BODY SHAMING, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

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Guardando questa foto sfido chiunque a trattenere un commento, un giudizio, una critica.
Al giorno d’oggi, più che mai, è difficile astenersi dal giudicare, dal dire la propria opinione sugli altri. Diventiamo sempre di più giudici spietati degli altri ma anche di noi stessi senza soffermarci a pensare.

Ma riguardiamo attentamente questa foto.

Soffermiamoci a guardare non due corpi ma due donne. Entrambe in guerra. Con loro stesse, col mondo circostante, col passato, col futuro.

Ognuno di noi dovrebbe non giudicare, non sentenziare, non criticare ma comprendere, ascoltare, se possibile aiutare.

Siamo tutti diversi ma perfettamente e magnificamente unici. Stiamo combattendo tutti una battaglia e nelle guerre di tutti i giorni non abbiamo bisogno di giudici ma solo di affetto.

Educhiamoci all’amore. E questo che dovremmo fare.

In questo articolo voglio provare a fare un po’ di chiarezza su questo e su un fenomeno dilagante del nostro tempo: il body shaming.
L’espressione inglese body shaming che, ormai da qualche tempo, è usata anche nel linguaggio comune di noi italiani, è composta dal sostantivo body ovvero corpo e dal verbo shaming che letteralmente vuol dire “il far vergognare qualcuno”. Ebbe sì, si tratta proprio di, come parafrasa il vocabolario Treccani, “deridere qualcuno per il suo aspetto fisico e per come appare esteriormente”.

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Per quanto questo possa sembrare un comportamento ai limiti dell’umano, offendere l’altro, giudicarlo, deriderlo, è un’usanza talmente diffusa e praticata oggigiorno da prevederne addirittura la creazione di un’espressione di riferimento, appunto body shaming e di coniare un termine per coloro che praticano ciò verso gli altri: haters, letteralmente “ODIATORI”.
Il perché questo avvenga in maniera sempre più accentuata nasconde significati profondi e latenti, che vanno ben oltre il semplice beffeggiare l’altro in maniera goliardica, come avviene da tempi immemori.


Ormai è noto che i canoni estetici imposti dalla società̀ siano diventati sempre più̀ rigidi e, spesso, quando non  rientriamo tra questi, viviamo una sorta di disagio causato dal confronto tra noi e gli altri. Ai continui conflitti che l’essere umano mette in atto quotidianamente contro se stesso e il proprio aspetto fisico dai quali, il più delle volte, esce sconfitto finendo così per ammalare il corpo, si aggiungono, dunque, anche gli altri a contribuire ad ammalare il corpo.
Ci si ritrova, infatti, se diversi, ad essere etichettati, giudicati, offesi con insulti o frasi che ci fanno sentire sbagliati e provare vergogna per noi stessi. Il body shaming è una pratica che ha il fine di far, appunto, vergognare una persona del proprio corpo, ferendone l’autostima e può essere messo in atto attraverso i social, con commenti e prese in giro ad una foto, ma anche nella vita non virtuale, tra i banchi di scuola o nei luoghi di lavoro. È rivolta sia ad uomini che a donne, ma con maggior influenza su queste ultime. Si può considerare una vera e propria sorta di bullismo.
Esistono molti tipi di body Shaming; tra i più diffusi vi è il  Fat Shaming, che prende in giudizio le persone con qualche chilo di troppo o che hanno vere e proprie malattie, come l’obesità̀.
In questo caso, non si parla solo di insulti come, ad esempio, possono essere “cicciona” o “sembri una balena”; ma anche frasi che apparentemente possono sembrare innocue, del tipo “dovresti mangiare meno”, possono gravare sulla psiche e sull’autostima di una persona che soffre di un disagio.
Opposto al Fat Shaming vi è il Thin Shaming che, al contempo giudica le persone considerate troppo magre, fissate per lo sport, attenti alla dieta che, anche in questo caso, talvolta presentano già veri e propri disturbi alimentari e indi per cui i giudizi altrui contribuiscono ad accentuare il disagio.


