AMARE ME STESSA E TROVARE IL SOLE DENTRO DI ME

C è la formula per ritrovare se stessi? Ho conosciuto Vittoria. Un vero uragano. Energia pura e tanta voglia esplodere. Vittoria ama il sole e il mare e crede che in essi ci sia la risposta. Il sole ed il mare sono dentro di noi. Siamo il deserto; pensiamo che non ci sia niente fino a che non ci imbattiamo nelle nostre oasi ed è allora che rinasciamo.

Mi chiamo Vittoria Pasca, ho 27 anni e abito a Porto Cesareo, un paese in provincia di Lecce. Ho sempre desiderato entrare nella community di Curvy Pride. Molti argomenti da Voi trattati sono per me, dei veri e propri punti di riferimento. Con determinazione, in questi anni, ho voluto intenzionalmente migliorare il mio aspetto interiore ed esteriore. Ho sempre avuto molta difficoltà ad accettarmi fino in fondo, ma dopo un faticoso e prezioso percorso, ora posso dire di aver raggiunto un tipo benessere sia mentale che fisico. Tutto è iniziato circa 5 anni fa quando, all’ età di 22anni, ho intrapreso una nuova avventura, iniziando a vivere da sola lontano dai miei affetti più cari. Ho sempre, fin da piccola, avuto un brutto rapporto con il mio fisico. Sono sempre stata bullizzata, discriminata e mi sono sentita non accettata sia dagli altri che da me stessa. Il “difetto” per me più complesso che non riuscivo ad accettare, oltre a vedermi grassa e quindi a non piacermi, era proprio un’assimmetria mammaria lieve e poco evidente, a dir poco INACCETTABILE. Provavo vergogna e ribrezzo nel guardarmi allo specchio. Decisi di non intraprendere nessun tipo di intervento chirurgico, ma accettarmi e migliorarmi con la forza, il coraggio e la determinazione che avevo e che ho. Così con il tempo, piano piano con molta calma e pazienza, ho iniziato ad impegnarmi nel mantenere un ritmo di vita salutare ed a conquistare il mio equilibrio fisico e mentale.

Il mio sogno sarebbe quello di diventare una modella curvy. Vivendo al Sud Italia, ho notato che ci sono poche realtà ed eventi che valorizzano il mondo Curvy e tutto ciò che lo circonda. Si fa fatica a trovare negozi, eventi, fotografi che promuovono il pensiero del body positive. Pertanto, mi piacerebbe sensibilizzare sull’argomento anche questa parte di territorio che tutt’ora ne sembra ignaro e sprovvisto. Sono solo all’inizio di questo percorso, ma decisa ad aiutare e sostenere tutte quelle persone che vogliono accettarsi, migliorarsi e soprattutto AMARSI.

Questo succede quando il Sole che abbiamo dentro tocca il mare di Curvypride.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono in CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

CON IL SENnO DI POI

Il titolo dovrebbe lasciar intuire: ebbene sì parliamo di seno.
Stigmatizzato, additato, adorato, disprezzato, sfruttato. Un seno da nascondere, un seno da mostrare.
Il percorso che una donna attraversa durante la sua vita è spesso legato a questa parte del corpo oggetto di un’amore/odio che ci accomuna tutte.
Personalmente, da donna tonda quale sono, ho sempre avuto un seno “importante” già dalle elementari. Il che mi ha creato un disagio ENORME quanto enorme percepivo il mio busto. Ho scoperto come il mio seno fosse oggetto di scherno, da nascondere. E così via ad anni di felpe oversize da uomo per nasconderlo, curva sul banco, dalle elementari al secondo anno di liceo (postura compromessa per sempre). Anni a cambiarsi chiusa in bagno anziché nello spogliatoio con le altre durante l’ora di fisica, perché il mio corpo era “sbagliato” non andava bene, non era come quello delle mie compagne. Ricordo ancora lo choc da bambina quando realizzai che non sarei più stata a torso nudo in spiaggia.

