PRATICA ANCHE TU L’HAPPY TRAINING !

Hai mai notato che quando ti focalizzi su qualcosa poi cominci a vederla ovunque?

Mi spiego meglio: quando ero incinta vedevo solo donne in gravidanza, poi vedevo solo bimbi piccoli. Se hai un cane e lo porti a spasso ti accorgi magicamente che tutti sembrano avere un cane! Ho avuto il periodo in cui ero fissata con un certo tipo di borsa che desideravo e mi pareva che tutte la sfoggiassero tranne me!

Quando siamo focalizzate su qualcosa di specifico è come se i nostri occhi occhi e la nostra testa aprissero un canale preferenziale che ci permette di vedere sempre quello.

La stessa cosa vale per le sensazioni: sono certa che anche tu hai avuto un periodo della tua vita in cui vedevi tutto nero e ti sembrava che il mondo intorno a te fosse fatto solo di sfighe e cattive notizie, un po’ come dire che quando inizia ad andar male poi sembra vada sempre peggio.

Il metodo educativo degli anni scolastici non ci ha aiutate a sviluppare sicurezza e fiducia in noi stesse.

Perché ci comportiamo così? Ho provato a ragionarci e condivido con te alcune riflessioni che mi sembrano verosimili: purtroppo fin da bambine ci hanno abituate a focalizzarci solo sui nostri difetti, su quello che non facciamo abbastanza bene (abbastanza per chi? Rispetto a cosa? Mah…), le maestre ci riempivano i compiti di segni rossi, belli evidenziati, per fare in modo che i nostri errori fossero subito individuabili e, anche se il loro scopo non era quello di farci del male, di sicuro questo metodo non ci aiutava a prendere più sicurezza in noi stesse.

Forse succede ancora oggi ma non sarebbe molto meglio se invece di dirci cosa non va ci dicessero come poter migliorare? Se invece di farci sentire sbagliate, non abbastanza intelligenti o volenterose ci aiutassero concretamente a sviluppare le nostre capacità?

Invertire questa tendenza non è affatto facile, ci ritroviamo adulte, con famiglia, lavoro e responsabilità e sotto sotto siamo ancora per certi versi dei bambine insicure con una tremenda paura di sbagliare! Temiamo di esporci, di non essere abbastanza belle, abbastanza forti e lasciamo che il giudizio degli altri diventi più importante di ciò che pensiamo, di ciò che desideriamo e che ci farebbe stare bene.

Una soluzione che possiamo mettere in atto da subito è sforzarci di guardare il bello e il buono che c’è nella nostra vita. Sì lo so che non è facile perché siamo talmente abituate a lamentarci che spesso non lo vediamo neppure ma sono testimone che se cominciamo a farlo ogni giorno sarà come fare un piccolo “Happy Training”: miglioreremo sempre di più e nel giro di poche settimane ci salteranno agli occhi molte più cose belle che cose brutte.

La felicità è come un muscolo: va allenata!

Ti svelo un piccolo trucco che ho usato nel periodo dell’ Happy Training e che mi è stato utilissimo: ogni giorno scrivevo sulla mia agenda un mini obiettivo, per esempio “Oggi voglio trovare qualcosa di buono in una delle mie clienti e dirglielo”, oppure “Oggi voglio trovare un aspetto positivo di mio marito e farglielo notare” o ancora “Voglio vedere un punto di forza di quel lavoro che non mi piace” e così via. No ci sono limiti, qualsiasi aspetto della tua vita può essere guardato con una prospettiva diversa, basta allenarsi!

Immagina come migliorerà la tua vita quando sarà più ricca di pensieri, parole, persone e avvenimenti buoni per te! Allora, qual è il primo obiettivo del tuo Happy Training?

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it





SILVIA AMOROSINO E L’ALOPECIA: STORIA DI UNA DONNA CHE HA SCONFITTO LE SUE PAURE

Silvia Amorosino soffre di alopecia. Da quando era adolescente non ha più capelli, sopracciglia né peli sul corpo. È una ragazza che ha un sorriso dolce e lo sguardo limpido di chi non si nasconde, o meglio, non si nasconde più. All’età di 15 anni era già praticamente calva. La strada che ha percorso per stare bene con se stessa è stata lunga e non certo priva di momenti davvero difficili ma oggi è una trentenne super tosta e fare quattro chiacchiere con lei è stato divertente e a tratti anche un po’ commovente (una lacrimuccia mi è scesa ma questo non gliel’ho detto).

Ecco allora per voi la trascrizione della nostra chiacchierata.

Silvia, dopo che hai perso i capelli cosa è successo?

A 15 anni io e la mia parrucca siamo andate negli Stati Uniti, in California. Ho affrontato questo viaggio da sola e soggiornavo presso una famiglia. Stavo sempre chiusa in casa, non mi andava di farmi vedere in giro,anche se di fatto non conoscevo nessuno e dovevo ancora elaborare quello che mi stava succedendo. Oggi abbiamo i social, su Internet si trova di tutto e di più: abbiamo accesso a qualsiasi tipo di informazione e basta un click per entrare in mondi virtuali che possono esserci utili per risolvere i nostri problemi o per fare comunità, all’epoca io mi sentivo sola e pensavo che la mia esperienza con la perdita dei capelli fosse qualcosa che riguardasse soltanto me, i social non erano popolari come oggi per cui non avevo modo di uscire dal mio bozzolo, era più difficile conoscere persone che vivessero il mio stesso problema.

Vedendomi sempre chiusa in camera mia, la mia mamma americana mi consigliò di cercare su Internet dei gruppi di sostegno sull’ alopecia. Lo feci e scoprii un mondo!

Non avevo idea di quante persone vivessero la mia stessa realtà e condividessero i miei stessi sentimenti. In questi siti leggevo storie di ragazze come me, raccontavano cose che conoscevo perfettamente e descrivevano le stesse situazioni che anch’io vivevo ogni giorno! In quel momento mi resi conto che non ero sola e un senso di appartenenza si risvegliò dentro di me: anch’io, come loro, potevo imparare ad accettarmi!

Il mondo virtuale ti è stato utile allora!

Certo, è stato fondamentale per sbloccarmi! Mi sentivo finalmente parte di una comunità! Anche altri avevano le mie difficoltà, anche per gli altri era difficile uscire da quella situazione e, leggendo le testimonianze di chi, come me, aveva perso i capelli, si sentiva a disagio e faticava ad accettare la situazione, prendevo sempre più consapevolezza di poter anch’io uscire da mio guscio.

Silvia indossa i suoi turbanti con eleganza, rendendo il suo look super trendy

Cosa è successo a quel punto?

Il primo passo davvero importante che ho fatto è stato uscire senza la parrucca! Ero divisa a metà tra la paura di mostrarmi agli altri e la voglia di dire BASTA a quella che io chiamavo LA MASCHERA DI FERRO, sai come quella del film con Di Caprio. Pensavo che gli altri non dovessero vedermi senza capelli…MA PERCHÉ?

Quindi avevi paura a mostrarti senza parrucca?

Altroché! Ho fatto uno step intermedio: dalla parrucca, che mi teneva caldo, mi pesava e che non sopportavo proprio più, sono passata al turbante. Mi ha aiutata, ma considera che in quel modo si vedeva che non avevo i capelli per cui sapevo che chi mi incontrava se ne accorgeva subito e poteva pensare che ero malata. Mi sono sentita nuda, indifesa ed esposta. La mia convinzione era che SE NON HAI I CAPELLI SEI BRUTTA e io non volevo essere brutta e non volevo sembrare malata. Da lì a mostrarmi anche senza turbante c’è voluto un po’ di tempo ma l’ho fatto, anche perché ballavo il tango argentino ed era abbastanza scomodo farlo con quel peso sulla testa!

Il tango argentino, una delle passioni di Silvia

Ripensandoci adesso, le tue paure erano fondate? Hai davvero incontrato persone che ti hanno giudicata o derisa?

Ho sofferto, Sì, ci sono stati e ci sono tutt’ora commenti cattivi e giudizi stupidi ma mi hanno aiutata a forgiare la mia armatura. Ho imparato a farmi scivolare via queste persone e ciò che dicono. Spesso mi sento dire che anche se non ho i capelli ho un bel viso, come se questo fosse abbastanza, provate voi ad essere calve e poi vediamo se vi accontentate di avere un bel viso! Che poi, sai cosa ti dico? Quando siamo noi in primis ad avere confidenza con noi stesse e ad accettarci, allora lo fa anche il mondo. Se lo dico io puoi credermi, qualunque sia la tua situazione, se la porti con orgoglio, dignità e un sorriso, gli altri non la vedranno come un problema o un motivo di scherno. Il personaggio che dà fiato alla bocca c’è sempre ma lascio che ciò che dice sia un problema suo. Se mi amo il mondo mi ama, se mi accetto il mondo mi accetta, quindi a me la scelta.

Silvia, cosa vuoi dire a chi ha paura di mostrarsi per com’è?

Innanzi tutto che convivere con la paura è impensabile! Come fai a stare bene se temi sempre il giudizio degli altri? Io voglio stare bene e sono certa che lo vogliano anche gli altri, per cui sappiate che LE PAURE SVANISCONO. Sì, il difficile è fare il primo passo ma una volta fatto è tutto più semplice! Alla fine ho capito che abbiamo così paura di ciò che pensano gli altri perché in fondo temiamo di non essere amati. Quando ero una ragazzina sognavo un ragazzo innamorato che mi guardasse negli occhi, mi togliesse la parrucca e mi desse un bacio sulla testa pelata, quello che è successo invece è che quel bacio d’amore me lo sono data da sola, per poi prendermi anche quello di chi mi ama.

La bellezza senza la “maschera di ferro”

Grazie Silvia, questa immagine è stupenda, io e Curvy Pride ti ringraziamo di cuore per aver condiviso con noi la tua storia!

È stato un piacere, i valori della vostra Associazione sono esattamente i miei per cui mi ha fatto piacere raccontare un po’ di me!

Questa intervista è stata scritta dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
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IL MIO INCONTRO CON CURVY PRIDE

Questo incontro non è stato casuale, è stato voluto dal destino. Infatti, digitavo la parola “curvy”. Ed eccomi qui a scrivere il mio perché. Ho 46 anni e nella vita, fino adesso, ho fatto tante esperienze.

Il sorriso di una donna è il suo gioiello più prezioso!

Dopo gli studi sono stata alcuni anni all’estero a lavorare nei villaggi turistici. A 30 anni mi sono trasferita a Roma dove ho lavorato in banca, nelle agenzie di spettacolo, e come assistente onorevole. Ovviamente avevo anche un lato artistico e facevo il personaggio femminile in un trio comico di cabaret. Si andava in scena ogni mercoledì sera a teatro e nei fine settimana si facevano spettacoli in giro per l’Italia. Scrivevo per una testata giornalistica e in diversi blog. Una vita intensa insomma. Talmente intensa che da 75 chili sono diventata 125 chili. Ero vittima di me stessa. Molte persone mi telefonavano per avere contatti e non per cercare me, Barbara. Inoltre nel posto di lavoro di assistente onorevole le colleghe erano spietate. Me la prendevo con me stessa e mangiavo, mangiavo tanto. Sempre. Dolci, torte, panini, stuzzichini, pasta, carboidrati, proteine, zuccheri e chi più ne ha più ne metta.

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Prima e dopo l’intervento bariatrico.

Ero al limite. non ce la facevo più. A 40 anni sono ritornata in Veneto. Ho subito iniziato a lavorare al quotidiano “Il Resto del Carlino”, redazione di Rovigo; e al settimanale “Nuova Scintilla” della diocesi di Chioggia (Venezia). Un giorno sono stata alla casa di cura Madonna della Salute di Porto Viro, la mia città, per fare un’intervista al primario di chirurgia. Mi spiegava che la casa di cura si stava specializzanda in chirurgia bariatrica, la chirurgia dell’obesità. Ho quindi chiesto un appuntamento per fare una visita e ho fatto tutto il percorso per fare l’intervento bariatrico.

E’ stata la mia benedizione. Da 125 chili sono arrivata a 79. Prima di operarmi avevo espresso il desiderio di fare la modella curvy. Un sogno che porto da tutta la vita dentro di me. E così è stato. Quindi, digitando curvy, nei vari social, ho incontrato l’associazione Curvy Pride e ne sono rimasta colpita. Lo scorso ottobre sono stata a Bologna all’evento “Pizza e Curvy” dove ho conosciuto tante splendide ragazze e donne.

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Una meravigliosa serata tutta in fucsia!

Poi ho continuato a seguire…. a guardare i social…. ed eccomi qui, in questo magico contesto a raccontarmi. Ognuno ha una storia, ognuno ha un percorso più o meno tortuoso, ognuno ha un modo di affrontare la vita. Io l’affronto sempre con le 3F “Forze, Fede, Fiducia”.

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Con Marianna Lo Preiato, presidentessa di Curvy Pride

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Barbara Braghin che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Barbara Braghin è giornalista e blogger. Adora la moda, i film con Marilyn Monroe anche se il suo preferito rimane sempre Pretty Woman. Da sempre fan di Madonna, adora il fucsia e ha una filosofia di vita molto strong: SE INSISTI E PERSISTI RAGGIUNGI E CONQUISTI.

STORIA VERA: UNA PERSONA CHIAMATA “SASSO”

Mi chiamo LAURA ed è da quando ho ricordi delle  scuole elementari che provo sulla mia pelle il body shaming .

Ho sempre avuto la “forma tonda” ed  anche da piccola ero la bambina più in carne della classe.

Sicuramente anche la costituzione conta molto ma ancora non lo capivo, anzi, a dire il vero sono stati  i “grandi” a farmi sentire inadeguata a quell’epoca.

Ricordo ad esempio alcune frasi dette da qualche adulto nelle partite di basket, che peraltro mi piaceva come sport, frasi del tipo: “al massimo potrà fare la raccattapalle” evidenziando sia la scarsa agilità, sia  la bassa statura.

Una cosa che mi aveva messo in imbarazzo e che mi ha fatto odiare poi tutta l’attività ginnica e sportiva è stato quando, in quarta elementare, ho iniziato un corso di nuoto ed ero stata messa nella categoria dei “sassi” ossia oggetti tondi e pesanti che non riescono a galleggiare perché non ne sono in grado .

Ecco come sentirsi umiliati in mezzo secondo! oltretutto eravamo lì per imparare a nuotare e non per fare gare olimpioniche!

Con il tempo ho capito che a volte anche solo certi nomi possono fare la differenza sull’ apprendimento di un bambino, tanto è vero che, se già avevo vergogna a mettermi in costume, figuriamoci a frequentare le lezioni di nuoto!

Morale: non ho mai imparato a nuotare ; e tutto per colpa di una stupida categoria in cui ero stata inserita.

A mia mamma alcune amiche dicevano che avevo un bel viso che ha ma avrei dovuto dimagrire un po’ e questa è stata la frase epica da sempre!! Provavo un fastidio inaudito  e perché ero piccola, altrimenti adesso saprei io come rispondere …

Non parliamo poi dell’adolescenza che è stata disastrosa! Soffrivo di desquamazione cutanea al cuoio capelluto , probabilmente per la fase di sviluppo  e ho dovuto tagliare i miei lunghi capelli a “caschetto” (per favorirne la pulizia quotidiana anche con shampoo secco ) quando hanno ricominciato a crescere  crescevano in larghezza e non in lunghezza .. praticamente il nome “testa di fungo” mi ha seguito per un intero anno scolastico .

Alle medie giravo per i corridoi della scuola con un cappotto verde e blu, peraltro di seconda mano  per nascondere il mio corpo che visualizzavo come un  grosso cumolo di grasso .

Anche in quel caso non avevo ancora capito che, essendo l’ unica a portare un cappotto in pieno corridoio, invece di diventare invisibile agli occhi degli altri  ero quella più soggetta a derisione e facce disgustate .

Alle superiori il body shaming è passato dal corpo al cervello… ero molto brava a scuola  e c’erano diverse   ragazze che mi odiavano per questo .. in una occasione mi hanno picchiato perché non suggerivo nei compiti in classe.

Poi il mio corpo si è trasformato  quando, più consapevole di me stessa, con una dieta e il prezioso sostegno di mia mamma (che dalle elementari mi ha sempre seguita perché i primi disturbi alimentari li ho avuti da molto piccola), ho assunto un’alimentazione corretta  ed uno stile di vita più sano.

Ero felice, ma sempre con quella idea che dovevo piacere agli altri e non a me stessa.

Di conseguenza, una volta che da bozzolo sono divenuta farfalla, ecco che ho subìto bullismo al contrario! In pratica, a detta di qualche mia compagna di classe,  io avevo i bei voti dei professori perché ero piacente e con un bel sorriso e non perché passavo ore ed ore sui libri a studiare! Così come per il lavoro che sembra sempre che se sei più carina sia più facile trovare il posto; beh, oggi sono infermiera e garantisco che non serve essere una “gnocca” ma serve essere pronti a tutto , professionisti preparati in tecniche di ogni tipo e avere molta molta pazienza e umanità.

L’ultimo atto di body shaming che ricordo risale a qualche anno fa, quando, ad una sfilata di moda curvy e non, un ragazzo si è coperto gli occhi con le mani mentre sfilavo in passerella e mi sentivo molto orgogliosa di me e del mio corpo che oggi amo.

Non mi sono arrabbiata, mi sono solo molto rattristata per lui, perché  ho capito che nella sua testa non aveva ancora accettato che la bellezza sta nella diversità  e che ognuno di noi è “portatore sano” di qualità e caratteristiche uniche e meravigliose!!

E voi avete la vostra storia da raccontare? Vi ritrovate nel racconto che ho scritto? È capitata anche a voi questa discriminazione per il vostro corpo ?

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Ringraziamo tutti i soci e le socie che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

LAURA CHIAPPARINI, INFERMIERA E FELICEMENTE SPOSATA. IL MIO MOTTO DI VITA è “SPQR”: SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE !!!

DIARIO DI UNA TRENTENNE SINGLE

Fine marzo 2020
Parla Conte: tutti chiusi in casa. Chiudono anche le aziende.
“Apposto! Non posso più nemmeno vedere le mie colleghe!” penso e dopo un pianto semi disperato, razionalizzo e ammetto che quello che è capitato a me, in confronto a quello che purtroppo sta accadendo nel mondo, è nulla. Cerco di farmi forza.

Ci provo ma la reclusione non aiuta.
Il pensiero è fisso a Lui che qualche mese prima mi ha lasciata per una gnocca (si potrà dire “gnocca” su un blog? ma sì e poi è gnocca per davvero)!
Penso a Lui che ora sta con lei. Penso a Lui che mi ha rimpiazzato con una con 12.000 followers su Instagram, che è bella da morire. E piango. Dovrei fregarmene, fare la superiore, essere arrabbiata per come si è comportato ma non ci riesco. Lo amo e mi manca.

Lo so, potrò sembrare patetica, cinica o egoista: c’è una pandemia mondiale e io soffro il mal d’amore.
Razionalmente lo so che sono una persona fortunata, sono sana e al sicuro in casa mia ma a tratti prevale la mia parte irrazionale ed esce il melodramma. Soffro, piango, mi dispero e mangio kg di gelato.
Sola in casa e senza le mie amiche a supportarmi sono disperata e devo trovare un diversivo.

Primi giorni di Aprile 2020
Non so nemmeno più da quanti giorni siamo in reclusione.
E’ sera. Sono seduta sul mio divano, ci ho messo mezz’ora a scegliere un film che non sto seguendo perchè io ovviamente sono su Instagram.
Guardo quelle foto, loro insieme, Lui. Lei sempre bella e perfetta, statuaria…
Ma come fa? E’ stragnocca pure in quarantena!
Io in questi giorni sto sfoggiando i miei outfit peggiori di sempre, ho lo smalto smangiato e i capelli perennemente arruffati.
Guardo un’altra foto, mangio una cucchiaiata di gelato, la trilionesima, e non riesco a smettere di piangere. Mi alzo dal divano a prendere un fazzoletto col naso che mi cola. La stanza è illuminata solo dalla luce della tv e non vedo lo sportello della piattaia che avevo lasciato aperto e ci sbatto contro. Una testata che a confronto quella di Zidane a Materazzi nel 2006 è una carezza. Un dolore atroce. Attimo di spaesamento…
Corro verso lo specchio del bagno e vedo me: capelli arruffati, mascara colato, occhi gonfi, viso arrossato dalla botta, occhiaie. Mi vedo orribile, mi sento orribile. Mi guardo, tra le lacrime mi lavo il viso e intanto penso che non posso andare avanti così.

La mattina dopo mi sveglio, pensando a come fare a dare una svolta alla situazione; faccio colazione e mentre mi lavo i denti guardo la mia faccia: ho un livido che parte dalla fronte fino al mento. “Non male” penso tra me e me “ora si che sei carina!”.
Mi sale un pò di tristezza ma mi sono fatta una promessa, allora mi guardo di nuovo e mi sorrido.
Chiamo le mie amiche per raccontare loro l’accaduto e durante quella telefonata il lampo di genio: scaricare un’app di incontri.

Un pò titubante, qualche ora dopo, scarico l’app, scelgo una foto supergnocca e creo il profilo.

NOME? porca miseria, già il primo problema…su una piattaforma così se ci scrivo che mi chiamo Santa è la fine. Pensa che ripensa, opto per Gaia un mio vecchio soprannome.
Apro il profilo e inizia la mia avventura….

Quando racconto le mie “disavventure” alle mie amiche o colleghe, la maggior parte di loro si trattiene dal ridere e con espressioni miste tra stupore e incredulità, il più delle volte, esordisce con:
Beh Santa potresti scriverci un libro!”.

Dai oggi dai domani, senza la pretesa di scriverci davvero un libro, ho deciso di raccontare, non più solo alle mie amiche ma anche a molte altre donne, le mie cosiddette disavventure. Ho deciso di farlo soprattutto perché, nel mio caso, ma credo anche in molti altri, il confronto e lo scambio siano fondamentali. Parlare delle proprie esperienze, dei propri disagi, delle proprie disavventure sia importante e soprattutto, il più delle volte, ci aiuta a sentirci più simili e meno sole.

Se vi va potete scrivermi e raccontarmi anche le vostre storie o disavventure.
Mi trovate all’email santapentangelo27@gmail.com o sul mio Instagram santa.pentangelo

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!

mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

SE IL DOPO E’ FATICOSO RIPARTI DAL TUO ESSERE DONNA…

Questo articolo nasce da emozioni del momento, avevo infatti già programmato di scrivere tutt’altro ma stiamo vivendo un particolare momento storico, dovuto alle vicende che purtroppo ci ha portato il maledetto virus e parlando con amiche conoscenti e proprio ieri sera con un’altra socia di Curvy Pride, sento una grande difficoltà in questa ripartenza, vuoi per timore, vuoi perché stiamo vivendo purtroppo una grande crisi economica.

E allora ho sentito l’esigenza di evidenziare cosa significa per me essere donna, per indurre chi in questo momento è in difficoltà a riflettere per trovare il modo di ripartire, semplicemente dall’essere donna

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. Queste parole le ho fatte mie tratte da un brano del libro La rabbia e l’orgoglio (Milano, Rizzoli 2004) di ORIANA FALLACI.

Oriana Fallaci

Soltanto in età matura ho capito cosa significa per me essere donna e ho iniziato ad apprezzarne gli innumerevoli vantaggi.

Tante di voi purtroppo stanno o hanno già perso il lavoro, o comunque gli è stato ridotto l’orario guadagnando molto di meno, in tante di voi leggo il grande smarrimento la domanda che gira in testa notte e giorno, “da dove riparto?”

Ti parlo per esperienza, perché starai pensando facile scrivere un articolo, ma cosa ne sai tu cosa si prova?

In realtà ho un bel bagaglio di esperienza su questo argomento.E’ capitato anche a me più di una volta di perdere il lavoro, mi è successo quando l’azienda dove lavoravo è andata in fallimento, ero in maternità e BOOM! arriva la famosa telefonata, mi è capitato quando un’altra azienda dove lavoravo decise di vendere, e chiaramente chi acquistava aveva già il suo personale e allora non c’erano leggi di tutela che dicevano che dovevi essere riassunto.

Mi è capitato quando il proprietario del negozio dove lavoravo provò a mettermi le mani addosso, allora fui io a lasciare chiaramente il lavoro, mi è capitato quando lavoravo nel negozio di profumeria e avendo due figli piccoli non potevo fare il full time, andai a chiedere il part time e per tutta risposta dopo una settimana mi arrivò la lettera di licenziamento!!!

Ogni volta che succedeva il panico mi attanagliava lo stomaco, e iniziava il tormentone giorno e notte ” e adesso da dove ricomincio?”

Fin quando ricominciare è diventato veramente frustrante, colloqui su colloqui ma le risposte erano sempre NO.

Fu allora che presi la decisione di rimettermi in gioco…basta capi, basta colloqui, basta chiedere per avere ogni volta delle porte sbattute in faccia.

“SI ma da dove comincio? non ho grandi competenze…” pensavo… ma pensavo sbagliato.

Ho iniziato a riflettere…cosa è Essere donna? sicuramente siamo estremamente diverse dagli uomini, per fattori genetici, emotivi, capacita, e allora la prima cosa che mi venne in mente E’…..

Essere donna vuol dire essere versatile, adattarsi a tanti ruoli, avere tante mansioni, (moglie, madre, figlia, sorella amica, nipote, casalinga, cuoca, stiratrice, baby sitter, autista, accompagnatrice, organizzatrice di eventi, infermiera), tutto questo inconsapevolmente ti porta a avere un bagaglio di esperienza notevole: pensi che in tanti anni non hai imparato nulla e non puoi quindi rientrare nel mondo del lavoro, ma in realtà hai un esperienza tale da far impallidire i più quotati manager uomini.

Pensa a come organizzi la tua giornata, parti dalle basi:

  • la mattina ti alzi e inizi col preparare la colazione, e magari anche i cestini del pranzo,
  • vesti i figli,
  • esci e prendi l’auto per accompagnarli,
  • dopo aver lasciato i figli prosegui con commissioni varie
  • spesa al supermercato.
  • Torni a casa e hai una mole di lavoro tra pulizie panni e preparazione dei pasti.
  • Il pomeriggio ti dividi tra fare la maestra (compiti a go-go) e fare l’accompagnatrice tra i vari sport e impegni.
  • Poi ci sono cene da organizzare con parenti e amici menu da scegliere ecc… ecc..

Questo è un esempio di una giornata tipo più o meno di ognuna di noi, lo scopo di questo racconto è che vorrei indurti a riflettere, quante competenze sviluppi nel fare tutte le cose scontate e ovvie della tua giornata?

Se ci pensi potresti fare un curriculum pieno di esperienze lavorative:

  • cuoca
  • autista
  • baby sitter
  • colf
  • sostegno ai compiti
  • stiratrice
  • organizzatrice di eventi
  • Programmatrice di eventi culinari
  • e tanto altro…

Si l’elenco finisce con e tanto altro perché se ci pensi e magari hai anche lavorato fuori casa puoi aggiungere le competenze acquisite con l’esperienza fatta. Ora il mondo sta cambiando e questo è sotto gli occhi di tutti, non soffermarti sul problema attuale, guarda alle possibili soluzioni, guarda anche i tuoi valori, cioè cosa per te è importante.

TI porto il mio esempio, ho fatto una scelta bene precisa, perché oltre alle competenze che avevo scoperto in me, il valore più importante della mia vita, era ed è, la famiglia, i miei figli, volevo e avevo bisogno di lavorare, ma non volevo più stare fuori casa 12 ore al giorno, e non volevo più dover sottostare ad orari, permessi di lavoro, ferie e quant’altro!

Era il momento di dare una svolta….esattamente come lo è adesso, il momento della svolta. Pensa a cosa ti piacerebbe fare, e trova il modo di poterlo realizzare. E’ innegabile che in questo preciso momento l’online è quello che ti dà più possibilità di rimetterti in gioco, inizia a navigare in modo fruttuoso, cerca in base a cosa ti piacerebbe fare attività simili, vedi come potresti svilupparle, se ti servono ulteriori competenze cerca dei corsi online, ce ne sono tanti anche gratis, trova il modo di ricominciare a piccoli passi magari utilizzando i social media non solo per giocare e condividere stupidaggini, ma pensando che sono una grande vetrina per fare business.

Se non ti metti mai in gioco rimarrai sempre uno spettatore

Esempio: potresti vendere prodotti fatti da te, o potresti trovare aziende che ti danno la possibilità di vendere i loro prodotti, potresti fare dei corsi di cucina, potresti dare ripetizioni, potresti fare dei corsi di cucito, potresti fare dei video corsi sull’organizzazione settimanale dei pasti, insomma ci sono infinite possibilità, devi solo trovare il modo di uscire dallo stato inerme e ributtarti nella mischia!!!

La scelta che ho fatto io è diventare professionista di me stessa,lungo il cammino della mia ri-partenza ho conosciuto persone, ho fatto corsi, che mi hanno poi portato ad dare un’ulteriore svolta alla mia vita professionale, perché come dico sempre io “da cosa nasce cosa”.

Voglio sottolineare un dato molto importante: Io non sono una giovane ventenne!!! quindi se ce l’ho fatta io , TU che mi leggi non hai nulla in meno di me!!!!

ESSERE DONNA E’……ESSERE SPECIALE spero con tutto il cuore di averti dato un po’ di ispirazione per ripartire!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello staff Tiziana Bernardini che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Tiziana Bernardini, 49 anni,
dopo aver perso il lavoro svariate volte decide di fare la mamma a tempo pieno fino al giorno in cui sente
quel ruolo troppo stretto e
si rimette in gioco. Diventa una consulente di bellezza e una coach, lavora online e oggi concilia il ruolo di mamma con quello di professionista.
La sua più grande soddisfazione
è aiutare le donne
a rimettersi in gioco a qualsiasi età
trovando il loro benessere
psicofisico ed economico.

@_tiziana.bernardini_
https://www.facebook.com/Coach.TizianaBernardini/
tizianab0471@gmail.com