E’ considerato body shaming, qualsiasi tipo di commento, frecciatina, constatazione fatta verso l’altro con lo scopo di accentuare e far provare vergogna per un lato esteriore.
Basti pensare a chi ha parti del corpo considerate non consone ai canoni estetici e a quante volte ci è capitato di sentire espressioni come “orecchie a sventola”, “che nasone”, “sembri una rana” volte a giudicare parti del corpo particolarmente pronunciate di un individuo.
Talvolta, quindi, ignari delle sofferenze e dei disagi che attraversa l’altro, pratichiamo body shaming non intenzionalmente, non curanti che frasi apparentemente innocue o beffarde possano ferire l’altro.
Il body shaming, quello mirato e volto a ferire l’altro, è un fenomeno molto diffuso, soprattutto sul web. Coloro che praticano ciò, gli haters, molto spesso soffrono essi stessi di particolari disagi e sfogano la rabbia repressa verso gli altri, senza tenere conto della sofferenza altrui.
Non vi è, purtroppo, un metodo specifico per porre fine a questo meccanismo ma possiamo educare fin da piccoli ad una piena consapevolezza di sé stessi e degli altri, educare al rispetto delle diversità, attuare tecniche per accrescere l’autostima e cercare, cosi, da grandi di non essere trascinati in certi circoli viziosi.
Possiamo imparare quindi a proteggerci da certi commenti e a scindere il giudizio altrui dalla realtà oggettiva consapevoli che tutti possono esserne “vittima” e che, molto spesso, i giudizi e le critiche pervengono da persone poco empatiche e che, talvolta, non si rendono conto realmente di ciò che stanno valutando, definendo o giudicando ma giudicano per il mero ed unico fatto di parlare e mettersi in mostra e prevaricale sull’altro. Questo atteggiamento, come detto molto diffuso sul web, volto a giudicare chi si espone mostrandosi attraverso foto o video, dice molto non di chi subisce il giudizio ma su chi giudica. Dietro gli haters, o qualsivoglia i cosiddetti “leoni da tastiera”, ma anche i bulletti del quartiere, molto spesso si nascondono persone sofferenti, ferite, vittime loro stesse di disagi e bisognose d’aiuto.

Nel mio immaginario ideale, vorrei che tutto ciò non fosse più messo in atto. Vorrei che ognuno fosse libero di vivere il proprio corpo e il proprio essere, di mostrarlo e di accettarlo per quello che è, nella propria unicità.

Ahimè, per quanto mi piaccia sognare, so che la strada verso questo mondo utopistico non giudicante, senza haters, aperto alle diversità e senza stereotipi è ancora lunga e tortuosa ma Associazioni come la nostra Curvy Pride che offrono anche community dove ritrovarsi e sentirsi accolti, movimenti di bodypositive e tutte le piccole rivoluzioni messe in atto negli ultimi anni mi fanno ben sperare in un domani migliore verso un mondo “accogliente” e non più giudicante.

 

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!
mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

AMICI VIP – MARIA TERESA RUTA, MARIANNA E IL PROGETTO “DILLO A CURVY PRIDE”

Un’occasione per raccontarsi, un concorso per mettersi in gioco

Molte di voi già lo sapranno o ne avranno sentito parlare, ma adesso entriamo nel vivo e con l’inizio del 2020 si comincia a delineare il percorso di quello che sarà il nostro racconto corale di #resilienza: Dillo a Curvy Pride.
A dicembre con l’uscita e la presentazione de “La mia resilienza in un corpo morbido“, il libro di Marianna, la nostra Presidentessa, nella cornice natalizia di Regali a Palazzo a Bologna, Giraldi Editore ha lanciato ufficialmente il Concorso in collaborazione con la nostra Associazione. Adesso è fondamentale avviare la campagna di raccolta delle storie e darvi tutte le informazioni di questo progetto che speriamo possa fare breccia prima di tutto tra i vostri cuori e poi tra le coscienze di chi troppo spesso minimizza, banalizza, ironizza e sottovaluta il dolore e la sofferenza che si nascondono dietro le parole e gli appellativi più odiosi per denigrare una persona in base alla forma del suo corpo.

