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#MyCurvyPride: CHIARA TRAVAGLIONE

Chiara Travaglione è la proprietaria del CURVY PRIDE POINT Fortissimo Intimo di Bologna. Il suo negozio è un punto di riferimento per tutti  i soci dell’Associazione Curvy Pride.

Chi sei? Chiara Travaglione. Una ragazza napoletana di 25 anni, a Bologna da 18, che quest’anno ha deciso di diventare un’imprenditrice.

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Che cos’è per te Curvy Pride?  E’ un’associazione che mi rappresenta al 101%.

Ti sei mai sentita/o discriminata per la tua fisicità? Sempre. Sono stata obesa grave per 23 anni della mia vita. Pesavo più di 115 kg e le persone non hanno fatto che ricordarmelo anche solo fissandomi.

Come hai reagito? Me ne sono sempre strafregata. Faceva male, troppo, ma ho imparato con il tempo a far entrare le cose in un orecchio ed a farle uscire dall’altro.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Diciamo che con il tempo cerchi un tuo equilibrio. Con il tempo impari ad accettarti e, casomai, a curare e alimentare tutte le altre cose positive che ci sono.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? Bellezza per me è curare se stessi e la propria immagine al punto da sentirsi a proprio agio con il proprio corpo e con le altre persone. TUTTE POSSIAMO SENTIRCI BELLE. Da quando ho iniziato a lavorare in una boutique, è diventato sempre più importante. Inizialmente era solo per una questione lavorativa, giorno dopo giorno è iniziato a diventare fondamentale l’essere sempre “presentabile”.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Prima che avesse problemi alimentari e dimagrisse così tanto, il mio ideale di bellezza era Angelina Jolie. Meravigliosa in ogni angolo del corpo. Vederla così oggi, mi distrugge.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Vorrei che ci fossero sempre più case produttrici che creassero linee sempre più giovanili e sfiziose! Alla portata di TUTTE le tasche! Sono stanca di vedere ragazze o donne giovanili in carne obbligate ad accontentarsi perché troppi pochi pensano a loro!

Qual è la curva che ami di più del tuo corpo? Perché? Adoro i miei fianchi. Ho una forma a clessidra e mi piace da morire vedere la vita sottile che si allarga in un sedere pieno!

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? LIBERTA’.

Una frase che ti rappresenta? Vivi come se non ci fosse un domani.

 

 

 

 

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CURVY PRIDE WALKING: Portico di San Luca!

Inizia la bella stagione e iniziano le attività dell’ Associazione Curvy Pride.

Cosa ne pensate di passeggiare insieme lungo i Portici di San Luca?

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Parliamo di uomini, di figli, di amore, di .. NOI!

Ridiamo, scherziamo, ci conosciamo.

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L’appuntamento è fissato tutte le domeniche alle ore 11:00 all’ ARCO del MELONCELLO, in via Saragozza (davanti al Bar Billy).

La partecipazione alla passeggiata è gratuita.

Per informazioni potete telefonare o scrivere al CURVY PRIDE POINT di Bologna:

FEMME CURVY CONCEPT STORE

Via Bellaria 28/H

40128 Bologna (BO)

tel.: 051495473

femmecurvyconceptstore@gmail.com

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#IoStoConTullia – Il peso politico di una persona non si misura con la bilancia

Il peso politico di una persona non si misura con la bilancia. MAI.

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Ancor più perchè questa persona influenzerà la vita e il futuro di una comunità, piccola o grande che sia.

Dopo la Bedori a Milano, la Moretto a Bologna. Anche la Politica segue la Moda e si macchia di grassofobia. L’Associazione Curvy Pride, condanna l’ultimo episodio di discriminazione di cui è stata oggetto Tullia Moretto. È assurdo e inaccettabile che si continui a discriminare in base alla taglia soprattutto se si parla di politica. La Moda sta aprendo gli occhi grazie alla Curvy Revolution e nel 2016, a Bologna, la città dei Diritti dove è nato il Curvy Pride, c’è qualcuno che si permette di decidere se una persona si può candidare o no solo in funzione della sua aspetto? Ma siamo impazziti? Non è tollerabile!

E’ intollerabile che si decida una candidatura in base alla ‪‎taglia‬ e non in base al ‪merito‬, alla ‪preparazione, all’onestà, alla‬ ‪dedizione‬.

‪Impresentabile‬ non è Tullia.

Impresentabile è chi ha deciso di spegnere il cervello.

