LUCERTOLE

Durante la scorsa estate mi sono concessa un weekend marittimo dal quale sono scaturite le riflessioni che leggerete qui di seguito.

Le persone passano ore sotto il sole per arrivare ad avere un colore dorato se non addirittura abbrustolito, sfoggiando il costume più bello e colorato, gli accessori più ricercati, un’eterna competizione su chi si abbronza meglio. I tavolini degli ombrelloni si riempiono di creme e spray auto abbronzanti nella speranza che il colorito FATICOSAMENTE ottenuto durante il soggiorno, rimanga fino all’estate successiva, ma non fatevi ingannare, ci sono almeno due mesi di lampade pregressi. Ed ecco a voi il LucertolaTime.

Tutto questo fa parte di un disegno naturale e psicologico. “Indubbiamente” scuro è meglio, stanno meglio i colori, gli accessori il make up ed è tutto molto avvincente, finché a farlo non sono io, insieme alla mia fantastica amica Majuli. Ma partiamo dal principio, ci siamo regalate un fine settimana al mare, siamo partite alla volta del Mar Adriatico con le nostre valigie, la speranza di rilassarci e la nostra tavolozza di colore incorporato. Ebbene si, Maju ed io siamo cioccolatose, mi spiego non siamo né nere come la notte né mulatte come la crema di arachidi, siamo proprio CIOCCOLATO FONDENTE, ma non al 80%, direi un 60%, ANCORA ABBRONZABILI, e qui scatta la domanda da PREMIO NOBEL: “MA VOI VI ABBRONZATE?”. Non lo so, è pelle, ph, cellule, melanina, non è una tuta di amianto impermeabile che non subisce oscillazioni climatiche. Dirò di più, tenetevi forte, CI SCHIARIAMO. Le persone rimangono basite, come se gli avessi appena detto che in realtà la Terra è piatta (non sono una scienziata, mi attengo alle informazioni che ci vengono date da secoli ormai). Due donne, MARRONI, questo é il colore corretto, un’ Africana ed una Brasiliana, che prendono il sole, fanno il bagno, si divertono (rullo di tamburi) destano scalpore. Veniamo guardate come fenomeni da baraccone o come se, in quanto di colore, fossimo obbligate a fare le treccine alle vostre figlie, ma quando io vi guardo non penso che dobbiate vendermi il cocco a tutti i costi (di solito i “cocco bello” sono bianchi e italiani).

Questo articolo è nato perché ad un certo punto durante questo fine settimana marittimo mi sono sentita osservata e giudicata. L’episodio che ci ha più spiazzate è stato renderci conto che un gruppo di persone si è fermato a guardarci all’ interno del nostro alloggio, come fossimo scimmie in gabbia. Non sono una che sta lì tanto a formalizzarsi, ma quando lei ha notato la stessa cosa, allora ho realizzato che queste sensazioni erano reali. Ho realizzato che essere nel 2020 non conta nulla, ho realizzato che i bambini vengono cresciuti con questa forma mentis della diversità, che non tutte le persone sono pronte. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio. A Trento entrambe abbiamo una vita sociale, lavorativa, famigliare quindi di certo non andremo in crisi per questo episodio, ma non lascerò che comunque questo discorso passi in sordina. Tornerò nello stesso luogo, con mio marito e le mie figlie, e so per certo che le cose andranno diversamente: VI AGGIORNO.

CURIOSITÀ: La pelle scura è un colore della pelle UMANA RICCO di pigmenti di melanina, in particolare l’eumalanina. Le persone con la pelle molto scura sono spesso definite persone di colore, sebbene questo uso possa essere ambiguo (dovremmo fare un articolo solo sull’ aggettivo ambiguo) in alcuni paesi viene usato per riferirsi specificatamente a diverse etnie o popolazioni. Prendendo il mio caso specifico, inoltre aggiungo che da 35 anni la mia pelle gestisce il clima occidentale di conseguenza l’inverno tendo a schiarirmi, PROPRIO COME VOI. Che notizia entusiasmante!!!

Stigma Pregiudizio Ignoranza Ironia

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

Il mio mondo in Pink!

Per aggiungere colore e gioia alla mia vita ho iniziato a accettare colori a me ostili..

Se penso al passato avevo una vera è propria fobia verso alcuni colori.. in particolar modo per il rosa! Vi chiederete ma come mai?

Beh, non è poi così difficile. Da bambina avevo interesse per diverse cose soprattutto maschili. Avrei voluto giochi come la pista da macchinine e intraprendere una carriera da motociclista. In famiglia però tutto questo non era ben visto perché ero una femmina. Il sentirmi dire “No, sei una bambina”, e no, “sei una donna” mi ha portato ad amare l’azzurro considerandolo nel subconscio un colore da uomo e di fatto fino ai 25 anni anche il mio armadio era monocolore.

Per chi mi conosce ora, che mi vede sempre con colori accesi e vivaci, è sicuramente una scoperta.

Facciamo qualche cenno di storia: Spesso non si ricorda l’origine del significato del colore perché scivola nel folclore e nella convinzione che “è sempre stato cosi” come il blu per i maschi e il rosa per le femmine. Questa scelta si ripete cosi spesso da sembrare naturale, e biologicamente predisposta ma in realtà è molto più recente. Per secoli, in Europa e in America i BAMBINI NON INDOSSAVANO ALCUN COLORE, portavano camice bianche. Era una questione legata alla praticità. il bianco si poteva pulire e disinfettare più facilmente con la candeggina prima che si imparasse ad usare il bagno in autonomia.

