LA PRIMA SFILATA DI ALTA MODA ITALIANA E L’UOMO CHE LA RESE POSSIBILE

Come è nata la prima sfilata di moda tutta italiana? Ecco la curiosa storia di Giovanni Battista Giorgini che ha portato nel mondo il made in Italy.

Bits of fashion history: Giovanni Battista Giorgini.

Nasce a Forte dei Marmi da un’illustre famiglia lucchese agli inizi degli anni venti, si trasferisce a Firenze e avvia un’attività di esportazione di artigianato italiano negli Stati Uniti. Dopo la crisi americana del ’29 e il secondo conflitto mondiale nel ’44, Giorgini, avendo già stretto con loro una collaborazione, riceve il compito di organizzare l’Allied Forced Gift Shop, negozio di articoli da regalo per le truppe delle forze alleate.


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IO, LA MAMMA DELLA BAMBINA CONGELATA, TI RACCONTO IL MUTISMO SELETTIVO

Angela e Flavio si trovano in difficoltà con la loro bambina. Non riescono a comprenderla fin quando non scoprono che è affetta da mutismo selettivo.

Questa è una storia vera. Una di quelle che non sentirai al telegiornale, non troverai nei libri di storia e per questo tanto preziosa. Conosco Angela in una libreria, durante un circolo di lettura. È una persona composta, delicata nei gesti e nelle parole, ogni volta che ci incontriamo percepisco il suo bisogno di parlare. Un giorno scopro che ha una figlia e la invito a uno dei miei incontri con i bambini, ma Angela, in tono confidenziale, mi dice che la bambina non ama la confusione. Quella frase rimane appesa tra noi, così decido d’ incontrarla in libreria, scegliamo un angolo appartato e ordiniamo una tisana (sono fantastiche le librerie con la sala da tè!).

E se come mamma non sono in grado di capire mia figlia?

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TAKE CARE OF YOU (PRENDITI CURA DI TE)

La malattia è spesso un conflitto tra l’anima e la personalità, si parla quindi di disturbo psicosomatico e sono sicura che l’hai provato almeno una volta nella tua vita.

Ci sono sintomi che non sono altro che allarmi inviati al nostro corpo e che vanno accettati, ascoltati, compresi e mai allontanati; se li allontaniamo si possono trasformare in patologie vere e proprie.

Il corpo grida quello che la mente non vuole sentire o quello che la bocca tace spesso per comodità.

Ho riletto questo estratto di Alejandro Jodorowsky Prullansky (poeta cileno, scrittore, fumettista, regista, drammaturgo) e che con piacere ti riporto:

“…

lo stomaco arde quando le rabbie non riescono ad uscire,

il diabete invade quando la solitudine duole,

il corpo ingrassa quando l’insoddisfazione stringe,

il mal di testa deprime quando i dubbi aumentano,

il cuore allenta quando il senso della vita sembra finire,

il petto stringe quando l’orgoglio schiavizza,

la pressione sale quando la paura imprigiona,

la nevrosi paralizza quando il bambino in noi tiranneggia,

le ginocchia dolgono quando il tuo orgoglio non si piega

…”

Spesso cerchiamo di mettere a tacere tutti questi sintomi con terapie o farmaci, ma ci chiediamo veramente quale sia la fonte del nostro malessere interno? Quali disturbi silenziosi abbiamo?

Se riguardo quell’elenco, ma soprattutto se riguardo nel mio passato, dico: “Questo ce l’avevo, anche questo e quest’altro” e provo un po’ di sconforto. Nello stesso istante però mi ricordo l’evoluzione fatta per non sentirmi angosciata o troppo ipocondriaca (ipocondria detta anche patofobia o ansia da malattia): ho cambiato mentalità nei confronti dei problemi della vita.

Ho un approccio, seppur da migliorare, meno ansioso rispetto a prima. Quello che mi faceva stare male era spesso “l’ansia da prestazione” (e non parlo di quella vissuta dall’uomo nella sfera sessuale, parlo di esami scolastici, lavoro, vita di coppia, perfino l’immagine data sui social) in qualsiasi ambito della mia vita e da cui derivava mal di stomaco, inappetenza, insonnia, mal di testa, palpitazioni.

Quando il mio corpo, anche recentemente, ha sentito questa forma d’ansia, mi ha inviato immediatamente il suo allarme così io ho potuto agire per tempo e soprattutto ho fatto in modo che non si trasformasse in qualcosa che poteva rovinare le mie giornate, ma non solo, anche i rapporti con le altre persone.

Ho imparato a trovare “le soluzioni migliori per me”, ho imparato a vedere alternative, ho imparato a riconoscere il problema e parlarne con chi è più esperto di me.

Quante volte poi nell’arco della mia vita mi sono sentita di azzannare letteralmente un dolce in un momento di crisi sentimentale o di sconforto affettivo! Ecco che dall’episodio singolo è nata una vera e propria patologia di cui vi parlerò nei prossimi articoli.

Consapevole che ognuno di noi reagisce in modo diverso alle situazioni,ti regalo il pensiero positivo che mi segue anche nella vita professionale da infermiera: “La salute è il primo dovere della vita” (Oscar Wilde), perché senza di essa ci saranno altri ostacoli da affrontare e con più difficoltà.

Quindi PRENDITI CURA DI TE E ASCOLTATI!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Laura Chiapparini , infermiera, modella e fotomodella curvy; il mio motto di vita è ” SPQR : SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE”
MAIL : fairylaura83@gmail.com INSTAGRAM ACCOUNT laura_kitty_1

SONO PAULA E CREO MODA SENZA STEREOTIPI!

Mi chiamo Paula e sono una Couturier. Cos’è una Couturier? Una stilista, modellista, prototipista e anche sarta. Realizzo abiti partendo dall’idea di outfit, gestendo tutto il processo, fino alla sua confezione. Sono specializzata nella vestibilità e nella personalizzazione, la mia più grande gioia è vedere la felicità dei miei clienti nell’indossare i loro tanto desiderati e unici look!

Desidero aiutare come posso nel mio campo e ho deciso di essere parte attiva dell’associazione CURVY PRIDE-APS!

Ho conosciuto questa stupenda realtà circa 4 mesi fa ed essendo questa filosofia inclusiva e senza stereotipi un argomento in cui ero già attiva, me ne sono subito innamorata! Sono diventata socia e mi sono procurata i fantastici libri. Ho conosciuto virtualmente le socie fondatrici, alcune altre blogger, parte dello staff e ovviamente Fabiana! Leggo i vostri post e commenti nel gruppo e, (lavoro permettendo) seguo con tanto piacere le zoom e le varie dirette!

Eccomi quindi come blogger a scrivere articoli nei quali andremo ad esplorare la moda, le forme del corpo e l’abbigliamento, un po’ di storia, glamour e tutto ciò che ruota attorno al mondo fashion!

Faremo un percorso di zoom e articoli che possono aiutarvi a orientarvi meglio in questo mondo e ad aumentare il valore della vostra immagine. Le ZOOM per ora si terranno gli ultimi lunedì del mese alle ore 21,00. La prima sarà il 29 marzo.

Questo tipo di esperienza è nuova per me, io sono consulente ma non ho mai tenuto un blog o delle dirette con più persone, vi chiedo quindi di aiutarmi per indirizzare gli argomenti che possano davvero interessarvi.

Se avete già qualche domanda o curiosità, scrivetemi nei commenti qui sotto, così posso già preparare qualcosa con più materiale. Un abbraccio e mi auguro di vedervi nella zoom!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Paula Elena Liguori che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Paula Elena Liguori Couturier per una moda senza stereotipi! info@paelicouture.com www.paelicouture.com

SE LA MIA VOCE PUÒ DIVENTARE LA VOCE DI TANTI

Questa è una storia vera. Una di quelle che non sentirai al telegiornale, non troverai nei libri di storia. Una di quelle che raccontano la nostra quotidianità e per questo tanto preziosa.

Ti indico dove guardare.

Eccola lì. La nostra protagonista si affretta a uscire dalla fabbrica in cui lavora. Uno stabile in mezzo alla pianura, un cortile con macchine parcheggiate e lei cammina veloce, sistemando la lunga frangia bionda dietro le orecchie. Un uomo la chiama indietro.

Lei è Maria Grazia e l’uomo che la segue è Pino, un collega di lavoro.

Maria Grazia Nicotra,
la ragazza che semina messaggi di amore al mondo.

  “Ma non ti fermi? Non ti va di assistere allo scrutinio?”

Maria Grazia è sveglia dalle quattro del mattino, deve fare la spesa e andare a riprendere suo figlio Gabriele da scuola.  “Preferisco non esserci” risponde accennando un sorriso.

Sembra un giorno qualunque, ma non lo è.

Sale in macchina, avvia il motore e la strada si srotola tra i campi fuori città. Continua a chiedersi come diavolo le sia venuto in mente di candidarsi a rappresentante sindacale, in una fabbrica a predominanza maschile poi! Fino al giorno prima non aveva dubbi, ma ora che il momento della verità si avvicina la paura di dover affrontare una sfida sbagliata è un sasso nello stomaco. 

 “Ti sei candidata?” le avevano chiesto dei colleghi con un sorriso ambiguo. Il sottotesto diceva “Ma davvero pensi che qualcuno ti voterà?”

Una donna che voleva rappresentare degli uomini. Cosa mai le era saltato in mente?

Maria Grazia al lavoro.

Modena scorre fuori dai finestrini. E’ una giornata grigia, gli alberi nei campi sono spogli, un brivido di freddo la scuote, accende l’aria calda e poi lo stereo.  Canta insieme ai Negramaro. “E resto qui sul filo di un rasoio ad asciugar parole che oggi ho steso e mai dirò”, lei, da una vita in cerca di equilibrio.

Le due anime di Maria Grazia.
Sole e luna. Fragilità e forza.

Modena è la sua città di adozione. Vi è giunta a ventidue anni, in fuga da Giarre, un piccolo paese ai piedi dell’Etna, dove si sentiva la nota stonata del pentagramma, quella con le lentiggini e i capelli rossi in un mondo di chiome scure, quella con la famiglia incasinata, sempre sulla bocca di tutti. Sembrava dovesse scusarsi con il mondo per esserci. Aveva lasciato Giarre per lasciare dietro di sé la persona che altri avevano disegnato per lei. Voleva essere se stessa e Modena era il futuro. Non le importava dormire per sei mesi in un campeggio, svegliarsi alle tre del mattino per andare a lavorare nei campi, era libera di costruirsi, di immaginarsi, lontano dallo sguardo di chi pensava di sapere tutto di lei.

Ora, ha circa quaranta minuti per fare la spesa prima che Gabriele esca da scuola.

Negli anni, con maestria, ha organizzato la giornata intorno alle esigenze di suo figlio. La quotidianità è fatta di loro due, non può permettersi di lasciare nulla al caso.

Maria Grazia con suo figlio Gabriele, 12 anni.

Ferma la macchina fuori dal supermercato, getta uno sguardo di sfuggita sul cellulare, ma Pino non ha mandato alcun messaggio. Prende un carrello, le ruote faticano a scivolare sull’asfalto, la porta scorrevole si apre silenziosa e lei entra.

La filodiffusione ricorda le offerte del tre per due nella fantastica settimana di promozione. Maria Grazia sistema nel carrello un pacco di biscotti per Gabriele, mentre, con prepotenza, la voce di Laura, una collega magazziniera, si insinua tra i suoi pensieri. “Ti sei candidata? Ma pensa a tuo figlio! Che t’ immischi con la politica?” ha cercato di dissuaderla Laura, ricordandole le tante ore di lavoro e il peso di allevare da sola un figlio.

Maria Grazia, invece, ha deciso di candidarsi proprio per suo figlio, per mostrargli che se le cose non vanno bene non puoi rimanere a guardare, non puoi affidarti ad altri di cui non hai stima, devi muoverti tu. In prima persona. E ora, mentre sceglie un tubo di dentifricio tra decine di scatole simili, pensa alle sue ventiquattro colleghe. Una fabbrica di duecentocinquanta operai di cui solo venticinque donne. Il punto è che una donna agli occhi di un capo porta con sé problemi: si assenta con più facilità, vuoi per le mestruazioni, vuoi per le gravidanze, e poi non è mai al cento per cento con la testa sul lavoro, se un figlio la chiama al telefono, lei è persa, subito assente. Quante volte le era capitato di ascoltare questi discorsi farciti di pregiudizio? Quante volte era andata al lavoro, pur non stando bene, per non far parlare di sé?  Le capitava di assistere a delle ingiustizie: i colleghi retti nei loro comportamenti faticavano a emergere, vinceva sugli altri lo scaltro, il chiacchierone, quello che amava seminare discordia.

Lei era stanca delle discussioni nei corridoi.

Tutti si lamentavano e poi al momento dell’assemblea nessuno parlava. Se qualcuno avesse contestato e qualcun altro si fosse sommato nella protesta e uno più uno fa due, che poi si diventa in tre e poi in quattro, ecco! In questo modo qualcosa sarebbe cambiato, proprio lì, in un’assemblea sindacale che era il luogo deputato per il confronto, non nei corridoi.

Maria Grazia sosta in corsia, di fronte a un gigantesco tre per due di pacchi di pasta. Si guarda intorno, infila la mano nella borsa, prende un biglietto e lo lascia al posto del mezzo chilo di pasta che sistema nel carrello. Sorride tra sé, immaginando il volto dell’uomo o della donna che troveranno il biglietto. Sopra c’è scritto “Pensa come un protone: tutto al positivo!”

Sono anni che Maria Grazia semina pensieri di amore al mondo

Il primo lo aveva lasciato nella credenza della signora Teresa quando era una ragazzina. Per guadagnare qualche soldo, dopo scuola, andava a casa sua per aiutarla nelle faccende. Era una donna gentile con lei, così un giorno Maria Grazia mise, sotto il barattolo del caffè, il suo primo biglietto. “Quello che fai ti rende speciale! Io non lo dimenticherò mai” c’era scritto in bella calligrafia. L’indomani Teresa si svegliò, prese il barattolo del caffè e trovò, con sua grande sorpresa, il biglietto. Teresa le telefonò emozionata per ringraziarla e Maria Grazia rimase stupita che un piccolo gesto potesse regalare tanta gioia. Da allora Maria Grazia seminava biglietti ovunque e nella sua macchina c’era sempre un pacchetto di gessi colorati perché anche una scritta sul marciapiede può incoraggiare qualcuno.

La postazione dove lavora Maria Grazia.
I suoi messaggi motivazionali sono ovunque lei passi.

Finalmente torna in macchina, poggia le buste della spesa sul sedile posteriore. Accende lo stereo e parte.

La telefonata di Pino arriva mentre Gabriele esce da scuola. Lui si sofferma a parlare con dei compagni, le mani sulle bretelle dello zaino e lei ascolta Pino. “Hai vinto! Sei arrivata seconda, con quarantacinque voti, a soli quattro punti dal primo.”

I risultati dello scrutinio: Maria Grazia è rappresentante sindacale.

“Non è vero!” risponde lei incredula, ma un attimo dopo le arriva una fotografia sul cellulare. I dati dello scrutinio. Ha vinto davvero. Quarantacinque persone hanno scelto lei per essere rappresentati di fronte al loro datore di lavoro. Non era mai accaduto prima. Che una donna si candidasse RSU nel reparto officina della fabbrica, che una donna vincesse.

“E’ successo qualcosa di bello, mamma?” le chiede Gabriele ora davanti a lei.

Qualcosa di bello.

E lei di colpo lo vede.

La ragazzina dai capelli rossi, scappata da una famiglia instabile, dal suo paese e anni dopo da un uomo violento, era la stessa che aveva trovato la forza per denunciarlo quell’uomo, la stessa che piangeva di fronte a un tramonto e seminava messaggi di amore, certa che tutti abbiano bisogno di carezze.

Per la prima volta si sente completa. Per la prima volta si vede bella.

Ecco. La vittoria, ora, è di quella lì. Di quella donna che ha saputo ricostruirsi perché anche il dolore più grande le è servito per salvarsi. Ha usato tutto di sé. Non ha buttato nulla.  La donna che non si è lasciata piegare dalle offese, dalle prepotenze, persino dalle botte, ora ha vinto per tutte le donne che non si sono mai arrese. Tanto salda che altre persone decidono di farsi rappresentare da lei.

Guarda suo figlio. Un giorno sarà un uomo anche lui. Vuole che sia un uomo rispettoso, che non abbia bisogno di dominare per sentirsi forte.

“E’ successo che ho vinto, amore mio. Posso essere la voce di chi non parlava.”

Lei, la nota stonata del pentagramma, potrà scrivere la sua ballata.

Ringrazio Maria Grazia Nicotra per avermi donato questo racconto di vita.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e scrittrice Catia Proietti che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Di formazione assistente sociale ed educatore degli adulti, vive a Roma, con marito, figli, due tartarughe e un cane in affido congiunto con dei buoni vicini. Scrive libri per ragazzi, cura la collana Extraordinario della casa editrice Albero delle Matite ed è responsabile del Progetto Scrittura di Curvy Pride. Da anni organizza incontri per la promozione della lettura da un anno di vita e collabora con le realtà territoriali per una cultura libera da pregiudizi. Se hai una storia, una domanda, una riflessione che vuoi condividere con lei scrivile a proietti.catia@libero.it, oppure contattala sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/catiaproiettiautrice . Instagram catia_proietti_