PASSATO, PRESENTE, FUTURO

Come ti senti quando guardi una tua immagine del passato? Per esempio una foto di quando eri piccola/o. Quanti sentimenti esplodono contemporaneamente? Malinconia, rabbia, gioia, nostalgia, amore, stupore… Ma sono emozioni e sentimenti che proviamo in base a ciò che ricordiamo oppure rivedendo l’immagine potrebbe riaffiorare altro? Siamo sicuri che quello che vediamo nella nostra mente sia poi con certezza quello che il fermo immagine di quel periodo potrebbe rivelarci ancora? Io ho deciso di percorrere questa staffetta temporale e scoperchiare il vado di pandora delle emozioni.

Alcune frasi dovrebbero diventare uno stile di vita.

Qualche mese fa mio padre mi ha portato una serie di DVD, dicendo che erano tutti i filmini fatti quando ero piccola. Non ci potevo credere. Inizialmente ero convinta che fossero delle riprese così, pezzetti di vita assemblati in un qualche modo e raccolti nei DVD per non perderli. Ma quando ho iniziato a guardare, l’emozione ha letteralmente preso il sopravvento. Accidenti, quella ero io. Avevo dimenticato di essere stata piccola, avevo dimenticato quella parte della mia vita, eppure è stata bellissima. Il mio sorriso la faceva letteralmente da padrone. Non esistevano colori della pelle o adozioni o diversità di altro genere, esistevo solo io e la vita che mi era stata regalata. Ero felice, ero spensierata, ero desiderosa di scoprire il mondo. Quello che stavo vivendo  in quegli anni, mi piaceva e ne avevo le prove. Improvvisamente i profumi, i rumori e le sensazioni si erano concretizzati dentro di me. La voce di mia madre, la risata di mio padre, la mia cameretta, i miei giochi e le vacanze al mare; era tutto lì. Stavo avendo la possibilità di tornare indietro nel tempo.

Mentre mi osservavo però sentivo che qualcosa non funzionava, alcune scene le riguardavo attentamente, scrutandomi e studiandomi. Non mi facevo abbracciare da nessuno, non sentivo il bisogno di manifestazioni d’affetto particolari e non le cercavo. Rispodevo alle domande di mio padre sorridendo e consapevole del suo affetto nei miei confronti ma io non ricordo nessuna emozione di quel tipo. Mia madre mi chiamava ed era la vce più dolce del mondo, ma io non ricordo di aver provato qualcosa di particolare. Quindi mi chiedo, non lo ricordo o realmente non lo provavo? Mi è servito tanto per comprendere alcuni miei atteggiamenti del presente, alcuni miei pensieri. Sono convinta che rivedermi mi abbia fatto capire meglio cosa possa essere successo dentro di me fin dall’inizio. Oggi sono grande, sono madre e posso capire l’amore di un genitore verso un figlio, ma ancora mi è oscuro il contrario anche se so di volere ai miei genitori un bene assoluto. Manca qualcosa!

Ho infilato tutti quei ricordi in un cassetto remoto della mia vita, andando oltre. Ho deciso quindi di sfruttare questo viaggio a ritroso per conoscermi ancora un pochino. Volevo rimettere insieme i pezzi e scavare per trovare qualcos’altro di interessante che mi riguardasse. La mia personale terapia d’urto per i momenti di totale sconforto e confusione.

Passiamo tantissimo tempo ad occuparci del presente, improntati verso un futuro radioso e positivo. Programmiamo, decidiamo, disfiamo e ricominciamo tutto da capo oggi per migliorare il domani. E’ vero, oggettivamente il passato non s può cambiare quindi che senso ha ritornarci sopra? Ma la domanda vera è: come può il passato essere di aiuto per il presente o per il futuro? e ancora, come posso servirmi delle immagini per capire qualcosa di me? Molto spesso le persone guardano una mia foto di quando ero piccola e dicono: “Vale, non sei cambiata per niente!!” Ma com’è possibile? Indubbiamente alcuni dei tratti somatici saranno invariati ma a volte mi sembra di aver vissuto parecchio di più dei miei 36 anni e non mi spiego come sul mio viso non sia presente tutto questo (al di là dell’ invecchiamento temporale) o come non si percepisca. La verità è che ciò che abbiamo vissuto davvero sta dentro di noi e tutte le emozioni e sensazioni possiamo ritrovarle scavando nell’anima e perchè no guardando qualche immagine. Forse dovremmo sederci, prenderci del tempo e farlo tutti.

