QUANDO LA TUA FAMIGLIA TI GIUDICA

Ti è mai capitato di sentirti bullizzata dalla tua famiglia? Strano a dirsi, eppure è possibile! Forse non ci viene mai in mente che a volte i primi atti di discriminazione li abbiamo vissuti proprio in quello che dovrebbe essere il nostro nido sicuro: la famiglia.

So già che starai pensando che sì, ci sono casi limite in cui genitori problematici rovinano la vita dei figli negando loro affetto, amore, attenzione ma ti assicuro che ci sono altri modi per “incasinare” i figli e i rapporti.

Se ci pensi un attimo e ti soffermi a guardare indietro, sono certa che troverai almeno un’occasione in cui avresti voluto che i tuoi familiari ti fossero più vicini, che cercassero di capirti, che prendessero le tue difese a spada tratta o che, semplicemente, ti abbracciassero in silenzio perdonandoti qualunque cosa avessi fatto.

Troppe volte i figli si sentono giudicati dai genitori o dalle persone care

Nessuno è perfetto, non nasciamo col famoso libretto delle istruzioni! Quando diventiamo genitori ne avremmo disperatamente bisogno perché è facile sbagliare. Se incasiniamo la nostra vita da adulti la responsabilità è nostra e per noi stessi ma quando si tratta della felicità di altri esseri umani messi al mondo da noi le cose cominciano a farsi ancora più importanti.

Ognuna di noi riveste più ruoli nella propria vita: siamo figlie, siamo amiche, lavoratrici, forse madri o sorelle; nessuno ci insegna come vivere questi ruoli al meglio delle nostre possibilità, ci portiamo dietro un bagaglio generazionale che molto spesso pesa tanto e ci impedisce di essere felici e di rendere felici gli altri.

Mi spiego meglio: pensa a quante volte hai detestato un certo comportamento di tua madre o tuo padre e di come ti sei ripromessa di non diventare mai come loro, oppure di come hai visto quella mamma viziare in modo (secondo te) vergognoso il suo bambino e poi, dopo anni, ti sei ritrovata a fare esattamente la stessa cosa, con gli occhi traboccanti d’amore e di indulgenza per il tuo pargolo specialissimo!

Ti ci ritrovi? Io credo di sì. Forse non del tutto, forse in maniera non così eclatante ma comunque sai perfettamente di cosa parlo.

Senti, per esempio, cosa è successo a Silvia, una mia cliente, quand’era ragazza (tranquilla, mi ha dato il permesso di raccontarlo): tra lei e sua mamma c’è sempre stato un grande amore ma lei ricorda che, fin da piccola, la mamma le diceva continuamente che avrebbe dovuto dimagrire un po’, che sarebbe stato meglio mangiare meno e perdere peso. Quando aveva circa 12 anni Silvia si prese l’influenza, stava male e non si alzava dal letto. Dopo due o tre giorni la mamma arrivò in camera della figlia con in mano una bilancia pesapersone. Lei pensava che fosse salita per portarle un po’ di brodo o per vedere come stava invece aveva in mano UNA BILANCIA.

A cosa poteva mai servire la bilancia in quel momento? Nonostante non si sentisse per niente bene e avesse la mente un po’ annebbiata, Silvia salì e vide che pesava esattamente come prima. “Ma non è possibile, tre giorni che non mangi e non hai perso neanche un etto!” Ecco tutto quello a cui riusciva a pensare la madre in quel momento! Quell’ago che andava su, mentre lei era stanca, aveva freddo e anche un po’ di capogiro la mortificò e la fece sentire in colpa, anche se lei di colpe non ne aveva affatto.

“Mangia di meno, devi dimagrire!” Quante volte Silvia si è sentita ripetere queste frasi da chi amava.

Quell’episodio la ferì profondamente e per molto tempo Silvia si è chiesta come la madre avesse potuto pensare al suo peso mentre lei era febbricitante da giorni. Era una fissazione, un pensiero costante, pretendeva dalla figlia qualcosa che neanche lei riusciva ad ottenere: la magrezza.

Lei sa che sua mamma non voleva affatto farla stare male, non aveva intenzione di ferirla, desiderava solo che lei fosse più magra. Oggi, a quasi quarant’anni, Silvia è una donna di forme generose e, nonostante abbiano un bellissimo rapporto, si sente scrutata e giudicata ogni volta che indossa un vestito un po’ più corto o qualcosa che ALLA MAMMA non piace. La mamma è convinta che certi abiti mettano in evidenza una parte del corpo di Silvia che non rispecchia i canoni di magrezza e che LEI nasconderebbe.

Ecco dove sta il punto: la mamma tende a proiettare i SUOI desideri, le SUE aspettative e le SUE convinzioni sulla figlia. Questo lo facciamo un po’ tutti noi genitori, chi più e chi meno; siamo fermi sulle nostre idee e siamo certi di fare il bene dei nostri figli dicendo loro chi devono essere, come devono comportarsi e cosa provare di fronte al mondo, ma così facendo imprimiamo in loro quello che pensiamo noi. E noi siamo noi, con le nostre storie, le nostre paure e i nostri gusti personali; i nostri figli sono un’altra cosa, pensano a modo loro e vogliono vivere secondo i loro valori!

Sono certa che i commenti sul fisico, le battutine ironiche sul “mangiare come camionisti”, i continui riferimenti ai difetti che riteniamo di avere, siano deleteri per noi e per chi cresciamo con tanto amore. Facciamo i salti mortali per portare le ragazze a fare sport affinché acquisiscano sicurezza e agilità e poi le affossiamo con questo tipo di comunicazione.

Chissà se anche per te è stato così, se ancora oggi ti porti dietro le conseguenze di ciò che hai vissuto da piccola, se con i tuoi figli sei la fotocopia della tua mamma brontolona o se invece sei riuscita a tirare fuori la parte di te che ti serve per essere la mamma che vuoi!

Ti lascio con un’ultima riflessione: sappi che le persone agiscono per ciò che conoscono, si comportano al meglio di come possono fare in quel momento.