Noi quelle parole le vogliamo contrastare con altre parole, quelle di chi ha voglia di farle uscire dal profondo dell’animo per raccontare agli altri quello che non ha mai avuto il coraggio di affrontare.
Non è necessario metterci per forza la faccia, come ha fatto Marianna con un po’ di coraggio e tanta voglia di rompere il silenzio e come Maria Teresa Ruta, che ha subito sposato il progetto mettendosi in gioco con la sua esperienza di donna di spettacolo e di mamma, scrivendo la prefazione del libro curato da Marzia Di Sessa.

Adesso tocca a voi! Chiunque può partecipare anche in forma anonima per raccontare qualcosa che gli appesantisce il cuore e gli condiziona la vita di tutti i giorni.
Alleggeritevi condividendo la vostra storia! Di pregiudizio, discriminazione, #bodyshaming, bullismo, accettazione, rinascita, liberazione, riscatto. Quello che vi tenete dentro lo potete conoscere solo voi. Provate ad alleggerirvi raccontandolo.
#DilloACurvyPride è tutto qui, nell’affrontare la propria pagina bianca e riempirla di colori, di sentimenti, di emozioni. Che siano belle o brutte, positivi o negativi, accesi o sfumati, importa poco. Quello che conta è che siano veri, vostri, profondi e sentiti. E soprattutto quello che è fondamentale è scrivere con il cuore per il piacere di condividere. Non è e non sarà una gara. È più che altro una sfida con sé stessi per mettersi in gioco e vincere imbarazzi e paure.
Per tutti può essere un’opportunità per lanciare un messaggio insieme e per creare tante occasioni di incontro e confronto.

A partire dall’8 febbraio a Bologna dove ci sarà un primo appuntamento di #resilienza di cui vi daremo notizie dettagliate nei prossimi giorni. E poi si va a Termoli il 5 marzo, per chi vive in zona e ha voglia di esserci. Nel frattempo stiamo lavorando per avere almeno un appuntamento al mese con #DilloACurvyPride per arrivare al 30 giugno 2020, il termine per partecipare, con tante storie da raccontare.
Quella è l’unica informazione da segnare in rosso. Per tutte le informazioni più tecniche vi invitiamo a leggere la slide qui di seguito che trovate anche seguendo il link al sito della Giraldi Editore.

E se avete dubbi o bisogno di chiarimenti potete sempre scriverci, sui nostri profili social o alla stesso indirizzo mail dove potete inviare i vostri racconti: dilloacurvypride@gmail.com.
Tutto chiaro? Allora non perdere tempo. Il tuo segreto Dillo a Curvy Pride

Quando il body shaming entra in politica. Hic sunt leones…ma da tastiera.

Era dai tempi della ministra Cécile Kyenge che una (neo)ministra non veniva sbeffeggiata in maniera così pesante: vuoi per il fisico non esattamente da passerella, vuoi per i titoli accademici (o meglio, per la mancanza di essi), vuoi per un abito blu royale con qualche balza di chiffon (forse) di troppo (ma #EnzoMiccioApproved).

La strada verso la parità di genere è ancora lunga, se persino in Parlamento un politico o un ministro viene valutato più per il suo aspetto fisico o per il suo abbigliamento, che per i suoi meriti o per i suoi demeriti.

Matteo Renzi ne elogia le capacità oratorie messe in luce alla Leopolda, tanto da far venire in mente un altro esempio di politico che , seppur con bassa scolarizzazione, ha saputo tener testa a dottoroni e commendatori in Parlamento, battendosi come fece lei per i braccianti del sud : Giuseppe Di Vittorio.

Il terzo pilastro su cui si incentra la polemica sulla Bellanova è la “questione accademica”, essendo lei arrivata fino alla terza media. Che lo studio sia importante è chiaro, ma non è un certificato accademico che certifica anche la propria competenza in un determinato ruolo. E dico ciò andando anche contro i miei stessi interessi, visto che ho un curriculum pieno di titoloni, i quali nella mia carriera professionale hanno avuto la stessa funzione delle palle sull’albero di Natale: puramente decorativa.

