#DilloaCurvyPride intervista all’autore SERGIO CASONI

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: SERGIO autore del racconto. “Ciao Mamma

Breve descrizione personale: Sono Sergio Casoni e vivo nel cuore dell’Umbria a Foligno detta anche “lu centro de lu munnu”. I miei gusti letterari spaziano da John Grisham a Shakespeare, da Agatha Christie a Enrico Brizzi, da Diego Cugia a Ernest Hemingway, ma ho un debole per il genere horror; per me Stephen King è ineguagliabile. Quattro anni dopo il matrimonio mia moglie ha dato alla luce una splendida bambina e questo mi ha spronato a terminare La realtà di un sogno il mio primo romanzo, iniziato quando ero ancora un ragazzo e per anni rimasto nel cassetto delle cose da finire. Venne pubblicato nel 2008 dalla Giraldi Editore che lo presentò alla Fiera del libro di Torino lo stesso anno. Le avventure di Maria e Milo, il mio secondo romanzo, iniziato per gioco, è stato scritto insieme alla primo genita, una storia inventata con lei e per lei. Lacerazioni è stata una bellissima esperienza, nata per caso, scritta a quattro mani con Iris Dark, una ragazza conosciuta sui social con cui è nata una bellissima amicizia. Voglioso di sperimentare nuove cose, nel 2019, ho scritto un racconto sul bullismo da cui ho tratto la sceneggiatura del cortometraggio Credevo fossimo amici e di cui ho curato anche il montaggio.  Sempre nel 2019 è stato pubblicato dalla Giraldi Editore un racconto breve nell’antologia Bobine, curata da Silvia Fraccaro; per me è stata l’occasione di ricominciare a scrivere, una passione che avevo a lungo abbandonato. Quell’esperienza mi ha dato l’opportunità di scrivere un nuovo racconto che l’Associazione Curvy Pride ha pubblicato nell’antologia Dillo a Curvy Pride a cura di Antonella Simona D’Aurelio.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Il tema trattato, le paure, le ansie e i drammi che molte persone vivono quotidianamente nella solitudine e nell’indifferenza di una società proiettata solo all’apparire e che mette al primo posto: l’Io.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? La storia che ho raccontato non è accaduta a me personalmente, ma ad una persona molto cara, cresciuta senza l’amore di una madre e che si è trovata ad attraversare l’inferno dell’anoressia, prima e della bulimia poi; piaghe che ancora oggi non riusciamo a debellare.

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Di riuscire a sensibilizzare il cuore delle persone, a fargli capire che le cose più importanti non sono quelle materiali, ma la riscoperta dei valori, della famiglia e il vivere in armonia con ciò che ci circonda e soprattutto con sé stessi.

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa? Ho toccato con mano la realtà di altre persone che hanno voluto raccontare storie personali e ho percepito la voglia di uscire dall’ombra e far sapere a chi ancora non ci è riuscito che non è e non sarà mai solo. Un’amabile realtà.

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Per non sentirsi soli e tener viva la speranza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Leggere, scrivere e vivere nel migliore dei modi la vita che ogni giorno mi viene concessa di vivere.

Cosa ti rende felice? Quella cosa che possiamo trovare solo dentro di noi: la serenità.

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… Ci credi e si ti piace farla.”

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

COMINCIO DA ME

Sono stata una quattrocchi sparapidocchi”.

Avevo dieci anni, la tendenza a insaccare il collo nelle spalle e occhiali troppo grandi per il mio volto.

Io e i miei occhialoni a 12 anni.

Se sei stata una “quattrocchi sparapidocchi” ti rimane dentro un’anima incerta. Ogni giorno della tua vita dovrai confrontarti con il pregiudizio più grande: quello che rivolgerai a te stessa.

Non sarai mai all’altezza. Ti sentirai inadeguata. Ti sentirai diversa.

Ma diversa perché in fondo? Perché hai gli occhiali? Sei grassa? Sei nera? Balbetti?

Diversa da chi?

Quando siamo bambini attraverso l’insiemistica ci vengono insegnate le basi della matematica: cerchia con un pennarello rosso tutti gli animali, tutti gli oggetti colorati di bleu, tutte le farfalle con le ali verdi. L’oggetto incongruente viene lasciato fuori. Ma questo non è possibile con gli esseri umani in quanto non esiste un parametro oggettivo di misurazione.

Ciò che percepiamo come diverso, quando parliamo di persone, è un dato del tutto soggettivo e per questo sfugge alla logica, alla ragione e diventa quindi una valutazione pericolosa.

Io a 10 anni. La ginnastica posturale non è servita a molto, ancora oggi ho questo atteggiamento scoliotico.

E’ percepito come diverso un ragazzo rumeno in un gruppo di ragazzi italiani o un uomo di colore all’interno di una comunità di bianchi. Ma ecco che un ragazzo italiano partecipa a un progetto Erasmus in Romania, un uomo bianco trova lavoro in Kenya, e la percezione si stravolge, la diversità si evidenzia come un semplice punto di vista.

Il prezzo che l’uomo paga per questa distorsione di veduta è alto.

Ogni etichetta, attribuita a un individuo da un singolo o da un gruppo, viola il diritto di essere se stessi. Obbliga al conformismo, crea esseri monchi e infelici.

