DONNE A TUTTO TONDO: AZZURRA MAZZARA.

Tondo rimanda a qualcosa di perfetto. Pensate solamente al cerchio di Giotto. A tutto tondo indica ciò che può essere visto, osservato e contemplato da tutti i lati e le donne, a partire dalle loro forme fino ad arrivare al loro universo più completo, ne rispecchiano in pieno il concetto. Obiettivi, speranze, sogni, delusioni e amore. Sì, perché l’amore è tondo. Non lo sapevate?

Ospite di oggi: Azzurra Mazzara.

Con mio grande piacere vi presento la prima ospite della rubrica Donne a tutto tondo: Azzurra Mazzara.

Azzurra è una donna dai mille volti e dalle altrettante attività: innanzitutto è una naturopata di professione, diplomata dopo quattro anni di Accademia e vari master. Da un anno collabora con Mister JP, il referente nazionale di un’impresa moda uomo e donna per il Triveneto, e insieme portano avanti vari progetti di sensibilizzazione, come la campagna contro la violenza sulle donne attraverso il progetto Indossare l’arte; e quella relativa alla fibromialgia, affinché venga riconosciuta come malattia invalidante. A questo proposito, a breve Azzurra presenterà al pubblico il suo libro, dal titolo Io fibro anima. Inoltre, è modella curvy e, sempre insieme a Mister JP, anche influencer ufficiale per Pitti Uomo, una delle manifestazioni di moda più importanti d’Italia.

Puoi raccontare a chi ci legge la tua storia e come riesci a conciliare la moda, che ti sta dando molte soddisfazioni, con il tuo lavoro?

Non ho paura di raccontare la mia esperienza molto particolare. Quando ho iniziato con i concorsi di moda e a vincere le fasce nell’estate del 2020, avevo una vita molto agiata con il mio ex marito e questo mi ha permesso di non avere molti pensieri, infatti ho seguito il mio percorso fra eventi shooting e sfilate in tutto il centro nord. Oggi la mia vita è profondamente cambiata: mi sono trasferita e allontanata da quella relazione matrimoniale evidentemente tossica per me e dopo vari periodi di riabilitazione emotiva e psicologica ho potuto ricominciare una vita dove la mia indipendenza economica è iniziata da un lavoro di pulizie professionali. Non mi vergogno affatto di dire che negli ultimi sei mesi, dopo una settimana con la sveglia alle 4:00, affrontando tutti i dolori della fibromialgia, quando nel weekend ci spostavamo per gli eventi in programma, avevo paura di non farcela o di crollare durante una passerella. Mi addormentavo in macchina durante il viaggio di ritorno e spesse volte ho rinunciato all’ultimo a qualche invito per la stanchezza e le pessime condizioni fisiche. Ad oggi sto di nuovo cambiando lavoro, sto conquistando una posizione molto importante che è quella di responsabile di punto vendita all’interno del centro commerciale tra i più grandi di Italia. Oggi ho compreso che qualsiasi sia la mia posizione lavorativa in futuro affronterò tutto con immensa gioia poiché non ci si deve mai montare la testa e bisogna rimanere umili anche se si calcano le passerelle della Milano Fashion Week, o anche se si è invitati in trasmissioni di leva nazionale come ho avuto il piacere di fare. Infine, svolgo la mia attività di naturopata nel weekend collaborando con associazioni o con altre colleghe naturopate e creando eventi a scopo di fare educazione primaria della salute. La mia passione del momento è organizzare piccole gite ed escursioni presso boschi ed alberi monumentali per praticare i bagni di foresta. Insomma, per una persona multipotenziale come me non è facile conciliare i sogni con le bollette. Ma si cerca di fare del proprio meglio!

Secondo te, quanto si ha paura di apparire inadeguati in una società che predica “il bello” a tutti i costi?