Indubbiamente il 94% dei CEO nel mondo ha compiuto studi ben oltre la laurea. Ma ci sono anche imprenditori che hanno costruito un impero basato sul bello e sulla creatività,  senza aver conseguito una laurea, e facendo dello #StayHungryStayFoolish una filosofia di vita.

Da barzelletta a eroina nazionalpopolare: l’operazione di messa in ridicolo della ministra si è rivelata un boomerang, visto che al momento sembra aver conquistato le simpatie degli italiani.

E a tal proposito, vorrei assegnare dei premi ai 3 commenti che più di altri si sono distinti nella giornata di venerdì:

  • Premio Gaviscon al commento di Daniele Capezzone, con la motivazione gentilmente fornita da Cicciogia :” se c’e qualcuno seriamente intrappolato in un eterno carnevale, è proprio Capezzone, che ha indossato una maschera diversa per ogni partito di cui ha fatto parte” :
  • Premio della critica a Martina Dall’Ombra, che ci ricorda che in ognuna di noi vive una principessa. E non importa se si chiama Kate o Tiana.
  • Premio Nobel per la pace a Enzo Miccio, per aver definitavamente sancito che #mivestocomevoglio.

L’hashtag è quello con cui la neo ministra ha infiocchettato la polemica sul vestito blu. In 3 giorni l’ho vista con 3 outfit uno meglio dell’altro. E se il suo spirito è quello mostrato finora…ne vedremo delle belle!

E grazie ad una Pagina FB, abbiamo scoperto chi è il ragazzo dietro a lei: il figlio! A ricordarci che le cose importanti della vita sono ben altre…

Caterina Argentieri

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Chi è Caterina: sognatrice come i Pesci, inarrestabile come il Capricorno, che è il mio ascendente. E che panorama che si vede da quassù! Dopo mille e una battaglia, riapro il cassetto dei miei sogni, li tiro fuori, e mi preparo a realizzarli. Uno ad uno. 

NO ALLA #GRASSOFOBIA – PARIGI CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Parigi indice una campagna di sensibilizzazione contro le discriminazioni, anche nei confronti delle persone obese.

La “grassofobia”, parola non presente nei vocabolari, è intesa come una forma di repulsione nei confronti delle persone sovrappeso che unisce la vergogna che prova una persona obesa con le discriminazioni nel mondo lavoro, negli ambienti sanitari, nei mezzi di trasporto o, semplicemente, negli sguardi degli altri.

Helene Bitard, assessore del Comune di Parigi, è diventata la paladina della lotta contro ogni forma di discriminazione. La Bitard vuole sensibilizzare la popolazione contro gli stereotipi dominanti che accompagnano l’obesità « pigrizia, lentezza, mancanza di volonta’, ecc. ».

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Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIT) le donne obese sono otto volte, e gli uomini obesi tre volte, più discriminati al momento dell’assunzione.

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Inoltre, l’aspetto fisico è il SECONDO criterio di discriminazione dopo l’età e prima della provenienza, il sesso, un handicap.

A Parigi, venerdì 15 dicembre 2017, gli hashtag da digitare erano:

Per approfondire http://www.bfmtv.com/politique/la-ville-de-paris-s-attaque-a-la-grossophobie-la-discrimination-des-personnes-obeses-1328151.html#xtor=AL-69

E voi cosa ne pensate?

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AUTOSTIMA QUESTA SCONOSCIUTA

La Dott.ssa Emanuela Scanu è una psicologa e una coach alimentare. Da anni impegnata nella cura dei disturbi del comportamento alimentare e nel sostegno al raggiungimento del benessere psico-fisico delle persone.

Attualmente  anche Docente di Educazione Alimentare nei Corsi per Modelle/i presso la BACKGROUND ACADEMY di Viterbo.

E’ un onore la sua collaborazione con il nostro blog che inizia con l’affrontare un argomento a noi molto a cuore: L’AUTOSTIMA!

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Lo dice la parola stessa: l’autostima è la valutazione che una persona dà di sé stessa. Questa non è un fattore statico, ma dinamico. Evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita.

Non si nasce con la giusta autostima, essa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a sé stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c’è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono.

Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma, al contrario di chi non si rispetta abbastanza, sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di sé stessi, aiuta a mantenere i punti di forza ed a migliorare quelli di debolezza, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con sé stessa e con gli altri.

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La bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito.

Il sé ideale è rappresentato da ciò che si vorrebbe essere, dalle qualità che si desidererebbe possedere, dal carattere e dalle capacità che si vorrebbero fossero parte della propria persona. Il sé percepito è dato invece dall’insieme delle percezioni e delle conoscenze che possediamo su noi stessi. Si tratta in sostanza di come ci vediamo, di come crediamo di essere. A chi non è mai capitato di pensare: “Vorrei tanto saper fare quella cosa …” oppure  “Vorrei essere così ma non ne sono capace?”.

Tutto ciò è perfettamente normale, entro certi limiti. La soglia viene valicata nel momento in cui la persona si rassegna al fatto che non sarà mai come vorrebbe essere. Così facendo la sua paura si concretizza, diviene un dato di fatto. Smettendo di lavorare e lottare per migliorarsi continuamente si finisce per peggiorare, o semplicemente per rimanere ciò che si è per tutta la vita.

Puoi sprecare un’intera esistenza nell’attesa che accadano delle cose che poi, anche quando si avverano, spesso ti lasciano più vuota di prima. Se i tuoi pensieri sono quasi sempre vincolati al passato o proiettati nel futuro, invece che collocati nel presente, corri il rischio di non vivere mai pienamente e di essere quindi insoddisfatta della tua esistenza.

Di fatto, sei prigioniera dei modelli che la realtà ti impone e così facendo passi gran parte del tuo tempo a sognare di diventare ciò che non sei, a fare tuoi modi d’essere che ritieni “vincenti”, “perfetti”, ma che non ti appartengono. Questa è la strada più veloce  per distruggere l’autostima.

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Avere autostima significa piacersi, un modo di essere che si conquista stando nel presente e accogliendo tutti gli stati di cui l’interiorità si colora istante per istante.  L’ autostima non corrisponde a uno sforzo della mente, ma ha a che vedere con un diverso atteggiamento mentale, che si basa sull’accettazione consapevole di ciò che sei adesso, in questo preciso istante.  Stare quindi nel presente, senza rimpianti per gli sforzi che non hai fatto nel passato, senza frustrazione per ciò che non hai ancora realizzato.

Cambia dunque modo di vedere: l’ autostima è uno stato di benessere permanente che viene da dentro. Ogni volta che ti appresti a fare qualcosa, soprattutto se è la prima volta, non concentrarti unicamente sul risultato che vuoi ottenere, ma su ciò che fai, cercando di essere presente a ogni passaggio, come fosse l’unico.  Ricorda che l’autostima è un’energia molto diversa dall’ostinazione e dalla cocciutaggine: compare naturalmente quanto più la coscienza si svincola dalle influenze dell’ambiente, delle credenze, dei doveri. Migliorare l’autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente: ti devi sforzare di pensare che lo fai per te stessa e che un giorno non proverai più sensazioni di inadeguatezza e potrai  prendere decisioni in modo autonomo.  La prima cosa da fare per iniziare un percorso di miglioramento dell’autostima consiste nel lavorare sulle tue percezioni; devi imparare a conoscerti meglio, analizzando il tuo mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi.

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Questo articolo è tratto dal libro della Dott.ssa Emanuela Scanu Dimagrire una scelta consapevole (Cap. IV) – Editore Campi di Carta

La Dott.ssa Scanu è anche autrice de L’ESERCITO SOTTILE/Dizionario pratico sull’anoressia (Cedis Editore Roma) e di OLTRE L’IMMAGINE/ Psicologia, Alimentazione, Stile/Un anno dei miei consigli sul WEB  (Editore Campi di Carta).

 

 

#MyCurvyPride: KATIUSCIA VANEDOLA

Chi sei? Vanedola Katiuscia.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Un bellissimo progetto dove tutte noi donne ci sentiamo uguali.

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Sì mi sono sentita diversa.