Non è stato facile da accettare. La moda di certo non aiutava negli anni ’80/’90. Maglie con stampe? Un quadro di Rorshach una volta indossate. Stuoli di t-shirt con cagnolini che diventavano deformi mostri addosso a me. Camice ingestibili, con bottoni volanti. Infagottata in giacche enormi, con la cucitura delle spalle a metà braccio perché i sarti non concepivano una ragazza con spalle piccole e seno abbondante. Bronchiti costanti perché alla fine optavo per la giacca aperta tutto l’anno.
Poi arriva l’adolescenza, tutti sbocciano manco fosse un giardino botanico. E allora provi pure tu a mettere una maglietta scollata. Maschi come api al miele. AH, ecco a che serve! Ma poi arrivano i commenti cattivi.
Così inizia il copri, scopri, copri, troppo scollata, trasparenze no, eh così non va bene, eh no poi ti guardano, e ma se ti chini…
Vieni poi identificata con il tuo seno: catalogata in “la tettona” o “la tavola da surf” a seconda dei casi. Un bodyshaming che negli anni imperversa ancora. Come se il seno dovesse identificarci come persona e come carattere. Manco fosse il mio segno zodiacale. Ma ce lo vedete Paolo Fox che dice: assi da stiro, oggi giornata ricca di novità; tettone weekend in arrivo all’insegna del divertimento? Eh no.
Insomma, qualunque sia la sua forma, che sia vero, rifatto, strabico, coppa di champagne, enorme, a pera, a mela, a melone, sappiate che ci sarà sempre il genio di turno che dovrà commentare. Ah, non ci salveremo neanche in maternità, perché arriverà l’allattamento e anche qui si aprirà un capitolo. ENORME.
Quindi donne e future donne, con il SENnO di poi tante crisi esistenziali tornassi indietro me le eviterei. Ho il seno? Non ho il seno? Chissene. Sono semplicemente IO.



Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Come si fa ad essere felici e grassi allo stesso tempo?

Come si fa nella nostra società ad essere felici e grassi allo stesso tempo?
Forse non si può, oppure forse si può. Ecco la mia, personale, testimonianza. Io “D” Donatella. 100 kili di pura allegria. Mi racconto così senza troppi peli sulla lingua.

Mi chiamo “D” e sono gravemente obesa. Fin da piccola, per via di una malattia che mi ha colpito alla tenera età di 5 anni, ho ingerito molti farmaci, che uniti fra loro mi hanno fatto gonfiare molto. Mi sono quindi trovata a soli 8 anni ad esser più grassa delle mie amiche. Col tempo la malattia si è alleggerita, lasciando lo spazio alla vita, che molto spesso sa essere crudele. Alcune volte venivo derisa per strada perché ero troppo grassa, ma io temeraria e fiera di me, e della mia forza, ho continuato a camminare a testa alta.
Poi un giorno mi sono sentita abbandonata da chi aveva promesso di restarmi sempre accanto.
E così dopo questo dolore, che inizialmente non sono stata capace di affrontare, mi sono rifugiata in un mondo tutto mio.
Lì il cibo era mio amico, mi faceva sentire bene, mi faceva sentire amata.

Poco tempo dopo però si era sviluppata una grande grave dipendenza. Un circolo vizioso.
Il cibo mi dava gioia ma mi rendevo conto che mi stava anche uccidendo.
Così dopo tanti tentativi, tante lacrime e dolore, ho imparato che il cibo da tanto piacere, ma che bisogna saperlo dosare.

L’obesità è la malattia del cuore. Non è mangiando che si colma il vuoto che sentiamo. Il cibo ci dà gioia momentanea, ma siamo noi che dobbiamo costruire la nostra felicità, giorno per giorno.
Ricordatevi, nulla può riempire un vuoto però possiamo imparare a convivere con quel dolore e imparare ad amarci per quello che siamo. Perché siamo tutte stupende.

Donatella Fenio

Mi chiamo Donatella Fenio, sono nata a Salerno. E sono una persona molto positiva. Odio ogni tipo di discriminazione, ed amo scrivere. Ho già pubblicato il mio primo romanzo Il segreto di Gabrielle Ross un thriller erotico che parla della violenza sulle donne. Amo la vita e tutte le sue sfaccettature.

Finché cibo non ci separi

Amare una persona con problemi di peso a volte non è facile.
Spesso porta con se un bagaglio di insicurezze grande quanto il frigorifero che nei momenti bui alcune volte ha svuotato.
Per quante volte gli dimostrerete di amarle, loro avranno sempre il dubbio “ma gli piaccio davvero”?

