLCETTO O SCHERZETTO?

Nel 2020 il virus ci ha giocato un bello scherzetto, e per questo i nostri bimbi non potranno andare a bussare di porta in porta chiedendo dolcetti (ammetto che gran parte del bottino poi lo avrei mangiato io!)
Possiamo però rendere questa ricorrenza divertente, e soprattutto gustosa, anche a casa nostra! Come fare?

Partiamo dall’ inizio, cosa significa Halloween? Non si tratta di una “festa satanica” come alcune persone credono, ma semplicemente dall’abbreviazione di “All Hallow’s Eve” che tradotto sta per “Notte degli spiriti sacri”: la vigilia di Ognissanti.
L’origine di “dolcetto o scherzetto” (trick or treat) deriva dall’usanza medievale di elemosinare di porta in porta la vigilia di Ognissanti.

Al giorno d’oggi i bambini si vestono in maschera e di porta in porta chiedono dolciumi, in caso contrario faranno uno scherzetto.
Ha origine da un’antica festività pagana e deriva dalle tradizioni celtiche e precristiane. Halloween ha inoltre radici nelle tradizioni della Roma antica, la ricorrenza è legata alla dea dei frutti e dei semi Pomona, e alle feste dedicate ai defunti, i Parentalia.
Si può dire che sia un’usanza partita da Roma, che ha fatto il giro del mondo nel corso dei secoli, per poi tornare in Italia!

Personalmente ho sempre amato questa ricorrenza, la festeggiavo già in tempi non sospetti organizzando feste a tema, la prima addirittura nel 1995! Ricordo che molti genitori non autorizzavano i propri figli a partecipare temendo che facessimo qualcosa di pericoloso legato a rituali esoterici, in realtà era un modo per trovarsi in compagnia, vestirsi in maschera e preparare e mangiare molti manicaretti “a tema”. Un giorno ho persino “preso in prestito” l’orologio a pendolo preferito di mio nonno per aggiungerlo alla scenografia, insieme a ragnatele finte, pipistrelli di cartone, e vasi di vetro riempiti di acqua colorata con etichette di pozioni fantasiose. Una delle feste più riuscite è stata nel 2004, nella foto mi vedete vestita da strega con il mio ragazzo vampiro.
True Fact: non guardo i film horror perché mi impressionano.

Festa del 2004
La festa del 2004, io e il mio ragazzo vampiro!

Voi non avrete bisogno di rubare il pendolo del nonno per festeggiare Halloween a casa! Bastano dei semplicissimi accorgimenti per entrare nel mood. Di seguito vi elenco alcuni semplici consigli, trovate comunque moltissimi spunti sul web.
MOOD:
– Decorate la casa con ragnatele finte, pipistrelli di cartoncino sulle finestre, i colori tipici sono il nero e l’arancione, date spazio alla fantasia! Se avete bambini ( vostri o “acquisiti”, prima di diventare mamma prendevo in prestito le cuginette o i bambini delle vicine ) fatevi aiutare da loro, vi stupiranno con le loro idee geniali!
– Per un effetto decadente, tagliate dei vegetali, metteteli in barattoli di vetro e riempite con acqua colorata, etichettate. Ecco che un finocchio con acqua rossa diventa un “musculus cordis” un cavolo rosso tagliato a metà un “pulmo porci”, uova sode o rape rosse sembrano bulbi oculari galleggianti…e così via…
– Se non amate le decorazioni a tema horror, optate per decorazioni a tema autunnale, zucche, pannocchie, castagne, non dimenticate le collane di aglio o cipolle intrecciate “per tener lontano i vampiri”
– In entrambi i casi la zucca è d’obbligo. Potete scavarla e ritagliarla a forma di faccia (la classica zucca di Halloween) o semplicemente con dei fori geometrici e creare dei lumini.
– Cambiate le lampadine con lampadine colorate rosse o arancioni
– Create dei segnaposto a forma di fantasmino, o dei menù a forma di bara che si apre.
Date dei nomi fantasiosi e a tema alle pietanze, non state servendo un piatto di spaghetti al pomodoro bensì un “Piatto di vermi saprofagi al sangue!”
– In caso di buffet, corredate i piatti con dei cartellini e nomi fantasiosi, il tutto scritto con un font possibilmente gotico o antico. Il diavolo sta nei dettagli 😉
– Nulla vi vieta di fare una festa in famiglia seguendo un tema specifico (Harry Potter, la Famiglia Addams, Hansel e Gretel…)
– Se amate il cinema via libera alla visione di film horror attuali o “classici” o di cartoni animati adatti all’età di tutti i presenti