Silvia, essendo una donna molto serena e sicura di sé, non biasima la sua mamma per quello che le ha detto e che ancora oggi le fa capire tra battutine e sarcasmo. Lei sa che l’ha sempre amata tantissimo, solo che lo esprime così, in un modo non costruttivo.

Quello che sicuramente possiamo fare noi, generazioni più giovani, è informarci e fare il possibile per crescere figli che non debbano sentirsi continuamente sotto esame, soprattutto per come appaiono. Questo è uno dei valori fondanti dell’ Associazione Curvy Pride- APS: siamo persone, non siamo taglie e non siamo perfette: così come non lo è la mamma di Silvia che ha agito per amore, così come non lo sono io, né tutte voi che state leggendo. Ognuna di noi fa del suo meglio per le sue possibilità e quando c’è bisogno di aiuto, di confronto, di crescita e di unione c’è Curvy Pride.

Fabiana Sacco, Curvy Coach (ed ex mamma brontolona).

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com, mi trovi anche su FB
https://www.facebook.com/fabianasaccocurvycoach
e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

Le modelle curvy, un nuovo concetto del bello

La presidente dell’associazione Curvy Pride, Marianna Lo Preiato

Una rieducazione al concetto del bello, nella moda, grazie a campagne mirate e anche grazie alle modelle curvy” questa la frase della giornalista del Tg5 in un servizio che è andato in onda qualche sera fa, dedicato alle modelle curvy. Ebbene sì, adesso si volta pagina. Basta con gli stereotipi di donne bellissime, taglia 38/40. La bellezza c’è anche nella taglia oltre la 48. Come si dice: se una è bella, è bella. Dunque, care donne e cari uomini con qualche chilo in più, adesso è il nostro momento. E lo hanno capito anche gli stilisti che tante persone non sono magrissime e che anche loro, anzi, soprattutto loro, sono quelle che si vogliono esprimere indossando capi meravigliosi.

Soprattutto vogliono dimostrare che il bello sta anche in quei corpi burrosi e sensuali che esprimono calore e, talvolta, immensa sensualità. Nel servizio del telegiornale è stato proprio detto: “Sensuali, bellissime, seducenti e soprattutto curvy. Donne coraggiose che hanno rivoluzionato il mondo delle passerelle e stravolto i canoni degli stilisti. Da Fendi a Valentino, da Chanel a Versace. Tutti hanno avuto e hanno modelle curvy come testimonial. Perché la loro fisicità ha proposto modelli finalmente contemporanei”.
Chi sa bene cosa sia la bellezza curvy è proprio la presidente dell’associazione Curvy Pride, Marianna Lo Preiato.
Lei, con la sua bellezza mediterranea, un corpo sinuoso e assolutamente sensuale, con una femminilità indiscussa, sostiene questi concetti dal lontano 2013. Compare anche lei in quel meraviglioso servizio del Tg5, con l’iconica maglia fucsia con il cuore bianco, logo di CurvyPride, che ormai è diventata il simbolo della community.

Ecco quindi che, nelle pagine social, si è scatenata tanta curiosità e molte ragazze e donne che sfilano hanno postato con orgoglio le loro foto più belle. “Sogno un mondo inclusivo, dove tutti possano vivere liberamente il proprio peso, la propria sessualità, la propria origine. Ognuno di noi ha il diritto di essere felice per quello che è” afferma Marianna Lo Preiato autrice del libro “La mia resilienza in un corpo morbido” oltre che fondatrice e presidente dell’associazione CurvyPride.

La storia di una donna, di tante donne, che con l’associazione Curvy Pride Aps potranno essere resilienti insieme.
Scritto da Marianna Lo Preiato, a cura di Marzia di Sessa, con la prefazione di Maria Teresa Ruta, questa è la storia di Marianna, che ha resistito alle avversità che la vita le ha riservato ed è riuscita a trasformare gli ostacoli che la potevano far cadere in un cammino di liberazione.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Barbara Braghin che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.




Barbara Braghin è giornalista e blogger. Adora la moda, i film con Marilyn Monroe anche se il suo preferito rimane sempre Pretty Woman. Da sempre fan di Madonna, adora il fucsia e ha una filosofia di vita molto strong: SE INSISTI E PERSISTI RAGGIUNGI E CONQUISTI.

I 3 SEGRETI PER PIANIFICARE I TUOI OBIETTIVI PER IL 2021

Ciao, sono Fabiana Sacco e sono una Coach, una professionista che aiuta le donne a raggiungere i loro obiettivi e martedì 29 dicembre ci vediamo su Zoom alle 21 per parlare proprio di questo argomento!

Ho preparato un mini corso gratuito il cui scopo è di condividere con te 3 segreti molto importanti:

1) QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DI UN OBIETTIVO

2) COME RICONOSCERE IL TUO VERO OBIETTIVO

3) COME PIANIFICARLO NELLA TUA GIORNATA AFFINCHÉ TU POSSA RAGGIUNGERLO E ANCHE SUPERARLO!

Tante volte in passato mi sono detta: “quest’anno voglio dimagrire, quest’anno voglio dedicarmi del tempo per me, mi piacerebbe finalmente visitare quella città d’arte, vorrei iniziare un corso di ballo, vorrei leggere di più, vorrei smettere di perdere tempo in cose inutili, vorrei imparare a dire di no a quello che non mi fa star bene…” e non succedeva mai niente!

Pianifica al meglio e raggiungerai i tuoi obiettivi!

Spesso confondiamo i desideri con gli obiettivi, è per questo che non li raggiungiamo mai!

Finché non ho imparato a trasformare i miei desideri in obiettivi rimanevano lì, sospesi nel limbo del FORSE, del MAGARI e del SAREBBE BELLO RIUSCIRCI e questo non raggiungerli mai mi faceva sentire sempre più incapace e aumentava la mia frustrazione, fino a farmi mettere in dubbio non solo le mie capacità ma anche l’ importanza dei miei desideri.

