CON IL SENnO DI POI

Il titolo dovrebbe lasciar intuire: ebbene sì parliamo di seno.
Stigmatizzato, additato, adorato, disprezzato, sfruttato. Un seno da nascondere, un seno da mostrare.
Il percorso che una donna attraversa durante la sua vita è spesso legato a questa parte del corpo oggetto di un’amore/odio che ci accomuna tutte.
Personalmente, da donna tonda quale sono, ho sempre avuto un seno “importante” già dalle elementari. Il che mi ha creato un disagio ENORME quanto enorme percepivo il mio busto. Ho scoperto come il mio seno fosse oggetto di scherno, da nascondere. E così via ad anni di felpe oversize da uomo per nasconderlo, curva sul banco, dalle elementari al secondo anno di liceo (postura compromessa per sempre). Anni a cambiarsi chiusa in bagno anziché nello spogliatoio con le altre durante l’ora di fisica, perché il mio corpo era “sbagliato” non andava bene, non era come quello delle mie compagne. Ricordo ancora lo choc da bambina quando realizzai che non sarei più stata a torso nudo in spiaggia.

Non è stato facile da accettare. La moda di certo non aiutava negli anni ’80/’90. Maglie con stampe? Un quadro di Rorshach una volta indossate. Stuoli di t-shirt con cagnolini che diventavano deformi mostri addosso a me. Camice ingestibili, con bottoni volanti. Infagottata in giacche enormi, con la cucitura delle spalle a metà braccio perché i sarti non concepivano una ragazza con spalle piccole e seno abbondante. Bronchiti costanti perché alla fine optavo per la giacca aperta tutto l’anno.
Poi arriva l’adolescenza, tutti sbocciano manco fosse un giardino botanico. E allora provi pure tu a mettere una maglietta scollata. Maschi come api al miele. AH, ecco a che serve! Ma poi arrivano i commenti cattivi.
Così inizia il copri, scopri, copri, troppo scollata, trasparenze no, eh così non va bene, eh no poi ti guardano, e ma se ti chini…
Vieni poi identificata con il tuo seno: catalogata in “la tettona” o “la tavola da surf” a seconda dei casi. Un bodyshaming che negli anni imperversa ancora. Come se il seno dovesse identificarci come persona e come carattere. Manco fosse il mio segno zodiacale. Ma ce lo vedete Paolo Fox che dice: assi da stiro, oggi giornata ricca di novità; tettone weekend in arrivo all’insegna del divertimento? Eh no.
Insomma, qualunque sia la sua forma, che sia vero, rifatto, strabico, coppa di champagne, enorme, a pera, a mela, a melone, sappiate che ci sarà sempre il genio di turno che dovrà commentare. Ah, non ci salveremo neanche in maternità, perché arriverà l’allattamento e anche qui si aprirà un capitolo. ENORME.
Quindi donne e future donne, con il SENnO di poi tante crisi esistenziali tornassi indietro me le eviterei. Ho il seno? Non ho il seno? Chissene. Sono semplicemente IO.



Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Come si fa ad essere felici e grassi allo stesso tempo?

Come si fa nella nostra società ad essere felici e grassi allo stesso tempo?
Forse non si può, oppure forse si può. Ecco la mia, personale, testimonianza. Io “D” Donatella. 100 kili di pura allegria. Mi racconto così senza troppi peli sulla lingua.

Mi chiamo “D” e sono gravemente obesa. Fin da piccola, per via di una malattia che mi ha colpito alla tenera età di 5 anni, ho ingerito molti farmaci, che uniti fra loro mi hanno fatto gonfiare molto. Mi sono quindi trovata a soli 8 anni ad esser più grassa delle mie amiche. Col tempo la malattia si è alleggerita, lasciando lo spazio alla vita, che molto spesso sa essere crudele. Alcune volte venivo derisa per strada perché ero troppo grassa, ma io temeraria e fiera di me, e della mia forza, ho continuato a camminare a testa alta.
Poi un giorno mi sono sentita abbandonata da chi aveva promesso di restarmi sempre accanto.
E così dopo questo dolore, che inizialmente non sono stata capace di affrontare, mi sono rifugiata in un mondo tutto mio.
Lì il cibo era mio amico, mi faceva sentire bene, mi faceva sentire amata.

Poco tempo dopo però si era sviluppata una grande grave dipendenza. Un circolo vizioso.
Il cibo mi dava gioia ma mi rendevo conto che mi stava anche uccidendo.
Così dopo tanti tentativi, tante lacrime e dolore, ho imparato che il cibo da tanto piacere, ma che bisogna saperlo dosare.

L’obesità è la malattia del cuore. Non è mangiando che si colma il vuoto che sentiamo. Il cibo ci dà gioia momentanea, ma siamo noi che dobbiamo costruire la nostra felicità, giorno per giorno.
Ricordatevi, nulla può riempire un vuoto però possiamo imparare a convivere con quel dolore e imparare ad amarci per quello che siamo. Perché siamo tutte stupende.

Donatella Fenio

Mi chiamo Donatella Fenio, sono nata a Salerno. E sono una persona molto positiva. Odio ogni tipo di discriminazione, ed amo scrivere. Ho già pubblicato il mio primo romanzo Il segreto di Gabrielle Ross un thriller erotico che parla della violenza sulle donne. Amo la vita e tutte le sue sfaccettature.

Finché cibo non ci separi

Amare una persona con problemi di peso a volte non è facile.
Spesso porta con se un bagaglio di insicurezze grande quanto il frigorifero che nei momenti bui alcune volte ha svuotato.
Per quante volte gli dimostrerete di amarle, loro avranno sempre il dubbio “ma gli piaccio davvero”?

Ma vi spiego perché di così tanta insicurezza.
L’amore per chi è un po’ sferico come me non è sempre rose e fiori e cioccolatini. Oddio, cioccolatini magari sì. Io personalmente ne ho mangiati tantissimi ad ogni crisi esistenziale post fidanzatino che ti molla.
Nel periodo adolescenziale è un massacro. Ricevi bigliettini d’amore dal più bello della classe per poi scoprire che è uno scherzone organizzato, ti viene detto che non troverai mai nessuno, che “sei carina, se solo perdessi qualche chilo..”. Già l’adolescenza fa schifo, figuriamoci se ci si mette anche la ciccetta sui fianchi a dare il colpo di grazia.
Così, dopo una trafila di rifiuti, l’autostima va un po’ a calare. Ed è in questi momenti che arriva il fenomeno di turno che ti dispenserà la perla delle perle: “dovresti accontentarti del primo che passa”. Ah beh! Che stupida, e io che credevo nell’amore. Colpa della tv, dannato elettrodomestico dispensatore di ideali irraggiungibili!!!
Idioti a parte, negli anni ho capito che il problema non era del tutto mio.
Se uno è uno str… lo è sia magro che grasso. E se si è in sovrappeso non è che per questo non si possa aspirare ad avere un fidanzato simil bronzo di Riace. L’ho tipo capito a 36 anni, ma su, alla fine ci sono arrivata pure io.
E vi assicuro, tante persone si son sentite dire frasi come quelle nella loro vita.
Prima di amare qualcuno dovrete però nutrirvi. Nutrire voi stessi di amore.
Nulla come amare se stessi ti farà splendere. Troppe volte i nostri chili di troppo hanno soffocato la nostra personalità, che è lì, che sgomita tra i rotolini, che vuole uscire e conquistare il suo posto.
La troverete la persona giusta, è così per tutti. Io il mio bronzo di Riace l’ho trovato, ma come gli dico sempre “anche se avesse la panza da birra lo amerei lo stesso”.
Ci si innamora di anime, non di custodie.
E se qualcuno vi lascia perché avete messo su peso, beh non vi merita.
Non è vero amore se è “finché cibo non ci separi”. L’amore vero è fatto di ben altro, perché la bellezza con gli anni passa, si invecchia, ma è quello che siamo realmente dentro che rimarrà per sempre.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

Una ciambella tra i fenicotteri

Piscina.

Per me un incubo l’idea di andarci a passare anche solo mezza giornata. Vuoi perché odio l’estate, vuoi perché non so nuotare, vuoi soprattutto per l’ansia da prova costume.
Anzi, togliamo pure le altre opzioni, potrei affogare tranquillamente nella calura estiva se però avessi un fisico da bikini.
L’ho schivata per anni, ma con il pargoletto cresciuto, le sue martellanti e, vi assicuro, convincenti richieste mi hanno portata ad accompagnarcelo.

Trovare un costume che costasse poco “perché NON CE LI SPRECO € PER UNA ROBA CHE FARO’ UNA VOLTA NELLA VITA a dir tanto” e che potesse coprire quella portaerei di fondo schiena che ho e le bocce che fanno capoluogo di provincia non è stato semplice.
Tutto questo perché NON HO UN FISICO DA BIKINI.
Ma quale mai sarebbe questo fantomatico corpo che può permettersi di essere esposto in luogo pubblico dotato di acqua?
Da quando ne ho ricordo, le pubblicità di costumi da bagno ci hanno abituati a corpi magri, adolescenziali, eterei. Donne che in costume a triangolo corrono sulla battigia con lunghe falcate senza quasi toccare la sabbia. Cosa che se lo facessi io cadrei tipo dopo due secondi inciampando in un paguro.

Per anni questa era pertanto la mia idea di fauna tipica di una piscina, così il pensiero di dovermi confrontare con le Dee del cloro non mi allettava molto.
Ma mi son fatta coraggio, cuore di mamma.
Ed arrivata in piscina ho avuto un’epifania.
Siamo passati prima davanti alla piscina grande, e qui ecco il catalogo di gnocca al mare. Bellissime, magrissime, fisici acerbi.
Poi siamo arrivati (in realtà sono stata trascinata) alla piscina dei bimbi.
E qui la rivelazione. Le mamme con i bimbi erano normali, simili a me, e permettetemi la vanità non ero manco tra le “messe peggio” per quelli che erano i miei parametri fino a quel momento.

Ho riguardato verso la piscina grande: quei fisici acerbi che tanto invidiavo erano realmente acerbi. Erano ragazzine. A far tanto 16/17 anni.
E che diamine faccio, mi metto in competizione con fisici di 20 anni in meno?
Ci siamo talmente tanto abituati a corpi di ragazzine nelle pubblicità che ormai siamo convinti sia quello il corpo di una DONNA. Ma non è così.
Ci ostiniamo a tentare di ritornare indietro di anni tra diete e creme, quando invece dovremmo semplicemente essere consapevoli che c’è il momento di essere la gnocca in costume e c’è il momento di essere semplicemente in costume.
Perché per ognuna di noi in realtà c’è sempre il momento giusto.
E allora freghiamocene dei paragoni.
Sarò la ciambella in una piscina colma di fenicotteri rosa, ma non per questo non degna di galleggiare pure io.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.


Ogni sacrosanto giorno

Mettere pressione o “fretta” alle persone di dimagrire spesso porta all’effetto contrario, perché non tutti dimagriscono rapidamente, magari stanno facendo molta fatica a scendere anche solo di un chilo, magari erroneamente non mangiano manco più e nonostante questo la perdita di peso non si nota, magari non possono permettersi economicamente trattamenti o palestra, magari sono pigri ma cercano di fare il possibile con i loro tempi…

Per tutte queste persone anche mezzo etto perso è un successo ENORME e uscirsene con frasi del tipo “dovresti fare così se vuoi davvero perdere peso“ o “quando vai in palestra?” o “ma non eri a dieta?” le smontano, le umiliano, e fanno sentire che per quanto ci si sforzi non sarà mai abbastanza.

Vi siete mai chiesti perché si vede poca gente con problemi di obesità in palestra? Ve lo dico io, che dieci anni fa quando ero magra ci andavo ed anche volentieri ed ora solo la parola mi manda in crisi. Non perché siamo tutti pesaculo che non vogliono far fatica, ma perché tante volte andare in palestra è come salire al patibolo, sotto lo sguardo di sufficienza di chi è in forma o perlomeno atleticamente passabile, dove lo spogliatoio è una camera di brusii e risatine verso la tua persona… e poi ti insacchi in tute non pensate per un corpo come il tuo, che ti mettono ancora più in evidenza tutti i difetti, che ventimila specchi in sala pesi saranno pronti a ricordarti ogni secondo di quella dannata ora in palestra.

Tu sarai lì che ci provi a fare gli squat, mentre la maglia ti si arrotola a tapparella, e spesso l’unico “squat” che sentirai sarà in realtà il rumore della tua ciccetta sudata che sballonzola, pedalerai per interminabili minuti trasudando anche l’acqua del battesimo, ti sottoporrai ad estenuanti circuiti. Ma per quanto tu ti possa impegnare, ci sarà sempre qualcuno che preferirà stare a guardarti anziché pensare al suo di allenamento.

Se non si ha una gran forza di volontà è facile allora gettare la spugna. Perché sinceramente, chi ce lo fa fare di diventare lo show comico di punta della giornata? Facile parlare di “ma devi amare te stesso” , “eh ma un po’ di autostima!” o “l’autostima devi creartela da te” se poi appena metti piede fuori di casa è un campo minato di giudizi (e a volte non serve neanche uscire di casa che ci pensa la famiglia a fare il lavoro sporco).

A nessuno piace essere definito “grasso”. A nessuno. E’ il rispetto che serve. NON ESALTARE MA RISPETTARE. Perché non è neanche giusto esaltare l’eccessivo sovrappeso come “ciccia è bello abbasso le ossa” o l’eccessiva magrezza, perché si darebbe un messaggio nuovamente errato.

Eh sì, cari dispensatori di osservazioni, chi è “grasso” sa di essere “grasso” e sa che a certi livelli non fa bene per la salute senza bisogno che gli venga ricordato OGNI SACROSANTO GIORNO.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

BEATRICE BETTONI – MODELLA PER #DECIDOIO TAMPAX

Beatrice Bettoni è la splendida ragazza di cui ci siamo tutti innamorati ammirandola nella pubblicità #decidoio di Tampax. Ma oltre alla bellezza c’è di più: concreta, solare, affatto superficiale, piena di voglia di VIVERE. Di quelle persone che ti riempiono il cuore. Grazie Bea!

Chi è Beatrice Bettoni?
Beatrice, Bea per gli amici, è una ragazza di 22 anni, solare, semplice e molto positiva. Studentessa di Relazioni Pubbliche a Milano, modella curvy e nel tempo libero pittrice. 

Sei stata scelta come co-protagonista dello spot #decidoio di Tampax? Raccontaci l’emozione iniziale.

Ero felicissima, non ci credevo! Andare a Roma per girare una pubblicità è stato un sogno diventato realtà. Quando ero più piccola il mio film preferito era “Lizzie McGuire – Da liceale a popstar”, avventura di una ragazza comune in vacanza a Roma diventata popstar per caso. Mi sono sentita un po’ lei quando mi han detto che avrei girato lo spot di Tampax! Sono sempre molto felice quando mi scelgono per un lavoro ma questa volta è stato speciale. 

#decidoio Tampax – un spot che ha un profondo messaggio socio-motivazionale. Cosa stai provando a essere diventata un esempio per milioni di donne, soprattutto per tantissime adolescenti?

E’ un’emozione grandissima, inaspettata!! Tantissime ragazze mi hanno scritto sui social bellissimi messaggi pieni d’amore. Alcune ragazze mi hanno addirittura fermato per strada (non scherzo) per complimentarsi con me. Mi sento bene e fiera di me stessa per dove sono arrivata e mi riempie il cuore di gioia sapere che posso aiutare molte ragazze che non hanno la mia stessa sicurezza! Non l’avrei mai pensato che da ragazzina insicura ed impacciata sarei diventata un esempio da seguire.

“Nella vita di una donna ci sono tanti ostacoli. Ma nessuno di questi è un motivo per fermarsi…” condividi questo slogan? Quanto è affine alla tua filosofia di vita?

Condivido a pieno! Nella vita di tutti ci sono tanti ostacoli ma delle volte sono ostacoli irreali, ostacoli superficiali creati da noi stessi. Quando mi trovo davanti ad un ipotetico ostacolo la prima cosa che faccio è esaminarlo e domandarmi se davvero è da considerarlo tale. Facendo una lista delle priorità, delle cose davvero importanti e magari difficili della nostra vita, la metà degli ostali svanisce, si annulla. Spogliarsi in spiaggia davanti ad altre persone se si è insicuri può essere difficile ma quando troviamo un po’ coraggio ci mettiamo meno di un minuto a metterci in costume. Secondo voi i veri ostacoli della vita si possono risolvere in meno di un minuto? 

