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Unite per Curvy Pride

Ciao, sono Fabiana Sacco, ex estetista, ex insoddisfatta della mia forma fisica e oggi Curvy Coach.

Come ho conosciuto Curvy Pride? Qualche tempo fa ero su Instagram alla ricerca di hashtag interessanti e mi sono imbattuta in #curvypride. Ho dato un’occhiata al profilo e al sito e, per dirla un po’ in gergo tecnico, la vision e la mission di questo movimento mi hanno profondamente colpita: sono esattamente gli stessi valori, desideri e priorità che anch’io condivido e vivo ogni giorno nel mio lavoro di coach.

Una sera, dalla pagina Facebook, ho notato che erano state organizzate delle serate di condivisione chiamate #pizzaecurve in cui si sta insieme, si fa gruppo, si condivide allegria in un ambiente senza giudizi e pregiudizi. Caspita! Ho subito pensato che avrei potuto portare questi piccoli eventi anche nella mia città, Alba, che è meravigliosa geograficamente, ricca di storia, turismo, enogastronia e cultura ma in fatto di inclusione e condivisione c’è moltissimo margine di miglioramento, a mio parere.

In meno di un minuto ho mandato un messaggio a Simona del tipo: “Ciao, sono Fabiana e vorrei sapere se è possibile diventare referente per una zona, vorrei supportare la nostra Causa anche ad Alba”. Praticamente mi sentivo già una parente!

Simona mi ha risposto, ci siamo scritte, telefonate, messaggiate e da subito c’è stato un feeling incredibile. Nel giro di qualche giorno ci siamo ritrovate a valutare proposte e novità, a stilare linee guida e soprattutto abbiamo ideato un progetto che ci piace tantissimo: CURVY LAB.

Che cosa saranno i CURVY LAB? Saranno degli incontri aperti a chiunque lo desideri e che abbia a cuore gli stessi nostri valori, incontri che verranno organizzati in più città italiane con lo scopo di creare unione, comunità, facilitare nuove amicizie e dibattere su argomenti di attualità legati a quella che è la nostra filosofia associativa. Organizzeremo incontri con professionisti per parlare di salute, di moda, di crescita personale, di cucina… insomma tutto quello che potrà venire in mente a noi e ai nostri associati per rendere questi laboratori interattivi e super interessanti. Vogliamo che torniate a casa arricchite dal tempo trascorso insieme e che non vediate l’ora di partecipare al LAB successivo!

La nostra visione dei CURVY LAB è che diventino un punto di riferimento locale per tutte quelle persone che vogliono condividere le loro esperienze e crescere insieme vivendo bene la loro vita, indipendentemente dalla forma, dall’altezza, dal colore della pelle, dall’orientamento sessuale.

Ognuno di noi ha un bagaglio di esperienze e una storia da raccontare, io, per esempio, ho sempre avuto un approccio negativo nei confronti del mio fisico, l’idea della mia forma, di come mi stavano i vestiti, di come mi sentivo rispetto alle ragazze più magre ha condizionato pesantemente la visione di me. Era un continuo mettermi a dieta, perdere qualche chilo e poi smettere.

Fino a qualche tempo fa pensavo che soltanto dimagrendo avrei potuto essere felice, soltanto conformandomi con lo stereotipo di donna “in forma” i miei problemi sarebbero spariti e io avrei potuto vivere la vita che volevo. Quanto mi sbagliavo! Non è certo la mia taglia che mi qualifica! non è il numero che vedo sulla bilancia la mattina che deve avere il potere di dirmi se quello sarà un giorno felice oppure no.

Ho smesso di vergognarmi della mia taglia, ho cominciato a credere nella mia forza e bellezza, penso e ragiono come se avessi già raggiunto tutti i miei obiettivi!

La mia storia, come quella di tante altre persone, potrà essere raccontata all’interno dei LAB, si potranno capire insieme quali sono state le dinamiche per risolvere e migliorare la propria vita, ispirando così i partecipanti. Abbiamo un mondo di idee e vi spoilero che il primo CURVY LAB si terrà in contemporanea ad Alba e a Roma domenica 15 marzo 2020. I dettagli arriveranno a breve, fammi intanto sapere che cosa ne pensi! Commenta questo articolo con le tue idee, proposte e, se ti senti abbastanza ardita, proponiti come referente per la tua zona, chissà che non si possa fare anche nella tua città?

Portando nella nostra vita rispetto, autostima, condivisione, inclusione, unione, sono fermamente convinta che non ci sia un limite al meglio e sono felice di essere qui a crearne un pezzettino con te.

Con affetto, tua Faby the Curvy Coach

Ciao, sono Fabiana Sacco, sono stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ho raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il mio cammino di crescita mi ha portata a diventare una coach e la mia più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.

Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!

MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

Size? Human.

Shopping.
Per gran parte delle donne, è la parolina magica, quella che ti fa illuminare gli occhi, metter mano al portafoglio, fare mini sfilata ai camerini ed uscire con borse, sacchetti e pacchetti dai negozi.
Per me no. E’ un’agonia.
Metti piede nel negozio e già sai che la commessa ti guarderà come per dire “ma che ci fa questa qui?”. Eh sì, perché vestire una cosiddetta curvy non è facile. Gestire tutte queste rotondità non è mica uno scherzo.
Scorrere file e file di abiti è frustrante, perché quelle dannate targhettine con la taglia si fermano sempre a 4/5 prima della tua, oppure vedi l’odiatissima dicitura T.U. (taglia unica). Che significa: va bene a tutte tranne che a te. Dovrebbero chiamarla “TU no!”, ecco.
Passi rapidissima le fantasie a fiori, perché essere definita divano o poltrona non è proprio il massimo (senza offesa divano, sai che ti amo profondamente) e finisci nell’inesorabile reparto tutto nero, perché il nero sfina. Confesso di aver fatto una volta la sovversiva e di aver comprato una t-shirt bianca, perché aveva una stampa bellissima del volto di Frida Kahlo. Non l’ho manco provata, ho preso la taglia massima disponibile, pagata con la perplessità della commessa che conoscendomi bene mi fa “Sicura? E’ bianca…” e giunta a casa, una volta indossata con orgoglio, allo specchio ho visto solo un gigantesco monociglio su due tette. Il resto del disegno svanito sotto di esse. Ok…lasciamo stare le stampe.

