I DOLCETTI DELL’EPIFANIA: I BEFANINI

I Befanini toscani, o Befanotti, sono biscotti tipici della tradizione toscana, più precisamente versiliese, che vengono preparati in occasione della festa dell’Epifania. Sono quei dolci che profumano di mamma, di nonna, di zia, di cose buone e semplici di una volta, quando bastava poco per fare sorridere un bimbo e quando la felicità stava nelle piccole cose che avevano quella magia particolare di scaldare il cuore.

Sono Laura, amante della cucina, e oggi vi propongo una ricetta d’amore, raccontata attraverso le delicate righe del famoso enogastronomo toscano Giovanni Righi Parenti che dedicò gran parte della sua vita allo studio della cucina e alla ricerca dei piatti della tradizione senese e toscana, riportando in vita ricette antiche e sapori perduti. È proprio questo suo scrivere di cucina in punta di anima che mi fa amare i libri di questo autore che tante volte, come potrete percepire leggendo questa ricetta, assomigliano più a un romanzo d’altri tempi che a un ricettario di cucina

Foto di Laura De Vincentis

Befanini

Ricetta tratta dal libro Dolcezze di Toscana di Giovanni Righi Parenti

“La Befana, cara Zia, tutte le feste le porta via”.

Così si lamentava lo scolaro giunto a questa data che un tempo segnava la fine delle vacanze scolastiche invernali. E la zia consolava il nipote co’ Befanini. È una storia vecchia anche questa, ma anche i Befanini sono vecchi! Per prima cosa vi debbo dire che sono un dolcino nato in quel di Viareggio e che per farli ci vogliono gli stampi. Stelle, cuori, animali e poi le Befane ed i Befanotti. Scambiarsi i Befanini era un rito. L’operazione era affidata ai più piccini. I bambini per la metà li consegnavano, ma i più se li mangiavano! Spesso avveniva l’incrocio ed uscivi di casa con un paio di cartocci per riportarne…tre. I Befanini rimangono i biscotti dei nostri nonni. Una fabbricazione rustica di mani e cuore che, per cominciare l’anno nuovo, risulta proprio ideale!”

Ingredienti

1 kg di farina 00

600 g di zucchero semolato

200 g di burro

5 uova intere

una presa di vaniglina

un pizzicone d’anici

un bicchiere di latte (150 cc)

due bicchierini di Rhum (o Sambuca, o Anisetta, o vino dolce)

una busta e mezzo di lievito per dolci

Inoltre

1 uovo per lucidare

Codette di cioccolato o confettini colorati di zucchero per guarnire

Preparazione

Dopo aver sbattutole uova con lo zucchero in una zuppiera, vi si mescola la farina e il burro che avremo intiepidito per renderlo abbastanza fluido ed il resto degli altri ingredienti. Impasteremo bene ricordandoci di unire, alla pasta, per ultimo gli anici. Lasceremo riposare l’impasto per poco tempo, quindi lo spianeremo sulla spianatoia, poco per volta, formando uno strato alto poco più di mezzo centimetro che taglieremo con le apposite stampine sagomate, taglienti, rimpastando continuamente i ritagli. I befanini stesi su una teglia unta con un altro poco di burro e leggermente infarinata (oppure potete usare la più moderna carta forno), si lustrano, usando una penna, pennellandoli con un poco d’uovo sbattuto e quindi si decorano con codette di cioccolato o confettini multicolori di zucchero. Infornare in forno non troppo caldo (170°) dove rimangono per circa una ventina di minuti, più o meno, cioè il tempo necessario che gli permetta di raggiungere un bel colore dorato asciugandosi completamente.

Buona dolce Epifania a tutti!

