IL CORAGGIO DI UNA CURVY: LA STORIA DI ELISABETTA

Per la rubrica CURVY PRIDE ANTOLOGY, riproponiamo questo bellissimo articolo del 2019, scritto dalla nostra socia e amica Elisabetta Giordano, che ringraziamo.

“Mi chiamo Elisabetta, sono una donna di 37 anni e oggi ho una vita piena, divisa tra lavoro, famiglia, casa e hobbies. Ho intitolato questo mio articolo IL CORAGGIO DI UNA CURVY perché, per arrivare fin qua, ho avuto forza, determinazione, coraggio e voglia di sorridere. Di tornare a sorridere.

Questi ultimi anni non sono stati molto facili e nemmeno così tanto felici. Non voglio annoiarvi, ma parlare della rinascita dopo questo periodo. Avevo preso più di 40 kg. Da una taglia 46 ero arrivata ad indossare una taglia 58. Non ero più io. La Elisabetta, sempre truccata, ben vestita e con gli occhi felici era stata presa in ostaggio da una giovane che non si voleva bene. Problemi di salute, discussioni familiari e un po’ di depressione mi avevano inghiottito. Accumulavo peso quanto frustrazioni e delusioni. Guardavo mia figlia e mi sentivo in colpa perché non riuscivo a giocare con lei come voleva. Non mi guardavo nemmeno più allo specchio.

Un giorno il mio sguardo è caduto per sbaglio sul mio fisico, proprio davanti a quello specchio tanto odiato. Mi sono osservata e mi sono chiesta: “Come sei arrivata fino a qui? Perché non ti vuoi più bene?“. Non sapevo darmi una vera risposta: era tutto ed era niente. Ero certamente una ragazza triste. Disorientata.

Sorrisi da matrimonio.
In mezzo alla gente fingevo di essere serena e felice. In realtà non lo ero.
Nascondere i miei sentimenti dietro ad un sorriso era diventata ormai un’abitudine.
Peso raggiunto 112 Kg.
Eccomi al mare

Da quell’incontro fra la Elisabetta Top -del passato- e la Elisabetta fragile -di quel momento- nacque un caos. Ho cominciato a non mangiare o a farlo poco e niente e a non dormire. Pensavo, pensavo. Per due settimane sono stata davvero male poi, non so, mi sono fatta CORAGGIO ed ho affrontato le mie frustrazioni, ho parlato allo specchio gridando tutto quello che avevo dentro e mi sono ritrovata. Certo, detto così sembra stupido, sembrano solo parole ma è stato così. Da quel giorno, 27 febbraio 2018 le due Elisabetta hanno fatto pace e convivono. Ho iniziato una dieta seguita ovviamente dalla nutrizionista, ho cominciato a camminare.

Da sola la dieta non bastava.
Attività fisica, musica nelle orecchie che attraversava il cuore e tanta voglia di riuscire. Ho iniziato a dimagrire.

Tante passeggiate in mezzo alla natura, agli alberi, il profumo di vita e il sole sulla pelle. Pian piano ho iniziato a vedere i primi risultati. Poi, mi è stato chiesto di partecipare ad un piccolo concorso locale per diventare Miss Curvy. Non volevo, mi sentivo impacciata e goffa ma il coraggio mi ha tirato per un braccio e mi ha fatto affrontare il giudizio della gente e della giuria stessa. Da lì, è nato un nuovo modo di vedere le cose. Invece di dire no a tutto, mi sono detta PERCHÉ NO?

Questo nuovo modo di pensare ha avuto seguito perché sto facendo tante piccole azioni che hanno incredibilmente aumentato la mia autostima. La cosa principale è che, in questi mesi, ci sono stati tanti momenti difficili, ansiosi, ma sono riuscita a dominarli.

20 Ottobre 2018
La mia prima sfilata “curvy” con annesso concorso di Miss e Mister Oasi Piemonte che ho vinto!

Quando ero ragazzina ed avevo qualche kg in più venivo presa in giro, ora sono orgogliosa del mio fisico mediterraneo! Non sono e non voglio essere come le altre, ma sono riuscita a trovare un equilibrio. Bisogna sempre trovare stimoli, migliorarsi per essere in pace con se stessi, ma non sono i kg in più che determinano il nostro valore.

Non dobbiamo sentirci a disagio se abbiamo qualche curva di troppo, dobbiamo trovare la serenità, un equilibrio con il nostro corpo. Non dobbiamo trattarlo male. MAI. Forse sembra tutto banale e scontato. Alla fine però, se ci pensiamo bene, è giusto essere fieri di come siamo, senza emulare nessuno, soprattutto in una società basata spesso e volentieri sull’apparenza. Ci vuole coraggio, tanto CORAGGIO, per ritrovarsi, apprezzarsi e amarsi ogni giorno. E voi, siete coraggiose?”

Eccomi qui, con 45 Kg in meno,
sempre “curvy” e felice di esserlo, ma soprattutto con
sorrisi veri e tanta tanta stima di me stessa!

Amo la vita e le sfide. Sono una donna con i piedi nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. Sempre alla ricerca della bellezza dell’essere. Curiosa e creativa. Insomma, viva! Felice di far parte di questo gruppo!
“Il coraggio più grande risiede nell’essere se stessi. Imperfetti. Originali. Unici.”
A. De Pascalis

Ringraziamo tutte le persone che dedicano il loro tempo per la crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato

CHIAMATELA ANORESSIA, IO LA CHIAMO TRAMPOLINO DI VITA

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo di Elisa Picconi, educatrice e laureanda ventiseienne di Roma. Dopo aver assistito a una presentazione del nostro ultimo libro MI RACCONTO PER TE, Elisa ha trovato l’ispirazione per scrivere e inviarci la sua toccante storia di vita. Storia che è stata scelta per essere pubblicata nella rubrica di Curvy Pride sulla nuova rivista online di RADIO RID96.8, dal titolo DONNE DI OGGI BUSINESS & LIFE.

La rubrica di Curvy Pride, DIAMO VOCE AL CUORE, proporrà ad ogni uscita articoli, racconti, interviste legati agli argomenti sociali e inclusivi che sono il nostro messaggio e la nostra missione. Ringraziamo quindi RADIO RID96.8 e in particolare Michelle Marie Castiello per aver voluto fortemente la nostra partecipazione al progetto. Grazie anche alla nostra nuova amica Elisa che ha avuto la grande sorpresa di essere pubblicata non solo qui sul blog, ma ancor prima, come racconto inedito, su DONNE DI OGGI. Ecco il racconto completo.

“Mi chiamo Elisa. Vivo a Roma e alla mia nascita pesavo 2.4 chili: pesavo poco ancora prima di conoscere il mondo.

Elisa Picconi, di Roma, è educatrice e sta per prendere una seconda laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Quante volte avete vissuto nella vostra vita? Forse molti penseranno: “Ma che domanda è?” Io sinceramente non le ho contate, ma sono state molte.

La sveglia suonava, mi alzavo, mi vestivo, bevevo solo un caffè per colazione e uscivo di casa per frequentare l’ultimo anno del liceo. La giornata a scuola procedeva come sempre: spiegazione noiosa, ricreazione noiosa, uscita noiosa. Ritornavo a casa e pranzavo al volo per sbrigarmi a fare i compiti. Era talmente tanta la fretta che per pranzo mi bastava anche solo una mela. Dopo i compiti mi rifugiavo nel mio mondo. Era un mondo stupendo, ascoltavo musica -per lo più deprimente- sul mio letto e guardavo il soffitto. Beh, in realtà non guardavo letteralmente il soffitto ma tutti i miei pensieri che proiettavo lì in alto.

Oggettivamente non era un mondo così tanto stupendo, ma lo era per me, perché potevo finalmente essere me stessa, senza nessuno che si intromettesse con domande o argomenti di vario genere. Per cena un boccone -o forse bocconcino come lo avrebbero definito i miei- e poi di nuovo in camera. La sera era la parte che preferivo perché chiudevo gli occhi e i pensieri si fermavano. La mia vita in quel momento si bloccava. Sembrava come se finisse e la mia mente cancellava tutto quello che avevo visto o vissuto. Forse vissuto non è nemmeno il termine appropriato, dal momento che vivere è tutt’altra cosa. Insomma, passava la notte e poi ero di nuovo sveglia. Mi alzavo e facevo tutto quello che avevo fatto il giorno precedente ma in un modo totalmente nuovo. Era come se la strada che percorrevo sempre l’avessero costruita durante la notte: avevo la sensazione che fosse la prima volta che posavo i piedi su quell’asfalto. Così come anche tutti gli edifici, le piante, gli alberi, tutto!

Ed ecco qui che vivevo la mia seconda vita. Anche se in realtà non si poteva definire vivere. Era tutto noioso, piatto, inanimato, semplicemente perché i miei occhi erano inanimati e non avevo nessun tipo di entusiasmo nel fare le cose. Quindi anche il mio cuore era inanimato. Ero praticamente una persona cieca con un cuore di latta. Mi sentivo strana in questo mondo, come se non mi appartenesse. O forse ero io che non appartenevo a lui. Beh, qualcuno era sbagliato e visto che non mi sentivo accettata da nessuno, nemmeno dalle emozioni, pensai che fossi io il problema.

Così decisi di far scomparire tutto il mondo dalla mia vita. Allontanai gli amici e persino la felicità, l’amore, la soddisfazione. Soprattutto decisi di scomparire io. Scomparire, nel vero senso della parola. I miei pasti già non erano molto abbondanti, ero particolarmente nervosa e mi passava l’appetito, così non mi era difficile scomparire. Riempivo il mio stomaco di rabbia e nervosismo e più mi guardavo allo specchio più ero convinta che qualcosa in me fosse sbagliato. Non riconoscevo più il mio volto riflesso. Salivo sulla bilancia e ogni settimana vedevo il numero che si abbassava di mezzo chilo. Era diventata una sfida contro me stessa. Più dimagrivo più scomparivo.

Vivevo l’ossessione del peso e la soddisfazione dei chili che scomparivano per far scomparire il mio corpo.

Poi le persone cominciarono a notarmi, ma per la mia magrezza. Da una parte ero soddisfatta perché volevo diventare invisibile (fisicamente) ma d’altra parte non volevo essere invisibile (emotivamente). Avrei voluto che qualcuno guardasse il mio stomaco pieno di tante piccole mine esplosive, ma soprattutto volevo che qualcuno notasse il mio cuore di latta e lo cambiasse con un cuore vero. Il problema più grande è che avevo talmente tanto casino in testa, troppi pensieri, che non sapevo da dove cominciare a sistemate le cose dentro di me. Così scelsi la strada più semplice: rimanere in silenzio aspettando che qualcuno mi capisse. Semplice no? Anche perché non ero in grado di spiegare tutto quello che avevo dentro e speravo che qualcuno comprendesse quel mucchio di emozioni dolorose e taglienti come lame. Non fu però così tanto semplice come speravo. Le mie mille vite noiose passavano, giorno dopo giorno, e io mi guardavo sempre di più allo specchio notando il veloce cambiamento che avveniva nel mio fisico. Era incredibile che un corpicino così piccolo dentro contenesse una bomba a orologeria.

Ogni volta che mi mettevo a tavola mi guardavano tutti in modo strano e osservavano quante forchettate mettevo in bocca, per non parlare della quantità di cibo in ogni forchettata. Nei volti dei miei genitori sembrava esserci stampato “Beh? Solo quello?” Così per evitare gli sguardi costanti decisi di mangiare lontano dalla famiglia, in tempi diversi: il mio pranzo era alle 12 mentre la mia cena alle 19. Sempre e solo insalata o frutta. Poi ero anche controllata da medici, il che non migliorava molto le cose: ero costretta a rispettare una dieta che non mi piaceva proprio ma non per la qualità del cibo piuttosto per la quantità. Io volevo solo scomparire e lo volevo fare da sola. Non capivo perché gli altri me lo impedivano. Avrei solo fatto un favore al mondo intero visto che non mi accettava. Una volta, prima di andarmi a pesare dal medico, bevvi non so quanta acqua per pesare qualche etto in più, anche se diventai un acquario vivente. Avevo barato, però riuscii ad arrivare al mio scopo. Il grande Macchiavelli diceva “Il fine giustifica i mezzi!” e se dobbiamo imparare dalla storia io sono una brava allieva.

Davanti ai miei occhi non erano fette biscottate con la marmellata, ma tante calorie che mi facevano diventare grassa.

Tutto cambiò il 18 luglio del 2015 quando ero a pranzo in famiglia per festeggiare il mio compleanno e come sempre mettevo il limone ovunque. Avevo questa fissa del limone perché ero convinta che mi aiutasse a digerire quelle poche cose che ingerivo. Lo feci anche quel giorno, mettendolo sulle patate lesse. Fu allora che mio padre batté un pugno sul tavolo e cominciò a gridarmi contro. In pochi minuti aveva descritto tutte le mie mille vite malnutrite. Ma non fu questo che mi sconvolse. Fu il suo tono di voce e soprattutto il suo sguardo.

Era arrabbiato ma nella sua voce si sentiva qualcosa di rotto, qualche parola che non riusciva a buttarmi addosso perché aveva un magone in gola. Poi lo guardai e i suoi occhi non erano così tanto arrabbiati ma tristi e molto preoccupati. Vedevo quella luce di tristezza che non avevo mai visto in mio padre. Una luce che rese i suoi occhi bagnati, anche se il fiume delle sue emozioni non straripò. Così oltre al magone in gola, vidi tutto il peso nel suo cuore in un ammasso di paura, nervosismo, tristezza…tutto quello che avevo io dentro lo vedevo nel suo cuore. Io lo avevo a causa del mio posto sbagliato nel mondo e lui lo aveva per causa mia. Eravamo più simili di quello che avessi pensato. Non potevo sopportare che il dolore che non tolleravo più dentro di me lo avevo creato anche alle persone che più amavo. Lo avevo creato io! Ero così delusa da me stessa che mi alzai e me ne andai in camera. Dopo qualche minuto sola e rinchiusa nelle mie quattro mura, arrivarono a turno mio nonno, mia nonna e mia madre. Vidi in loro lo stesso dolore straziante che vidi in mio padre.

Pensavo di aver già toccato il fondo, ma quello fu un teletrasporto negli abissi dell’oceano. Non so come, ma tutto mi fu più chiaro. Mi accorsi del mondo intorno a me, lo sentivo. Percepivo intorno a me un campo arido e ghiacciato del nord Europa, con quel silenzio inquietante e il fruscio del vento che ti terrorizza. Quello scenario lo potevo cambiare solo io e lo volevo fare da subito. Scegliere la strada più semplice dell’invisibilità aveva solo peggiorato le cose. Se volevo una vita, UNA SOLA vita e viverla con un cuore vero, dovevo cambiare me stessa, dovevo io mettere ordine dentro di me senza avere fretta di sistemare tutto e subito.

Cominciai a sistemare un po’ di pensieri con l’aiuto delle persone che amavo. Dopo aver messo ordine dentro di me dovevo solo fare un altro piccolo passo: dare voce a quei pensieri. Solo così me ne sarei liberata del tutto. Così parlai con una psicologa e iniziai a vivere, senza limiti, ogni istante facendolo diventare la mia filosofia di vita: vivere l’infinito nel finito.

E poi riuscii a vedere finalmente le piante, gli alberi e la strada che percorrevo ogni giorno. Avete presente quel cerchio cinese bianco e nero? Lo Yin e lo Yang? Bene. Se sono ciò che sono è perché mi ero persa in quella parte nera. Ero talmente smarrita che il mio unico appiglio era quella piccola pallina bianca, quell’energia positiva che mi ha cullato. Ho visto la parte peggiore, ora apprezzo e voglio vivere solo la parte migliore”.

Credere nell’infinito del finito che caratterizza ogni istante. Vivere veramente la vita.

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IN VIAGGIO CON MAMMA

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo scritto dalla nostra socia Valentina Casalegno, che ha organizzato una sorpresa per la sua mamma. Curvy Pride augura buon compleanno alla signora Marina con la pubblicazione di questo articolo e tanta felicità a tutte le mamme, in occasione della FESTA DELLA MAMMA 2022.

Sono Valentina e sono cresciuta con Verdone. Verdone per me sa di Italia, di casa, di famiglia. Non c’è un suo film che io non abbia visto, anche se ero alta poco più di un tappo all’inizio della sua carriera. Ma con il tempo mi sono ripresa tutti gli anni persi e tutte le sue prime pellicole. Ricordo con affetto tantissimi suoi film: Bianco rosso e verdone, Borotalco, Sono pazzo di Iris Blonde, Viaggi di Nozze, Manuale d’amore e tanti altri, ma uno di quelli che più mi è rimasto impresso è In viaggio con Papà con il grandioso Alberto Sordi nelle vesti del padre e un Verdone poco più che trentenne che interpreta il figlio. Nei film spesso ci si rivede o si vede ciò che vorremmo essere.

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LINO BANFI SI RACCONTA A CURVY PRIDE: FATE CIÒ CHE SOGNATE DI FARE!

Lino Banfi non è solo uno dei più amati attori italiani. E’ una persona con grande sensibilità, altruismo, coraggio, forza d’animo e immenso cuore. Riproponiamo questa sua intervista del 2019 in cui ha parlato con noi di Curvy Pride a cuore aperto. Un esempio per tutti. Grazie Lino!

Oltre cento film, decine di produzioni televisive, uno dei pilastri del cinema italiano. Ha fatto ridere, ma anche riflettere, intere generazioni. Come si fa a essere così amato?

Una bella domanda! Bisogna costruirlo l’amore. Ci sono quelli belli e verso di loro l’amore è automatico. Io non sono mai stato né “copertinabile” né “scopertinabile” e quindi mi sono dovuto inventare per farmi amare dalle persone. Ci si può far amare costruendo intorno a sé un’immagine buona, un’immagine altruistica. Ovviamente la bravura ci vuole. Ammettendo che ci sia la bravura, il resto si costruisce con la buona volontà, l’altruismo. Adesso sono ormai tre/quattro generazioni che mi seguono.

In una sua intervista racconta che dopo un tragico incidente perse quasi tutti i capelli e ingrassò molto nell’arco di tre mesi. Come è riuscito a reagire?

Fu brutta la cosa. Fu tragica. Morirono due persone. Erano sedute davanti. Io fui catapultato fuori dal finestrino di dietro. Mi salvai per miracolo. Restai solo una quindicina di giorni in ospedale. Quando uscii, pare, avvenne una specie di confusione, di imbroglio, che io chiamo una “ingarbuglieta endocrinologica”, come se fegato e altri organi fossero andati in confusione… Fatto sta che nel giro di due/tre mesi sono ingrassato e ho perso quasi tutti i capelli. Alla fine mi sono detto “meglio così che morto”. Questa, però, è stata anche la mia fortuna. Prima ero “bellino”, “piacentino”, facevo l’attore di fotoromanzi, avevo i capelli ondulati, ero magro. Avrei potuto fare il bello, ma il bello non ha lunga vita. Capii che ero tendente a ingrassare, mi dissi “bello non sarò mai, mi piace mangiare”. È meglio che sono così! Più caratteristico così, senza tutti i capelli, più grassottello. Adesso mi devo tenere un po’ per non esagerare con il peso.

Quando ero “bellino”

Come Associazione Curvy Pride promuoviamo la pluralità della bellezza e lottiamo contro stereotipi e discriminazioni. Cosa ne pensa?

Intanto consideratemi un vostro paladino soprattutto se siete più donne. Sono sempre stato un fan delle donne fin da bambino. Ho sempre detto che le donne hanno una marcia in più. Poi affettuosamente e scherzosamente dico che noi abbiamo il cambio automatico ma la marcia in più va, è più veloce la marcia in più delle donne. Quindi difendo le donne. E sono contro le discriminazioni. Ho letto di recente che in America una donna è stata allontanata dal lavoro perché ingrassata e necessitava di una sedia su misura. E’ assurdo. E’ proprio quando una persona è in difficoltà che bisogna darle una mano in più. E questa è una evidente richiesta di aiuto.

Ha lavorato con donne bellissime e avvenenti, avrebbe potuto avere una vita costellata di conquiste, invece ne ha amato e ne ama una sola: la sua Lucia. Allora i grandi amori esistono davvero e non solo nelle favole?

I grandi amori esistono davvero. Io amo mia moglie. E quando sono presenti determinate malattie, che vanno solo accennate per rispetto del malato, ti rendi ancora più conto di quanto grande è il nostro amore.

Per concludere. Un suo messaggio per amiche e amici dell’Associazione Curvy Pride per riuscire a credere in se stessi e realizzare i propri sogni?

Mettersi come i paraocchi, come quelli dei cavalli, a destra e a sinistra, per non vedere tutto ciò che ti succede al lato e andare avanti: devo fare questo, devo fare quello, e non fermarsi.

Io racconto sempre che all’età di 18 anni a Milano eravamo un gruppo di ragazzi meridionali, non avevamo una lira, cercavamo lavoro, abbiamo dormito negli edifici in costruzione, nei vagoni dei treni alla stazione perché non avevamo i soldi per pagare una stanza. Gli altri piangevano, dicevano basta, voglio tornare a casa, troppi sacrifici, ho fame, qui non si dorme, non si mangia. E non si dormiva e non si mangiava veramente.

E io NO, devo restare. Non torno a casa. Un giorno devo riuscire, firmerò autografi, devo essere ricco, diventare famoso, devo far ridere le persone. Gli altri mi guardavano come si guarda un pazzo.  Poi dopo mi hanno detto avevi ragione tu, perché io avuto tutta un’altra vita, ma non è la mia vita, non è la vita che sognavo. E’ triste. Bisogna credere e lottare per i propri sogni. Devi fare ciò che sogni di fare!


ROSSELLA ERRA SI RACCONTA A CURVY PRIDE: PER ME LO STRAORDINARIO È ACCOGLIERE LA VITA CON UN SORRISO!

CURVY PRIDE ANTOLOGY: RIPROPONIAMO CON PIACERE QUESTO ARTICOLO INTERVISTA DEL 14 MARZO 2020.

Bella, solare e divertente, Rossella Erra è l’ambasciatrice del pubblico del programma Vieni da Me di RaiUno, condotto da Caterina Balivo. Di animo pulito e vero, Rossella è amatissima dal pubblico italiano. L’abbiamo intervistata per voi, ecco quello che ci ha raccontato.

Rossella, sei diventata un punto di riferimento per tutte noi, portando la tua simpatia e la tua intelligenza in un programma di qualità come “Vieni da Me”. Ti riconoscono ormai in tantissimi per strada. Come stai vivendo questa tua popolarità?

La sto vivendo che… ancora non ci credo! Non ci credo perché a volte veramente non mi rendo conto di essere in questa trasmissione e di fare ciò che faccio, perché lo faccio con tanto piacere che mi viene naturale. Quando la gente mi incontra per strada e mi ferma per chiedermi di Caterina, per chiedere di me, per sapere come sono arrivata a Vieni da Me, ancora mi fa strano perché mi dimostrano tanto affetto. E io questo affetto me lo prendo tutto! Perché di questo affetto veramente ne ho tanto bisogno. E quando mi avvicinano, mi fermo con tutti: ho proprio voglia di stare con ognuno e di sentire le loro parole ed il loro affetto”.

Rossella Erra e Caterina Balivo

Abbiamo letto che lavoravi come commercialista. Come è avvenuta questa svolta nel mondo televisivo?

È avvenuta in un mio momento di crisi molto profonda, dovuta alla perdita del mio lavoro e, contemporaneamente, alla perdita di mia mamma. Mi sono ritrovata dalla sera alla mattina, a 44 anni, a non avere né più mia mamma, né più il mio lavoro. Non è stato facile trovarne un altro. Mi arrangiavo, facendo qualcosina; poi, per puro caso, ho letto la notizia che cercavano del pubblico per un nuovo programma. Quindi mi sono proposta. E già al colloquio è emersa la mia grande, grande, passione per la Televisione e per il Gossip. Da sempre! Non so perché. Di pari passo allo studio, l’ho trasformata in una forma di cultura personale. Probabilmente se all’epoca ci fosse stata una laurea in questo tipo di materie probabilmente avrei scelto quest’ultima e non quella economica (con tutto il rispetto per la carriera economica internazionale). Quindi mi sono buttata in quest’ avventura non sapendo esattamente cosa fare ma, anche forse per uscire da questo periodo in cui mi sentivo soffocata, in cui non mi sentivo adeguata, e soprattutto in cui mi sentivo emarginata. Tanto emarginata. Non passava giorno che non piangessi su una sedia a guardare il muro. Un momento veramente difficile. E dopo mesi si è aperta questa piccola porta. Ed io questa porta l’ho spalancata totalmente e ho trovato Caterina Balivo  e tutto il team di Vieni da Me ad accogliermi con affetto incondizionato“. 

Rossella e il suo immancabile sorriso!

L’Associazione CURVY PRIDE – APS  si occupa di promuove la pluralità della bellezza e dell’essere contro gli stereotipi, bullismo e discriminazioni. In un ambiente come quello televisivo, spesso troppo incentrato sull’apparenza, aver dato voce a una “vera” persona del pubblico vuol significare che qualcosa sta cambiando?

“Sì, io penso che già molto sta cambiando. Sinceramente non è solo l’ambiente televisivo a essere incentrato sull’apparenza. Ci sono fin troppi ambienti dove l’aspetto fisico è una discriminante e non riesco a comprendere perché. Indipendentemente dell’aspetto esteriore ogni persona può dare tanto agli altri, a prescindere anche dal contesto in cui si è. Essere discriminati per la razza, per il fisico, per la propria sessualità, lo trovo non solo sciocco ma forse neanche più di moda. Penso che le persone dovrebbero aprirsi a quello che noi siamo dentro e non fuori, a quello che possiamo dare l’uno all’altro. E lo dico veramente con il cuore”.

Hai ascoltato tanti racconti personali di gente famosa e non, tante storie struggenti ma anche di rivalsa e di successo. Cos’é che, secondo te, aiuta a superare i momenti difficili e a ritrovare la propria strada?

“La risposta un po’ più scontata sarebbe dire la forza interiore, la forza che abbiamo dentro di noi. Invece non so perché credo che sia la forza che gli altri ti possono dare. Affrontare le difficoltà con il supporto di un amico, di un parente, con l’amore delle persone che, anche se ti conoscono poco, hanno voglia di darti amore e sostegno. Penso che sia la cosa più bella. Perché molti di noi questa forza dentro non ce l’hanno, o meglio, ce l’hanno ma non riescono a farla uscire da soli. Io ho bisogno dell’affetto e dell’aiuto di chi mi sta attorno, anche se le ho conosciute mezz’ora prima, anche si mi danno un semplice abbraccio, per me già quello è tutto. Certe volte siamo timidi, certe volte non chiediamo alle altre persone. Invece dobbiamo farlo, dobbiamo chiedere aiuto. Probabilmente molti diranno no. Ma per i tanti NO che riceviamo quel SÌ che ci verrà  dato ci aiuterà. In questo non smetterò mai di dire grazie a Caterina Balivo e tutto il team di “Vieni da me”, perché mi hanno sorriso, aiutato, accompagnato, sono diventati la mia famiglia adottiva che mi incoraggia ad andare sempre avanti“.

Siamo in tante a seguirti con infinito affetto; quale consiglio daresti per portare un po’ di straordinario nella quotidianità della vita delle nostre socie, così come hai fatto tu?

“Io in questo momento mi sento una privilegiata, perché quando io sorrido in televisione lo faccio veramente con il cuore perché partecipo a tutto. Ecco, partecipare alla vita degli altri. Io questo consiglio. Qualcuno potrebbe dirmi sì tu adesso sei in televisione, per te è facile. No, io anche quando non ero in tv, cercavo quando potevo di partecipare alla vita degli altri. Io credo molto nella condivisione, nell’umanità, nel dare amore. Nel dare un abbraccio o due per riceverne solo anche mezzo. Quindi partecipiamo alla vita degli altri. Perché dalla partecipazione noi possiamo ricevere soltanto bene. E questo ci può far sentire persone straordinarie. E se abbiamo voglia di piangere facciamolo, ma con un mezzo sorriso. So che non è sempre facile ma quel mezzo sorriso fa affievolire un pochino il dolore. Questo per me è lo straordinario… provare a sorridere, se si riesce, anche nel dolore. Non è facile, me ne rendo conto, ma si può provare”.

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