CurvyPride ha una community fantastica su Facebook, un luogo protetto dove le persone possono esprimersi liberamente, dando libero sfogo ai propri pensieri, alle proprie emozioni. Così ho preso una mia foto e l’ho postata, lanciando una challenge e “sfidando” i membri a commentare con una loro foto, scrivendo l’anno. Devo dire che mi sono emozionata moltissimo cercando di immaginare tutte/e loro. Siamo stati piccoli anche noi e nel bene o nel male abbiamo vissuto cose che ci hanno portato ad essere ciò che siamo oggi.

“L’uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita. Arrivare a non avere più paura, questa è la metà ultima dell’uomo.” Cit. Italo Calvino
Grazie ai membri della community per aver contribuito alla realizzazione di questo collage.

Noi siamo tutto ciò che serve per capire che direzione prendere. Forse ci rivediamo nei nostri figli, forse ci rispecchiano in qualche frase dei nostri genitori o forse ricordiamo qualcosa tornando a casa da mamma e papà la domenica. Ma chi eravamo e cosa provavamo davvero lo ricordiamo? Io oggi faccio un sacco di video e di foto di tutto e tutti. Perchè? Non saprei ma… Fermare il tempo attraverso una foto o un video oggi, ci aiuterà domani?

CurvyPride Community on Facebook

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono in CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

LETTERA PER LA MIA MAMMA…

Con grande emozione pubblichiamo la lettera che ci ha inviato Carmen, la figlia della nostra Socia/Staff/Blogger Valeria Menapace, per fare una sorpresa alla sua mamma. Le parole di Carmen toccano il cuore e sono di una maturità sconvolgente. La ringraziamo per averci coinvolti in questa sorpresa. Siamo felici che Curvy Pride sia diventata una famiglia per Valeria e Carmen, perché, come dice Carmen “immagina se fossimo tutti perfetti, non avremmo bisogno di nessuno, poiché sapremmo badare a noi stessi e non ci sarebbe bisogno di qualcuno che ci dia una dritta o una sua opinione, giusto? Ma una vita da soli è una vita triste”. Vi abbracciamo con tutto il nostro affetto felici di accogliere entrambe!

Cara Valeria,

Vorrei cominciare dicendo che per me sei una migliore amica e non solo una madre, avendo pochi anni di differenza. Sei più comprensiva ed è più facile avere un buon rapporto con te, posso parlarti di tutto senza alcun problema e so da chi andare per qualsiasi cosa.
Però ci tengo a sottolineare che è lo stesso per te. Siamo cresciute insieme e spesso durante momenti difficili io ero presente quindi che io fossi piccola o meno, abbiamo affrontato le cose in due e nonostante l’età che ho, alle cose ci arrivo facilmente, di conseguenza è più facile per te confidarti con me. Ti reputo una donna davvero forte, riesci sempre a rialzarti dopo ogni difficoltà e quando fai fatica ti aiuto come posso, o almeno ci provo. Mi capita di chiamarti bimba perché alla fine lo sei, sotto la donna forte e sicura di sé c’è una bimba che ha bisogno delle giuste attenzioni.
Ho deciso di scrivere a Curvy Pride perché ho notato che ti trovi molto bene, spesso hai sbalzi di autostima, passi da sentirti bellissima ad elencare ogni tuo difetto, ma a parere mio i difetti non esistono e nemmeno i pregi. Semplicemente una persona è come è, con le sue caratteristiche, caratteriali e fisiche. Chi ha deciso che l’uomo con il fisico scolpito è attraente e chi ha deciso che la donna in carne non lo è? Assolutamente nessuno. Immagina se fossimo tutti uguali, con gli stessi gusti, con le stesse capacità, con le stesse difficoltà. Io lo troverei estremamente noioso e posso fare un piccolo esempio, ma non banale: immagina se fossimo tutti perfetti, non avremmo bisogno di nessuno, poiché sapremmo badare a noi stessi e non ci sarebbe bisogno di qualcuno che ci dia una dritta o una sua opinione, giusto? Ma una vita da soli è una vita triste. Essere diversi non significa essere sbagliati.
Quindi mettiti in testa che sei perfetta così e nessuno ha il diritto di farti stare male evidenziando le tue caratteristiche, perché è ciò che sei che ti rende speciale. Questo percorso ti sta aiutando, è un po’ di tempo che ti vedo serena e in pace con te stessa, ti senti a casa e questo mi rende la figlia più felice di tutti, quindi Valeria continua così. Io sarò sempre qui a sostenerti.