Laura De Vincentis è parapsicologa e modella curvy.
A 52 anni conosce un famoso fotografo italiano e inizia la sua carriera come modella curvy, acquisendo una nuova consapevolezza di sé, imparando ad amare e accettare il proprio corpo incondizionatamente. È attiva contro il body shaming e la discriminazione basata sull’aspetto fisico.
Fin da piccola ha una passione per la danza classica che inizia a studiare a 50 anni; è inoltre autrice di un goloso blog di cucina.
“È per me un onore fare parte della grande famiglia di Curvy Pride, perché mi permette di condividere il mio percorso di vita e stimolare le persone, attraverso la mia esperienza, a credere in se stesse, ad amarsi e soprattutto a tirare fuori i sogni dal cassetto per realizzarli con la forza dell’intenzione. Perché volere è potere!”
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QUANDO A GIUDICARTI È LA TUA FAMIGLIA

Riproponiamo questo articolo del 2021 scritto dalla nostra socia e Coach Fabiana Sacco. Mai come in questo periodo il giudizio ha un impatto devastante sulla vita di molte persone. E se questo giudizio arrivasse proprio dalla nostra famiglia e da chi amiamo di più?

Ti è mai capitato di sentirti bullizzata dalla tua famiglia? Strano a dirsi, eppure è possibile! Forse non ci viene mai in mente che a volte i primi atti di discriminazione li abbiamo vissuti proprio in quello che dovrebbe essere il nostro nido sicuro. Se ci pensi un attimo e guardi indietro, sono certa che troverai almeno un’occasione in cui avresti voluto che i tuoi familiari ti fossero più vicini, che cercassero di capirti, che prendessero le tue difese a spada tratta o che, semplicemente, ti abbracciassero in silenzio perdonandoti qualunque cosa avessi fatto.

Troppe volte i figli si sentono giudicati dai genitori o dalle persone care

Nessuno è perfetto, non nasciamo col famoso libretto delle istruzioni! Quando diventiamo genitori ne avremmo disperatamente bisogno perché è facile sbagliare. Pensa a quante volte hai detestato un certo comportamento di tua madre o tuo padre e di come ti sei ripromessa di non diventare mai come loro, oppure di come hai visto quella mamma viziare in modo vergognoso il suo bambino e poi, dopo anni, ti sei ritrovata a fare esattamente la stessa cosa, con gli occhi traboccanti d’amore e di indulgenza per il tuo pargolo specialissimo!

Ti ci ritrovi? Io credo di sì. Forse non del tutto, forse in maniera non così eclatante ma comunque sai perfettamente di cosa parlo.

Ti racconto cosa è successo a Silvia, una mia cliente, quand’era ragazza (tranquilla, mi ha dato il permesso di raccontarlo): tra lei e sua mamma c’è sempre stato un grande amore ma lei ricorda che, fin da piccola, la mamma le diceva continuamente che avrebbe dovuto dimagrire, che sarebbe stato meglio mangiare meno e perdere peso. Quando aveva circa 12 anni Silvia si prese l’influenza, stava male e non si alzava dal letto. Dopo due o tre giorni la mamma arrivò in camera e Silvia pensava che fosse salita per portarle un po’ di brodo o per vedere come stava, INVECE AVEVA IN MANO LA BILANCIA.

“Dai, vieni che guardiamo quanto hai perso!” Trillò la mamma, e nonostante non si sentisse per niente bene e avesse la mente annebbiata, Silvia obbedì alla madre e si pesò. Pesava esattamente come prima. “Ma non è possibile, tre giorni che non mangi e non hai perso neanche un etto!” Tutto quello a cui riusciva a pensare la madre in quel momento era quell’ago che non si muoveva, mentre lei stava male. Quella frase la mortificò e la fece sentire in colpa, anche se lei di colpe non ne aveva affatto.

“Mangia di meno, devi dimagrire!” Quante volte Silvia si è sentita ripetere queste frasi da chi amava.

Quell’episodio la ferì profondamente e per molto tempo Silvia si è chiesta come la madre avesse potuto pensare al suo peso mentre lei era febbricitante da giorni. Era una fissazione, un pensiero costante, pretendeva dalla figlia qualcosa che neanche lei riusciva ad ottenere: la magrezza.

