TUTTE LE FORME DELLA BELLEZZA: IL BACKSTAGE DELLO SHOOTING FOTOGRAFICO INCLUSIVO PIN UP ANNI ’50

Shooting fotografico inclusivo TUTTE LE FORME DELLA BELLEZZA: il backstage dell’evento

Sabato 19 giugno si è tenuto l’evento TUTTE LE FORME DELLA BELLEZZA: lo shooting fotografico inclusivo ideato da MILANO PHOTOLAB in collaborazione con CURVY PRIDE – APS.

Sono Fabiana Sacco e insieme a Marianna Bonavolontà ho partecipato all’evento in veste di referente Curvy Pride e ora vi racconto cos’è successo in questa incredibile giornata!

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ROSSELLA ERRA SI RACCONTA A CURVY PRIDE: PER ME LO STRAORDINARIO È ACCOGLIERE LA VITA CON UN SORRISO!

CURVY PRIDE ANTOLOGY: RIPROPONIAMO CON PIACERE QUESTO ARTICOLO INTERVISTA DEL 14 MARZO 2020.

Bella, solare e divertente, Rossella Erra è l’ambasciatrice del pubblico del programma Vieni da Me di RaiUno, condotto da Caterina Balivo. Di animo pulito e vero, Rossella è amatissima dal pubblico italiano. L’abbiamo intervistata per voi, ecco quello che ci ha raccontato.

Rossella, sei diventata un punto di riferimento per tutte noi, portando la tua simpatia e la tua intelligenza in un programma di qualità come “Vieni da Me”. Ti riconoscono ormai in tantissimi per strada. Come stai vivendo questa tua popolarità?

La sto vivendo che… ancora non ci credo! Non ci credo perché a volte veramente non mi rendo conto di essere in questa trasmissione e di fare ciò che faccio, perché lo faccio con tanto piacere che mi viene naturale. Quando la gente mi incontra per strada e mi ferma per chiedermi di Caterina, per chiedere di me, per sapere come sono arrivata a Vieni da Me, ancora mi fa strano perché mi dimostrano tanto affetto. E io questo affetto me lo prendo tutto! Perché di questo affetto veramente ne ho tanto bisogno. E quando mi avvicinano, mi fermo con tutti: ho proprio voglia di stare con ognuno e di sentire le loro parole ed il loro affetto”.

Rossella Erra e Caterina Balivo

Abbiamo letto che lavoravi come commercialista. Come è avvenuta questa svolta nel mondo televisivo?

È avvenuta in un mio momento di crisi molto profonda, dovuta alla perdita del mio lavoro e, contemporaneamente, alla perdita di mia mamma. Mi sono ritrovata dalla sera alla mattina, a 44 anni, a non avere né più mia mamma, né più il mio lavoro. Non è stato facile trovarne un altro. Mi arrangiavo, facendo qualcosina; poi, per puro caso, ho letto la notizia che cercavano del pubblico per un nuovo programma. Quindi mi sono proposta. E già al colloquio è emersa la mia grande, grande, passione per la Televisione e per il Gossip. Da sempre! Non so perché. Di pari passo allo studio, l’ho trasformata in una forma di cultura personale. Probabilmente se all’epoca ci fosse stata una laurea in questo tipo di materie probabilmente avrei scelto quest’ultima e non quella economica (con tutto il rispetto per la carriera economica internazionale). Quindi mi sono buttata in quest’ avventura non sapendo esattamente cosa fare ma, anche forse per uscire da questo periodo in cui mi sentivo soffocata, in cui non mi sentivo adeguata, e soprattutto in cui mi sentivo emarginata. Tanto emarginata. Non passava giorno che non piangessi su una sedia a guardare il muro. Un momento veramente difficile. E dopo mesi si è aperta questa piccola porta. Ed io questa porta l’ho spalancata totalmente e ho trovato Caterina Balivo  e tutto il team di Vieni da Me ad accogliermi con affetto incondizionato“. 

Rossella e il suo immancabile sorriso!

L’Associazione CURVY PRIDE – APS  si occupa di promuove la pluralità della bellezza e dell’essere contro gli stereotipi, bullismo e discriminazioni. In un ambiente come quello televisivo, spesso troppo incentrato sull’apparenza, aver dato voce a una “vera” persona del pubblico vuol significare che qualcosa sta cambiando?