Siamo passati dal cerone degli anni ‘50, quando bastava solo un make-up all’avanguardia per essere al top, a trattamenti invalidanti per i quali molti malati di immagine – come li chiamo io – hanno anche rischiato la propria vita. Non dimentichiamo l’adrenocromo, sostanza brevettata nel 1985 dallo scienziato inglese Deryck F. Nata come cura per la schizofrenia e l’epilessia, ha la capacità fortissima di rigenerare il tessuto interno, e per questo molte star di Hollywood ricorrono all’utilizzo di questa sostanza, iniettandola per la modica cifra di 20.000,00 euro. Penso che, per fortuna, le nuove generazioni stiano lentamente assistendo a un cambiamento di passo, per il quale in maniera diretta o indiretta, volontaria o involontaria, tutto il mondo della moda e del fashion si sta avviando verso una realtà più inclusiva.

Ma la strada è ancora lunga e si dovrebbe pensare a un’educazione mirata e progettata che entri nelle scuole e che insegni ai giovani a non identificarsi nei vari modelli sociali che si succedono era dopo era.

Per quello che mi riguarda, non mi sono mai preoccupata del mio aspetto fisico che, se devo essere sincera, non è mai stato un problema. Fin da bambina fortunatamente non sono mai stata oggetto di bullismo e non ho mai sofferto di un’obesità grave. Non mi sono mai sentita brutta anzi sono sempre stata consapevole di essere una gran bella ragazza. Una cosa che invece mi ha sicuramente molto segnata è stata la violenza sessuale che ho subito all’età di 5 anni che, sommata a un padre assente fin dalla nascita, ha comportato delle problematiche psicologiche che ho dovuto affrontare sin dall’adolescenza. Sono convinta che già da bambini possa essere molto utile avere delle nozioni di base di lavoro sull’Io e sulla conoscenza del sé, cosa che con me ha fatto veramente la differenza e mi ha aiutata a superare tutte le mie problematiche.

Nel mondo della moda e dello spettacolo, e non solo, le donne sono da sempre bersaglio di commenti negativi, specialmente se si tratta di curvy. Secondo te, perché?

Con questa domanda andiamo a nozze poiché io sono una fortissima sostenitrice della filosofia di ESHO FUNI, ovvero la non dualità tra vita e ambiente, concetto che ho studiato e approfondito nei miei 15 anni di pratica buddista. Questo principio asserisce che più la tua fragranza interna sarà mantenuta e più gli eventi esterni saranno favorevoli, tanto da farti sentire protetta. In altre parole potremmo dire che coltivando internamente un equilibrio tra desideri terreni e illusioni mentali – compresa quella che vi siano persone migliori o peggiori di noi – possiamo godere di abbondanza di buone relazioni. Se, al contrario, dentro di noi coltiviamo rabbia, invidia, collera, l’ambiente risponderà facendo da specchio e restituendoci una realtà che risuona alla stessa frequenza che stiamo emanando in quel momento.

Credo di aver risposto alla domanda, ma vorrei aggiungere che per ovviare al problema degli insulti e della cattiveria che spesso si abbatte soprattutto su noi modelle curvy, sia urgentemente necessario creare un’inversione di marcia rispetto a ciò che stiamo vedendo proprio nell’ambito delle aspiranti modelle curvy o emergenti. Non dirò la solita banalità per cui se ci si espone, per forza di cose si è criticati. È un luogo comune. Anche sostenere che ci saranno sempre persone che giudicheranno, non è una consolazione e non porta nessuna soluzione al problema dei commenti negativi. Ciò che invece potrebbe fare la differenza è assolutamente una rivalutazione di noi stessi e questo è possibile mettendosi sempre in gioco, avendo l’umiltà di accettare che ci sono persone che hanno sempre da insegnare e imparare a seguire i modelli che sono più in alto di noi. La domanda è: quale modello voglio seguire? Ma soprattutto che messaggio voglio far passare di me? La comunicazione non verbale in uno scatto è tutto. Da una piccola smorfia o un movimento leggermente diverso può passare in un attimo il messaggio da: guardate come sono professionale a guardate come sono in cerca di apprezzamenti. Quindi ad ognuno la propria ricerca. Va bene tutto. Basta avere le idee chiare.

Hai anticipato la mia prossima domanda! Spesso le donne sono anche esclusivamente oggetto di marketing. Quanto è importante la consapevolezza nel mostrarsi e quanto conta il proprio atteggiamento per il raggiungimento degli obiettivi prefissati?

Appunto, abbiamo parlato di atteggiamento e come sia importante essere consapevoli di come usare il linguaggio del corpo per comunicare.