La cultura dominante crea dei modelli a cui gli individui fanno riferimento. Su questo dobbiamo interrogarci. Quali sono i modelli che la nostra cultura propone? Non parlo solo di canoni estetici, ma anche di un certo modo di parlare, di relazionarci all’altro. Oggi ha grande visibilità mediatica il ragazzo furbo, dall’atteggiamento provocatorio e scaltro, rimbalzano sui telefonini video di improbabili celebrità che stupiscono per la loro arroganza. Con facilità si diventa vittime di discriminazione, di pubbliche offese sui social-media, basta una fotografia, una frase, un’opinione fuori dal coro per essere attaccati in modo spietato.

Liceo Righi, con i ragazzi dell’associazione Boncompagni, un timbro per ricordarci di “Non fermarci all’etichetta.” Sei grasso. Sei una che la dà facile. Sei timido. Tu non sei l’etichetta che ti hanno dato.

Ma ognuno di noi ha un ruolo in tutto questo. Anche quando si pone come semplice spettatore e non interviene in difesa di chi subisce la prepotenza.

Noi possiamo scegliere il nostro agire e trasformare l’energia che si muove tra le persone. Ed ecco allora che la rivalità può divenire cooperazione e il conflitto mutare nella comune risoluzione di un problema.

Esercitiamoci a divenire “esploratori di emozioni”, non giudici, come suggerisce Emma Baugmaster, psicologa sociale dello sviluppo e della ricerca educativa.

Ogni volta che siamo di fronte a una persona per noi nuova, chiediamoci “Con quale atteggiamento mi sto avvicinando a questa persona?” In questo modo alleniamo il nostro pensiero a un atteggiamento di curiosità, come farebbe un buon esploratore, e cominciamo a considerare le emozioni degli individui come informazioni sul loro modo di essere, non come degli “errori”.

Spogliandoci della toga da giudice, impariamo a guardare oltre.

Con Sotto-Sopra Movimento Giovani per Save The Children, evento “UP-PREZZAMI, NON FERMARTI ALL’ETICHETTA”.

Oltre gli occhiali di quella bambina soprannominata “quattrocchi sparapidocchi”,c’era una grande passione per la lettura. Tanto grande da farla nascondere a leggere, sotto le coperte, fino a tardi, quando il libro le cadeva sul volto svegliandola di soprassalto. Tanto grande da farle scegliere come regalo di compleanno dei libri perché nulla poteva essere altrettanto prezioso.

Ho impiegato anni per volere bene a quella bambina. Ero arrabbiata con lei, per quella sua incapacità di rispondere a tono all’offesa, per quel battito cardiaco fuori controllo ogni volta che doveva mostrarsi. Ma le emozioni non sono permanenti, la realtà è per sua natura mutevole, così a un certo punto l’ho guardata negli occhi, l’ho presa per mano, le ho chiesto di aiutarmi a dire al mondo quello che mi soffocava.  

La mia “quattrocchi sparapidocchi” mi ha regalato il sogno di un mondo in cui le persone siano libere di essere ciò che sono, ma non posso realizzarlo da sola.

Questa rubrica nasce per interrogarci, per metterci in discussione e lasciare che le radici di questo sogno si aggrappino salde alla terra. Perché, vedete, è un errore pensare al sogno come qualcosa di evanescente, è piuttosto una dimensione legata al fare, al mondo di realtà. Il sogno si costruisce, giorno dopo giorno, con grande fatica.

“Ma tu ci credi davvero che le cose possano cambiare? Che le persone possano cambiare?” mi chiedono i ragazzi che incontro nelle scuole e, dietro l’ironia di chi non crede ai miracoli, colgo un lampo di speranza. Allora sorrido.

Certo che ci credo.

Io ci credo e comincio da me.

Con Curvy Pride: per il diritto di essere se stessi.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e scrittrice Catia Proietti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, vive a Roma, con marito, figli, due tartarughe e un cane in affido congiunto con dei buoni vicini. Scrive libri per ragazzi, cura la collana Extraordinario della casa editrice Albero delle Matite ed è responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride. Da anni organizza incontri per la promozione della lettura da un anno di vita e collabora con le realtà territoriali per una cultura libera da pregiudizi. Se hai una storia, una domanda, una riflessione che vuoi condividere con lei scrivile a proietti.catia@libero.it, oppure contattala sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/catiaproiettiautrice . Instagram catia_proietti_

REMOTE SHOOTING: UNA NUOVA FRONTIERA (PARTE 1)

Oggi vi racconto la mia esperienza con il remote shooting, ovvero il servizio fotografico da remoto attraverso una webcam, un tablet, uno smartphone che ci connette con il fotografo o fotoamatore che sta dall’altra parte.

Di certo può sembrare una modalità limitante e per certi versi lo è, ma per molti fotografi e modelle è anche la possibilità di continuare a lavorare durante la pandemia, o di scattare con fotografi situati in luoghi lontani da raggiungere e di ampliare così il nostro portfolio.
In Italia non se ne parla ancora molto, ma all’estero è già molto usata.

Vi racconto la mia esperienza in prima persona.
Durante la quarantena seguivo la pagina Instagram The Curvy Zone, pagina americana dedicata alla fotografia di curvy e non solo.
Questa pagina mi ha colpito subito perché a differenza di altre non raffigurava solo le curvy in pose sensuali e provocanti bensì in abiti quotidiani e da lavoro. Ogni foto era accompagnata dall’intervista alla modella e le venivano alternate da frasi positive e motivazionali.
Sono entrata in contatto con il gestore della pagina, Neil Adams, che ho scoperto essere anche fotografo e autore di tutte le foto pubblicate, e ci siamo scambiati opinioni e punti di vista sulle differenze tra essere curvy in Italia e negli USA.