FOOD
– Utilizzate la polpa delle zucche che avete svuotato per le vostre ricette dolci e salate!
– Decorate gli stuzzichini facendoli sembrare degli insetti
– Se servite risotto o pasta corta , mettete due mozzarelline ciliegine con due olive nere, sembrerà che due occhi stiano fissando il commensale
– Usate dei tagliapasta a forma di pipistrello, gatto, fantasma, zucca… per i vostri biscotti
– Allo stesso modo potete utilizzare degli stampi in silicone a tema per fare i cioccolatini
– Preparate dei muffin, metteteli a testa in giù ( con la parte larga verso il basso ) e ricopriteli con glassa bianca o con pasta di zucchero bianca, due pezzetti di cioccolato o chiodi di garofano, et voila ecco i fantasmini!
– Mele cotte al forno, cospargetele con marmellata di frutti rossi e create un vermetto verde con marzapane o pasta di zucchero, Ecco a voi una fantastica mela marcia
– Se avete bambini, preparate le mele caramellate con caramello rosso, stile strega di Biancaneve
– Create un “dolcetto o scherzetto” in casa, o nascondete i dolcetti creando una caccia al tesoro per i vostri bambini

Ecco due ricette che sono solita preparare per Halloween!
La prima è la classica ricetta americana dei Chocolate Chip Cookies, la seconda è una ricetta alternativa (ma ugualmente buona) per i Brownies: si tratta di una ricetta senza glutine o lattosio, vegetariana e vegana, adatta quindi anche a persone che possono avere delle intolleranze.

Chocolate chips cookies

CHOCOLATE CHIP COOKIES
Un classico che non può mancare ad Halloween!

Ingredienti
– 200 g farina Manitoba
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
– sale
– 100g di burro a temperatura ambiente
– 200g zucchero
– 1 cucchiaio di melassa o di miele scuro forte (es. castagno)
– 1 uovo
– 200 g gocce di cioccolato ( personalmente preferisco tagliare una tavoletta di cioccolato fondente grossolanamente )
– 130 g di noci o nocciole tritate

PREPARAZIONE
Preriscaldare il forno a 150°
In una ciotola mescolate farina, bicarbonato e una presa di sale, mettete da parte.
In un’altra ciotola lavorate il burro, lo zucchero e la melassa per circa 2 minuti, fino a ottenere una crema soffice e spumosa. Aggiungete l’uovo. Versate il composto con la farina dentro alla crema e uova e incorporare con un cucchiaio, amalgamare bene ma evitate di lavorare l’impasto troppo a lungo. Versate il cioccolato e le noci/nocciole tritate.
Formate delle palline di circa 4 cm di diametro e mettetele su una placca rivestita di carta da forno ad almeno 8 cm di distanza l’una dall’altra.
Infornate per circa 18/20 minuti e se necessario procedete con più infornate. Lasciate intiepidire i biscotti per qualche minuto prima di trasferirli a raffreddare.
Assaggiare. Ripetutamente!

I deliziosi Brownies

BLACK BEAN BROWNIES – gluten free – lactose free – vegan
I Brownies sono un altro dolcetto facile e veloce da preparare. In questa versione sono adatti anche alle persone intolleranti al glutine, ai vegani e vegetariani.
Questi brownies presentano un ingrediente che può apparire insolito: i fagioli neri! Vi assicuro invece che rendono l’impasto morbidissimo, per un risultato strepitoso.
Sono stata indecisa fino all’ultimo perchè c’è un’altra buonissima ricetta con la patata dolce al posto dei fagioli, ma ho pensato che i fagioli fossero più facili da reperire e che così vi evitavo di prendere le patate, bollirle, sbucciarle e ridurle in purea.
* In caso vogliate la ricetta con la patata dolce, scrivetemi!*