Per rispondere a questa domanda vorrei lasciare qualche consiglio.

Il primo è approcciarsi al mondo curvy come alla scoperta di un sé nuovo e sacro, come se si entrasse in un luogo di cui non sappiamo niente, un tempio, e far sì che lo scopo di questo viaggio non sia colmare le insicurezze attraverso il bisogno di riconoscimento da parte degli altri, bensì che il viaggio sia la scoperta del proprio valore e della propria unicità. Solo così a mio avviso si può andare lontano, altrimenti ci si brucia in uno o due anni e si rischia di attrarre solo ostilità dai colleghi e dagli addetti ai lavori o di rimanere mediocri nel mondo della moda. L’altro consiglio che mi sento di dare è quello di lasciare il nudo fai da te, i selfie, e le strade improbabili dei contest on line – spesso alcuni sono vere e proprie gare a chi mostra più oscenità. Non considerarli nemmeno come ultima spiaggia, poiché è proprio questo atteggiamento che porta a una svalorizzazione della donna. Un mio amico un giorno mi disse: “Ognuno mostra ciò che vuole vendere”. Purtroppo, sempre più frequentemente assisto a vere e proprie svendite di autostima e self confidence. Per questo è necessario, visto che non esiste al momento un’Accademia di sole modelle curvy, fare un percorso di studio autodidatta per educarci in primis da sole su cosa voglia dire portare valore alla propria persona attraverso l’immagine, il portamento, la ricerca dello stile. Non dico che le aspiranti modelle debbano conoscere tutti i nomi degli stilisti curvy in Italia, la descrizione in gergo delle stoffe e dei capi di abbigliamento, o cosa voglia dire armocromia e fashion design, ma almeno avere una visione generale sulla moda, sì. Altrimenti che modelle siamo? Neanche Chiara Ferragni, una delle più note influencer a livello mondiale, da principio sapeva come definire i capi che osservava alle sfilate della Parigi fashion week, adesso… è lei che insegna! Quindi ben venga chi segue blog di moda, chi si appassiona e studia, chi ricerca le news della nostra contemporaneità. Riguardo alla vendita della propria immagine sarà necessario scindere le richieste giuste da quelle di mercato e saper scegliere sempre quelle più professionali. Un lavoro professionale può essere svolto anche a livello dilettantistico, ad esempio la sfilata di paese può essere un allenamento e fungere da trampolino se è organizzata in modo professionale. Quindi non è necessario arrovellarsi il cervello per sparare in alto, puntiamo innanzitutto a creare un flusso di professionalità e valore. Last but not least mi sento di consigliare di far conoscere un proprio talento, una propria capacità oppure progetto/sogno in contesti di valore – certificati attraverso enti culturali – come eventi benefit, raccolta fondi, sensibilizzazione.

Gli argomenti su cui lavorare sono talmente tanti e a volte inflazionati – vedi la violenza sulle donne o il bodypositive – che si potrebbe stare qui fino a domani. Questo si riaggancia al secondo punto. Quindi va bene il calendario curvy, ma attenzione che non sia quello da mettere in officina, perché la linea è sottilissima.

Oltre tutto quello che hai raccontato, hai un messaggio a cui tieni particolarmente che ci vuoi donare?

Darsi un valore! Dopo un’accurata ricerca interiore, trovare questo valore e porlo in alto come fosse l’asticella sotto la quale non scendere mai.

FINE

Se volete, potete contattare Azzurra Mazzara ai seguenti indirizzi: Facebook ; pagina fb Naturopata Mazzara ; instagram; e-mail

Ringrazio moltissimo Azzurra per la sincerità e la disponibilità avute nel rispondere alle mie domande. Per la semplicità con la quale si è raccontata, senza remore e senza tralasciare anche importanti e negativi eventi personali. Grazie.

Questa chiacchierata mi ha fornito numerosi spunti per nuovi argomenti da approfondire in seguito: come relazioni tossiche, l’importanza di raggiungere una giusta indipendenza economica, quanto può aiutare il supporto psicologico e quanto il trovare veri amori e sincere amicizie. Per il momento spero di poter avere ancora ospite Azzurra, per parlare con lei di naturopatia. Argomento per me molto interessante che, sono certa, potrà piacere anche alle lettrici della rubrica.

