Percorso Home Fitness

Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeh uno due tre quattro, uno due tre quattro, su le gambe, su le gambe e uno due tre quattro!
Alzi la mano chi in quarantena si è lanciato nell’home fitness.
Chi perché in crisi per la chiusura delle palestre, chi perché preso dal sacro furore di muoversi, chi perché ha capito che forse l’impepata di cozze a giorni alterni non è che facesse poi tanto bene.

Pure io ci son finita dentro. E’ partita prima con mio marito che già si allenava di suo, così tanto per fare qualcosa insieme, alzando un po’ di pesi.
Poi la noia, le gnocche fotoniche su instagram che ti scorrono in bacheca ogni giorno e lo shopping on line…ed ecco che ora in camera ho step idraulico, mini cyclette, tappetino yoga e vogatore.

Precisiamo una cosa: se siete un po’ pesaculo come me, non è facilissimo approcciarsi all’home fitness. Perché siamo dei pessimi coach di noi stessi, ci diamo le pausette premio di più minuti rispetto al dovuto, gli sconti ripetizione… Non siamo severi abbastanza.
Non possiamo paragonarci ad un personal trainer e non possiamo pretendere di avere la qualità di una palestra vera.
Ma se affrontiamo il tutto con il giusto atteggiamento mentale, ce la si può fare anche così ad ottenere dei buoni risultati.

La quarantena ha anche aiutato, perché ogni 15 minuti qualche influencer era in diretta a fare la sua routine fitness, quindi non ti sentivi solo.
Poi il vantaggio di non aver sguardi di commiserazione da parte di altri utenti della palestra è un incentivo.
Ma come dicevo, serve forza di volontà.
E’ tutta una questione di approccio mentale, se pensate di stare in pigiama e ciabatte per allenarvi potete anche tornare a letto, non avrete risultati.
Dovete invece ingannare il vostro cervello, vestirvi come se doveste andare davvero in palestra. Togliere distrazioni di tv e cellulare e focalizzarvi sul movimento e sull’esercizio da fare.

E’ un percorso lungo (mai lungo quanto mantenere la posizione durante il plank) ma se vi ci mettete di impegno ne gioverete sicuramente! Vi sentirete pieni di energia e magari, perchè no, perderete anche qualche chiletto.

Ce la sto facendo pure io, il che è tutto dire!

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, spronando ad apprezzare la propria fisicità ed unicità, prendendosi cura di se stessi e valorizzandosi.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Armocromia, Benessere e bellezza nei colori

“Vivere una vita a colori è il segreto della felicità” è il motto che mi porto a dietro dal 2014, dalla nascita del mio primo figlio. Il diventare madre mi ha reso la vita a colori nel vero senso della parola: dal grigio, al giallo, al rosso, ogni sfumatura è un’emozione così come trattano nei libri illustrati dei bambini.

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I colori si possono studiare per svariati argomenti come la cromoterapia o l’armocromia.

Nella CROMOTERAPIA si può imparare come alcuni colori abbinati alla luce possano avere effetti curativi sulla salute e influenzare per fino la guarigione o il miglioramento in una patologia (associato ad una buona dieta).

Nell’abbigliamento possiamo indossare un determinato colore per darci energia o migliorare l’umore.

Nelle pareti di casa si possono giocare con vari colori in base alla disposizioni delle stanze e a come si vivono.  Il verde trasmette calma ed è tranquillizzante può essere indicato in camera da letto ma anche in un salotto, magari accompagnato da quadri con mare e barche.

Ogni Colore è associato ad un’emozione, avere la possibilità di dedicare una parete a stanza ai colori principali ci può permettere di fare “un bagno di colore” quando lo si necessità. Il giallo è un colore allegro e può mettere felicità non solo a chi lo indossa ma a chi si ha di fronte.

Nell’AMOCROMIA applicata al beauty e allo shopping invece dobbiamo valutarci oggettivamente (un colore ci sta bene o ci piace semplicemente? lo usiamo come confort-zone o perchè ci valorizza?) lasciando da parte il nostro gusto.

Le caratteristiche dei colori da valutare nel corso dell’analisi sono quattro:  sottotono, valore, contrasto e intensità divise in 4 stagioni: Primavera e Autunno – caratterizzate da colori caldi – Estate e Inverno, con sfumature fredde. Ogni palette comprende quasi tutti i colori, ma con caratteristiche personalizzate (più opache o brillanti).

La regola principale è: scegliere in base alla pelle, agli occhi e al colore naturale dei capelli. A chi staranno bene colori caldi ha incarnato avorio/pesca o ambrato e si abbronza facilmente. Viceversa chi ha colori freddi ha la pelle tipicamente rosata, che si scotta al sole oppure anche olivastra, che in estate si abbronza, ma in inverno diventa grigiastra”.

Identificare la nostra palette di colori è fondamentale nella scelta di abiti e accessori, ma anche di capelli e make-up, per creare un fantastico senso di armonia e di bellezza.

Avete presente quando vi fanno tanti complimenti, ma in realtà non avete fatto nulla in particolare? Magari indossate semplicemente un colore che vi illumina (e che non accentua occhiaie o altre macchie)!

Vi ho messo curiosità? continua….

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Il presente articolo è stato scritto dalla socia Valentina Parenti che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 


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Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma.

Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

contatti: parentivalentina85@gmail.com o qui

Familiari in Affitto

 

Nel 2015 uscì una commedia grottesca intitolata ” The Wedding ringer – un testimone in affitto“. La trama racconta che, rendendosi conto di non avere amici ne incarica alcuni pagandoli.

Tempo fa mi aveva fatto sorridere credendo che fosse qualcosa di improbabile.

Oggi mi viene spontaneo domandarvi: prendereste una sorella in affitto? un marito? una madre? una zia? un cugino?

E’ possibile che le relazioni umane siano fondate sul dare-avere (dare se si riceve qualcosa in cambio) e che ogni legame di sangue non sia scontato ma che debba essere remunerato?

FAMILIARI IN AFFITTO

Certo se ti chiedo AIUTO non sei costretto a dirmi di si, ma nel momento in cui ti assumi la responsabilità è corretto tirarsi indietro o rinfacciarlo? o perfino pretendere una tariffa?

Forse tra un mese, un anno avrai bisogno tu e io sarò li a porgerti la mano… (o la fattura?)

In famiglia ci si aiuta, dicevano… ma non è scontato nemmeno questo. Siamo però consapevoli delle nostre scelte e assumiamoci la responsabilità delle tali senza trovare pretesti futuri per litigare.

Vi chiederete se il caldo di questi giorni mi ha fatto passare la lucidità ponendovi domande che probabilmente non ci avevate pensato. Be nemmeno io fino a poco tempo fa.

Non voglio in questo articolo parlare male di qualcuno nello specifico della mia famiglia e quindi farla/o passare in cattiva luce ma vorrei creare un motivo di riflessione non solo per me ma per chi legge.

Si danno per scontate tante cose, spesso smettiamo di coccolare o coltivare l’amore di coppia, di dire ad un genitore che gli vogliamo bene, a fare una carezza a un nonno sapendo che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo.

Diamo per scontato quindi .. che se i cognati diventano genitori allora siamo a nostra volta zii, diamo per scontato che se nostra madre mette al mondo un’altra creatura sia nostra sorella o fratello. Ci hanno insegnato che è cosi, ma lo è davvero?

In verità è molto più complesso ma credo che se c’è amore incondizionato e privo di gelosie nate da paragoni inesistenti perchè ognuno di noi è un individuo con sogni, gusti e vissuti diversi si possa vivere in armonia.

Ruoli importanti hanno i compagni/e esterne al nucleo famigliare di sangue che dovrebbero stare al loro posto piuttosto che spargere zizzanie in famiglie.

Io sono vissuta felice di avere una sorella, ho giocato e dormito a casa delle cugine con gli zii, e a casa dei nonni senza pagare una quota; senza dover affittare i parenti. Sogno la stessa cosa per i miei figli, è chiedere troppo?

 

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Il presente articolo è stato scritto dalla socia Valentina Parenti che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.


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Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma.

Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

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Non so urlare

A volte nasce con alcune persone una sintonia tale che sembra di essere amici da sempre. Di essere cresciuti insieme, tanto da finire a confidarsi i segreti più profondi, le paure più nascoste. Quando sono stata testimone di queste parole, ho provato sentimenti contrastanti: la voglia di consolare ma non di compatire. Il desiderio di dire che andrà tutto bene, l’impotenza di non poter far nulla per l’altra. Ma una cosa posso fare, dare voce a lei che la voce non è mai riuscita a trovarla e riportare in queste righe il suo racconto, scrivendolo con il mio stile ma cercando di essere il più fedele possibile a come me lo ha confidato.

Ho ancora il senso di pugno allo stomaco.
Ecco le parole di Giulia (la chiamerò così).

” No, non so urlare.

Non so urlare come dovrei, come vorrei. Eppure il mio corpo ha urlato per anni, tra disturbi alimentari e attacchi di panico. Non so urlare tutta la rabbia che ho dentro.

Non so urlare. E me lo sono fatta andare anche bene, per una ventina d’anni.
Poi oh, il 2020 si vede che è proprio l’annata delle piaghe (ride nervosa *ndr). Perché per una evidente quadratura cosmica di beffa del destino, mi ritrovo dopo tutti questi anni a dover incontrare mio malgrado per lavoro qualcuno che mai avrei voluto vedere e sinceramente non so come reagirò.

Erano i tempi delle medie. Mi ero già fatta gli anni delle elementari tra bullismo vario, ma l’apice è toccato lì. Mi sono ritrovata in classe un compagno pluri ripetente, che oltre a tormentarmi come facevano gli altri, mi mise più volte le mani addosso.
Una volta sulle scale ai piani. Una volta nell’ora di disegno tecnico. Un’altra nell’ora di artistica. La mano sotto la maglietta, sotto la gonna a pieghe.
Mi ricordo benissimo come mi si raggevala il sangue e mi dissociavo in quella frazione di secondo che durava la “palpata distratta” la “toccata rapida”. Il panico che mi pigliava subito dopo e il pianto incontrollato che ne veniva. Le mani che mi tremavano. Le gambe bloccate. In fondo ero una bambina.
MAI, e ripeto MAI una sola volta che qualcuno dei miei compagni abbia detto niente. Branco di omertosi, vigliacchi, menefreghisti. MAI che qualcuno di loro mi abbia difesa. No, figurati, faceva più figo dargli corda ed incoraggiarlo. Però erano bambini anche loro. Speravo negli adulti ma nemmeno il professore di artistica che assistette una volta alla cosa, fece niente in merito. Si voltò dall’altra parte. Succube pure lui di uno studente che se ne approfittava della debolezza dell’insegnante, che gli dava del tu, che lo perculava durante le lezioni, solo perché era grosso di stazza tre volte lui (e dieci me). Noi invece tutti buoni ad alzarci in piedi e salutare quando entrava il prof (tutti tranne LUI).

E io?

Zitta, impaurita, un incubo recarmi a scuola ogni giorno. Mi coglieva la nausea ogni mattina, fingevo di avere influenza, febbre, qualsiasi cosa pur di non andare. Ma volevo anche essere una brava figlia e studentessa, mantenere la mia media alta di voti, e quindi non dicevo nulla ed andavo mio malgrado ad affrontare un nuovo giorno. Non volevo dare un dispiacere ai miei genitori. In fondo, in fondo me ne davo anche la colpa. Forse è il mio corpo che attira attenzione, forse ho detto qualcosa di sbagliato, forse sono una sfigata secchiona che se lo merita. O forse era semplicemente uno stronzo?

Tutto questo dovrebbe insegnare che anche la persona apparentemente più allegra e sorridente ha dentro di se tanto dolore, ma soprattutto che gesti e parole segnano la vita di chi ci sta di fronte.
Per lui magari era una ragazzata per farsi figo, per me una ferita mai rimarginata che mi ha segnata per sempre.

Ma un poco di speranza c’è: come ti ho detto ho avuto dei pessimi compagni di scuola. Anni dopo ne ho rivisto uno, che non era neanche tra i miei bulli “affezionati” ma era uno comunque di quelli che incoraggiava il mostro di cui sopra e che non faceva nulla per aiutarmi. Mi ha fermata e mi ha chiesto il mio numero. Sul momento non ho capito come mai ma appena congedato mi arriva un sms: ” scusami se hai tempi di scuola sono stato un po’ cattivo con te. Ho due figlie piccole e non vorrei mai che gli succedesse la stessa cosa che è successa a te, quindi ti chiedo di perdonarmi.”

Ecco, a lui auguro ogni bene per le sue bimbe. Che non abbiano mai da soffrire quello che ho sofferto io. E che abbiano nel caso dei compagni più umani di quelli che ho avuto io.

All’altro invece…non auguro nulla. Gli voglio dedicare la mia futura indifferenza, perché di importanza ne ha avuta fin troppa. “.

Piange Giulia. E piango pure io, e penso a quante altre Giulia ci siano là fuori.

Se hai avuto anche tu esperienze come quella di Giulia e vuoi lasciare la tua testimonianza, Curvy Pride è qui. Non sei sola. Se per anni ti sei tenuta tutto il dolore dentro di te, se questa esperienza traumatica ti ha segnata portandoti a disturbi alimentari e vuoi raccontarci la tua storia contattaci. Noi ci siamo.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

BODY SHAMING, CAPIAMO DAVVERO DI COSA SI TRATTA

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Guardando questa foto sfido chiunque a trattenere un commento, un giudizio, una critica.
Al giorno d’oggi, più che mai, è difficile astenersi dal giudicare, dal dire la propria opinione sugli altri. Diventiamo sempre di più giudici spietati degli altri ma anche di noi stessi senza soffermarci a pensare.

Ma riguardiamo attentamente questa foto.

Soffermiamoci a guardare non due corpi ma due donne. Entrambe in guerra. Con loro stesse, col mondo circostante, col passato, col futuro.

Ognuno di noi dovrebbe non giudicare, non sentenziare, non criticare ma comprendere, ascoltare, se possibile aiutare.

Siamo tutti diversi ma perfettamente e magnificamente unici. Stiamo combattendo tutti una battaglia e nelle guerre di tutti i giorni non abbiamo bisogno di giudici ma solo di affetto.

Educhiamoci all’amore. E questo che dovremmo fare.

In questo articolo voglio provare a fare un po’ di chiarezza su questo e su un fenomeno dilagante del nostro tempo: il body shaming.
L’espressione inglese body shaming che, ormai da qualche tempo, è usata anche nel linguaggio comune di noi italiani, è composta dal sostantivo body ovvero corpo e dal verbo shaming che letteralmente vuol dire “il far vergognare qualcuno”. Ebbe sì, si tratta proprio di, come parafrasa il vocabolario Treccani, “deridere qualcuno per il suo aspetto fisico e per come appare esteriormente”.

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Per quanto questo possa sembrare un comportamento ai limiti dell’umano, offendere l’altro, giudicarlo, deriderlo, è un’usanza talmente diffusa e praticata oggigiorno da prevederne addirittura la creazione di un’espressione di riferimento, appunto body shaming e di coniare un termine per coloro che praticano ciò verso gli altri: haters, letteralmente “ODIATORI”.
Il perché questo avvenga in maniera sempre più accentuata nasconde significati profondi e latenti, che vanno ben oltre il semplice beffeggiare l’altro in maniera goliardica, come avviene da tempi immemori.


Ormai è noto che i canoni estetici imposti dalla società̀ siano diventati sempre più̀ rigidi e, spesso, quando non  rientriamo tra questi, viviamo una sorta di disagio causato dal confronto tra noi e gli altri. Ai continui conflitti che l’essere umano mette in atto quotidianamente contro se stesso e il proprio aspetto fisico dai quali, il più delle volte, esce sconfitto finendo così per ammalare il corpo, si aggiungono, dunque, anche gli altri a contribuire ad ammalare il corpo.
Ci si ritrova, infatti, se diversi, ad essere etichettati, giudicati, offesi con insulti o frasi che ci fanno sentire sbagliati e provare vergogna per noi stessi. Il body shaming è una pratica che ha il fine di far, appunto, vergognare una persona del proprio corpo, ferendone l’autostima e può essere messo in atto attraverso i social, con commenti e prese in giro ad una foto, ma anche nella vita non virtuale, tra i banchi di scuola o nei luoghi di lavoro. È rivolta sia ad uomini che a donne, ma con maggior influenza su queste ultime. Si può considerare una vera e propria sorta di bullismo.
Esistono molti tipi di body Shaming; tra i più diffusi vi è il  Fat Shaming, che prende in giudizio le persone con qualche chilo di troppo o che hanno vere e proprie malattie, come l’obesità̀.
In questo caso, non si parla solo di insulti come, ad esempio, possono essere “cicciona” o “sembri una balena”; ma anche frasi che apparentemente possono sembrare innocue, del tipo “dovresti mangiare meno”, possono gravare sulla psiche e sull’autostima di una persona che soffre di un disagio.
Opposto al Fat Shaming vi è il Thin Shaming che, al contempo giudica le persone considerate troppo magre, fissate per lo sport, attenti alla dieta che, anche in questo caso, talvolta presentano già veri e propri disturbi alimentari e indi per cui i giudizi altrui contribuiscono ad accentuare il disagio.


E’ considerato body shaming, qualsiasi tipo di commento, frecciatina, constatazione fatta verso l’altro con lo scopo di accentuare e far provare vergogna per un lato esteriore.
Basti pensare a chi ha parti del corpo considerate non consone ai canoni estetici e a quante volte ci è capitato di sentire espressioni come “orecchie a sventola”, “che nasone”, “sembri una rana” volte a giudicare parti del corpo particolarmente pronunciate di un individuo.
Talvolta, quindi, ignari delle sofferenze e dei disagi che attraversa l’altro, pratichiamo body shaming non intenzionalmente, non curanti che frasi apparentemente innocue o beffarde possano ferire l’altro.
Il body shaming, quello mirato e volto a ferire l’altro, è un fenomeno molto diffuso, soprattutto sul web. Coloro che praticano ciò, gli haters, molto spesso soffrono essi stessi di particolari disagi e sfogano la rabbia repressa verso gli altri, senza tenere conto della sofferenza altrui.
Non vi è, purtroppo, un metodo specifico per porre fine a questo meccanismo ma possiamo educare fin da piccoli ad una piena consapevolezza di sé stessi e degli altri, educare al rispetto delle diversità, attuare tecniche per accrescere l’autostima e cercare, cosi, da grandi di non essere trascinati in certi circoli viziosi.
Possiamo imparare quindi a proteggerci da certi commenti e a scindere il giudizio altrui dalla realtà oggettiva consapevoli che tutti possono esserne “vittima” e che, molto spesso, i giudizi e le critiche pervengono da persone poco empatiche e che, talvolta, non si rendono conto realmente di ciò che stanno valutando, definendo o giudicando ma giudicano per il mero ed unico fatto di parlare e mettersi in mostra e prevaricale sull’altro. Questo atteggiamento, come detto molto diffuso sul web, volto a giudicare chi si espone mostrandosi attraverso foto o video, dice molto non di chi subisce il giudizio ma su chi giudica. Dietro gli haters, o qualsivoglia i cosiddetti “leoni da tastiera”, ma anche i bulletti del quartiere, molto spesso si nascondono persone sofferenti, ferite, vittime loro stesse di disagi e bisognose d’aiuto.

Nel mio immaginario ideale, vorrei che tutto ciò non fosse più messo in atto. Vorrei che ognuno fosse libero di vivere il proprio corpo e il proprio essere, di mostrarlo e di accettarlo per quello che è, nella propria unicità.

Ahimè, per quanto mi piaccia sognare, so che la strada verso questo mondo utopistico non giudicante, senza haters, aperto alle diversità e senza stereotipi è ancora lunga e tortuosa ma Associazioni come la nostra Curvy Pride che offrono anche community dove ritrovarsi e sentirsi accolti, movimenti di bodypositive e tutte le piccole rivoluzioni messe in atto negli ultimi anni mi fanno ben sperare in un domani migliore verso un mondo “accogliente” e non più giudicante.

 

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Santa Pentangelo che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 

Trentenne single, eterna sognatrice. Innamorata dell’amore e della vita che secondo lei merita di essere vissuta al meglio.
Ci mette sempre il cuore e cerca il lato positivo in tutto ciò che accade!
mail santapentangelo27@gmail.com
@misssemplicementecurvy

IN DUOMO A MILANO PER SOSTENERE LA PLURALITA’ DELLA BELLEZZA

Domenica 25 Febbraio 2018 alle ore 13:00 appuntamento in Duomo a Milano!

Tutte insieme per sostenere la bellezza inclusiva senza imposizioni di taglia, altezza o qualsivoglia canone stereotipato.

Tutte insieme per sostenere l’evento organizzato da Laura Brioschi, modella e influencer che da anni si batte per affermare che CURVY IS NOT A CRIME – migliora sempre te stesso, ma impara ad apprezzarti!

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E l’Associazione Curvy Pride ci sarà!

Parteciperà con gioia e orgoglio a questa splendida iniziativa.

Ma farà anche di più! Da Bologna partirà un gruppo capitanato dalla nostra presidentessa Marianna Lo Preiato per portare di nuovo il CUORE di CURVY PRIDE a Milano!

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Per chi si volesse unire da Bologna basterà contattarci tramite i nostri social oppure scriverci su curvypride@gmail.com oppure contattare Marianna Lo Preiato.

Per le altre ci vediamo direttamente a MILANO!!!

Tante sorprese!!!

Ciò che possiamo comunque già comunicarvi è quanto organizzato dalla infaticabile LAURA BRIOSCHI! Circa 30 donne da tutta Italia si troveranno in piazza per sfilare ed avranno in comune solo una cosa: la bellezza. Una bellezza composta da diverse sfaccettature e DIVERSE TAGLIE: modelle curvy, modelle regular, alcune Followers di Laura che hanno passato la selezione “I’m A warriors” e ragazze speciali come Federica, nata senza una mano e Valentina che fa parte dall’Associazione Italiana Persone Down.

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Una manifestazione totalmente no profit, dove ogni ragazza indosserà il suo personale indumento e calpesterà la piazza fiera di rappresentare se stessa ed ispirare altre donne a sentirsi bene nella propria pelle.

SAVE THE DATE

Domenica 25 Febbraio 2018 ore 13:00 in DUOMO a MILANO!

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LA RIVINCITA DI “DANCING MAN”

Ballare è nel nostro sangue. Una melodia, poche note, un tamburo che comincia a fremere e il nostro piede parte subito a picchiettare sul pavimento. Danzare soli nella propria stanza o in discoteca con intorno i propri amici può essere il momento migliore della settimana, dove sfogare ogni frustrazione di lavoro, famiglia e disavventure della quotidianità.
Fa stare bene.
La storia che vi racconto oggi è di qualche anno fa, ma tramite i social è pian piano riaffiorata e mi sono sentita di condividerla. Ha un messaggio forte, bello.
Sean O’Brien ballava.

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La musica riempiva le sue orecchie, i suoi occhi erano chiusi, trasportati insieme al suo corpo dal ritmo.

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Poi qualcuno lo ha fotografato. Qualcuno ha cominciato a ridere.
E si è fermato.
La musica continuava il suo spartito e lui ha chinato il capo. Imbarazzato.

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Qualcuno ha cominciato a ridere di lui, e il mondo ha perso il suo ritmo. Perché i suoi chili in più indicavano per loro il divieto di ballare, di divertirsi, di stare bene.
Ed è una cosa che accade tante volte, rinchiudersi improvvisamente per uno sguardo di scherno, per un’occhiata quasi disgustata, per un sorriso cattivo. Toglie la voglia di essere orgogliosi di se stessi, la forza di una fierezza che impiega anni e anni a costruirsi.
Fa male.
Sean O’Brien ha trovato degli alleati.
Soprannominato “Dancing Man”, dopo la pubblicazione da parte dei suoi bulli delle sue foto, si è ritrovato una vera e propria squadra di supporto alla sua ricerca. Un hashtag spopolava sul web, #findDancingMan e con la forza di internet, è stato trovato.
Il sostegno ad un uomo che non stava facendo altro che divertirsi è arrivato da ogni parte del globo, da star internazionali come Ellie Goulding, Meghan Trainor e Pharrell Williams e da scrittrici di fama come Cassandra Fairbanks.

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Un gruppo di donne californiane, 1727 per l’esattezza, ha speso parole dolcissime per lui e poi, beh, lo ha invitato a ballare.
Vorremmo vederti ballare libero, e se ci vorrai, ci piacerebbe ballare con te” .
Una festa in suo onore, con un dj niente male, Moby, da subito corso in favore dell’uomo danzante.

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Mille persone a ballare intorno a lui, sorridente e a suo agio.
O’Brien, che ha vissuto attimi speciali attorniato da tutto l’amore che ha meritato, ha rivelato “Sono sempre stato fiero di me stesso, mi è sempre piaciuto ballare. Solo che alle volte le persone decidono di prenderti in giro. Meglio ignorarle, che tentare di farle tacere”.
Nessuno dovrebbe vergognarsi del proprio divertimento, del proprio ballare, della propria felicità.
A 20 o a 200 chili, a 10 o a 100 anni, a due gambe o in sedia rotelle.
Se c’è musica, anche solo nella vostra testa, e avete voglia di ballare, ballate.
Chissenefrega se ci sarà chi indicherà i vostri rotolini, il vostro vestito strano, i vostri capelli ,la vostra cellulite, il vostro trucco o le vostre maniglie dell’amore. Che si girino dall’altra parte, o che siano invidiosi del fatto che siete più bravi di loro in qualcosa. Anche solo a essere felici e noncuranti di tutto il vento negativo di rabbia e insoddisfazione.
Nessuno deve impedirvi di ballare, cantare, correre, muovervi e fare quel diavolo che vi pare.
Nessuno deve impedirvi di stare bene.

Mariangela Diana

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“Mariangela, 25 anni per poco. Aspirante attrice, scrittrice, fotografa, commerciale estero. Troppe strade, troppo indecisa. Per ora sta a galla, e aspira semplicemente alla libertà.”

Seguite Mariangela sul suo blog

SEI PERSONALITA’ IN CERCA D’AUTORE

La sua intervista #MyCurvyPride

 

 

 

#MyCurvyPride: MARIANGELA DIANA

Chi sei? Sono Mariangela Diana, 25 anni, neo-laureata iperansiosa di Carpi.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Qualcosa di essenziale nel nostro mondo. Un nuovo respiro per ogni ragazzina e donna che cerca il proprio posto nel mondo, che ha la necessità e il diritto di sentirsi bella, forte e piena di valore.

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Non ho mai fatto troppo caso al mio fisico, fino ai cancelli della prima media. Camminavo con il mio nuovo zaino in spalla, carica di energia, e un ragazzo più grande ha urlato “Ecco la nuova miss” seguito da quelle che mi sembravano milioni di risate. Ogni anno in quella scuola veniva candidata la ragazza più carina, e nella loro voce c’era lo scherno che mi ha impedito di varcare quel cancello con il sorriso per un anno intero. Erano sempre lì, appoggiati alle loro bici, in sei o sette, pronti a dirmi sempre quell’unica parola, pronti a ferirmi e a farmi provare dei dolori allo stomaco che non avevo mai provato prima. Ho dovuto chiedere aiuto ai miei genitori, e qualcosa si era ormai incrinato. 
Poi è arrivato lui, che mi voleva bene ma non voleva bene a me, al mio corpo che cambiava, che si espandeva senza che ne avessi davvero il controllo, ai brufoli e alla peluria adolescenziale. La piena consapevolezza della mia bruttezza è arrivata con quell’amore acerbo e dopo tanti anni sono a volte ancora convinta che l’immagine allo specchio si sia meritata le offese, e le risate, e il nascondere una relazione per il mio fisico. Ad oggi, nei miei giorni peggiori, so di essere il mio peggior bullo.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Mi odio ancora. Ma sono crolli improvvisi, che durano ore o a volte giorni. Poi ci sono i giorni in cui mi voglio bene da impazzire. Giorni in cui indosso gonne a vita alta, tacchi scuri e camicie sbottonate. Giorni in cui oso un rossetto più brillante del solito e in cui la linea dell’eyeliner per poco non sfiora le mie sopracciglia. Giorni in cui mi sento bella, in cui ho voglia che qualcuno mi catturi in una foto, o di essere io stessa a catturare qualche sguardo. Giorni in cui sono sul palco e voglio che tutti mi guardino e sono fiera di quella ragazzina che correva a testa bassa sperando che un giorno tutto sarebbe cambiato. Poi torno ad odiarmi. E’ ancora tutto traballante.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? Sono un’attrice. Lo sono da metà della mia vita ormai e purtroppo la bellezza è spesso il mio unico grande ostacolo, per un ruolo piuttosto che un altro. Vengo allontanata per il mio peso da alcune produzioni, e vorrei non facesse così male. Vorrei che la mia personalità fosse tanto forte e meravigliosa da far sembrare anche i miei difetti tali. Vorrei che la mia bellezza interiore prendesse a schiaffi il mio aspetto esteriore, e gli urlasse di non avere paura. Che non sono bella come le altre, ma che ho comunque il diritto di sentirmi fantastica.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? C’è una ragazza su instagram, Gabi Gregg. Pelle color caramello, grandi occhi scuri e milioni di riccioli neri. Curve e sorriso da ammaliare. Il suo modo di porsi, il suo orgoglio, la sua forza mi sono di grande ispirazione.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? L’insicurezza di persone come me, ferite dal passato e da se stesse. Il dimostrare al mondo che ogni persona possiede una bellezza tale da poter essere l’ispirazione di un poeta, di un pittore, di un fotografo. Che in uno sguardo, un fianco, un movimento delle dita, un sorriso può esistere un incanto sempre nuovo, diverso.

Qual è la curva che ami di più del tuo corpo? Perché? La curva delle mie palpebre, che rivelano i miei occhi nocciola.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Un’occasione, un grido di speranza, uno sguardo al cambiamento.

Una frase che ti rappresenta? I am sweetness, I am bratty, I’m a princess, I’m a fatty, I’m a mess of contradictions in a dress (Sono dolcezza, sono impertinenza, sono una principessa, sono una cicciottella, sono un cumulo di contraddizioni vestite a sera). E’ la canzone finale del musical di Shrek. Sì, è una favola per bambini, ma la reputo una delle più belle e sincere storie d’amore.

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BARBARA CHRISTMANN: LEI E LE SUE BEAUTIFUL GIRLS!

Barbara Christmann è  una redattrice di moda e stilista italo-tedesca che lavora nel campo della moda da oltre 25 anni. Prima per delle testate tedesche e da quasi cinque anni per il suo blogmagazine Beautifulcurvy si è totalmente dedicata a valorizzare le donne con le curve! In più ci incuriosisce con articoli a 360 gradi. In tantissimi ormai la conoscono come l’ideatrice del Calendario BeautifulCurvy!

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Barbara, quando e come è nata l’idea del calendario Beautiful Curvy? L’idea è nata, perché per i giornali ho sempre organizzato dei servizi fotografici. Allora perché non fare un progetto più grande e coinvolgente per ritrarre le donne curvy in modo estetico e reale? 

Qual è il messaggio che vuoi diffondere con questo progetto, divenuto ormai un’istituzione? Il calendario vuole essere un punto di riferimento per molte donne che hanno sofferto a causa della loro fisicità diversa dai canoni imposti. Si rivolge alle donne che hanno voglia di mettersi in gioco per mostrare ad altre che si può stare bene con dei chili in più. Da non confondere con l’idea che “grasso è bello”, ma di imparare a stare bene con se stesse, senza lasciarsi condizionare dagli altri.  

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Cosa cerchi in una ragazza quando fai le selezioni per il calendario? Cerco ragazze che hanno un cuore, una coscienza, la voglia di portare avanti un discorso di stare bene con se stesse per trasmetterlo ad altre come loro, per trasmettere accettazione e benessere.

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Quante soddisfazioni hai ottenuto con questo progetto! Ce ne vuoi raccontare qualcuna? Sono soprattutto soddisfazioni personali, le ragazze diventano un po’ come le mie figlie che indirizzo con consigli per aiutarle a crescere come essere umano e trovare la strada giusta personale e professionale. Con molte sono ancora in contatto anche se vivono in giro per l’Europa. Qualcuna è diventata mamma e ho creato una specie di comunità, dove si possono chiedere consigli, confrontarsi, parlare ed aiutarsi a vicenda. Una volta che una ragazza ha fatto il calendario, entra nel gruppo delle beautiful girls, ma non  ci sono solo le “ modelle”, ma anche tante donne che non hanno fatto il calendario, sostenitrici del progetto di valorizzazione della bellezza naturale, femminile con le curve.  

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Immaginiamo, però, che dietro questo progetto ci siano tanti sacrifici, vero? Certo è un grande lavoro tra la ricerca degli sponsor, la comunicazione continua, fare capire alle aziende il valore socio-culturale dietro a questo progetto. Per fare il calendario lavoro diversi mesi perché non è solo il casting. Quest’anno si sono candidate quasi 600 ragazze, ma purtroppo tante non leggono neanche quello che scrivo, ma mandano foto senza indicazioni di nome, età, altezza, taglia e soprattutto la motivazione. Si perde tantissimo tempo inutilmente questo mi fa anche pensare, quanto interesse possono avere queste fanciulle nel calendario ?  Ogni anno decido un mood per trasmettere ogni volta una storia diversa, ma interessante. Sono mesi di tanto lavoro tra la ricerca sponsor, la ricerca delle ambasciatrici giuste, la realizzazione del calendario, la scelta delle foto e tutta la promozione dopo sui media. Inoltre ogni giorno qualcuna mi scrive per sapere quello che già c’è scritto, se solo leggesse.       

Come vivi l’intenso periodo di selezioni, preparazione e realizzazione del calendario? Quest’anno sono malata da un mese e non riesco a riprendermi, ma ho anche un anno molto pesante alle spalle. Lavoro sempre senza tregua, perché credo in quello che faccio. Il calendario viene pensato e realizzato passo dopo passo, ma sul set durante lo shooting deve essere tutto organizzato in modo che fili tutto liscio. Comunque è molto impegnativo e faticoso a livello fisico e mentale.

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Barbara, cosa è per te, intimamente, il Calendario Beautiful Curvy? Il calendario è una piccola rivoluzione per cambiare la visione della bellezza naturale e femminile. Non esistono calendari curvy con vari sponsor e tante belle donne tutte diverse. Mi fa piacere che il progetto cresce ogni anno di più sia come visibilità che come importanza. Quest’anno due ragazze si sono fatte notare Laura Brioschi, madrina del calendario e Paola Torrente, Miss Italia Curvy.

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Cosa consiglieresti a una ragazza che vuole “fare la modella!”? Fare la modella è un lavoro come tanti altri, si deve essere proporzionate, fotogeniche, essere curate nel aspetto ( pelle, capelli, unghie) e disposte a viaggiare spesso per poter lavorare. Essere disponibili a fare sacrifici senza lamentarsi, non è tutto rose e fiori.

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Quali sono le caratteristiche fisiche che una modella curvy professionista deve avere? Un bel fisico proporzionato, fare sport, mangiare sano ed equilibrato, curarsi sempre capelli, pelle, trucco, unghie.

E quali sono quelle caratteriali? Deve essere disponibile, gentile, puntuale e forte, per non abbattersi se le dicono che non va bene.

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Barbara, fai direttamente tu un augurio per il suo futuro alla tua creatura: il calendario Beautiful Curvy? Che possa essere sempre di più un punto di partenza per molte donne per imparare a valorizzarsi, amarsi e trasmettere il messaggio ad altre donne. Come dice Laura Brioschi curvy is not a crime!

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#MyCurvyPride: CARMEN MASTRANGELO

Chi sei? Sono Carmen, ho 25 anni e sono una regista e sceneggiatrice Molisana con la passione per la fotografia. Amo anche il buon cibo, la moda, ridere e divertirmi, ecco perché ho voluto unire tutte queste cose aprendo un blog. Sono creatrice di Beautyandcurvy, dove racconto di chi come me dopo aver avuto problemi sia a livello alimentare che sociale riguardo il proprio peso, ha mandato tutte le ansie e le paure all’aria e si è messo in gioco. Ho iniziato così ad organizzare servizi fotografici nella mia città usando come modelle un gruppo di ragazze non professioniste, che ormai chiamo “curveSquad” che mi hanno dato la giusta carica per continuare con il blog, che presto parlerà anche di cibo e segreti di bellezza. Unica regola  di tutto questo enorme gioco è mai prendersi sul serio.

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Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Da piccola ero l’oggetto di scherno di ogni classe che frequentavo ed ogni gruppo con il quale uscivo, avevo degli amici che sono rimasti nel tempo, ma quando si è piccoli è difficile sia per te che per chi ti sta accanto gestire determinate situazioni e così sono cresciuta con i complessi che però, grazie al mio carattere, non hanno mai preso il sopravvento ed ora, per assurdo, mi permettono di prendermi persino in giro.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Devo essere sincera, un po’ gli anni, un po’ la maturità hanno contribuito ad accrescere la mia autostima,(che non sfocerà mai in vanità, giuro!) ma l’amore, l’amore ha chiuso tutto in una botte di ferro in cui la paura di non essere accettata non può entrarci. Quando si ha l’amore ed una persona accanto che lo alimenta tutto è vano, si affrontano le cose facilmente e con il sorriso sulla bocca ed io ne ho avuto la prova.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Il mio desiderio più grande sarebbe quello di aiutare i bambini, gli adolescenti, le donne e gli uomini ad accettarsi a non aver paura del giudizio altrui ma soprattutto vorrei sensibilizzare ancora di più le persone, chi non accetta “il diverso”, vorrei alleviare se non distruggere ogni discriminazione per il peso e per le forme come si fa per il colore della pelle e per l’orientamento sessuale.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Curvy Pride è per me il mezzo per fare tutto ciò, uniti riusciremo a dare aiuto a chi ne ha bisogno, voce a chi vuole sfogarsi, se avessi avuto io questo aiuto da adolescente avrei affrontato le cose più facilmente e più velocemente senza fare tanti errori, anche se servono quelli, e come se servono.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Curvy Pride per me è sinonimo di solidarietà, dovremmo farne tutti parte, perché la bellezza esteriore è sempre soggetta a cambiamenti ma la bontà d’animo è immutabile.