DONNE A TUTTO TONDO. IL BRUCO E LA FARFALLA

Tondo rimanda a qualcosa di perfetto. Pensate solamente al cerchio di Giotto. A tutto tondo indica ciò che può essere visto, osservato e contemplato da tutti i lati e le donne, a partire dalle loro forme fino ad arrivare al loro universo più completo, ne rispecchiano in pieno il concetto. Obiettivi, speranze, sogni, delusioni e amore. Sì, perché l’amore è tondo. Non lo sapevate?

Ci vuole un cambiamento

Questa personale riflessione parte da una frase stampata sulla stola di un meraviglioso abito, che abbiamo visto tutti.

Se siete curiosi, qui troverete dove è nata la famosa frase. In ogni caso, se fosse stato per me l’avrei messa anche sul davanti, però avrei scritto: Sentiti libera.

Sembra sempre che le donne non debbano fare altro che abbattere paletti! Troppo spesso piantati da loro stesse, è vero, come se dovessero rincorrere un masochistico autosabotaggio. Sembrano voler dire: Se mai la vita fosse troppo facile… che ne pensate di inserire un imprevisto? Le probabilità sono talmente tante che non vengono prese nemmeno più in considerazione. Niente di più sbagliato.

Noi stesse ci siamo strizzate, represse, mortificate in corpetti fin troppo stretti che non ci fanno respirare. In ordine sparso e non per importanza: il matrimonio, il non matrimonio, la convivenza, la non convivenza, la casa, le pulizie, la spesa, i figli, l’accudimento, il lavoro, i nipoti, lo studio, l’amore, l’amicizia, le vendette, i rancori, le delusioni, le passioni, la dieta, gli hobbies, la palestra, il peso, i capelli, il trucco, le rughe… Oh cavolo! Volete vedere che ci manca solo il coraggio per ri-prenderci il nostro tempo? Quello più importante, quello che occorre per liberarci, finalmente e una volta per tutte, di tutti questi fardelli.

A quando il lancio dei tacchi e il tuffo sul divano con un libro?

Già vi sento: ma come faccio? ma che dici? Vi confido un segreto: il mondo andrà avanti lo stesso anche se voi vi fermate. Dai, davvero?! La Terra seguirà la sua rotazione, le stagioni si alterneranno, strampalate, ma lo faranno, anche senza che voi abbiate preso l’ennesimo straccio per rimuovere la polvere. Noo! Come è possibile?!

Il mondo in se stesso non ha difetti, siamo noi che ce li creiamo.

Il sogno di ricchezza, la competizione per essere sempre ai primi posti, il desiderio di avere quanti più followers possibili. Ma poi, tutta ‘sta gente che vi segue non vi mette un po’ d’ansia? A me sì!

Direi che forse è giunto il momento di cambiare dimensione e direzione, abbiamo bisogno di un po’ di tranquillità in più. Ci vuole un cambiamento. Non è facile, ma è opportuno perché senza cambiamenti si ristagna! E voi lo sapete che la stasi fa male a tutto, cellulite compresa.

Basterebbe provare a non fossilizzarsi solo sul conosciuto, ma esplorare. Con curiosità. Cambiare semplicemente il punto di vista e certe volte serve proprio poco per dare una svolta alla propria vita senza insistere sulle stesse cose – abitudini, persone – ma cambiando strategia di attacco.

Come? Con consapevolezza, motivazione, superamento delle resistenze.

Valutare con calma la situazione per distinguere ciò che va opportunatamente cambiato, che poi sarebbe quello che non ci fa più stare bene, da ciò che occorre accettare così come è – magari cambiando il nostro atteggiamento in relazione al fatto specifico. La chiave di s-volta siamo sempre noi.

Esempio sciocco. Tanti vanno in palestra per sentirsi fighi – sì, una gran parte delle persone lo fa per questo, solo per farsi vedere. A me non va. Non mi piace per niente. Allora cerco di camminare un po’ di più, faccio una piccola cosa per me stessa e mi sento meglio. Ho raggiunto un compromesso. Un piccolo contributo all’accettazione del sé.

Non facciamoci sempre trasportare da ciò che vogliono gli altri, da cosa fanno, da cosa vorrebbero che facessimo noi. Anche le scritte, quando usate solo come slogan, lasciamole perdere. Non contano. Non sono importanti, non quanto noi stessi. Oh per favore! Qui ci starebbe proprio bene la famosa frase del Marchese del Grillo!

Perdonatemi, ma è solo per dire che la parte importante dell’equazione siamo proprio noi e che abbiamo tutti gli strumenti per farlo, per abbattere quei paletti che ci siamo costruiti per rimanere ancorati nella comfort zone, per sentirci sicuri anche se oppressi. DRIIN! SVEGLIA!