Come hai reagito? Piangendo.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Faccio ancora fatica ad amarmi e accettarmi. L’aiuto di mio marito e quando faccio delle foto e ho dei riscontri positivi ecco quelli sono momenti di pura gioia per me che mai avrei creduto possibile.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? La bellezza è vana perché sfiorisce preferisco ciò che siamo dentro.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Charlize Theron, bellissima, e magra, …

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Cambiare l’idea delle persone che magro = bello.

Qual è la curva che ami di più del tuo corpo? Perché? Sarebbe il sorriso anche se non è una curva… mi piace anche il mio seno anche se abbondante perché risalta la bellezza di una donna.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? La maglia rosa!

Una frase che ti rappresenta? Non smettere mai di sorridere anche se non è perfetto perché i nostri occhi si illuminano e saremo più felici!

CURVY FRIENDS: per non sentirsi sole.

“… Certe volte tutto sembra andare storto, niente è apposto e vedi tutto nero.

Le volte in cui non sai che fare, ti senti sola, fallita e persa.

Quelle volte in cui non riesci a capire nemmeno tu cosa ti servirebbe per stare meglio.

La soluzione per tutte “queste volte” è…un’amica!

Quell’amica che ti ascolta, ti abbraccia, ti consiglia.

L’amica con cui puoi parlare di tutto senza sentirti né giudicata, né accusata, né discriminata.

Colei che è lì per te e sa farti tornare il sorriso, sempre, con poco…”

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In uno dei momenti più brutti della mia vita, quando mi sono separata, mi sentivo persa e fallita.

Avevo tutti contro, famiglia compresa, e sarei dovuta ripartire da zero, uscendo dal mio bozzolo sicuro e riaprirmi al mondo da sola.

Crollavano tutte le mie certezze e crollavo anche io. Non sapevo come fare, non ero obbiettiva, non vedevo soluzioni e l’unico sentimento che riuscivo a provare era una forte tristezza mista a delusione.

Affogavo i dispiaceri nel gelato, dimenticandomi di essere una donna.

Non credevo di farcela e nemmeno minimamente immaginavo di poter diventare quella che sono oggi.

Rinata, più forte e più sicura di me.

Io ce l’ho fatta e il mio GRAZIE più grande lo devo alle mie amiche.

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Devo tutto, o quasi, a quelle meravigliose donne che mi hanno stretta forte mentre chiudevo le mie cose in uno scatolone, hanno asciugato le mie lacrime (tante), mi hanno sopportata, mi hanno tolto il gelato e mi hanno sistemato il trucco e i capelli, costringendomi ad uscire e affrontare il mondo.

Senza di loro non ce l’avrei fatta.

Oggi, credo che ogni donna meriti la fortuna che ho avuto io.

Ogni donna merita quell’amica che sia sempre pronta ad ascoltare, consigliare, consolare…

E a questo mondo che ci fa credere che tra le donne ci sia competitività, gelosia e conflitto io dico di no.

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Il mondo è pieno di amiche sincere e con un gran cuore. Nel mio viaggio io ne ho trovate tante e sono sicura che ce ne sono accanto ad ognuna di noi.

Nessuna è sola, anche quando sembra impossibile, anche quando è tutto nero, anche quando non ce la fai.

E se non ce la fai…io sono qui!

Puoi scrivermi su santa.confidence.curvypride@gmail.com oppure su curvypride@gmail.com

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THE WALKING LIFE & CURVY PRIDE: DOMENICA 2/4/2017 A PISA!

Grazie all’invito dell’ A.S.D. ARCADIA DI PISA (associazione sportiva dilettantistica fondata nel 1998) e di Francesco Simone (ideatore di “In Forma con le Forme” e Personal Trainer di WL), l’Associazione CURVY PRIDE parteciperà all’evento: THE WALKING LIFE & CURVY PRIDE 2017 IN MARENIA D’INVERNO

DOMENICA

02 aprile 2017

NON PRENDETE IMPEGNI

Ci vediamo tutti a Marina di PISA !!!

Tale evento è ospitato nel cartellone di MARENIA D’INVERNO, un progetto che si sviluppa sulle domeniche del mese di marzo, con camminate guidate dalla durata variabile da un’ora fino a massimo 2,40′ .