INGREDIENTI
– 250 g di fagioli neri sgocciolati (in alternativa usate i cannellini)
– 2 cucchiai di cacao amaro in polvere
– 40g di fiocchi d’avena (meglio quelli piccoli, sulle confezioni trovate scritto “quick oats”)
– un pizzico di sale
– 75 g di sciroppo d’acero ( in alternativa sciroppo d’agave o miele )
– 2 cucchiai di zucchero di canna ( se non volete usare zucchero, aumentate lo sciroppo a 110g invece di 75 g )
– 40 g di olio di cocco o altro olio vegetale ( es. di semi, di arachidi… )
– 2 cucchiai di polvere di vaniglia – se non la trovate, una bustina di vanillina
– 1/2 cucchiaio di lievito
– 80/100 g di gocce di cioccolato o cioccolata in pezzi ( a vostro piacimento se ne volete di più o di meno )
– Tenete da parte alcuni pezzetti di cioccolata da spargere sulla superficie dei biscotti

PREPARAZIONE
Preriscaldare il forno a 175°C
Mescolare tutti gli ingredienti, TRANNE i pezzetti di cioccolata, in un robot da cucina con le lame o frullatore potente. L’impasto deve essere omogeneo e cremoso, fermare il robot e controllare di tanto in tanto.
Aggiungere i pezzetti di cioccolata ( tranne alcuni che metteremo sulla superficie ), mescolare con un cucchiaio.
Versare in una teglia quadrata di 20 x 20 cm ( altezza 5 cm ). La teglia deve essere antiaderente, oppure oliatela. Guarnire con i restanti pezzetti di cioccolata.
Infornare per 15/18 minuti e LASCIAR RAFFREDDARE prima di estrarli dalla teglia e tagliarli (altrimenti si rompono). La quantità basta per tagliare 9/12 brownies.
Se l’impasto vi sembra poco cotto, metterli in frigo durante la notte e magicamente avranno la consistenza giusta!
* Un trucco: prima servite i brownies, e solo dopo svelate l’ingrediente segreto, nessuno immaginerà che li avete preparati con i fagioli!
* Se lo desiderate potete aggiungere qualche goccia di olio essenziale o aroma all’impasto, paticolarmente indicati menta piperita, arancia, cannella…

Buon appetito e buon Halloween!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia, staff e blogger Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
Butta la bilancia, ma fa tesoro di tutte le informazioni, le ricette ed i trucchi wellness appresi.
L’importante è stare bene, BEAUTY AND HEALTH HAVE NO SIZE-
Bellezza e salute non hanno taglia





COSPLAY E BODY SHAMING

Cosplay.
Per chi non lo sapesse il cosplay è l’arte di impersonificare ed interpretare un personaggio reale o di fantasia, proveniente dal cinema, animazione, fumetti ecc, riproducendone gli abiti, il trucco e le movenze.
Una community di appassionati e spesso definiti “nerd” che oltre a sfoggiare i propri costumi alle fiere di settore e ad immortalarli in servizi fotografici dedicati, spesso partecipa a vere e proprie gare dove vengono giudicate le abilità sartoriali, di crafting, l’interpretazione ed il make up.
Io stessa faccio parte di questi artisti, ed ho gareggiato per tanti anni portando a casa trofei e soddisfazioni personali.

Negli ultimi periodi però, anche questo settore è stato colpito dalla grassofobia, comportando flame quasi giornalieri sui social network, in particolare facebook.
Non so se sia dovuto ad un cambio generazionale di cosplayer, fatto sta che sempre più spesso ragazzine molto giovani vengono messe alla pubblica gogna, dove senza alcuna pietà le loro forme vengono mortificate, umiliate, sbeffeggiate.
Come se fosse umanamente possibile avere certi canoni anatomici sfoggiati da alcune delle protagoniste di fumetti e manga. E’ un po’ come tornare al discorso (finalmente superato) della fisicità della Barbie. Spesso le donne nei fumetti (soprattutto manga giapponesi) hanno vite sottilissime, seni enormi, gambe poco più larghe delle braccia. Insomma, non una fisicità compatibile con la maggior parte delle teenager. Che fare quindi?
La soluzione offerta dai leoni da tastiera è semplice: copriti e fai un altro personaggio, o meglio non uscire proprio di casa finché non sarai magra. Ma perché bisogna sempre distruggere i sogni degli altri? Quale perverso piacere porta?
Il Cosplay per come l’ho vissuto io, è sempre stato un’isola felice, in cui potevi essere chi volevi, indipendentemente dalla tua fisicità, dal tuo sesso, dalla tua età e dal colore della tua pelle. Ti piace Sailor Moon? Bene! Vestiti da Sailor Moon e divertiti! Questo è il Cosplay nella maggior parte del globo.
Ma chissà perché, qui in Italia ha preso questa piega spiacevole. Troppe volte ho visto ragazzine piangere e rinunciare di salire sul palco poco prima di una gara, solo perché qualcuno aveva bisbigliato “guarda, ha la cellulite”, rinunciando a mostrare il frutto di mesi di lavoro.
ll cosplay è un modo per sentirsi liberi di essere chi si vuole, perciò no grazie, almeno qui il body shaming non lo voglio vedere.