La vera libertà è essere quelle che siamo. Sempre.

Per essere la protagonista del prossimo articolo SCRIVIMI QUI

Sono nata nel 1968 – contate in silenzio – a Roma.
Mi muovo esclusivamente con i mezzi pubblici perché non guido e non potrei mai vivere senza Trastevere, il Colosseo, le stupende fontane della Capitale e i fastidiosi sampietrini.
Da che ho memoria ho riempito di scarabocchi tutto ciò che ho avuto la fortuna, o la sfortuna fate un po’ voi, di avere a portata di mano: dal muro di casa dietro il divano del soggiorno (avevo quattro anni), a ritagli di carta, quaderni e diari. Da allora è stato un susseguirsi di poesie, racconti, romanzi e favole per bambini, il tutto condito da premi, pubblicazioni e gratificazioni varie.
Golosa di dolci e di emozioni. Amante di viaggi e fotografie. Adoro Vasco e i Queen… sì, lo so che sono agli antipodi, ma così è!
Se vuoi contattarmi in privato, scrivimi qui: cristiana.ian@libero.it

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DONNE A TUTTO TONDO: BUON GUSTO, BUONSENSO E STILE

Tondo rimanda a qualcosa di perfetto. Pensate solamente al cerchio di Giotto. A tutto tondo indica ciò che può essere visto, osservato e contemplato da tutti i lati e le donne, a partire dalle loro forme fino ad arrivare al loro universo più completo, ne rispecchiano in pieno il concetto. Obiettivi, speranze, sogni, delusioni e amore. Sì, perché l’amore è tondo. Non lo sapevate?

BUON GUSTO, BUONSENSO E STILE

Viviamo in un mondo ricco di straordinari contrasti naturali e, al contempo, ci ritroviamo bombardati da continue scelte estetiche, più o meno opinabili, e mi chiedo se siamo in grado di rispondere alle semplici domande: Cosa è il buon gusto?Cosa è il bello? Non è facile. Da sempre i filosofi hanno fornito teorie circa la natura del bello, dal punto di vista soggettivo e oggettivo, scontrandosi spesso contro il muro di uno specifico dubbio, ovvero se la bellezza possa essere imputata a fattori personali o collettivi. Abbiamo tutti la capacità di cogliere il bello o è prerogativa di pochi? Bello, cosa vuol dire?

I canoni estetici non sono sempre gli stessi e dipendono molto spesso dalla relazione con il periodo in cui vi vive. A chi non è mai successo di riguardare le foto di decenni passati e provare un attimo di sconcerto, misto a un senso di orripilante consapevolezza. Ma… veramente, io, andavo vestita in quel modo improponibile?

Capelli cotonati anni ’80-Autore Cottonbro

Dal momento che le differenti culture e l’alternarsi dei periodi producono, amano, coltivano un proprio senso estetico, ne conviene che la concezione del bello risulta essere relativo all’esclusivo momento preso in considerazione. Rousseau nell’Emilio asseriva che tutto ciò che gli esseri umani fanno è il risultato di ciò a cui essi sono stati educati. Soprattutto in campo artistico ci è stato insegnato che le prospettive, le giuste geometrie, le curve e i colori, quando sono in perfetto equilibrio forniscono l’idea del bello.

Venere di Milo-Autore Thiago Oliveira

Un accordo universale, quindi, un ideale condiviso e concepito da tutti nello stesso modo. Ed è questo a cui tutti facciamo riferimento, consapevolmente o meno, quando siamo chiamati a dare un giudizio estetico: ci riferiamo a perfetti canoni stabiliti per opere d’arte, altrettanto perfette. Ma se consideriamo che le comunità sono costituite da individui differenti, con culture e prospettive differenti, allora bisognerebbe guardare oltre il puro senso estetico per vedere tutto il resto. Avere la sensibilità per cogliere le differenze vuol dire essere aperti alla conoscenza.

Pedine-dal Web

Attualmente trovo che nella moda il gusto sia diventato, forse lo è sempre stato, una sottile arma sociale che trasforma tutto in un segno distintivo e di appartenenza. Da questo nasce, tramite il marketing e la pubblicità, il desiderio di avere per poter essere. Iniziamo dapprima a identificarci con un modello per poi comunicarlo a noi stessi e dopo agli altri. Il buonsenso dovrebbe fare da mediatore e guidarci nella scelta di abiti e accessori. Non è tanto importante il coprirsi, anche se ha un suo perché, quanto il coprirsi bene, ovvero il valorizzarsi. Il sapersi valorizzare. Non è vero che tutti possono fare tutto o indossare tutto, è più vero che ognuno di noi può indossare ciò che ci fa sentire a nostro agio, ciò che ci dona di più, nascondendo i difetti che, sia chiaro, abbiamo tutti. Nessuno escluso. Via libera, dunque, alla libertà di essere sé stessi, ma attenzione alle cadute di stile che sono dietro l’angolo.

Amo il lusso. Esso non giace nella ricchezza e nel fasto ma nell’assenza della volgarità. Così diceva la grande Chanel.

Lusso e comodità – Autore Arthouse Studio

E la volgarità mal si sposa con il buongusto. Va bene seguire la moda, ma con stile, appunto. E veniamo al punto importante di questo mio articolo.

Il fulcro del discorso siamo sempre noi e non l’abito che indossiamo o che non indossiamo affatto. Il corpo nudo non è un oltraggio, ma quando viene mercificato e sfruttato per ragioni commerciali bisogna tener conto che il fine ultimo è solo per il bene di una società fin troppo consumistica. Questo, le donne, lo sanno? Per una ormai nota strategia di mercato, il corpo delle donne vende bene qualsiasi prodotto che non c’entra nulla con alcun corpo e mi chiedo se le donne si sentono veramente libere a mettersi in mostra? Di solito, sono proprio loro a usare il proprio corpo e la riflessione verte principalmente su cosa e come ognuno di noi comunica ciò che vuole. Siamo certe di non essere state indotte a mostrare? Certe che sia sempre una scelta autonoma e determinata?

Utilizzare il proprio corpo con consapevolezza è voler trasmettere un messaggio; lo sfruttamento dell’immagine – che non diventa mai idea – esiste, invece, quando il corpo viene usato come strada facile per avere un consenso o una lista infinita di like. Quando si usa il proprio corpo solo per un guadagno senza pensare all’idea che si vuole trasmettere, quella è mercificazione. Il corpo diventa oggetto. Il nudo è espressione di sé stessi, ma solo quando è scevro da ammiccamenti, altrimenti non è né elegante né puro e l’intenzione è solo la provocazione. La provocazione fine a se stessa può essere considerata un messaggio? Se sì, quale?

Quando mi sono prestata a partecipare alla campagna fotografica di Poso perché, l’ho fatto sostenendo che, per me, mostrarsi non vuol dire mettersi in mostra. Mi sono divertita, mi sono messa alla prova e dietro quel progetto c’era l’idea di far sentire ogni donna bene con se stessa. Con un vestito lungo o con una minigonna. Personalmente ritengo che cercare solo consensi voglia dire comunicare qualcosa esclusivamente a se stessi e, aggiungo, per il motivo sbagliato. Non mi piace che passi sempre il messaggio che si è qualcuno solo per i like che si ricevono sui siti social, di qualsiasi genere siano, e che tutto questo venga sbandierato come libertà di scelta.

Siamo proprio sicure che sia una vera conquista di libertà?

Manifesti e libertà –  Autore Karolina Grabowska

La vera libertà è essere quelle che siamo. Sempre.

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Sono nata nel 1968 – contate in silenzio – a Roma.
Mi muovo esclusivamente con i mezzi pubblici perché non guido e non potrei mai vivere senza Trastevere, il Colosseo, le stupende fontane della Capitale e i fastidiosi sampietrini.
Da che ho memoria ho riempito di scarabocchi tutto ciò che ho avuto la fortuna, o la sfortuna fate un po’ voi, di avere a portata di mano: dal muro di casa dietro il divano del soggiorno (avevo quattro anni), a ritagli di carta, quaderni e diari. Da allora è stato un susseguirsi di poesie, racconti, romanzi e favole per bambini, il tutto condito da premi, pubblicazioni e gratificazioni varie.
Golosa di dolci e di emozioni. Amante di viaggi e fotografie. Adoro Vasco e i Queen… sì, lo so che sono agli antipodi, ma così è!
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HENRI MATISSE AMAVA LE CURVY!

La produzione del pittore degli anni venti Henri Matisse affronta un tema figurativo di grande suggestione e sperimentato in numerose varianti: quello dell’odalisca. È la sublimazione di un’immagine erotica ed esotica che ritorna dal viaggio in Marocco, a Tangeri, e conferma la grande empatia di Matisse per la civiltà araba.

Le odalische di Matisse sono donne dalla compattezza statuaria, sinuose, spesso distese, più raramente in piedi, ma sempre come sprofondate in un’attesa senza tempo. Per dipingerle l’artista allestiva nel suo atelier di Nizza una sorta di  piccolo palcoscenico, una specie di harem in miniatura dove le formose modelle erano, di volta in volta, circondate da arazzi, tappeti, tessuti e paraventi orientaleggianti. Gli interni erano sempre diversi e i colori sempre smaglianti.

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Grazie a tutte le persone che dedicano il loro tempo alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

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Irene Pignatelli, laureata in Lettere Antiche, specializzata in Archeologia Classica presso l’Università Sapienza di Roma, ha seguito il corso di perfezionamento in Arte Paleocristiana presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, ha superato l’esame del corso di specializzazione in didattica museale e generale.
Dopo aver condotto e progettato attività divulgative in ambito storico artistico per vari enti culturali, scritto articoli su riviste specializzate in arte antica, lavora come Responsabile dei Servizi Aggiuntivi per la Società Cooperativa Culture per i Musei del Sistema Musei Civici nelle sedi dei Musei Capitolini e Centrale Montemartini di Roma, come Responsabile delle attività didattiche per adulti per l’Azienda Speciale Palaexpo e Responsabile di Progetti Speciali di Roma Capitale finalizzati alla valorizzazione di sedi museali e aree archeologiche del territorio. ♥

 

 

 

 

VOCE DEL VERBO DIS – FUNZIONALE

Con la parola disfunzionale si intende ciò che non corrisponde ai propri compiti o fini. Io direi più ciò che fa male. Esistono rapporti che ci causano ferite indelebili. I momenti difficili e i periodi dolorosi ci fanno cambiare. In questa rubrica vi racconterò alcune storie di vita di chi, in qualche modo, ce l’ha fatta.

La storia di Sonia e Cristina

“C’era una volta…” di solito le storie che hanno un lieto fine cominciano in questo modo. Peccato che non sempre finisca così, soprattutto nella realtà; o magari finisce bene ma attraversando momenti difficili. Di solito le personalità fragili si dividono in due categorie: quelle che con la loro fragilità si ergono a carnefici, cercando di emergere facendosi forti sugli altri, e quelle che per non essere escluse risultano vittime, fingendo di essere felici a essere bullizzate poiché vedono in quel momento un “avvicinamento” al branco.

Cristina era una ragazzina timida, molto timida, con una personalità fragile, come tutti; ognuno di noi ha delle fragilità più o meno palesate. Faceva la terza liceo quando la conobbi, aveva fatto il biennio in un’altra scuola e ad ottobre inoltrato si era unita alla mia classe. Non so se fu questo suo arrivare a percorso di studi già avviato che la mise automaticamente nell’occhio del ciclone di Sonia, oppure la sua personalità introversa.

Sonia era la classica bulla, una bulla bellissima, di status sociale alto. Negli anni ragionai sul fatto che probabilmente non aveva una famiglia felice alle spalle, perché sempre nella famiglia vanno ritrovati gli atteggiamenti disfunzionali che un adolescente apprende. Magari era troppo vista o magari lo era troppo poco, con la conseguente tendenza di farsi notare maltrattando chi era più debole o non riusciva a tirare fuori il carattere. D’altronde, davanti a tanti altri ragazzini che fanno branco prendendo come esempio il carattere forte dell’Alfa, a quell’età non è per niente facile farsi vedere forti.

Sonia maltrattava Cristina in maniera tremendamente cattiva. Davvero troppo cattiva per una ragazza di 15 anni. Non c’era occasione in cui non volassero dalla sua bocca commenti poco carini tipo: “Ecco la sfigata! Ma l’avete vista? Con quei capelli slavati e quei pantaloni bruttissimi! Io non la voglio in squadra con noi, sicuramente ci fa perdere”.

Immagine liberamente presa da Google

In tre anni di liceo non ricordo di aver mai visto Cristina sorridere. Era sempre sola, sedeva tra i primi banchi ai lati dell’aula perché erano gli unici che le lasciavano. Sonia le rubava le merendine o faceva in modo di farlo fare ad altre compagne del branco che pur di avere la sua approvazione facevano tutto quello che lei diceva.

Un giorno, a lezione di inglese, il disastro.

Sonia stava masticando una gomma ed era seduta proprio nel banco dietro a Cristina. In un momento in cui l’insegnante stava scrivendo i tempi verbali alla lavagna, le lanciò tra i capelli la gomma masticata. Cristina se ne accorse solo all’intervallo. I suoi occhi sono tuttora scolpiti nella mia mente: avevano un’espressione triste, lo sguardo abbassato pieno di vergona, come se fosse colpa sua, come se meritasse quella gomma masticata, come se meritasse quelle offese, meritasse di essere lasciata sola.

Ho sempre cercato di andare contro a queste dinamiche. Non volevo essere testimone silenziosa di queste situazioni. Non volevo lasciare Cristina da sola, ma ero una ragazzina anch’io, non avevo il carattere che ho oggi. Sapevo benissimo che se mi fossi avvicinata a Cristina, Sonia avrebbe emarginato anche me. Volevo cercare di rimanere in bilico tra due situazioni, come un funambulo su una corda, volevo mantenere in equilibrio due mondi che non avrebbero mai potuto convivere. Nel momento in cui mi avvicinai a Cristina mi resi conto che i miei timori erano fondati perché fui immediatamente esclusa da Sonia e dal BRANCO.

Due mondi così diversi non potevano coesistere. Ne presi coscienza e capii che nella mia vita non volevo avere a che fare con personaggi come Sonia, che era per me qualcosa di non funzionale che mi avrebbe fatto soltanto del male.

A quel tempo ero un soggetto sensibile. Le persone sensibili spesso sono anche plasmabili e manipolabili. Anche se sono diventata adulta, a tratti lo sono ancora. Quando non riesco a tollerare una situazione accumulo rabbia. Per certi versi è un problema, perché devo trovare il modo per scaricarla, ma per altri è la mia salvezza, perché mi spinge a prendere posizione e ad agire. Infatti fu proprio quella rabbia che mi salvò dal diventare una persona di cui mi sarei sempre pentita. Quella presa di posizione fu la scelta migliore: Cristina diventò la mia migliore amica. Grazie a lei e alla sua sua amicizia sviluppai la mia vera natura di protezione verso me stessa.

Ringraziamo tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

Nata sotto il segno dei gemelli, Valentina ama tutto ciò che è passione allo stato puro. Le piace mettersi in gioco ed è appassionata di scrittura.
Laureata in comunicazione pubblicitaria, ha nel cassetto un libro che vorrebbe pubblicare.
Una delle sue passioni è parlare con gli sconosciuti, ascoltare le loro storie e sapere cosa li ha portati lì in quel momento.
Si definisce “Reporter di vite”, ed è proprio quello che fa attraverso il nostro Curvy Pride Blog.

HO CERCATO L’INCLUSIONE A MAREDAMARE 2023 PER UNA MODA ALLA PORTATA DI TUTTE LE FISICITÀ

Ciao, sono Martina! Come vi avevo anticipato QUI, ho visitato MAREDAMARE che si è tenuta dal 23 al 25 Luglio a Firenze. Il mio scopo era trovare per voi i modelli e i brand più inclusivi della fiera: ecco quello che ho visto! Ho varcato la soglia e sono stata travolta da un’ondata di colori: la facevano da padroni le fantasie tribali ed afro sui toni del beige/marrone/arancione, i colori tropicali, i costumi a tinte piene richiamavano invece le geometrie anni ’60-’70.

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