Lei sa che sua mamma non voleva affatto farla stare male, non aveva intenzione di ferirla, desiderava solo che lei fosse più magra. Oggi, a quasi quarant’anni, Silvia è una donna di forme generose e, nonostante abbiano un bellissimo rapporto, si sente scrutata e giudicata ogni volta che indossa un vestito un po’ più corto o qualcosa che ALLA MAMMA non piace. La mamma è convinta che certi abiti mettano in evidenza una parte del corpo di Silvia che non rispecchia i canoni di magrezza e che LEI nasconderebbe.

Ecco dove sta il punto: la mamma tende a proiettare i SUOI desideri, le SUE aspettative e le SUE convinzioni sulla figlia. Questo lo facciamo un po’ tutti noi genitori, chi più e chi meno; siamo fermi sulle nostre idee e siamo certi di fare il bene dei nostri figli dicendo loro chi devono essere, come devono comportarsi e cosa provare di fronte al mondo, ma così facendo imprimiamo in loro quello che pensiamo noi. E noi siamo noi, con le nostre storie, le nostre paure e i nostri gusti personali; i nostri figli sono un’altra cosa, pensano a modo loro e vogliono vivere secondo i loro valori!

Chissà se anche per te è stato così, se ancora oggi ti porti dietro le conseguenze di ciò che hai vissuto da piccola, se con i tuoi figli sei la fotocopia della tua mamma brontolona o se invece sei riuscita a tirare fuori la parte di te che ti serve per essere la mamma che vuoi!

Ti lascio con un’ultima riflessione: sappi che le persone agiscono per ciò che conoscono, si comportano al meglio di come possono fare in quel momento.

Silvia ha lavorato molto sulla sua autostima e l’ha trovata nonostante la sua mamma non le abbia reso le cose semplici. Oggi è una donna molto serena e sicura di sé, non biasima sua madre per quello che le ha detto e che ancora oggi le fa capire tra battutine e sarcasmo. Lei sa che l’ha sempre amata tantissimo, solo che lo esprime così, in un modo non costruttivo.

Quello che sicuramente possiamo fare noi, generazioni più giovani, è informarci e fare il possibile per crescere figli che non debbano sentirsi continuamente sotto esame, per chi sono e per come appaiono. Questo è uno dei valori fondanti dell’ Associazione Curvy Pride- APS: siamo persone, non siamo taglie e non siamo perfette: così come non lo è la mamma di Silvia che ha agito per amore, così come non lo sono io, né tutte voi che state leggendo. Ognuna di noi fa del suo meglio per le sue possibilità e quando c’è bisogno di aiuto, di confronto, di crescita e di unione c’è Curvy Pride.

Fabiana Sacco, Curvy Coach (ed ex mamma brontolona).

Se l’autostima, la crescita personale e la ricerca dei tuoi talenti sono argomenti che ti interessano, non perderti le Zoom di Fabiana: si intitolano I DIFETTI CHE FANNO LA DIFFERENZA e sono appuntamenti mensili gratuiti, liberi a tutti, in cui ci conosciamo e parliamo di noi e ci aiutiamo a superare le difficoltà. Trovi il calendario delle Zoom QUI.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL info@fabianasacco.it FB 
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e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

SONO UN RAGAZZO CURVY E HANNO CALPESTATO LA MIA DIGNITÀ

Riceviamo questa e-mail da un ragazzo che ci ha conosciuti da poco. Ha aperto il suo cuore, raccontando ciò che prova. Lui si definisce curvy e non si sente affatto a disagio per questo, si sente a disagio a causa dei commenti che riceve. Lui pensa “Io sto bene con me stesso, sono sano, ho solo qualche chilo in più e non avrei nessun problema con lo specchio e la bilancia. I problemi me li creano quelli che mi criticano e mi giudicano“. Questo è ciò che ci scrive:

In quest’ultimo periodo ho avuto modo di riflettere sui vari settori della mia vita e non poteva mancare anche una riflessione sul mio aspetto fisico, cosa inevitabile dato che il corpo è ciò che un essere umano esterna di sé ed è la prima cosa che gli altri vedono di noi.
Sono un ragazzo educato, ho sempre rispettato tutti; lavoro per migliorarmi e piacermi. Quando mi guardo allo specchio mi sento a mio agio anche con qualche chilo in più. La palestra, i muscoli sviluppati e gli allenamenti pesanti non mi interessano. Sono fisicamente sano e sto bene così.
Detto ciò, mi rendo conto che c’è chi denigra questo tipo di scelta ed è questo che a me non va.
Io posso scegliere di accettarmi così come sono, nell’anima però soffro se mi sento criticato o qualcuno mi fa notare i miei difetti.

Il momento in cui mi sono sentito peggio è stato quando sono andato a comprare un paio di jeans. Ho chiesto al commesso di consigliarmi un modello che mi stesse bene e sapete che cosa mi ha risposto? “Eh… si vede che ti piace mangiare, hai la pancia!” Non posso spiegare quanto ci sono rimasto male, avevo chiesto solo un paio di pantaloni. Mi sono sentito inguardabile e, a peggiorare il mio imbarazzo, mi sono accorto che le persone che in quel momento erano in negozio si erano girate a fissarmi.

Dopo quella disavventura ho pianto tantissimo! Non ho mai voluto ricevere commenti negativi a causa della mia pancetta. Prima non ci facevo caso ma poi mi sono guardato allo specchio e mi sono visto con gli occhi di chi mi criticava: grosso e malato! Da allora ogni mio pensiero è inquinato da queste critiche. Sono entrato in questo stato mentale e non riesco a uscirne. Ancora oggi, ogni volta che devo comprarmi qualcosa, cerco di fare da solo, ho imparato quali sono le mie taglie e mi arrangio, perché di chiedere ai commessi ho paura.

Un giorno, lo ricordo come fosse ieri, stavo guardando Detto Fatto e l’ospite Elisa D’Ospina ha parlato di Body Positivity. Questo discorso mi ha incuriosito e ho cominciato a cercare su Internet: aprivo pagine su pagine, mi sono confrontato con delle ragazze (ragazzi invece ne ho trovati pochi) che mi hanno detto di accettarmi come sono e iniziare a volermi bene, che qualche chilo in più non significa essere malati!

A distanza di un po’ di tempo, posso dire che con alcune di queste ragazze siamo diventati anche amici e questo mi ha riempito di gioia, tanto che sto iniziando a piacermi di nuovo anche se ho la pancia, perché i chili non mi definiranno mai come persona.

Per questo amici miei, voglio trasmettere un appello importante, un appello di libertà dell’individuo, chiedendo a tutti di non calpestare il diritto degli altri di essere felici. Cerchiamo di essere gentili e aiutiamoci ad accettarci tutti per ciò che siamo: persone.

Per me è stato molto difficile scrivere questa storia, però credo che esprimere le mie idee possa davvero aiutarmi. Ringrazio due persone in particolare per avermi sostenuto: Francesca Angelo e Fabiana Sacco che mi hanno motivato a non mollare.

E poi soprattutto ringrazio CURVY PRIDE – APS per avermi dato voce attraverso il blog e per esserci. Io sono timido e insicuro, ma l’accoglienza che mi hanno riservato mi scalda il cuore. Grazie.

Ringraziamo le socie e i soci che si prendono cura del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

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INTERVISTA A RAJAE BEZZAZ: LA TAGLIA È SOLO UN’ETICHETTA!

Per la rubrica Curvy Pride Anthology riproponiamo questa intervista alla nostra amica Rajae Bezzaz che ringraziamo di cuore per la disponibilità. Buona lettura!

“Ho cercato con parole semplici di spiegare la complessità della mia anima in un’ intervista attraverso la mia immagine riflessa. Ho accarezzato le mie curve dolcemente con lo sguardo e sono rimasta inconsapevolmente incantata da quello che ho visto attraverso lo specchio, al di là del corpo la vera essenza di me che brilla e traspare attraverso i miei occhi che mi fanno sembrare un’eterna bambina“. Rajae Bezzaz

Rajae Bezzaz intervista

Chi è la donna che vedi nello Specchio? Rajae Bezzaz.

Che donna sei? Una donna estroversa.

Come sei diventata la donna che vedi? Sono solare, nonostante la vita mi abbia riservato delle zone d’ombra.

Cosa ami e cosa odi del tuo passato? Amo la mia infanzia felice e spensierata e odio non averla più.

Ti piaci? Cosa ti piace di te? Mi piacciono il mio naso e il mio sedere che è degno delle mie origini africane.

Cosa cambieresti invece?  Farei una mastoplastica addittiva.

Che rapporto hai con il tuo corpo? Sereno e felice. 🙂

Rajae Bezzaz intervista

E con la bilancia? Anche! I numeri  della bilancia non sono un problema!

Come ci convivi con la taglia? La taglia è solo un’etichetta che non ha nessuna importanza!

Che cos’è la bellezza e quanto è importante per te? La bellezza sono io!

Rajae e il cibo. Il cibo è la benzina della vita…sperimentare qualsiasi cucina è una mia passione!!!

A cosa non sai resistere, non solo a tavola? Ai biscotti fatti in casa e alla torta di mia nonna

A cosa non sai rinunciare? Alla mia estetista!!!!

Cosa piace agli altri di te e cosa piace a te degli altri? I miei occhi sinceri e il mio sorriso e sono attratta dalle stesse caratteristiche.

Quanto conta il giudizio degli altri? Niente.

Cosa ti fa soffrire? L’ingiustizia e l’ignoranza.

Quale aggettivo ti da più fastidio in relazione al tuo corpo? Sciatta.

Uomini e curve. Qual è la retta che li unisce? L’erotismo!

Rajae Bezzaz intervista

Sei felice? Quasi.

Cosa ti rende felice? Riuscire nei miei propositi!

Cosa ti manca per essere felice? Incontrare le persone giuste.

La donna in cui ti rispecchi di più. Madonna.

La canzone a cui ti senti più legata. “Woman no cry” di Bob Marley.

Il film che ami di più. Quello che ho fatto io: “Maschi contro Femmine” di F. Brizzi! Un’esperienza di grande crescita per me!!

La frase che ti racconta. “La bellezza  passa ma rimangono i suoi tratti” (proverbio arabo).

Cosa vedi davanti a te? Il Futuro nelle mani di una donna combattiva.

Di’ qualcosa a te stessa. Sono la Perla dell’Universo supremo e infinito….e magicamente è tutto mio! 🙂

Ringraziamo le socie e i soci che si prendono cura del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

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SIMONA IZZO DAVANTI ALLO SPECCHIO: “RACCONTO A CURVY PRIDE TUTTO QUELLO CHE NON MI HANNO MAI CHIESTO”

Simona Izzo si racconta a Curvy Pride. Davanti allo specchio, senza riflettori e senza trucchi, ci presenta il suo lato più intimo e profondo.

CURVY PRIDE ANTOLOGY: RIPROPONIAMO QUESTO ARTICOLO INTERVISTA DI MARZO 2020 E RINGRAZIAMO DI CUORE SIMONA IZZO PER LA DISPONIBILITÀ, LA SINCERITÀ E LA SIMPATIA.

“Eccomi qui davanti allo specchio. Senza riflettori. Senza copione. Senza trucco. Solo con me stessa. Con le mie curve e con voi che mi leggerete. Provo per una volta a intervistarmi da sola” 

Chi è la donna che vedi nello Specchio? Tutte le donne che ho dentro di me, dipende dal mio stato d’animo: se sono triste non mi guardo allo specchio, quando mi guardo mi sorrido.

Che donna sei? Appassionata.

Come sei diventata la donna che vedi? Vivendo, soffrendo, ridendo e piangendo molto.

Cosa ami e cosa odi del tuo passato? Amo follemente la mia infanzia, circondata da una madre bellissima un padre affascinante e acuto, con una gemella  migliore di me, due sorelle più piccole bellissime -le bambole della mia vita!- Odio il giorno in cui ho compiuto trent’anni: avevo appena divorziato, mi sentivo molto sola, mi aggrappavo a mio figlio come fosse l’albero della vita. Lui mi ha salvata.

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Ti piaci? Non sempre.

Cosa ti piace di te? Le tette, la mia energia psichica -quando ce l’ho- e la tenacia.

Cosa cambieresti invece? I periodi bui, la malinconia che mi attanaglia ogni tanto e le crisi di panico.

Che rapporto hai con il tuo corpo? Difficile, ma ogni tanto ne sono fiera! So di occupare uno spazio scenico e mi impongo con la mia stazza e la mia altezza.

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E con la bilancia?  La frequento tutti i giorni: la sfido, la inganno appoggiandomi al muro, la spizzo, la sbircio, ma non ne potrei fare a meno! Sono bilancia dipendente!

Come ci convivi con la taglia? Detesto i numeri alti, adoro le taglie americane: 12 sta per 46!

Che cos’è la bellezza e quanto è importante per te? Determinante sentirmi in ordine: capelli puliti, faccia appena truccata, manicure e pedicure perfetti; ma non puoi essere a posto sempre, non ho questa ossessione.

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Simona e il cibo. Ho un rapporto discontinuo: a volte mangio in modo compulsivo, altre detesto il cibo. Quando una persona che amo sta male, io smetto di mangiare e bevo solo latte, credo sia una consolazione infantile.

A cosa non sai resistere, non solo a tavola? Ai dolci, alle cotolette, alle patatine fritte, al riso al latte -torna sempre l’infanzia!

A cosa non sai rinunciare? Al latte nel caffè, alle noccioline nei frigobar degli alberghi, al Ciocorì.

Cosa piace agli altri di te e cosa piace a te degli altri? Ho una forte ansia di accettazione, credo che gli altri la percepiscano e ne siano lusingati. Mi piacciono le persone comunicative e odio i musoni, i silenzi ingiustificati, i seduttori volontari, ma anche gli indifferenti e gli avari, sia di tasca che di cuore.

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Quanto conta il giudizio degli altri? Il giusto, ma se hanno un giudizio negativo nei miei confronti cerco di farglielo cambiare.

Cosa ti fa soffrire?  La precarietà del mio lavoro, certe afasie intellettuali, certi assopimenti dell’intelligenza, un deficit dell’attenzione di cui soffro quando mi annoio e quando vengo meno alle aspettative che ho su me stessa.

Quale aggettivo ti da più fastidio in relazione al tuo corpo? Molliccia, perché è una condizione non solo fisica.

Uomini e curve. Qual è la retta che li unisce? Non ci sono geometrie, tanto meno rette, al massimo percorsi ad ostacoli. Ricordiamo che le curve fanno sbandare gli uomini: meglio averle!

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Sei felice? Ogni tanto.

Cosa ti rende felice? Una bella dormita. Una bella mangiata. Una notte d’amore. L’abbraccio di mio figlio, i baci dei miei nipoti e gli occhi di mia madre.

Cosa ti manca per essere felice? A volte tutto…

La donna in cui ti rispecchi di più. La mia gemella Rossella: non tutti hanno il privilegio di avere un doppio a portata di mano e di cuore.

La canzone a cui ti senti più legata. Ci vorrebbe un amico, del mio ex marito.

Il film che ami di più. “Le relazioni pericolose”, perché le relazioni interessanti sono sempre pericolose.

La frase che ti racconta. Un libro di Pavese: “Il mestiere di vivere”.

Cosa vedi davanti a te? Nipoti, amore, marito, film da fare, libri da scrivere. commedie teatrali da ideare e molto altro.

Dì qualcosa a te stessa. Ci penserò domani. Mi piace rimandare, ma non all’infinito. Però se posso spengo la sveglia, il cellulare, abbraccio mio marito e mi dico appunto: ci penserò domani. Come Rossella O’Hara in “Via col vento”!

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