“Sì, io penso che già molto sta cambiando. Sinceramente non è solo l’ambiente televisivo a essere incentrato sull’apparenza. Ci sono fin troppi ambienti dove l’aspetto fisico è una discriminante e non riesco a comprendere perché. Indipendentemente dell’aspetto esteriore ogni persona può dare tanto agli altri, a prescindere anche dal contesto in cui si è. Essere discriminati per la razza, per il fisico, per la propria sessualità, lo trovo non solo sciocco ma forse neanche più di moda. Penso che le persone dovrebbero aprirsi a quello che noi siamo dentro e non fuori, a quello che possiamo dare l’uno all’altro. E lo dico veramente con il cuore”.

Hai ascoltato tanti racconti personali di gente famosa e non, tante storie struggenti ma anche di rivalsa e di successo. Cos’é che, secondo te, aiuta a superare i momenti difficili e a ritrovare la propria strada?

“La risposta un po’ più scontata sarebbe dire la forza interiore, la forza che abbiamo dentro di noi. Invece non so perché credo che sia la forza che gli altri ti possono dare. Affrontare le difficoltà con il supporto di un amico, di un parente, con l’amore delle persone che, anche se ti conoscono poco, hanno voglia di darti amore e sostegno. Penso che sia la cosa più bella. Perché molti di noi questa forza dentro non ce l’hanno, o meglio, ce l’hanno ma non riescono a farla uscire da soli. Io ho bisogno dell’affetto e dell’aiuto di chi mi sta attorno, anche se le ho conosciute mezz’ora prima, anche si mi danno un semplice abbraccio, per me già quello è tutto. Certe volte siamo timidi, certe volte non chiediamo alle altre persone. Invece dobbiamo farlo, dobbiamo chiedere aiuto. Probabilmente molti diranno no. Ma per i tanti NO che riceviamo quel SÌ che ci verrà  dato ci aiuterà. In questo non smetterò mai di dire grazie a Caterina Balivo e tutto il team di “Vieni da me”, perché mi hanno sorriso, aiutato, accompagnato, sono diventati la mia famiglia adottiva che mi incoraggia ad andare sempre avanti“.

Siamo in tante a seguirti con infinito affetto; quale consiglio daresti per portare un po’ di straordinario nella quotidianità della vita delle nostre socie, così come hai fatto tu?

“Io in questo momento mi sento una privilegiata, perché quando io sorrido in televisione lo faccio veramente con il cuore perché partecipo a tutto. Ecco, partecipare alla vita degli altri. Io questo consiglio. Qualcuno potrebbe dirmi sì tu adesso sei in televisione, per te è facile. No, io anche quando non ero in tv, cercavo quando potevo di partecipare alla vita degli altri. Io credo molto nella condivisione, nell’umanità, nel dare amore. Nel dare un abbraccio o due per riceverne solo anche mezzo. Quindi partecipiamo alla vita degli altri. Perché dalla partecipazione noi possiamo ricevere soltanto bene. E questo ci può far sentire persone straordinarie. E se abbiamo voglia di piangere facciamolo, ma con un mezzo sorriso. So che non è sempre facile ma quel mezzo sorriso fa affievolire un pochino il dolore. Questo per me è lo straordinario… provare a sorridere, se si riesce, anche nel dolore. Non è facile, me ne rendo conto, ma si può provare”.

CHI SE NE FREGA DELLA MODA CURVY?

Vi siete accorti di questa nuova rivoluzione in atto?

Vanity Fair “Donne curvy: la rivoluzione è in atto! Si parla sempre più delle donne curvy, una volta soprannominate ‘taglie forti’: e forti lo sono davvero. Dalla moda allo spettacolo, passando per il benessere, ecco perché curvy è bello (e necessario!)” Vanity Fair

Nell’occhio del mirino ultimamente ci sono le curvy. Spuntano calendari, piovono post e stories e i curvy articoli sono ovunque.