tua Carmen

SCELTE DI VITA: LA MIA STORIA DI MAMMA SINGLE

Siamo donne, ragazze, madri, compagne, mogli, figlie, imprenditrici, dipendenti o casalinghe, ricopriamo tanti ruoli, non siamo mai soltanto una cosa sola. La nostra vita è senz’altro disseminata di momenti che ci hanno segnate, di scelte che abbiamo fatto, di paure che in qualche maniera abbiamo dovuto superare.

Conosco donne che erano terrorizzate dall’idea dei dolori del parto e poi, nonostante li abbiano provati, hanno avuto altri figli. Conosco donne che hanno fatto scelte coraggiose, magari avendo tutti contro, eppure hanno seguito il loro cuore o il loro cervello.

A ben pensarci tutti i giorni scegliamo: dalla cosa apparentemente più insignificante, tipo “Cosa mi metto oggi?” a quella più complessa tipo “Come gestisco quel cliente?” la nostra vita è una continua oscillazione tra ciò che potremmo fare, desideriamo fare, dobbiamo fare, vogliamo fare e speriamo di fare. Spesso decidiamo senza neanche rendercene conto.

Anch’io per molti anni ho pensato di aver fatto certe cose nella mia vita perché non avevo scelta. Dopo essere diventata mamma, a 27 anni, mi sono separata quasi subito. Il mio ex marito se n’è andato, lasciandomi con la piccola di 9 mesi. Oggi le cose sono sistemate, non ce l’ho con lui, lo racconto soltanto per contestualizzare il periodo.

Ero già abituata a gestirla io in tutto e per tutto perché allattavo ed ero in maternità, avevo modo di seguire la bimba nei suoi orari e al mattino potevo dormire un po’ di più se anche lei dormiva. Quello che ho vissuto separandomi è stato come un brusco risveglio: dopo tanti anni in cui ero parte di una coppia, avevo bene o male sempre una persona su cui poter contare, qualcuno a cui poter delegare le incombenze che non volevo, mi sono trovata SOLA. Ora dovevo pensare io a tutto.

Alessia a 3 anni dopo la merenda con la Nutella!

Ho sempre lavorato a tempo pieno per cui mi ero dovuta muovere per trovare un nido, iscriverla, fare l’inserimento coi relativi sensi di colpa prima di riprendere il lavoro. Al mattino ci svegliavamo presto, facevamo colazione, preparavo lei e me e la portavo all’asilo per poi andare a lavorare. Nel pomeriggio la riprendevo intorno alle 18 e poi cominciava la seconda parte della giornata in cui giocavamo, facevo la spesa, cucinavo, pulivo, bagnetto, pigiamino, coccole, favole e nanna. Era diventata una routine tenera e al contempo micidiale.