I camerini poi! Camere di tortura. Ti trovi stipata in questi loculi dove a malapena riesci a girarti, con lo specchio impietoso e le luci caldissime che farebbero sembrare un cesso a pedali anche Kate Moss. Per non parlare degli infidissimi camerini che non hanno lo specchio perché questo è posizionato fuori, così devi uscire a fatica con pantaloni a mezza chiappa, maglie effetto insaccato di capodanno, guardarti nello specchio, sentirti male, vedere che anche il resto del negozio ti sta guardando, sentirti peggio. Dannati camerini. Con la paura poi di morirci soffocata mentre tenti di uscire da una maglia, già mi vedo i paramedici e i pompieri a soccorrermi con la fiamma ossidrica per togliermela… E poi le lacrime versate da frustrazione perché la commessa ti porta tipo 20 jeans e manco uno ti va, e la senti dire “ma dai non è possibile, questo TI DEVE ANDARE”.

Le taglie poi sono un delirio. In negozi “normali” magari ti ritrovi a prendere una 50, in negozi dedicati al “plus size” una 46. Così sei ancora più confusa, e ti senti inadeguata. Non capisci più se il problema sei tu, o sono loro.
Spesso mi domando anche se gli stilisti abbiano una vaga idea di come sia fatto il corpo di una donna curvy. Perché in quale universo parallelo dovrebbe entrarmi un abito che considera nella parte superiore un seno abbondante ma in quella inferiore i fianchi di una undicenne?

Non parliamo poi di prezzi. Sei curvy? Costa quasi tutto praticamente il doppio. Come se fosse una colpa essere curvy e per punizione qualcuno avesse deciso che devi spendere di più, cicciona!

Insomma, sarebbe bello se tutti i negozi avessero capi di tutte le taglie, senza ghettizzarci in negozi “tagli forti” che ci fanno sentire emarginate.

Vorrei trovare abiti che si adattino a me e non io a loro.
E sogno un giorno in cui saremo tutti uniti in un unica taglia: HUMAN.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

STRIKE A POSE – curve, casting e passerelle.

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Sfilata di Carrie Bradshaw in Sex and the City: un “break  a leg” (lett.”rompiti una gamba”, ovvero il nostro “in bocca al lupo”) preso un po’ troppo alla lettera… Da https://www.ternechave.net/moda-2/sarah-jessica-parker-su-quell-infame-carrie/

Estate 1999: “Ciao magre” e ” Che fai, mangi salame?” “Non han mai fatto male tre fette di salame, Levoni manda al mare la moda alimentare” (pubblicità salumi Levoni del 1998) sono stati i primi timidi tentativi di invertire alcune tendenze del mondo della moda. Lentamente, ma incessantemente, come la più testarda delle gocce cinesi, hanno lavorato ai fianchi del mondo della moda, provvedendo ad arrotondarli. Come donna comanda.

Sebbene al momento si sia presa un periodo sabbatico, “Ciao Magre” è stata la prima vera agenzia italiana di modelle curvy, lanciata del brand Elena Mirò nel 1999 (e a cui la scrivente non partecipò per 5 centimetri del piffero – Grrr). In 20 anni ha provveduto a rimettere in discussione il canone 90-60-90 (anche meno), introducendo modelle che ora chiameremo curvy (e anche plus size), a “ingentilire” anche i capi dedicati alle taglie non esattamente “canoniche”: anche se la strada è ancora lunga, e siamo ancora distanti da paesi come gli Stati Uniti, in cui concetti come inclusività e diversità fanno parte del bagaglio culturale di ogni studente di moda, si potrebbe affermare che…eppur si muove: basta fare la più banale ricerca Google, e vedere quanti annunci ci sono per la ricerca di modelle curvy, anche da parte delle aziende di intimo (i più maliziosi potrebbero obiettare che è in realtà tale ricerca viene fatta per evitare l’effetto “busta di patatine”).

Le motivazioni per fare un casting (una sfilata o un concorso) possono essere diverse: dallo scoprire lati di sé che non si conoscevano, al vedersi sotto una nuova luce per qualche ora, fino a scoprire che un gioco può anche diventare una professione: allora perché non provarci? Perché non vivere l’ebrezza della passerella (o di un casting) per un giorno?  Avendo sempre in mente però che c’è anche il rovescio dark di tutte quelle pailettes luccicose, che “comandare è fottere” non è solo il libro scritto dall’ex direttore della LUISS, Pier Luigi Celli, e che ci sono tanti guru, ma anche tanti paraguru.

Per il resto…buona fortuna! E divertitevi!

Caterina Argentieri

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Logo agenzia “Ciao magre” (1999). http://www.ciaomagre.com/

Caterina Argentieri
#CurvyPrideBlogger

Chi è Caterinasognatrice come i Pesci, inarrestabile come il Capricorno, che è il mio ascendente. E che panorama che si vede da quassù! Dopo mille e una battaglia, riapro il cassetto dei miei sogni, li tiro fuori, e mi preparo a realizzarli. Uno ad uno.