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#IoStoConTullia #NoiStiamoConTullia #LaPoliticaNonHaPeso #LaBellezzaNonHaTaglia #LIntelligenzaNonHaPrezzo
#AssociazioneCurvyPride

Red Ronnie presenterà l’iniziativa benefica in favore della ONLUS Gin&Do

In occasione della Festa della Donna sarà Red Ronnie a inaugurare il nuovo showroom Sophia Curvy e a presentare l’iniziativa benefica in favore dell’Associazione ONLUS GIN&DO.

Il brand bolognese di abbigliamento dedicato alle donne curvy ha deciso di inaugurare il nuovo showroom al Centergross devolvendo parte dell’incasso giornaliero a GIN&DO.

Per conoscere meglio l’Associazione e capire come poterla sostenere abbiamo intervistato le persone che l’hanno costituita.

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Cos’è l’Associazione GIN&DO? E’ una Associazione ONLUS che nasce alla fine del 2015 dall’impegno e dalla passione di persone che hanno deciso di dedicare tempo e risorse per studiare e migliorare i problemi di salute della donna, in tutte le stagioni della sua vita, dall’adolescenza, all’età fertile, alla menopausa. Il nome è stato studiato sulla base di ciò che più ci sta a cuore. Deriva appunto dalla coniugazione dei due termini GINecologia e DOnna e ci avvaliamo dell’aiuto di specialisti dell’Unità Operativa di Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

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Di cosa si occupa l’Associazione GIN&DO? Ci occupiamo di ricerca, di formazione, di assistenza e di sensibilizzazione volte al supporto di tutte le donne che desiderano tutelare la propria salute. Sosteniamo l’Unità Operativa di Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che è un centro di riferimento in Italia e in Europa soprattutto nel campo della chirurgia ginecologia mininvasiva e nel trattamento di una patologia molto diffusa quale l’endometriosi.

Quali sono gli obiettivi? Migliorare le possibilità di diagnosi e cura di malattie importanti e diffuse come l’endometriosi e il dolore pelvico. Sviluppare e diffondere le tecniche di trattamento chirurgico che, a parità di efficacia, siano sempre meno invasive. Organizzare e promuovere attività culturali, così che l’Ospedale non venga vissuto solo come un luogo di cura, ma anche come un polo di scambio di opinioni dove la cultura della dignità della donna sia centrale e diffusa. Formare dei giovani medici e operatori, ai quali vengono insegnate non solo le modalità tecniche, ma anche quelle relazionali, per un approccio alla donna ed alle sue problematiche che metta in risalto prima la persona e poi la patologia. Rendere l’ambiente dell’Unità Operativa di Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana del Policlinico Sant’Orsola, un luogo più accogliente, sereno ed intimo e meno oppressivo possibile per tutte le donne che vi accedono.

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Prof. Renato Seracchioli

Come nasce l’idea del marchio di abbigliamento Sophia Curvy di sostenere l’Associazione GIN&DO in occasione della festa dell’ 8 marzo 2016? Il marchio di abbigliamento Sophia Curvy è diventato un punto di riferimento della Curvy Revolution perché aiuta le donne ad accettare il proprio corpo, a volergli bene, a prendersi cura di sé, incentivandole a far di tutto per migliorare il proprio aspetto e condurre una vita sana.  L’idea di sostenere l’Associazione GIN&DO è nata perché anche noi siamo vicini alle donne sia sotto l’aspetto patologico che psicologico.

In che modo è possibile sostenere l’Associazione GIN&DO? Parlando con amici e conoscenti della nostra Associazione. Aiutandoci a organizzare eventi per raccogliere fondi. Facendo una donazione al conto corrente della Banca di Bologna (IBAN IT10RO888302401016000160534). Donando il 5 X 1000 indicando il codice fiscale 91351190375. Diventando volontario, dedicando un po’ di tempo alle attività dell’Associazione. Chiunque fosse interessato può contattarci all’indirizzo mail: ginecologiaedonna@gmail.com.

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L’8 Marzo festeggiamo insieme a SophiaCurvy!

In occasione della Festa della Donna si svolgerà presso il Centergross di Bologna un evento di beneficenza a sostegno dell’Associazione Gin&Do, ONLUS che sostiene l’Unità Operativa di Ginecologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

Moda, femminilità, salute e autostima sono alcuni dei capisaldi della festa organizzata dall’Azienda Bernagozzi, proprietaria del marchio di abbigliamento femminile Sophia Curvy.

Alberto Seracchioli ci racconta di Sophia Curvy e dell’Evento dell’ 8 Marzo!

Cos’è “Sophia Curvy”? Sophia Curvy è un marchio giovane che si rivolge alle donne vere alle prese con il proprio corpo tutti i giorni, a cui piace divertirsi con l’abbigliamento, con colori, lustrini e paillettes senza avere problemi di vestibilità.