La differenza è abissale: negli USA le donne curvy sono amate ed apprezzate non solo per la loro carica sensuale ed erotica ma anche, e soprattutto, per il loro empowerment e per la loro consapevolezza. In Italia nella maggior parte dei casi le curvy sono viste in due modi: o come donne “poco sane e pigre perché il sovrappeso fa male alla salute” (ma noi di Curvy Pride sappiamo bene che non è così e stiamo cercando, insieme a voi, di combattere questo pregiudizio) o come “sogno proibito” dei maschietti italiani.

Come fotomodella curvy mi arrivano molte richieste di collaborazione, la maggior parte, purtroppo, ha secondi fini o chiede di fare scatti troppo audaci finalizzati non tanto alla fotografia artistica, quanto al sollazzo degli amanti delle curvy.
Fortunatamente ho potuto collaborare con diversi fotografi e fotoamatori che si sono comportati in modo serio e professionale.
Se siete aspiranti modelle curvy, non abbiate paura di chiedere informazioni sul tipo di servizio fotografico e non cedete alle pressioni se non vi sentite a vostro agio con la richiesta: un fotografo professionale è sempre rispettoso della modella.

La prima foto del servizio fotografico da remoto con Neil Adams, qui si nota l’illuminazione artificiale e lo sfondo casereccio creato a partire da un lenzuolo bianco!
@thecurvyzone

Tornando al discorso del remote shooting, sono sempre stata molto diffidente in quanto pensavo di poter incappare in malintenzionati, ho rifiutato diverse proposte da fotografi che si sono proposti in modo ambiguo.
Neil, al contrario, mi ha fatta subito sentire a mio agio e mi ha fatto sperimentare la famosa professionalità ed organizzazione statunitense. Io, in questo caso, rappresentavo l’intraprendenza italiana di una persona che, priva di attrezzatura fotografica professionale, doveva inventarsi soluzioni rocambolesche (Leonardo Da Vinci sarebbe fiero di me). Il nastro adesivo è diventato il mio miglior alleato per posizionare il tablet nei modi più disparati.


Per questo primo servizio abbiamo utilizzato il programma FaceTime: durante la videochiamata il fotografo dà alla modella le indicazioni sull’inclinazione dello smartphone (o tablet) e sulla posa da assumere, e scatta la foto durante la videochiamata. L’immagine viene salvata come scatto, e non come semplice screenshot, nel device del fotografo.
La qualità è abbastanza alta, naturalmente la foto risulta un po’ pixellata perchè dopotutto stiamo usando una connessione internet. Sarà quindi necessario un lavoro di postproduzione da parte del fotografo per rimuovere i pixel (con Photoshop o simile).
La qualità fotografica è più che adeguata per una foto da pubblicare su Instagram, ma non è qualità di stampa.

Una delle mie foto preferite del primo remote shooting di Neil Adams, abbiamo sfruttato il più possibile la luce naturale della finestra. @thecurvyzone

Durante l’estate ho potuto nuovamente lavorare con fotografi dal vivo, ma non appena le restrizioni per il Covid sono tornate a farsi sentire ho preso nuovamente in considerazione il remote shooting. Nel frattempo Neil mi aveva chiesto se sarebbe stato possibile fare delle foto in abito da sposa, in quanto il settore “matrimonio” era un suo target.
Neil mi ha inoltre proposto di utilizzare il programma Clos, in quanto le foto sarebbero state di qualità migliore rispetto a quelle scattate con FaceTime la volta precedente.
Il matrimonio è uno dei giorni più importanti per una donna, quindi anche se non mi sarei sposata sul serio volevo fare le cose in grande e con tutti i crismi. Ho potuto contare sulla collaborazione di diversi professionisti, entusiasti di prender parte al nostro progetto oltre oceano: Sposa Curvy mi ha prestato un abito da sposa (mi sono letteralmente commossa quando ho aperto la scatola), il mio parrucchiere mi ha acconciata da sposa nonostante il capello corto, una Mua è venuta a casa mia dotata di tutti di dispositivi di sicurezza necessari, ed una serra della mia zona mi ha confezionato un piccolo boquet a tema con l’abito.
Da parte mia l’organizzazione per coordinare tutto è andata avanti per circa due settimane, il fotografo ed io abbiamo anche fatto alcune prove luce ed abbiamo testato Clos.
Un vantaggio di questa app è che può essere utilizzata sia con i devices Apple che con il sistema Android.
Puntuali, il 3 Dicembre alle 14.30 ora italiana (8.30 negli USA) abbiamo iniziato a scattare. Sono risultate la bellezza di 890 foto! Vista la quantità esorbitante di immagini, le foto finite non sono ancora pronte ma vi mando un’anteprima. Il fotografo ha urlato “WOW” quando ha aperto i files. Il risultato e la qualità di Clos, rispetto a FaceTime, erano spettacolari.

Anteprima del fantastico servizio fotografico da remoto “da sposa” di Neil Adams. Queste sono le foto grezze, così come sono risultate dagli scatti con Clos. Le foto vengono poi elaborate dal fotografo con un programma di grafica per togliere eventuali pixel o imperfezioni e per regolare la luminosità.
Ci tengo a ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questo progetto:
La MUA Rosita Ros, che vedete all’opera in foto, in perfetta osservanza delle normative Covid @rosita_make_up
Sposa Curvy per l’abito da sogno @sposacurvy
Il team parrucchieri TagliatiXilSuccesso di Marco Amistani @amistanimarco
Florgarden Bet per il boquet – Florgarden Bet su Facebook.

Arrivati questo punto, il povero Neil era giustamente stufo di fotografare sempre la stessa modella, per quanto simpatica! 😉
Ho ringraziato il bravissimo Neil, e in attesa degli scatti finiti ho iniziato altre collaborazioni via remoto con Emanuele ( in arte Hellroy Castle ) ed altri fotografi italiani ed esteri.

Ultimiamo questo articolo con alcuni scatti stile fetish di Hellroy Castle!
Non avrei mai pensato di scattare in stile fetish, invece ho scoperto che è un mondo dalle molte sfumature, non per forza estreme o volgari.
Il bello del remote shooting è anche il fatto di scattare a casa propria, in completa sicurezza, senza temere di trovarsi in situazioni imbarazzanti con un fotografo che non si conosce bene.
La modella ha il pieno controllo di outfit, pose, tempistiche, si può quindi sperimentare anche con degli stili nuovi in completa tranquillità.
Per essere ancora più tranquille, vi consigio di utilizzare Clos e di creare una “stanza” (room), da questa stanza inviate il link al fotografo. In questo modo tutti gli scatti verranno salvati esclusivamente sul vostro device.
Controllate di avere abbastanza memoria a disposizione prima di iniziare lo shooting, per non rischiare di perdere tutto il lavoro, e fate subito un backup su Drive.
Il fotografo avrà in questo modo solo le foto che voi gli invierete, senza paura che possa condividere scatti imbarazzanti che non avete approvato.
A tal proposito vi invito sempre a scaricare e compilare la LIBERATORIA FOTOGRAFICA che andrà da voi compilata e controfirmata dal fotografo. Trovate il file PDF sul web e potete eventualmente aggiungerci delle clausole.

Foto da remoto di Hellroy Castle @hellroy_castle
Foto scattate con FaceTime.
Mi sono divertita un sacco durante questo shooting, ho fatto una serie di foto con cibo: fragole, marshmallows, liquirizie… Cosa c’è di meglio per una Curvy Model? Forse solo la pizza.
Se amate la musica anni ’90 forse riconoscerete un tributo all’album Enema of the State dei Blink 182.


Ora che vi siete fatti un’idea di come funziona uno shooting da remoto, aspettate il mio prossimo articolo dove vi svelerò alcuni trucchi e condividerò il mio pensiero in merito a questa modalità fotografica.
A presto!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
Butta la bilancia e fa tesoro di tutte le informazioni, le ricette ed i trucchi wellness appresi.
L’importante è stare bene, BEAUTY AND HEALTH HAVE NO SIZE-
Bellezza e salute non hanno taglia


#DilloaCurvyPride intervista all’autrice SILVIA CORRADIN

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: SILVIA autrice del racconto “Un mondo a parte”

Breve descrizione personale  Ciao a tutti sono Silvia Corradin ho 46 anni di Bologna sono una persona solare e che crede sempre che il meglio deve ancora venire, mi piacciono le sfide e provo sempre a cimentarvi in cose nuove. La vita me ne ha messe davanti parecchie di sfide ma anche se ho avuto momenti di sconforto mi sono sempre rialzata più forte di prima…come a 39 anni quando ho partecipato al primo casting per curvy indetto proprio da Curvypride…chi l’avrebbe detto dove sarei arrivata. Ma andiamo con ordine.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? La motivazione che mi ha spinto ha partecipare è stata dettata dal fatto di provare questa esperienza ma soprattutto mi ricordavo che un racconto io lo avevo già scritto a 16 anni ,nel periodo buio della mia vita, e che la mia prima fan (mia Mamma) mi aveva detto di cercare di pubblicarlo…ed ora eccomi qui grazieee a voi!

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto?  Il tema del mio racconto è legato alla mia vita, ai fatti del mio passato che hanno incredibilmente modificato il mio essere…amare il cibo per dimenticare le sofferenze di una madre malata mi ha spinto a ingrassare e…beh non posso raccontarvelo dovete leggerlo!!!

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Spero di trasmettere tanta speranza,la speranza di farcela sempre qualsiasi cosa capiti e provarci sempre,non arrendersi mai!

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa? In realtà ho scoperto che scrivere è proprio una vera valvola di sfogo…ti fa uscire il tuo vero io…e ti apre la mente…lo consiglio provateci!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?Nel futuro mi aspetto grandi cose ( Covid permettendo!)…perché ogni giorno può succedere qualcosa di sorprendente come quel giorno che venni scelta da Luciano Ligabue per partecipare al suo film Made in Italy come attrice…quindi chissà cosa può succedere ancora…magari scriverò un libro tutto mio! L’importante è metterci il cuore in tutto ciò che si fa proprio come l’associazione Curvy Pride che ha sempre grandi progetti per tutti noi!

Cosa ti rende felice? . Cosa mi rende felice? uhmmm direi sentirmi felice, trasmetterla agli altri e essere amata per quello che sono ,senza se e senza ma, con la consapevolezza di essere quella che sono.

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… .se ci credi veramente!”

Credetemi tutto è possibile ma credete prima di tutto in voi stesse e amatevi tanto!
Con amore Silvia

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

PASSATO, PRESENTE, FUTURO.

Come ti senti quando guardi una tua immagine del passato? Per esempio una foto di quando eri piccola/o. Quanti sentimenti esplodono contemporaneamente? Malinconia, rabbia, gioia, nostalgia, amore, stupore… Ma sono emozioni e sentimenti che proviamo in base a ciò che ricordiamo oppure rivedendo l’immagine potrebbe riaffiorare altro? Siamo sicuri che quello che vediamo nella nostra mente sia poi con certezza quello che il fermo immagine di quel periodo potrebbe rivelarci ancora? Io ho deciso di percorrere questa staffetta temporale e scoperchiare il vado di pandora delle emozioni.

Alcune frasi dovrebbero diventare uno stile di vita.

Qualche mese fa mio padre mi ha portato una serie di DVD, dicendo che erano tutti i filmini fatti quando ero piccola. Non ci potevo credere. Inizialmente ero convinta che fossero delle riprese così, pezzetti di vita assemblati in un qualche modo e raccolti nei DVD per non perderli. Ma quando ho iniziato a guardare, l’emozione ha letteralmente preso il sopravvento. Accidenti, quella ero io. Avevo dimenticato di essere stata piccola, avevo dimenticato quella parte della mia vita, eppure è stata bellissima. Il mio sorriso la faceva letteralmente da padrone. Non esistevano colori della pelle o adozioni o diversità di altro genere, esistevo solo io e la vita che mi era stata regalata. Ero felice, ero spensierata, ero desiderosa di scoprire il mondo. Quello che stavo vivendo  in quegli anni, mi piaceva e ne avevo le prove. Improvvisamente i profumi, i rumori e le sensazioni si erano concretizzati dentro di me. La voce di mia madre, la risata di mio padre, la mia cameretta, i miei giochi e le vacanze al mare; era tutto lì. Stavo avendo la possibilità di tornare indietro nel tempo.

Mentre mi osservavo però sentivo che qualcosa non funzionava, alcune scene le riguardavo attentamente, scrutandomi e studiandomi. Non mi facevo abbracciare da nessuno, non sentivo il bisogno di manifestazioni d’affetto particolari e non le cercavo. Rispodevo alle domande di mio padre sorridendo e consapevole del suo affetto nei miei confronti ma io non ricordo nessuna emozione di quel tipo. Mia madre mi chiamava ed era la vce più dolce del mondo, ma io non ricordo di aver provato qualcosa di particolare. Quindi mi chiedo, non lo ricordo o realmente non lo provavo? Mi è servito tanto per comprendere alcuni miei atteggiamenti del presente, alcuni miei pensieri. Sono convinta che rivedermi mi abbia fatto capire meglio cosa possa essere successo dentro di me fin dall’inizio. Oggi sono grande, sono madre e posso capire l’amore di un genitore verso un figlio, ma ancora mi è oscuro il contrario anche se so di volere ai miei genitori un bene assoluto. Manca qualcosa!

Ho infilato tutti quei ricordi in un cassetto remoto della mia vita, andando oltre. Ho deciso quindi di sfruttare questo viaggio a ritroso per conoscermi ancora un pochino. Volevo rimettere insieme i pezzi e scavare per trovare qualcos’altro di interessante che mi riguardasse. La mia personale terapia d’urto per i momenti di totale sconforto e confusione.

Passiamo tantissimo tempo ad occuparci del presente, improntati verso un futuro radioso e positivo. Programmiamo, decidiamo, disfiamo e ricominciamo tutto da capo oggi per migliorare il domani. E’ vero, oggettivamente il passato non s può cambiare quindi che senso ha ritornarci sopra? Ma la domanda vera è: come può il passato essere di aiuto per il presente o per il futuro? e ancora, come posso servirmi delle immagini per capire qualcosa di me? Molto spesso le persone guardano una mia foto di quando ero piccola e dicono: “Vale, non sei cambiata per niente!!” Ma com’è possibile? Indubbiamente alcuni dei tratti somatici saranno invariati ma a volte mi sembra di aver vissuto parecchio di più dei miei 36 anni e non mi spiego come sul mio viso non sia presente tutto questo (al di là dell’ invecchiamento temporale) o come non si percepisca. La verità è che ciò che abbiamo vissuto davvero sta dentro di noi e tutte le emozioni e sensazioni possiamo ritrovarle scavando nell’anima e perchè no guardando qualche immagine. Forse dovremmo sederci, prenderci del tempo e farlo tutti.

CurvyPride ha una community fantastica su Facebook, un luogo protetto dove le persone possono esprimersi liberamente, dando libero sfogo ai propri pensieri, alle proprie emozioni. Così ho preso una mia foto e l’ho postata, lanciando una challenge e “sfidando” i membri a commentare con una loro foto, scrivendo l’anno. Devo dire che mi sono emozionata moltissimo cercando di immaginare tutte/e loro. Siamo stati piccoli anche noi e nel bene o nel male abbiamo vissuto cose che ci hanno portato ad essere ciò che siamo oggi.

“L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare a non avere più paura, questa è la metà ultima dell’uomo.” Cit. Italo Calvino
Grazie ai membri della community per aver contribuito alla realizzazione di questo collage.