Quanto è importante sognare?

Sognare è importante ma Fare lo è di più! Secondo me esistono due tipi di sognatori: Il sognatore da divano, ovvero chi passa le giornate sul divano e fantastica sulla propria vita, e I sognatori in movimento ovvero chi sogna ma nel mentre fa tantissime cose e non si ferma mai. Secondo me è molto importante sognare ma fare “cose” allo stesso tempo per avvicinarsi a realizzare i propri sogni. 

“Bea modella” quando è nato il sogno e come sei riuscita a realizzarlo?

E’ un sogno nato un po’ per caso.. Era l’estate dei miei 18 anni e lavoravo come promoter al mare. La mia migliore amica mi ha parlato dell’esistenza delle modelle curvy insistendo che io sarei stata perfetta perché molto fotogenica e dovevo assolutamente provare. Appena tornata a casa tra insicurezze e timidezza ho mandato la candidatura alla mia attuale agenzia senza dire niente a nessuno (non ci credevo per niente). Mi hanno contattato e ho fatto il mio primo casting, mi ricordo che ero emozionantissima. Dopo poche settimane mi hanno chiamato e.. ero stata presa!! 

Molte ragazze vorrebbero entrare nel mondo delle “modelle”, quali consigli daresti loro o vorresti fossero stati dati a te qualche anno fa?

Prima di entrare nel mondo delle “modelle” bisogna capire che fare la modella è un lavoro, un lavoro a tutti gli effetti. Un lavoro stimolante, divertente, “figo” ma pur sempre un lavoro. Come tutti i lavori bisogna avere i requisisti obbligatori ed essere portati. Le agenzie di moda non valutano soltanto la bellezza ma molte altre caratteristiche. Per chi vuole diventare modella la scelta migliore è affidarsi ad un’ agenzia. Consiglio: no timidezza e siate al 100% voi stesse! 

Bea cosa si aspetta nel suo futuro? 

Per il mio futuro ho grandi aspettative, sto studiando e lavorando sodo per realizzare i miei progetti. Essendo giovane mi focalizzato sul futuro “vicino” quindi per ora la Laurea è uno dei miei punti principali. Fortunatamente ho una vita imprevedibile e sicuramente lo saranno anche gli anni avvenire! 

Un messaggio per tutte le amiche di Curvy Pride?

Sto cercando di trasmettere il più possibile il messaggio che nella nostra vita dobbiamo creare storie, ricordi, esperienze. Il tempo che perdiamo purtroppo non ce lo ridà nessuno. Ripeto sempre che quando avrò un figlio vorrò raccontargli di come la sua mamma ha girato il mondo, di come aveva la valigia sempre pronta tra un aereo e l’altro, di come si è divertita con gli amici. Gli racconterò tutte le mie avventure folli e di tutte le persone che ho conosciuto, vorrò farlo sognare ad occhi aperti. A lui, di certo, non gliene fregherà nulla se ero una taglia 40 o 46, se ero bassa o alta, o se avevo la cellulite. Dobbiamo imparare a focalizzarci sulle cose davvero importanti!

STEREOTIPI COME GABBIE DORATE – intervista Dott.ssa Di Pietro

A seguito dell’articolo Educazione e buone abitudini alimentari abbiamo pensato di intervistare la Dott.sa Paola di Pietro. Essendo mamma sono in cerca costante di risposte e informazioni esterne per la risoluzione di problemi. Negli ultimi anni ho lavorato costantemente su me stessa per cercare di essere una persona migliore, chiedendo aiuti esterni, leggendo libri, ma anche mettendo in discussione in primis le mie azioni. Ho cercato pertanto di formulare quesiti che potessero essere utili non solo a me ma agli adulti lettori di Curvy Pride; siano essi genitori o persone attente.


Paola-Convegno Dott.sa Paola di Pietro è laureata in Lettere moderne con una tesi sull’ayurveda e in Antropologia con una tesi sulle emozioni nella malattia e nella cura con l’omeopatia, ha inoltre frequentato corsi di pedagogia, omeopatia, floriterapia. Ha scritto diversi libri in collaborazione con la dr.ssa Rita Tanas, che si occupa di bambini e adolescenti (perledelfini.it) e il dr. Stefano Gastaldi, psicologo del centro Minotauro di Milano. Sul sito la bibliografia intera.


1) Ho avuto modo di conoscere il suo libro “bimbi in forma senza diete” e di ritenerlo prezioso per l’insegnamento al rapporto col cibo. Agli adulti di oggi cosa consiglierebbe?

Mi fa piacere che abbia trovato utile il mio libro e soprattutto sono lieta del motivo, che è proprio l’obiettivo che avevo quando l’ho scritto: aiutare le persone a conquistare un rapporto equilibrato con l’alimentazione e con se stesse. Agli adulti consiglio più o meno le medesime cose che suggerisco ai bambini e cioè di mangiare in modo sano e bilanciato, adeguando la quantità al proprio stile di vita, tenendo in considerazione il piacere e la salute, senza dimenticare gli aspetti emotivi e relazionali legati al cibo

Beautiful curvy women with good body image

2) Nei giorni moderni si parla di “curvy” (traduzione “formosa”) indicando ogni taglia topo la 44, lei ritiene sia corretto?