“Rivoluzione taglie forti: Tess Holiday la top model curvy che fa sognare” Il Mattino
Donna FanPage
GoWoman
YesLife
“La rivoluzione del fashion word: la moda curvy” Trinity News
“Curvy revolution, una rivoluzione partita dall’Italia e arrivata all’alta moda di NY” Elisa Dospina
it “Rivoluzione curvy, Candice Huffine è la nuova stella della Img Models. Ed è pronta a cambiare il mondo” Bellezza.it

Era ora? Beh sì, era tempo che venissero considerate come moda anche le taglie oltre la 42. Da anni disegno e confeziono outfits, senza contare quale sia la misura. Per me ciò che è importante è l’ambiente a cui è destinato l’outfit o la forma del corpo quale tavolozza su cui dipingere il quadro. Le taglie servono per determinare le circonferenze e nella produzione in serie sono sicuramente un codice fondamentale per gestire la produzione, l’assortimento e via discorrendo. Però non dimentichiamo che sono solo dei numeri. Anche io scrivo di moda e spesso mi rivolgo alle taglie dalla 46 in su, le curvy!

Anche a noi curvy hanno aperto le porte della corte della moda e ci hanno fatto entrare. Entriamo tutte con il nostro bel cartellino curvy. Si sa, l’uomo ama le mode in generale, si innamora di una cosa poi di quell’altra, poi esce una cosa più IN e tutto il resto può diventare OUT. Siamo di gran moda ora! Siamo noi ad essere veramente IN! Siamo le curvy. Non c’è niente di male.

Non possiamo proprio fare a meno di una categorizzazione, di uno stereotipo o di un badge? Per gli amanti del cartellino ci sono grandi novità in arrivo.

Il Fatto Quotidiano

Fat -dall’inglese grasso- e kini -da bikini-. Veramente? Quindi ora non vado a comprare un costume da bagno, vado a comprare un fatkini. Perché il modello del costume cambia a seconda della taglia? Mica ho capito bene…

Facciamo un passo più avanti? Parliamo di moda e basta. Chi sono io per dire questo?  Nessuno. Sono solo una tizia che indossa una taglia 46 che di lavoro e di passione immagina e realizza outfit e ambienti e scrive su un paio di blog.

Facciamocela questa risata. Usiamo pure il fatkini e riconosciamoci curvy  ma sdrammatizziamo lo stereotipo e prendiamoci cura di gestirlo adeguatamente  quando lo incontriamo. Perché in fin dei conti, chi se ne frega della moda curvy?

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Paula Elena Liguori che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

COME SUPERARE LA FINE DI UN AMORE E RICOMINCIARE AD AMARSI

Ad ognuna di noi, almeno una volta, nella vita è capitato o, ahimè capiterà, di essere lasciata e di ritrovarsi ad affrontare la fine di un amore.
Peggio ancora se si deve fare i conti con un tradimento da parte dell’altro.
A questo dolore non si è mai abbastanza pronti, mai sufficientemente preparati.

Non esiste un manuale che ci dica come fare, ma ci sono alcune cose che possono aiutarci ad affrontare e a superare al meglio un momento così triste e doloroso.

Solitamente quando scrivo un articolo cerco di dare un parere oggettivo, ma oggi voglio raccontarvi in prima persona il mio vissuto, le mie emozioni più profonde e le consapevolezze che sono scaturite da tanto dolore, sperando che questo possa servire a chi, come me, vive un momento così.

Qualche anno fa, sono stata tradita dal mio compagno, convivevamo, stavamo progettando addirittura di allargare la famiglia, ma lui per sei mesi ha avuto una relazione con un’altra.
Non dimenticherò mai la sera in cui l’ho scoperto; per un attimo ho smesso di respirare e ho sentito un grande vuoto.
Da quell’attimo in poi credo che la mia vita, ed io stessa, sia cambiata per sempre.
Sono crollate le mie certezze, è cambiato il mio modo di vivere e tutto ciò che mi circondava e anche tutto ciò in cui avevo creduto fino a quel momento.

Ho passato giorni in preda alla disperazione, versando fiumi di lacrime e valutando tutto in modo irrazionale. Passando le giornate tra il letto e il divano, a controllare i social in maniera frenetica e cercando di contattare lui, quasi a volerlo supplicare di cambiare idea, di tornare da me, di scegliere me.
Non voglio dilungarmi troppo sul come stavo all’epoca, voglio invece raccontarvi oggi, col senno di poi, cosa avrei voluto dire alla me di quei giorni e cosa dico oggi ad ogni amica che mi chiede supporto.