Noi siamo tutto ciò che serve per capire che direzione prendere. Forse ci rivediamo nei nostri figli, forse ci rispecchiano in qualche frase dei nostri genitori o forse ricordiamo qualcosa tornando a casa da mamma e papà la domenica. Ma chi eravamo e cosa provavamo davvero lo ricordiamo? Io oggi faccio un sacco di video e di foto di tutto e tutti. Perchè? Non saprei ma… Fermare il tempo attraverso una foto o un video oggi, ci aiuterà domani?

CurvyPride Community on Facebook

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice FEDERICA ANNUNZIATA

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: FEDERICA autrice del racconto “La forza della rinascita”

Breve descrizione personale  Mi chiamo Federica e ho 23 anni. Nella vita ordinaria sono un impiegata amministrativa, ma nel tempo libero, oltre a viaggiare e fare shopping, creo contenuti per il mio canale Youtube e mi impegno nel campo bodypositive attraverso manifestazioni, sfilate e la mia pagina Instagram.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Poter raccontare la mia storia e il mio vissuto, mi ha aiutato a mettere nero su bianco le mie emozioni e un punto di fine alla vecchia me. Da cui anche il titolo del mio racconto ovvero “la forza della rinascita”. Ora c’è la versione 2.0 di Federica, in continua evoluzione e cambiamento, distante dal passato e più consapevole.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? Fondamentalmente sono 3: Bodyshaming, la forza dell’amore e il cambiamento. Tutti intrecciati. Quando passi certe situazioni è difficile credere nell amore. Pensi sempre che a te non capiterà mai ma è proprio nel momento più assurdo ed inaspettato che succede.

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? A chi leggerà il mio racconto, mi auguro di infondere sicurezza e determinazione. Volere è potere quindi con tanta determinazione si può uscire da qualunque spiacevole situazione e cambiare.  Dedicarsi del tempo, cercare nuove passioni/hobby ma soprattutto uscire dalla propria confort zone stimolano adrenalina che ci da una scarica di energia positiva e ci fa sentire invincibili e felici. 

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa?  Scrivere è stata una liberazione. Non ho mai avuto il coraggio di raccontare questa parte di me a nessuno se non a una psicologa per paura di essere giudicata. Preferisco mostrarmi per ciò che sono senza dare il peso del mio passato alle persone che incontro. Spiegare le proprie emozioni alle persone a noi vicine ci fa sentire “vulnerabili” e si ha la paura di non essere capiti. Molte volte preferisco scrivere i miei pensieri e le mie emozioni e custodirli gelosamente per me. Questo racconto per me ha rappresentato una sorta di “diario segreto” da condividere con il mondo intero. Sia il mio ragazzo che la mia migliore amica sapevano a grandi linee la mia storia, nulla di specifico. Appena hanno letto il racconto, a cui ho deciso di aggiungere una dedica speciale per loro, mi hanno fatto commuovere con le loro parole. Mi sono sentita libera da un macigno nascosto e hanno capito il perchè di alcuni miei atteggiamenti.

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Perchè ascoltando storie non solo si ha un punto di vista diverso dal proprio ma si stimolano sentimenti che spesso, la nostra vita frenetica, ci fa dimenticare, come la comprensione verso il prossimo, il rispetto e soprattutto la dignità. Ascoltare storie ci fa arricchire a livello umano. Io sono sempre stata affascinata dai racconti, soprattutto quelli di mio nonno, che è stato in guerra e ne ha passate tante. 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Creare contenuti che siano di aiuto e di ispirazione alle persone. Non lo faccio assolutamente per soldi, anche perchè fino ad ora non ho guadagnato un centesimo, ma lo faccio per far star bene le persone che cercano un motivo per andare avanti, per rialzarsi e soprattutto per lottare.  Inoltre leggere è la mia passione più grande sin da quando sono piccolina e un mio sogno nel cassetto è scrivere un libro , non sulla mia storia ma comunque che tratti di temi importanti. Chissà, magari il 2021 riserverà delle sorprese.

Cosa ti rende felice? Essere circondata dalla persone che amo e passare del tempo di qualità con loro è senza ombra di dubbio la cosa che mi rende più felice in assoluto. Ma i piccoli gesti sono quelli che apprezzo di più e che mi rendono molto felice. 

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… “credi in te stesso/a e nelle tue capacità”. Tutti noi abbiamo un talento. Magari ci vorrà del tempo per trovarlo ma bisogna sempre coltivare le proprie passioni e crederci. Sicuramente si troveranno delle porte chiuse lungo il cammino, ma con tenacia e determinazione tutto andrà per il verso giusto. Si sa no? si chiude una porta e si apre un portone. Credo che arrendendosi, si viva sempre con il rimorso di non essere andati avanti e di non averci provato fino in fondo e con il dubbio di come sarebbero andate le cose. Tre parole… CREDI, PROVA E VINCI.

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

IL POTERE DEL PERDONO

Il perdono.

Una parola spesso abusata o presa con leggerezza. Dietro al perdono invece si cela un enorme processo di accrescimento personale, di maturità, di percorso emotivo. Il perdono non è solo un dono per gli altri ma è terapeutico anche per se stessi 

Se cerchiamo il significato di perdono sul vocabolario troviamo la definizione:  compiere l’atto di concedere il dono della rinuncia alla rivendicazione del torto subito. Il perdono è dunque visto come una remissione concessa a chi ha commesso qualcosa che non avrebbe dovuto fare. 

Una remissione, mentre a mio parere il perdono è un gesto di grande coraggio, di forza, il perdono è una svolta affettiva di grande rilevanza e impatto psicologico rispetto al sentimento di vendetta o all’odio.