Come è nata l’idea di un marchio di abbigliamento per donne morbide? L’idea di produrre una linea Curvy nasce dal desiderio di creare una moda più realistica che rispecchi la donna moderna e non quella stereotipata delle pubblicità. Una donna che ha il diritto di sentirsi bella, nella sua unicità e nella sua taglia.

Quale è la mission del brand? Il nostro intento è quello di vestire la DONNA! Il meraviglioso corpo di ogni singola donna, con le sue forme e le sue diverse misure con modelli in sintonia con le tendenze della moda e con prezzi accessibili.

Cosa cercano le donne in un marchio di abbigliamento curvy? Per prima cosa cercano lo stile, la comodità e la sensualità.

Il Gruppo Imprenditoriale creato e gestito dalla famiglia Bernagozzi da quanto tempo opera nel campo dell’abbigliamento? Noi operiamo nel settore taglie forti da oltre 20 anni con il marchio Maxfort rivolto agli uomini. Da 4 anni siamo entrati nel settore dell’abbigliamento curvy femminile con la linea Sophia Curvy. L’azienda Bernagozzi, proprietaria dei marchi, è un’azienda familiare con quasi un secolo di storia. Siamo alla V generazione e stiamo crescendo.

Quali sono gli altri marchi del Gruppo? Abbiamo tre diversi brand: Sophia Curvy, Maxfort e Berna Italia con diversi stabilimenti produttivi.

In cosa consiste la festa dell’8 marzo? La festa è stata pensata per inaugurare il nuovo Show Room del Centergross di Bologna dedicato ai dettaglianti e per far conoscere ai nostri clienti la nostra struttura, la nostra organizzazione e tutte le novità che l’azienda si è impegnata a produrre ogni 10/15 giorni dando l’opportunità alla clientela di movimentare le vetrine con un prodotto fresco, del giusto colore di tendenza in quel preciso momento.

Come nasce l’idea di sostenere l’Associazione Gin&Do in occasione della festa dell’ 8 marzo 2016? L’idea nasce dal fatto che abbiamo la presunzione di poter dare un piccolo contributo alla Curvy Revolution con il nostro lavoro, aiutando le donne ad accettare il proprio corpo, a volergli bene, a prendersi cura di sé, incentivandole a far di tutto per migliorare il proprio aspetto e condurre una vita sana. Anche un vestito può contribuire all’autostima, secondo il principio “sentirsi belle con se stesse ci fa vedere più belle dal mondo che ci circonda”. Abbiamo pensato di sostenere l’Associazione Gin&Do perché è vicina alle donne anche sotto l’aspetto psicologico e, come noi, ritiene che ogni donna abbia diritto a “un’iniezione giornaliera di autostima, accettazione e valorizzazione di se stessa”!

 

 

 

Curvy&Prejudice – DCA: Guarire è possibile

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Questo post è dedicato a Cristina Fornasier, una ragazza di 29 anni morta lo scorso Novembre, a causa dei disturbi alimentari. Quando ho letto la notizia sono rimasta molto colpita perché Cristina aveva la mia età e se io non avessi avuto la fortuna e la forza di guarire, la ragazza dell’articolo potrei essere stata io. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha seguita, riempita d’amore e che ha fatto di tutto, ma veramente di tutto, per aiutarmi a guarire. Io ho avuto la fortuna di avere degli amici che, nonostante fossero preoccupati per me, non mi hanno fatto mai “pesare” la mia malattia, continuando a mostrarmi la bellezza della vita attraverso i loro sorrisi e il loro cuore. Io ho avuto la forza di utilizzare quello ho studiato all’università per guarire definitivamente. Io sono stata fortunata e ho avuto la forza di mettermi in discussione ma guarire dai dca non è facile: i disturbi alimentari ti attraggono maliziosi in una spirale dalla quale vieni divorato.

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Per questo, oltre alla forza di chi vuole uscirne e all’appoggio delle persone care, servono anche strutture che possano accogliere e aiutare le persone malate. Il giorno 11 dicembre si è svolto a Bologna il primo convegno sull’intervento nel Day-Hospital dell’Ospedale S.Orsola. Il Day Hospital ha un approccio multidisciplinare alla cura dei disturbi del comportamento alimentare e durante la giornata medici e professionisti si sono confrontati sulle terapie e le attività che vengono svolte all’interno del centro ( i colloqui psicologici, l’arte terapia, il laboratorio del legno, la danzaterapia etc). Importanti protagoniste della giornata sono state proprio le pazienti, che con le loro testimonianze ed uno spettacolo teatrale hanno avuto la forza di raccontarsi, anche divertendosi.