Alla me di quei giorni direi piangi, sfogati, affronta il tuo dolore è giusto provarlo ma reagisci, guardati allo specchio e inizia ad amare te stessa, fatti bella per te e ricomincia a vivere per te stessa.

So che non è tanto facile a farsi quanto a dirsi, ma è solo ricominciando ad AMARSI e a prendersi cura di se stesse, giorno dopo giorno, che si supera qualsiasi fine.

Alla me dell’epoca direi di bloccare tutti i social, di non vedere nulla, di non cercarlo, di chiedere alla persone intorno a me di non parlare dell’accaduto.

Alla me di quel momento e a te che stai leggendo dico di prenderti cura della persona più importante che esiste: te stessa.
Fatti bella, guarda il tuo film preferito, ascolta tanta musica, cucina una torta e invita le amiche, circondati dei tuoi affetti più cari, esci, distraiti, fai cose nuove.
Sposta i mobili di casa, nascondi o butta via ciò che ti ricorda lui, cambia le tue abitudini.
Approfitta di questo tempo per fare cose per te, ama te e non permettere a nessuno di farti credere di non essere meritevole d’amore.

tu, fatti bella per te.

Cerca anche se ti sembra difficile di valorizzarti, di trovare i tuoi punti di forza, ricomincia a ridere, affronta a piccoli passi giorno dopo giorno e se non ci riesci da sola, chiedi supporto alle amiche, loro sono lì per te.
Hai perso l’amore dell’uomo che ami è vero ma sei ancora circondata da un sacco di amore e le amiche sono fondamentali in questo momento.
Oltre alle tue di sempre, hai un’intera community pronta ad ascoltarti e a supportarti, hai me e se ti va puoi scrivermi e raccontarmi di te, possiamo confrontarci e parlare.


Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo
.curvyblogger

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio. Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

Il virus della cattiveria

Credits image: curvypride

Si era detto che l’esperienza della pandemia, del virus, ci avrebbe reso persone migliori, più sensibili ed attente al prossimo. Invece pare che la cattiveria sui social ne sia uscita rafforzata, come nel caso di Giulia Medea Oriani.

Ammetto che non sapevo nulla di questa donna colpita dal Coronavirus.
Quando avevo letto distrattamente le notizie in merito avevo pensato fosse l’ennesima storia di triste esperienza avuta con questa tragica pandemia, ma poi il risvolto inaspettato: da caso covid19 a caso di body shaming. Com’ è possibile? In che modo il coronavirus può essere abbinato allo sfottò sul fisico?

Come raccontato dalla protagonista stessa, il tutto è partito da quando, una volta superata la malattia, ha scelto di raccontare tutta la sua esperienza su Facebook. Il post diventa virale. Tanti messaggi di affetto e poi la shit storm la travolge.
“Brutta”. “Fai schifo”. “Influencer low cost”. “Cicciona di merda”. “Con quel fisico”. “La tua stazza”. “Grassona”. “Fatti un altro panino alla mortadella”. “Non sei certo la Ferragni”.

Commenti scritti soprattutto da donne. Donne contro donne. Ci battiamo tanto per far crollare pregiudizi, per essere libere di essere noi stesse e poi siamo le prime ad alimentare la macchina delle critiche.

