MI SONO FATTA BOCCIARE PER SFUGGIRE AI BULLI

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Quando anche l’insegnante ti deride per il tuo peso è la fine

Alle Superiori non andò meglio, parole come brutta, grassa e cicciona mi accompagnarono per un bel pezzo. Ricordo che una professoressa mi disse con fare acido una volta che mi ero assentata per un fine settimana spirituale: Non credo che il ritiro ti abbia fatto bene, visto che non ti sei ritirata neanche un po’!

L’insegnante dovrebbe essere esempio di inclusività, non la prima a bullizzare!

Ho capito che su chi è debole i ragazzi scaricano le loro paure -essere grassi, brutti, sfigati- e gli adulti scaricano le loro frustrazioni. Alla fine mi feci deliberatamente bocciare per non avere più in classe i miei aguzzini, con il risultato che la classe che venne l’anno dopo non mi accettò, ma almeno non mi prese di mira. Venni semplicemente ignorata e questo fu la cosa più vicina alla tranquillità che mi fu concessa, non era la felicità ma quanto meno la tregua”.

La disperazione mi ha accompagnata durante tutta l’adolescenza

Ecco un altro frammento della storia di Milla Luna, ragazza che, come tutti, non è perfetta. Leggere ciò che le disse la professoressa mi ha profondamente colpita. Com’è possibile che proprio l’insegnante, che dovrebbe essere l’adulto di riferimento, la persona che conosce, comprende e supporta i suoi allievi, sia la prima a deriderli? È un fatto gravissimo e temo sia più frequente di quanto si possa immaginare.

Come comportarsi? Cosa può fare un ragazzino di fronte ad un simile comportamento? Sicuramente la prima cosa è parlarne a casa, ma sappiamo che spesso non succede. Non tutti i ragazzi hanno un buon rapporto coi genitori, si vergognano, temono di essere giudicati anche dalla loro famiglia e temono, soprattutto, che una lamentela possa peggiorare la situazione, creando ripercussioni e ancora più problemi. Rimangono semplicemente lì, inermi di fronte al branco, chiudendosi sempre di più in loro stessi.

Genitori, ascoltate i vostri figli, ma per davvero.

La soluzione apparentemente più semplice sarebbe parlarne. A casa, A scuola, sui social. Attraverso tutti i canali di comunicazione esistenti. Insegnare ai nostri figli che siamo tutti diversi e che questa diversità è un dono. Accogliendoli per come sono, amandoli e ascoltandoli. Solo praticando l’accoglienza possiamo dare loro un esempio e una strada da seguire. Non diamo per scontato che DEVONO andare bene a scuola, che DEVONO eccellere negli sport, che DEVONO essere educati, ordinati, ubbidienti, che DEVONO pensarla come noi. Non sono replicanti, sono PERSONE.

Chiediamo ai nostri figli cosa pensano, cosa sognano, di cosa hanno paura e quali sono le loro speranze. Non ci limitiamo a insegnare loro a parlare, ma a comunicare. Dimostriamo ai ragazzi che vivere seguendo i propri valori non solo è possibile, è indispensabile.

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con il suo peso e con l’amore. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
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I LOOP DI AGATA – MIA ADORATA SOLITUDINE

Questo è il diario di Agata. Chi è Agata? Sono io, sei tu. È la tua migliore amica, tua sorella, la vicina di casa che canta mentre stende i panni. È la donna romantica che piange guardando un film, la guerriera che si sveglia presto per andare al lavoro e che si destreggia tra figli, famiglia e doveri. Agata convive con i suoi loop, invadentissime paranoie tutte femminili che la mettono spesso in difficoltà di fronte alle cose della vita. Adesso ha deciso di tenerne un Diario. Un bel Diario in cui scrivere tutto quello che le passa per la mente. Per scoprire se riesce a conoscersi un po’ di più, per condividere i suoi pensieri. Per se stessa, per te.