Insomma, noi abbiamo desideri, voglie, sogni, aspettative, progetti. Sono nostri e non degli altri. Viviamoli.

Per seguire la strada del voglio fare serve una motivazione, occorre vincere qualche resistenza, io ci sto lavorando. Perdere qualche valore acquisito non vuol dire perdere l’identità fino a questo momento raggiunta. Potrò solo essere migliore. Il cambiamento porta questo.

Foto di Miriam Fischer da Pexels

Facciamo come il bruco e la farfalla… una volta acquisita la nuova conoscenza, prendiamo il volo. Anche da soli se occorre. Il cielo è grande e, se ci dovessimo sentire soli, incontreremo certamente qualcuno come noi per continuare i nostri viaggi avventurosi.

Vi anticipo che il prossimo mese, prendendo proprio spunto da questo articolo, ci sarà una sorpresa. Per voi… così come lo è stata per me.

La vera libertà è essere quelle che siamo. Sempre.

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Sono nata nel 1968 – contate in silenzio – a Roma.
Mi muovo esclusivamente con i mezzi pubblici perché non guido e non potrei mai vivere senza Trastevere, il Colosseo, le stupende fontane della Capitale e i fastidiosi sampietrini.
Da che ho memoria ho riempito di scarabocchi tutto ciò che ho avuto la fortuna, o la sfortuna fate un po’ voi, di avere a portata di mano: dal muro di casa dietro il divano del soggiorno (avevo quattro anni), a ritagli di carta, quaderni e diari. Da allora è stato un susseguirsi di poesie, racconti, romanzi e favole per bambini, il tutto condito da premi, pubblicazioni e gratificazioni varie.
Golosa di dolci e di emozioni. Amante di viaggi e fotografie. Adoro Vasco e i Queen… sì, lo so che sono agli antipodi, ma così è!
Se vuoi contattarmi in privato, scrivimi qui: cristiana.ian@libero.it

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LE DIS-AVVENTURE DI ESTELA: QUANDO IL BODY POSITIVE NON È POI COSÌ POSITIVO 

Il termine Body Positive nasce – più o meno ufficialmente – tra il 2010 e il 2011, grazie ai numerosi post social di donne considerate oversize che celebrano orgogliosamente il loro corpo. Ben presto, però, il movimento Body Positivity assume un significato più ampio: dare un messaggio positivo a chi non ha un corpo “normale”, cioè che non rispetta gli standard globali. Un’autoproclamazione che denuncia il desiderio di essere considerati, di diventare parte del mondo senza doversi giustificare. Un messaggio di positività, il cui scopo è anche contrastare body shaming e body negativity. 

Trovare le parole giuste per scrivere questo articolo non è stato così semplice. Parliamo di body positive: avete mai pensato che forse non tutte le persone che promuovono il body positive siano poi così positive? Quando mi sono avvicinata a questo movimento sociale ho iniziato un percorso che dura ancora oggi, perché è un concetto che non finisce con due perle di accettazione e basta; non tutti i giorni ho voglia di accettarmi e di vedere il lato buono. Ci sono quelle persone che mi obbligano ad essere sempre positiva ad accettarmi tutti i giorni, quando in realtà non è così. Siamo essere umani ed abbiamo dentro di noi continue emozioni contrastanti, l’Estela di oggi non è più quella di ieri e non è ancora quella di domani. Ma a loro non importa, per loro io dovrei essere positiva e sprigionare la mia contentezza verso me stessa tutti i santi giorni e guai se non è così. Mi fanno sentire come uno scarto, solo perché quel giorno i miei rotolini di ciccia mi danno fastidio e non li vorrei. “E ti arrendi così alla società, brava è proprio quello che vogliono”. Che poi io non facevo nemmeno quel che volevano i miei genitori, figuriamoci se mi lascio imporre degli standard da altre persone. Come mi sento è affar mio e non va a sminuire le cause per cui combatto.  

Poi abbiamo la categoria di coloro che io personalmente chiamo i “So tutto io e quello che pensi tu è carta straccia”. Cioè se qualcuno non è d’accordo con quello che dicono lo attaccano e lo fanno sentire come se fosse l’essere umano più terribile, facendogli anche vivere quella sorta di bullismo che hanno subito loro e che magari è poi stata la leva che li ha spinti verso il body positive. Certo, dobbiamo anche capire la gravità dei commenti. Se sono offensivi sei nel tuo diritto di replica, magari senza scendere ai livelli bassi di chi ti ha preso di mira, ma puoi anche decidere di non essere così carino e gentile perché non lo sarei nemmeno io, d’altro canto a nessuno piace essere insultato. Ma se io commento con la mia opinione e lo faccio con educazione e l’intenzione di aprire un dibattito costruttivo, anche se la pensiamo diversamente, perché tu devi riempirmi di parole finendo così per mettere in cattiva luce una causa per cui ci sono diverse persone che si battono in maniera civilizzata tutti i giorni? Il tuo rinchiuderti in una bolla e voler far passare solo quello che pensi tu per giusto non è diverso da quello che la società ha imposto a tutti, cioè grasso = male/ cattivo e magro= sano/perfetto. 

(foto: Google Immagini)

Ma credo che il premio dei meno positive vada alle persone che mi criticano perché voglio migliorarmi. Io dico sempre che per me la body positive finisce quando il tuo corpo t’impedisce di vivere e fare le cose che ami. Non parlo di taglie, parlo di salute. Parlo dei due estremi, perché sia l’obesità grave e patologica e sia l’anoressia nervosa e patologica sono malattie, ma purtroppo ultimamente entrambe le malattie vengono romanticizzate come se averle fosse qualcosa che ti fa essere alla moda.

Accettarmi è una bella cosa, ma va bene anche che io mi prenda cura di me stessa: se vedo che il mio peso minaccia la mia salute, voler migliorare o cambiare è un mio diritto. Per me è questo che significa essere positivi verso se stessi.  

Quest’ultima parte mi ha toccato in prima persona in questi ultimi giorni. Ero felice di essermi iscritta in palestra, di tenermi attiva non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale, perché per me fare esercizio è un momento di terapia quasi come andare dallo psicologo. Una ragazza mi ha scritto questo, rispondendo a una mia storia: “Brava! Vedo che alla fine anche tu vuoi diventare uno stecchino, è per questo che nessuno ci prende sul serio”.  

Uno dei miei momenti preferiti della giornata

Ci sono almeno 2 cose sbagliate in quello che mi ha scritto questa ragazza.

La prima è la parola stecchino, termine che denigra le persone con una fisicità diversa dalla sua. Non va bene, perché se vogliamo essere uguali non è mettendo come cattivo e brutto tutto quello che è opposto e diverso da noi. Anche perché noi sappiamo bene com’è brutto essere messi in cattiva luce dagli altri, non è vero?

La seconda cosa è il fatto che la ragazza mi abbia criticato perché ho deciso di andare in palestra. Cosa c’è di male? Non vuol dire che io non accetti il fatto di avere un corpo fuori dagli standard di bellezza perché mi vedo, casa mia è piena di specchi e sono cosciente della mia fisicità. Ma dopo aver passato un anno difficile per quanto riguarda la mia salute, in cui sono stata costretta più a letto che fuori, io ho voglia di rimettermi in sesto, di allenare qualche muscoletto per riuscire a stare in piedi. Anche perché soffro di bulimia nervosa ed ultimamente la tendenza è quella di non voler mangiare, arrivo a vedere il cibo come un nemico e quindi starei anche tutto il giorno soltanto a bere acqua e nient’altro. Il fare una qualche attività fisica fa in modo che la mia testa stia zitta e non mi condizioni a fare cose che andrebbero a peggiorare il mio stato non solo mentale, ma di salute. E questo mi porta ad essere non solo positiva verso me stessa ma anche verso la vita.  

In conclusione, fate ciò che volete, combattete contro i pregiudizi nella maniera che si adatta di più al vostro carattere, al vostro sentirvi voi stessi. Non lasciate che gli altri vi facciano sentire inadeguati. La body positive non vuol dire soltanto accettarsi ma anche migliorarsi ed essere una versione ancora più splendente di noi stessi, aiutando le persone a capire quanto sono magnifiche e meravigliose.    

Estela 

Un sagittario di quelli che il suo segno zodiacale lo vivono. Amante dei viaggi, delle cose belle della vita e delle emozioni forti che le facciano sentire l’adrenalina del vivere. Estela è ancora cerca della sua strada e della sua vera vocazione, anche se crede che potrebbe fare la scrittrice per sempre. 

Ringraziamo tutti coloro che si impegnano per la crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

IMPARANDO A RESPIRARE HO CAMBIATO UN PEZZO DI ME

Mi chiamo Valentina e nessun nome poteva essere meno adatto. Di lento la mia testa non ha nulla, l’unica cosa in cui non vado di fretta è la corsa. Non so come si fa: da bambina i miei compagni correvano, giocavano a guardia e ladri, io guardavo e camminavo, forse pensavo che il gioco si chiamasse “Guarda i ladri” o qualcosa del genere.

Anyway. Ogni tanto butto li qualche parola in inglese, fa figo e poi destabilizza. Tornando a noi, il mio problema è sempre stata la troppa velocità cerebrale. Non do tempo, non lascio che le cose avvengano e prendano il decorso degli eventi, come quando prendi un libro e vuoi arrivare all’ultima pagina saltando tutto ciò che c’è in mezzo.

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