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Io stessa sono stata una paziente del Day Hospital ed oggi sono guarita. Il Day Hospital è stato importante nel mio percorso perché lì non ci si è presi solo cura del mio corpo ma anche, e soprattutto, della mia persona. Questo punto è molto importante ma per niente scontato dal momento in cui ancora oggi è diffusa la “credenza” che i DCA riguardino solo la parte biologica della persona quando invece sono problemi che si manifestano attraverso il corpo e le abitudini alimentari. Prendere parte alle attività del DH  mi ha permesso di scoprire qualità e capacità che non pensavo di avere dal momento in cui io credevo di essere solo la mia malattia.

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Questo insegnamento ha fatto sì che ricominciassi a credere in me stessa e che riprendessi gli studi. Oggi sono laureata in antropologia medica e ho usato questa disciplina per guarire definitivamente dalla malattia. Grazie all’appoggio della Fanep sono riuscita anche a trasmettere una piccola parte del mio percorso mostrando alle pazienti una ricerca sulla relatività culturale dei significati relativi al corpo e alle sue molteplici forme. Quello che ho imparato attraverso tutto il mio percorso è che dai DCA si può guarire: nonostante siano malattie pervasive e devastanti, guarire è possibile. Per farlo però è necessario che tutti gli esperti appartenenti alle diverse discipline, le forze politiche e le reti sociali, le famiglie e soprattutto i pazienti siano coinvolti in questo processo; è necessario che ci siano strutture e spazi di supporto ma soprattutto di confronto. Il Day Hospital dell’ospedale S. Orsola di Bologna è un esempio vivente e attivo di ciò di cui sto parlando. Vorrei inoltre ricordare che la Fanep offre un servizio gratuito di cura per i disturbi del comportamento alimentare, sia nella forma del DH, che dell’ambulatorio, che del ricovero e questo, soprattutto al giorno d’oggi non è un elemento da poco. Per questo è necessario sostenere spazi come il Day Hospital, parlare e non aver paura di chiedere aiuto. Guarire da quel grande mostro chiamato DCA è possibile. Unendo le forze si può trasformare quel grande mostro in un piccolo granello di sabbia e  spazzarlo via definitivamente.

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Eating Disorders: healing is possible

This post is dedicated to Cristina Fornasier, a 29 years girl who died last November, because of her eating disorders. When I read the news I was very impressed because Cristina was my age and if I hadn’t had the luck and the power to heal, the girl of the article could have been me. I was lucky enough to have a family that has followed me, filled with love and who did everything, but really everything, to help me heal. I was lucky to have friends who, despite being concerned about me, have never “weigh” my illness, continuing to show me the beauty of life through their smiles and their hearts. I was lucky and I had the strength to put myself into question, I was lucky, but it was not easy: eating disorders malicious attract you into a spiral which devours you. In addition to the strength of those who want to get out and the support of loved ones, structures that can accommodate and help sick people are very important. On December 11th it was held in Bologna the first conference on the intervention in the Day Hospital S. Orsola Hospital. The Day Hospital has a multidisciplinary approach to the care of eating disorders; during the day, doctors and professionals confronted therapies and activities that are carried out within the center (the psychological interviews, art therapy, the wood workshop, the dance therapy etc). Important protagonists of the day were just the patients, who, with their testimonies and a theater had the strength to talk about, even fun. I have been a patient of the Day Hospital and today I am healed. The Day Hospital has been important in my path because they have not only taken care of my body but also, and above all, of my person. This point is very important but not at all obvious from the moment it is still a widespread “belief” that eating disorders affect only the biological part of the person, when in fact these are problems that people manifest through the body and eating habits. Take part in the activities of the DH has allowed me to discover qualities and skills that I didn’t think I had because I thought I was just my disease. Thanks to this I began to believe in myself and I decided to go back to university. Today I have a degree in medical anthropology and I used this discipline to finally heal. With the support of Fanep I transmited a small part of my journey to patients showing a research on cultural relativity of meanings related to the body and its many forms. What I learned throughout my career is that to heal is possible. To do so, however, it is necessary that all the experts in the different fields, the political forces and social networks, families and especially patients be involved in this process; we need care centre, where we can compare each other. The S. Orsola’s Day Hospital is a living example of what I’m talking about. I would also mention that the Fanep provides free care for eating disorders, and this, especially nowadays is important. For this we must support spaces such as the Day Hospital, we must talk and not be afraid to ask for help. Heal from that great monster called DCA is possible. By joining forces we can turn that big monster in a small grain of sand and brush it away permanently.