IO, LA MAMMA DELLA BAMBINA CONGELATA, TI RACCONTO IL MUTISMO SELETTIVO

Angela e Flavio si trovano in difficoltà con la loro bambina. Non riescono a comprenderla fin quando non scoprono che è affetta da mutismo selettivo.

Questa è una storia vera. Una di quelle che non sentirai al telegiornale, non troverai nei libri di storia e per questo tanto preziosa. Conosco Angela in una libreria, durante un circolo di lettura. È una persona composta, delicata nei gesti e nelle parole, ogni volta che ci incontriamo percepisco il suo bisogno di parlare. Un giorno scopro che ha una figlia e la invito a uno dei miei incontri con i bambini, ma Angela, in tono confidenziale, mi dice che la bambina non ama la confusione. Quella frase rimane appesa tra noi, così decido d’ incontrarla in libreria, scegliamo un angolo appartato e ordiniamo una tisana (sono fantastiche le librerie con la sala da tè!).

E se come mamma non sono in grado di capire mia figlia?

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AMARE ME STESSA E TROVARE IL SOLE DENTRO DI ME

C è la formula per ritrovare se stessi? Ho conosciuto Vittoria. Un vero uragano. Energia pura e tanta voglia esplodere. Vittoria ama il sole e il mare e crede che in essi ci sia la risposta. Il sole ed il mare sono dentro di noi. Siamo il deserto; pensiamo che non ci sia niente fino a che non ci imbattiamo nelle nostre oasi ed è allora che rinasciamo.

Mi chiamo Vittoria Pasca, ho 27 anni e abito a Porto Cesareo, un paese in provincia di Lecce. Ho sempre desiderato entrare nella community di Curvy Pride. Molti argomenti da Voi trattati sono per me, dei veri e propri punti di riferimento. Con determinazione, in questi anni, ho voluto intenzionalmente migliorare il mio aspetto interiore ed esteriore. Ho sempre avuto molta difficoltà ad accettarmi fino in fondo, ma dopo un faticoso e prezioso percorso, ora posso dire di aver raggiunto un tipo benessere sia mentale che fisico. Tutto è iniziato circa 5 anni fa quando, all’ età di 22anni, ho intrapreso una nuova avventura, iniziando a vivere da sola lontano dai miei affetti più cari. Ho sempre, fin da piccola, avuto un brutto rapporto con il mio fisico. Sono sempre stata bullizzata, discriminata e mi sono sentita non accettata sia dagli altri che da me stessa. Il “difetto” per me più complesso che non riuscivo ad accettare, oltre a vedermi grassa e quindi a non piacermi, era proprio un’assimmetria mammaria lieve e poco evidente, a dir poco INACCETTABILE. Provavo vergogna e ribrezzo nel guardarmi allo specchio. Decisi di non intraprendere nessun tipo di intervento chirurgico, ma accettarmi e migliorarmi con la forza, il coraggio e la determinazione che avevo e che ho. Così con il tempo, piano piano con molta calma e pazienza, ho iniziato ad impegnarmi nel mantenere un ritmo di vita salutare ed a conquistare il mio equilibrio fisico e mentale.

Il mio sogno sarebbe quello di diventare una modella curvy. Vivendo al Sud Italia, ho notato che ci sono poche realtà ed eventi che valorizzano il mondo Curvy e tutto ciò che lo circonda. Si fa fatica a trovare negozi, eventi, fotografi che promuovono il pensiero del body positive. Pertanto, mi piacerebbe sensibilizzare sull’argomento anche questa parte di territorio che tutt’ora ne sembra ignaro e sprovvisto. Sono solo all’inizio di questo percorso, ma decisa ad aiutare e sostenere tutte quelle persone che vogliono accettarsi, migliorarsi e soprattutto AMARSI.