Caro Diario,

oggi parliamo di solitudine. Vorrei scrivere soltanto nella mia testa ciò che il mio cuore detta, ma temo che ascoltarmi troppo possa alla fine essere deleterio. Sono nella mia fase “by my self” . Mi spiego subito. Ho voglia di stare da sola, anche messaggiare è diventato pesante. I social? Ah, se solo potessi disfarmene! Ho sviluppato un’intolleranza verso il genere umano. Faccio proprio tanta fatica a comprendere, a tollerare e a giustificare certi comportamenti. La superficialità del non pesare ciò che si dice o si scrive mi lascia basita. Che siano offese o complimenti, vengono usate parole o frasi a sproposito senza prendere minimamente in considerazione il prossimo. Siamo tutti l’amore di tutti, siamo tutti i preferiti di tutti. Ti amo, ti adoro e sei meravigliosa/o come se non ci fosse un domani. Senza alcun nesso.

Non sono qui a dirti che vorrei cambiare il mondo perché sarebbe piuttosto presuntuoso da parte mia, ma vorrei tanto premere un pulsante ed essere su un’isola deserta e non sentire più niente. Unica postilla? Mi mancherebbero i miei figli! Penso che perderei completamente l’orientamento senza di loro. Sì, lo so, sono incoerente ma sono il legame più forte che ho e mi è davvero difficile separarmi da quei tre. La settimana scorsa sono stata via 2 giorni e mi mancava l’aria. Non vedevo l’ora di rivederli e di risentirmi di nuovo a casa. Lo ammetto, non mi era mai capitato. In tutta la mia esistenza non mi sono mai sentita a casa da nessuna parte, se non dove ci sono i miei figli. Loro mi tengono radicata qui, altrimenti il mio trolley ed io saremmo sempre in movimento. Spesso mi domando come sia possibile. Voglio dire, sono passata dal desiderare morbosamente l’attenzione di tutti al rendermi conto di poterne fare a meno. Il risultato è che ogni tot di tempo necessito di stare solo con me.

La mia pace è dentro di me! NON fuori.

Ho provato a spiegare questa mia esigenza ad un’amica. Lei pensa che io abbia questa necessità per raccontarmi che va tutto bene, ma io sono molto autocritica. Non mi racconto frottole. Credo semplicemente di aver perso troppo tempo a desiderare gli altri e quindi ora voglio me. Socializzo, interagisco e mi confronto. Ma fondamentalmente il momento migliore della giornata è quello in cui ho a che fare solo con me stessa. Una cosa che è mancata nella mia vita è sicuramente il non avere avuto periodi di solitudine. Nel senso buono del termine.

Il punto è che dopo la mia nascita sono stata abbandonata e per sopravvivere ho dovuto lottare da sola, sono emotivamente cresciuta da sola e continuo sempre emotivamente a viaggiare in solitaria. Nessuno sa chi sia davvero Agata. Mia madre mi ha sempre detto che io non sono una persona limpida. Ma non sono d’accordo. Io non voglio mancare di sincerità, fare del male o nascondermi, semplicemente non sono abituata ad aprirmi davvero. Il paradosso è che sono così perché ho collezionato una serie di cattive esperienze proprio con lei.

Con lei ho provato ad aprirmi quando venivo bullizzata, ottenendo come risposta che ero una visionaria. Ho provato a presentarle i miei fidanzati e a spiegarle come mi sentivo, ma lei ha risposto che si mettevano con me per i soldi o per una qualche malattia mentale. Perché? Per il mio aspetto esteriore. Sentendo queste frasi, non me la sono presa con nessuno, semplicemente mi sono chiusa e mi sono curata le ferite da sola. Una, due, tre volte e oggi continuo a fare così. Ma fin da piccola ero così. Sempre mia madre mi raccontava che ad un certo punto sparivo. Non avevo litigato con nessuno e non era successo niente di particolare, semplicemente mi isolavo. Conoscendomi oggi, dico che andavo a cercarmi perché sentivo il bisogno semplicemente di ME!

Quando credo di conoscere o di aver conosciuto qualcuno che possa davvero aiutarmi a lasciarmi andare, mi blocco e scelgo ancora una volta di fare un sorriso e dire che va tutto bene. A volte credo che chiedere ad una persona come sta sia solo una formalità.

Mi sono ritrovata un sacco di volte a leggere post sui social. Post all’ospedale, post di un lutto, post pubblicati per attirare like o commenti. Premetto che è normalissimo che ci siano tali post, però ecco io sono una che se legge che stai male, ti scrive in privato perché non voglio che il mio interesse per te si perda negli altri 100.000 commenti. Voglio che tu sappia che ci sono davvero e che per questo mi sono presa la briga di scriverti in privato. I commenti sotto li trovo dispersivi e mettono ancora più in evidenza lo stato di solitudine. Ma questa sono io, a volte semplicemente non si sa davvero cosa dire.