Domenica 2 Aprile sarà l’ultima domenica ed EVENTO CONCLUSIVO!

Il programma è il seguente:

Presentazione 15:00-15:30VILLA ERMIONE Via F. Barbolani, 22, fronte Porto

WALKING LIFE & CURVY PRIDE dalle 15:40-17:00Lungomare Km 6

FLASH MOB 17:00- 17:20Porto Marina di Pisa

In programma un incontro con Professionisti e Personalità del Settore e Ospiti di rilievo nazionale sulle tematiche della SALUTE & TERRITORIO, Walking e Benessere Psico Fisico – SELF-EMPOWERMENT, Viaggio Esperenziale e Curvy Concept . 

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Si ringraziano i partecipanti all’incontro: Renata Palmieri (Presidente a.s.d. Arcadia); Francesco Simone (ideatore del progetto #InFormaConLeForme e Personal Trainer di WL); Ilaria Maffei (Responsabile Zona Valdera a.s.d. Arcadia); Elena Bizzarri (Dott.ssa Scienze Motorie collaboratore in WL); Angela Marsocci (Dottoressa Metabolismo collaboratore in WL); Marianna Lo Preiato (socio fondatore e Presidente dell’Associazione Curvy Pride); Simona D’Aulerio (socio fondatore e Responsabile Coordinamento Nazionale); Sandra Capuzzi (Ass.re Politiche Sociali Comune di Pisa, Presidente della Società della Salute Zona Pisana); Paolo Ghezzi (Vice Sindaco Comune di Pisa); Antonio Mazzeo (Presidente Commissione istituzionale per la ripresa economico-sociale della Toscana costiera Regione Toscana).

Un ringraziamento speciale e di vero cuore a Renata Palmieri e al nostro Francesco Simone per aver coinvolto tutti noi di CURVY PRIDE!

Vi aspettiamo numerosi!

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#MyCurvyPride: MARTINA IORIO

Chi sei? Mi chiamo Martina Iorio, ho 21 anni e vengo da Roma. Sono una studentessa universitaria e frequento l’ultimo anno della facoltà di Scienze Infermieristiche. Credo fortemente che nella vita non esista lavoro più gratificante di quello che ho scelto di fare. Nonostante le difficoltà, la stanchezza e i sacrifici, i sorrisi delle persone che assisti ripagano ogni sforzo. Stare a contatto con il dolore, la malattia e purtroppo la morte ti fa apprezzare veramente la vita e le piccole cose. Sono una persona solare, a primo impatto molto timida. Mi piace definirmi uno spirito libero, amo viaggiare e sono curiosa della vita.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Per me Curvy Pride è un modo di pensare e di essere. È quell’opportunità che le persone, che almeno una volta nella loro vita si sono sentite derise, discriminate o semplicemente non a loro agio con il proprio corpo, hanno per ricominciare ad amarsi e guardarsi con occhi nuovi.

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Assolutamente sì. Non sono mai stata una bambina magra, anzi… sin dalle scuole elementari venivo presa in giro solamente perché non ero come le mie compagne, ma semplicemente più rotonda. Ho sofferto tanto soprattutto nell’adolescenza, che come tutti sappiamo, soprattutto per le donne è un momento particolare nel quale siamo molto influenzate dal giudizio degli altri. Essere appellata con nomignoli, sentirmi derisa mi ha fatto stare male.