Questo succede quando il Sole che abbiamo dentro tocca il mare di Curvypride.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono in CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

ANNAPIA ACUNZO: DOPO “LE IENE” MI RACCONTO A CURVY PRIDE

Il caso di Annapia Acunzo, giovane donna che sarebbe stata licenziata dal suo capo perché considerata non abbastanza magra, ha fatto scalpore. Negli ultimi giorni è stata protagonista di un servizio del programma televisivo LE IENE che ha suscitato grande interesse e indignazione nel mondo dei social. Annapia si è ritrovata, suo malgrado, nell’occhio di un ciclone mediatico che non le appartiene: non cerca fama, non vuole vendetta, quello che desidera è poter condurre una vita “normale”, lavorare, godersi la sua casa e vivere in pace con la sua compagna Federica. Dopo averla sentita parlare nella diretta Instagram in cui ha raccontato la sua storia alla nostra Presidentessa Marianna Lo Preiato, le ho chiesto di poter fare due chiacchiere per un articolo da pubblicare qui, sul nostro blog. Le domande che le ho posto non riguardano i fatti, quelli li troviamo già online (alla fine dell’articolo troverete il link al servizio delle IENE), ciò che mi interessa è comprendere il suo stato d’animo: oggi è disoccupata e a causa degli eventi ha avuto problemi di alcolismo e depressione.

Annapia, grazie per aver aver accettato di parlare col cuore di questi argomenti molto personali. Nel tuo servizio per LE IENE tu ad un certo punto dici “Io ero una persona molto forte, eppure ho subito un cambiamento e questa situazione mi ha distrutta”. Come è stato possibile?

Grazie a voi Fabiana, è un piacere potervi raccontare anche questa parte della storia. Sì, esatto, questo è stato proprio il mio shock principale: questo impatto che loro sono stati capaci di avere sulla mia mentalità mi ha sconvolta e minato la mia autostima. In passato ho avuto problemi di salute che mi avevano portata a prendere tantissimo peso, peso che col tempo avevo poi smaltito, ritrovando il mio equilibrio. Forse non ero perfetta per i “canoni classici” ma io stavo bene, fisicamente e mentalmente: ero in pace con la bilancia, con lo specchio e con me stessa!

La tua salda autostima si è così frantumata nel giro di pochissime settimane?

Esatto! Subito non mi sono resa conto di quanto mi stava succedendo, subivo senza ribellarmi. Era come se avessi innescato un meccanismo di rifiuto. Poi, quando mi sono resa conto che mi stavano licenziando mi sono sentita crollare il mondo addosso. Ho cominciato ad aprire gli occhi su una realtà che io non concepisco: la forma fisica è davvero più importante delle competenze lavorative, dell’educazione, della buona volontà, della capacità di rapportarsi con gli altri? Io ho sgobbato sui libri per anni, ho investito il mio tempo, il mio impegno, i miei soldi negli studi e tutto questo posso anche buttarlo al vento perché in realtà conta solo l’aspetto fisico? Avrei fatto molto meglio e avrei fatto anche molta meno fatica, a quel punto, a usare gli stessi soldi per andare dal chirurgo per rifarmi il mio bel nasone, mi sarei aggiustata l’attaccatura dei capelli, avrei fatto tanti di quei cambiamenti per rientrare nei canoni della donna perfetta e avrei lavorato! Quindi, io che NON LO VOGLIO FARE (e non giudico chi lo fa, sono scelte personali) che faccio, mi ritrovo senza lavoro? È qui che mi è caduto il mondo addosso!

Questo stato d’animo è stato devastante per te!

Sì, perché oltre a non avere più il mio lavoro con relativo stipendio, ho dovuto combattere anche contro la depressione e la dipendenza da alcool che nel frattempo si erano impossessate di me. Ritrovarmi non è stato per niente facile.

Tu non hai detto nulla neanche a Federica, la tua compagna di vita.

È vero, perché ho avuto paura che se le avessi raccontato che mi licenziavano per la mia forma fisica lei avrebbe potuto convincersene e vedermi nello stesso modo: soltanto una “ciaciotta”. Avevo paura che se ne andasse. In più ho cominciato a credere che quello che pensava il mio ex capo a proposito della forma fisica lo potessero pensare anche tutti gli altri imprenditori o chi mi poteva offrire un impiego, quindi sarei rimasta sola e senza lavoro. Ovviamente il processo mentale era errato ma io ormai ero persa in quel baratro.