La mia fortuna sono stati i nonni, tutti e quattro: su di loro ho sempre potuto contare. Il venerdì il nonno paterno andava a prenderla all’asilo e la teneva a dormire da loro, per cui avevo una serata alla settimana in cui ero “libera”. Talvolta uscivo e mi regalavo un po’ di tempo non da mamma, ero solo Fabiana, potevo uscire a cena con gli amici, potevo andare in discoteca, potevo fare quello che non facevo quando c’era lei. La realtà era che il più delle volte ero talmente stanca che me ne stavo a casa, considerando anche il fatto che all’epoca i miei amici erano in situazioni diverse dalla mia: i miei coetanei erano fidanzati o appena sposati e uscivano con le coppie, delle mie amiche single non riuscivo a tenere il passo, loro avevano altri interessi e poi magari arrivavano tardi perché il sabato non lavoravano, io alle 9 del mattino dovevo presentarmi al lavoro in buono stato e presente a me stessa, per cui evitavo di folleggiare come loro (non le giudico, lo avrei fatto se il mio giorno di riposo fosse stato il sabato). Avrei potuto farmi tenere la bambina qualche volta nei fine settimana ma già la vedevo poco, lei stava più volentieri con me e io ero felice di coccolarmela, in più ho sempre pensato che se fai i figli poi te li devi anche smazzare, non me la sentivo di “mollarla” per andarmi a divertire. Giusto o sbagliato che sia, ho fatto quello che mi sembrava buono in quel momento.

Io e Alessia quando aveva 4 anni

Io sono stata la prima a sposarmi, avevo appena 22 anni. Ho fatto tutto prima degli altri: quando a 30 ero già mamma di una bimba di 3 anni e separata da un po’ c’era chi si doveva sposare, chi era single, chi aveva appena trovato lavoro e chi passava il suo tempo libero a prenotare tavolini in discoteca. Mi sentivo fuori dal mondo. Io dovevo far quadrare i conti, litigando col mio ex, facendo bella faccia davanti ai miei genitori perché non volevo preoccuparli, dovevo pensare a tutte quelle cose che avevo sempre delegato a lui: il bollo, il tagliando, l’assicurazione, la revisione. Affitto da rinnovare, burocrazia da sbrigare, insomma, tutte cose che detestavo (infatti mi è successo di scordarmene, pagando multe che non mi potevo permettere).

La Fabiana di oggi gestirebbe certe cose in maniera diversa, sarebbe molto più brava con la burocrazia, si sarebbe appoggiata di più agli amici, alle persone care, avrebbe chiesto aiuto e si sarebbe confidata coi genitori ma la Fabiana di oggi ha 18 anni di esperienza in più, sa molte più cose, è meno rigida con se stessa ed è un’altra persona!

Perché vi racconto tutto questo? Perché sono certa che qualcuno di voi, leggendo la mia storia, starà pensando che sono stata brava, che ho avuto tanta forza, che sono una persona che, nonostante le difficoltà, si è fatta coraggio e ha tirato su una figlia praticamente da sola, una figlia che oggi, alla soglia dei 18 anni, è una ragazza meravigliosa, matura, che mi sostiene e mi adora, con cui ho un rapporto splendido e unico e di cui io vado fiera, per usare un eufemismo.

Il nostro rapporto giocoso

Per anni ho pensato di non aver fatto poi granché. Quando qualcuno mi faceva notare queste cose per farmi un complimento io rispondevo: ” E che altro avrei potuto fare? Non avevo scelta! Dovevo fare ciò che ho fatto, non c’erano opzioni”. Solo da poco ho invece capito che c’erano eccome le opzioni! Avrei potuto fare tutto diversamente!

In primo luogo avrei potuto smettere di pagare un affitto e tornare dai miei, non mi avrebbero mai detto di no. Avrei avuto un grande aiuto ma io questo non l’ho mai preso in considerazione: avrei rinunciato a quel po’ di indipendenza che avevo, avrei dovuto rinunciare al mio tempo esclusivo con mia figlia, non saremmo state mai solo io e lei e poi avrei pesato troppo sulla vita dei miei. Mia mamma era in pensione, si poteva godere un po’ la sua vita dopo 40 anni di fabbrica, con che cuore le avrei sconvolto la vita? (Lo avrebbe fatto, è la mamma più meravigliosa del mondo).

Avrei potuto mollarla nei fine settimana, come facevano molte mie clienti: mi invitavano con loro a week end al mare, in giro per negozi, a divertirmi. Io non avevo né i soldi né il cuore per farlo, se pensavo che mentre io ero in piscina a chiacchierare mia figlia era piazzata davanti alla tv dai nonni, per cui me la tenevo sempre con me quando non ero al lavoro. Ero felice così.