Spesso chi ha subito un grave torto, dopo la fase iniziale di profondo dolore, lascia che il tempo mitighi la sofferenza e “porti via tutto”. Quanto volte ci si è sentito dire lascia correre, dimentica?  Ma dimenticare, o meglio, archiviare è solo una consolazione temporanea ma non una soluzione.
Sappiamo bene come tutti quei “non detti” tutte le cose accumulate ed interiorizzate sfocino poi  con problemi di autostima, attacchi di panico, ansia, depressione.
Saper perdonare è pertanto terapeutico per se stessi, perché solo se si ama se stessi si riesce a comprendere l’altro e a perdonarlo. Significa saper riportare la quiete emotiva, sconvolta dal torto e dalla sofferenza provata da chi ci ha feriti.   
Per perdonare dunque, serve innanzitutto stima in se stessi. Ma quella non basta, serve anche empatia per capire cosa ha portato l’altro a farci un torto. La cattiveria gratuita spesso cela immaturità psicologica ed affettiva, a volte è un grido di aiuto. Comprendere l’altro ci rende non solo persone migliori, ma ci permette di aiutare anche colui che ha fatto un torto a conoscere una realtà diversa, priva di rancore, violenza, rabbia e piena di comprensione, gentilezza, pace.
  
Non c’è un momento giusto o sbagliato per perdonare. Ognuno ha i suoi tempi, anche in base alla gravità del torto subito. C’è un momento in cui scatterà il desiderio di porre fine ad un dolore che non ci appartiene più, con la consapevolezza che se questa è l’unica vita che dobbiamo vivere sia meglio lasciare amore e comprensione sul nostro cammino.  

Il perdono non sempre avviene davanti a chi ci ha fatto il torto, a volte è solo un processo interiore. Sicuramente, il confronto a viso aperto con l’altra parte è il tipo di perdono più potente perché porrà l’altro a farsi domande su quanto fatto e quanto donato.
 

Ho potuto tastare con mano il potere del perdono. Dopo anni di insicurezze nate dalle esperienze di bullismo a scuola presi la decisione di perdonare chi mi aveva fatto dei torti. La cosa sconvolgente, di come il cosmo ti ripaghi, è che una volta presa la decisione di perdonare chi mi bullizzava non sono neanche dovuta andare a cercarli. Per un caso fortuito del destino sono venuti loro da me, e hanno chiesto loro il mio perdono. Loro erano pronti a chiederlo ed io a darlo.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Calendario BeautifulCurvy 2021

Rieccoci con l’appuntamento tanto atteso di BeautifulCurvy.

Dato l’anno 2020 pieno di difficoltà è stato impossibile poter ideare in tutta tranquillità un casting in sicurezza per un nuovo calendario 2021 dedicato alla bellezza della donna in tutte le sue sfaccettature pertanto si è pensato a un “best of” delle varie edizioni.

12 Immagini diverse tra loro ma legate dall’importanza di portare avanti un progetto di valorizzazione della bellezza non stereotipata, ma naturale e senza ritocchi.

La scelta delle immagini è un racconto di vita: tra gli abbracci (che ci mancano in questo periodo storico della nostra vita), alla cucina (a cui abbiamo dedicato tempo stando in casa), al confronto con noi stesse e alle nostre particolarità estetiche, mettendoci in gioco, all’importanza dello sport e alla primavera di Botticelli come rinascita di un nuovo rigoglioso futuro.

Barbara Christman sottolinea: “Questo progetto di valorizzazione delle donne curvy e plussize, lo porto avanti da quasi un decennio ed è rivolto a sostenere le donne ad amarsi di più per accettarsi e valorizzarsi. Oggi giorno sembra quasi normale andare verso l’inclusione, visto che molti giornali puntano alla bodypositivity, la diversità dei corpi. Sono stata tra le prime in Italia a mostrare donne normali con le loro forme morbide, senza ritocchi per regalare benessere e accettazione. Ogni anno ho cercato attraverso un casting le donne più idonee per questo progetto rivolto ad aiutare altre donne. La bellezza sta negli occhi di chi guarda e ho scelto alcune ragazze che in seguito sono diventate modelle, influencer o semplicemente donne sicure di se e felici della loro vita”.

Per chi scopre ora il progetto invito a guardare i vari video di backstage qui ma ve ne inserisco uno dell’edizione passata. Sul sito e sui social Beautifulcurvy è possibile inoltre approfondire ulteriormente l’argomento oltre che a conoscere più da vicino le modelle icone del calendario.

L’Associazione CURVY PRIDE – APS sostiene fin dall’inizio il progetto di Beautifulcurvy perché parlare di inclusione oltre che un diritto è un dovere!      

*************************************************************************************************

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Valentina Parenti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.


Valentina Parenti https://www.instagram.com/valentina_incolors/ sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale, per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

GIN TONIC: QUANDO LA TESTA DICE GIN MA IL CORPO GRIDA TONIC!

Sì avete capito bene, ho scritto GIN, non GYM

Siamo a gennaio ed è quel mese un po’ di transizione, quest’anno poi non parliamone! Usciamo da un anno incredibile per tante cose, soprattutto per la questione Covid-19.

Questo mese solitamente era dedicato a quegli stupidi sensi di colpa relativi alle abbuffate di dicembre, ai pensieri stressanti della dieta per superare la famigerata e altrettanto inutile “prova costume”, ma adesso? Non sappiamo nemmeno a quale colore apparteniamo: giallo, arancio, rosso, verde o bianco? Arriveremo mai al colore arcobaleno del “andrà tutto bene”?

Ci sarà la possibilità di vedere gli amici o i propri cari? Ci sarà la possibilità di uscire di casa?  Insomma, ci sarà la possibilità di non vivere nel terrore di questa pandemia? Lo spero vivamente!

Ci sentiamo svogliati e senza molti obiettivi e quindi la testa è un po’ nel caos, un po’ come bere un bicchierone di gin tonic! Quante volte ci siamo ritrovati a dire: “Adesso cosa faccio?” e poi abbiamo trovato qualcosa che ci faceva tornare a sorridere e a vivere.

Credits: web

È da febbraio 2020 che la nostra vita sociale è stata intaccata ma ovviamente la salute viene prima di tutto. Quanti pensieri abbiamo avuto relativamente alle cose passate che ci facevano soffrire e con che occhi le vediamo adesso? Quante nuove priorità abbiamo dato a noi stessi? Quante nuove realtà, grazie alla tecnologia, siamo riuscite/i a scovare?

È vero che siamo un po’ in balìa degli eventi, ma sappiate che ci possiamo sempre reinventare! Sicuramente ci saranno nuove esperienze dietro l’angolo e come ha detto la Sabrina Ferilli nazionale nel programma “C’è posta per te”, non guardare sempre e solo dritto nella vita, perché le cose belle arrivano a 360 gradi.

Bisogna cercare di mantenersi positivi sempre, anche quando tutto ci sembra negativo perché con la speranza e la volontà si va avanti!

Ecco perché il mio corpo grida “TONIC”! Nonostante io non sia più ossessionata dalla prova costume, non voglio farmi fregare da questo periodo da punto di domanda costante perché è importante sempre ricordarsi di noi stessi e soprattutto andare avanti ad amarsi!

Ci ho sempre tenuto al “non lasciarmi andare” perché ho fatto tanti sacrifici per raggiungere la serenità data dal mio equilibrio corporeo! Vado avanti tenendo botta con una sana alimentazione, con la mia attività fisica quotidiana, con il mio OM interiore e con la lettura che mi piaceva moltissimo, a cui non dedicavo più un minuto del mio tempo libero.

Voi cosa avete fatto in questo periodo per continuare ad amarvi e non dimenticarvi della vostra felicità?

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono all’associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato

infermiera, blogger, modella curvy.
Il mio motto di vita è SPQR : “SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE”
MAIL: fairylaura83@gmail.com

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice BARBARA BRAGHIN

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: BARBARA autrice del racconto “Nulla è facile ma i sogni si avverano. Basta crederci”

Breve descrizione personaleMi chiamo Barbara Braghin, ho 47 anni, sono veneta di Porto Viro in provincia di Rovigo. Sono una giornalista, una blogger, e una modella curvy. Scrivo per3 testate. Due quotidiani, uno nazionale “La Discussione” e uno locale “La Voce di Rovigo”, e un settimanale “Nuova Scintilla”. Inoltre scrivo in diversi blog. Uno è “Scelta di Peso”, uno è “Il Blog di Barbara Braghin”, uno è “Barbara Braghin curvy model”, uno è “Imprenditrici Venete”, e uno è “Curvy Pride”. Inoltre presento un programma televisivo a “Prima Free” che si intitola “Rumors & Paillettes”. Sono una fan di Madonna. La cosa che mi affascina più di tutti è la moda

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Volevo gridare al mondo intero che bisogna credere in sé stessi. Amarsi, e se c’è qualcosa che mi ci piace di noi stessi, di fare di tutto per rimediare. Dentro di me ho sempre voluto diventare una giornalista, una blogger e una modella curvy. E, nonostante la mia età, ce l’ho fatta. E’ questo il punto. Che i sogni non hanno tempo e non hanno età. Quindi, con la buona volontà si arriva ovunque. Poi mi piace scrivere. Aprire un libro, sfogliarlo, sentire l’odore della carta, leggere e condividere le emozioni tra autore e lettore è qualcosa di magico. Questa sono le motivazioni. 

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? L’adolescenza con il busto ortopedico. Il mio vissuto nei villaggi turistici e a Roma. La mondanità e i personaggi di spicco. Le rivalità e il buio. L’aumento smisurato di peso. Il ritorno a casa. La mia professione al giornale e l’intervista a un chirurgo. Li il cambiamento con la chirurgia bariatrica e il trionfo nella mia vita. 

Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Forza, fede, fiducia.  

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa?  Ho letto il libro e mi sono “riletta”. E’ un libro che lascia il segno, che fa pensare. Perché dentro ci sono tante vite, tante emozioni, tante storie. Ognuna diversa dall’altra. E’ cambiato il mio modo di osservare e quindi apprezzo molto di più le storie delle autrici. Per me sono degli esempi di vita. 

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perché? Perché dagli altri si impara sempre, in ogni caso. Chiunque trasmette qualcosa. Emozioni, profumi, immagini, amore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sfilare nelle passerelle più importanti del mondo.

Cosa ti rende felice? Leggere, guadare album fotografici di qualche anno fa, guardare le foto nuove che ormai sono tutte nei social. Poi l’abbraccio dei miei gatti al mattino, e il buongiorno dei miei cani. La salute di tutta la famiglia. 

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… se ami quello che fa. Allora ti viene bene. “

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.