Non so a te, ma a me è capitato di volere qualcosa e non riuscire mai ad averla iniziando a credere che forse non ne valesse la pena, che non ero abbastanza brava, forte o determinata per raggiungerla. In realtà non è così! In realtà mi mancavano le basi! Mi mancavano i 3 punti che ti ho scritto prima.

Imparare l’ABC degli obiettivi per me è stato illuminante ed è per questo che voglio condividere con te questi trucchi del mestiere, grazie ai quali ho finalmente raggiunto, uno dopo l’altro, molti obiettivi che inseguivo da tanto. Il successo più eclatante che ho realizzato è stato quello di avviare la mia attività da casa, organizzandomi un ufficio sul tavolo di cucina. Con una linea wifi, un portatile, tanto studio e un’ ottima pianificazione obiettivi mi sono realizzata in una professione che mi rende felice, mi sostiene economicamente ed è in continua crescita!

Per partecipare al minicorso manda una mail a curvypride@gmail.com con la tua richiesta e ti manderò il link per partecipare gratuitamente.

Prepara carta e penna, lavoreremo insieme affinché tu possa, una volta per tutte, imparare la strada migliore, più semplice e veloce per raggiungere ciò che vuoi!

Ti aspetto!

PS: Nel frattempo comincia a fare una lista di quello che vuoi ottenere in questo 2021, scrivi i tuoi obiettivi uno dopo l’altro su un quaderno o un foglio e tienilo pronto per il mini corso, lo useremo come inizio!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
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PRATICA ANCHE TU L’HAPPY TRAINING !

Hai mai notato che quando ti focalizzi su qualcosa poi cominci a vederla ovunque?

Mi spiego meglio: quando ero incinta vedevo solo donne in gravidanza, poi vedevo solo bimbi piccoli. Se hai un cane e lo porti a spasso ti accorgi magicamente che tutti sembrano avere un cane! Ho avuto il periodo in cui ero fissata con un certo tipo di borsa che desideravo e mi pareva che tutte la sfoggiassero tranne me!

Quando siamo focalizzate su qualcosa di specifico è come se i nostri occhi occhi e la nostra testa aprissero un canale preferenziale che ci permette di vedere sempre quello.

La stessa cosa vale per le sensazioni: sono certa che anche tu hai avuto un periodo della tua vita in cui vedevi tutto nero e ti sembrava che il mondo intorno a te fosse fatto solo di sfighe e cattive notizie, un po’ come dire che quando inizia ad andar male poi sembra vada sempre peggio.

Il metodo educativo degli anni scolastici non ci ha aiutate a sviluppare sicurezza e fiducia in noi stesse.

Perché ci comportiamo così? Ho provato a ragionarci e condivido con te alcune riflessioni che mi sembrano verosimili: purtroppo fin da bambine ci hanno abituate a focalizzarci solo sui nostri difetti, su quello che non facciamo abbastanza bene (abbastanza per chi? Rispetto a cosa? Mah…), le maestre ci riempivano i compiti di segni rossi, belli evidenziati, per fare in modo che i nostri errori fossero subito individuabili e, anche se il loro scopo non era quello di farci del male, di sicuro questo metodo non ci aiutava a prendere più sicurezza in noi stesse.

Forse succede ancora oggi ma non sarebbe molto meglio se invece di dirci cosa non va ci dicessero come poter migliorare? Se invece di farci sentire sbagliate, non abbastanza intelligenti o volenterose ci aiutassero concretamente a sviluppare le nostre capacità?

Invertire questa tendenza non è affatto facile, ci ritroviamo adulte, con famiglia, lavoro e responsabilità e sotto sotto siamo ancora per certi versi dei bambine insicure con una tremenda paura di sbagliare! Temiamo di esporci, di non essere abbastanza belle, abbastanza forti e lasciamo che il giudizio degli altri diventi più importante di ciò che pensiamo, di ciò che desideriamo e che ci farebbe stare bene.

Una soluzione che possiamo mettere in atto da subito è sforzarci di guardare il bello e il buono che c’è nella nostra vita. Sì lo so che non è facile perché siamo talmente abituate a lamentarci che spesso non lo vediamo neppure ma sono testimone che se cominciamo a farlo ogni giorno sarà come fare un piccolo “Happy Training”: miglioreremo sempre di più e nel giro di poche settimane ci salteranno agli occhi molte più cose belle che cose brutte.

La felicità è come un muscolo: va allenata!

Ti svelo un piccolo trucco che ho usato nel periodo dell’ Happy Training e che mi è stato utilissimo: ogni giorno scrivevo sulla mia agenda un mini obiettivo, per esempio “Oggi voglio trovare qualcosa di buono in una delle mie clienti e dirglielo”, oppure “Oggi voglio trovare un aspetto positivo di mio marito e farglielo notare” o ancora “Voglio vedere un punto di forza di quel lavoro che non mi piace” e così via. No ci sono limiti, qualsiasi aspetto della tua vita può essere guardato con una prospettiva diversa, basta allenarsi!

Immagina come migliorerà la tua vita quando sarà più ricca di pensieri, parole, persone e avvenimenti buoni per te! Allora, qual è il primo obiettivo del tuo Happy Training?

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
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DISMORFOFOBIA, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

Nella nostra epoca siamo ancora immersi in una assidua ricerca di bellezza che produce insoddisfazione e, in casi estremi, odio per la propria immagine, che diviene teatro di mille ossessioni poiché si vorrebbe essere diversi da come si è, non ci si sente mai abbastanza belli, magri o perfetti come, ahimè, la società ci impone.
Viviamo con la convinzione che essere come si è non vada bene e che si debba correggere ciò che non corrisponde ai modelli di riferimento ai quali ci paragoniamo costantemente.

Nonostante molte Associazioni come la nostra Curvy Pride si impegnino e lottino per promuovere la pluralità della bellezza e l’unicità dei singoli, tutto ciò avviene ancora.
Già da qualche anno esistono innumerevoli movimenti bodypositive ma resta ancora molto difficile contrastare questo fenomeno e in questo articolo voglio fare chiarezza su una patologia molto diffusa ma poco nota ai più: la dismorfofobia o disturbo da dismorfismo corporeo.