E poi, quando hai trovato il coraggio di raccontare tutto a Federica, com’è andata?

Lei è stata fantastica. Mi è stata vicina, mi ha aiutata a ridurre anche gli psicofarmaci. Per fortuna lei è meravigliosa in tutto, soprattutto nel modo in cui mi sostiene! Come coppia abbiamo superato brillantemente la prova, queste sono situazione che ti spaccano o ti uniscono e noi stiamo ancora più unite.

Annapia, come stai oggi col tuo corpo?

Io ho avuto problemi di salute in passato, ero diventata molto pesante e poi ho perso 75 chili in pochi mesi, mettendo a dura prova le pareti del mio cuore. Non voglio dimagrire ancora e rischiare di esagerare, io sto bene così!

C’è qualcosa che hai imparato da questa brutta storia?

Sicuramente sono grata anche per tutti i commenti negativi che ho ricevuto sui social perché mi hanno permesso di capire quanto sia grande ancora oggi questo fenomeno della discriminazione! Purtroppo c’è, esiste e viene a galla ogni volta che leggo commenti o offese.

Una cosa che vorrei ribadire è che ho letto sui social i commenti di chi pensa che se io lavoravo per un centro benessere dovevo essere bella e in forma, ma io in realtà facevo un lavoro più amministrativo dietro le quinte. È come dire che se lavori negli uffici di Victoria’s Secrets devi essere per forza magra perché fanno le sfilate, ma io non sono una modella! Sono ruoli molto diversi, io non sono e non so fare la modella e la modella non è e non sa fare l’amministrazione, ad ognuno il suo!

Tuo malgrado sei diventata una paladina della body diversity revolution!

(Ride) E pensa che io volevo solo lavorare, mantenermi, godermi la mia casa, la mia storia d’amore e potermi pagare le rate del mutuo. Anch’io, come molti altri, negli anni dell’università sono stata un’attivista per i diritti degli omosessuali, abbiamo organizzato marce a favore delle unioni civili, ma io oggi voglio solo vivere tranquilla. L’unica cosa che desidero è poter lavorare, non ho mai chiesto altro. Progetti per il futuro ne ho tanti, spero si realizzino.

Annapia, c’è un messaggio sociale che vuoi lanciare dalle pagine del nostro blog? Curvy Pride promuove l’inclusione dell’essere, dice no al bullismo e agli stereotipi, direi che è proprio il posto giusto dal quale lanciare il tuo appello!

Vi sono grata di questa possibilità e ti dico questo: bisogna prendere da tutto quello che succede nella vita e io prendo questo: bisogna far capire ai lavoratori che è giusto ribellarsi alle situazioni di mobbing o di disagio e agli imprenditori che devono avere rispetto dei loro dipendenti.

Credo che nella vita nulla vada sprecato, voglio usare quello che mi è successo per aiutare qualcun altro, come avete fatto voi di Curvy Pride con il vostro libro, per esempio. Grazie di avermi dato modo di raccontare la mia storia

Tutta la storia qui https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/leiene/ruggeri-se-non-dimagrisci-ti-licenzio-mi-hanno-distrutta_F310839701006C05)

Questa intervista è stata realizzata dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com, mi trovi anche su FB
https://www.facebook.com/fabianasaccocurvycoach
e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

La Borsa Fucsia – Sessualità con ironia!

Eccoci!

Ciao!

Vale & Vale classe 1985, si sono conosciute all’interno dell’associazione CurvyPride. Una Trentina e un’Emiliana che insieme hanno deciso di partire per questo viaggio, con la sola Borsa Fucsia, piena di desideri e fantasie da condividere con altre compagne di avventura.

💗Valeria e Valentina💗

Ma cos’è la Borsa Fucsia?

L’idea ci è venuta così, messaggiando, confidandoci. Pensavamo a qualcosa che già c’è: gli incontri tra donne in cui parlano di sessualità.

è? Si hai letto bene. Parlano di Sessualità e ti espongono anche sex toys. Mica solo cose da tabù ma anche lingerie, pizzi, merletti, profumi, oli, giochi… Perchè la sessualità è molto molto di più. Magari un rossetto con un profumo afrodisiaco.

La confidenza con il nostro corpo a volte può metterci a disagio: non ci piacciamo, non ci vediamo mai a posto. Sappiamo come siamo fatte, ma spesso ci risulta difficile percepirci a livello sessuale.

È bellissimo sentirci sexy e desiderabili per chi ci guarda, ma… ci chiediamo mai come ci sentiamo noi? Cosa sentiamo ad indossare un capo sexy o sentire le nostre labbra morbide o vestirci con un profumo particolare?

Sta arrivando la primavera e abbiamo voglia… di calore, di sole, di mare, di sensazioni positive.

Sta arrivando la primavera e ammettiamolo che l’ormone è già un po’ impazzito. Magari anche l’ascella parla per noi!! Oppure avete dolore al seno.. tutto normale.

Quindi la soluzione è “La Borsa Fucsia” un mix di segreti e ironia da portarsi con se.

Il primo appuntamento è questo sabato 13 marzo.

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Il presente articolo è stato scritto dalle socie e collaboratrici dello staff Valentina Parenti & Valeria Menapace che dedicano del loro tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.



Valentina Parenti (@valentina_incolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

Valeria Menapace, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”. Valeria pensa che il segreto per stare bene è prendersi cura della mente e del corpo. “Siamo i nostri compagni di viaggio per tutta la vita, dobbiamo trattarci bene e con rispetto”. #positivelife (@lefaccendedivale)

SE LA MIA VOCE PUÒ DIVENTARE LA VOCE DI TANTI

Questa è una storia vera. Una di quelle che non sentirai al telegiornale, non troverai nei libri di storia. Una di quelle che raccontano la nostra quotidianità e per questo tanto preziosa.

Ti indico dove guardare.

Eccola lì. La nostra protagonista si affretta a uscire dalla fabbrica in cui lavora. Uno stabile in mezzo alla pianura, un cortile con macchine parcheggiate e lei cammina veloce, sistemando la lunga frangia bionda dietro le orecchie. Un uomo la chiama indietro.

Lei è Maria Grazia e l’uomo che la segue è Pino, un collega di lavoro.

Maria Grazia Nicotra,
la ragazza che semina messaggi di amore al mondo.

  “Ma non ti fermi? Non ti va di assistere allo scrutinio?”

Maria Grazia è sveglia dalle quattro del mattino, deve fare la spesa e andare a riprendere suo figlio Gabriele da scuola.  “Preferisco non esserci” risponde accennando un sorriso.

Sembra un giorno qualunque, ma non lo è.

Sale in macchina, avvia il motore e la strada si srotola tra i campi fuori città. Continua a chiedersi come diavolo le sia venuto in mente di candidarsi a rappresentante sindacale, in una fabbrica a predominanza maschile poi! Fino al giorno prima non aveva dubbi, ma ora che il momento della verità si avvicina la paura di dover affrontare una sfida sbagliata è un sasso nello stomaco. 

 “Ti sei candidata?” le avevano chiesto dei colleghi con un sorriso ambiguo. Il sottotesto diceva “Ma davvero pensi che qualcuno ti voterà?”

Una donna che voleva rappresentare degli uomini. Cosa mai le era saltato in mente?

Maria Grazia al lavoro.

Modena scorre fuori dai finestrini. E’ una giornata grigia, gli alberi nei campi sono spogli, un brivido di freddo la scuote, accende l’aria calda e poi lo stereo.  Canta insieme ai Negramaro. “E resto qui sul filo di un rasoio ad asciugar parole che oggi ho steso e mai dirò”, lei, da una vita in cerca di equilibrio.