La verità è che credo di non aver voglia di cambiare questo lato di me. La mia solitudine è preziosa e cerco di farne buon uso. Una volta mi sarei disperata e avrei fatto di tutto per non sentirmi in quel modo. Oggi invece ho imparato ad amare la mia compagnia, a coltivare rapporti sani che mi arricchiscano e soprattutto non catapultino il mio stato d’animo a picco come spesso è successo in passato. I momenti down sono normali ed è importante che ci siano ma non per mano di chi in fin dei conti alla tua vita non porta niente.

Io trovo che questa consapevolezza mi aiuti molto e che sia per me, Agata, il modo più sano di proseguire nel mondo. Molti non capiranno, ma a questo punto è sufficiente che sia io a comprendermi.

A presto, Agata

SCUOLA, BULLISMO E GRASSOFOBIA

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Il bullismo a scuola, una realtà sempre troppo attuale 

“La più grande disgrazia di una bimba in carne è andare a scuola dalle suore.
Per carità, non generalizziamo! Ci sono suorine adorabili, ma quelle che mi hanno accompagnato durante le elementari e le medie non appartengono a questa categoria. Durante le recite il mio ruolo fisso era il coro, potevano far fare l’angioletto a una bambina grassa? Assolutamente no! E Maria nel presepe vivente? Macché! Maria era bionda e con gli occhi azzurri lo sanno tutti! E stai attenta a correre, che se cadi con quanto sei cicciona ti massacri, non scavalcare la ringhiera che non sei agile! E nelle foto scolastiche, impeccabilmente in divisa, sempre dietro a tutti perché sei alta e ingombrante.

Il bullismo nei miei confronti era insopportabile

Non so se fu per il continuo essere messa al centro dell’attenzione per la mia statura o le mie misure non ordinarie – a 10 anni ero alta 1,67 per non so quanti kg e 39 di piede- o per il mio mento pronunciato a causa di un progenismo congenito, fatto sta che dalla terza elementare i miei compagni di classe mi presero in odio tale da rendere impossibile la mia vita scolastica. Nonostante fossi intelligente non rendevo e avevo paura di andare a scuola perché non sapevo mai quali cattiverie e umiliazioni mi attendevano. Sognavo a occhi aperti di svegliarmi un giorno magra, bionda e con gli occhi azzurri con tutti i miei compagni che finalmente mi volevano bene. Cercavo di assentarmi da scuola il più possibile, adducendo mal di testa o mal di pancia, mia madre credeva che fossero scuse per non fare il mio dovere e spesso c’erano litigi e pianti. Quando presi la licenza di terza media, ricordo che feci di volata tutti i piani dell’Istituto che mi aveva tanto fatto soffrire, chiusi di schianto la porta alle mie spalle senza salutare nessuno, e non tornai più, mai più“.

La nostra amica Milla Luna ci racconta una realtà che è ancora oggi all’ordine del giorno in moltissime scuole. Chi non è mai stato preso in giro, canzonato o addirittura bullizzato alzi la mano! Sono situazioni talmente comuni che quasi ce le aspettiamo, le viviamo come qualcosa che è normale che succeda. Ma è davvero impossibile creare un ambiente inclusivo? È davvero così impensabile insegnare ai nostri figli che siamo tutti diversi e che abbiamo caratteristiche che ci distinguono e che non andiamo giudicati per questo?

Personalmente conosco molto bene queste dinamiche perché sono sempre stata una bambina più o meno cicciottella. Alcuni miei compagni mi chiamavano mucca, cicciobomba e in altri meravigliosi modi che ora non ricordo, ma che erano sempre legati al mio peso. Mi dava fastidio, ma tutto sommato eravamo una piccola comunità e avevo molti amici che mi difendevano e, in qualche modo, ho retto. Non posso certo dire che non mi abbia fatta star male ma l’affetto di chi mi voleva bene ha fatto da cuscinetto, attutendo il colpo. Chi invece ha intorno a sé solamente solitudine sprofonda nell’abisso della disperazione e comincia a mettersi in discussione: “Sono io ad essere sbagliata, ho qualcosa che non va, dovrei cambiare per essere accettata, sono una perdente, una povera sfigata”. E questi pensieri ce li portiamo appresso; con gli anni diventano un peso che grava su di noi come un macigno, inquinando anche i rapporti futuri.