Un’ immagine corporea negativa implica una forte insoddisfazione per tutto o per alcuni aspetti del proprio corpo e può sfociare nel disturbo della dismorfofobia, o disturbo da dismorfismo corporeo, cioè l’errata valutazione della propria immagine e l’incapacità di valutare in modo oggettivo la propria fisicità.
L’elemento peculiare della dismorfofobia è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario, oppure, se è presente una reale piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga eccessiva al normale.
La gran parte dei soggetti con questo disturbo sperimentano grave disagio per la loro supposta deformità, descrivendo spesso le loro preoccupazioni come “intensamente dolorose”, “tormentose”, o “devastanti”. I più trovano le loro preoccupazioni difficili da controllare, e fanno pochi o nessun tentativo di resistervi.


Come conseguenza, i dismorfofobici spesso passano molte ore al giorno a pensare al loro “difetto” e a come porvi rimedio al punto che questi pensieri possono arrivare a dominare la loro vita. I sentimenti di vergogna per il proprio “difetto”, possono portare a voler evitare situazioni di contatto sociale, all’isolamento a causa delle difficoltà nel frequentare gli altri e quindi portano ad avere gravi difficoltà nello svolgere normalmente la vita quotidiana.
I soggetti dismorfofobici, a causa del senso di inadeguatezza, si autoescludono dal contesto sociale mettendo in atto un vero e proprio autosabotaggio di se stessi e della propria esistenza privandosi di esperienze di vita fondamentali nella formazione dell’individuo e per una buona qualità della condotta di vita.


L’immagine corporea che si ha è lo specchio della situazione emotiva, dei ricordi, delle motivazioni e dei propositi d’azione dell’individuo indi per cui non è statica, ma si modifica continuamente per merito delle esperienze personali.
Quando ci guardiamo allo specchio, quindi, ciò che vediamo è influenzato dal nostro stato d’animo, dalle esperienze e dal contesto che ci circonda.
Al giorno d’oggi, sempre più persone, di ogni età si percepiscono in difetto e vivono ciò con disagio e sofferenza.

Nei casi limite, quando la patologia è accertata, la dismorfofobia si può curare attraverso un percorso di psicoterapia mirata, talvolta seguendo l’approccio cognitivo-comportamentale, e nei casi più gravi integrare l’uso di psicofarmaci specifici.

Nel quotidiano possiamo, se ci percepiamo in difetto, razionalizzare e comprendere quanto il disagio che proviamo sia grave e quanto influisca nelle nostre vite e possiamo provare a contrastarlo cercando di guardarci in maniera oggettiva e provare a smettere di confrontarci sempre e solo con i soliti modelli estetici proposti dai mass media, irreali e enfatizzati.

Sentirsi parte di una community ci fa sentire meno soli, meno diversi, meno in difetto. L’Associazione Curvy Pride si impegna da anni proprio in questo.
Insieme possiamo debellare gli stereotipi e i canoni estetici imposti e promuovere la pluralità e l’unicità di noi stesse e della nostra bellezza!

Insieme per sentirsi più leggere, per sentirsi più forti e andare lontano!



Se vi va potete scrivermi e raccontarmi di voi, possiamo confrontarci e parlare.
Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio. Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

SILVIA AMOROSINO E L’ALOPECIA: STORIA DI UNA DONNA CHE HA SCONFITTO LE SUE PAURE

Silvia Amorosino soffre di alopecia. Da quando era adolescente non ha più capelli, sopracciglia né peli sul corpo. È una ragazza che ha un sorriso dolce e lo sguardo limpido di chi non si nasconde, o meglio, non si nasconde più. All’età di 15 anni era già praticamente calva. La strada che ha percorso per stare bene con se stessa è stata lunga e non certo priva di momenti davvero difficili ma oggi è una trentenne super tosta e fare quattro chiacchiere con lei è stato divertente e a tratti anche un po’ commovente (una lacrimuccia mi è scesa ma questo non gliel’ho detto).

Ecco allora per voi la trascrizione della nostra chiacchierata.

Silvia, dopo che hai perso i capelli cosa è successo?

A 15 anni io e la mia parrucca siamo andate negli Stati Uniti, in California. Ho affrontato questo viaggio da sola e soggiornavo presso una famiglia. Stavo sempre chiusa in casa, non mi andava di farmi vedere in giro,anche se di fatto non conoscevo nessuno e dovevo ancora elaborare quello che mi stava succedendo. Oggi abbiamo i social, su Internet si trova di tutto e di più: abbiamo accesso a qualsiasi tipo di informazione e basta un click per entrare in mondi virtuali che possono esserci utili per risolvere i nostri problemi o per fare comunità, all’epoca io mi sentivo sola e pensavo che la mia esperienza con la perdita dei capelli fosse qualcosa che riguardasse soltanto me, i social non erano popolari come oggi per cui non avevo modo di uscire dal mio bozzolo, era più difficile conoscere persone che vivessero il mio stesso problema.

Vedendomi sempre chiusa in camera mia, la mia mamma americana mi consigliò di cercare su Internet dei gruppi di sostegno sull’ alopecia. Lo feci e scoprii un mondo!

Non avevo idea di quante persone vivessero la mia stessa realtà e condividessero i miei stessi sentimenti. In questi siti leggevo storie di ragazze come me, raccontavano cose che conoscevo perfettamente e descrivevano le stesse situazioni che anch’io vivevo ogni giorno! In quel momento mi resi conto che non ero sola e un senso di appartenenza si risvegliò dentro di me: anch’io, come loro, potevo imparare ad accettarmi!

Il mondo virtuale ti è stato utile allora!

Certo, è stato fondamentale per sbloccarmi! Mi sentivo finalmente parte di una comunità! Anche altri avevano le mie difficoltà, anche per gli altri era difficile uscire da quella situazione e, leggendo le testimonianze di chi, come me, aveva perso i capelli, si sentiva a disagio e faticava ad accettare la situazione, prendevo sempre più consapevolezza di poter anch’io uscire da mio guscio.