Ma vi spiego perché di così tanta insicurezza.
L’amore per chi è un po’ sferico come me non è sempre rose e fiori e cioccolatini. Oddio, cioccolatini magari sì. Io personalmente ne ho mangiati tantissimi ad ogni crisi esistenziale post fidanzatino che ti molla.
Nel periodo adolescenziale è un massacro. Ricevi bigliettini d’amore dal più bello della classe per poi scoprire che è uno scherzone organizzato, ti viene detto che non troverai mai nessuno, che “sei carina, se solo perdessi qualche chilo..”. Già l’adolescenza fa schifo, figuriamoci se ci si mette anche la ciccetta sui fianchi a dare il colpo di grazia.
Così, dopo una trafila di rifiuti, l’autostima va un po’ a calare. Ed è in questi momenti che arriva il fenomeno di turno che ti dispenserà la perla delle perle: “dovresti accontentarti del primo che passa”. Ah beh! Che stupida, e io che credevo nell’amore. Colpa della tv, dannato elettrodomestico dispensatore di ideali irraggiungibili!!!
Idioti a parte, negli anni ho capito che il problema non era del tutto mio.
Se uno è uno str… lo è sia magro che grasso. E se si è in sovrappeso non è che per questo non si possa aspirare ad avere un fidanzato simil bronzo di Riace. L’ho tipo capito a 36 anni, ma su, alla fine ci sono arrivata pure io.
E vi assicuro, tante persone si son sentite dire frasi come quelle nella loro vita.
Prima di amare qualcuno dovrete però nutrirvi. Nutrire voi stessi di amore.
Nulla come amare se stessi ti farà splendere. Troppe volte i nostri chili di troppo hanno soffocato la nostra personalità, che è lì, che sgomita tra i rotolini, che vuole uscire e conquistare il suo posto.
La troverete la persona giusta, è così per tutti. Io il mio bronzo di Riace l’ho trovato, ma come gli dico sempre “anche se avesse la panza da birra lo amerei lo stesso”.
Ci si innamora di anime, non di custodie.
E se qualcuno vi lascia perché avete messo su peso, beh non vi merita.
Non è vero amore se è “finché cibo non ci separi”. L’amore vero è fatto di ben altro, perché la bellezza con gli anni passa, si invecchia, ma è quello che siamo realmente dentro che rimarrà per sempre.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

Una ciambella tra i fenicotteri

Piscina.

Per me un incubo l’idea di andarci a passare anche solo mezza giornata. Vuoi perché odio l’estate, vuoi perché non so nuotare, vuoi soprattutto per l’ansia da prova costume.
Anzi, togliamo pure le altre opzioni, potrei affogare tranquillamente nella calura estiva se però avessi un fisico da bikini.
L’ho schivata per anni, ma con il pargoletto cresciuto, le sue martellanti e, vi assicuro, convincenti richieste mi hanno portata ad accompagnarcelo.

Trovare un costume che costasse poco “perché NON CE LI SPRECO € PER UNA ROBA CHE FARO’ UNA VOLTA NELLA VITA a dir tanto” e che potesse coprire quella portaerei di fondo schiena che ho e le bocce che fanno capoluogo di provincia non è stato semplice.
Tutto questo perché NON HO UN FISICO DA BIKINI.
Ma quale mai sarebbe questo fantomatico corpo che può permettersi di essere esposto in luogo pubblico dotato di acqua?
Da quando ne ho ricordo, le pubblicità di costumi da bagno ci hanno abituati a corpi magri, adolescenziali, eterei. Donne che in costume a triangolo corrono sulla battigia con lunghe falcate senza quasi toccare la sabbia. Cosa che se lo facessi io cadrei tipo dopo due secondi inciampando in un paguro.

Per anni questa era pertanto la mia idea di fauna tipica di una piscina, così il pensiero di dovermi confrontare con le Dee del cloro non mi allettava molto.
Ma mi son fatta coraggio, cuore di mamma.
Ed arrivata in piscina ho avuto un’epifania.
Siamo passati prima davanti alla piscina grande, e qui ecco il catalogo di gnocca al mare. Bellissime, magrissime, fisici acerbi.
Poi siamo arrivati (in realtà sono stata trascinata) alla piscina dei bimbi.
E qui la rivelazione. Le mamme con i bimbi erano normali, simili a me, e permettetemi la vanità non ero manco tra le “messe peggio” per quelli che erano i miei parametri fino a quel momento.

Ho riguardato verso la piscina grande: quei fisici acerbi che tanto invidiavo erano realmente acerbi. Erano ragazzine. A far tanto 16/17 anni.
E che diamine faccio, mi metto in competizione con fisici di 20 anni in meno?
Ci siamo talmente tanto abituati a corpi di ragazzine nelle pubblicità che ormai siamo convinti sia quello il corpo di una DONNA. Ma non è così.
Ci ostiniamo a tentare di ritornare indietro di anni tra diete e creme, quando invece dovremmo semplicemente essere consapevoli che c’è il momento di essere la gnocca in costume e c’è il momento di essere semplicemente in costume.
Perché per ognuna di noi in realtà c’è sempre il momento giusto.
E allora freghiamocene dei paragoni.
Sarò la ciambella in una piscina colma di fenicotteri rosa, ma non per questo non degna di galleggiare pure io.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.