Le due anime di Maria Grazia.
Sole e luna. Fragilità e forza.

Modena è la sua città di adozione. Vi è giunta a ventidue anni, in fuga da Giarre, un piccolo paese ai piedi dell’Etna, dove si sentiva la nota stonata del pentagramma, quella con le lentiggini e i capelli rossi in un mondo di chiome scure, quella con la famiglia incasinata, sempre sulla bocca di tutti. Sembrava dovesse scusarsi con il mondo per esserci. Aveva lasciato Giarre per lasciare dietro di sé la persona che altri avevano disegnato per lei. Voleva essere se stessa e Modena era il futuro. Non le importava dormire per sei mesi in un campeggio, svegliarsi alle tre del mattino per andare a lavorare nei campi, era libera di costruirsi, di immaginarsi, lontano dallo sguardo di chi pensava di sapere tutto di lei.

Ora, ha circa quaranta minuti per fare la spesa prima che Gabriele esca da scuola.

Negli anni, con maestria, ha organizzato la giornata intorno alle esigenze di suo figlio. La quotidianità è fatta di loro due, non può permettersi di lasciare nulla al caso.

Maria Grazia con suo figlio Gabriele, 12 anni.

Ferma la macchina fuori dal supermercato, getta uno sguardo di sfuggita sul cellulare, ma Pino non ha mandato alcun messaggio. Prende un carrello, le ruote faticano a scivolare sull’asfalto, la porta scorrevole si apre silenziosa e lei entra.

La filodiffusione ricorda le offerte del tre per due nella fantastica settimana di promozione. Maria Grazia sistema nel carrello un pacco di biscotti per Gabriele, mentre, con prepotenza, la voce di Laura, una collega magazziniera, si insinua tra i suoi pensieri. “Ti sei candidata? Ma pensa a tuo figlio! Che t’ immischi con la politica?” ha cercato di dissuaderla Laura, ricordandole le tante ore di lavoro e il peso di allevare da sola un figlio.

Maria Grazia, invece, ha deciso di candidarsi proprio per suo figlio, per mostrargli che se le cose non vanno bene non puoi rimanere a guardare, non puoi affidarti ad altri di cui non hai stima, devi muoverti tu. In prima persona. E ora, mentre sceglie un tubo di dentifricio tra decine di scatole simili, pensa alle sue ventiquattro colleghe. Una fabbrica di duecentocinquanta operai di cui solo venticinque donne. Il punto è che una donna agli occhi di un capo porta con sé problemi: si assenta con più facilità, vuoi per le mestruazioni, vuoi per le gravidanze, e poi non è mai al cento per cento con la testa sul lavoro, se un figlio la chiama al telefono, lei è persa, subito assente. Quante volte le era capitato di ascoltare questi discorsi farciti di pregiudizio? Quante volte era andata al lavoro, pur non stando bene, per non far parlare di sé?  Le capitava di assistere a delle ingiustizie: i colleghi retti nei loro comportamenti faticavano a emergere, vinceva sugli altri lo scaltro, il chiacchierone, quello che amava seminare discordia.

Lei era stanca delle discussioni nei corridoi.

Tutti si lamentavano e poi al momento dell’assemblea nessuno parlava. Se qualcuno avesse contestato e qualcun altro si fosse sommato nella protesta e uno più uno fa due, che poi si diventa in tre e poi in quattro, ecco! In questo modo qualcosa sarebbe cambiato, proprio lì, in un’assemblea sindacale che era il luogo deputato per il confronto, non nei corridoi.

Maria Grazia sosta in corsia, di fronte a un gigantesco tre per due di pacchi di pasta. Si guarda intorno, infila la mano nella borsa, prende un biglietto e lo lascia al posto del mezzo chilo di pasta che sistema nel carrello. Sorride tra sé, immaginando il volto dell’uomo o della donna che troveranno il biglietto. Sopra c’è scritto “Pensa come un protone: tutto al positivo!”