Silvia indossa i suoi turbanti con eleganza, rendendo il suo look super trendy

Cosa è successo a quel punto?

Il primo passo davvero importante che ho fatto è stato uscire senza la parrucca! Ero divisa a metà tra la paura di mostrarmi agli altri e la voglia di dire BASTA a quella che io chiamavo LA MASCHERA DI FERRO, sai come quella del film con Di Caprio. Pensavo che gli altri non dovessero vedermi senza capelli…MA PERCHÉ?

Quindi avevi paura a mostrarti senza parrucca?

Altroché! Ho fatto uno step intermedio: dalla parrucca, che mi teneva caldo, mi pesava e che non sopportavo proprio più, sono passata al turbante. Mi ha aiutata, ma considera che in quel modo si vedeva che non avevo i capelli per cui sapevo che chi mi incontrava se ne accorgeva subito e poteva pensare che ero malata. Mi sono sentita nuda, indifesa ed esposta. La mia convinzione era che SE NON HAI I CAPELLI SEI BRUTTA e io non volevo essere brutta e non volevo sembrare malata. Da lì a mostrarmi anche senza turbante c’è voluto un po’ di tempo ma l’ho fatto, anche perché ballavo il tango argentino ed era abbastanza scomodo farlo con quel peso sulla testa!

Il tango argentino, una delle passioni di Silvia

Ripensandoci adesso, le tue paure erano fondate? Hai davvero incontrato persone che ti hanno giudicata o derisa?

Ho sofferto, Sì, ci sono stati e ci sono tutt’ora commenti cattivi e giudizi stupidi ma mi hanno aiutata a forgiare la mia armatura. Ho imparato a farmi scivolare via queste persone e ciò che dicono. Spesso mi sento dire che anche se non ho i capelli ho un bel viso, come se questo fosse abbastanza, provate voi ad essere calve e poi vediamo se vi accontentate di avere un bel viso! Che poi, sai cosa ti dico? Quando siamo noi in primis ad avere confidenza con noi stesse e ad accettarci, allora lo fa anche il mondo. Se lo dico io puoi credermi, qualunque sia la tua situazione, se la porti con orgoglio, dignità e un sorriso, gli altri non la vedranno come un problema o un motivo di scherno. Il personaggio che dà fiato alla bocca c’è sempre ma lascio che ciò che dice sia un problema suo. Se mi amo il mondo mi ama, se mi accetto il mondo mi accetta, quindi a me la scelta.

Silvia, cosa vuoi dire a chi ha paura di mostrarsi per com’è?

Innanzi tutto che convivere con la paura è impensabile! Come fai a stare bene se temi sempre il giudizio degli altri? Io voglio stare bene e sono certa che lo vogliano anche gli altri, per cui sappiate che LE PAURE SVANISCONO. Sì, il difficile è fare il primo passo ma una volta fatto è tutto più semplice! Alla fine ho capito che abbiamo così paura di ciò che pensano gli altri perché in fondo temiamo di non essere amati. Quando ero una ragazzina sognavo un ragazzo innamorato che mi guardasse negli occhi, mi togliesse la parrucca e mi desse un bacio sulla testa pelata, quello che è successo invece è che quel bacio d’amore me lo sono data da sola, per poi prendermi anche quello di chi mi ama.

La bellezza senza la “maschera di ferro”

Grazie Silvia, questa immagine è stupenda, io e Curvy Pride ti ringraziamo di cuore per aver condiviso con noi la tua storia!

È stato un piacere, i valori della vostra Associazione sono esattamente i miei per cui mi ha fatto piacere raccontare un po’ di me!

Questa intervista è stata scritta dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
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IL MIO INCONTRO CON CURVY PRIDE

Questo incontro non è stato casuale, è stato voluto dal destino. Infatti, digitavo la parola “curvy”. Ed eccomi qui a scrivere il mio perché. Ho 46 anni e nella vita, fino adesso, ho fatto tante esperienze.

Il sorriso di una donna è il suo gioiello più prezioso!

Dopo gli studi sono stata alcuni anni all’estero a lavorare nei villaggi turistici. A 30 anni mi sono trasferita a Roma dove ho lavorato in banca, nelle agenzie di spettacolo, e come assistente onorevole. Ovviamente avevo anche un lato artistico e facevo il personaggio femminile in un trio comico di cabaret. Si andava in scena ogni mercoledì sera a teatro e nei fine settimana si facevano spettacoli in giro per l’Italia. Scrivevo per una testata giornalistica e in diversi blog. Una vita intensa insomma. Talmente intensa che da 75 chili sono diventata 125 chili. Ero vittima di me stessa. Molte persone mi telefonavano per avere contatti e non per cercare me, Barbara. Inoltre nel posto di lavoro di assistente onorevole le colleghe erano spietate. Me la prendevo con me stessa e mangiavo, mangiavo tanto. Sempre. Dolci, torte, panini, stuzzichini, pasta, carboidrati, proteine, zuccheri e chi più ne ha più ne metta.

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Prima e dopo l’intervento bariatrico.

Ero al limite. non ce la facevo più. A 40 anni sono ritornata in Veneto. Ho subito iniziato a lavorare al quotidiano “Il Resto del Carlino”, redazione di Rovigo; e al settimanale “Nuova Scintilla” della diocesi di Chioggia (Venezia). Un giorno sono stata alla casa di cura Madonna della Salute di Porto Viro, la mia città, per fare un’intervista al primario di chirurgia. Mi spiegava che la casa di cura si stava specializzanda in chirurgia bariatrica, la chirurgia dell’obesità. Ho quindi chiesto un appuntamento per fare una visita e ho fatto tutto il percorso per fare l’intervento bariatrico.

E’ stata la mia benedizione. Da 125 chili sono arrivata a 79. Prima di operarmi avevo espresso il desiderio di fare la modella curvy. Un sogno che porto da tutta la vita dentro di me. E così è stato. Quindi, digitando curvy, nei vari social, ho incontrato l’associazione Curvy Pride e ne sono rimasta colpita. Lo scorso ottobre sono stata a Bologna all’evento “Pizza e Curvy” dove ho conosciuto tante splendide ragazze e donne.