Allora, come fare? Da dove cominciare per riprenderci la nostra autostima?

Ti lascio il link di un paio di articoli che ho scritto per questo blog, credo potranno aiutarti!

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con l’adolescenza. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
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STEREOTIPI: QUANDO UN ADORABILE BEBÈ MORBIDOSO DIVENTA SOLO UN BAMBINO GRASSO

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Milla Luna, adorabile bebè con i rotolini

“La mia storia comincia dal principio, dalla nascita. Il primo dono che tua madre ti fa nel momento in cui vieni al mondo è il tuo primo pasto. Questo da solo basterebbe a chiarire quanto importante sia il cibo e ciò che rappresenta per chi lo dà e chi lo riceve. Fra te e la tua mamma è il primo momento di condivisione reale, quando non sei più una sfocata immagine che galleggia nell’amniotico limbo acquoso del pancione, ma una personcina viva e palpitante da amare e nutrire. E questo mia mamma lo ha fatto con zelo! 

A casa mia non si è mai visto un omogeneizzato, nonostante fossero i tempi del boom economico e i prodotti per l’infanzia riempissero gli scaffali dei negozi. Mia mamma preparava frullati di filetto, minestrine iperproteiche al doppio parmigiano, pescetti spinati alla perfezione, verdurine di prima qualità cotte nei metodi più sani del tempo.

Il risultato di tutto quell’amore era una pargoletta rotonda come una mela con rotoli e rotoli di gambette! Quando mi scattavano una foto, guardavo curiosa e felice l’obbiettivo mentre mia mamma, orgogliosa e adorante, osservava le mie bellissime guanciotte e le mie manine piene di fossette. Bei tempi!

Quanto sono carini i bebè cicciotti?

Ecco l’inizio della storia di Milla Luna. Leggendolo, ho subito pensato che fino a una certa età essere rotondi, cicciotti e morbidi è sinonimo di salute e buona crescita, ma dopo un po’ quello che fino a pochi mesi prima era considerato un pregio diventa un problema. Non sto suggerendo di crescere bambini sovrappeso, la salute è sempre il bene più importante. I bambini sono seguiti dai loro pediatri, che danno consigli e linee guida anche alimentari ed è giusto attenersi a ciò che dicono gli esperti. Sto dicendo che noi genitori abbiamo una grande responsabilità! Non solo quella di crescere i figli nel modo migliore possibile, ma anche aiutarli a crescere con una buona autostima, senza incasellarli in uno stereotipo.

Ho sentito genitori parlare dei loro figli “cicciottelli” in modo dispregiativo, e a volte anche davanti ai bambini stessi. Passare da che belle gambette morbidose a devi mangiare di meno perché hai le gambe grasse è un attimo. E per i bimbi è destabilizzante, se non traumatico.

Anche lamentarci di noi, di come siamo fatti e di quanto vorremmo dimagrire quando i bambini ci ascoltano non è sano. Cresceremo figli che si fanno mille problemi! Aiutiamoli ad essere in salute, stimolandoli a fare attività fisica per il loro piacere, proponendo pasti equilibrati, preferendo attività che portino a muoversi anziché stare fermi ore sul divano. Offriamo loro la possibilità di stare bene, riconoscendo che siamo tutti diversi. Che un compagno più grasso o più magro non va guardato con disgusto, non va preso in giro, non va bullizzato. Insegniamo loro che la diversità è normale. Ognuno ha la sua storia, le sue abitudini, i suoi tratti genetici. Facciamo del nostro meglio e cresceremo figli più sereni e adulti più felici.

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con la scuola. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
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VOCE DEL VERBO DIS-FUNZIONALE. L’AMORE MANIPOLATO

Con la parola disfunzionale si intende ciò che non corrisponde ai propri compiti o fini. Io direi più ciò che fa male. Esistono rapporti che ci causano ferite indelebili. I momenti difficili e i periodi dolorosi ci fanno cambiare. In questa rubrica vi racconterò alcune storie di vita di chi, in qualche modo, ce l’ha fatta.

La storia di Marta

Io sapevo che se avessi voluto continuare la mia carriera accademica in Semiotica avrei dovuto assecondare in qualche maniera quei complimenti del mio professore e non farlo sentire sbagliato o inopportuno…perché lui mi avrebbe altrimenti reso tutto più difficile.”

Queste parole sono di Marta, che conosco dai tempi dell’università. Lei è più grande di me di 5 anni ed è sempre stata una ragazza di carattere tenace e caparbio. Lavorava e studiava insieme, avevamo iniziato comunicazione pubblicitaria all’università di Modena e Reggio Emilia che io avevo 23 anni e lei quasi 28.

Arrivava la mattina con la faccia sconvolta, mi ricordo che entrava quasi sempre a lezione già iniziata e nonostante ciò non si perdeva una virgola. I suoi appunti erano più precisi dei miei, con una calligrafia ordinata e pulita, mentre la mia sembrava quella di un medico antico e ormai mezzo orbo. Ad ogni cambio d’ora mi avvicinavo per parlarle. Lavorava in un’agenzia assicurativa e aveva chiesto se sotto sessione d’esame potesse ridurre un po’ le ore per poter studiare. Era siciliana, di Agrigento e aveva portato tutta la sua sicilianità in quella Reggio Emilia così fredda e umida che ti gelava le ossa anche con il piumino addosso.

Nonostante il clima, Marta riusciva a rendere tutto più casa: sarà stato per il suo accento del sud, per il profumo delle cassate o delle mandorle, ma ovunque andasse portava con sé il suo calore. Dopo le prime settimane si creò un gruppetto di amiche. Eravamo in quattro: io, Marta, Anna e Ludovica che erano iscritte ad altri corsi, facevano editoria. Anna era salernitana, Ludovica calabrese, e io la nordica che però ho indole, cuore e approccio alla vita e alle persone tipico del sud.

Hanno sempre creduto io fossi campana o pugliese, mi chiamavano “la napoletana del nord“.

Gli anni della specialistica corrono veloci ed in tre anni mi ritrovo con un’altra laurea in mano senza sapere che farne. Ognuna di noi quattro prende una via diversa. Ludovica e Marta rimangono a Reggio Emilia, creando entrambe una famiglia, Anna si sposta a Modena ed io che le cose le faccio in grande, decido per impulso e mentalità a me più affine di scegliere Bologna.

Continuiamo a vederci con meno frequenza ma a sentirci in un gruppo WhatsApp chiamato Noi sempre uguali dopo anni, o almeno questa la nostra speranza.

Spesso ci mandiamo messaggi, condividiamo idee, video dei tempi andati. Siamo tutte amiche anche se è normale che si creino delle affinità elettive o preferenze per modo di fare. Io e Marta spesso ci sentiamo anche in privato, con lei ho una confidenza speciale. Un giorno mi invita da lei per cena, il suo compagno di una vita è fuori città per un convegno e lei ha deciso di approfittarne per una serata di confidenze tra amiche.

Vino, tartine, bruschette con i pomodorini, gli equilibristi di mestiere loro, rimangono perfettamente stabili sulle bruschette di Marta. Cosa che ovviamente non succede a me, al primo morso ecco che mi vola sul pantalone bianco una bella chiazza rossa. Non sono io se non lascio il segno in qualche modo! Poco male, la cena continua con delle meravigliose linguine ai gamberetti e poi dei cannoli al pistacchio appena sbarcati anche loro da Lampedusa che sono spariti in un attimo.

Marta è serena, libera e spensierata fino a che ci mettiamo sul divano. Accende la tv mi dice: Ti ricordi quando ad ogni lezione di Semiotica io volevo sempre stare in prima fila ? E che potevo fare ritardo a tutte le altre lezioni ma mai a quella? Beh, il professor Marco per me non era un semplice professore, lui così galante e attento ad ogni mio dubbio, ad ogni domanda, aveva visto in me un potenziale e voleva farmi arrivare ad avere la sua cattedra, mi stava prendendo sottobraccio per farmi arrivare ad insegnare la sua materia dato che dopo qualche anno lui sarebbe andato in pensione.”

“Ma Marta ma non mi hai mai detto nulla di tutto ciò? Non sapevo che avessi questo sogno! E poi cosa è successo?”

“È successo che quel famoso weekend di aprile 2013 io non ero andata a trovare mia zia a Parigi, ma ero andata con lui ad un convegno alla Sorbonne, pensa che sapevo tutto di Charles Sanders Peirce e la semiotica era diventata la mia ragione di vita. Non mi resi subito conto che Marco non aveva un’ammirazione verso una studentessa ma si era creato un rapporto di sudditanza in cui lui era il Master e io la Slave. Ha utilizzato il suo potere da superiore, uomo, accademico con fascino facendomi capire che ero la sua creatura, che poteva fare di me ciò che voleva. Ecco cosa cosa c’era in realtà dietro quell’interesse nei miei confronti! Lui scriveva e io partivo, lui mi chiamava e io volavo dall’altro capo del mondo, ovunque lui fosse, avevo solo bisogno della sua ammirazione che piano piano stava svanendo poiché si parlava sempre meno di università e sempre più di quello che lui voleva fare con le mie cosce, la mia vagina, il mio ventre, il mio collo, la mia schiena per concludersi nella mia bocca.

Non so come siamo passati da essere professore e alunna ad essere due amanti. Io creta nella sue mani, ero ciò che lui voleva quando lo voleva.

La ascolto esterrefatta. Sono passati nove anni e ora Marta mi dice che ha avuto una relazione col nostro professore. Non ho parole, la guardo basita.

“Lo so che sei sconvolta, nemmeno Anna e Ludovica lo sapevano, mi vergognavo troppo, non riuscivo ad uscirne, era diventato un gioco pericoloso di cui non potevo fare a meno. Ti ricordi che ci misi anni a passare semiotica? Sai perché? Perché lui aveva capito che volevo smettere. Infatti dopo mesi mi svegliai da quel torpore e mi resi conto che ero in un vicolo cieco e che ero assuefatta da una situazione che non avrebbe portato a nulla. Avrei solo perso anni della mia vita e così smisi di essere la Marta disponibile sessualmente e Marco si imputò. Non mi diede più un voto decente, ci misi due anni per prendere un venti.

Ho dovuto chiudere quella situazione di dipendenza perché stavo perdendo me stessa e anche le cose importanti. Dopo quel voto finalmente chiusi la partentesi Marco. Marco professore, Marco Master, Marco che mi voleva dare un futuro in università e ricominciai da Marta.

Mi dispiace non averti detto nulla, ma io non sapevo davvero come fare. Mi vergognavo ed ero in una spirale di emozioni da cui non sapevo uscire; mi punivo per essere rimasta lì, intrappolata in quella ragnatela in cui non avrei mai dovuto entrare. Sono riuscita a rifarmi una vita solo adesso, dopo nove anni. Mi hanno aiutata la psicoterapia e l’apertura verso ambiti completamente diversi.”

Dopo quella confessione la abbraccio forte. Non riesco a pensare che mi abbia tenuto nascosto tutto questo per anni ma nello stesso tempo mi rendo conto che è come un uccellino che esce dal nido per la prima volta, sbattendo forte le ali per imparare a volare.

Questa storia mi ha colpita nel profondo. Mi dispiaceva per lei ed ero rimasta anche un po’ ferita che non me ne avesse parlato prima. Ci ho messo qualche giorno, ma poi l’ho chiamata per dirle: “Ti voglio bene, ci sono e ci sarò sempre, ma non tenermi più nascoste certe cose anche se hai paura a farlo, io non ti giudicherò mai.”

Nota dell’autrice: i nomi di questo racconto sono tutti di fantasia per proteggere la privacy dei protagonisti.

Ringraziamo tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

Nata sotto il segno dei gemelli, Valentina ama tutto ciò che è passione allo stato puro. Le piace mettersi in gioco ed è appassionata di scrittura.
Laureata in comunicazione pubblicitaria, ha nel cassetto un libro che vorrebbe pubblicare.
Una delle sue passioni è parlare con gli sconosciuti, ascoltare le loro storie e sapere cosa li ha portati lì in quel momento.
Si definisce “Reporter di vite”, ed è proprio quello che fa attraverso il nostro Curvy Pride Blog.

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