In effetti, ripensandoci, avevo eccome la scelta, solo che in quegli anni non la vedevo, il mio cervello non la percepiva. Questo è ciò che voglio dire a tutte voi meravigliose donne che credete di non fare niente di grande: ogni giorno facciamo qualcosa di grande, e se cominciassimo a prendercene il merito?

Se cominciassimo a prendere atto che quello che facciamo è grande, è importante? È fondamentale essere noi per prime a riconoscerci il nostro valore altrimenti nessuno intorno a noi lo farà! Non aspettiamo che il mondo si accorga di quanto valiamo, scriviamocelo in faccia e mostriamolo con orgoglio. Non per vanto, non per essere meglio degli altri ma per essere d’ispirazione, per aiutare chi ha bisogno di un’iniezione di autostima, chi ha bisogno di vedere che se l’ho fatto io allora puoi farlo anche tu.

Riconosciamo tutte le nostre doti e mostriamole con dignità, con tenerezza e con la forza aggraziata di cui siamo capaci noi donne e il mondo sarà da subito un posto un po’ più bello per tutti.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it



SE IL DOPO E’ FATICOSO RIPARTI DAL TUO ESSERE DONNA…

Questo articolo nasce da emozioni del momento, avevo infatti già programmato di scrivere tutt’altro ma stiamo vivendo un particolare momento storico, dovuto alle vicende che purtroppo ci ha portato il maledetto virus e parlando con amiche conoscenti e proprio ieri sera con un’altra socia di Curvy Pride, sento una grande difficoltà in questa ripartenza, vuoi per timore, vuoi perché stiamo vivendo purtroppo una grande crisi economica.

E allora ho sentito l’esigenza di evidenziare cosa significa per me essere donna, per indurre chi in questo momento è in difficoltà a riflettere per trovare il modo di ripartire, semplicemente dall’essere donna

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. Queste parole le ho fatte mie tratte da un brano del libro La rabbia e l’orgoglio (Milano, Rizzoli 2004) di ORIANA FALLACI.

Oriana Fallaci

Soltanto in età matura ho capito cosa significa per me essere donna e ho iniziato ad apprezzarne gli innumerevoli vantaggi.

Tante di voi purtroppo stanno o hanno già perso il lavoro, o comunque gli è stato ridotto l’orario guadagnando molto di meno, in tante di voi leggo il grande smarrimento la domanda che gira in testa notte e giorno, “da dove riparto?”

Ti parlo per esperienza, perché starai pensando facile scrivere un articolo, ma cosa ne sai tu cosa si prova?

In realtà ho un bel bagaglio di esperienza su questo argomento.E’ capitato anche a me più di una volta di perdere il lavoro, mi è successo quando l’azienda dove lavoravo è andata in fallimento, ero in maternità e BOOM! arriva la famosa telefonata, mi è capitato quando un’altra azienda dove lavoravo decise di vendere, e chiaramente chi acquistava aveva già il suo personale e allora non c’erano leggi di tutela che dicevano che dovevi essere riassunto.

Mi è capitato quando il proprietario del negozio dove lavoravo provò a mettermi le mani addosso, allora fui io a lasciare chiaramente il lavoro, mi è capitato quando lavoravo nel negozio di profumeria e avendo due figli piccoli non potevo fare il full time, andai a chiedere il part time e per tutta risposta dopo una settimana mi arrivò la lettera di licenziamento!!!

Ogni volta che succedeva il panico mi attanagliava lo stomaco, e iniziava il tormentone giorno e notte ” e adesso da dove ricomincio?”

Fin quando ricominciare è diventato veramente frustrante, colloqui su colloqui ma le risposte erano sempre NO.

Fu allora che presi la decisione di rimettermi in gioco…basta capi, basta colloqui, basta chiedere per avere ogni volta delle porte sbattute in faccia.

“SI ma da dove comincio? non ho grandi competenze…” pensavo… ma pensavo sbagliato.