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Una meravigliosa serata tutta in fucsia!

Poi ho continuato a seguire…. a guardare i social…. ed eccomi qui, in questo magico contesto a raccontarmi. Ognuno ha una storia, ognuno ha un percorso più o meno tortuoso, ognuno ha un modo di affrontare la vita. Io l’affronto sempre con le 3F “Forze, Fede, Fiducia”.

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Con Marianna Lo Preiato, presidentessa di Curvy Pride

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Barbara Braghin che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Barbara Braghin è giornalista e blogger. Adora la moda, i film con Marilyn Monroe anche se il suo preferito rimane sempre Pretty Woman. Da sempre fan di Madonna, adora il fucsia e ha una filosofia di vita molto strong: SE INSISTI E PERSISTI RAGGIUNGI E CONQUISTI.

DIARIO DI UNA TRENTENNE SINGLE

Fine marzo 2020
Parla Conte: tutti chiusi in casa. Chiudono anche le aziende.
“Apposto! Non posso più nemmeno vedere le mie colleghe!” penso e dopo un pianto semi disperato, razionalizzo e ammetto che quello che è capitato a me, in confronto a quello che purtroppo sta accadendo nel mondo, è nulla. Cerco di farmi forza.

Ci provo ma la reclusione non aiuta.
Il pensiero è fisso a Lui che qualche mese prima mi ha lasciata per una gnocca (si potrà dire “gnocca” su un blog? ma sì e poi è gnocca per davvero)!
Penso a Lui che ora sta con lei. Penso a Lui che mi ha rimpiazzato con una con 12.000 followers su Instagram, che è bella da morire. E piango. Dovrei fregarmene, fare la superiore, essere arrabbiata per come si è comportato ma non ci riesco. Lo amo e mi manca.

Lo so, potrò sembrare patetica, cinica o egoista: c’è una pandemia mondiale e io soffro il mal d’amore.
Razionalmente lo so che sono una persona fortunata, sono sana e al sicuro in casa mia ma a tratti prevale la mia parte irrazionale ed esce il melodramma. Soffro, piango, mi dispero e mangio kg di gelato.
Sola in casa e senza le mie amiche a supportarmi sono disperata e devo trovare un diversivo.

Primi giorni di Aprile 2020
Non so nemmeno più da quanti giorni siamo in reclusione.
E’ sera. Sono seduta sul mio divano, ci ho messo mezz’ora a scegliere un film che non sto seguendo perchè io ovviamente sono su Instagram.
Guardo quelle foto, loro insieme, Lui. Lei sempre bella e perfetta, statuaria…
Ma come fa? E’ stragnocca pure in quarantena!
Io in questi giorni sto sfoggiando i miei outfit peggiori di sempre, ho lo smalto smangiato e i capelli perennemente arruffati.
Guardo un’altra foto, mangio una cucchiaiata di gelato, la trilionesima, e non riesco a smettere di piangere. Mi alzo dal divano a prendere un fazzoletto col naso che mi cola. La stanza è illuminata solo dalla luce della tv e non vedo lo sportello della piattaia che avevo lasciato aperto e ci sbatto contro. Una testata che a confronto quella di Zidane a Materazzi nel 2006 è una carezza. Un dolore atroce. Attimo di spaesamento…
Corro verso lo specchio del bagno e vedo me: capelli arruffati, mascara colato, occhi gonfi, viso arrossato dalla botta, occhiaie. Mi vedo orribile, mi sento orribile. Mi guardo, tra le lacrime mi lavo il viso e intanto penso che non posso andare avanti così.

La mattina dopo mi sveglio, pensando a come fare a dare una svolta alla situazione; faccio colazione e mentre mi lavo i denti guardo la mia faccia: ho un livido che parte dalla fronte fino al mento. “Non male” penso tra me e me “ora si che sei carina!”.
Mi sale un pò di tristezza ma mi sono fatta una promessa, allora mi guardo di nuovo e mi sorrido.
Chiamo le mie amiche per raccontare loro l’accaduto e durante quella telefonata il lampo di genio: scaricare un’app di incontri.

Un pò titubante, qualche ora dopo, scarico l’app, scelgo una foto supergnocca e creo il profilo.

NOME? porca miseria, già il primo problema…su una piattaforma così se ci scrivo che mi chiamo Santa è la fine. Pensa che ripensa, opto per Gaia un mio vecchio soprannome.
Apro il profilo e inizia la mia avventura….

Quando racconto le mie “disavventure” alle mie amiche o colleghe, la maggior parte di loro si trattiene dal ridere e con espressioni miste tra stupore e incredulità, il più delle volte, esordisce con:
Beh Santa potresti scriverci un libro!”.

Dai oggi dai domani, senza la pretesa di scriverci davvero un libro, ho deciso di raccontare, non più solo alle mie amiche ma anche a molte altre donne, le mie cosiddette disavventure. Ho deciso di farlo soprattutto perché, nel mio caso, ma credo anche in molti altri, il confronto e lo scambio siano fondamentali. Parlare delle proprie esperienze, dei propri disagi, delle proprie disavventure sia importante e soprattutto, il più delle volte, ci aiuta a sentirci più simili e meno sole.

Se vi va potete scrivermi e raccontarmi anche le vostre storie o disavventure.
Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

UN CIOCCOLATINO RIPIENO!

Vi e mai capitato di staccarvi dal vostro corpo ed andare a ritroso nel tempo, così tanto per ripercorrere tutto, in particolare alcuni tratti particolarmente tortuosi? A me sì, molto spesso… a volte in modo al dir poco maniacale. Vero! Ma io ho assolutamente bisogno di capire perché mi sono trovata in determinate situazioni, perché mi sono sentita in determinati modi e ancora perché mai è capitato più di una volta.

Trovo stancante cercare a tutti i costi di far parte di qualcosa, di un mondo che magari nemmeno ti appartiene.

