UN CIOCCOLATINO RIPIENO!

Vi e mai capitato di staccarvi dal vostro corpo ed andare a ritroso nel tempo, così tanto per ripercorrere tutto, in particolare alcuni tratti particolarmente tortuosi? A me sì, molto spesso… a volte in modo al dir poco maniacale. Vero! Ma io ho assolutamente bisogno di capire perché mi sono trovata in determinate situazioni, perché mi sono sentita in determinati modi e ancora perché mai è capitato più di una volta.

Trovo stancante cercare a tutti i costi di far parte di qualcosa, di un mondo che magari nemmeno ti appartiene.

Ero alle superiori, frequentavo una scuola privata, quindi … “ero al pari tutti” eppure i conti non tornavano… Ricordo molto bene che eravamo pochissimi in classe, quindi i famosi gruppetti non erano fattibili, ma un gruppone singolo sì! Un gruppo grande, ben assortito del quale non avrei mai fatto parte. Per una ragione a me sconosciuta non ne ero degna… Lo spettro del colore della pelle tornò a bussare nella mia mente, ero già una taglia forte (le mie compagne erano “perfette”) quindi pensai di non avere la taglia giusta per calzare l’abito dell’accettazione. Avevo anche un anno più degli altri essendo stata bocciata al primo anno in un’altra scuola.

Anche a casa la situazione non era delle migliori, volevo andarmene, così mia madre decise di iscrivermi anche in convitto nello stesso istituto, nonostante non ce ne fosse la necessità abitando vicina. Ma come si dice? Meglio in convitto che chissà dove. Iniziai la mia avventura credendo di essere nella giusta condizione. Iniziai a fare le prime conoscenze, erano tutti simpatici e con le mie compagne di convitto iniziavo a trovare un equilibrio! Insomma, entrare in un contesto già avviato non era e non è semplice, ma in quel caso mi sentivo a mio agio e ben corrisposta!

L’adolescenza, gioie e dolori

Col tempo però cominciai ad avere la sensazione che le mie amiche con me si annoiassero. Entravo in camera e smettevano di parlare, mi sedevo con loro in saletta relax e se ne andavano… ma che stava succedendo? Tutti mi dicevano di stare tranquilla e di non preoccuparmi, ma… se c’ era da scegliere qualcuno per l’attività sportiva, non ero di certo io, se c’era da parlare di qualcosa, non ero interessante! Non capivo e tutto questo mi turbò moltissimo, scombussolando e rimettendo di nuovo in discussione tutto.

Farmi accettare diventò una missione che occupava la maggior parte del mio tempo. Era così fondamentale che passare per bugiarda, per falsa, ruffiana, senza carattere, non avrebbe avuto alcuna importanza perché in questo modo avrei ottenuto ciò che volevo: IL CONSENSO, LA BENEDIZIONE DEL PROSSIMO E SOPRATTUTTO L’AFFETTO. Non sapevo che a nulla sarebbe valso il mio sacrificio, avevano già deciso tutto, ma io non lo sapevo, o forse si, ma era davvero troppo doloroso ammetterlo. Spendevo soldi per le loro merende, sperando che prima o poi questo mi desse il diritto di far parte delle loro vite, portavo le loro borse, sperando di potermi sedere con loro in mensa.

Avevo perso interesse per qualunque cosa, volevo solo farmi accettare. “PUZZI DI CIPOLLA, LAVATI”, “MA COME TI SEI VESTITA?”, “MA STAI ZITTA CHE NON CI INTERESSA”! E mille risatine… La sera in convitto per passare il tempo insegnavo coreografie di hip pop improvvisato alle mie coinquiline, mi facevano i complimenti, si divertivano ed io mi sentivo speciale ed amata, ma…. “LO DICONO TUTTE CHE A BALLARE FAI SCHIFO”!

A quel punto ero stanchissima, mi sembrava di aver corso per chilometri senza mai raggiungere la mia metà. Smisi di parlare, giocare a pallavolo, studiare e credere in qualsiasi cosa. Ero un enorme CIOCCOLATINO RIPIENO: amore, gioia di vivere e fiducia nel prossimo… ora ero ancora più piena… stanchezza, sfiducia, e lacrime! Me ne andai senza voltarmi, consapevole che avrei lottato ancora e ancora ma che prima o poi sarei diventata un CIOCCOLATINO RIPIENO DI ME!

Adolescenza Diversità Solitudine

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

SE IL DOPO E’ FATICOSO RIPARTI DAL TUO ESSERE DONNA…

Questo articolo nasce da emozioni del momento, avevo infatti già programmato di scrivere tutt’altro ma stiamo vivendo un particolare momento storico, dovuto alle vicende che purtroppo ci ha portato il maledetto virus e parlando con amiche conoscenti e proprio ieri sera con un’altra socia di Curvy Pride, sento una grande difficoltà in questa ripartenza, vuoi per timore, vuoi perché stiamo vivendo purtroppo una grande crisi economica.

E allora ho sentito l’esigenza di evidenziare cosa significa per me essere donna, per indurre chi in questo momento è in difficoltà a riflettere per trovare il modo di ripartire, semplicemente dall’essere donna

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. Queste parole le ho fatte mie tratte da un brano del libro La rabbia e l’orgoglio (Milano, Rizzoli 2004) di ORIANA FALLACI.

Oriana Fallaci

Soltanto in età matura ho capito cosa significa per me essere donna e ho iniziato ad apprezzarne gli innumerevoli vantaggi.

Tante di voi purtroppo stanno o hanno già perso il lavoro, o comunque gli è stato ridotto l’orario guadagnando molto di meno, in tante di voi leggo il grande smarrimento la domanda che gira in testa notte e giorno, “da dove riparto?”

Ti parlo per esperienza, perché starai pensando facile scrivere un articolo, ma cosa ne sai tu cosa si prova?

In realtà ho un bel bagaglio di esperienza su questo argomento.E’ capitato anche a me più di una volta di perdere il lavoro, mi è successo quando l’azienda dove lavoravo è andata in fallimento, ero in maternità e BOOM! arriva la famosa telefonata, mi è capitato quando un’altra azienda dove lavoravo decise di vendere, e chiaramente chi acquistava aveva già il suo personale e allora non c’erano leggi di tutela che dicevano che dovevi essere riassunto.

Mi è capitato quando il proprietario del negozio dove lavoravo provò a mettermi le mani addosso, allora fui io a lasciare chiaramente il lavoro, mi è capitato quando lavoravo nel negozio di profumeria e avendo due figli piccoli non potevo fare il full time, andai a chiedere il part time e per tutta risposta dopo una settimana mi arrivò la lettera di licenziamento!!!

Ogni volta che succedeva il panico mi attanagliava lo stomaco, e iniziava il tormentone giorno e notte ” e adesso da dove ricomincio?”

Fin quando ricominciare è diventato veramente frustrante, colloqui su colloqui ma le risposte erano sempre NO.

Fu allora che presi la decisione di rimettermi in gioco…basta capi, basta colloqui, basta chiedere per avere ogni volta delle porte sbattute in faccia.

“SI ma da dove comincio? non ho grandi competenze…” pensavo… ma pensavo sbagliato.

Ho iniziato a riflettere…cosa è Essere donna? sicuramente siamo estremamente diverse dagli uomini, per fattori genetici, emotivi, capacita, e allora la prima cosa che mi venne in mente E’…..

Essere donna vuol dire essere versatile, adattarsi a tanti ruoli, avere tante mansioni, (moglie, madre, figlia, sorella amica, nipote, casalinga, cuoca, stiratrice, baby sitter, autista, accompagnatrice, organizzatrice di eventi, infermiera), tutto questo inconsapevolmente ti porta a avere un bagaglio di esperienza notevole: pensi che in tanti anni non hai imparato nulla e non puoi quindi rientrare nel mondo del lavoro, ma in realtà hai un esperienza tale da far impallidire i più quotati manager uomini.

Pensa a come organizzi la tua giornata, parti dalle basi:

  • la mattina ti alzi e inizi col preparare la colazione, e magari anche i cestini del pranzo,
  • vesti i figli,
  • esci e prendi l’auto per accompagnarli,
  • dopo aver lasciato i figli prosegui con commissioni varie
  • spesa al supermercato.
  • Torni a casa e hai una mole di lavoro tra pulizie panni e preparazione dei pasti.
  • Il pomeriggio ti dividi tra fare la maestra (compiti a go-go) e fare l’accompagnatrice tra i vari sport e impegni.
  • Poi ci sono cene da organizzare con parenti e amici menu da scegliere ecc… ecc..

Questo è un esempio di una giornata tipo più o meno di ognuna di noi, lo scopo di questo racconto è che vorrei indurti a riflettere, quante competenze sviluppi nel fare tutte le cose scontate e ovvie della tua giornata?

Se ci pensi potresti fare un curriculum pieno di esperienze lavorative:

  • cuoca
  • autista
  • baby sitter
  • colf
  • sostegno ai compiti
  • stiratrice
  • organizzatrice di eventi
  • Programmatrice di eventi culinari
  • e tanto altro…

Si l’elenco finisce con e tanto altro perché se ci pensi e magari hai anche lavorato fuori casa puoi aggiungere le competenze acquisite con l’esperienza fatta. Ora il mondo sta cambiando e questo è sotto gli occhi di tutti, non soffermarti sul problema attuale, guarda alle possibili soluzioni, guarda anche i tuoi valori, cioè cosa per te è importante.

TI porto il mio esempio, ho fatto una scelta bene precisa, perché oltre alle competenze che avevo scoperto in me, il valore più importante della mia vita, era ed è, la famiglia, i miei figli, volevo e avevo bisogno di lavorare, ma non volevo più stare fuori casa 12 ore al giorno, e non volevo più dover sottostare ad orari, permessi di lavoro, ferie e quant’altro!

Era il momento di dare una svolta….esattamente come lo è adesso, il momento della svolta. Pensa a cosa ti piacerebbe fare, e trova il modo di poterlo realizzare. E’ innegabile che in questo preciso momento l’online è quello che ti dà più possibilità di rimetterti in gioco, inizia a navigare in modo fruttuoso, cerca in base a cosa ti piacerebbe fare attività simili, vedi come potresti svilupparle, se ti servono ulteriori competenze cerca dei corsi online, ce ne sono tanti anche gratis, trova il modo di ricominciare a piccoli passi magari utilizzando i social media non solo per giocare e condividere stupidaggini, ma pensando che sono una grande vetrina per fare business.

Se non ti metti mai in gioco rimarrai sempre uno spettatore

Esempio: potresti vendere prodotti fatti da te, o potresti trovare aziende che ti danno la possibilità di vendere i loro prodotti, potresti fare dei corsi di cucina, potresti dare ripetizioni, potresti fare dei corsi di cucito, potresti fare dei video corsi sull’organizzazione settimanale dei pasti, insomma ci sono infinite possibilità, devi solo trovare il modo di uscire dallo stato inerme e ributtarti nella mischia!!!

La scelta che ho fatto io è diventare professionista di me stessa,lungo il cammino della mia ri-partenza ho conosciuto persone, ho fatto corsi, che mi hanno poi portato ad dare un’ulteriore svolta alla mia vita professionale, perché come dico sempre io “da cosa nasce cosa”.

Voglio sottolineare un dato molto importante: Io non sono una giovane ventenne!!! quindi se ce l’ho fatta io , TU che mi leggi non hai nulla in meno di me!!!!

ESSERE DONNA E’……ESSERE SPECIALE spero con tutto il cuore di averti dato un po’ di ispirazione per ripartire!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello staff Tiziana Bernardini che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Tiziana Bernardini, 49 anni,
dopo aver perso il lavoro svariate volte decide di fare la mamma a tempo pieno fino al giorno in cui sente
quel ruolo troppo stretto e
si rimette in gioco. Diventa una consulente di bellezza e una coach, lavora online e oggi concilia il ruolo di mamma con quello di professionista.
La sua più grande soddisfazione
è aiutare le donne
a rimettersi in gioco a qualsiasi età
trovando il loro benessere
psicofisico ed economico.

@_tiziana.bernardini_
https://www.facebook.com/Coach.TizianaBernardini/
tizianab0471@gmail.com

BODY SHAMING, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

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Guardando questa foto sfido chiunque a trattenere un commento, un giudizio, una critica.
Al giorno d’oggi, più che mai, è difficile astenersi dal giudicare, dal dire la propria opinione sugli altri. Diventiamo sempre di più giudici spietati degli altri ma anche di noi stessi senza soffermarci a pensare.

Ma riguardiamo attentamente questa foto.

Soffermiamoci a guardare non due corpi ma due donne. Entrambe in guerra. Con loro stesse, col mondo circostante, col passato, col futuro.

Ognuno di noi dovrebbe non giudicare, non sentenziare, non criticare ma comprendere, ascoltare, se possibile aiutare.

Siamo tutti diversi ma perfettamente e magnificamente unici. Stiamo combattendo tutti una battaglia e nelle guerre di tutti i giorni non abbiamo bisogno di giudici ma solo di affetto.

Educhiamoci all’amore. E questo che dovremmo fare.

In questo articolo voglio provare a fare un po’ di chiarezza su questo e su un fenomeno dilagante del nostro tempo: il body shaming.
L’espressione inglese body shaming che, ormai da qualche tempo, è usata anche nel linguaggio comune di noi italiani, è composta dal sostantivo body ovvero corpo e dal verbo shaming che letteralmente vuol dire “il far vergognare qualcuno”. Ebbe sì, si tratta proprio di, come parafrasa il vocabolario Treccani, “deridere qualcuno per il suo aspetto fisico e per come appare esteriormente”.

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Per quanto questo possa sembrare un comportamento ai limiti dell’umano, offendere l’altro, giudicarlo, deriderlo, è un’usanza talmente diffusa e praticata oggigiorno da prevederne addirittura la creazione di un’espressione di riferimento, appunto body shaming e di coniare un termine per coloro che praticano ciò verso gli altri: haters, letteralmente “ODIATORI”.
Il perché questo avvenga in maniera sempre più accentuata nasconde significati profondi e latenti, che vanno ben oltre il semplice beffeggiare l’altro in maniera goliardica, come avviene da tempi immemori.


Ormai è noto che i canoni estetici imposti dalla società̀ siano diventati sempre più̀ rigidi e, spesso, quando non  rientriamo tra questi, viviamo una sorta di disagio causato dal confronto tra noi e gli altri. Ai continui conflitti che l’essere umano mette in atto quotidianamente contro se stesso e il proprio aspetto fisico dai quali, il più delle volte, esce sconfitto finendo così per ammalare il corpo, si aggiungono, dunque, anche gli altri a contribuire ad ammalare il corpo.
Ci si ritrova, infatti, se diversi, ad essere etichettati, giudicati, offesi con insulti o frasi che ci fanno sentire sbagliati e provare vergogna per noi stessi. Il body shaming è una pratica che ha il fine di far, appunto, vergognare una persona del proprio corpo, ferendone l’autostima e può essere messo in atto attraverso i social, con commenti e prese in giro ad una foto, ma anche nella vita non virtuale, tra i banchi di scuola o nei luoghi di lavoro. È rivolta sia ad uomini che a donne, ma con maggior influenza su queste ultime. Si può considerare una vera e propria sorta di bullismo.
Esistono molti tipi di body Shaming; tra i più diffusi vi è il  Fat Shaming, che prende in giudizio le persone con qualche chilo di troppo o che hanno vere e proprie malattie, come l’obesità̀.
In questo caso, non si parla solo di insulti come, ad esempio, possono essere “cicciona” o “sembri una balena”; ma anche frasi che apparentemente possono sembrare innocue, del tipo “dovresti mangiare meno”, possono gravare sulla psiche e sull’autostima di una persona che soffre di un disagio.
Opposto al Fat Shaming vi è il Thin Shaming che, al contempo giudica le persone considerate troppo magre, fissate per lo sport, attenti alla dieta che, anche in questo caso, talvolta presentano già veri e propri disturbi alimentari e indi per cui i giudizi altrui contribuiscono ad accentuare il disagio.


E’ considerato body shaming, qualsiasi tipo di commento, frecciatina, constatazione fatta verso l’altro con lo scopo di accentuare e far provare vergogna per un lato esteriore.
Basti pensare a chi ha parti del corpo considerate non consone ai canoni estetici e a quante volte ci è capitato di sentire espressioni come “orecchie a sventola”, “che nasone”, “sembri una rana” volte a giudicare parti del corpo particolarmente pronunciate di un individuo.
Talvolta, quindi, ignari delle sofferenze e dei disagi che attraversa l’altro, pratichiamo body shaming non intenzionalmente, non curanti che frasi apparentemente innocue o beffarde possano ferire l’altro.
Il body shaming, quello mirato e volto a ferire l’altro, è un fenomeno molto diffuso, soprattutto sul web. Coloro che praticano ciò, gli haters, molto spesso soffrono essi stessi di particolari disagi e sfogano la rabbia repressa verso gli altri, senza tenere conto della sofferenza altrui.
Non vi è, purtroppo, un metodo specifico per porre fine a questo meccanismo ma possiamo educare fin da piccoli ad una piena consapevolezza di sé stessi e degli altri, educare al rispetto delle diversità, attuare tecniche per accrescere l’autostima e cercare, cosi, da grandi di non essere trascinati in certi circoli viziosi.
Possiamo imparare quindi a proteggerci da certi commenti e a scindere il giudizio altrui dalla realtà oggettiva consapevoli che tutti possono esserne “vittima” e che, molto spesso, i giudizi e le critiche pervengono da persone poco empatiche e che, talvolta, non si rendono conto realmente di ciò che stanno valutando, definendo o giudicando ma giudicano per il mero ed unico fatto di parlare e mettersi in mostra e prevaricale sull’altro. Questo atteggiamento, come detto molto diffuso sul web, volto a giudicare chi si espone mostrandosi attraverso foto o video, dice molto non di chi subisce il giudizio ma su chi giudica. Dietro gli haters, o qualsivoglia i cosiddetti “leoni da tastiera”, ma anche i bulletti del quartiere, molto spesso si nascondono persone sofferenti, ferite, vittime loro stesse di disagi e bisognose d’aiuto.

Nel mio immaginario ideale, vorrei che tutto ciò non fosse più messo in atto. Vorrei che ognuno fosse libero di vivere il proprio corpo e il proprio essere, di mostrarlo e di accettarlo per quello che è, nella propria unicità.

Ahimè, per quanto mi piaccia sognare, so che la strada verso questo mondo utopistico non giudicante, senza haters, aperto alle diversità e senza stereotipi è ancora lunga e tortuosa ma Associazioni come la nostra Curvy Pride che offrono anche community dove ritrovarsi e sentirsi accolti, movimenti di bodypositive e tutte le piccole rivoluzioni messe in atto negli ultimi anni mi fanno ben sperare in un domani migliore verso un mondo “accogliente” e non più giudicante.

 

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!
mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

THE WALKING LIFE & CURVY PRIDE: DOMENICA 2/4/2017 A PISA!

Grazie all’invito dell’ A.S.D. ARCADIA DI PISA (associazione sportiva dilettantistica fondata nel 1998) e di Francesco Simone (ideatore di “In Forma con le Forme” e Personal Trainer di WL), l’Associazione CURVY PRIDE parteciperà all’evento: THE WALKING LIFE & CURVY PRIDE 2017 IN MARENIA D’INVERNO

DOMENICA

02 aprile 2017

NON PRENDETE IMPEGNI

Ci vediamo tutti a Marina di PISA !!!

Tale evento è ospitato nel cartellone di MARENIA D’INVERNO, un progetto che si sviluppa sulle domeniche del mese di marzo, con camminate guidate dalla durata variabile da un’ora fino a massimo 2,40′ .

Domenica 2 Aprile sarà l’ultima domenica ed EVENTO CONCLUSIVO!

Il programma è il seguente:

Presentazione 15:00-15:30VILLA ERMIONE Via F. Barbolani, 22, fronte Porto

WALKING LIFE & CURVY PRIDE dalle 15:40-17:00Lungomare Km 6

FLASH MOB 17:00- 17:20Porto Marina di Pisa

In programma un incontro con Professionisti e Personalità del Settore e Ospiti di rilievo nazionale sulle tematiche della SALUTE & TERRITORIO, Walking e Benessere Psico Fisico – SELF-EMPOWERMENT, Viaggio Esperenziale e Curvy Concept . 

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Si ringraziano i partecipanti all’incontro: Renata Palmieri (Presidente a.s.d. Arcadia); Francesco Simone (ideatore del progetto #InFormaConLeForme e Personal Trainer di WL); Ilaria Maffei (Responsabile Zona Valdera a.s.d. Arcadia); Elena Bizzarri (Dott.ssa Scienze Motorie collaboratore in WL); Angela Marsocci (Dottoressa Metabolismo collaboratore in WL); Marianna Lo Preiato (socio fondatore e Presidente dell’Associazione Curvy Pride); Simona D’Aulerio (socio fondatore e Responsabile Coordinamento Nazionale); Sandra Capuzzi (Ass.re Politiche Sociali Comune di Pisa, Presidente della Società della Salute Zona Pisana); Paolo Ghezzi (Vice Sindaco Comune di Pisa); Antonio Mazzeo (Presidente Commissione istituzionale per la ripresa economico-sociale della Toscana costiera Regione Toscana).

Un ringraziamento speciale e di vero cuore a Renata Palmieri e al nostro Francesco Simone per aver coinvolto tutti noi di CURVY PRIDE!

Vi aspettiamo numerosi!

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LA BELLEZZA E’ CIO’ CHE CONQUISTI E CIO’ CHE DIVENTI

OGGI… Milla Luna

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Durante gli anni ho avuto altri cambiamenti nel mio corpo, alternando stati di magrezza a stati di gonfiore, ma per altri motivi lontani dal voler piacere agli altri. Ho smesso di fumare e sono ringrassata, ma questo piccolo prezzo mi ha liberata da una schiavitù di anni, sono dimagrita moltissimo per una brutta depressione, ma ne sono uscita libera dai miei fantasmi.

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Adesso l’unica cosa che mi interessa di più nella vita, è vivere in salute, per stare bene io e le persone che mi sono vicine. Non importano le taglie in più, non importa vestire all’ultima moda se questa prevede una costrizione del corpo a essere ciò che non è. La bellezza passa, è l’intelligenza e la cultura che rimangono per sempre e non c’è nessun vestito che possa coprire l’ignoranza.

Si è libere nel corpo quando si è libere nello spirito, questo mondo ci vuole perfetti, scattanti, e vincenti? Noi rispondiamo con la normalità, la riflessione e la comprensione.

Per accettare se stessi e gli altri bisogna tornare a farsi travolgere dalle emozioni, non concentrarsi più, in piccoli mondi fatti di “io”, ma in un mondo umano che comprende tutti “noi” e che come tale vede le differenze come facce diverse di un unico infinito prisma di possibilità.

Ora a 40 anni e con tante esperienze alle spalle, io mi piaccio, e tanto! Anche con le forme morbide della maturità, con la pancia non proprio piatta, e qualche chiletto in più. In cambio ho una mente libera, un cuore grande che la sofferenza ha reso sensibile, e due occhi felici che splendono come stelle nere ma luminose. Perché quello che sono oggi è quello per cui tanto ho lottato, per cui ancora non ho finito di lottare, il mio corpo mi riserva ancora tante sorprese e io sono pronta ad accoglierle tutte.

Giovani donne, vogliatevi bene! Studiate, leggete, informatevi e amate. Un chilo in più si potrà sempre perdere, ma quello che si perde soffrendo non si potrà più riguadagnare.

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Dopo un paio di anni mi operai al volto per il progenismo che mi affliggeva (ovvero il morso invertito, con l’arcata inferiore che scavalca quella superiore, causa del mento estremo e di problemi a livello masticatorio, spinale,  e con gli anni cardiaco). I medici avevano scoperto che era la causa delle mie lancinanti emicranie, del mio principio di scoliosi e di tante altre piccole patologie che non avrebbero tardato ad arrivare. Dopo 4 ore di intervento tornai dal mio innamorato fidanzato che non smise un attimo di starmi accanto. Nei 3 mesi successivi potei solo assumere frullati che con gli antibiotici e l’immobilità mi fecero prendere di nuovo un bel po’ dei miei chili persi.

Milla Luna

Milla Luna condividerà con noi le sue emozioni, i suoi ricordi, parte della sua vita. Un gesto generoso, il regalare se stessi agli altri per aiutare ed essere aiutati.

Leggete anche gli articoli:

MANGIA PICCINA MANGIA

NON TUTTE LE BIMBE SONO BELLE

CHI NASCE TONDO, NON PUO’ DIVENTAR QUADRATO

SEMPRE PER SEMPRE PIU’ BELLA

#MyCurvyPride: ANNALISA BELLINI

Chi sei? Mi chiamo Annalisa.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Per me Curvy Pride ha tanti significati. E’ un mezzo per aiutarci ad amare noi stesse. Ed è anche un mezzo per scoprire, conoscere, comunicare e anche instaurare bellissimi rapporti e amicizie  con persone che come te lottano per accettare e amare se stessi così come sono e con chi condivide con te eventi in ambito “curvy” appunto.

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Si, al liceo ho subito bullismo.

Come hai reagito? Essendo in adolescenza, ancora “acerba” su come  comportarmi e come reagire a certe determinate cose ed essendo una ragazza molto sensibile ed emotiva, beh sono stata molto male.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Con l’aiuto di famiglia, amici e soprattutto il mio. Sì perché dopo anni in cui cammini a testa bassa per paura di essere derisa arrivi a un certo punto che dici “basta, non ti manca nulla amati come sei fregatene dei pregiudizi”.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? La bellezza per me non è solo l’avere begli occhi, un bel viso, un bel corpo e via dicendo. La vera bellezza è quello che abbiamo dentro e che esterniamo. Per me ha un peso maggiore più la bellezza interna che quella esterna.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Sinceramente, persone che io stimo e che devono essere prese come un esempio sono tutte quelle persone che hanno deciso di cambiare totalmente la loro vita trasformandosi da donna a uomo è viceversa. E che nonostante tutti gli insulti che ricevono se ne fregano perché sono felici e bene con loro stessi .

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Vorrei che tutte le ragazze/ragazzi e adulti, sia donne che uomini, escano di casa e che con l’aiuto di altre persone cambino pagina per aprirne un’altra ancora più bella ricca di emozioni bellissime.

Qual è la curva che ami di più del tuo corpo? Perché? Mah fatemi pensare. . Diciamo fianchi perché mi danno più il senso di “Giunonità

Una frase che ti rappresenta? “Don’t listen to a word They say ‘cause life is beautiful that way”… In poche parole: non ascoltare quello che la gente dice perché la vita è bella “…

 

“ORA E SEMPRE UNITI PER AMATRICE”: appuntamento il 26/11/2016 al MAMELI27

Ce lo eravamo promessi il 24 agosto 2016.

Non saremmo rimasti indifferenti. Non avremmo dimenticato.

E non lo faremo mai. Ancor più dopo ciò che sta accadendo in questi giorni che ci riempie di angoscia.

Il nostro primo, semplice, contributo (da Associazione con tutt’altre finalità) sarà quello di ricordare l’immane tragedia del 24 agosto ma anche il sisma di questi giorni, di prepararci a eventuali nuove scosse, di sostenere le popolazioni così duramente colpite.

Per far ciò abbiamo invitato persone che hanno vissuto il terremoto in prima persona (Daniela Palumbo era ad Amatrice il 24/08/2016; Adolfo Guglielmi vi si è recato con i colleghi del suo reparto per prestare soccorso) e che sono in grado di dare una testimonianza diretta dell’accaduto.

Ci confronteremo con esperti per comprendere le regole basilari da adottare in caso di terremoto: cosa fare durante e dopo la scossa sismica.

Conosceremo Daniela Palumbo che è sopravvissuta al terremoto di Amatrice. Ha scritto di getto un brano in ricordo di quella terribile notte, il cui intero ricavato confluirà direttamente in un conto corrente specifico del Comune di Amatrice, conto corrente destinato alla ricostruzione del paese e al supporto delle persone.

Il nostro primo, semplice, contributo.

*****

Alle ore 18:00 esperti illustreranno quali sono i consigli da seguire durante un terremoto e subito dopo la scossa. Ringraziamo Adolfo Guglielmi, del CSP R. Roma Asd c/o 1 Rep. Mob. Polizia di Stato, e gli altri relatori per la loro disponibilità.

Alle 19:00 presentazione della canzone “Ora e per Sempre uniti per Amatrice” di Daniela Palumbo (voce) e Riccardo Cruciani (pianoforte). L’intero ricavato derivante dalle vendite della canzone su iTunes sarà devoluto direttamente, senza intermediari, al Comune di Amatrice.

Dalle ore 20:00, per chi vorrà rimanere a dialogare, possibilità di apericena.

L’ingresso è gratuito.

Per informazioni contattateci su

curvypride@gmail.com – 3408478011

caffe.mameli27@gmail.com – 0689018978/3286103675

NON MANCATE!

 

 

#MyCurvyPride: DENYSE STEFANELLI

 

Chi sei? Mi chiamo Denyse, ho 26 anni e sono mamma di un bellissimo bimbo di 2 anni.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Per me il curvy pride è sentirsi bella nonostante non si rispetti il canone di bellezza imposto dalla società odierna. Chi ha il potere di trasformare la bellezza in una taglia!??

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Discriminata… mmmm… forse non in modo diretto… ma basta dare un occhiata ai manichini o alle riviste. Fortunatamente qualcosa sta cambiando. Mi ricordo un episodio di quando ero più piccola dove 2 ragazzi parlando tra loro, credendo che non li sentissi, dissero “se fosse stata più magra sarebbe stata perfetta”.

Come hai reagito? Ho reagito con assoluta indifferenza poiché primo la bellezza è sempre negli occhi di chi guarda secondo purtroppo non è colpa loro ma dai canoni che ci sono stati imposto da sempre. Io mi sono sempre sentita a mio agio pur non essendo mai stata una 42!

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Ho imparato e sto ancora imparando ad accettarmi e migliorarmi. Perché non si smette mai di migliorare! Gran parte del mio “accettarmi per quella che sono” lo devo al mio fidanzato, futuro marito che non fa altro che ricordarmi “how beautiful I am” e a mio figlio, il suo sorriso cancella ogni smagliatura!

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? La bellezza è sentirsi bene nella propria pelle; la felicità è la prima fonte della bellezza! Un bel sorriso batte alla lunga tutto il makeup del mondo. Sarei ipocrita dicendo che nella mia vita non conta….se non contasse non sarei qui a scrivere e difendere la bellezza morbida ?? fa parte della mia vita quotidiana e credo sia importante prendersi cura di sé stessi; d’altronde è la persona con cui davvero passerai il resto della vita.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? La perfezione nei miei occhi è Rihanna pur non essendo una bellezza curvy credo che i lineamenti il colore degli occhi e la carnagione facciano di lei la donna più bella del mondo.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Attraverso la Curvy Revolution vorrei riuscire a migliorare la percezione che il mondo ha di bellezza abbattendo i canoni e dimostrando che la bellezza può avere qualunque taglia. Grazie ad Ashley Graham anche noi stiamo prendendo coraggio iniziando una vera e propria rivoluzione nel mondo della moda e della bellezza. La trovo stupenda e la sua grinta è esempio per molte.

Qual è la curva che ami di più del tuo corpo? Perché? La curva che amo di più del mio corpo è il sorriso quando mi guardo allo specchio, conquistato con molta fatica e voglia di amarsi e migliorarsi.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Curvy Pride = Lotta per ideali

Una frase che ti rappresenta? La bellezza comincia nel momento in cui decidi di essere te stessa!

#MyCurvyPride: SERENA BOCCI

Chi sei? Mi chiamo Serena Bocci, ho 33 anni e sono nata a Roma dove vivo attualmente. Mi ritengo essere una persona semplice, che si adatta abbastanza facilmente alle diverse situazioni. Penso di essere solare, socievole e simpatica anche se non mancano i momenti in cui ho necessità di isolarmi un po’ da tutto il resto, ma d’altronde chi non ne ha?? Amo molto ascoltare musica, navigo in internet, mi piace molto ballare. Adoro il mare e spero un giorno di potermi stabilire in una zona vicina ad esso. Lo adoro sia d’estate che d’inverno.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Il Curvy Pride come indicano le parole stesse sono l’orgoglio nei confronti delle nostre curve. Penso che in una donna sono il valore aggiuntivo e non un difetto, anche se sembra che non molti la pensino così! Vorrei specificare che comunque curvy per me non corrisponde ad obesità o a doversi trascurare giustificandosi con l’ideale curvy.

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Sono una ex magra quindi sicuramente mi sono sentita discriminata per la mia fisicità. Ho vissuto 4 anni a Milano e lì ho patito davvero la discriminazione.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Cerco di accettarmi facendo comunque tutto il possibile per curarmi e tenermi in forma senza avere però sensi di colpa se un giorno, e anche più di uno, decido di concedermi un dolce o un bel panino in un fastfood.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? Per me la bellezza è importante ma non fondamentale in quanto contano altre cose nella vita, nel senso che se sei bellissima ma non hai cervello con la bellezza ci fai molto poco.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Sono modelli di bellezza donne come Sabrina Ferrilli, Arcuri e co. Adoro Scarlett Johansonn che oltre a rappresentare una bellezza curvy ha un fascino antico che raramente si trova.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Se mi si dice Curvy Pride mi vengono in mente le attrici degli anni 50.

Una frase che ti rappresenta? Vivi e lascia vivere”!

 

“102 CHILI SULL’ANIMA” di Francesca Sanzo

Si può decidere di cambiare a qualsiasi età e Francesca Sanzo ci è riuscita a 40 anni!

E lo racconta nel suo libro “102 chili sull’anima. La storia di una donna e della sua muta per uscire dell’obesità”, un libro intenso che può essere da stimolo per cercare di realizzare i propri sogni, qualunque essi siano!

Se volete saperne di più leggete l’intervista e seguite Francesca sul suo blog panzallaria.com.

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102 CHILI SULL’ANIMA: come nasce l’idea di questo libro? Troppo spesso, quando si parla di “dieta” o di persone che passano dall’obesità al peso giusto per loro, si mette l’accento sul lato esteriore e fisico, senza valutare quanto un cambiamento è prima di tutto qualcosa che parte dalla nostra anima e da un nuovo approccio al mondo: dopo la mia esperienza personale di “muta”, ovvero di scelta attiva per uscire dall’obesità, ho pensato che avevo voglia di condividere le mie scoperte.

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Nel tuo libro sostieni che per dimagrire molti chili bisogna “mutare”. Cosa significa? Mutare significa cambiare approccio nei confronti di sé stessi e dei propri pensieri limitanti, significa raccontarsi con una nuova narrativa che non ci faccia sentire sempre mancanti e inadeguati e soprattutto, significa capire cosa è davvero volerci bene.

Qual è la molla che permette di iniziare la “muta”? Dal punto di vista pratico, ognuno trova la sua personale motivazione. Dal punto di vista mentale, la molla parte spesso da una considerazione banale per molti, ma non per chi ha un rapporto disfunzionale con il cibo, che è: “Mi sto DAVVERO volendo bene? Il tanto cibo è DAVVERO così importante per stare bene?”.

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“Mangiare era l’unica cosa in cui ero davvero brava. Mangiare mi faceva stare bene…” quante lettrici e amiche del blog panzallaria.com si sono riviste in te? Ovviamente non le ho quantificate, ma da quando ho cominciato a raccontare pubblicamente il mio percorso e ho scritto il mio libro, mi sono arrivate 1500 mail diverse (e non conto commenti, recensioni e messaggi su Facebook). In tutte una costante: “Mi sono riconosciuta molto in te!”.

Una tua lettrice, terminato il libro, cosa vorresti che facesse? Un’azione pratica… Si chiedesse cosa la sta inceppando dal raggiungere il suo obiettivo, quale pensiero le sta tarpando le ali. Magari potrebbe scriverlo, in modo da riflettere intorno alle parole che sceglie per narrarsi.

Parliamo un po’ di te? Come hai iniziato la carriera di scrittrice? “Scrittrice” è una parola che mi mette a disagio, perché di scrittori veri ce ne sono pochi e non sono certo io, riserviamola per i grandi della letteratura 😉 Se vuoi sapere quando ho cominciato a scrivere, posso dirti che avevo 8 anni e mi avevano regalato un diario. Nel 2005 ho aperto un blog e ho cominciato a scrivere pubblicamente, nel 2008 ho scritto uno spettacolo teatrale e nel 2010 ho pubblicato una favola per bambini. Poi c’è stato un manuale tecnico legato al mio lavoro di comunicatrice online: “Narrarsi online: come fare personal storytelling” e nel 2015 “102 chili sull’anima”.

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Scrivere un libro che parla della propria vita quanto è complesso? Dipende da come sei e da che tipo di scrittura scegli. Per me, in questo caso almeno, lo è stato esattamente come è complesso produrre qualcosa che ci convinca. Scrivere non è mai semplice, occorre disciplina, tecnica e ispirazione.

Ho conosciuto tua figlia tramite il tuo libro. L’idea di scrivere un libro per bambini a quattro mani è forse già in cantiere? Ci piacerebbe un sacco! Qualche anno fa abbiamo vinto un premio con una favola nata a 4 mani: “Il sole quadrato”, che partiva da un suo disegno. Prima o poi scriveremo una storia insieme, mi piacerebbe!

Francesca, cosa ti aspetti dal futuro? Di mantenermi salda in quella fase della vita che si chiama “equilibrismo” e viene dopo un obiettivo raggiunto, di continuare a scrivere (ho appena iniziato il seguito di 102 chili sull’anima e ho anche un’altra idea) e di rafforzarmi nel mio lavoro di consulente e formatrice. Poi mi aspetto di correre, ridere e vivere con le persone che amo.

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