Ho iniziato a riflettere…cosa è Essere donna? sicuramente siamo estremamente diverse dagli uomini, per fattori genetici, emotivi, capacita, e allora la prima cosa che mi venne in mente E’…..

Essere donna vuol dire essere versatile, adattarsi a tanti ruoli, avere tante mansioni, (moglie, madre, figlia, sorella amica, nipote, casalinga, cuoca, stiratrice, baby sitter, autista, accompagnatrice, organizzatrice di eventi, infermiera), tutto questo inconsapevolmente ti porta a avere un bagaglio di esperienza notevole: pensi che in tanti anni non hai imparato nulla e non puoi quindi rientrare nel mondo del lavoro, ma in realtà hai un esperienza tale da far impallidire i più quotati manager uomini.

Pensa a come organizzi la tua giornata, parti dalle basi:

  • la mattina ti alzi e inizi col preparare la colazione, e magari anche i cestini del pranzo,
  • vesti i figli,
  • esci e prendi l’auto per accompagnarli,
  • dopo aver lasciato i figli prosegui con commissioni varie
  • spesa al supermercato.
  • Torni a casa e hai una mole di lavoro tra pulizie panni e preparazione dei pasti.
  • Il pomeriggio ti dividi tra fare la maestra (compiti a go-go) e fare l’accompagnatrice tra i vari sport e impegni.
  • Poi ci sono cene da organizzare con parenti e amici menu da scegliere ecc… ecc..

Questo è un esempio di una giornata tipo più o meno di ognuna di noi, lo scopo di questo racconto è che vorrei indurti a riflettere, quante competenze sviluppi nel fare tutte le cose scontate e ovvie della tua giornata?

Se ci pensi potresti fare un curriculum pieno di esperienze lavorative:

  • cuoca
  • autista
  • baby sitter
  • colf
  • sostegno ai compiti
  • stiratrice
  • organizzatrice di eventi
  • Programmatrice di eventi culinari
  • e tanto altro…

Si l’elenco finisce con e tanto altro perché se ci pensi e magari hai anche lavorato fuori casa puoi aggiungere le competenze acquisite con l’esperienza fatta. Ora il mondo sta cambiando e questo è sotto gli occhi di tutti, non soffermarti sul problema attuale, guarda alle possibili soluzioni, guarda anche i tuoi valori, cioè cosa per te è importante.

TI porto il mio esempio, ho fatto una scelta bene precisa, perché oltre alle competenze che avevo scoperto in me, il valore più importante della mia vita, era ed è, la famiglia, i miei figli, volevo e avevo bisogno di lavorare, ma non volevo più stare fuori casa 12 ore al giorno, e non volevo più dover sottostare ad orari, permessi di lavoro, ferie e quant’altro!

Era il momento di dare una svolta….esattamente come lo è adesso, il momento della svolta. Pensa a cosa ti piacerebbe fare, e trova il modo di poterlo realizzare. E’ innegabile che in questo preciso momento l’online è quello che ti dà più possibilità di rimetterti in gioco, inizia a navigare in modo fruttuoso, cerca in base a cosa ti piacerebbe fare attività simili, vedi come potresti svilupparle, se ti servono ulteriori competenze cerca dei corsi online, ce ne sono tanti anche gratis, trova il modo di ricominciare a piccoli passi magari utilizzando i social media non solo per giocare e condividere stupidaggini, ma pensando che sono una grande vetrina per fare business.

Se non ti metti mai in gioco rimarrai sempre uno spettatore

Esempio: potresti vendere prodotti fatti da te, o potresti trovare aziende che ti danno la possibilità di vendere i loro prodotti, potresti fare dei corsi di cucina, potresti dare ripetizioni, potresti fare dei corsi di cucito, potresti fare dei video corsi sull’organizzazione settimanale dei pasti, insomma ci sono infinite possibilità, devi solo trovare il modo di uscire dallo stato inerme e ributtarti nella mischia!!!

La scelta che ho fatto io è diventare professionista di me stessa,lungo il cammino della mia ri-partenza ho conosciuto persone, ho fatto corsi, che mi hanno poi portato ad dare un’ulteriore svolta alla mia vita professionale, perché come dico sempre io “da cosa nasce cosa”.

Voglio sottolineare un dato molto importante: Io non sono una giovane ventenne!!! quindi se ce l’ho fatta io , TU che mi leggi non hai nulla in meno di me!!!!

ESSERE DONNA E’……ESSERE SPECIALE spero con tutto il cuore di averti dato un po’ di ispirazione per ripartire!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello staff Tiziana Bernardini che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Tiziana Bernardini, 49 anni,
dopo aver perso il lavoro svariate volte decide di fare la mamma a tempo pieno fino al giorno in cui sente
quel ruolo troppo stretto e
si rimette in gioco. Diventa una consulente di bellezza e una coach, lavora online e oggi concilia il ruolo di mamma con quello di professionista.
La sua più grande soddisfazione
è aiutare le donne
a rimettersi in gioco a qualsiasi età
trovando il loro benessere
psicofisico ed economico.

@_tiziana.bernardini_
https://www.facebook.com/Coach.TizianaBernardini/
tizianab0471@gmail.com

CON IL SENnO DI POI

Il titolo dovrebbe lasciar intuire: ebbene sì parliamo di seno.
Stigmatizzato, additato, adorato, disprezzato, sfruttato. Un seno da nascondere, un seno da mostrare.
Il percorso che una donna attraversa durante la sua vita è spesso legato a questa parte del corpo oggetto di un’amore/odio che ci accomuna tutte.
Personalmente, da donna tonda quale sono, ho sempre avuto un seno “importante” già dalle elementari. Il che mi ha creato un disagio ENORME quanto enorme percepivo il mio busto. Ho scoperto come il mio seno fosse oggetto di scherno, da nascondere. E così via ad anni di felpe oversize da uomo per nasconderlo, curva sul banco, dalle elementari al secondo anno di liceo (postura compromessa per sempre). Anni a cambiarsi chiusa in bagno anziché nello spogliatoio con le altre durante l’ora di fisica, perché il mio corpo era “sbagliato” non andava bene, non era come quello delle mie compagne. Ricordo ancora lo choc da bambina quando realizzai che non sarei più stata a torso nudo in spiaggia.

Non è stato facile da accettare. La moda di certo non aiutava negli anni ’80/’90. Maglie con stampe? Un quadro di Rorshach una volta indossate. Stuoli di t-shirt con cagnolini che diventavano deformi mostri addosso a me. Camice ingestibili, con bottoni volanti. Infagottata in giacche enormi, con la cucitura delle spalle a metà braccio perché i sarti non concepivano una ragazza con spalle piccole e seno abbondante. Bronchiti costanti perché alla fine optavo per la giacca aperta tutto l’anno.
Poi arriva l’adolescenza, tutti sbocciano manco fosse un giardino botanico. E allora provi pure tu a mettere una maglietta scollata. Maschi come api al miele. AH, ecco a che serve! Ma poi arrivano i commenti cattivi.
Così inizia il copri, scopri, copri, troppo scollata, trasparenze no, eh così non va bene, eh no poi ti guardano, e ma se ti chini…
Vieni poi identificata con il tuo seno: catalogata in “la tettona” o “la tavola da surf” a seconda dei casi. Un bodyshaming che negli anni imperversa ancora. Come se il seno dovesse identificarci come persona e come carattere. Manco fosse il mio segno zodiacale. Ma ce lo vedete Paolo Fox che dice: assi da stiro, oggi giornata ricca di novità; tettone weekend in arrivo all’insegna del divertimento? Eh no.
Insomma, qualunque sia la sua forma, che sia vero, rifatto, strabico, coppa di champagne, enorme, a pera, a mela, a melone, sappiate che ci sarà sempre il genio di turno che dovrà commentare. Ah, non ci salveremo neanche in maternità, perché arriverà l’allattamento e anche qui si aprirà un capitolo. ENORME.
Quindi donne e future donne, con il SENnO di poi tante crisi esistenziali tornassi indietro me le eviterei. Ho il seno? Non ho il seno? Chissene. Sono semplicemente IO.



Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo