COME SUPERARE LA FINE DI UN AMORE E RICOMINCIARE AD AMARSI

Ad ognuna di noi, almeno una volta, nella vita è capitato o, ahimè capiterà, di essere lasciata e di ritrovarsi ad affrontare la fine di un amore.
Peggio ancora se si deve fare i conti con un tradimento da parte dell’altro.
A questo dolore non si è mai abbastanza pronti, mai sufficientemente preparati.

Non esiste un manuale che ci dica come fare, ma ci sono alcune cose che possono aiutarci ad affrontare e a superare al meglio un momento così triste e doloroso.

Solitamente quando scrivo un articolo cerco di dare un parere oggettivo, ma oggi voglio raccontarvi in prima persona il mio vissuto, le mie emozioni più profonde e le consapevolezze che sono scaturite da tanto dolore, sperando che questo possa servire a chi, come me, vive un momento così.

Qualche anno fa, sono stata tradita dal mio compagno, convivevamo, stavamo progettando addirittura di allargare la famiglia, ma lui per sei mesi ha avuto una relazione con un’altra.
Non dimenticherò mai la sera in cui l’ho scoperto; per un attimo ho smesso di respirare e ho sentito un grande vuoto.
Da quell’attimo in poi credo che la mia vita, ed io stessa, sia cambiata per sempre.
Sono crollate le mie certezze, è cambiato il mio modo di vivere e tutto ciò che mi circondava e anche tutto ciò in cui avevo creduto fino a quel momento.

Ho passato giorni in preda alla disperazione, versando fiumi di lacrime e valutando tutto in modo irrazionale. Passando le giornate tra il letto e il divano, a controllare i social in maniera frenetica e cercando di contattare lui, quasi a volerlo supplicare di cambiare idea, di tornare da me, di scegliere me.
Non voglio dilungarmi troppo sul come stavo all’epoca, voglio invece raccontarvi oggi, col senno di poi, cosa avrei voluto dire alla me di quei giorni e cosa dico oggi ad ogni amica che mi chiede supporto.

Alla me di quei giorni direi piangi, sfogati, affronta il tuo dolore è giusto provarlo ma reagisci, guardati allo specchio e inizia ad amare te stessa, fatti bella per te e ricomincia a vivere per te stessa.

So che non è tanto facile a farsi quanto a dirsi, ma è solo ricominciando ad AMARSI e a prendersi cura di se stesse, giorno dopo giorno, che si supera qualsiasi fine.

Alla me dell’epoca direi di bloccare tutti i social, di non vedere nulla, di non cercarlo, di chiedere alla persone intorno a me di non parlare dell’accaduto.

Alla me di quel momento e a te che stai leggendo dico di prenderti cura della persona più importante che esiste: te stessa.
Fatti bella, guarda il tuo film preferito, ascolta tanta musica, cucina una torta e invita le amiche, circondati dei tuoi affetti più cari, esci, distraiti, fai cose nuove.
Sposta i mobili di casa, nascondi o butta via ciò che ti ricorda lui, cambia le tue abitudini.
Approfitta di questo tempo per fare cose per te, ama te e non permettere a nessuno di farti credere di non essere meritevole d’amore.

tu, fatti bella per te.

Cerca anche se ti sembra difficile di valorizzarti, di trovare i tuoi punti di forza, ricomincia a ridere, affronta a piccoli passi giorno dopo giorno e se non ci riesci da sola, chiedi supporto alle amiche, loro sono lì per te.
Hai perso l’amore dell’uomo che ami è vero ma sei ancora circondata da un sacco di amore e le amiche sono fondamentali in questo momento.
Oltre alle tue di sempre, hai un’intera community pronta ad ascoltarti e a supportarti, hai me e se ti va puoi scrivermi e raccontarmi di te, possiamo confrontarci e parlare.


Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo
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Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio. Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

Il virus della cattiveria

Credits image: curvypride

Si era detto che l’esperienza della pandemia, del virus, ci avrebbe reso persone migliori, più sensibili ed attente al prossimo. Invece pare che la cattiveria sui social ne sia uscita rafforzata, come nel caso di Giulia Medea Oriani.

Ammetto che non sapevo nulla di questa donna colpita dal Coronavirus.
Quando avevo letto distrattamente le notizie in merito avevo pensato fosse l’ennesima storia di triste esperienza avuta con questa tragica pandemia, ma poi il risvolto inaspettato: da caso covid19 a caso di body shaming. Com’ è possibile? In che modo il coronavirus può essere abbinato allo sfottò sul fisico?

Come raccontato dalla protagonista stessa, il tutto è partito da quando, una volta superata la malattia, ha scelto di raccontare tutta la sua esperienza su Facebook. Il post diventa virale. Tanti messaggi di affetto e poi la shit storm la travolge.
“Brutta”. “Fai schifo”. “Influencer low cost”. “Cicciona di merda”. “Con quel fisico”. “La tua stazza”. “Grassona”. “Fatti un altro panino alla mortadella”. “Non sei certo la Ferragni”.

Commenti scritti soprattutto da donne. Donne contro donne. Ci battiamo tanto per far crollare pregiudizi, per essere libere di essere noi stesse e poi siamo le prime ad alimentare la macchina delle critiche.

Giulia Medea Oriani però non si abbassa al livello gretto di chi le sputa veleno sulla home page, no, risponde a tutti con il garbo e la gentilezza che la contraddistinguono.
Ecco quanto scritto da lei stessa:
“Ho raccontato la mia storia, la mia malattia, argomentato temi abbastanza delicati, e qualcuno ha preferito soffermarsi sulla mia immagine. Questi “qualcuno” sono prevalentemente DONNE. Donne che scelgono di attaccare pesantemente un’altra donna sul suo aspetto fisico, ignare delle conseguenze anche gravi che tali parole potrebbero avere. Il body shaming è denunciabile alla polizia postale, oltre che essere ignobile e inaccettabile da persone adulte e, si suppone, mature. Oggi sono una donna di 30 anni e ci rido su, ma non posso negare che l’adolescente che vive ancora dentro di me in un primo momento ci sia rimasta male. Molto. Perché io sono stata bullizzata per tutti gli anni di scuola dell’obbligo, e la sofferenza provata è ancora presente, da qualche parte, dentro di me. Negli ultimi giorni sono entrata involontariamente in un mondo che sapevo avrebbe potuto ferirmi; per fortuna sono cresciuta e sono cambiata. Nel condividere quello che mi è successo ho deciso di metterci la faccia, ed è stata insultata; io rispondo condividendo un’altra storia.Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo: sono stata una bambina e una ragazzina che tornava a casa piangendo perché i compagni la prendevano in giro nei modi più fantasiosi possibili; sono poi diventata un’adolescente che si vergognava a piangere ancora per certe cose, che non riusciva a dire ad alta voce quanto gli altri la disprezzassero, e che ha trovato un altro modo per esprimere il disagio, un modo più subdolo e complicato, su cui è stato più difficile intervenire, rispetto alle lacrime per le quali bastava un fazzoletto. Me la sono presa con il mio corpo. Quel corpo che tanti prendevano in giro, che io non riuscivo a guardare, è diventato il mio bersaglio preferito; l’ho ferito e distrutto come potevo. Per anni.Gli adolescenti sono, appunto, adolescenti: deridono, offendono, scherzano sugli altri spesso senza neanche rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni; io non recrimino niente. Quando sono andata all’università e sono entrata nel mondo degli adulti, le offese sono terminate e ho scoperto che anche io potevo piacere agli altri. Le cose però nella mia testa non sono cambiate per lungo tempo. Ho passato anni ad odiarmi, a cercare di nascondermi, a pensare di non valere niente nonostante l’amore mi circondasse. Perché per me il mio valore era un numero su una bilancia, e lo è stato per molto, troppo tempo. Oggi sono, fortunatamente, cambiata; grazie ad un percorso impegnativo ho capito che il mio valore va oltre la taglia dei miei pantaloni. Ho capito di avere un cervello funzionante, capacità argomentative, senso dell’amicizia, e tante altre qualità che mi rendono una persona apprezzabile. Ho scelto di rendere la mia PERSONA, e non il mio FISICO, il mio biglietto da visita. Certo, non posso dire di amare il mio corpo, ma non è ciò che mi rende più o meno bella, è solo un valore aggiunto che può piacere, come può non piacere. Mi piacerebbe essere come Chiara Ferragni, ovviamente sì, anche se la mia preferita rimane Scarlett Johansson; purtroppo, quando Dio distribuiva la figaggine, sono arrivata tardi ed ho trovato chiuso. Peccato. Ho imparato con il tempo che chi non è in grado di reggere un confronto sul piano intellettivo, sceglie di attaccare dove è più facile, dove sa di poter fare più male, dove crede che si trovino i punti più deboli dell’altro. A me avete dato invece il coraggio di scavare più a fondo, di andare a cercare la ragazzina sofferente che sono stata, di prenderla per mano e asciugarle le lacrime. Ma provate a chiedervi cosa sarebbe successo a quella ragazzina se avesse letto certe parole. Una persona che dopo essere stata offesa da una decina di persone, si è autodistrutta per più di dieci anni, come avrebbe reagito a centinaia di offese a volte pesantissime? Quante giovani donne si sono tolte la vita, sopraffatte dal peso dell’odio e dell’ignoranza distribuiti da certa gente? E se fosse vostra figlia, vostra sorella, vostra nipote? Io e le mie cicce, alla fine, ci siamo fatte una bella risata, e abbiamo anche voluto immortalarla. Peccato avessi finito la mortadella.”

È proprio perchè non accadano più storie come questa che Curvy Pride si batte ogni giorno, cercando di combattere i pregiudizi, le discriminazioni ed il bullismo attraverso il blog, la Community, i canali social, gli eventi. Tutte noi socie di Curvy Pride siamo unite da storie come quella di Giulia Medea Oriani ed unite portiamo fiere le nostre magliette fucsia, simbolo di accettazione e rispetto per la pluralità dell’essere, raccontando le nostre storie perché nessuna si senta sola nell’affrontare i pregiudizi che la società ci pone sul nostro cammino.

Sull’accaduto a Giulia Medea Oriani penso non vi sia altro da aggiungere ma tanto su cui ragionare.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

SE NON SEI BELLA NON PUOI ESSERE FELICE

Ovviamente il titolo è provocatorio! Se mi conosci sai che non potrei mai essere d’accordo con una simile affermazione, se non mi conosci mi presento: sono Fabiana, Curvy Coach. Che significa? Che aiuto le donne a vivere bene la loro forma, qualunque essa sia.

Leggendo la mia presentazione verrebbe subito da pensare che le donne che si rivolgono a me siano tutte quelle in sovrappeso, che si rispecchiano nella mia esperienza e che trovano in me una persona affine, qualcuno che le capisce a fondo e non le giudica per il loro aspetto. Certo, questa è una grande fetta del mio target ma recentemente ho avuto modo di fare delle coaching con alcune donne che, pur essendo dimagrite o avendo risolto ciò che per loro era un difetto estetico, non erano comunque felici come avevano immaginato!

Noi donne tendiamo ad avere degli ideali di bellezza molto chiari e francamente un po’ impossibili. Abbiamo come modello le donne copertina, quelle alte, magre, toniche, sorridenti e felici e crediamo che se anche noi fossimo come loro saremmo altrettanto felici. In questa meravigliosa fantasia non teniamo conto, però, di alcuni fattori che sono super importanti.

QUALCOSA CHE FORSE NON TIENI IN CONSIDERAZIONE

Le pose fanno la differenza nelle foto

Innanzitutto le donne copertina non sempre sono come appaiono: già trent’anni fa si parlava di Photoshop e dei suoi miracoli. Le foto che ci propongono sono ritoccate! Lo so che lo sai, ma forse non sai quanto siano ritoccate! Ho scoperto su Instagram una influencer che mostra esattamente come fanno le modelle ad ottimizzare gli scatti già solo con le pose e ti assicuro che sono rimasta basita da quanto saper posare sia fondamentale per sembrare al top! Mettici poi un sapiente uso delle luci di scena, del trucco e del ritocco digitale ed ecco qui che anche un popò moscio, cellulitico con smagliature può diventare un sedere da favola.

Secondo punto: le modelle nascono modelle, almeno per alcune caratteristiche: l’altezza che se non ce l’hai non c’è santo che possa regalartela! Da che mondo è mondo un abito sta visivamente meglio su una donna alta 1,80 che su una alta 1,50. La conformazione ossea, le gambe lunghe, le caviglie sottili, la distribuzione del grasso corporeo (sì perché anche quelle magre hanno del tessuto sottocutaneo che disegna le forme del corpo, se non si affamano per diventare asciutte), sono tutte caratteristiche che elargisce la Natura e, anche volendo rivolgersi al chirurgo migliore del mondo, non si possono cambiare (o forse sì ma a che prezzo?).

Terzo punto: le modelle sono modelle per lavoro. Quindi già nasci con determinate caratteristiche e in più ti pagano per mantenerti al top: una modella di professione non passa ore seduta alla scrivania o al banco di un bar a servire clienti per poi dedicare un quarto d’ora di corsa ogni tanto alla sua bellezza! Da quando si sveglia a quando va a dormire tutte le sue azioni sono mirate al mantenimento e all’incremento del suo appeal. Capisci bene che ciascuna di noi, con tutti i nostri difetti, se vivesse la sua vita così sarebbe già una strafiga! Magari una strafiga alta 1,60, ma comunque super curata, palestrata, in peso forma, mani e piedi sempre top, depilata, con trucco e parrucco impeccabili, rendo l’idea?

Quarto punto: CHI TI DICE CHE LE MODELLE CHE TU VEDI BELLE, SORRIDENTI IN COPERTINA SIANO DAVVERO FELICI? Abbiamo decine di casi di donne meravigliose che, nonostante il loro talento e la loro incredibile bellezza non erano felici, tanto da decidere di togliersi la vita o di rovinarsela con alcool, droghe e spesso subendo violenze psicologiche dai loro compagni o dalla loro famiglia.

La mia preferita era Whitney Houston: con la sua una voce angelica e col suo carisma ha incantato intere generazioni di adolescenti, una donna tanto bella fuori quanto fragile dentro che purtroppo non ha resistito alla durezza del mondo che la circondava tanto da perdersi nell’abisso della droga e dell’alcol fino a rimanerne vittima.

Whitney Houston, una voce indimenticabile credit: web

Una donna che apparentemente aveva tutto ma a cui evidentemente mancava ciò che per lei era fondamentale.

Questo è un caso estremo, ma serve per ricordarci che non tutto ciò che luccica è oro, sarebbe più utile non delegare la nostra felicità al solo aspetto fisico, perché è un’illusione.

L’aspetto fisico da solo non basta ad essere felici! Quante volte avrai pensato: “Se solo potessi essere magra! Se solo potessi essere più bella, più alta, con più seno, senza cellulite, senza pancia, allora sì che sarei felice!”

Sicuramente aiuterebbe molto! Saresti più sicura di te ma non sarebbe abbastanza.

DIPENDE DA TE? SE TI FA STARE BENE FALLO!

Vuoi essere più magra, più tonica e con meno cellulite? Ok, lavorandoci puoi ottenere questi risultati, se sono davvero giusti e importanti per te alzati e valli a prendere.

Vuoi avere più seno o il naso dritto? C’è la chirurgia, se pensi che sia la strada giusta per essere più felice ben venga, rivolgiti ad un buon chirurgo e risolvi quel difetto che non puoi migliorare da sola, ma sempre con la consapevolezza che non sarà SOLO quello a renderti felice.

Potrebbe essere più utile cominciare a guardare queste meravigliose donne per ciò che sono: donne che prestano la loro immagine per ispirarci a migliorare alcuni aspetti di noi, magari decidendo di fare un po’ di attività fisica per essere più sciolte, più flessibili e magari perdere qualche chilo se necessario, magari scegliere una pettinatura alla moda, un bel rossetto, un vestito che ci stia bene o un paio di scarpe da urlo.

SEI SICURA CHE LA TUA FELICITÀ DIPENDA DAL TUO ASPETTO? Smettiamo di credere che tutte le altre siano perfette tranne noi! Cominciamo a leggere tra le righe, è proprio lì che potremmo trovare un po’ della nostra autostima!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

POSSONO ESISTERE DAVVERO I CANONI DI BELLEZZA?

Sin da piccole, noi donne soprattutto, veniamo cresciute con l’idea che il bello e la bellezza siano strettamente collegati a dei canoni di bellezza definiti cui fare riferimento. Basti pensare alla bambola più famosa al mondo con cui da decenni migliaia di bambine giocano e si immedesimano: Barbie.

Barbie, la famosa bambola della Mattel.

Crescendo, però, ogni piccola bambina che sogna di assomigliare alla sua bambola preferita si renderà conto che la realtà è ben diversa e che quei canoni prestabiliti, cui fare riferimento, non possono esistere e che sono una menzogna, falsata dalla società, dalla cultura e dal tempo.

Nulla come il corpo femminile, infatti, è stato interpretato, rappresentato e simbolizzato nel corso delle epoche storiche, generando modelli iconici che sono diventati popolari per poi passare di moda con un soffio di vento.
La società, da sempre, chiede alle donne di apparire in un determinato modo, delineando, secondo canoni prestabiliti dal contesto epocale, una sorta di corpo “ideale e perfetto” il cui paradigma è in continuo cambiamento.
Si è scritta, così, una storia complessa che passa attraverso l’arte e la moda ma, purtroppo, anche attraverso la malattia mentale e la sofferenza psicologica, che vede coinvolte sempre un maggior numero di donne.

Il corpo femminile è, molto spesso, oggetto di discussione e fonte d’ispirazione per grandi artisti e letterati, sin da tempi immemori, che lo hanno rappresentato sotto ogni forma d’arte possibile, sotto diversi punti di vista e con caratteri differenziali, talvolta opposti e dissonanti tra di essi.
Questa continua esposizione, negli anni, del corpo femminile come “oggetto idealizzato”, ha portato la donna ad una ricerca continua di perfezione e bellezza.
Non esiste, però, una definizione univoca e costante della bellezza.
Se proviamo a definire il bello, si può dire che bello sia qualcosa che attrae, che colpisce, che spinge a soffermare lo sguardo senza reprimere un senso di meraviglia, addirittura di estasi, ma resta comunque difficile stabilire cosa sia realmente la bellezza e soprattutto : essa potrebbe essere definita come “una proprietà dei corpi”, proprietà che viene studiata da sempre e che ancora non si è riusciti a comprendere appieno, né a definire in modo univoco.
Alla luce di ciò, le donne, da sempre, hanno desiderato essere belle, risultare piacevoli agli occhi di chi guarda e essere apprezzate, ma di certo mai come oggi.
Nella società odierna, infatti, si è affermato un vero e proprio culto del corpo e la bellezza esteriore. In determinati casi, sembra essere più importante l’aspetto e l’apparire delle qualità morali ed intellettive. Per alcune donne è una vera e propria ossessione, un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, ricorrendo se necessario, a misure estreme quali diete drastiche, ove presente qualche rotondità, allenamenti eccessivi o addirittura lifting e ritocchi a parti del viso, fino a veri e propri interventi chirurgici per assottigliare alcune parti o riempirne altre.
Tutto ciò è dettato dalla percezione che le donne stesse hanno del proprio corpo e come lo vivono, quanto esse tendano a confrontarlo con altri corpi ma anche come esso è visto e presentato dagli altri.
La questione è proprio questa: gli altri e come ci vedono.
L’altrui giudizio, infatti, può influenzare, fin dall’infanzia, la visione che si ha di noi stessi. Visione che, se distorta, può sfociare in atteggiamenti dannosi e autolesionistici, quali disturbi alimentari, come bulimia e anoressia, scarsa autostima, disturbi somatici, fobia sociale, manie compulsive ossessive e altre patologie, quali la dismorfofobia o disturbo da dismorfismo corporeo, ovvero quella fobia che nasce da una visione distorta che si ha del proprio aspetto esteriore, causata da un’eccessiva preoccupazione della propria immagine corporea. Tali disturbi, che si presentano già nei primi anni dell’adolescenza, hanno conseguenze che si possono protrarre sino all’età adulta, talvolta irreparabili. La percezione che ogni individuo ha di se stesso e del proprio corpo può condizionare un’intera esistenza: conflitti con se stessi, difficoltà negli approcci con gli altri, insicurezze, paure nell’agire sono tra le più comuni problematiche, ma non le sole che, chi vive un rapporto poco sano col proprio corpo, incontrerà nel corso della vita.

Fondamentale, perciò, è educare sin dall’infanzia a comprendere il senso e ad amare il proprio corpo e il proprio essere, con le varie sfaccettature che esso presenta. La realtà odierna e la società nella quale ci apprestiamo a vivere, purtroppo però, presentando canoni di bellezza sempre più idealizzati, non supporta famiglie ed educatori in questo processo educativo anzi talvolta il contesto fruisce da vero e proprio ostacolo. È, infatti, proprio il contesto sociale in cui l’individuo vive a influire nella percezione che si ha di se, quindi, noi tutti e in questo la nostra associazione, dobbiamo impegnarci a promuovere, non più canoni di bellezza idealizzati e irraggiungibili e, soprattutto, non più canoni univoci cui fare riferimento, ma la pluralità della bellezza, educare alla bellezza in tutte le sue forme e soprattutto educare all’amore, verso noi stessi e gli altri.
Solo così potremo abbattere i canoni di bellezza e tutto ciò che di sbagliato e negativo comportano.

Se vi va potete scrivermi e raccontarmi di voi, possiamo confrontarci e parlare.
Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio. Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

GOODVIBES v/s LO STRESS CHE CI STRESSA !

Il termine STRESS nel linguaggio comune indica una difficoltà, uno stato di tensione dovuto a pressioni esterne che agiscono sull’individuo. Nel linguaggio scientifico è la risposta dell’organismo a uno o più eventi di tipo fisico, chimico, psicosociale che ne modificano l’equilibrio omeostatico.

Non ha un significato NECESSARIAMENTE NEGATIVO o PATOLOGICO, è la risposta che spinge l’organismo a reagire ad un cambiamento, adattandovisi.

Esiste sia l’EUSTRESS (stress benefico ), sia il DISTRESS ( stress negativo )

OGNUNO DI NOI HA IL SUO MODO DI REAGIRE ALLE SITUAZIONI STRESSANTI

Gli stadi psicologici dello stress sono :

1- ALLARME: con sintomi fisici (disturbi del sonno, cefalea, respirazione irregolare), psicologici (irritabilità, stanchezza, sbalzi d’umore, scarsa memoria), comportamentali (asocialità, difficoltà a portare a termine un compito)

2-RESISTENZA: negazione dei sentimenti negativi (isolamento emotivo, limitazione degli interessi)

3-ESAURIMENTO perdita di sicurezza di sé, stanchezza cronica, ansia, disturbi del sonno, uso improprio di alcool o altre sostanze, disturbi fisici ecc.

Donne e uomini posso vivere momenti realmente disperati.

Lo stress viene considerato proprio un “male del ventesimo secolo “. Diverse ricerche hanno dimostrato che la spiritualità aiuta a gestire lo stress .

Anche se molte persone associano il concetto di spiritualità alla religione, in realtà si può assolutamente professare la spiritualità al di fuori della religione professata.

la spiritualità può essere espressa in diversi modi: meditazione, preghiera, atti di gratitudine e generosità ecc..) e favorisce il recupero della COMUNICAZIONE CON NOI STESSI E CON IL NOSTRO STATO MENTALE E FISICO.

Anche SAPER GESTIRE IL TEMPO è importante! Trascorriamo molte ore a lavoro, passiamo da un’attività all’altra con frenesia o addirittura facciamo molte cose contemporaneamente. Dedichiamo il nostro tempo agli altri nel tentativo di distrarci mentre una grande quantità di pensieri invade la nostra mente senza alcun controllo .

Controllare ogni cosa è un obiettivo impossibile e se ci liberiamo da questa frustrazione I NOSTRI LIVELLI DI ANSIA DIMINUIRANNO

ECCO QUI ALCUNI SEMPLICI SUGGERIMENTI :

1-OGNI GIORNO FAI UN PERIODO DI SILENZIO DI ALMENO 15 MINUTI

2-QUANDO FAI LA DOCCIA CANTA 🙂

3- STROFINATI CON UN ASCIUGAMANO LA PELLE, IN MODO DA APRIRE TUTTI I PORI (ricordati che non respiri solo dai polmoni ma anche dalla pelle )

4-METTI ORDINE DEL CAOS STABILENDO OBIETTIVI PRECISI

5-CERCA SEMPRE DI TROVARE LA CAUSA , LA RADICE REALE DELLE TUE EMOZIONI E DEI TUOI DOLORI

6-TROVA UN MODO COSTRUTTIVO DI ESPRIMERE I TUOI STATI EMOTIVI E TRASFORMARLI (le emozioni non vanno represse)

7-RIDI SENZA RAGIONE PER ALMENO 5 MINUTI OGNI GIORNO (meglio appena svegli che dà la carica giusta per affrontare la giornata)

8-RICORDA E PRONUNCIA IL TUO NOME ALMENO 2 VOLTE AL GIORNO (ancora meglio se lo fai davanti allo specchio per incentivare l’autostima )

9-DEDICATI OGNI GIORNO AD UN PASSEGGIATA NEL VERDE (anche solo 15 min, catturerete l’immensità della natura , quando vi sentirete parte di qualcosa di più grande , i fattori di stress vi sembreranno più insignificanti )

10- se non hai problemi di salute di un certo tip, CERCA DI BERE 2 LITRI DI ACQUA al giorno (ti sembrerà realmente di eliminare tutte le tossine dall’organismo )

11-BALLA, CANTA, RIDI, GIOCA, PARLA ALLA NATURA, INSOMMA DIVERTITI!

12-NON MANGIARE MAI CON L’OROLOGIO! Mangia senza fretta e quando mangi non pensare o fare altre cose, ogni tanto posa la forchetta e fai un respiro profondo

13- mentre parli con altri NON TOCCARE E NON AVVICINARTI TROPPO ALL’ALTRA PERSONA: queste due situazioni possono creare disagio e stress in chi non ama il contatto fisico e che necessita del proprio spazio vitale

14- RIMANI APERTO E SENSIBILE; SCEGLI SEMPRE CIÒ CHE FAI E FAI CIÒ CHE SCEGLI

15 -SCEGLI LE PERSONE CHE DAVVERO MERITANO IL TUO TEMPO .

IL TUO TEMPO È PREZIOSO, NON SPRECARLO! ANCHE QUANDO TI SENTI UN PÒ SOLA , RICORDATI CHE TU SEI ABBASTANZA E A VOLTE ISOLARSI FA BENE PER TROVARE UN PO’ DI TEMPO DI RIFLESSIONE

16- CHIEDITI SE È DAVVERO URGENTE CIÒ CHE DEVI FARE (spesso crediamo che debba essere fatto tutto in quella giornata ,ma molte cose invece possono essere rimandate tranquillamente senza crearci stress )

17-IMPARA A NON VERGOGNARTI MAI! SE SEI IN DIFFICOLTÀ CHIEDI AIUTO

18-STAI IN AMBIENTI CHE ELEVANO IL PIÙ POSSIBILE LA TUA COSCIENZA, I TUOI HOBBY

19- AMA, CIRCONDATI IL PIÙ POSSIBILE DI AMICI E PERSONE CHE CONDIVIDONO I TUOI VALORI , IDEALI E MODI DI VIVERE

20- SE TE LA SENTI (consiglio momentaneamente sospeso purtroppo causa covid -19) ABBRACCIA PIù PERSONE POSSIBILI OGNI GIORNO (è stato scientificamente provatao che l’essere umano ha bisogno di 8 abbracci al giorno per stare bene ,12 per essere felice)

HO BISOGNO DI UN ABBRACCIO

Alcuni di questi suggerimenti fanno parte della medicina olistica, metodo di cura totale della persona che mette sullo stesso piano gli aspetti fisici, mentali emotivi e spirituali, mentre la medicina tradizionale isola ciascuno di questi aspetti secondo le priorità.

Altri suggerimenti derivano da quella che è la mia esperienza di vita .

Spero che vi siano utili per vivere la vostra vita, unica e preziosa, con meno angosce ricordandovi sempre che, anche quando tutto sembra non andare, c’è sempre il famoso spiraglio di luce in ogni tunnel!

Se vi va raccontatemi come gestite voi le situazioni di stress e se avete qualche consiglio in più da aggiungere all’elenco è sempre ben accetto (anche per me che cado in stati d’ansia frequentemente)

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell’Associazione Curvy Pride APS impegnandosi nel volontariato

INFERMIERA, FELICEMENTE SPOSATA. IL MIO MOTTO DI VITA è SPQR : SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE fairylaura83@gmail.com

PRATICA ANCHE TU L’HAPPY TRAINING !

Hai mai notato che quando ti focalizzi su qualcosa poi cominci a vederla ovunque?

Mi spiego meglio: quando ero incinta vedevo solo donne in gravidanza, poi vedevo solo bimbi piccoli. Se hai un cane e lo porti a spasso ti accorgi magicamente che tutti sembrano avere un cane! Ho avuto il periodo in cui ero fissata con un certo tipo di borsa che desideravo e mi pareva che tutte la sfoggiassero tranne me!

Quando siamo focalizzate su qualcosa di specifico è come se i nostri occhi occhi e la nostra testa aprissero un canale preferenziale che ci permette di vedere sempre quello.

La stessa cosa vale per le sensazioni: sono certa che anche tu hai avuto un periodo della tua vita in cui vedevi tutto nero e ti sembrava che il mondo intorno a te fosse fatto solo di sfighe e cattive notizie, un po’ come dire che quando inizia ad andar male poi sembra vada sempre peggio.

Il metodo educativo degli anni scolastici non ci ha aiutate a sviluppare sicurezza e fiducia in noi stesse.

Perché ci comportiamo così? Ho provato a ragionarci e condivido con te alcune riflessioni che mi sembrano verosimili: purtroppo fin da bambine ci hanno abituate a focalizzarci solo sui nostri difetti, su quello che non facciamo abbastanza bene (abbastanza per chi? Rispetto a cosa? Mah…), le maestre ci riempivano i compiti di segni rossi, belli evidenziati, per fare in modo che i nostri errori fossero subito individuabili e, anche se il loro scopo non era quello di farci del male, di sicuro questo metodo non ci aiutava a prendere più sicurezza in noi stesse.

Forse succede ancora oggi ma non sarebbe molto meglio se invece di dirci cosa non va ci dicessero come poter migliorare? Se invece di farci sentire sbagliate, non abbastanza intelligenti o volenterose ci aiutassero concretamente a sviluppare le nostre capacità?

Invertire questa tendenza non è affatto facile, ci ritroviamo adulte, con famiglia, lavoro e responsabilità e sotto sotto siamo ancora per certi versi dei bambine insicure con una tremenda paura di sbagliare! Temiamo di esporci, di non essere abbastanza belle, abbastanza forti e lasciamo che il giudizio degli altri diventi più importante di ciò che pensiamo, di ciò che desideriamo e che ci farebbe stare bene.

Una soluzione che possiamo mettere in atto da subito è sforzarci di guardare il bello e il buono che c’è nella nostra vita. Sì lo so che non è facile perché siamo talmente abituate a lamentarci che spesso non lo vediamo neppure ma sono testimone che se cominciamo a farlo ogni giorno sarà come fare un piccolo “Happy Training”: miglioreremo sempre di più e nel giro di poche settimane ci salteranno agli occhi molte più cose belle che cose brutte.

La felicità è come un muscolo: va allenata!

Ti svelo un piccolo trucco che ho usato nel periodo dell’ Happy Training e che mi è stato utilissimo: ogni giorno scrivevo sulla mia agenda un mini obiettivo, per esempio “Oggi voglio trovare qualcosa di buono in una delle mie clienti e dirglielo”, oppure “Oggi voglio trovare un aspetto positivo di mio marito e farglielo notare” o ancora “Voglio vedere un punto di forza di quel lavoro che non mi piace” e così via. No ci sono limiti, qualsiasi aspetto della tua vita può essere guardato con una prospettiva diversa, basta allenarsi!

Immagina come migliorerà la tua vita quando sarà più ricca di pensieri, parole, persone e avvenimenti buoni per te! Allora, qual è il primo obiettivo del tuo Happy Training?

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it





COSPLAY E BODY SHAMING

Cosplay.
Per chi non lo sapesse il cosplay è l’arte di impersonificare ed interpretare un personaggio reale o di fantasia, proveniente dal cinema, animazione, fumetti ecc, riproducendone gli abiti, il trucco e le movenze.
Una community di appassionati e spesso definiti “nerd” che oltre a sfoggiare i propri costumi alle fiere di settore e ad immortalarli in servizi fotografici dedicati, spesso partecipa a vere e proprie gare dove vengono giudicate le abilità sartoriali, di crafting, l’interpretazione ed il make up.
Io stessa faccio parte di questi artisti, ed ho gareggiato per tanti anni portando a casa trofei e soddisfazioni personali.

Negli ultimi periodi però, anche questo settore è stato colpito dalla grassofobia, comportando flame quasi giornalieri sui social network, in particolare facebook.
Non so se sia dovuto ad un cambio generazionale di cosplayer, fatto sta che sempre più spesso ragazzine molto giovani vengono messe alla pubblica gogna, dove senza alcuna pietà le loro forme vengono mortificate, umiliate, sbeffeggiate.
Come se fosse umanamente possibile avere certi canoni anatomici sfoggiati da alcune delle protagoniste di fumetti e manga. E’ un po’ come tornare al discorso (finalmente superato) della fisicità della Barbie. Spesso le donne nei fumetti (soprattutto manga giapponesi) hanno vite sottilissime, seni enormi, gambe poco più larghe delle braccia. Insomma, non una fisicità compatibile con la maggior parte delle teenager. Che fare quindi?
La soluzione offerta dai leoni da tastiera è semplice: copriti e fai un altro personaggio, o meglio non uscire proprio di casa finché non sarai magra. Ma perché bisogna sempre distruggere i sogni degli altri? Quale perverso piacere porta?
Il Cosplay per come l’ho vissuto io, è sempre stato un’isola felice, in cui potevi essere chi volevi, indipendentemente dalla tua fisicità, dal tuo sesso, dalla tua età e dal colore della tua pelle. Ti piace Sailor Moon? Bene! Vestiti da Sailor Moon e divertiti! Questo è il Cosplay nella maggior parte del globo.
Ma chissà perché, qui in Italia ha preso questa piega spiacevole. Troppe volte ho visto ragazzine piangere e rinunciare di salire sul palco poco prima di una gara, solo perché qualcuno aveva bisbigliato “guarda, ha la cellulite”, rinunciando a mostrare il frutto di mesi di lavoro.
ll cosplay è un modo per sentirsi liberi di essere chi si vuole, perciò no grazie, almeno qui il body shaming non lo voglio vedere.

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, e si impegna a contrastare i fenomeni di bullismo, discriminazione e body shaming. Perché tutte/i possano imparare ad apprezzare la propria fisicità ed unicità.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

È ORA DI ESSERE EGOISTA

Lo so che quando senti questa parola la tua prima reazione è negativa, essere egoista viene inteso come qualcosa di non buono, come togliere qualcosa agli altri a favore di se stessi.

D’accordo, posso capirlo, ma è davvero così sbagliato pensare prima a te stessa? È davvero così impensabile cominciare a far piacere innanzi tutto a te e poi pensare anche agli altri?

Ci sono dei valori nella vita che per me sono fondamentali: i figli, la famiglia, gli affetti più cari, l’amicizia, la salute, il lavoro. Pensandoci a mente fredda mi chiedo se sia così vero che tutto ciò debba venire prima di quello che io desidero per me, per essere davvero felice.

In genere qualsiasi madre darebbe la vita per i propri figli, qualsiasi figlia farebbe qualunque cosa per i suoi genitori, un’ottima amica correrebbe in soccorso di chi la chiama anche alle tre di notte! Non sto parlando di situazioni al limite, sto parlando della routine di ogni giorno.

Spesso sei talmente presa da tutto quello che DEVI fare e che gli altri si aspettano da te che perdi completamente di vista i tuoi desideri.

SEI PERSONA O SCHIAVA DEL SISTEMA?

Purtroppo cresciamo con il pensiero di dover fare sempre tutto per gli altri, con l’idea che tu, donna lavoratrice, terrai il tuo posto in ufficio o in negozio fino alla chiusura, finché non avrai portato a termine i tuoi compiti e tu, mamma e moglie, potrai pensare un po’ a te quando avrai finito le tue faccende, quando la casa sarà in ordine, quando il frigorifero sarà pieno, quando tutti quelli della tua famiglia saranno sistemati. Se rivesti questi ruoli allo stesso tempo, auguri! Se ti va proprio bene, ti dedicherai a te stessa e a quello che ti piace quando sarai talmente stanca che ti addormenterai e buonanotte.

Se sei convinta che lo scopo della tua vita sia quello di occuparti degli altri arriverai ad un punto in cui non ci sarà più niente a darti veramente gioia, compresa la tua immagine allo specchio. Arriverai al punto di non riconoscerti più e quando, in quel momento, avrai bisogno di aiuto, di sostegno e di conforto è probabile che chi ti sta vicino non soltanto non lo capirà ma, vedendo i tuoi segnali d’insofferenza, penserà che sei cambiata, sei diventata egoista, non sei più quella di una volta, si sentiranno defraudati delle tue attenzioni che fino a quel momento avevi elargito senza mai risparmiarti!

Se non sarai tu a regalarti quel tempo, se non sarai tu ad ascoltare te stessa, a capire quello che ti rende felice e a prendertelo, consapevole che te lo meriti tutto, non credere che lo farà qualcun altro, non sperarci!

IL CENTRO DELLA TUA VITA SEI TU

Voglio dirti qualcosa che forse ti farà storcere un po’ il naso, soprattutto se sei una mamma: RICORDATI CHE TU SEI LA PERSONA PIÙ IMPORTANTE DELLA TUA VITA.

Sì, proprio tu. Certo, i figli sono il bene più prezioso e un grande motivo di gioia e orgoglio ma non sono L’UNICO motivo di gioia e orgoglio.

Quando sarai lì, davanti a quello specchio e non ti riconoscerai più, quando ti chiederai dov’è finita quella ragazza che aveva tanti sogni e speranze, che sorrideva con le amiche, che immaginava un futuro felice credi forse che il fatto di essere mamma, moglie, figlia e amica potrà essere la risposta?

Sai perché ti dico tutte queste cose che sono anche un po’ forti? Perché la nostra bellezza, la nostra radiosità e la nostra luce provengono prima da dentro.

Un po’ come quando siamo innamorate con il sorriso perenne e gli occhi sognanti, la testa che proprio non vuole rimanere sul collo, la mente che vaga felice immaginando le cose belle che potrebbero succedere. Ecco. Quello che ti serve è innamorarti di te stessa e per farlo devi piacerti, dentro e fuori.

Arriva un momento nella vita in cui è necessario fermarti per guardare dentro di te e capire se ciò che sei e che fai ti soddisfa davvero. Non contano gli altri, non conta il parere del marito o i condizionamenti dei tuoi genitori: conta solo quello che vuoi davvero.

Cominciare o ricominciare a mettere i tuoi sogni, i tuoi bisogni e i tuoi desideri prima di ogni altra cosa non è da egoisti, è sopravvivenza, è bisogno di sentirsi profondamente soddisfatte di sé, è quel propulsore che ti spinge a dare il meglio in tutto ciò che fai! È arrivato il momento di dedicarti ad una persona stupenda: TE STESSA!

SII FELICE DI TE STESSA E PER TE STESSA, LA GIOIA SI PROPAGA

Ti assicuro, l’ho provato sulla mia pelle: quando comincerai a riappropriarti della tua volontà sarai molto più felice, più aperta con chi ti sta intorno, più paziente, più amorevole e proprio coloro che all’inizio ti remavano contro credendosi defraudati delle tue attenzioni saranno i primi a beneficiare del tuo meraviglioso rinascere e sbocciare. Incredibilmente la felicità di chi ti sta vicino dipenderà direttamente dalla tua, che dici, può valere la pena provarci davvero?

IL PIÙ GRANDE DONO CHE PUOI FARE A CHI TI AMA È AMARE TE STESSA. Fabiana Sacco

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it





DISMORFOFOBIA, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

Nella nostra epoca siamo ancora immersi in una assidua ricerca di bellezza che produce insoddisfazione e, in casi estremi, odio per la propria immagine, che diviene teatro di mille ossessioni poiché si vorrebbe essere diversi da come si è, non ci si sente mai abbastanza belli, magri o perfetti come, ahimè, la società ci impone.
Viviamo con la convinzione che essere come si è non vada bene e che si debba correggere ciò che non corrisponde ai modelli di riferimento ai quali ci paragoniamo costantemente.

Nonostante molte Associazioni come la nostra Curvy Pride si impegnino e lottino per promuovere la pluralità della bellezza e l’unicità dei singoli, tutto ciò avviene ancora.
Già da qualche anno esistono innumerevoli movimenti bodypositive ma resta ancora molto difficile contrastare questo fenomeno e in questo articolo voglio fare chiarezza su una patologia molto diffusa ma poco nota ai più: la dismorfofobia o disturbo da dismorfismo corporeo.

Un’ immagine corporea negativa implica una forte insoddisfazione per tutto o per alcuni aspetti del proprio corpo e può sfociare nel disturbo della dismorfofobia, o disturbo da dismorfismo corporeo, cioè l’errata valutazione della propria immagine e l’incapacità di valutare in modo oggettivo la propria fisicità.
L’elemento peculiare della dismorfofobia è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario, oppure, se è presente una reale piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga eccessiva al normale.
La gran parte dei soggetti con questo disturbo sperimentano grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo spesso le loro preoccupazioni come “intensamente dolorose”, “tormentose”, o “devastanti”. I più trovano le loro preoccupazioni difficili da controllare, e fanno pochi o nessun tentativo di resistervi.


Come conseguenza, i dismorfofobici spesso passano molte ore al giorno a pensare al loro “difetto” e a come porvi rimedio al punto che questi pensieri possono arrivare a dominare la loro vita. I sentimenti di vergogna per il proprio “difetto”, possono portare a voler evitare situazioni di contatto sociale, all’isolamento a causa delle difficoltà nel frequentare gli altri e quindi portano ad avere gravi difficoltà nello svolgere normalmente la vita quotidiana.
I soggetti dismorfofobici, a causa del senso di inadeguatezza, si autoescludono dal contesto sociale mettendo in atto un vero e proprio autosabotaggio di se stessi e della propria esistenza privandosi di esperienze di vita fondamentali nella formazione dell’individuo e per una buona qualità della condotta di vita.


L’immagine corporea che si ha è lo specchio della situazione emotiva, dei ricordi, delle motivazioni e dei propositi d’azione dell’individuo indi per cui non è statica, ma si modifica continuamente per merito delle esperienze personali.
Quando ci guardiamo allo specchio, quindi, ciò che vediamo è influenzato dal nostro stato d’animo, dalle esperienze e dal contesto che ci circonda.
Al giorno d’oggi, sempre più persone, di ogni età si percepiscono in difetto e vivono ciò con disagio e sofferenza.

Nei casi limite, quando la patologia è accertata, la dismorfofobia si può curare attraverso un percorso di psicoterapia mirata, talvolta seguendo l’approccio cognitivo-comportamentale, e nei casi più gravi integrare l’uso di psicofarmaci specifici.

Nel quotidiano possiamo, se ci percepiamo in difetto, razionalizzare e comprendere quanto il disagio che proviamo sia grave e quanto influisca nelle nostre vite e possiamo provare a contrastarlo cercando di guardarci in maniera oggettiva e provare a smettere di confrontarci sempre e solo con i soliti modelli estetici proposti dai mass media, irreali e enfatizzati.

Sentirsi parte di una community ci fa sentire meno soli, meno diversi, meno in difetto. L’Associazione Curvy Pride si impegna da anni proprio in questo.
Insieme possiamo debellare gli stereotipi e i canoni estetici imposti e promuovere la pluralità e l’unicità di noi stesse e della nostra bellezza!

Insieme per sentirsi più leggere, per sentirsi più forti e andare lontano!



Se vi va potete scrivermi e raccontarmi di voi, possiamo confrontarci e parlare.
Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio. Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

SILVIA AMOROSINO E L’ALOPECIA: STORIA DI UNA DONNA CHE HA SCONFITTO LE SUE PAURE

Silvia Amorosino soffre di alopecia. Da quando era adolescente non ha più capelli, sopracciglia né peli sul corpo. È una ragazza che ha un sorriso dolce e lo sguardo limpido di chi non si nasconde, o meglio, non si nasconde più. All’età di 15 anni era già praticamente calva. La strada che ha percorso per stare bene con se stessa è stata lunga e non certo priva di momenti davvero difficili ma oggi è una trentenne super tosta e fare quattro chiacchiere con lei è stato divertente e a tratti anche un po’ commovente (una lacrimuccia mi è scesa ma questo non gliel’ho detto).

Ecco allora per voi la trascrizione della nostra chiacchierata.

Silvia, dopo che hai perso i capelli cosa è successo?

A 15 anni io e la mia parrucca siamo andate negli Stati Uniti, in California. Ho affrontato questo viaggio da sola e soggiornavo presso una famiglia. Stavo sempre chiusa in casa, non mi andava di farmi vedere in giro,anche se di fatto non conoscevo nessuno e dovevo ancora elaborare quello che mi stava succedendo. Oggi abbiamo i social, su Internet si trova di tutto e di più: abbiamo accesso a qualsiasi tipo di informazione e basta un click per entrare in mondi virtuali che possono esserci utili per risolvere i nostri problemi o per fare comunità, all’epoca io mi sentivo sola e pensavo che la mia esperienza con la perdita dei capelli fosse qualcosa che riguardasse soltanto me, i social non erano popolari come oggi per cui non avevo modo di uscire dal mio bozzolo, era più difficile conoscere persone che vivessero il mio stesso problema.

Vedendomi sempre chiusa in camera mia, la mia mamma americana mi consigliò di cercare su Internet dei gruppi di sostegno sull’ alopecia. Lo feci e scoprii un mondo!

Non avevo idea di quante persone vivessero la mia stessa realtà e condividessero i miei stessi sentimenti. In questi siti leggevo storie di ragazze come me, raccontavano cose che conoscevo perfettamente e descrivevano le stesse situazioni che anch’io vivevo ogni giorno! In quel momento mi resi conto che non ero sola e un senso di appartenenza si risvegliò dentro di me: anch’io, come loro, potevo imparare ad accettarmi!

Il mondo virtuale ti è stato utile allora!

Certo, è stato fondamentale per sbloccarmi! Mi sentivo finalmente parte di una comunità! Anche altri avevano le mie difficoltà, anche per gli altri era difficile uscire da quella situazione e, leggendo le testimonianze di chi, come me, aveva perso i capelli, si sentiva a disagio e faticava ad accettare la situazione, prendevo sempre più consapevolezza di poter anch’io uscire da mio guscio.

Silvia indossa i suoi turbanti con eleganza, rendendo il suo look super trendy

Cosa è successo a quel punto?

Il primo passo davvero importante che ho fatto è stato uscire senza la parrucca! Ero divisa a metà tra la paura di mostrarmi agli altri e la voglia di dire BASTA a quella che io chiamavo LA MASCHERA DI FERRO, sai come quella del film con Di Caprio. Pensavo che gli altri non dovessero vedermi senza capelli…MA PERCHÉ?

Quindi avevi paura a mostrarti senza parrucca?

Altroché! Ho fatto uno step intermedio: dalla parrucca, che mi teneva caldo, mi pesava e che non sopportavo proprio più, sono passata al turbante. Mi ha aiutata, ma considera che in quel modo si vedeva che non avevo i capelli per cui sapevo che chi mi incontrava se ne accorgeva subito e poteva pensare che ero malata. Mi sono sentita nuda, indifesa ed esposta. La mia convinzione era che SE NON HAI I CAPELLI SEI BRUTTA e io non volevo essere brutta e non volevo sembrare malata. Da lì a mostrarmi anche senza turbante c’è voluto un po’ di tempo ma l’ho fatto, anche perché ballavo il tango argentino ed era abbastanza scomodo farlo con quel peso sulla testa!

Il tango argentino, una delle passioni di Silvia

Ripensandoci adesso, le tue paure erano fondate? Hai davvero incontrato persone che ti hanno giudicata o derisa?

Ho sofferto, Sì, ci sono stati e ci sono tutt’ora commenti cattivi e giudizi stupidi ma mi hanno aiutata a forgiare la mia armatura. Ho imparato a farmi scivolare via queste persone e ciò che dicono. Spesso mi sento dire che anche se non ho i capelli ho un bel viso, come se questo fosse abbastanza, provate voi ad essere calve e poi vediamo se vi accontentate di avere un bel viso! Che poi, sai cosa ti dico? Quando siamo noi in primis ad avere confidenza con noi stesse e ad accettarci, allora lo fa anche il mondo. Se lo dico io puoi credermi, qualunque sia la tua situazione, se la porti con orgoglio, dignità e un sorriso, gli altri non la vedranno come un problema o un motivo di scherno. Il personaggio che dà fiato alla bocca c’è sempre ma lascio che ciò che dice sia un problema suo. Se mi amo il mondo mi ama, se mi accetto il mondo mi accetta, quindi a me la scelta.

Silvia, cosa vuoi dire a chi ha paura di mostrarsi per com’è?

Innanzi tutto che convivere con la paura è impensabile! Come fai a stare bene se temi sempre il giudizio degli altri? Io voglio stare bene e sono certa che lo vogliano anche gli altri, per cui sappiate che LE PAURE SVANISCONO. Sì, il difficile è fare il primo passo ma una volta fatto è tutto più semplice! Alla fine ho capito che abbiamo così paura di ciò che pensano gli altri perché in fondo temiamo di non essere amati. Quando ero una ragazzina sognavo un ragazzo innamorato che mi guardasse negli occhi, mi togliesse la parrucca e mi desse un bacio sulla testa pelata, quello che è successo invece è che quel bacio d’amore me lo sono data da sola, per poi prendermi anche quello di chi mi ama.

La bellezza senza la “maschera di ferro”

Grazie Silvia, questa immagine è stupenda, io e Curvy Pride ti ringraziamo di cuore per aver condiviso con noi la tua storia!

È stato un piacere, i valori della vostra Associazione sono esattamente i miei per cui mi ha fatto piacere raccontare un po’ di me!

Questa intervista è stata scritta dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
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