Giulia Medea Oriani però non si abbassa al livello gretto di chi le sputa veleno sulla home page, no, risponde a tutti con il garbo e la gentilezza che la contraddistinguono.
Ecco quanto scritto da lei stessa:
“Ho raccontato la mia storia, la mia malattia, argomentato temi abbastanza delicati, e qualcuno ha preferito soffermarsi sulla mia immagine. Questi “qualcuno” sono prevalentemente DONNE. Donne che scelgono di attaccare pesantemente un’altra donna sul suo aspetto fisico, ignare delle conseguenze anche gravi che tali parole potrebbero avere. Il body shaming è denunciabile alla polizia postale, oltre che essere ignobile e inaccettabile da persone adulte e, si suppone, mature. Oggi sono una donna di 30 anni e ci rido su, ma non posso negare che l’adolescente che vive ancora dentro di me in un primo momento ci sia rimasta male. Molto. Perché io sono stata bullizzata per tutti gli anni di scuola dell’obbligo, e la sofferenza provata è ancora presente, da qualche parte, dentro di me. Negli ultimi giorni sono entrata involontariamente in un mondo che sapevo avrebbe potuto ferirmi; per fortuna sono cresciuta e sono cambiata. Nel condividere quello che mi è successo ho deciso di metterci la faccia, ed è stata insultata; io rispondo condividendo un’altra storia.Non ho mai avuto un buon rapporto con il mio corpo: sono stata una bambina e una ragazzina che tornava a casa piangendo perché i compagni la prendevano in giro nei modi più fantasiosi possibili; sono poi diventata un’adolescente che si vergognava a piangere ancora per certe cose, che non riusciva a dire ad alta voce quanto gli altri la disprezzassero, e che ha trovato un altro modo per esprimere il disagio, un modo più subdolo e complicato, su cui è stato più difficile intervenire, rispetto alle lacrime per le quali bastava un fazzoletto. Me la sono presa con il mio corpo. Quel corpo che tanti prendevano in giro, che io non riuscivo a guardare, è diventato il mio bersaglio preferito; l’ho ferito e distrutto come potevo. Per anni.Gli adolescenti sono, appunto, adolescenti: deridono, offendono, scherzano sugli altri spesso senza neanche rendersi conto delle conseguenze delle loro azioni; io non recrimino niente. Quando sono andata all’università e sono entrata nel mondo degli adulti, le offese sono terminate e ho scoperto che anche io potevo piacere agli altri. Le cose però nella mia testa non sono cambiate per lungo tempo. Ho passato anni ad odiarmi, a cercare di nascondermi, a pensare di non valere niente nonostante l’amore mi circondasse. Perché per me il mio valore era un numero su una bilancia, e lo è stato per molto, troppo tempo. Oggi sono, fortunatamente, cambiata; grazie ad un percorso impegnativo ho capito che il mio valore va oltre la taglia dei miei pantaloni. Ho capito di avere un cervello funzionante, capacità argomentative, senso dell’amicizia, e tante altre qualità che mi rendono una persona apprezzabile. Ho scelto di rendere la mia PERSONA, e non il mio FISICO, il mio biglietto da visita. Certo, non posso dire di amare il mio corpo, ma non è ciò che mi rende più o meno bella, è solo un valore aggiunto che può piacere, come può non piacere. Mi piacerebbe essere come Chiara Ferragni, ovviamente sì, anche se la mia preferita rimane Scarlett Johansson; purtroppo, quando Dio distribuiva la figaggine, sono arrivata tardi ed ho trovato chiuso. Peccato. Ho imparato con il tempo che chi non è in grado di reggere un confronto sul piano intellettivo, sceglie di attaccare dove è più facile, dove sa di poter fare più male, dove crede che si trovino i punti più deboli dell’altro. A me avete dato invece il coraggio di scavare più a fondo, di andare a cercare la ragazzina sofferente che sono stata, di prenderla per mano e asciugarle le lacrime. Ma provate a chiedervi cosa sarebbe successo a quella ragazzina se avesse letto certe parole. Una persona che dopo essere stata offesa da una decina di persone, si è autodistrutta per più di dieci anni, come avrebbe reagito a centinaia di offese a volte pesantissime? Quante giovani donne si sono tolte la vita, sopraffatte dal peso dell’odio e dell’ignoranza distribuiti da certa gente? E se fosse vostra figlia, vostra sorella, vostra nipote? Io e le mie cicce, alla fine, ci siamo fatte una bella risata, e abbiamo anche voluto immortalarla. Peccato avessi finito la mortadella.”

È proprio perchè non accadano più storie come questa che Curvy Pride si batte ogni giorno, cercando di combattere i pregiudizi, le discriminazioni ed il bullismo attraverso il blog, la Community, i canali social, gli eventi. Tutte noi socie di Curvy Pride siamo unite da storie come quella di Giulia Medea Oriani ed unite portiamo fiere le nostre magliette fucsia, simbolo di accettazione e rispetto per la pluralità dell’essere, raccontando le nostre storie perché nessuna si senta sola nell’affrontare i pregiudizi che la società ci pone sul nostro cammino.

Sull’accaduto a Giulia Medea Oriani penso non vi sia altro da aggiungere ma tanto su cui ragionare.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

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