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, e si impegna a contrastare i fenomeni di bullismo, discriminazione e body shaming. Perché tutte/i possano imparare ad apprezzare la propria fisicità ed unicità.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

#walkforcleanplanet Covid19 Edition

Durante la quarantena, per ovvi motivi, il progetto di #walkforcleanplanet (se non conosci il progetto ti invito a leggere gli altri articoli in merito qui https://curvypride.wordpress.com/2019/09/02/walk-for-clean-planet-e-tiny-people-big-problems-storia-di-una-curvy-ecofriendly-e-dei-suoi-progetti-di-sensibilizzazione-ambientale/ e qui https://curvypride.wordpress.com/2019/11/23/walk-for-clean-planet-prime-uscite/) si è dovuto fermare come tutti.

Parlando con i volontari durante questo periodo, era tanta la voglia di poter comunque andare sulle nostre amate spiagge per camminare e pulire ma abbiamo diligentemente aspettato perché (e qui lo dico con una nota di orgoglio) i miei volontari sono tra le persone col senso civico più alto che conosca.
Abbiamo aspettato. Guardato dai nostri balconi. Aspettato.
Si è fatto poi spazio alla speranza: sì, ragazzi, qualcosa sta cambiando! Il Mondo sta tirando finalmente il fiato! E via ad emozionarci nel vedere le immagini dei delfini nei porti, dell’acqua tornata limpida a Venezia (chi mai lo avrebbe detto che mi sarei commossa per una medusa che nuota nel canale), fiori ovunque…insomma, lo spettacolo della Natura che finalmente si riappropriava dei suoi spazi.
Che bello.
Abbiamo creduto che dopo questo momento difficile che ci ha avvicinati tutti, l’umanità si rialzasse con più rispetto per la terra che calpesta. Insomma, Madre Natura ci aveva appena mostrato quanto spettacolare sia senza di noi, quanto noi siamo la causa di degrado e sporcizia.


Ma poi hanno dato l’ok ad uscire. E qui uomo mi hai delusa.
Come diceva la nota canzone “come prima, più di prima” c’è stato il boom dell’usa e getta, e di conseguenza plastica ovunque.
Non vi è giorno che non trovi i marciapiedi pieni di guanti abbandonati a volteggiare nell’aria (finendo poi come sempre in spiaggia) e mascherine mollate dove capita.
Possibile che nulla vi abbia cambiati? Neanche una pandemia globale?
Ma davvero non siete capaci di buttare dei guanti e delle mascherine nei bidoni, anche solo per motivi sanitari?

Vabbè, tranquilli, la prossima volta che andrete in pescheria i guanti non dovrete neanche metterli, li troverete già dentro al pesce.
Tanto, #andràtuttobene (?)

Curvy Pride sostiene i progetti delle proprie socie e aiuta a sviluppare il potenziale di ognuna di loro. Ti piace il progetto di #walkforcleanplanet? Vuoi saperne di più e diventare referente per la tua città? Contattaci e ti daremo maggiori info!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

BODY SHAMING, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

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Guardando questa foto sfido chiunque a trattenere un commento, un giudizio, una critica.
Al giorno d’oggi, più che mai, è difficile astenersi dal giudicare, dal dire la propria opinione sugli altri. Diventiamo sempre di più giudici spietati degli altri ma anche di noi stessi senza soffermarci a pensare.

Ma riguardiamo attentamente questa foto.

Soffermiamoci a guardare non due corpi ma due donne. Entrambe in guerra. Con loro stesse, col mondo circostante, col passato, col futuro.

Ognuno di noi dovrebbe non giudicare, non sentenziare, non criticare ma comprendere, ascoltare, se possibile aiutare.

Siamo tutti diversi ma perfettamente e magnificamente unici. Stiamo combattendo tutti una battaglia e nelle guerre di tutti i giorni non abbiamo bisogno di giudici ma solo di affetto.

Educhiamoci all’amore. E questo che dovremmo fare.

In questo articolo voglio provare a fare un po’ di chiarezza su questo e su un fenomeno dilagante del nostro tempo: il body shaming.
L’espressione inglese body shaming che, ormai da qualche tempo, è usata anche nel linguaggio comune di noi italiani, è composta dal sostantivo body ovvero corpo e dal verbo shaming che letteralmente vuol dire “il far vergognare qualcuno”. Ebbe sì, si tratta proprio di, come parafrasa il vocabolario Treccani, “deridere qualcuno per il suo aspetto fisico e per come appare esteriormente”.

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Per quanto questo possa sembrare un comportamento ai limiti dell’umano, offendere l’altro, giudicarlo, deriderlo, è un’usanza talmente diffusa e praticata oggigiorno da prevederne addirittura la creazione di un’espressione di riferimento, appunto body shaming e di coniare un termine per coloro che praticano ciò verso gli altri: haters, letteralmente “ODIATORI”.
Il perché questo avvenga in maniera sempre più accentuata nasconde significati profondi e latenti, che vanno ben oltre il semplice beffeggiare l’altro in maniera goliardica, come avviene da tempi immemori.


Ormai è noto che i canoni estetici imposti dalla società̀ siano diventati sempre più̀ rigidi e, spesso, quando non  rientriamo tra questi, viviamo una sorta di disagio causato dal confronto tra noi e gli altri. Ai continui conflitti che l’essere umano mette in atto quotidianamente contro se stesso e il proprio aspetto fisico dai quali, il più delle volte, esce sconfitto finendo così per ammalare il corpo, si aggiungono, dunque, anche gli altri a contribuire ad ammalare il corpo.
Ci si ritrova, infatti, se diversi, ad essere etichettati, giudicati, offesi con insulti o frasi che ci fanno sentire sbagliati e provare vergogna per noi stessi. Il body shaming è una pratica che ha il fine di far, appunto, vergognare una persona del proprio corpo, ferendone l’autostima e può essere messo in atto attraverso i social, con commenti e prese in giro ad una foto, ma anche nella vita non virtuale, tra i banchi di scuola o nei luoghi di lavoro. È rivolta sia ad uomini che a donne, ma con maggior influenza su queste ultime. Si può considerare una vera e propria sorta di bullismo.
Esistono molti tipi di body Shaming; tra i più diffusi vi è il  Fat Shaming, che prende in giudizio le persone con qualche chilo di troppo o che hanno vere e proprie malattie, come l’obesità̀.
In questo caso, non si parla solo di insulti come, ad esempio, possono essere “cicciona” o “sembri una balena”; ma anche frasi che apparentemente possono sembrare innocue, del tipo “dovresti mangiare meno”, possono gravare sulla psiche e sull’autostima di una persona che soffre di un disagio.
Opposto al Fat Shaming vi è il Thin Shaming che, al contempo giudica le persone considerate troppo magre, fissate per lo sport, attenti alla dieta che, anche in questo caso, talvolta presentano già veri e propri disturbi alimentari e indi per cui i giudizi altrui contribuiscono ad accentuare il disagio.


E’ considerato body shaming, qualsiasi tipo di commento, frecciatina, constatazione fatta verso l’altro con lo scopo di accentuare e far provare vergogna per un lato esteriore.
Basti pensare a chi ha parti del corpo considerate non consone ai canoni estetici e a quante volte ci è capitato di sentire espressioni come “orecchie a sventola”, “che nasone”, “sembri una rana” volte a giudicare parti del corpo particolarmente pronunciate di un individuo.
Talvolta, quindi, ignari delle sofferenze e dei disagi che attraversa l’altro, pratichiamo body shaming non intenzionalmente, non curanti che frasi apparentemente innocue o beffarde possano ferire l’altro.
Il body shaming, quello mirato e volto a ferire l’altro, è un fenomeno molto diffuso, soprattutto sul web. Coloro che praticano ciò, gli haters, molto spesso soffrono essi stessi di particolari disagi e sfogano la rabbia repressa verso gli altri, senza tenere conto della sofferenza altrui.
Non vi è, purtroppo, un metodo specifico per porre fine a questo meccanismo ma possiamo educare fin da piccoli ad una piena consapevolezza di sé stessi e degli altri, educare al rispetto delle diversità, attuare tecniche per accrescere l’autostima e cercare, cosi, da grandi di non essere trascinati in certi circoli viziosi.
Possiamo imparare quindi a proteggerci da certi commenti e a scindere il giudizio altrui dalla realtà oggettiva consapevoli che tutti possono esserne “vittima” e che, molto spesso, i giudizi e le critiche pervengono da persone poco empatiche e che, talvolta, non si rendono conto realmente di ciò che stanno valutando, definendo o giudicando ma giudicano per il mero ed unico fatto di parlare e mettersi in mostra e prevaricale sull’altro. Questo atteggiamento, come detto molto diffuso sul web, volto a giudicare chi si espone mostrandosi attraverso foto o video, dice molto non di chi subisce il giudizio ma su chi giudica. Dietro gli haters, o qualsivoglia i cosiddetti “leoni da tastiera”, ma anche i bulletti del quartiere, molto spesso si nascondono persone sofferenti, ferite, vittime loro stesse di disagi e bisognose d’aiuto.

Nel mio immaginario ideale, vorrei che tutto ciò non fosse più messo in atto. Vorrei che ognuno fosse libero di vivere il proprio corpo e il proprio essere, di mostrarlo e di accettarlo per quello che è, nella propria unicità.

Ahimè, per quanto mi piaccia sognare, so che la strada verso questo mondo utopistico non giudicante, senza haters, aperto alle diversità e senza stereotipi è ancora lunga e tortuosa ma Associazioni come la nostra Curvy Pride che offrono anche community dove ritrovarsi e sentirsi accolti, movimenti di bodypositive e tutte le piccole rivoluzioni messe in atto negli ultimi anni mi fanno ben sperare in un domani migliore verso un mondo “accogliente” e non più giudicante.

 

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!
mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

SOCIAL LIAR – GENERAZIONE FILTRI

Ok, allora, impostiamo luce bianca sul light ring…fatto, poi smooth skin…fatto, pore lo mettiamo al massimo…fatto, brighten ok, sculpt…un po’ di più….ok ok, slim lo metto a livello massimo, filtro facciamo youth che mi fa gli occhi più grandi…ok PERFETTA.
Quante di voi rileggendo le righe sopra si rivedono? Ebbene non siete le uniche. Dall’avvento dei social network le app di ritocco fotografico sono tra quelle più scaricate in assoluto. E non parliamo di semplice ritocco luci, ma di app in grado di stravolgere interamente la nostra fisionomia, fino a renderci irriconoscibili sia in foto che in video.

Perché tutto questo? I selfie che riscuotono più consensi sono quelli perfetti, dove l’utilizzo dei filtri creati appositamente per piattaforme quali instagram o facebook è massiccio, tanto che ormai l’utente non sa più distinguere la realtà dall’immagine fittizia. La sete di like è dettata dal bisogno di aumentare la propria autostima, che è direttamente proporzionale ai cuori o ai pollici alzati ricevuti.
Se da una parte instagram ha cercato di porre rimedio, togliendo la visualizzazione del numero di like alle foto e indicando nelle stories se l’immagine o video che si sta visualizzando sta utilizzando un filtro, altre due app di tendenza, snapchat e tiktok stanno creando non pochi problemi di autostima, soprattutto nei giovanissimi, preda di una vera e propria disforia di immagine.

L’American Society of Plastic Surgeons, ha condotto un sondaggio con risultati che danno da pensare: oltre il 55% dei giovani pazienti che decidono di affrontare un intervento di chirurgia estetica lo fa per avere il viso il più simile possibile all’immagine creata con i filtri. Dal 2000 ad oggi questi interventi hanno avuto un incremento del 200% tra cui aumento del seno, rinoplastica, liposuzione e sistemazione palpebre. Per non parlare dell’utilizzo di parrucche, lenti a contatto estetiche e protesi in lattice, certo meno invasive di un intervento chirurgico ma pur sempre finzione.

Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno?
Utilizzare le stesse piattaforme ma con un messaggio diverso. Mostrare le foto con e senza filtri, mostrare corpi reali e non impossibili, esaltare la propria diversità.
Molte influencer e star del grande schermo stanno cavalcando l’onda delle foto al naturale, mostrando cellulite, macchie della pelle e rughe.
I nonni dicevano: il mondo è bello perché è vario, e non si sbagliavano.
E allora forza, meno filtri e più diversità!

Silvia Massaferro

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.