Ero alle superiori, frequentavo una scuola privata, quindi … “ero al pari tutti” eppure i conti non tornavano… Ricordo molto bene che eravamo pochissimi in classe, quindi i famosi gruppetti non erano fattibili, ma un gruppone singolo sì! Un gruppo grande, ben assortito del quale non avrei mai fatto parte. Per una ragione a me sconosciuta non ne ero degna… Lo spettro del colore della pelle tornò a bussare nella mia mente, ero già una taglia forte (le mie compagne erano “perfette”) quindi pensai di non avere la taglia giusta per calzare l’abito dell’accettazione. Avevo anche un anno più degli altri essendo stata bocciata al primo anno in un’altra scuola.

Anche a casa la situazione non era delle migliori, volevo andarmene, così mia madre decise di iscrivermi anche in convitto nello stesso istituto, nonostante non ce ne fosse la necessità abitando vicina. Ma come si dice? Meglio in convitto che chissà dove. Iniziai la mia avventura credendo di essere nella giusta condizione. Iniziai a fare le prime conoscenze, erano tutti simpatici e con le mie compagne di convitto iniziavo a trovare un equilibrio! Insomma, entrare in un contesto già avviato non era e non è semplice, ma in quel caso mi sentivo a mio agio e ben corrisposta!

L’adolescenza, gioie e dolori

Col tempo però cominciai ad avere la sensazione che le mie amiche con me si annoiassero. Entravo in camera e smettevano di parlare, mi sedevo con loro in saletta relax e se ne andavano… ma che stava succedendo? Tutti mi dicevano di stare tranquilla e di non preoccuparmi, ma… se c’ era da scegliere qualcuno per l’attività sportiva, non ero di certo io, se c’era da parlare di qualcosa, non ero interessante! Non capivo e tutto questo mi turbò moltissimo, scombussolando e rimettendo di nuovo in discussione tutto.

Farmi accettare diventò una missione che occupava la maggior parte del mio tempo. Era così fondamentale che passare per bugiarda, per falsa, ruffiana, senza carattere, non avrebbe avuto alcuna importanza perché in questo modo avrei ottenuto ciò che volevo: IL CONSENSO, LA BENEDIZIONE DEL PROSSIMO E SOPRATTUTTO L’AFFETTO. Non sapevo che a nulla sarebbe valso il mio sacrificio, avevano già deciso tutto, ma io non lo sapevo, o forse si, ma era davvero troppo doloroso ammetterlo. Spendevo soldi per le loro merende, sperando che prima o poi questo mi desse il diritto di far parte delle loro vite, portavo le loro borse, sperando di potermi sedere con loro in mensa.

Avevo perso interesse per qualunque cosa, volevo solo farmi accettare. “PUZZI DI CIPOLLA, LAVATI”, “MA COME TI SEI VESTITA?”, “MA STAI ZITTA CHE NON CI INTERESSA”! E mille risatine… La sera in convitto per passare il tempo insegnavo coreografie di hip pop improvvisato alle mie coinquiline, mi facevano i complimenti, si divertivano ed io mi sentivo speciale ed amata, ma…. “LO DICONO TUTTE CHE A BALLARE FAI SCHIFO”!

A quel punto ero stanchissima, mi sembrava di aver corso per chilometri senza mai raggiungere la mia metà. Smisi di parlare, giocare a pallavolo, studiare e credere in qualsiasi cosa. Ero un enorme CIOCCOLATINO RIPIENO: amore, gioia di vivere e fiducia nel prossimo… ora ero ancora più piena… stanchezza, sfiducia, e lacrime! Me ne andai senza voltarmi, consapevole che avrei lottato ancora e ancora ma che prima o poi sarei diventata un CIOCCOLATINO RIPIENO DI ME!

Adolescenza Diversità Solitudine

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

SCELTE DI VITA: LA MIA STORIA DI MAMMA SINGLE

Siamo donne, ragazze, madri, compagne, mogli, figlie, imprenditrici, dipendenti o casalinghe, ricopriamo tanti ruoli, non siamo mai soltanto una cosa sola. La nostra vita è senz’altro disseminata di momenti che ci hanno segnate, di scelte che abbiamo fatto, di paure che in qualche maniera abbiamo dovuto superare.

Conosco donne che erano terrorizzate dall’idea dei dolori del parto e poi, nonostante li abbiano provati, hanno avuto altri figli. Conosco donne che hanno fatto scelte coraggiose, magari avendo tutti contro, eppure hanno seguito il loro cuore o il loro cervello.

A ben pensarci tutti i giorni scegliamo: dalla cosa apparentemente più insignificante, tipo “Cosa mi metto oggi?” a quella più complessa tipo “Come gestisco quel cliente?” la nostra vita è una continua oscillazione tra ciò che potremmo fare, desideriamo fare, dobbiamo fare, vogliamo fare e speriamo di fare. Spesso decidiamo senza neanche rendercene conto.

Anch’io per molti anni ho pensato di aver fatto certe cose nella mia vita perché non avevo scelta. Dopo essere diventata mamma, a 27 anni, mi sono separata quasi subito. Il mio ex marito se n’è andato, lasciandomi con la piccola di 9 mesi. Oggi le cose sono sistemate, non ce l’ho con lui, lo racconto soltanto per contestualizzare il periodo.

Ero già abituata a gestirla io in tutto e per tutto perché allattavo ed ero in maternità, avevo modo di seguire la bimba nei suoi orari e al mattino potevo dormire un po’ di più se anche lei dormiva. Quello che ho vissuto separandomi è stato come un brusco risveglio: dopo tanti anni in cui ero parte di una coppia, avevo bene o male sempre una persona su cui poter contare, qualcuno a cui poter delegare le incombenze che non volevo, mi sono trovata SOLA. Ora dovevo pensare io a tutto.

Alessia a 3 anni dopo la merenda con la Nutella!

Ho sempre lavorato a tempo pieno per cui mi ero dovuta muovere per trovare un nido, iscriverla, fare l’inserimento coi relativi sensi di colpa prima di riprendere il lavoro. Al mattino ci svegliavamo presto, facevamo colazione, preparavo lei e me e la portavo all’asilo per poi andare a lavorare. Nel pomeriggio la riprendevo intorno alle 18 e poi cominciava la seconda parte della giornata in cui giocavamo, facevo la spesa, cucinavo, pulivo, bagnetto, pigiamino, coccole, favole e nanna. Era diventata una routine tenera e al contempo micidiale.