All’inizio del XX secolo, bambini e bambine iniziarono ad indossare i colori, il BLU era considerato delicato e appropriato alle femmine mentre il ROSA (essendo associato al rosso ovvero alla mascolinità) era ritenuto un colore più forte ed audace e, quindi, più adatto ai maschi.

Dopo la seconda guerra mondiale, alla fine degli anni ’40, tutto questo si ribaltò. Il perché resta un po’ un mistero, ma sembrerebbe che un grande magazzino americano lanciò una campagna a favore del rosa per le femmine e del blu per i maschi. Una vera campagna di marketing che rese più facile la produzione di merce in DUE COLORI e questo divise il mondo tra rosa e azzurro.

Ma la storia del rosa non finisce qui e approfondiremo, magari, in un altro articolo.

Tutto questo per dirvi che, inconsciamente, avevo maturato un odio profondo per il rosa perché veniva considerato da “femminuccia” e io non volevo essere etichettata tale. Le mie amiche lo adoravano, io lo ritenevo ripugnante.

Col tempo poi ho maturato attrazione per il colore rosso (un colore mascolino) associato non solo alle sensuali pin-up della Coca-Cola, ma anche a moto, e auto (tanto che la prima auto che mi regalarono fu una 500 rosso Ferrari)

Con gli anni l’ approccio nei confronti del mondo dei colori cambiò e un fattore determinante è stato l’incontro con CurvyPride e la sua maglietta fucsia. Non nego che all’inizio ero un po’ riluttante in questa tonalità, ma mi accorsi che quel tipo di colore, con grande stupore, mi donava, ravvivando perfino il colore dei miei occhi e a poco a poco ho iniziato a fare pace con il rosa, amandone ogni sfumatura.

Da allora, dal 2018, a poco a poco ho iniziato a introdurlo nella mia quotidianità con vasi per i fiori, scarpe col tacco, cappotto, nelle pareti della lavanderia, nelle persiane della mia casa. Incuriosita da questi cambiamenti di me stessa ho iniziato a studiare la psicologia dei colori e a chiedermi: quali colori mi fanno sentire felice?

Durante la ristrutturazione della mia casa ho riflettuto su quali colori utilizzare per infondere ricordi allegri e felici. Il modo in cui vediamo il mondo plasma chi scegliamo di essere e scegliere determinati colori avvincenti può cambiarci la vita in meglio. Pensando a come arredare casa sono arrivata alla conclusione che il colore bianco sporco delle pareti mi dà fastidio e ho iniziato a desiderare ambienti più luminosi, ma non solo per ragioni estetiche, ovvero ho notato gli effetti positivi e negativi che il colore ha sulle emozioni, mie soprattutto: il blu mi fa sentire calma, il rosso mi da energia, il verde mi rigenera a mente, il fucsia mi dà allegria e i monotoni (grigi, beige) mi fanno sentire priva di ispirazione o addirittura triste.

Dopo aver letto la mia esperienza vi sfido a raccontarmi quale colore considerate nemico e perché? Cosa vi evoca, quali emozioni? Parlarne con qualcuno potrebbe inaspettatamente farvi cambiare idea.


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Il presente articolo è stato scritto dalla socia e collaboratrice dello staff Valentina Parenti che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma.

Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

DOLCETTO O SCHERZETTO?

Nel 2020 il virus ci ha giocato un bello scherzetto, e per questo i nostri bimbi non potranno andare a bussare di porta in porta chiedendo dolcetti (ammetto che gran parte del bottino poi lo avrei mangiato io!)
Possiamo però rendere questa ricorrenza divertente, e soprattutto gustosa, anche a casa nostra! Come fare?

Partiamo dall’ inizio, cosa significa Halloween? Non si tratta di una “festa satanica” come alcune persone credono, ma semplicemente dall’abbreviazione di “All Hallow’s Eve” che tradotto sta per “Notte degli spiriti sacri”: la vigilia di Ognissanti.
L’origine di “dolcetto o scherzetto” (trick or treat) deriva dall’usanza medievale di elemosinare di porta in porta la vigilia di Ognissanti.

Al giorno d’oggi i bambini si vestono in maschera e di porta in porta chiedono dolciumi, in caso contrario faranno uno scherzetto.
Ha origine da un’antica festività pagana e deriva dalle tradizioni celtiche e precristiane. Halloween ha inoltre radici nelle tradizioni della Roma antica, la ricorrenza è legata alla dea dei frutti e dei semi Pomona, e alle feste dedicate ai defunti, i Parentalia.
Si può dire che sia un’usanza partita da Roma, che ha fatto il giro del mondo nel corso dei secoli, per poi tornare in Italia!

Personalmente ho sempre amato questa ricorrenza, la festeggiavo già in tempi non sospetti organizzando feste a tema, la prima addirittura nel 1995! Ricordo che molti genitori non autorizzavano i propri figli a partecipare temendo che facessimo qualcosa di pericoloso legato a rituali esoterici, in realtà era un modo per trovarsi in compagnia, vestirsi in maschera e preparare e mangiare molti manicaretti “a tema”. Un giorno ho persino “preso in prestito” l’orologio a pendolo preferito di mio nonno per aggiungerlo alla scenografia, insieme a ragnatele finte, pipistrelli di cartone, e vasi di vetro riempiti di acqua colorata con etichette di pozioni fantasiose. Una delle feste più riuscite è stata nel 2004, nella foto mi vedete vestita da strega con il mio ragazzo vampiro.
True Fact: non guardo i film horror perché mi impressionano.

