Alimentazione, Dieta e Falsi Miti!

Oggi, rispetto al passato, prestiamo tantissima attenzione alla salute e al cibo ma il nostro modo di mangiare viene spesso condizionato da credenze e modi di pensare sul cibo che molte volte si rivelano dei veri e propri falsi miti.

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Quante volte abbiamo sentito dire che bisognerebbe scegliere un certo tipo di alimenti oppure evitarne altri o che certi comportamenti a tavola sono sbagliati? Sicuramente tantissime volte! Il consumismo, la pubblicità e il web non aiutano di certo ad una corretta educazione alimentare. Impazzano in ogni dove messaggi fuorvianti “Abbassa la pressione”. “Scioglie la cellulite”. “Riduce il colesterolo”. “Fa perdere peso”. “Difende il cuore”. Messaggi a cui difficilmente riusciamo a resistere.

Andiamo al supermercato e li troviamo dappertutto. Accendiamo la televisione ed eccoli ad ogni ora del giorno e della notte, promossi da accreditati testimonial, ad indicarci come sgonfiarci, come fare più pipì, come assumere più calcio… il tutto ovviamente con zero calorie! Veri e propri specchietti per le allodole che ci strizzano l’occhio dagli scaffali degli yogurt, dei dolciumi, delle bibite e persino dei salumi, delle paste e delle insalate. Insomma, è sufficiente prenderli e infilarli nel carrello, oltre che pagarli abbondantemente alla cassa, per prevenire e curare quasi tutti i disturbi di noi poveri mortali.

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Secondo un’indagine del Censis, almeno un italiano su tre naviga in rete per ottenere informazioni sulla salute. Di questi, più del 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie, ma sempre più spesso questi contenuti così delicati sono contaminati da bufale. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), un organo molto autorevole del Servizio Sanitario Nazionale che si occupa di ricerca, controllo e analisi di molti aspetti legati al tema della salute pubblica, ha pubblicato online un elenco di falsi miti, bufale e fake news più o meno note sul tema dell’alimentazione.

Ecco un ragionamento che ci siamo fatte tutte, sono certa che lo sentirai molto familiare:

  • Se salto un pasto o mangio solo una portata mi sarà più facile stare in linea!
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Dopotutto, un giorno di digiuno fa bene!

La risposta è: FALSO!

È pensiero comune che saltare pranzi e cene sia un metodo efficace per perdere peso, e purtroppo questa pratica viene sperimentata da molti. Si crede che privando l’organismo di calorie e nutrienti durante la giornata si avrà una riduzione della massa grassa. In realtà accade che il corpo, privato di cibo, va in allerta e rallenta il dimagrimento.

Quando salti un pasto nel tuo sangue calano gli zuccheri, e sai con che conseguenze? Il tuo cervello è spinto a desiderare cibo, ti sale un senso irrefrenabile di fame e aumenta il desiderio di carboidrati, per riportare gli zuccheri a valori normali. Per questo motivo, dopo aver saltato un pasto, non solo arriverai più affamata a quello successivo, ma sarai molto più tentata di abbuffarti. Il nostro organismo è geneticamente strutturato per risparmiare energia sottoforma di grasso (per sopperire ad eventuali momenti di magra).

CREDIT: Nutrimi.it

Se una delle tue abitudini è quella di saltare la colazione, il pranzo o la cena, ben presto comincerai a perdere massa magra (muscolatura) e aumenterà quella grassa (tessuto adiposo), spesso sotto forma di grasso addominale pericoloso per il cuore. Sai cosa significa questo? Che il tuo metabolismo rallenterà, questo è certo. E un metabolismo rallentato significa che la perdita di peso si arresta; per di più, ricominciando a mangiare normalmente, è più facile riprendere rapidamente i chili persi, soprattutto sotto forma di depositi di grasso. Ma non solo!! Aumenterà il rischio di malnutrizione e il rischio di Disordini Alimentari.

Comprendi bene che l’abitudine di saltare i pasti è una pessima scelta!

Affinché la tua alimentazione sia sana, corretta e ti faccia stare bene e ti permetta di mantenere il tuo peso, è necessario che tu dia al tuo corpo tutti i nutrienti in opportune proporzioni. La qualità del cibo e la frequenza dei pasti giocano un ruolo fondamentale per la tua salute e bellezza: le linee guida consigliano di mangiare cinque volte al giorno con una corretta ripartizione calorica tra i vari pasti:

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  • la colazione dovrebbe apportare un 15-20% delle calorie giornaliere ma non meno del 12-13% e non più del 20%.
  • lo spuntino dovrebbe apportare un 5-10% delle calorie giornaliere ma non meno del 4% e non più del 10%.
  • il pranzo dovrebbe apportare un 35-40% delle calorie giornaliere ma non meno del 35% e assolutamente non più del 40%.
  • la merenda dovrebbe apportare un 5-10% delle calorie giornaliere ma non meno del 4% e non più del 10%
  • la cena dovrebbe apportare un 30-35% delle calorie giornaliere ma non meno del 30% e assolutamente non più del 35%.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e Dietista – Nutrizionista Silvia Bigucci che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Dott.ssa Silvia Bigucci Dietista-Nutrizionista-Lifestyle Trainer-Counselor
Specializzata nel Trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, del Sovrappeso e dell’Obesità. Counselor Nutrizionale. Si occupa di dietoterapia, educazione alimentare e modificazione degli stili di vita. Laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna. Per 14 anni ha lavorato come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi.
Per contatti:
Mail: silviabigucci@libero.it
Pagina web: www.silviabiguccidietista.it
Pagina facebook https://www.facebook.com/dietista.silviabigucci/
Instagram dietista.silviabigucci

LA NUTRIZIONISTA CON LE CURVE

Benvenuti!

Mi presento, mi chiamo Silvia Bigucci, ho 39 anni e sono una Dietista specializzata nel Trattamento dei Disturbi Alimentari. Con questo primo articolo desidero farvi entrare nel mio mondo, farvi conoscere una parte di me e aprirvi le porte del mio cuore.

Io nel mio Ambulatorio

Caratteristiche particolari? Sono Curvy nel corpo e nell’animo. Sì, avete letto bene! Sono Curvy e sono una Nutrizionista, vi suona un po’strano?

In questo mondo in cui gli stereotipi la fanno da padrone, siamo abituati a pensare alla figura della Nutrizionista come l’incarnazione della perfezione, con un corpo che rientra perfettamente negli standard di bellezza imposti dalla nostra società.

Io rappresento la Nutrizionista che non ti aspetti, oggi fiera della mia taglia 46-48, fiera delle mie curve, delle mie imperfezioni e delle mie insicurezze. Vi basti pensare che da qualche anno ho iniziato a partecipare a concorsi di bellezza e sfilate per donne Curvy. È nato tutto come un gioco, una sfida con me stessa e, perché no, per una rivincita personale, poi con il tempo ho capito che anche in quel contesto potevo essere di esempio per qualcuno e portare il messaggio che ognuno è bello con e per la sua unicità. Per arrivare a questa consapevolezza di me stessa ho dovuto percorrere molta strada e superare molti ostacoli.

Quando sono nata pesavo la bellezza di 4,350 kg quindi si può dire che sin dalla nascita sono sempre stata tanta! Fuori dalle curve standard di crescita quando ero piccola e fuori dal BMI (indice di massa corporea) di normalità da quando ero adolescente. Man mano che crescevo cominciavo a lottare contro le forme e l’accettazione del mio corpo. Le parole “Devi dimagrire” risuonavano costantemente nella mia testa e facevano parte del mio quotidiano. Ricordo che quelle parole mi venivano ripetute regolarmente dal mio medico ogni volta che facevo una semplice visita magari per un banale mal di gola. Altre volte, da persone più grandi di me, mi veniva detto “hai un viso bellissimo, peccato che non sei magra!”. Ricordo benissimo tutti gli appellativi e le prese in giro dei bambini: da “cicciona” a “fai schifo” ho sentito di tutto, compresi tanti nomignoli non troppo simpatici.

Mi ricordo che, presa dalla disperazione, ero arrivata a picchiarli quando la maestra non vedeva. Lo so che non si dovrebbe fare, ma all’epoca ero disperata e quella era l’unica soluzione che, nella mia testa di bambina, avevo trovato per ribellarmi a tutto quel dolore.

Non mi ricordo a che età intrapresi la prima dieta, sicuramente prestissimo; ricordo invece quante ne feci e quanti specialisti poco professionali incontrai lungo il mio cammino. “Specialisti”, se così vogliamo chiamarli, che non perdevano occasione per umiliarmi se il controllo non andava secondo le loro aspettative. Ricordo di un nutrizionista, da cui mi portarono i miei genitori verso i 14 anni, che al primo incontro senza neanche cercare di capire quale poteva essere il mio disagio o la mia difficoltà con il cibo mi disse “ma non ti fai schifo!”. Ricordo benissimo che mi sentii morire dentro!

Fortunatamente non tutti erano così. Prima di arrivare ad amarmi e accettarmi sono andata in frantumi troppe volte, ho versato troppe lacrime per un commento di troppo, per una presa in giro, per un giudizio.

Col tempo ho sentito l’esigenza di lavorare tanto su me stessa sia mentalmente, grazie all’aiuto della psicoterapia, che fisicamente. Ho così iniziato ad abbracciare e ricostruire ogni parte rotta di me, ogni imperfezione, ogni crepa.

Mi sono aggiustata, proprio come avviene nell’arte Giapponese del Kintsugi dove un vaso rotto viene fissato con una resina cosparsa di polvere d’oro: nel momento in cui la ceramica viene risaldata con l’oro, il vaso diventa più bello e più prezioso rispetto all’originale.

Come succede ai vasi, anche le persone che hanno sofferto e hanno ferite nel corpo e nell’anima, quando valorizzano le loro cicatrici diventano ancora più preziose.

È vero, pensateci: perfino le perle nascono dal dolore, dalla sofferenza di un’ostrica ferita da un predatore o da una lesione cicatrizzata.

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La sofferenza fa parte della vita, e se impariamo ad ascoltarla e a riconoscerla, c’insegna che siamo vivi; se poi riusciamo ad accoglierla ci cambia, rendendoci più forti. Elaborare una ferita è un processo lento, che necessita di tanta cura, pazienza e soprattutto tanto amore, e assicura risultati imprevisti e bellissimi esattamente come ho fatto con me stessa.

Questo percorso e queste esperienze di vita hanno fatto nascere in me l’esigenza e il desiderio di aiutare gli altri a stare bene con se stessi. Da qui la decisione di intraprendere gli studi per diventare Dietista e di specializzarmi nel Trattamento dei Disturbi Alimentari per capire ancora più a fondo il legame esistente tra mente e corpo, tra cibo ed emozioni, tra cibo e relazioni. Quello che ho promesso a me stessa è stato di non essere mai come gli “specialisti” che ho incontrato, ogni persona che entra nel mio studio deve sentirsi accolta, capita, accettata e mai giudicata.

In questi 15 anni di lavoro ho conosciuto soprattutto tantissime donne, anche molto giovani, ossessionate dal proprio aspetto fisico, in perenne lotta per perdere chili, convinte che sia questa la soluzione. Se è giusto controllare il peso ai fini di una buona salute, è d’altra parte estremamente dannoso annullare o mortificare la propria natura.

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Quello che dico sempre è che la vera bellezza è la nostra unicità e autenticità. Amate, coccolate e prendetevi cura di ogni vostro difetto o imperfezione. Lo stare bene con se stessi non deve dipendere da una taglia o dal peso sulla bilancia.

AMARE SE STESSI È L’INIZIO DI UNA STORIA D’AMORE LUNGA TUTTA LA VITA (O.Wilde)

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Dott.ssa Silvia Bigucci Dietista-Nutrizionista-Lifestyle Trainer-Counselor
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I’M DREAMING OF A SWEET CHRISTMAS

Due ricette facili facili per allietare le vostre giornate invernali e, perchè no, da preparare e regalare ai vostri cari!

Negli anni ’80 una mamma cresciuta in Svizzera insegnava alla sua bimba i primi rudimenti di come preparare i “Guetzli”.
Guetzli è una simpatica parola svizzera che sta per “biscottini” con cui si intendono soprattutto i biscottini di Natale. Quella di preparare biscotti natalizi è molto forte, una vera e propria tradizione tramandata da nonni e genitori ai figli e nipoti.
I Guetzli erano uno dei motivi che rendeva l’avvento il mio periodo preferito in assoluto: ancora ricordo l’aroma dei biscotti, quello dell’arancia messa a seccare sul termosifone e quello degli aghi di abete tagliati ed usati per creare il centrotavola, ricordo la luce delle candele (ne accendevamo una per ogni domenica d’avvento), il tintinnio delle campanelline che giravano con il calore della fiamma e la musica classica in sottofondo. Secondo i miei genitori ascoltare musica classica mi avrebbe resa una bambina molto intelligente, non so se abbia funzionato, ma di certo sono diventata un’appassionata di dolci ed un’esperta nella preparazione di biscotti!

Assieme a mia mamma preparavo chili e chili di biscotti da regalare e condividere con parenti ed amici. I biscottini piacevano, così mia mamma ha ben pensato di assoldare pure le bambine dei vicini: retribuzione in dolcetti!
Diventata un po’ più grandicella ho smesso di ascoltare musica classica, sostituita da rock e pop, ma ho continuato a preparare i biscottini con mamma o assieme alle mie amiche.

Storica è rimasta l’annata 2003, quando, senza alcun aiuto esterno, ho preparato 12 kg di biscotti in tre giorni. Oltre ai classici “Spitzbuben” (biscotti di pastafrolla ripieni di marmellata) ho preparato: biscotti alle mandorle, alle nocciole ed al pistacchio, montagnette al cocco, tasche di biscotti ripiene di noci, biscotti alle mandorle ricoperti di cioccolato fondente, brownies (ok, questi non sono tipici svizzeri ma ugualmente buoni), biscotti al cioccolato con e senza copertura, biscotti alla cannella e biscotti alla frutta secca ricoperti di cioccolata fondente.
La cosa più bella non era solo poter gustare queste prelibatezze, ma condividerle e vedere un sorriso sul viso della persona alla quale li offrivo.


In questo periodo particolare potremmo trovarci con meno soldi e più tempo libero, ecco quindi che possiamo rispolverare l’arte del regalo, anzi del DONO fatto a mano.
Un dono non è solo un regalo materiale, significa anche offrire il tempo che abbiamo impiegato pensando proprio a quella persona!

Per questo condivido con voi un paio di ricette di dolcetti natalizi, da regalare o semplicemente da gustare in compagnia.

“Spitzbuben” (Biscotti di pastafrolla ripieni di marmellata)

Questa è la ricetta classica, ho aggiunto tutti i “trucchi del mestiere” che ho imparato in quasi 40 anni di pratica. Se seguite le istruzioni e la ricetta alla lettera, sono biscotti infallibili che piacciono a tutti!
In caso di allergie o intolleranze ad uno o più ingredienti, non sostituiteli a casaccio, contattatemi pure, sono disponibile per consigliarvi le sostituzioni e le dosi.

Innanzitutto prepariamo l’impasto: vi consiglio di prepararlo almeno un giorno prima ( si conserva in frigo per qualche giorno, ben chiuso in un contenitore ermetico o avvolto in pellicola trasparente). Se proprio non potete prepararlo prima, lasciatelo raffreddare in frigo per almeno un’ora prima di utilizzarlo.

250g burro di buona qualità: consiglio di utilizzare il “burro tedesco”, a temperatura ambiente
125g di zucchero a velo
1 bustina di vanillina (o 1 cucchiaino di vaniglia bourbon)
1 pizzico di sale
1 albume, leggermente sbattuto con la forchetta
350g farina 00
Marmellata per farcire (o anche Nutella, se preferite)
Amalgamare tutti gli ingredienti tranne la marmellata con il robot da cucina o impastando a mano, dovrete ottenere un impasto omogeneo. Come accennavo prima, metterlo in frigo per almeno un’ora, o ancora meglio per tutta la notte.

Preriscaldate il forno a 200°C (qui dipende molto dal vostro forno, fate delle prove e vedete se i biscotti sono ben cotti, o bruciacchiati, in caso aggiustate la temperatura con l’infornata successiva)
Usate un mattarello antiaderente. Se ne avete solo uno di legno, appoggiate un foglio di carta da forno sull’impasto, altrimenti si attaccherà sul legno.
Con il mattarello stendete la pasta a circa 3-4 mm di spessore. Se l’impasto è troppo duro e non si stende, aspettate 10-20 minuti lasciandolo fuori dal frigo. Per far si che i biscotti vengano tutti dello stesso spessore, usate un mattarello apposito (chiedete in negozio) o usate due listelli di legno dello stesso spessore, da mettere ai lati del mattarello.
Ora ritagliate le formine, usando stampini per biscotti di forma regolare: il biscotto “Spitzbuben” classico è rotondo, con un foro in mezzo. Potete sbizzarrirvi con le forme, ricordatevi però di fare un foro un biscotto si ed uno no.
(Nota: i biscotti si formano meglio se l’impasto è freddo. Se l’impasto si scalda troppo a temperatura ambiente, mettetelo qualche minuto in frigo prima di continuare)
Mettete i biscotti su una teglia ricoperta di carta da forno per evitare che si attacchino.

Cuocere per 6-8 minuti. Anche qui dipende dal vostro forno, i biscotti devono essere cotti ma non anneriti, se risultano anneriti o scuri sui bordi, diminuite il tempo di cottura o abbassate la temperatura.
Una volta cotti mettete un po’ di marmellata (o Nutella) sul biscotto senza buco e coprite con il biscotto bucato in modo che il ripieno fuoriesca dal foro.
E’ meglio fare questa operazione quando i biscotti sono ancora caldi. State attenti a non scottarvi e a non rompere i biscotti in quanto sono ancora fragili. Potete aiutarvi con una spatolina o con un coltello a punta arrotondata.
Mettete su un piatto e spolverizzate di zucchero a velo.

Una volta raffreddati, i biscotti si conservano 1 settimana-10 giorni se conservati in una scatola di latta o plastica ermetica, tenuti in frigo o in un luogo fresco (ad esempio cantina).
Ma credetemi, è improbabile che durino così a lungo! 😉

Et voila, gli Spitzbuben “lazzaroni” sono pronti!

Cupcake Bianco Natal

Immagine dei cupcakes tratta dal libro “Mangiami!” di Xanthe Milton, in arte CookieGirl @realcookiegirl
Photo by @simonbrownphotography

Ammetto di aver acquistato un libro solo per questa ricetta! Ho sfogliato il volume in libreria, visto la foto, letto la ricetta ed ho immediatamente pensato: devo farla!
Il problema non era tanto l’acquisto del libro, quanto la reale fattibilità della ricetta: tra gli ingredienti c’erano le clementine, ingrediente sicuramente natalizio ma difficilmente reperibile in Agosto, al momento del mio acquisto.
Ho provato ha preparare la ricetta sostituendo alle clementine le arance, il risultato è venuto buono ma non sensazionale come mi aspettavo.
Ho quindi atteso pazientemente l’inverno e alla prima clementina di ottobre -Zak!- sono corsa a casa a provare la ricetta.
La clementina le da quel “non so che” di profumo festivo.
Il libro in questione è “Mangiami” di Xanthe Milton, detta “Cookie Girl”, una pasticcera inglese e curvy.

Per 12 cupcakes:
110g di burro a temperatura ambiente
110g di zucchero
2 uova
140 g di farina
1 bustina di lievito per dolci
55g di noci macadamia
85g di cioccolato bianco
scorza di 3 clementine ( in alternativa 2 gocce di olio essenziale di clementina)
succo di 1 clementina
(Nota: potete sostituire la clementina con il mandarino.)

Per la glassa:
170g di zucchero a velo
1 albume
2 cucchiai di acqua calda
un pizzico di cremor tartaro
cocco in scaglie, per decorare

Preriscaldare il forno a 180°C
Preparare lo stampo per muffin antiaderente con i pirottini di carta.
Sbattere burro e zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e leggero, aggiungere le uova, aggiungere farina e lievito precedentemente setacciati poco alla volta.
Aggiungere le scorze (o l’olio essenziale) ed il succo delle clementine.
Tritare le noci macadamia e la cioccolata bianca ed aggiungerli all’impasto.
Riempite i pirottini per 3/4 e cuocete per circa 20 minuti sul ripiano centrale del forno. Verificare la cottura con uno stuzzucadenti: deve uscire pulito.
Sfornare e lasciar raffreddare.

Per la glassa, scaldate tutti gli ingredienti a bagnomaria ( con eccezione della farina di cocco). Montare il tutto con una frusta finchè il composto è leggero ed omogeneo.

Mettete la glassa sui dolci raffreddati, spolverate con la farina di cocco e lasciate riposare al fresco.
Si conservano in frigo per 1-2 giorni, ottimi con un buon the pomeridiano!

E ora che avete finito di preparare i vostri biscotti o i vostri cupcakes, viene il bello: assaggiarli e soprattutto: condividerli!
Buone feste.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutti i soci e le socie che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
Butta la bilancia, ma fa tesoro di tutte le informazioni, le ricette ed i trucchi wellness appresi.
L’importante è stare bene, BEAUTY AND HEALTH HAVE NO SIZE-
Bellezza e salute non hanno taglia

LA SOLITUDINE NEL PIATTO

Mi tengo sempre impegnata. O almeno cerco di farlo.

Spesso mi chiedono “come fai a fare tutte queste cose?”. Non lo so, è un meccanismo di difesa che si è creato negli ultimi anni. Ho spesso pensato su cosa mi porti ad ingrassare e dimagrire nel classico modo a yo-yo (oltre ovviamente alla mia non propensione per l’attività fisica) e in fondo l’ho sempre saputo:

la solitudine.

Detesto le giornate dove sei costretta magari a stare chiusa in casa, da sola. Perché mi viene fame. Così apri e chiudi il frigo 2, 3, 6, 15 volte. Cerchi nelle tasche delle caramelle. Negli armadietti dei dolci. Ti ritrovi a fare anche improbabili spuntini tipo pane bruciacchiato + salsa barbecue che manco Cracco si inventerebbe nelle peggiori giornate.
A volte ci si sente così soli che un pensierino sul mangiarsi la bustina di maionese presa dal kebabbaro che giace in frigo da tempo indefinito spalmata su un kracker sembra pure una buona idea.
Che se ci ripensi nei momenti di lucidità ti chiedi se sei un tossico del cibo o cosa…della serie: “C’hai du’ spicci? Mi devo prendere una dose di brioches!”

L’unica cosa che quieta quella voragine che sento dentro è vedere altre persone o fare qualcosa che mi impegni la mente. E così via di bricolage, scrittura creativa, giardinaggio, QUALUNQUE cosa, pur di non riempire quel vuoto con il cibo. E funziona, finché non mi trovo da sola.
La cosa che frega è che il cibo è una fonte di consolazione per molti: sembra la cura di ogni malessere, peccato poi che sia anche la causa di ogni malessere.
Molti la chiamano “fame nervosa”. Io la chiamerei più “fame noiosa”. Perché se sei solo ti annoi e mangi. O almeno, per me funziona così.


In ogni caso, caro cervello, una cosa te la devo dire: di tutte le assurdità che mi fai fare per tenermi impegnata… oh, sport manco per l’anima eh? No, piuttosto le robe più articolate e complicate!
Eh vabbè, quindi ben vengano gli origami, finché non mi troverò a farli con le fette di salame!

MindFul eating – mangiare consapevolMENTE!

A Parma la  Dott.ssa Lara Ferrari Psicologa e Psicoterapeuta ci racconta il  Mindful Eating attraverso approfondimenti e domande specifiche, con l’occasione le abbiamo chiesto anche consigli per #PIZZAECURVE!!

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Mindful Eating un modo di mangiare che ci aiuta a fare pace con il cibo ed il nostro corpo

Relazione con il cibo e benessere
Essere attenti a quello che si mangia è ormai un atteggiamento molto diffuso. L’enfasi con cui nella nostra società si parla alimentazione e dieta, assieme ai canoni perfezionistici di bellezza sempre più diffusi ed imperanti ci stanno però portando a sviluppare una relazione ansiosa con il cibo, allontanandoci da un rapporto genuino ed immediato con il nostro corpo ed i suoi bisogni e spingendoci verso atteggiamenti rigidi, perfezionismo e ricerca del controllo.
Inoltre, il nostro stile di vita attuale è sempre più veloce ed intenso ed anche il momento del pasto il più delle volte è frettoloso. Si mangia spesso in modo automatico, senza quasi rendersi conto di cosa, quanto e come si stia mangiando. Si mangia di fretta, chiacchierando con qualcuno, oppure leggendo qualcosa, controllando le notifiche sul telefonino, guardando la televisione o seguendo i propri pensieri…
In tutte queste situazioni non si presta attenzione all’esperienza che si sta vivendo.
Non soltanto, qualche volta può anche capitare di non sapere perché si stia mangiando, se per necessità del corpo, per abitudine, per gestire lo stress o emozioni difficili, per noia o altro… Al di là di conclamati Disturbi del Comportamento Alimentare, sempre più diffusi, sono molte le persone che soffrono di episodi di Emotional Eating (fame nervosa) e che hanno una relazione con il cibo ed il proprio corpo difficile e dolorosa.

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Che cos’è la Mindful Eating
La Mindful Eating non è una dieta, non ti dice cosa e quanto mangiare.
È piuttosto un modo di vivere la relazione con il cibo basato sulla consapevolezza, che si sofferma quindi sul come mangiare. Vivere il momento del pasto in modo consapevole porta innumerevoli benefici e, per farlo, il primo passo è ascoltarsi.
Ascoltare il cuore, la mente e il nostro corpo.
Mangiare in modo mindful significa essere pienamente presente di fronte a ciò che stai mangiando, consapevole di ogni morso e di ogni sorso in modo da poter apprezzare pienamente a livello sensoriale il cibo, porre maggiore attenzione a quello che mangi e riconnetterti con i bisogni del tuo corpo.
Un momento spesso frettoloso e superficiale come quello del pasto, dominato dal “pilota automatico”, viene così trasformato in un’esperienza piena e consapevole.
Con la Mindful Eating puoi scoprire la bellezza di ogni gesto, la sua importanza e portare piena attenzione all’atto di mangiare, soffermandoti su sapori e profumi, ma notando anche i pensieri e le emozioni che emergono e ti coinvolgono quando mangi.
Quali sono i vantaggi di questo approccio?
Imparando a mangiare con consapevolezza, tutto il cibo sembrerà infinitamente più buono e gustoso e così, essendone appagato/a molto prima, ti basterà mangiarne meno. Ma questo non è il solo vantaggio. La Mindful Eating ti insegna anche a non giudicare il tuo cibo (ma anche te stesso ed il tuo corpo!), a non classificarlo in categorie (es. “cibi buoni” e “cibi cattivi”). Il cibo è uno dei più grandi piaceri della vita ed il piacere fa bene alle persone, è sano e ci tiene in salute!
Praticando questo approccio impari, passo dopo passo, che non ci sono cibi proibiti: liberandoti da schemi rigidi di pensiero, restrizioni ed imposizioni, puoi scoprire cosa realmente ti piace e come mangiarlo in modo che ti faccia stare bene.
Puoi sviluppare un atteggiamento di auto indulgenza e compassione che apre la strada a nuove possibilità di cura e cambiamento, libero/a dal senso di colpa e dal “critico interiore”.

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Mindful Eating e relazione con il corpo
Nell’approccio della Mindful Eating al cibo, si affronta anche il tema della relazione con il proprio corpo, in una prospettiva che potremmo definire di Body Neutrality.
Un tema importante che viene affrontato nei corsi di Mindful Eating è quello della gratitudine, sia verso il cibo che verso il corpo.
Attraverso la pratica della gratitudine, impari a vedere il corpo come il mezzo che ti permette di fare tutte le esperienze della vita, piuttosto che la rappresentazione della tua autostima. Purtroppo nella nostra società viene data molta importanza all’aspetto e sono numerosissimi i messaggi (tv, giornali, film, social media..) che propongono e sostengono un unico, spesso inarrivabile, ideale di bellezza. Ma il messaggio ancora più grave che viene trasmesso è che la bellezza sia un valore centrale, indispensabile per essere felici, accettati e avere successo.
In realtà è molto importante combattere questo tipo di messaggi, perché possono portare allo sviluppo di un’immagine di sé negativa ed anche a problematiche legate all’alimentazione. Un fattore altrettanto importante da contrastare è senz’altro quello del body shaming, vale a dire la derisione di una persona per una o più caratteristiche del suo aspetto, come per esempio l’essere grasso (fat shaming) o l’avere un naso grande o essere basso…
Per creare una nuova cultura del corpo, basata sull’accettazione delle differenze e sul non giudizio, è necessario diffondere l’idea che i corpi sono molto più di quella che è la loro forma o apparenza, sono strumenti di azione e sensazione e che l’aspetto fisico è soltanto uno degli elementi che ci caratterizzano come individui e ognuno di noi è davvero molto di più della sua apparenza esteriore.

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“Consigli Mindful” per godersi la pizza del 18 ottobre
Mangiare in modo mindful non è difficile, non richiede tempo in più rispetto a quello di un normale pasto e ti permette di assaporare veramente quello che mangi.
Impegnati a goderti in modo mindful la PIZZA!

Inizia ad essere mindful già dalla scelta della pizza. Chiediti qual scelta è la migliore per te in questo momento.
Respira e ascolta il tuo corpo per essere consapevole del tuo livello di fame prima di mangiare. Fai qualche respiro profondo e rilassati.
Accendi i sensi. Il momento del pasto è un’esperienza multisensoriale da vivere con i cinque sensi. Osserva il cibo che c’è nel piatto, toccalo con le mani, con le labbra e con la lingua. Cogli il profumo e la consistenza prima di deglutirlo. Puoi dare il primo morso a occhi chiusi, per focalizzarti sul gusto, senza le distrazioni della vista.
Rallenta. Rallentare mentre stai mangiando ti aiuta ad essere consapevole di quando la fame fisiologica è soddisfatta e ti permette di goderti il cibo in modo più completo.
Semplici consigli per aiutarti a rallentare:
– metti giù la forchetta o il cucchiaio tra i bocconi;
– fermati e prendi un respiro tra i bocconi,
– mastica completamente il cibo.
Ringrazia. Prenditi un momento per apprezzare il tuo pasto ed essere grato per averlo, spesso lo diamo per scontato. Ringrazia chi ha lavorato facendosi sì che il tuo cibo potesse arrivare sulla tavola e ricordati che il cibo non è un nemico, ma un dono di cui devi essere grato ogni giorno!
Controlla il tuo livello di fame durante il pasto. A metà del pasto controlla di nuovo il tuo livello di fame; potresti scoprire di non avere più fame o di non trovare più appetitoso il cibo, anche se nel tuo piatto ce n’è ancora. Datti il permesso di fermarti o di continuare sulla base di quanto sei affamato.
Mastica bene. Nota cosa succede al cibo mentre mastichi. Quanto ci vuole per masticare a fondo il cibo prima di inghiottirlo? Riesci a percepire che la fame comincia a dissolversi? Mastica bene ogni morso prima di prendere altro cibo.
• Goditi quello che mangi. Per goderti il tuo cibo devi essere pienamente presente all’esperienza del mangiare così da poter cogliere il piacere che essa può portare.


Contatti:
Dott.ssa Lara Ferrari – Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale
Via F. Bocchialini, n.4 43125 Parma
327 7665418 – info@laraferraripsicoterapeuta.it
http://www.laraferraripsicoterapeuta.it


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Valentina Parenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.