Sono anni che Maria Grazia semina pensieri di amore al mondo

Il primo lo aveva lasciato nella credenza della signora Teresa quando era una ragazzina. Per guadagnare qualche soldo, dopo scuola, andava a casa sua per aiutarla nelle faccende. Era una donna gentile con lei, così un giorno Maria Grazia mise, sotto il barattolo del caffè, il suo primo biglietto. “Quello che fai ti rende speciale! Io non lo dimenticherò mai” c’era scritto in bella calligrafia. L’indomani Teresa si svegliò, prese il barattolo del caffè e trovò, con sua grande sorpresa, il biglietto. Teresa le telefonò emozionata per ringraziarla e Maria Grazia rimase stupita che un piccolo gesto potesse regalare tanta gioia. Da allora Maria Grazia seminava biglietti ovunque e nella sua macchina c’era sempre un pacchetto di gessi colorati perché anche una scritta sul marciapiede può incoraggiare qualcuno.

La postazione dove lavora Maria Grazia.
I suoi messaggi motivazionali sono ovunque lei passi.

Finalmente torna in macchina, poggia le buste della spesa sul sedile posteriore. Accende lo stereo e parte.

La telefonata di Pino arriva mentre Gabriele esce da scuola. Lui si sofferma a parlare con dei compagni, le mani sulle bretelle dello zaino e lei ascolta Pino. “Hai vinto! Sei arrivata seconda, con quarantacinque voti, a soli quattro punti dal primo.”

I risultati dello scrutinio: Maria Grazia è rappresentante sindacale.

“Non è vero!” risponde lei incredula, ma un attimo dopo le arriva una fotografia sul cellulare. I dati dello scrutinio. Ha vinto davvero. Quarantacinque persone hanno scelto lei per essere rappresentati di fronte al loro datore di lavoro. Non era mai accaduto prima. Che una donna si candidasse RSU nel reparto officina della fabbrica, che una donna vincesse.

“E’ successo qualcosa di bello, mamma?” le chiede Gabriele ora davanti a lei.

Qualcosa di bello.

E lei di colpo lo vede.

La ragazzina dai capelli rossi, scappata da una famiglia instabile, dal suo paese e anni dopo da un uomo violento, era la stessa che aveva trovato la forza per denunciarlo quell’uomo, la stessa che piangeva di fronte a un tramonto e seminava messaggi di amore, certa che tutti abbiano bisogno di carezze.

Per la prima volta si sente completa. Per la prima volta si vede bella.

Ecco. La vittoria, ora, è di quella lì. Di quella donna che ha saputo ricostruirsi perché anche il dolore più grande le è servito per salvarsi. Ha usato tutto di sé. Non ha buttato nulla.  La donna che non si è lasciata piegare dalle offese, dalle prepotenze, persino dalle botte, ora ha vinto per tutte le donne che non si sono mai arrese. Tanto salda che altre persone decidono di farsi rappresentare da lei.

Guarda suo figlio. Un giorno sarà un uomo anche lui. Vuole che sia un uomo rispettoso, che non abbia bisogno di dominare per sentirsi forte.

“E’ successo che ho vinto, amore mio. Posso essere la voce di chi non parlava.”

Lei, la nota stonata del pentagramma, potrà scrivere la sua ballata.

La bellezza di un sorriso condiviso.

Ringrazio Maria Grazia Nicotra per avermi donato questo racconto di vita.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e scrittrice Catia Proietti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, vive a Roma, con marito, figli, due tartarughe e un cane in affido congiunto con dei buoni vicini. Scrive libri per ragazzi, cura la collana Extraordinario della casa editrice Albero delle Matite ed è responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride. Da anni organizza incontri per la promozione della lettura da un anno di vita e collabora con le realtà territoriali per una cultura libera da pregiudizi. Se hai una storia, una domanda, una riflessione che vuoi condividere con lei scrivile a proietti.catia@libero.it, oppure contattala sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/catiaproiettiautrice . Instagram catia_proietti_