Certo che no! Il problema però non è il numero della taglia ma le etichette in sé, perché catalogano gli individui e stabiliscono presunte normalità. Credo invece che bisognerebbe valorizzare le differenze, cioè il fatto che ogni persona sia unica.

3) Sto lavorando su me stessa e i miei figli sull’accettazione di se e degli altri liberi da stereotipi/etichette; non è gradevole puntare il dito e dire SEI magra, SEI grassa, sei alta o bassa. La bellezza sta nell’unicità e nella percezione di come vediamo le cose cosa consiglierebbe nell’educazione a riguardo?

I giudizi a volte diventano condanne e le etichette riducono la persona a una sola dimensione, dimenticando che ciascuno di noi è un essere ricco e complesso, oltre che unico. Ciò vale in particolare per il giudizio estetico, che sminuisce l’individuo a un corpo da mostrare e a una forma predefinita a cui conformarsi, senza tenere conto di qualità come l’intelligenza e la sensibilità né delle qualità e delle potenzialità personali. Saper riconoscere gli stereotipi e cercare di superarli è un obiettivo importantissimo, anche per vincere molte piaghe sociali come il bullismo, l’intolleranza, le disuguaglianze, l’emarginazione e l’esclusione sociale. È utile per potersi esprimere e per essere liberi. Infatti, anche i giudizi e gli stereotipi considerati positivi diventano delle gabbie, seppure dorate, da cui è difficile uscire. Accogliere le diversità è realmente una fonte di ricchezza: solo la differenziazione cellulare permette la vita, solo la collaborazione tra persone diverse per cultura ed esperienza personale permette la soluzione creativa e soddisfacente dei problemi. Inoltre, valorizzare le diversità ci permette di trovare in ciascuno pregi e limiti, consentendo a ognuno di avere lati positivi su cui fondare la propria autostima e punti deboli su cui orientare il lavoro di crescita personale. Inevitabilmente, questo realizza una condizione di rispetto verso gli altri, oltre che verso di sé. Per farlo, occorre riconoscere le qualità dei propri figli e delle proprie figlie, anche e soprattutto quando non sono quelle che in genere ci si aspetta che abbiano, e mostrarle loro. È anche importante evitare di identificare le persone con una loro qualità o un loro difetto, con qualcosa che hanno fatto o detto, ma ricordarsi di considerarle sempre nella loro complessa unicità.

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4) L’accettazione di se è importante ma anche la salute, non è facile trovare il giusto equilibrio tra cibo, attività fisica, cura in generale. Quale’è la giusta formula?

Dopo aver tanto esaltato l’importanza della diversità, non è facile rispondere perché non c’è una formula giusta uguale per tutti. Possiamo però dire che ciò che diventa ossessione o che crea sofferenza andrebbe affrontato, compreso e trasformato. In genere, un atteggiamento ostile verso parti di sé non aiuta ma peggiora la situazione. Accogliere e comprendere, invece, favorisce il cambiamento. Può essere difficile da capire, perché nella nostra cultura si pensa che per cambiare bisogna lottare, aggredire, combattere, mentre accogliere e accettare vuol dire rassegnarsi passivamente. In realtà non è così. Come nella vita e nelle relazioni quotidiane, l’aggressione provoca una chiusura di difesa che non lascia spazio alla comunicazione o una risposta altrettanto violenta che invece di favorire il cambiamento causa distruzione. Il mio consiglio è distinguere tra stereotipi estetici e fattori di rischio per la salute, per non cadere nelle trappole dei primi e proteggersi dai secondi. Quindi, non identificarsi con una forma fisica o una taglia, mangiare con gusto e moderazione, fare attività fisica scegliendone una piacevole e soprattutto darsi sempre delle mete che richiedono uno sforzo possibile, che siano raggiungibili. È un modo per avere due vantaggi, non uno: non solo si otterrà il successo voluto, ma con esso si rafforzerà la propria autostima e si potrà partire per un nuovo obiettivo. Il bello della vita è che ogni meta è una nuova partenza.

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5) molti pensano che col termine “dieta” si intenda il periodo in cui si viene seguiti da un nutrizionista/dietologo, ma non crede che semplicemente il modo di sintetizzare il regine alimentare corretto che andrebbe seguito sempre? Si a dolci e grassi (per esempio) ma con moderazione?

Come conferma la Treccani, dieta era “nell’antica medicina greca il complesso delle norme di vita (alimentazione, attività fisica, riposo ecc.) atte a mantenere lo stato di salute”. Mettersi a dieta, quindi, vuol dire seguire lo stile di vita più adatto alla propria costituzione e al proprio modo di essere e capace di proteggere il benessere. Tenendo presente che, come dice l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, la salute è una questione complessa, non solo fisica ma anche psicologica, ambientale e sociale. Non sempre è facile capire in cosa consista la dieta ideale per sé o per i propri figli; se le proprie abitudini finiscono per aumentare il rischio di ammalarsi o per renderci infelici, vale la pena di chiedere supporto a nutrizionisti o psicologi.

6) che consigli darebbe per evitare che i nostri figli siano vittima di bullismo o si ammalino di disturbi alimentari?

Ci sono due capisaldi dell’educazione, l’esempio e il dialogo. Spesso per i bambini ha più peso quello che facciamo di ciò che diciamo. Cominciamo a riequilibrare il nostro stile di vita e loro saranno stimolati a fare altrettanto. Per proteggerli dai disturbi del comportamento alimentare è utile non dare eccessiva importanza al peso corporeo, alla forma fisica e all’alimentazione. Sembra un controsenso, ma non lo è. I DCA sono infatti legati anche a un’eccessiva enfatizzazione dell’aspetto esteriore e del cibo. L’equilibrio a tavola dovrebbe essere una questione naturale, non un’impegno e un’attenzione ossessivi. Inoltre, legare il cibo a premi o a punizioni crea l’idea nel bambino che un alimento possa colmare un vuoto interiore, per esempio, suscitando una confusione che può avere conseguenze anche in età adulta. Per quanto riguarda il bullismo, rinforzare l’autostima di bambini e bambine sottolineando i loro pregi e insegnare loro a rispettare e apprezzare le differenze proprie e altrui sono aiuti importanti. Perché il bullismo non è un comportamento a senso unico, è l’interazione tra due persone che percepiscono e agiscono in modo opposto la propria debolezza: il bullo fa lo spavaldo e umilia per dimostrare una forza che teme di non avere e il bullizzato subisce perché crede di non meritarsi altro. C’è anche un terzo ruolo, quello di chi assiste senza reagire, facendosi complice del bullo. La nostra sfida come genitori è insegnare ai nostri figli a non vestire nessuno di questi ruoli. Non è facile. Il dialogo e la confidenza tra genitori e figli saranno alleati fondamentali, che vanno coltivati fin dai primi anni di vita.

Boy student getting bullied in school

7) Lei ha scritto un libro “solo ciccia e brufoli?” ma quali sono i punti più importanti?

Questo è in un certo senso il seguito del libro “Bimbi in forma senza diete”, perché riguarda gli anni che seguono l’infanzia, quelli della preadolescenza e dell’adolescenza. È un periodo delicato e complesso della vita, soprattutto perché il corpo si trasforma velocemente e quindi si impone all’attenzione di ragazze e ragazzi, spesso disorientandoli. A questo punto il tempo dell’educazione è praticamente finito e occorre stabilire una distanza che non abbandona, una presenza discreta che lascia aperta la porta alle esperienze autonome. Gli adolescenti cercano la propria identità e indipendenza, vogliono essere apprezzati dai coetanei e affermarsi nel gruppo. Il pericolo dei disturbi del comportamento alimentare in questo momento è più alto che mai. Nel libro si cerca di leggere segnali e comportamenti per trovare indizi e significati, in modo da riuscire a stare a guardare quando non ci sono pericoli e capire quando bisogna intervenire e come farlo. Per lasciare che i nostri figli possano affrontare i problemi e le crisi che li faranno crescere e aiutarli solo quando il rischio è reale e troppo grande per le loro forze.


Un sincero Grazie alla Dott.sa Paola di Pietro per il suo tempo e per questi splendidi consigli.

Valentina per Curvy Pride


Valentina DSC_1207BBBParenti ( @momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride e della BodyPositiveCatWalk. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità – #educareallafelicità.

“Bodypositive” cat walk Laura Brioschi Project – Onlus

3 Marzo 2019
Duomo di Milano.

Qui si è svolto il Flash Mob #BODYPOSITIVE più importante d’Europa, con lo scopo di unire uomini e donne di diversa  forma fisica, età, etnia, orientamento sessuale ed eventuali deficit per trasmettere positività ed accettazione verso se stessi.
“Ci spogliamo dai pregiudizi”, dice Laura Brioschi, modella curvy ed infuencer da quasi 500K che ha ideato ed organizzato la manifestazione.
Questo evento ha ufficialmente inaugurato la nascita dell’Associazione Body Positive Catwalk, organizzazione NO-PROFIT in tutela dei diritti del cittadino, istituita da Laura ed il suo compagno Paolo Patria con lo scopo di creare eventi internazionali che aumentino la consapevolezza di se stessi ed il senso di aggregazione così da abbattere sempre più ogni tipo di discriminazione ed il bullismo.
E’ possibile entrare a far parte di questa già solida e numerosa community iscrivendosi tramite questo link: DONATE BodyPositiveCatWalk ONLUS 

Comunicato Stampa in pdf: ITA – CS BPCW 19 – Body Positive Catwalk

Su instagram oltre al profilo @bodypositivecatwalk è possibile vedere l’evento sotto gli hashtag:

  • #bodypositivecatwalk
  • #onlusbpcw
  • #laurabrioschiproject
  • #patriosky.

Tra le ragazze di Curvy Pride hanno partecipato:

  1. Valentina Parenti: nik ig “momincolors”
  2. Silvia Corradin: nik ig “sharonsly15”
  3. nik ig blondy_curvy

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Valentina Parenti fotografata da Red Beard Hp

Valentina Parenti, 34 anni oggi, socia Curvy Pride da Settembre 2018 proveniente da Parma, selezionata, ha deciso di partecipare per un riscatto personale, reduce da un’intervento maxxillo facciale post incidente stradale all’età di 6 anni in cui ricorda che i medici le dissero “non farà la modella”, un seno prosperoso in cui nell’adolescenza non sono mancate le critiche tipo “hai un bel viso ma dovresti dimagrire (anche se era una 42/44)” e due cesarei che le han cambiato l’estetica pensa che bisogna accettarsi per come si è senza troppe ossessioni.

“E’ Stata un’esperinza davvero emozionante che ha riportato alla luce un po’ di timidezza, ma davvero rigenerante per l’autostima. E’ Bellissimo sapere che 150 ragazze/i abbiano esposto le proprie imperfezioni per condividere che non devono esserci canoni  di bellezza giusti e sbagliati ma è proprio l’essere “D I V E R S I ” che ci rende unici e meravigliosi”.

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Valentina Parenti mentre viene fotografata da Rodney Pedrosa

Silvia Corradin di bologna anni quasi 45 ha partecipato all’evento di Laura Brioschi.

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Silvia Corradin

“La cosa bella è stata ritrovare (oltre ad alcuni visi conosciuti che fanno parte anche di Curvy Pride) persone di diverse etnie, problemi fisici differenti e alcuni particolarmente gravi, ma tutti/tutte con il sorriso sul volto e fiere di ciò che volevamo trasmettere! È stata veramente una bella emozione e esperienza”

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Silvia Corradin

MI SENTIVO TANTO STANCA E PRIVA DI FIDUCIA IN ME STESSA

Continua il racconto di Lorena Montanari, delle sue esperienze tormentate, felici, drammatiche, di rinascita. Continua il racconto della sua vita.
*** ENGLISH TEXT BELOW ***
“Fino all’anno scorso, il cibo era una sorta di amico/nemico.

Per tanto tempo l’ho consumato sia per punirmi, sia per gratificarmi. È difficile spiegare come io mi sentissi. A volte mangiavo perché ero triste, a volte perché ero felice.

Il cibo mi aiutava a calmarmi; mi faceva sentire protetta. Ma nello stesso tempo non era piacevole vedere il mio corpo cambiare. Ed allora vi erano periodi in cui quasi smettevo di mangiare; perdevo molto peso. Ma non mi sentivo mai soddisfatta. Che io fossi più magra o più grassa, era veramente dura guardarmi allo specchio. Mi denigravo di continuo. Non mi piaceva nulla del mio corpo.

Non riconoscevo moltissime qualità in me stessa. Ed ovviamente i rapporti sociali non mi aiutavano,anzi. L’unica persona che veramente mi ha aiutata e sostenuta, fu colui che divenne mio marito 4 anni fa. Ma sapete, la verità è questa: anche se il tuo uomo non fa altro che dirti che non ti ama per il tuo peso, che ti trova bella in tutte le taglie; ebbene, se non siamo noi a scegliere di amarci, nessuno potrà farlo al posto nostro.

Solo noi abbiamo il potere di scegliere.

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Sono stata uno yo-yo per tutta una vita.

L’ultima volta che ricominciai ad ingrassare fu due anni fa, quando dopo l’ennesimo sforzo fisico per cercare di bruciare kcal con la cyclette, dato che come sempre soffrivo di dismorfismo e qualche kg in piú per me erano percepiti come tantissimi ed alternavo sempre momenti in cui ossessivamente facevo ginnastica e mangiavo pochissimo, ed altri in cui mi abbuffavo di continuo e mi sentivo in colpa e frustrata.

Ebbene questa volta il mio corpo cedette. Una notte mi svegliai urlando dal dolore. Era come se la coscia sinistra fosse tempestata di lame. Era un dolore cronico. Lo specialista mi diagnosticò la meralgia parestesica. Dovetti affrontare una lunga cura; rimasi a letto per mesi, totalmente impossibilitata a muovermi a causa del farmaco che mi dava forte stordimento per poter attenuare il forte dolore. La cura funzionò.

Ma la binge tornò più che puntuale nella mia vita, questa volta insieme ad una forte forma di depressione che mi costrinse a casa. Uscivo pochissimo, solo la sera tardi.

Mi vergognavo della mia immagine. Non volevo mostrarmi in giro. Perché non facevo altro che passare le mie giornate sul divano, davanti alla tv con cibo spazzatura.

Mio marito mi consigliò la psicoterapia, ed accettai, perché comunque una parte di me voleva veramente cambiare, solo che mi sentivo tanto stanca e totalmente priva di fiducia in me stessa.

E così dopo un lungo percorso interiore, ho deciso di rinascere dentro e fuori.

Iniziai a piccolissimi passi. Decisi che era tempo di rivoluzione.

Prima cambiai zona di residenza. E piano piano iniziai ad uscire. Ero arrivata a 94kg. Certo, non mi piacevo per niente, volevo fare qualcosa perché grazie alla psicoterapia avevo trovato una certa forza che mi spingeva al rinnovamento.

Così iniziai a guardarmi e ad accettarmi. Dico sul serio. Pensai:”Se vuoi veramente percepirti in maniera diversa e migliorarti, devi percepirti come mai fatto prima e devi fare cose che non hai mai fatto e che hai sempre avuto paura di fare”.

Le mie più grandi paure son sempre state le stesse fin da bambina: cambiare il mio rapporto con il cibo e frequentare una palestra.

La mattina del 9 gennaio 2018, mi svegliai e decisi di iniziare ad affrontare i miei demoni. Una volta per tutte.

Mi sentivo pronta.

Iniziai a documentarmi sul binge eating, sul body positive, a confrontarmi soprattutto sui social ed iniziai piano piano a modificare il mio regime alimentare non solo in modo sano, ma anche in modo che soddisfacesse il mio gusto.

Sapete, è proprio vero: a volte ciò che non accade per una vita, può accadere in un attimo.

Iniziai a mangiare sano e a uscire, a godere del centro della mia città, del bellissimo parco vicino la mia nuova casa. Un giorno una mia cara amica mi disse che praticava crossfit e che era un tipo di sport interessante adatto anche ai principianti.

Quando appresi di ciò di cui si trattava, la me ancora un po’ insicura disse “non puoi farcela. Troppo dura”. Ma la nuova me che ormai era esplosa e stava prendendo il sopravvento rispose: “Provaci, provaci sempre. Sei pronta ad amarti. Puoi riuscire in qualsiasi cosa. Devi solo volerlo”. E a fine febbraio ho iniziato a praticare crossfit.