Festa del 2004
La festa del 2004, io e il mio ragazzo vampiro!

Voi non avrete bisogno di rubare il pendolo del nonno per festeggiare Halloween a casa! Bastano dei semplicissimi accorgimenti per entrare nel mood. Di seguito vi elenco alcuni semplici consigli, trovate comunque moltissimi spunti sul web.
MOOD:
– Decorate la casa con ragnatele finte, pipistrelli di cartoncino sulle finestre, i colori tipici sono il nero e l’arancione, date spazio alla fantasia! Se avete bambini ( vostri o “acquisiti”, prima di diventare mamma prendevo in prestito le cuginette o i bambini delle vicine ) fatevi aiutare da loro, vi stupiranno con le loro idee geniali!
– Per un effetto decadente, tagliate dei vegetali, metteteli in barattoli di vetro e riempite con acqua colorata, etichettate. Ecco che un finocchio con acqua rossa diventa un “musculus cordis” un cavolo rosso tagliato a metà un “pulmo porci”, uova sode o rape rosse sembrano bulbi oculari galleggianti…e così via…
– Se non amate le decorazioni a tema horror, optate per decorazioni a tema autunnale, zucche, pannocchie, castagne, non dimenticate le collane di aglio o cipolle intrecciate “per tener lontano i vampiri”
– In entrambi i casi la zucca è d’obbligo. Potete scavarla e ritagliarla a forma di faccia (la classica zucca di Halloween) o semplicemente con dei fori geometrici e creare dei lumini.
– Cambiate le lampadine con lampadine colorate rosse o arancioni
– Create dei segnaposto a forma di fantasmino, o dei menù a forma di bara che si apre.
Date dei nomi fantasiosi e a tema alle pietanze, non state servendo un piatto di spaghetti al pomodoro bensì un “Piatto di vermi saprofagi al sangue!”
– In caso di buffet, corredate i piatti con dei cartellini e nomi fantasiosi, il tutto scritto con un font possibilmente gotico o antico. Il diavolo sta nei dettagli 😉
– Nulla vi vieta di fare una festa in famiglia seguendo un tema specifico (Harry Potter, la Famiglia Addams, Hansel e Gretel…)
– Se amate il cinema via libera alla visione di film horror attuali o “classici” o di cartoni animati adatti all’età di tutti i presenti

FOOD
– Utilizzate la polpa delle zucche che avete svuotato per le vostre ricette dolci e salate!
– Decorate gli stuzzichini facendoli sembrare degli insetti
– Se servite risotto o pasta corta , mettete due mozzarelline ciliegine con due olive nere, sembrerà che due occhi stiano fissando il commensale
– Usate dei tagliapasta a forma di pipistrello, gatto, fantasma, zucca… per i vostri biscotti
– Allo stesso modo potete utilizzare degli stampi in silicone a tema per fare i cioccolatini
– Preparate dei muffin, metteteli a testa in giù ( con la parte larga verso il basso ) e ricopriteli con glassa bianca o con pasta di zucchero bianca, due pezzetti di cioccolato o chiodi di garofano, et voila ecco i fantasmini!
– Mele cotte al forno, cospargetele con marmellata di frutti rossi e create un vermetto verde con marzapane o pasta di zucchero, Ecco a voi una fantastica mela marcia
– Se avete bambini, preparate le mele caramellate con caramello rosso, stile strega di Biancaneve
– Create un “dolcetto o scherzetto” in casa, o nascondete i dolcetti creando una caccia al tesoro per i vostri bambini

Ecco due ricette che sono solita preparare per Halloween!
La prima è la classica ricetta americana dei Chocolate Chip Cookies, la seconda è una ricetta alternativa (ma ugualmente buona) per i Brownies: si tratta di una ricetta senza glutine o lattosio, vegetariana e vegana, adatta quindi anche a persone che possono avere delle intolleranze.

Chocolate chips cookies

CHOCOLATE CHIP COOKIES
Un classico che non può mancare ad Halloween!

Ingredienti
– 200 g farina Manitoba
– 1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
– sale
– 100g di burro a temperatura ambiente
– 200g zucchero
– 1 cucchiaio di melassa o di miele scuro forte (es. castagno)
– 1 uovo
– 200 g gocce di cioccolato ( personalmente preferisco tagliare una tavoletta di cioccolato fondente grossolanamente )
– 130 g di noci o nocciole tritate

PREPARAZIONE
Preriscaldare il forno a 150°
In una ciotola mescolate farina, bicarbonato e una presa di sale, mettete da parte.
In un’altra ciotola lavorate il burro, lo zucchero e la melassa per circa 2 minuti, fino a ottenere una crema soffice e spumosa. Aggiungete l’uovo. Versate il composto con la farina dentro alla crema e uova e incorporare con un cucchiaio, amalgamare bene ma evitate di lavorare l’impasto troppo a lungo. Versate il cioccolato e le noci/nocciole tritate.
Formate delle palline di circa 4 cm di diametro e mettetele su una placca rivestita di carta da forno ad almeno 8 cm di distanza l’una dall’altra.
Infornate per circa 18/20 minuti e se necessario procedete con più infornate. Lasciate intiepidire i biscotti per qualche minuto prima di trasferirli a raffreddare.
Assaggiare. Ripetutamente!

I deliziosi Brownies

BLACK BEAN BROWNIES – gluten free – lactose free – vegan
I Brownies sono un altro dolcetto facile e veloce da preparare. In questa versione sono adatti anche alle persone intolleranti al glutine, ai vegani e vegetariani.
Questi brownies presentano un ingrediente che può apparire insolito: i fagioli neri! Vi assicuro invece che rendono l’impasto morbidissimo, per un risultato strepitoso.
Sono stata indecisa fino all’ultimo perchè c’è un’altra buonissima ricetta con la patata dolce al posto dei fagioli, ma ho pensato che i fagioli fossero più facili da reperire e che così vi evitavo di prendere le patate, bollirle, sbucciarle e ridurle in purea.
* In caso vogliate la ricetta con la patata dolce, scrivetemi!*

INGREDIENTI
– 250 g di fagioli neri sgocciolati (in alternativa usate i cannellini)
– 2 cucchiai di cacao amaro in polvere
– 40g di fiocchi d’avena (meglio quelli piccoli, sulle confezioni trovate scritto “quick oats”)
– un pizzico di sale
– 75 g di sciroppo d’acero ( in alternativa sciroppo d’agave o miele )
– 2 cucchiai di zucchero di canna ( se non volete usare zucchero, aumentate lo sciroppo a 110g invece di 75 g )
– 40 g di olio di cocco o altro olio vegetale ( es. di semi, di arachidi… )
– 2 cucchiai di polvere di vaniglia – se non la trovate, una bustina di vanillina
– 1/2 cucchiaio di lievito
– 80/100 g di gocce di cioccolato o cioccolata in pezzi ( a vostro piacimento se ne volete di più o di meno )
– Tenete da parte alcuni pezzetti di cioccolata da spargere sulla superficie dei biscotti

PREPARAZIONE
Preriscaldare il forno a 175°C
Mescolare tutti gli ingredienti, TRANNE i pezzetti di cioccolata, in un robot da cucina con le lame o frullatore potente. L’impasto deve essere omogeneo e cremoso, fermare il robot e controllare di tanto in tanto.
Aggiungere i pezzetti di cioccolata ( tranne alcuni che metteremo sulla superficie ), mescolare con un cucchiaio.
Versare in una teglia quadrata di 20 x 20 cm ( altezza 5 cm ). La teglia deve essere antiaderente, oppure oliatela. Guarnire con i restanti pezzetti di cioccolata.
Infornare per 15/18 minuti e LASCIAR RAFFREDDARE prima di estrarli dalla teglia e tagliarli (altrimenti si rompono). La quantità basta per tagliare 9/12 brownies.
Se l’impasto vi sembra poco cotto, metterli in frigo durante la notte e magicamente avranno la consistenza giusta!
* Un trucco: prima servite i brownies, e solo dopo svelate l’ingrediente segreto, nessuno immaginerà che li avete preparati con i fagioli!
* Se lo desiderate potete aggiungere qualche goccia di olio essenziale o aroma all’impasto, paticolarmente indicati menta piperita, arancia, cannella…

Buon appetito e buon Halloween!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia, staff e blogger Martina Giraldi che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

MAMMA, MODELLA CURVY E APPASSIONATA DI CUCINA E BENESSERE
In lotta con la bilancia da quando aveva 14 anni, prova tutte le diete e le ricette possibili ed immaginabili che le promettono un miraggio di dimagrimento (fallendo miseramente nel suo intento, ma al contempo migliorando il suo stile di vita).
A 38 anni incontra la filosofia Bodypositive e Curvy Pride: è amore a prima vista!
Butta la bilancia, ma fa tesoro di tutte le informazioni, le ricette ed i trucchi wellness appresi.
L’importante è stare bene, BEAUTY AND HEALTH HAVE NO SIZE-
Bellezza e salute non hanno taglia





QUATTRO RAGAZZE DI CURVY PRIDE NEL CALENDARIO ‘SENSUALITY CURVY’

BRESCIA – Quattro ragazze dell’associazione “Curvy Pride” fanno parte del calendario 2021 intitolato “Sensuality Curvy” ideato dal fotografo delle donne curvy Piero Beghi. Sono Laura Tagliaferro, Silvia Sannino, Laura Chiapparini, e Barbara Braghin. Anche il fotografo fa parte dell’Associazione.

Il Calendario è una splendida idea personale e professionale di Piero Beghi, totalmente slegato dall’Associazione CURVY PRIDE.

Quale messaggio vuole dare con questo calendario?

Lo spirito di questo lavoro è rivolto ancora a quelle donne che vengono ormai conosciute come curvy, donne che non devono sentirsi meno belle o mettere in dubbio la loro femminilità solo perché sono un po’ sovrappeso. Le curvy hanno il loro fascino e la loro sensualità e il calendario intende proprio dimostrarlo.

Come sarà il calendario?

“Sensuality Curvy” sarà un calendario molto curato, tutto in bianco e nero proprio per evocare grazia ed eleganza. Quest’anno, infatti, gli scatti che verranno realizzati si prefiggono innanzitutto di far vedere il fascino e la sensualità delle nostre curvy che, proprio per questo saranno ritratte in lingerie. Non ci sarà però nulla di volgare, ma l’immagine proposta sarà sempre molto glamour e giustamente sexy, affascinante, ma senza mai andare oltre.

È un parametro di bellezza diverso rispetto alle classiche modelle?

Sì e con questo calendario voglio trasmettere una riflessione che è rivolta innanzitutto proprio alle stesse curvy. Donne che presentano qualche etto in più rispetto a certi parametri che vanno per la maggiore e, purtroppo, sono duri da cancellare. Questo calendario, invece, vuole sottolineare la bellezza e il fascino delle curvy, indipendentemente da quello che sembra dire o meno la bilancia. In questo senso mi piace sottolineare un aspetto che è emerso sin dal casting che abbiamo realizzato per individuare le modelle per le diverse fotografie.

Le curvy si sono quindi messe in gioco, ci racconti qualche curiosità…

Le donne che si sono prestate o, in alcuni casi, hanno espressamente chiesto di partecipare, innanzitutto, si sono divertite nel posare davanti alla macchina fotografica. Si sono messe in gioco con grande disponibilità ed entusiasmo ed hanno ricevuto una bella iniezione di autoconvinzione. Mi sembra che proprio questo sia l’elemento più importante che mi ha portato a presentare la seconda edizione del calendario che, è bene ribadirlo, ha il fondamentale obiettivo di valorizzare la donna formosa, donne di diverse età, tutte maggiorenni, naturalmente (la più grande ha 53 anni), con l’unico requisito di portare una taglia dal 46 in su.

Come è stato preparato il casting?

Con una preparazione minuziosa e curata. Visto l’anno del tutto particolare che stiamo vivendo, l’invito a partecipare al casting è partito soprattutto via social. Devo dire che l’interesse suscitato è stato davvero notevole, se solo si considera che, alla fine, è stata coinvolta nell’iniziativa una cinquantina di modelle. Dall’inizio di luglio sino al 9 agosto, complice la necessità di rispettare le distanze e i protocolli di sicurezza (obbligo che ha finito per dilatare i tempi del nostro progetto), abbiamo lavorato nel mio studio per una prima selezione che mi ha portato ad individuare venticinque modelle.

Da dove sono arrivate le modelle curvy?

Come già è accaduto per l’edizione 2020, anche quest’anno si sono presentate modelle provenienti veramente da tutta Italia, dal nord e dal sud, e mi piace segnalare che in questo calendario 2021 ci saranno anche due curvy bresciane (lo scorso anno ce n’era una)”.

Quando farà gli scatti per il calendario 2021?

Domenica 25 e lunedì 26 ottobre nel mio studio definirò immagini e dettagli di tutti i mesi che comporranno il calendario.

Dove sarà presentato il calendario?

L’anno scorso il calendario curvy è stato presentato a Milano. Per questo 2020, complice l’emergenza sanitaria e la necessità di seguire la sua evoluzione, non sono state ancora definite le modalità di presentazione.

Dove sarà in vendita?

“Sensuality Curvy” sarà in vendita sui social e sul sito web. Non si tratta ovviamente di un progetto commerciale, ma di un’opera che vuole schierarsi dalla parte delle curvy. I chili in più non devono mai diventare un problema o una causa di mortificazione. Le donne formose hanno fascino e sensualità in gran quantità. Io voglio dimostrarlo grazie all’obiettivo della mia macchina fotografica e farlo sapere al maggior numero possibile di persone, a cominciare, naturalmente, dalle vere protagoniste di questo lavoro, le curvy stesse.

                   

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Barbara Braghin che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Barbara Braghin è giornalista e blogger. Adora la moda, i film con Marilyn Monroe anche se il suo preferito rimane sempre Pretty Woman. Da sempre fan di Madonna, adora il fucsia e ha una filosofia di vita molto strong: SE INSISTI E PERSISTI RAGGIUNGI E CONQUISTI.

Percorso Home Fitness

Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeh uno due tre quattro, uno due tre quattro, su le gambe, su le gambe e uno due tre quattro!
Alzi la mano chi in quarantena si è lanciato nell’home fitness.
Chi perché in crisi per la chiusura delle palestre, chi perché preso dal sacro furore di muoversi, chi perché ha capito che forse l’impepata di cozze a giorni alterni non è che facesse poi tanto bene.

Pure io ci son finita dentro. E’ partita prima con mio marito che già si allenava di suo, così tanto per fare qualcosa insieme, alzando un po’ di pesi.
Poi la noia, le gnocche fotoniche su instagram che ti scorrono in bacheca ogni giorno e lo shopping on line…ed ecco che ora in camera ho step idraulico, mini cyclette, tappetino yoga e vogatore.

Precisiamo una cosa: se siete un po’ pesaculo come me, non è facilissimo approcciarsi all’home fitness. Perché siamo dei pessimi coach di noi stessi, ci diamo le pausette premio di più minuti rispetto al dovuto, gli sconti ripetizione… Non siamo severi abbastanza.
Non possiamo paragonarci ad un personal trainer e non possiamo pretendere di avere la qualità di una palestra vera.
Ma se affrontiamo il tutto con il giusto atteggiamento mentale, ce la si può fare anche così ad ottenere dei buoni risultati.

La quarantena ha anche aiutato, perché ogni 15 minuti qualche influencer era in diretta a fare la sua routine fitness, quindi non ti sentivi solo.
Poi il vantaggio di non aver sguardi di commiserazione da parte di altri utenti della palestra è un incentivo.
Ma come dicevo, serve forza di volontà.
E’ tutta una questione di approccio mentale, se pensate di stare in pigiama e ciabatte per allenarvi potete anche tornare a letto, non avrete risultati.
Dovete invece ingannare il vostro cervello, vestirvi come se doveste andare davvero in palestra. Togliere distrazioni di tv e cellulare e focalizzarvi sul movimento e sull’esercizio da fare.

E’ un percorso lungo (mai lungo quanto mantenere la posizione durante il plank) ma se vi ci mettete di impegno ne gioverete sicuramente! Vi sentirete pieni di energia e magari, perchè no, perderete anche qualche chiletto.

Ce la sto facendo pure io, il che è tutto dire!

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, spronando ad apprezzare la propria fisicità ed unicità, prendendosi cura di se stessi e valorizzandosi.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Armocromia, Benessere e bellezza nei colori

“Vivere una vita a colori è il segreto della felicità” è il motto che mi porto a dietro dal 2014, dalla nascita del mio primo figlio. Il diventare madre mi ha reso la vita a colori nel vero senso della parola: dal grigio, al giallo, al rosso, ogni sfumatura è un’emozione così come trattano nei libri illustrati dei bambini.

FAMILIARI IN AFFITTO (1)

I colori si possono studiare per svariati argomenti come la cromoterapia o l’armocromia.

Nella CROMOTERAPIA si può imparare come alcuni colori abbinati alla luce possano avere effetti curativi sulla salute e influenzare per fino la guarigione o il miglioramento in una patologia (associato ad una buona dieta).

Nell’abbigliamento possiamo indossare un determinato colore per darci energia o migliorare l’umore.

Nelle pareti di casa si possono giocare con vari colori in base alla disposizioni delle stanze e a come si vivono.  Il verde trasmette calma ed è tranquillizzante può essere indicato in camera da letto ma anche in un salotto, magari accompagnato da quadri con mare e barche.

Ogni Colore è associato ad un’emozione, avere la possibilità di dedicare una parete a stanza ai colori principali ci può permettere di fare “un bagno di colore” quando lo si necessità. Il giallo è un colore allegro e può mettere felicità non solo a chi lo indossa ma a chi si ha di fronte.

Nell’AMOCROMIA applicata al beauty e allo shopping invece dobbiamo valutarci oggettivamente (un colore ci sta bene o ci piace semplicemente? lo usiamo come confort-zone o perchè ci valorizza?) lasciando da parte il nostro gusto.

Le caratteristiche dei colori da valutare nel corso dell’analisi sono quattro:  sottotono, valore, contrasto e intensità divise in 4 stagioni: Primavera e Autunno – caratterizzate da colori caldi – Estate e Inverno, con sfumature fredde. Ogni palette comprende quasi tutti i colori, ma con caratteristiche personalizzate (più opache o brillanti).

La regola principale è: scegliere in base alla pelle, agli occhi e al colore naturale dei capelli. A chi staranno bene colori caldi ha incarnato avorio/pesca o ambrato e si abbronza facilmente. Viceversa chi ha colori freddi ha la pelle tipicamente rosata, che si scotta al sole oppure anche olivastra, che in estate si abbronza, ma in inverno diventa grigiastra”.

Identificare la nostra palette di colori è fondamentale nella scelta di abiti e accessori, ma anche di capelli e make-up, per creare un fantastico senso di armonia e di bellezza.

Avete presente quando vi fanno tanti complimenti, ma in realtà non avete fatto nulla in particolare? Magari indossate semplicemente un colore che vi illumina (e che non accentua occhiaie o altre macchie)!

Vi ho messo curiosità? continua….

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Il presente articolo è stato scritto dalla socia Valentina Parenti che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

 


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Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma.

Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

contatti: parentivalentina85@gmail.com o qui

#walkforcleanplanet Covid19 Edition

Durante la quarantena, per ovvi motivi, il progetto di #walkforcleanplanet (se non conosci il progetto ti invito a leggere gli altri articoli in merito qui https://curvypride.wordpress.com/2019/09/02/walk-for-clean-planet-e-tiny-people-big-problems-storia-di-una-curvy-ecofriendly-e-dei-suoi-progetti-di-sensibilizzazione-ambientale/ e qui https://curvypride.wordpress.com/2019/11/23/walk-for-clean-planet-prime-uscite/) si è dovuto fermare come tutti.

Parlando con i volontari durante questo periodo, era tanta la voglia di poter comunque andare sulle nostre amate spiagge per camminare e pulire ma abbiamo diligentemente aspettato perché (e qui lo dico con una nota di orgoglio) i miei volontari sono tra le persone col senso civico più alto che conosca.
Abbiamo aspettato. Guardato dai nostri balconi. Aspettato.
Si è fatto poi spazio alla speranza: sì, ragazzi, qualcosa sta cambiando! Il Mondo sta tirando finalmente il fiato! E via ad emozionarci nel vedere le immagini dei delfini nei porti, dell’acqua tornata limpida a Venezia (chi mai lo avrebbe detto che mi sarei commossa per una medusa che nuota nel canale), fiori ovunque…insomma, lo spettacolo della Natura che finalmente si riappropriava dei suoi spazi.
Che bello.
Abbiamo creduto che dopo questo momento difficile che ci ha avvicinati tutti, l’umanità si rialzasse con più rispetto per la terra che calpesta. Insomma, Madre Natura ci aveva appena mostrato quanto spettacolare sia senza di noi, quanto noi siamo la causa di degrado e sporcizia.


Ma poi hanno dato l’ok ad uscire. E qui uomo mi hai delusa.
Come diceva la nota canzone “come prima, più di prima” c’è stato il boom dell’usa e getta, e di conseguenza plastica ovunque.
Non vi è giorno che non trovi i marciapiedi pieni di guanti abbandonati a volteggiare nell’aria (finendo poi come sempre in spiaggia) e mascherine mollate dove capita.
Possibile che nulla vi abbia cambiati? Neanche una pandemia globale?
Ma davvero non siete capaci di buttare dei guanti e delle mascherine nei bidoni, anche solo per motivi sanitari?

Vabbè, tranquilli, la prossima volta che andrete in pescheria i guanti non dovrete neanche metterli, li troverete già dentro al pesce.
Tanto, #andràtuttobene (?)

Curvy Pride sostiene i progetti delle proprie socie e aiuta a sviluppare il potenziale di ognuna di loro. Ti piace il progetto di #walkforcleanplanet? Vuoi saperne di più e diventare referente per la tua città? Contattaci e ti daremo maggiori info!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Non so urlare

A volte nasce con alcune persone una sintonia tale che sembra di essere amici da sempre. Di essere cresciuti insieme, tanto da finire a confidarsi i segreti più profondi, le paure più nascoste. Quando sono stata testimone di queste parole, ho provato sentimenti contrastanti: la voglia di consolare ma non di compatire. Il desiderio di dire che andrà tutto bene, l’impotenza di non poter far nulla per l’altra. Ma una cosa posso fare, dare voce a lei che la voce non è mai riuscita a trovarla e riportare in queste righe il suo racconto, scrivendolo con il mio stile ma cercando di essere il più fedele possibile a come me lo ha confidato.

Ho ancora il senso di pugno allo stomaco.
Ecco le parole di Giulia (la chiamerò così).

” No, non so urlare.

Non so urlare come dovrei, come vorrei. Eppure il mio corpo ha urlato per anni, tra disturbi alimentari e attacchi di panico. Non so urlare tutta la rabbia che ho dentro.

Non so urlare. E me lo sono fatta andare anche bene, per una ventina d’anni.
Poi oh, il 2020 si vede che è proprio l’annata delle piaghe (ride nervosa *ndr). Perché per una evidente quadratura cosmica di beffa del destino, mi ritrovo dopo tutti questi anni a dover incontrare mio malgrado per lavoro qualcuno che mai avrei voluto vedere e sinceramente non so come reagirò.

Erano i tempi delle medie. Mi ero già fatta gli anni delle elementari tra bullismo vario, ma l’apice è toccato lì. Mi sono ritrovata in classe un compagno pluri ripetente, che oltre a tormentarmi come facevano gli altri, mi mise più volte le mani addosso.
Una volta sulle scale ai piani. Una volta nell’ora di disegno tecnico. Un’altra nell’ora di artistica. La mano sotto la maglietta, sotto la gonna a pieghe.
Mi ricordo benissimo come mi si raggevala il sangue e mi dissociavo in quella frazione di secondo che durava la “palpata distratta” la “toccata rapida”. Il panico che mi pigliava subito dopo e il pianto incontrollato che ne veniva. Le mani che mi tremavano. Le gambe bloccate. In fondo ero una bambina.
MAI, e ripeto MAI una sola volta che qualcuno dei miei compagni abbia detto niente. Branco di omertosi, vigliacchi, menefreghisti. MAI che qualcuno di loro mi abbia difesa. No, figurati, faceva più figo dargli corda ed incoraggiarlo. Però erano bambini anche loro. Speravo negli adulti ma nemmeno il professore di artistica che assistette una volta alla cosa, fece niente in merito. Si voltò dall’altra parte. Succube pure lui di uno studente che se ne approfittava della debolezza dell’insegnante, che gli dava del tu, che lo perculava durante le lezioni, solo perché era grosso di stazza tre volte lui (e dieci me). Noi invece tutti buoni ad alzarci in piedi e salutare quando entrava il prof (tutti tranne LUI).

E io?

Zitta, impaurita, un incubo recarmi a scuola ogni giorno. Mi coglieva la nausea ogni mattina, fingevo di avere influenza, febbre, qualsiasi cosa pur di non andare. Ma volevo anche essere una brava figlia e studentessa, mantenere la mia media alta di voti, e quindi non dicevo nulla ed andavo mio malgrado ad affrontare un nuovo giorno. Non volevo dare un dispiacere ai miei genitori. In fondo, in fondo me ne davo anche la colpa. Forse è il mio corpo che attira attenzione, forse ho detto qualcosa di sbagliato, forse sono una sfigata secchiona che se lo merita. O forse era semplicemente uno stronzo?

Tutto questo dovrebbe insegnare che anche la persona apparentemente più allegra e sorridente ha dentro di se tanto dolore, ma soprattutto che gesti e parole segnano la vita di chi ci sta di fronte.
Per lui magari era una ragazzata per farsi figo, per me una ferita mai rimarginata che mi ha segnata per sempre.

Ma un poco di speranza c’è: come ti ho detto ho avuto dei pessimi compagni di scuola. Anni dopo ne ho rivisto uno, che non era neanche tra i miei bulli “affezionati” ma era uno comunque di quelli che incoraggiava il mostro di cui sopra e che non faceva nulla per aiutarmi. Mi ha fermata e mi ha chiesto il mio numero. Sul momento non ho capito come mai ma appena congedato mi arriva un sms: ” scusami se hai tempi di scuola sono stato un po’ cattivo con te. Ho due figlie piccole e non vorrei mai che gli succedesse la stessa cosa che è successa a te, quindi ti chiedo di perdonarmi.”

Ecco, a lui auguro ogni bene per le sue bimbe. Che non abbiano mai da soffrire quello che ho sofferto io. E che abbiano nel caso dei compagni più umani di quelli che ho avuto io.

All’altro invece…non auguro nulla. Gli voglio dedicare la mia futura indifferenza, perché di importanza ne ha avuta fin troppa. “.

Piange Giulia. E piango pure io, e penso a quante altre Giulia ci siano là fuori.

Se hai avuto anche tu esperienze come quella di Giulia e vuoi lasciare la tua testimonianza, Curvy Pride è qui. Non sei sola. Se per anni ti sei tenuta tutto il dolore dentro di te, se questa esperienza traumatica ti ha segnata portandoti a disturbi alimentari e vuoi raccontarci la tua storia contattaci. Noi ci siamo.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Workshop DA SOCIA A SOCIA

Stanno per iniziare workshop CurvyPride su vari argomenti:
💋 Consigli di Bellezza
📚 Portamento
🌻 Accettazione.

Ogni workshop sarà organizzato da una nostra socia con un appuntamento su zoom di circa un ora. Durante il workshop si potranno scoprire piccoli segreti di stile ma non solo per apparire sempre al meglio.

Vi aspettiamo! Seguiteci…

L’iniziativa è rivolta alle socie, chiedi informazioni a curvypride@gmail.com

 

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Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.


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Editor Valentina Parenti @momincolors (socia e staff Associazione Curvy Pride – APS)

Sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale. Educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità – #educareallafelicità

CON IL SENnO DI POI

Il titolo dovrebbe lasciar intuire: ebbene sì parliamo di seno.
Stigmatizzato, additato, adorato, disprezzato, sfruttato. Un seno da nascondere, un seno da mostrare.
Il percorso che una donna attraversa durante la sua vita è spesso legato a questa parte del corpo oggetto di un’amore/odio che ci accomuna tutte.
Personalmente, da donna tonda quale sono, ho sempre avuto un seno “importante” già dalle elementari. Il che mi ha creato un disagio ENORME quanto enorme percepivo il mio busto. Ho scoperto come il mio seno fosse oggetto di scherno, da nascondere. E così via ad anni di felpe oversize da uomo per nasconderlo, curva sul banco, dalle elementari al secondo anno di liceo (postura compromessa per sempre). Anni a cambiarsi chiusa in bagno anziché nello spogliatoio con le altre durante l’ora di fisica, perché il mio corpo era “sbagliato” non andava bene, non era come quello delle mie compagne. Ricordo ancora lo choc da bambina quando realizzai che non sarei più stata a torso nudo in spiaggia.

Non è stato facile da accettare. La moda di certo non aiutava negli anni ’80/’90. Maglie con stampe? Un quadro di Rorshach una volta indossate. Stuoli di t-shirt con cagnolini che diventavano deformi mostri addosso a me. Camice ingestibili, con bottoni volanti. Infagottata in giacche enormi, con la cucitura delle spalle a metà braccio perché i sarti non concepivano una ragazza con spalle piccole e seno abbondante. Bronchiti costanti perché alla fine optavo per la giacca aperta tutto l’anno.
Poi arriva l’adolescenza, tutti sbocciano manco fosse un giardino botanico. E allora provi pure tu a mettere una maglietta scollata. Maschi come api al miele. AH, ecco a che serve! Ma poi arrivano i commenti cattivi.
Così inizia il copri, scopri, copri, troppo scollata, trasparenze no, eh così non va bene, eh no poi ti guardano, e ma se ti chini…
Vieni poi identificata con il tuo seno: catalogata in “la tettona” o “la tavola da surf” a seconda dei casi. Un bodyshaming che negli anni imperversa ancora. Come se il seno dovesse identificarci come persona e come carattere. Manco fosse il mio segno zodiacale. Ma ce lo vedete Paolo Fox che dice: assi da stiro, oggi giornata ricca di novità; tettone weekend in arrivo all’insegna del divertimento? Eh no.
Insomma, qualunque sia la sua forma, che sia vero, rifatto, strabico, coppa di champagne, enorme, a pera, a mela, a melone, sappiate che ci sarà sempre il genio di turno che dovrà commentare. Ah, non ci salveremo neanche in maternità, perché arriverà l’allattamento e anche qui si aprirà un capitolo. ENORME.
Quindi donne e future donne, con il SENnO di poi tante crisi esistenziali tornassi indietro me le eviterei. Ho il seno? Non ho il seno? Chissene. Sono semplicemente IO.



Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo