I RACCONTI DELL’ANIMA: DEBORA GOY E LA FORZA DEL SORRISO

Oggi conosciamo Debora, una giovane donna di 38 anni, socia di Curvy Pride, dal sorriso contagioso. Uno di quelli sinceri, coinvolgenti, solari, che abbracciano chi li riceve e regalano una ventata di energia positiva, una sferzata di vita. Quello di Debora, in particolare, racconta dell’evoluzione dell’anima, di un percorso di vita e di accettazione di sé non sempre facile e indolore.

Dietro quel sorriso c’è una ragazza che, con la sua forza interiore, ha superato la sua timidezza contro i pregiudizi e gli stereotipi di certi canoni di bellezza, è uscita dalla sua zona d’ombra e ha ritrovato l’amore per se stessa e la sua autostima. Ha realizzato che là fuori l’attende una vita meravigliosa tutta da vivere.

Foto di Piero Beghi

Che rapporto hai avuto da bambina e da adolescente con il tuo corpo?

Devo premettere che io sono una persona estremamente timida e questa caratteristica, unita alla mia fisicità, ha fatto sì che il rapporto che ho avuto con il mio corpo da bambina, da adolescente e poi da giovane donna sia stato sempre molto difficile. Da piccola ho subito poche situazioni di bullismo, sempre limitate alla presa in giro verbale, ma ciò che più mi ha condizionata è stato proprio il percepirmi in qualche modo diversa dagli altri bambini.

Questa percezione è stata sempre acuita dal fatto che all’epoca – parliamo della fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 – le case di abbigliamento producevano solo capi per taglie standard e mi ritrovavo sempre ad indossare capi da ragazzo o da uomo, sapientemente riadattati in casa con orli ed elastici, ma comunque diversi da quelli delle mie compagne di scuola.

Con l’arrivo dell’adolescenza questa percezione è aumentata. A quell’età, come tutte le ragazze, guardavo le vetrine, entravo nei negozi di abbigliamento per scoprire, ogni volta, che la mia taglia non c’era mai. I capi che mi piacevano erano disponibili solo in versioni normali, e non perché quelli più grandi fossero in magazzino, ma proprio perché non esistevano.

Crescendo, con qualche soldo in più in tasca e con l’avvento dell’e-commerce, le cose sono cambiate ma il senso di inadeguatezza che ho vissuto per anni ha avuto dei riflessi importanti sulla mia autostima.

In adolescenza e poi da giovane donna, quando dovrebbero nascere i primi amori e le prime infatuazioni, non sono mai riuscita a vedere e percepire l’apprezzamento e il corteggiamento da parte di un uomo. Ero talmente convinta di non poter piacere, da non prendere nemmeno in considerazione questa possibilità.

Oggi che rapporto hai con il tuo corpo?

Il rapporto con il mio corpo, negli ultimi 3/4 anni, è profondamente cambiato. Ho imparato ad apprezzarmi e a vedermi in qualche modo normale, pur essendo consapevole di essere grassa. Ma questa è la mia normalità. Faccio sport e cerco di alimentarmi bene, senza che questo diventi il mio unico scopo nella vita. Ho capito che chi ti svilisce facendo leva sull’aspetto fisico è colui che non ha argomenti vincenti per contrastarmi lealmente. L’ultimo tassello, ovvero il passaggio dall’accettarmi al piacermi, l’ho messo grazie alla recente esperienza del Calendario Curvy Love 2023 promosso e ideato dal fotografo Piero Beghi.

Ricordo che al casting ha chiaramente percepito le mie difficoltà a mostrarmi e a stare davanti all’obiettivo con il mio carico di emozioni e, in qualche occasione, ha interrotto gli scatti e si avvicinato a me, mostrandomi qualche anteprima delle foto e dicendomi: “Guarda, sei molto bella!” In effetti, quando poi ho visto le foto selezionate per il casting e quelle per il calendario, mi sono resa conto che Piero aveva proprio ragione!

Cosa ti ha spinta a metterti in gioco, a uscire dalla tua comfort zone per rinascere?

In alcuni momenti della mia vita, sia da adolescente, che in età più adulta, mi sono resa conto che la mia timidezza mi stava facendo perdere terreno rispetto ai miei coetanei e in alcuni casi faceva sì che il mio punto di vista non fosse mai considerato. Grazie a preziosi spunti ricevuti a scuola, nello sport e sul lavoro, ho imparato man mano a superare e vincere questa forte timidezza e a far ascoltare la mia voce.

Dapprima ho imparato a farmi accettare ed apprezzare dal cosiddetto branco che, specialmente a scuola, mi ha dato protezione contro il bullo di turno; successivamente, acquistata un po’ di autostima, sono riuscita a valorizzarmi e a ritagliarmi il mio spazio nella società. Ad un certo punto, ho deciso di applicare lo stesso impegno nell’accettazione e la valorizzazione del mio corpo. Ho avuto e ho ancora bisogno del supporto di chi mi sta intorno e l’esperienza con Piero Beghi è stasa decisamente preziosa per la mia autostima e la mia autodeterminazione.

Foto di Piero Beghi

Sei una donna molto forte e determinata, da dove arriva questa forza?

Grazie! Sinceramente non mi sento così forte e determinata, forse proprio perché conosco bene i miei limiti e le mie debolezze, ma sicuramente, uno slancio importante nasce dal non voler passare tutta la mia vita nell’ombra, vittima di una società e di persone che cercano con il condizionamento e la manipolazione, di svilirti a proprio vantaggio. Ovviamente, in questo percorso, ho avuto la fortuna di incontrare tante bravissime persone, capaci e pazienti che talvolta mi hanno presa per mano e mi hanno permesso di crescere.

Se guardi tutto il tuo percorso di vita ti senti felice oggi?

Sì, sono molto felice, non credo che la bambina di ieri sarebbe mai riuscita a immaginare la donna di oggi.

Se guardi sulla linea del tuo futuro, cosa vedi?

Questa è per me una domanda molto difficile. Non so cosa mi riserverà il futuro, ho imparato a raccogliere ciò che di buono la vita mi ha portato, più che cercare di rincorrere sogni e obiettivi particolari. Diciamo che cerco di ottenere il massimo da ciò che ho a disposizione.

Lascia un messaggio a tutte le lettrici e i lettori del blog di Curvy Pride che ancora hanno difficoltà a trovare quella forza interiore e ad amarsi per le meravigliose anime che sono

Il mio messaggio alle meravigliose lettrici e lettori del blog di Curvy Pride è questo: ricordatevi sempre che siete in grado di fare ogni cosa e che non avete bisogno di dipendere da nessuno. Dentro di voi c’è la forza necessaria per trovare il proprio spazio nel mondo, non siate l’ombra di nessuno, nemmeno di voi stesse!

Come le lettrici e i lettori del Curvy Pride Blog possono trovarti sui social?

Mi trovate come Debora Goy su Facebook e come debora.goy su Instagram.

Foto di Valeria Forno

Laura De Vincentis è parapsicologa e modella curvy.
A 52 anni conosce un famoso fotografo italiano e inizia la sua carriera come modella curvy, acquisendo una nuova consapevolezza di sé, imparando ad amare e accettare il proprio corpo incondizionatamente. È attiva contro il body shaming e la discriminazione basata sull’aspetto fisico.
Fin da piccola ha una passione per la danza classica che inizia a studiare a 50 anni; è inoltre autrice di un goloso blog di cucina.
“È per me un onore fare parte della grande famiglia di Curvy Pride, perché mi permette di condividere il mio percorso di vita e stimolare le persone, attraverso la mia esperienza, a credere in se stesse, ad amarsi e soprattutto a tirare fuori i sogni dal cassetto per realizzarli con la forza dell’intenzione. Perché volere è potere!”
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VOCE DEL VERBO DIS-FUNZIONALE- YELLOW IS THE ANSWER

Con la parola disfunzionale si intende ciò che non corrisponde ai propri compiti o fini. Io direi più ciò che fa male. Esistono rapporti che ci causano ferite indelebili. I momenti difficili e i periodi dolorosi ci fanno cambiare. In questa rubrica vi racconterò alcune storie di vita di chi, in qualche modo, ce l’ha fatta.

La storia di Marco

Mi sono accorta che racconto sempre di donne, parlo di donne che parlano di altre donne, un punto di vista totalmente femminile. Oggi invece ho deciso di scrivere di Marco, un tipo strano, solitario, completamente opposto a me, che Amava scegliere con cura a chi dare il suo tempo e soprattutto il suo cuore. Amava leggere, farsi grande camminate e vedere serie tv e meravigliosi film in bianco e nero anni 30, quelli che si trovano sempre più raramente nei palinsesti di una tv sempre più ricca di trash.

Marco aveva perso entrambi i genitori in un incidente aereo quando aveva appena 7 anni, per questo viveva insieme alla sua nonna materna, unica parente e punto di riferimento. Una signora ultraottantenne che gli voleva un gran bene e cercava di colmare un po’ quel vuoto con la sua estrema allegria: una nonna tutto sprint!

Aveva occhi profondi color nocciola con striature gialle, in effetti uno sguardo quasi felino, che non permetteva di essere osservato per più di 10 secondi, perché il suo scivolava via, come un pattino sul ghiaccio. Gelido e forse impaurito. Aveva una scorza al posto della pelle, metteva distanza tra lui e le persone, era difficile avvicinarlo, o per lo meno questo era il mio ricordo di Marco fino a 5 anni fa. Si vestiva sempre di giallo o aveva con sé sempre cose gialle, credo fosse una specie di amuleto, un portafortuna.

Una volta gli chiesi il perché di tutto quel giallo. E lui rispose che Yellow is the answer, iniziando ad elencare una sfilza di cose di suo gradimento color giallo: la canzone Yellow Submarine, i Minions, la Signora in Giallo, il the Lipton inglese e, ultimi ma non ultimi, i Simpson.

Credo avesse 12 anni quando mi fece questo discorso, eppure aveva già le idee molto chiare su cosa gli piaceva e cosa no. Spesso era deriso perché lo vedevano strano, un po’ fuori moda, ma lui diceva che non gli importava. Forse ci soffriva, probabilmente avrebbe voluto degli amichetti che apprezzassero i suoi gusti strambi, ma lui era così: il mondo andava da una parte e lui andava in quella opposta. A volte mi sono chiesta se lo facesse consapevolmente ma non riuscivo proprio a capirlo, ad entrare in quegli occhi e tra i suoi pensieri.

Forse il giallo era quella spensieratezza che gli mancava, era la nota di colore che da quel fatidico momento non riusciva più a vedere, ma portandola con sé era come un invito a non smettere di credere che qualcosa di bello avrebbe ancora riempito la sua vita.

Ci ha messo tanti anni a permettere a qualcuno di guardarlo negli occhi, di entrare in quel mondo, di alleviare quelle cicatrici e quella sfiducia verso il prossimo, ma in questi ultimi anni in cui l’avevo perso di vista, Marco è cambiato. Lo so perché quando ci siamo incontrati per caso mi ha abbracciato e mi ha sorriso. In tanti anni non l’aveva mai fatto. Ripensai a tutte le volte che avrei voluto scrivergli per sapere come stesse, e chiedergli se avesse ancora tonnellate di maglioni gialli negli armadi. “Mi sono fidanzato, si chiama Chiara“. “Che bello Marco!Sono felice per te

Finalmente oggi quel giallo ha un motivo di essere messo anche sulla pelle di Marco, senza paura alcuna di essere visto come “strano”, perché quell’eccentricità l’ha portato dove doveva andare: verso l’amore.

Questo racconto è scritto da Valentina Casalegno, socia di CURVY PRIDE – APS. Ringraziamo tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

Nata sotto il segno dei gemelli, Valentina ama tutto ciò che è passione allo stato puro. Le piace mettersi in gioco ed è appassionata di scrittura.
Laureata in comunicazione pubblicitaria, ha nel cassetto un libro che vorrebbe pubblicare.
Una delle sue passioni è parlare con gli sconosciuti, ascoltare le loro storie e sapere cosa li ha portati lì in quel momento.
Si definisce “Reporter di vite”, ed è proprio quello che fa attraverso il nostro Curvy Pride Blog.

DONNE A TUTTO TONDO: MARTINA GIRALDI

Tondo rimanda a qualcosa di perfetto. Pensate solamente al cerchio di Giotto. A tutto tondo indica ciò che può essere visto, osservato e contemplato da tutti i lati e le donne, a partire dalle loro forme fino ad arrivare al loro universo più completo, ne rispecchiano in pieno il concetto. Obiettivi, speranze, sogni, delusioni e amore. Sì, perché l’amore è tondo. Non lo sapevate?

Ospite di oggi: Martina Giraldi

Ho avuto il piacere di conoscere personalmente la prossima ospite e sono felice di poterla presentare anche a voi: Martina Giraldi.

Miss Top Curvy Universe 2022 – foto di Andrea Laureani

Solare e dispensatrice di sorrisi, si definisce persona multipotenziale e senza il dono della sintesi. Questa descrizione mi ha fatto sorridere perché potremmo essere anime affini senza mai averlo saputo prima.

Martina è una bellissima donna di 41 anni, entrata nel mondo curvy da appena cinque. Sottolineo appena perché dai successi ottenuti, dai percorsi intrapresi e dagli obiettivi raggiunti si potrebbe benissimo affermare che lavori da molto più tempo. Evidentemente tenacia e determinazione sono doti che le sono venute in aiuto.

Come sei entrata nel mondo della moda curvy?

È successo per caso. Quando ero ragazza la moda curvy non esisteva, tantomeno l’idea di inclusività e di bodypositivity. Leggendo un giornale sono venuta a conoscenza della Body Positive Catwalk di Laura Brioschi, mi sono subito iscritta per partecipare e per dare un messaggio contro il bodyshaming.
In seguito, la stessa associazione Body Positive Catwalk Ets mi ha segnalato un concorso di bellezza Curvy chiedendomi se avessi voglia di partecipare e ho subito accettato perché non avevo mai avuto l’occasione di farlo. In Veneto, dove vivo, ci sono moltissimi concorsi di bellezza ma nemmeno uno per donne curvy.
Ho partecipato per gioco e inaspettatamente… ho vinto!

2019 – vincitrice del concorso Miss Curvy Angel – qui con Laura Brioschi

Da quel giorno ho iniziato timidamente a postare qualcosa sui social, io, che fino a quel momento non avevo mai pubblicato una mia foto in costume! Sono iniziati i primi shooting, sfilate e concorsi verso cui sono stata estremamente grata e dai quali ho cercato di imparare il più possibile.
Dopo un periodo di gavetta sono stata contattata da negozi, brand ed eventi come modella curvy. Ho scattato con tantissimi fotografi, partecipato alla MFW 2021, alla Mostra del Cinema di Venezia 2020-2021, a I soliti Ignoti – grazie a un contatto di Curvy Pride-, Go Curvy! e Vorrei dirti che… su Rai2. Ho raccontato la mia storia nel libro Mi racconto per te di Curvy Pride, edito da Giraldi Editore. Nel mio racconto spiego come da persona insicura mi sono trasformata nella Martina che vedete oggi, grazie alla filosofia bodypositive e ad anni di lavoro su me stessa.
L’estate scorsa ho vinto il titolo di Miss Top Curvy Universe 2022! Anche stavolta non me lo aspettavo ed è stata un’emozione pazzesca.

Miss Top Curvy Universe 2022 – foto di Andrea Laureani

Nella vita di tutti i giorni lavoro come impiegata, sono mamma e appassionata di alimentazione naturale. Ho recentemente conseguito il diploma di Natural Juice Therapist nell’ambito dell’alimentazione naturale e del benessere.

Puoi raccontare come riesci a conciliare la moda, che ti sta dando molte soddisfazioni, con il tuo lavoro?

Sono sincera: con molte difficoltà. Avrei bisogno di giornate di 48 ore per conciliare tutto, e del teletrasporto per spostarmi nelle varie location.
Ma siccome sono umana, mamma e fidanzata, impiegata e modella curvy, uso il vecchio metodo: dare un colpo al cerchio e uno alla botte, concedendo il primo posto a famiglia e lavoro. La moda diventa una priorità quando vi sono di mezzo degli eventi importanti, con un messaggio sociale, o quando vengo retribuita. In passato ho fatto da modella e fotomodella gratuitamente per fare gavetta e ritengo che questo passo sia indispensabile. Ci sono molte ragazze che si definiscono modelle già dopo il primo selfie scattato in bagno e pubblicato sui social.
Un consiglio a tutte quelle persone che stanno leggendo: non fatevi abbagliare dalle superdonne sui social. Non pensate di essere meno di loro. Sulle piattaforme si pubblicano i successi, più che le sconfitte e le debolezze. Molte superdonne hanno la fortuna di poter delegare dei compiti, altrimenti non ce la farebbero. Ringrazio ogni giorno mia mamma e il mio ragazzo che mi permettono di avere il tempo da dedicare alla mia passione della moda!

Secondo te, quanto si ha paura di apparire inadeguati in una società che predica “il bello” a tutti i costi?

TROPPO. Viviamo in una società di contraddizioni: da un lato la filosofia bodypositive, il bisogno di farsi accettare a tutti i costi dalla società – anche ostentando e cercando la provocazione -, dall’altro media e social media ci mostrano ideali di bellezza irraggiungibili.
Dagli anni ’80 al 2000 ci hanno propinato la top model di turno innalzandola a modello da perseguire, ben sapendo che di donne con quelle caratteristiche fisiche naturali ne esistevano – ed esistono – forse una su un milione, e tutte le altre cercavano di emularle con moda e trucco. Oggi le giovani modelle che vediamo, sia slim che curvy, sono spesso già completamente rifatte, con visi stravolti dai ritocchini – e se le guardiamo bene sono tutte uguali -, spesso con seno e sedere rimodellati per renderli più tondi. Chissà, fra 20 anni forse andrà di moda un altro fisico e tutti correremo dietro a questo nuovo ideale irraggiungibile. Per la gioia dei chirurghi estetici.
L’ultima novità sono le foto A.I., applicazioni che trasformano la foto in un avatar stile cartoon futuristico o manga. Sarebbe anche un’idea carina, se non fosse che poi le ragazzine si recano dal chirurgo con quella foto e vogliono rifarsi secondo quel modello. Siamo così belli perché siamo diversi, unici! Va bene migliorarsi e valorizzarsi, ma senza stravolgere i propri connotati.

Foto di Piero Beghi

Vedo molte persone che urlano ai 4 venti “io mi piaccio così! E voi tutti mi dovete accettare!” quando sono palesi gli interventi di modifica di viso e corpo a cui si sono sottoposti. Sarò all’antica, ma dal mio punto di vista la chirurgia è un metodo invasivo che va ad intaccare il corpo, con possibili complicazioni, e andrebbe utilizzata solo in casi gravi. Bello a tutti i costi. Ricordate che i costi sono quelli relativi al chirurgo e agli specialisti della bellezza. Non fatevi ingannare. Tutto quello che vediamo è mirato a farci sentire inadeguate e a ritenere di avere bisogno del famoso ritocchino.
Ricordo il viso di mia nonna solcato da tantissime rughe, per l’età e il lavoro nei campi: era una donna bellissima senza alcun ritocco.

Nella nostra società, che si tratti di moda o spettacolo o altro, non solo le donne curvy sono da sempre bersaglio di commenti negativi. Bullismo e body shaming, esistono anche a scuola. Questo è un argomento che ti sta a cuore, ce ne vuoi parlare?

Innanzitutto vorrei dire che le curvy sono bersaglio di commenti negativi per ignoranza, ma anche perché stiamo dando un messaggio sbagliato di curvy.
Prima le curvy erano solo le ciccione da prendere in giro. Ora moltissime curvy svendono il loro corpo e la loro immagine per una manciata di like. Siamo passati da un estremo a un altro. Dalla macchietta da deridere alla donna da usare e basta. In entrambi i casi, la donna curvy non viene vista come essere umano ma come mero corpo. Ho subito bodyshaming a scuola e la cosa peggiore è stata che ero così ferita psicologicamente da non voler continuare gli studi, ho finito il liceo ma non sono andata all’università. Le prese in giro, che sembravano cose da poco, mi hanno fatta cadere nei disturbi alimentari (bulimia, BED e dismorfia). Il bullismo ed il bodyshaming non vanno presi sotto gamba. Pochi giorni fa mio figlio, che frequenta le elementari, si è sfogato piangendo con me: un bambino mi ha detto che sono il più grasso della classe e mi ha deriso.
Ne ho parlato più volte alle maestre ma sono rimasta inascoltata. Hanno preso questi episodi sotto gamba e invece lasciano ferite profonde in bambini e ragazzi. La scuola italiana dovrebbe attuare dei programmi contro queste discriminazioni.
Pochi giorni fa ho letto un bellissimo articolo su Lara Lago – giornalista ed attivista bodypositive – che ha parlato a 400 studenti sul palco di un teatro di Legnago (VR) sul tema del bullismo. Mi sono commossa, perché il primo esempio che ha riportato è stato quello di un ragazzino che veniva preso in giro perché aveva un solo genitore. Io sono separata e anche mio figlio è stato preso di mira a scuola. Sono cose talmente cattive che mi fa male solo pensarci. I ragazzini assorbono tutto e se arrivano a bullizzare un compagno significa che a casa i genitori creano pregiudizi.

Stemperiamo questo momento, che avrebbe bisogno di un approfondimento maggiore, passando ad altro. So che sei particolarmente informata sulla moda curvy in Italia e all’estero. Ci sono diversità molto evidenti?

La diversità più evidente è che in Italia si parla di donne curvy come donne sensuali mentre all’estero si parla di donne curvy come… DONNE punto e basta!
Di sicuro anche l’estero non è immune a episodi di discriminazione verso le persone formose, ma in molti Paesi si tratta semplicemente di un’altra taglia o forma del corpo, senza accezioni negative. La donna curvy non è vista come un fetish o come una categoria di Youporn (si può dire youporn?). Diversi amici uomini mi hanno spiegato che l’hashtag #curvy viene ricercato non per motivi di moda, bellezza o inclusione, bensì perché rimanda alle sexy star della categoria curvy sui siti per adulti. In pratica, in Italia noi donne curvy cantiamo vittoria e invece siamo solo un feticcio per molti. C’è ancora tanta strada da fare. In primis, noi stesse dobbiamo imparare a valorizzarci, distinguendo cosa è elegante e sexy da ciò che è volgare e pretendendo che la nostra immagine venga usata in modo appropriato. A chi mi dice che un culo è un culo (si può dire culo?) rispondo che non è così.

Foto Piero Beghi

Il corpo umano è un’opera d’arte e può essere raffigurato come arte attraverso la fotografia, come è stato per millenni nei dipinti, affreschi e sculture. Un’altra diversità evidente nella moda curvy estera è che in Italia vengono impiegate quasi solo modelle giovanissime e alte – molte arrivano a malapena alla taglia 48, poche plus size -mentre all’estero si fa riferimento a modelle curvy e plus size di tutte le età, forme del corpo, colori, altezze. Sì, anche in passerella, a discapito di quanto affermato qui che per sfilare in passerella devi essere alta almeno 1,78.
Hanno inventato i tacchi. Chi è alta 1,50 vuol vedere in passerella una donna vicina alla sua altezza per capire come le potrebbe stare quel capo, allo stesso modo c’è chi desidera vedere donne della sua stessa età e taglia sia sfilare che sulle riviste di moda. All’estero lo hanno capito! Qui speriamo lo capiscano presto.
In tutto questo è necessaria la professionalità. Mi spiego meglio: in Italia se sei giovane, alta, magra, OK sei una modella e via. All’estero le qualità più importanti per una modella sono le seguenti: fotogenicità ed esperienza nella posa per le fotomodelle, portamento, eleganza, grinta, esperienza nella sfilata per le modelle.
Avete mai visto come sfila Ella Halikas in passerella indossando un bikini? Ecco, a questo dobbiamo arrivare. Un consiglio alle aspiranti modelle: andate a guardare e studiare le modelle curvy estere, non solo quelle italiane, aprite la mente, fate esperienza nella posa e nella camminata. L’Italia è uno dei Paesi della Moda, facciamo vedere che noi modelle curvy e plus size non siamo seconde, ma pari, alle modelle slim.

Ti faccio un’ultima domanda, un po’ provocatoria. Molte persone si chiedono come faccia una donna curvy a essere in salute. Spesso le curvy sono viste come malate. Quanto c’è di falso e quanto è importante, invece, la consapevolezza nel mostrarsi?

Questa domanda non è per nulla provocatoria, anzi la risposta è semplicissima.
Oggi sono in salute grazie al fatto di essere curvy. Quando ero adolescente, tutte le mie amiche magre mangiavano junk-food perché non ingrassavano, oppure seguivano una dieta basandosi esclusivamente sulla riduzione calorica – nei peggiori casi, diventando anoressiche o bulimiche-. Quando ero magra in realtà non ero per nulla sana perché alternavo fasi di drastica riduzione calorica – niente sport, perché mi sentivo esausta -, a crisi bulimiche. Per fortuna amo mangiare e così invece di negarmi il piacere del cibo sono andata da un bravo nutrizionista. Da qui è nata la mia passione per la sana e varia alimentazione e negli ultimi 20 anni ho letto centinaia di libri sull’argomento, alcuni mai tradotti in italiano, così li ho letti in inglese o tedesco. Ho di recente conseguito il diploma di Natural Juice Therapist, prima e finora unica in Italia, e voglio continuare a studiare e specializzarmi in questa direzione.

Foto di Neil Adams

Se non fossi stata curvy avrei continuato a mangiare cibo spazzatura, ad essere bulimica così il mio corpo sarebbe rimasto magro e le persone mi avrebbero percepita come in salute. Oggi sono curvy e in salute. Voglio trasmettere a tutti questo messaggio: la salute non dipende dalla nostra taglia, ma dal nostro stile di vita! Una persona che segue uno stile di vita sano, nutrendosi adeguatamente, con una buona attività fisica, sonno regolare e gestione dello stress, è una persona sana al di là della sua taglia. Le persone dovrebbero smettere di giudicare gli altri solo basandosi sul loro aspetto fisico, tirando in ballo la salute che è esclusiva competenza di un medico.

Hai un messaggio a cui tieni particolarmente che ci vuoi donare?

Amati! Se non riesci ad amarti da sola, cerca delle persone che ti aiutino ad accettarti e amarti nella tua cerchia di amicizie o in famiglia. E, se non ci sono, chiedi aiuto a un terapeuta/psicologo o a uno specialista. Importantissimo: imparare ad accettarsi e amarsi. Queste sono le fondamenta sulle quali potrai costruire la tua vita e far sì che i tuoi sogni si realizzino.

FINE

Se volete, potete contattare Martina Giraldi ai seguenti indirizzi: Facebook; Instagram

Ringrazio moltissimo Martina per la sincerità e la disponibilità avute nel rispondere alle mie domande. Questa chiacchierata mi ha fornito numerosi spunti per nuovi argomenti da approfondire in seguito: come il bullismo subito da ragazzi; quanto può aiutare il supporto psicologico; quanto può essere utile il dialogo in famiglia per accrescere la propria autostima e, quindi, essere di supporto per combattere quel disagio che gli altri vogliono provocare in chi ritengono più debole. Quanto può essere importante il trovare veri amori e sincere amicizie. Inoltre, la moda curvy che supera le barriere di età, colore e forma mi interessa molto, anche a livello personale. Spero di poter avere ancora ospite Martina nella mia rubrica.

La vera libertà è essere quelle che siamo. Sempre.

Per essere la protagonista del prossimo articolo SCRIVIMI QUI

Sono nata nel 1968 – contate in silenzio – a Roma.
Mi muovo esclusivamente con i mezzi pubblici perché non guido e non potrei mai vivere senza Trastevere, il Colosseo, le stupende fontane della Capitale e i fastidiosi sampietrini.
Da che ho memoria ho riempito di scarabocchi tutto ciò che ho avuto la fortuna, o la sfortuna fate un po’ voi, di avere a portata di mano: dal muro di casa dietro il divano del soggiorno (avevo quattro anni), a ritagli di carta, quaderni e diari. Da allora è stato un susseguirsi di poesie, racconti, romanzi e favole per bambini, il tutto condito da premi, pubblicazioni e gratificazioni varie.
Golosa di dolci e di emozioni. Amante di viaggi e fotografie. Adoro Vasco e i Queen… sì, lo so che sono agli antipodi, ma così è!
Se vuoi contattarmi in privato, scrivimi qui: cristiana.ian@libero.it

IMperfetti PROGETTO FOTOGRAFICO IN ARRIVO L’EDIZIONE 2023

Imperfetti è un progetto fotografico ideato nel 2021 dalla fotografa marchigiana Simona Mancuso per raccontare e raccontarsi di paure, debolezze, imperfezioni che ci rendono fragili ma unici e che fanno parte della natura umana. Ho scoperto dell’esistenza di questa idea fotografica attraverso la condivisione di stories instagram della @Bodypositivecatwalk e ho subito contattato Simona per proporre un’edizione di gruppo su Parma con le ragazze di @Felicita.formosa

Simona crede immensamente nella divulgazione di un pensiero “imperfetti” e per prima si è messa a nudo raccontando le sue fragilità.

Nel gruppo Facebook dedicato scrive:Oggi vorrei mostrarvi questa fotografia per farvi capire, nella pratica, cos’è Imperfetti e come sarà impostato. Ho scattato questo autoritratto circa due anni fa, per raccontare una storia che ho vissuto in prima persona.

Questa è la mia storia: Anni fa ho iniziato a soffrire di ansia ed attacchi di panico. Ogni cosa improvvisamente per me aveva assunto un aspetto diverso: la vita quotidiana che qualche giorno prima vivevo con tranquillità, ora mi terrorizzava. Avevo paura di uscire. Mi ritrovavo nel vagone di un treno e mi mancava l’aria. Non riuscivo a restare ferma sulle poltrone di un cinema senza che il mio cuore iniziasse a battere all’impazzata, con il vuoto della sala che mi spezzava il respiro. Stavo seduta al tavolo di un ristorante e tutto intorno a me sembrava estraneo: le persone, gli oggetti, le mie mani. Avevo un senso di oppressione nel petto costante, paura di morire, pensieri bui e pesanti che mi attraversavano la mente, riempendo letteralmente il mio cervello di scariche elettriche che non mi lasciavano riposare la notte. Per me il periodo iniziale è stato come vivere ogni giorno senza luce. Senza sapere cosa mi stava succedendo, senza riuscire a comprendere, senza riuscire più a riconoscere né la mia mente né il mio corpo. Per un po’ di tempo ho provato a far finta di nulla, cercando di ripetere a me stessa che si trattava solo di episodi isolati, che forse ero solo un po’ stanca, che magari era colpa del freddo se passavo le mie giornate a tremare tanto da non riuscire più a tenere neanche in mano una penna e scrivere. Ho cercato di nascondere la cosa finché non sono arrivata al limite. L’unico pensiero che avevo nella mia mente, in ogni istante, era che in me c’era qualcosa che non andava. Qualcosa che prima d’ora non avevo mai conosciuto, mai provato: qualcosa che dovevo nascondere a chi mi stava intorno per non essere additata come strana e per non suscitare rabbia o delusione. Avere accanto qualcuno che non cerca di comprenderti e che appesantisce ancor di più una situazione già molto difficile e delicata, è semplicemente l’ennesimo macigno che ti opprime il petto. Finché un giorno, quando tutto era diventato troppo pesante da sopportare, mi trovai a ad avere il terrore di compiere azioni spropositate: non prendevo più nemmeno l’auto per la paura di non riuscire a controllare le mie azioni ed i miei pensieri e farmi del male. Fu in quel momento che trovai la forza di chiedere aiuto. E nonostante in quell’istante mi sentissi tremendamente in colpa ed ancora più “anormale” per il semplice fatto di aver cercato qualcuno che venisse in mio soccorso, quello fu il primo passo che cambiò ogni cosa. Avevo iniziato a comprendere, a capire, a mettere in fila ciò che mi succedeva e ciò che provavo. Poco alla volta il buio che avevo attorno e nella mia mente, cominciò a cambiare colore, ad apparire una – seppur fioca – fiammella di luce. Fu come fare di nuovo ogni cosa per la prima volta: guardare un film, stare in mezzo alle persone, prendere un treno, riuscire a ricordare i miei sogni, guidare l’auto, mangiare, fare la spesa, camminare da sola. Iniziai a comprendermi ed a capire questa nuova parte di me, a riconoscere quando era il momento per concedermi un po’ di riposo dal mondo affrontandolo a piccole dosi, scansando tutto ciò – cose e persone – che mi creava disagio. E poco alla volta, anche se diversa, la luce tornò.”

È emozionante leggere da spettatori i vissuti di altre persone ed è anche curativo mettere nero su bianco le difficoltà che affrontiamo nel corso della vita. Nonostante la mia corazza a volte un po’ cinica e polemica, ho dentro di me amore e carità e quando qualcuno è in sincere difficoltà sono la prima a tendere la mano.

All’edizione di Imperfetti con luogo Parma avvenuta all’inizio 2022 hanno partecipato 11 donne: Beatrice, Valentina (io), Maria Pia, Martina, Azzurra, Romilda, Miss Valentine, Julieta, Ursula, Federica R., Federica A. Ognuna di loro ha reso indelebile la propria storia, vi invitiamo a leggere i racconti che potete trovare sui canali social di Imperfetti o Felicità Formosa.

Colgo l’occasione per annunciare che presto ci sarà una nuova edizione a Parma (probabilmente a fine febbraio 2023) aprendo l’invito anche agli uomini. Il gruppo è già numeroso ma sono ancora aperte le iscrizioni: per candidarsi è sufficiente scrivere un’email a felicitaformosa.bv@gmail.com, presentandosi, indicando la città di provenienza, un recapito telefonico e scrivendo un racconto personale del proprio vissuto (potrete decidere se potrà essere pubblicato oppure no ma consigliamo di accettare la sfida che potrà essere curativa).

Vi anticipiamo intanto alcune indicazioni:

  • Non saranno necessari trucco, parrucco o outfit particolari (portate voi stessi nella vostra confort zone)
  • Lo shooting è gratuito, verranno divise le spese oggettive col numero di partecipanti. Ci impegniamo a lasciarle il più contenute possibile (nella prima edizione erano 14,00€ a testa, quest’anno sarà circa 20,00€. Questo importo è indicativo e potrà subire variazioni che verranno comunicate tempestivamente).
  • La location dello shooting sarà una sala posa noleggiata per l’occasione a Parma (il luogo esatto verrà comunicato per privacy solo alle partecipanti)

Vi aspettiamo! Valentina Parenti mail: felicitaformosa.bv@gmail.com

Questo articolo è scritto da Valentina Parenti che dedica il suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutti i soci e le socie che si impegnano nel volontariato.

Valentina Parenti https://www.instagram.com/valentina_incolors/ sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale, per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

I DOLCETTI DELL’EPIFANIA: I BEFANINI

I Befanini toscani, o Befanotti, sono biscotti tipici della tradizione toscana, più precisamente versiliese, che vengono preparati in occasione della festa dell’Epifania. Sono quei dolci che profumano di mamma, di nonna, di zia, di cose buone e semplici di una volta, quando bastava poco per fare sorridere un bimbo e quando la felicità stava nelle piccole cose che avevano quella magia particolare di scaldare il cuore.

Sono Laura, amante della cucina, e oggi vi propongo una ricetta d’amore, raccontata attraverso le delicate righe del famoso enogastronomo toscano Giovanni Righi Parenti che dedicò gran parte della sua vita allo studio della cucina e alla ricerca dei piatti della tradizione senese e toscana, riportando in vita ricette antiche e sapori perduti. È proprio questo suo scrivere di cucina in punta di anima che mi fa amare i libri di questo autore che tante volte, come potrete percepire leggendo questa ricetta, assomigliano più a un romanzo d’altri tempi che a un ricettario di cucina

Foto di Laura De Vincentis

Befanini

Ricetta tratta dal libro Dolcezze di Toscana di Giovanni Righi Parenti

“La Befana, cara Zia, tutte le feste le porta via”.

Così si lamentava lo scolaro giunto a questa data che un tempo segnava la fine delle vacanze scolastiche invernali. E la zia consolava il nipote co’ Befanini. È una storia vecchia anche questa, ma anche i Befanini sono vecchi! Per prima cosa vi debbo dire che sono un dolcino nato in quel di Viareggio e che per farli ci vogliono gli stampi. Stelle, cuori, animali e poi le Befane ed i Befanotti. Scambiarsi i Befanini era un rito. L’operazione era affidata ai più piccini. I bambini per la metà li consegnavano, ma i più se li mangiavano! Spesso avveniva l’incrocio ed uscivi di casa con un paio di cartocci per riportarne…tre. I Befanini rimangono i biscotti dei nostri nonni. Una fabbricazione rustica di mani e cuore che, per cominciare l’anno nuovo, risulta proprio ideale!”

Ingredienti

1 kg di farina 00

600 g di zucchero semolato

200 g di burro

5 uova intere

una presa di vaniglina

un pizzicone d’anici

un bicchiere di latte (150 cc)

due bicchierini di Rhum (o Sambuca, o Anisetta, o vino dolce)

una busta e mezzo di lievito per dolci

Inoltre

1 uovo per lucidare

Codette di cioccolato o confettini colorati di zucchero per guarnire

Preparazione

Dopo aver sbattutole uova con lo zucchero in una zuppiera, vi si mescola la farina e il burro che avremo intiepidito per renderlo abbastanza fluido ed il resto degli altri ingredienti. Impasteremo bene ricordandoci di unire, alla pasta, per ultimo gli anici. Lasceremo riposare l’impasto per poco tempo, quindi lo spianeremo sulla spianatoia, poco per volta, formando uno strato alto poco più di mezzo centimetro che taglieremo con le apposite stampine sagomate, taglienti, rimpastando continuamente i ritagli. I befanini stesi su una teglia unta con un altro poco di burro e leggermente infarinata (oppure potete usare la più moderna carta forno), si lustrano, usando una penna, pennellandoli con un poco d’uovo sbattuto e quindi si decorano con codette di cioccolato o confettini multicolori di zucchero. Infornare in forno non troppo caldo (170°) dove rimangono per circa una ventina di minuti, più o meno, cioè il tempo necessario che gli permetta di raggiungere un bel colore dorato asciugandosi completamente.

Buona dolce Epifania a tutti!

Laura De Vincentis è parapsicologa e modella curvy.
A 52 anni conosce un famoso fotografo italiano e inizia la sua carriera come modella curvy, acquisendo una nuova consapevolezza di sé, imparando ad amare e accettare il proprio corpo incondizionatamente. È attiva contro il body shaming e la discriminazione basata sull’aspetto fisico.
Fin da piccola ha una passione per la danza classica che inizia a studiare a 50 anni; è inoltre autrice di un goloso blog di cucina.
“È per me un onore fare parte della grande famiglia di Curvy Pride, perché mi permette di condividere il mio percorso di vita e stimolare le persone, attraverso la mia esperienza, a credere in se stesse, ad amarsi e soprattutto a tirare fuori i sogni dal cassetto per realizzarli con la forza dell’intenzione. Perché volere è potere!”
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