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Ed il mio rapporto col cibo è migliorato sempre di più, sia che io mi sentissi triste e arrabbiata, sia che io mi sentissi felice e sicura. Ho continuato ad affrontare ogni paura, a superare ogni ostacolo.

Sempre avanti, mai indietro è diventato uno dei miei mantra preferiti. 

Oggi ho fatto pace col mio corpo, e sono felice della mia immagine riflessa sullo specchio. Mi vedo bella,  perché ho plasmato il dolore in amore.

Ora ci credo. E nulla mi fermerà.”

***  ENGLISH TEXT ***

Food was a sort of friend/enemy until last year.

I’ve been eating both to punish me, and to satisfy me for a very long time.

It’s very hard to explain the way I was feeling inside. Sometimes I used to eat cos I was sad, sometimes cos I was glad. Food used to get me calm; food used to protect me. But it was not pleasant to see my body changing at the same time.

So there were times where I hardly ever stopped to eat and I had been losing weight very much. But I never felt satisfied. It was really hard to look myseld at the mirror both I was slimmer, and overweight.

I used to chase my body all the time.  I liked nothing of my body and I did not recognise any of my skills.  And no social relationship could help me at all.

The only one who really helped and supported me was the man who became my husband about 4 years ago.  But you know, there is only one truth: even if your man can’t help himself from saying he loves you with any size, not for your weight; well, if we don’t choose to love ourselves, no one can do it for us.

The choice’s power is only up to us.

I have been a yo-yo girl for all of my life.

The last time I started gaining weight again, was two yrs ago, when I was trying my best to burn kcals by cyclette, since I always suffered from dysmorphism, and just few kgs more were perceived like a bounch to me, and I had been alternating times in which I was doing fitness obsessively and I used to eat very few; and tumes in which I was always binging and I used to feel guilty and frustrated. Well, this time my body gave up.

One night I wake up screaming in pain: it seemed like my left thigh was studded with blades. It was a chronic pain. Doctor’s response was meralgia paraesthetica, and I went through a long cure staying at home for months. I could not move outside, cos medicines made me confused in order to decrease pain.

The cure was successful, but binge eating came back into my life, and this time was in company of a hard form of depression that made me stay at home, like in prison. I used to go out real few times, especially at late night.

I was really ashamed of showing my body around, in public. I used to stay at home, sitting on my sofa, watching tv with junk food.  My husband adivised me a psycotherapy, and I accepted cos a still a part of me really wanted to change, but I felt very sick and totally without trust in myself.

After a long walking inside my soul, I decided to start my rebirth insideout. I started step by step. I decided it was time of revolution.

First of all, I moved in a new home, in a new neighbourhood and I slowly started going out. My weight was 94kg and I didn’t like my body at all, but I was able to find a little strenght inside me thanks to psycotherapy and I really wanted to improve my life.

This little strength was leading myself to regeneration. Seriously, I started to looking at my body and to accept it. I said to myself: “if you really want to perceive yourself differently and to improve, you have to do it as you’ve never done before; and tyou have to do things you’ve never did and always been afraid to do”.

My greatest fears have always been the same since I was a child: to change my relationship with food and to attend a gym.

It was January 9th,2018 when I woke up in the morning and I decided to start facing my demons. Once for all. I felt I got ready for it.

I started to educate my mind to binge eating, to body positive, in particular I started interacting on social networks and I slowly started changing my food habits not only in a healthy style, but also in order to satsfy my sense of taste.

You know, it’s definitely true: sometimes what does not happen in a lifetime, it can happen in a moment.

So I started eating healthier, going out, enjoying the city center, walking around the park near by my new place. I remember a dear friend of mine one day told me she was attending crossfit; she told me it was an interesting sport, fitting also to beginners.

When I got to know what crossfit was about, the still insecure part of me said: “It’s too hard. You can’t do it”. But the new me was exploded and was taking the upper hand over my insecurity, so I said at least: “Try. Keep on trying. You’re ready to love yourself. You can be successful anything. You just had to want it“.  And I started practicing crossfit at the end of February.

And my relationship with food got better and better, both when I was angry adn sad; and when I was happy and comfy. I kept on going through any fear, overcoming any trouble.

Always ahead, never back turned into one of my fave mantras“.

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NO ALLA #GRASSOFOBIA – PARIGI CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Parigi indice una campagna di sensibilizzazione contro le discriminazioni, anche nei confronti delle persone obese.

La “grassofobia”, parola non presente nei vocabolari, è intesa come una forma di repulsione nei confronti delle persone sovrappeso che unisce la vergogna che prova una persona obesa con le discriminazioni nel mondo lavoro, negli ambienti sanitari, nei mezzi di trasporto o, semplicemente, negli sguardi degli altri.

Helene Bitard, assessore del Comune di Parigi, è diventata la paladina della lotta contro ogni forma di discriminazione. La Bitard vuole sensibilizzare la popolazione contro gli stereotipi dominanti che accompagnano l’obesità « pigrizia, lentezza, mancanza di volonta’, ecc. ».

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Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIT) le donne obese sono otto volte, e gli uomini obesi tre volte, più discriminati al momento dell’assunzione.

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Inoltre, l’aspetto fisico è il SECONDO criterio di discriminazione dopo l’età e prima della provenienza, il sesso, un handicap.

A Parigi, venerdì 15 dicembre 2017, gli hashtag da digitare erano:

Per approfondire http://www.bfmtv.com/politique/la-ville-de-paris-s-attaque-a-la-grossophobie-la-discrimination-des-personnes-obeses-1328151.html#xtor=AL-69

E voi cosa ne pensate?

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