La mia fortuna sono stati i nonni, tutti e quattro: su di loro ho sempre potuto contare. Il venerdì il nonno paterno andava a prenderla all’asilo e la teneva a dormire da loro, per cui avevo una serata alla settimana in cui ero “libera”. Talvolta uscivo e mi regalavo un po’ di tempo non da mamma, ero solo Fabiana, potevo uscire a cena con gli amici, potevo andare in discoteca, potevo fare quello che non facevo quando c’era lei. La realtà era che il più delle volte ero talmente stanca che me ne stavo a casa, considerando anche il fatto che all’epoca i miei amici erano in situazioni diverse dalla mia: i miei coetanei erano fidanzati o appena sposati e uscivano con le coppie, delle mie amiche single non riuscivo a tenere il passo, loro avevano altri interessi e poi magari arrivavano tardi perché il sabato non lavoravano, io alle 9 del mattino dovevo presentarmi al lavoro in buono stato e presente a me stessa, per cui evitavo di folleggiare come loro (non le giudico, lo avrei fatto se il mio giorno di riposo fosse stato il sabato). Avrei potuto farmi tenere la bambina qualche volta nei fine settimana ma già la vedevo poco, lei stava più volentieri con me e io ero felice di coccolarmela, in più ho sempre pensato che se fai i figli poi te li devi anche smazzare, non me la sentivo di “mollarla” per andarmi a divertire. Giusto o sbagliato che sia, ho fatto quello che mi sembrava buono in quel momento.

Io e Alessia quando aveva 4 anni

Io sono stata la prima a sposarmi, avevo appena 22 anni. Ho fatto tutto prima degli altri: quando a 30 ero già mamma di una bimba di 3 anni e separata da un po’ c’era chi si doveva sposare, chi era single, chi aveva appena trovato lavoro e chi passava il suo tempo libero a prenotare tavolini in discoteca. Mi sentivo fuori dal mondo. Io dovevo far quadrare i conti, litigando col mio ex, facendo bella faccia davanti ai miei genitori perché non volevo preoccuparli, dovevo pensare a tutte quelle cose che avevo sempre delegato a lui: il bollo, il tagliando, l’assicurazione, la revisione. Affitto da rinnovare, burocrazia da sbrigare, insomma, tutte cose che detestavo (infatti mi è successo di scordarmene, pagando multe che non mi potevo permettere).

La Fabiana di oggi gestirebbe certe cose in maniera diversa, sarebbe molto più brava con la burocrazia, si sarebbe appoggiata di più agli amici, alle persone care, avrebbe chiesto aiuto e si sarebbe confidata coi genitori ma la Fabiana di oggi ha 18 anni di esperienza in più, sa molte più cose, è meno rigida con se stessa ed è un’altra persona!

Perché vi racconto tutto questo? Perché sono certa che qualcuno di voi, leggendo la mia storia, starà pensando che sono stata brava, che ho avuto tanta forza, che sono una persona che, nonostante le difficoltà, si è fatta coraggio e ha tirato su una figlia praticamente da sola, una figlia che oggi, alla soglia dei 18 anni, è una ragazza meravigliosa, matura, che mi sostiene e mi adora, con cui ho un rapporto splendido e unico e di cui io vado fiera, per usare un eufemismo.

Il nostro rapporto giocoso

Per anni ho pensato di non aver fatto poi granché. Quando qualcuno mi faceva notare queste cose per farmi un complimento io rispondevo: ” E che altro avrei potuto fare? Non avevo scelta! Dovevo fare ciò che ho fatto, non c’erano opzioni”. Solo da poco ho invece capito che c’erano eccome le opzioni! Avrei potuto fare tutto diversamente!

In primo luogo avrei potuto smettere di pagare un affitto e tornare dai miei, non mi avrebbero mai detto di no. Avrei avuto un grande aiuto ma io questo non l’ho mai preso in considerazione: avrei rinunciato a quel po’ di indipendenza che avevo, avrei dovuto rinunciare al mio tempo esclusivo con mia figlia, non saremmo state mai solo io e lei e poi avrei pesato troppo sulla vita dei miei. Mia mamma era in pensione, si poteva godere un po’ la sua vita dopo 40 anni di fabbrica, con che cuore le avrei sconvolto la vita? (Lo avrebbe fatto, è la mamma più meravigliosa del mondo).

Avrei potuto mollarla nei fine settimana, come facevano molte mie clienti: mi invitavano con loro a week end al mare, in giro per negozi, a divertirmi. Io non avevo né i soldi né il cuore per farlo, se pensavo che mentre io ero in piscina a chiacchierare mia figlia era piazzata davanti alla tv dai nonni, per cui me la tenevo sempre con me quando non ero al lavoro. Ero felice così.

In effetti, ripensandoci, avevo eccome la scelta, solo che in quegli anni non la vedevo, il mio cervello non la percepiva. Questo è ciò che voglio dire a tutte voi meravigliose donne che credete di non fare niente di grande: ogni giorno facciamo qualcosa di grande, e se cominciassimo a prendercene il merito?

Se cominciassimo a prendere atto che quello che facciamo è grande, è importante? È fondamentale essere noi per prime a riconoscerci il nostro valore altrimenti nessuno intorno a noi lo farà! Non aspettiamo che il mondo si accorga di quanto valiamo, scriviamocelo in faccia e mostriamolo con orgoglio. Non per vanto, non per essere meglio degli altri ma per essere d’ispirazione, per aiutare chi ha bisogno di un’iniezione di autostima, chi ha bisogno di vedere che se l’ho fatto io allora puoi farlo anche tu.

Riconosciamo tutte le nostre doti e mostriamole con dignità, con tenerezza e con la forza aggraziata di cui siamo capaci noi donne e il mondo sarà da subito un posto un po’ più bello per tutti.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it