Come hai reagito? Quando venivo presa in giro ridevo per mascherare la sofferenza che mi stavano causando i giudizi negativi. Ho odiato il mio corpo e ho provato rabbia per le persone che mi hanno fatta stare male. Sono diventata insicura, soprattutto nel rapporto con gli uomini.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Crescendo ho capito che il giudizio delle persone non può e non deve influenzare ciò che siamo realmente. Alla cattiveria non c’è mai fine… l’importante è trasformare la rabbia in qualcosa di positivo. Ho iniziato a guardarmi allo specchio con occhi diversi soprattutto grazie a Barbara Christmann e al Calendario di Beautiful Curvy che mi vede come modella e ambasciatrice di quest’anno. Ho avuto modo di confrontarmi con altre donne e prendere coscienza e consapevolezza del mio corpo. Ho imparato a mettere in risalto i miei punti di forza e ad oggi posso dire che guardandomi allo specchio, mi piaccio realmente.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? La bellezza per me è l’insieme delle caratteristiche di una persona e non prettamente l’aspetto fisico. Sicuramente nella mia vita ha un forte impatto, cerco sempre di circondarmi di persone dal cuore buono e da una spiccata positività.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Senza alcun dubbio Ashley Graham. Una forza della natura, credo sia una gran donna sia perché non ha vergogna di mostrare al mondo com’è realmente, senza filtri e senza Photoshop, sia perché ha ogni curva al posto giusto. È un vulcano di positività che trasmette realmente la voglia di amarsi così come si è.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Vorrei poter cambiare l’idea che molte donne o molti uomini hanno di loro stessi semplicemente perché sono costretti a confrontarsi con dei canoni di bellezza che ci vengono imposti e che non rappresentato la realtà. Vorrei far capire alle giovani donne che non ha senso odiare il proprio corpo perché qualcuno ci dice che non siamo abbastanza alte, magre o belle… ma che ognuno deve amarsi così come si è e fare sempre meglio per migliorarsi.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Rivoluzione.

Una frase che ti rappresenta?Andiamo contromano, ci mettiamo controvento, ci prendiamo in contropiede. Ma controcuore non possiamo andare“.

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#MyCurvyPride: VERONICA SCHWARTZ

Chi sei? Ciao! Sono Veronica Schwartz, ma mi faccio chiamare VeckyGore. Sono di Roma ed ho 22 anni, ho un diploma come Grafica pubblicitaria, ho l’attestato come Tatuatrice e ora sto finendo i studi come parrucchiera e acconciatrice!

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Che cos’è per te Curvy Pride? Per me Curvy Pride è il SOGNO, cioè l’unica associazione che è riuscita a farsi notare veramente in Italia per un canone estetico da troppo tempo fuori “moda” e SPERANZA per tutte noi che non ci credevamo più nella bellezza normale!

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Fortunatamente no, forse non me ne sono mai accorta, o forse caratterialmente sono sempre  riuscita a farmi rispettare, ma comunque non mi hanno mai fatto pesare la differenza tra me e le altre ragazze. Penso che l’aiuto più grande sia stata la mia famiglia, mia madre e i miei nonni, non perdevano un secondo per farmi capire quanto io fossi bella, avevano sempre una parola buona sul mio aspetto fisico e forse è proprio questo che mi ha reso orgogliosa di me e consapevole della mia bellezza.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Come ho scritto sopra sono stati principalmente mia madre e i miei nonni, ora sicuramente il mio fidanzato mi da la spinta giusta ogni giorno per sentirmi bellissima, amandomi lui, mi amo anche io.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? La bellezza è una cosa personale secondo me, non a tutti può piacere la stessa cosa. Io mi sento bella. Per me la bellezza è la ragazza mediterranea, mora, in carne e con le forme e io cerco di esserlo, perché è un mio ideale. Per me la bellezza sono i tatuaggi che portò addosso che raccontano di me e che per me abbelliscono il mio corpo dandogli un tocco in più. Diciamo che il peso che da nella mia vita è solo per stare bene con me stessa e diciamo che del pensiero altrui non mi interessa!

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Il mio ideale di bellezza femminile è Sabrina Ferilli, però di qualche anno fa, quando le sue curve erano naturali, il suo sorriso bellissimo, con i capelli scuri e una simpatia travolgente.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? La bellezza negli occhi degli altri, ritrovare la bellezza delle pin up e la semplicità delle donne di una volta!

Qual è la curva che ami di più del tuo corpo? Perché? Io sinceramente le amo tutte le curve del mio corpo forse l’unica che diminuirei è un po’ la pancia ma niente di più, mi amo così!

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Orgogliosa di tutte le donne normali e che riescono ad amarsi!

Una frase che ti rappresenta? Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi: vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore: ciò che vuoi. La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi (Charlie Chaplin).