CON IL SENnO DI POI

Per la rubrica CURVY PRIDE ANTHOLOGY riproponiamo questo divertente articolo datato giugno 2020 della nostra socia Silvia Massaferro. Buona lettura!

Dal titolo si dovrebbe intuire: ebbene sì, parliamo di seno.
Stigmatizzato, additato, adorato, disprezzato, sfruttato. Un seno da nascondere, un seno da mostrare.
Il percorso che una donna attraversa durante la sua vita è spesso legato a questa parte del corpo oggetto di un’amore/odio che ci accomuna tutte.
Personalmente, da donna tonda quale sono, ho sempre avuto un seno importante già dalle elementari, il che mi ha creato un disagio ENORME quanto enorme percepivo il mio busto. Ho scoperto come il mio seno fosse oggetto di scherno, da nascondere. E così, ho indossato per anni felpe oversize e da uomo per nasconderlo e stavo curva sul banco, dalle elementari al secondo anno di liceo con relativa postura compromessa per sempre. Anni a cambiarmi chiusa in bagno anziché nello spogliatoio con le altre durante l’ora di fisica, perché il mio corpo era sbagliato, non andava bene, non era come quello delle mie compagne. Ricordo ancora lo choc da bambina quando realizzai che non sarei più stata a torso nudo in spiaggia.

Non è stato facile da accettare e negli anni ’80/’90 la moda di certo non aiutava. Andavano per la maggiore le maglie stampate che su di me diventavano un quadro di Rorshach (hai presente quelle macchie informi di inchiostro che usano gli psichiatri per i loro test? Ecco, quelle.) Le t-shirt con simpatici cagnolini diventavano mostri deformi. Le camice erano ingestibili, con bottoni che tiravano o si aprivano per via dei volumi che erano costrette a contenere. Ero sempre infagottata in giacche enormi, con la cucitura delle spalle a metà braccio perché i sarti non concepivano una ragazza con spalle piccole e seno abbondante. Bronchiti costanti perché alla fine optavo per la giacca aperta tutto l’anno.
Poi arriva l’adolescenza, tutti sbocciano manco fosse un giardino botanico. E allora provi pure tu a mettere una maglietta scollata. Maschi come api sul miele. Ah, ecco a che serve! Ma poi arrivano i commenti cattivi.
Così inizia il copri, scopri, copri, troppo scollata, trasparenze no, eh così non va bene, eh no poi ti guardano, e ma se ti chini poi...
Vieni poi identificata con il tuo seno: catalogata in la tettona o la tavola da surf a seconda dei casi. Un bodyshaming che negli anni imperversa ancora. Come se il seno dovesse identificarci come persona e come carattere. Neanche fosse il mio segno zodiacale. Ma ce lo vedete Paolo Fox che dice: “Assi da stiro, oggi giornata ricca di novità! Per voi tettone, invece, weekend all’insegna del divertimento! Eh no.
Insomma, qualunque sia la sua forma, che sia vero, rifatto, strabico, coppa di champagne, enorme, a pera, a mela, a melone, sappiate che ci sarà sempre il genio di turno che dovrà commentare. Ah, non ci salveremo neanche in maternità, perché arriverà l’allattamento e anche qui si aprirà un capitolo. ENORME.
Quindi donne e future donne, con il SENnO di poi tante crisi esistenziali tornassi indietro me le eviterei. Ho il seno? Non ho il seno? Chissene. Sono semplicemente IO.



Il presente articolo è stato scritto dalla socia Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

ZOOMBOMBING, CYBER FLASHING & I POETI DEL WEB

Il lockdown ha costretto le relazioni umane quotidiane a spostarsi sul web, cambiando le nostre abitudini, esponendoci maggiormente ai rischi del web e alle molestie. Ne avevo parlato in passato anche qui.

Nel mondo del web il molestante ha diversi mezzi informatici per agire: posta elettronica, Facebook, Instagram, WhatsApp; anche nei social media servirebbero più sicurezza, una reazione e maggiore attenzione da parte delle Istituzioni. Internet può essere un altro luogo minaccioso per le donne, perché c’è libertà di espressione e di conseguenza meno controllo.

Un nuova forma di violenza sul web si chiama Zoombombing e consiste in una tempesta di chiamate in videoconferenza su zoom, ma anche stalking e minacce online. Vi è mai capitato? Quando tra i messaggi trovo video chiamata persa, seleziono ed elimino.

Un’altra tipologia è il Cyber Flashing, cioè l’impossibilità di prestare il consenso al ricevimento di immagini che raffigurano parti intime. Molto colpito sembra essere un servizio Apple denominato Airdrop. Per quanto mi riguarda è Instagram il mezzo attraverso il quale vengo bombardata da immagini che non desidero assolutamente ricevere! Non mi resta che selezionare ed eliminare.

Le piattaforme social affermano che non tollerano abusi nella loro comunità, ma, in verità, non sono un luogo sicuro e gli abusi ci sono, eccome! Queste piattaforme dovrebbero permettere agli utenti la possibilità di usare maggiori misure individuali di sicurezza e di privacy, come il BLOCCO SI, la RIDUZIONE AL SILENZIO e il FILTRO per contenuti più aggressivi.

Il codice penale nell’art. 660 cita: “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero con mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a Euro 516,00“, ma – purtroppo – non vi è alcuna indicazione riguardo al mondo dei social. Sono scettica che si possa intendere “luogo aperto al pubblico” il social network dato che non siamo realmente in pubblico, ma in un contesto virtuale.

Cosa c’entra in tutto questo il titolo “poeti del web“? Stanca di ricevere messaggi di ogni genere ho scritto un racconto in cui ho citato i messaggi più fantasiosi; racconto che è stato pubblicato in un libro con altre storie di vita. A un certo punto, mentre i follower avevano raggiunto i 5k, con una media di 20/30 messaggi al giorno, ho deciso di mettere il profilo privato per diversi giorni. Questo ha portato una riduzione drastica delle visualizzazioni ma mi ha permesso di ridurre la ricezione di questo tipo di spam.

Vorrei far comprendere che una donna che si mostra su Internet non sta dicendo: “Puoi molestarmi”. Non sta dicendo: “Prendimi, sarò tua”. È lo stesso concetto dello stupro, quello che indosso non fa di me una colpevole, ma una vittima.

Se un uomo è attratto da una donna che si mostra sul web, non significa automaticamente che la donna sia intenzionata a fare sesso o che sia una escort. Alcuni uomini (fortunatamente non tutti) dovrebbero approfondire il profilo della donna e non fermarsi alle apparenze e agli stereotipi. Gli impulsi sessuali, se è vero che fanno parte della natura umana, è anche vero che mal gestiti si trasformano in molestie e, purtroppo, non solo in quelle.

Spesso ci si sceglie per caso e l’amore si mantiene alimentato nel tempo. L’attrazione ha bisogno di maggiore coinvolgimento, di tempo dedicato e coltivato. Per una donna, ricevere una foto delle parti intime non farà altro che attivare i sensori del MDF. L’amore poi, avviene in modo inaspettato, tra confidenze e imbarazzi.

Vi consiglio il libro MI RACCONTO PER TE: esperienze di vita che diventano guida e incoraggiamento, ma anche spunti di riflessione: Il libro MI RACCONTO PER TE a cura di Antonella Simona D’Aulerio (pp 236 € 15,90 e-book € 7,49) è in vendita in tutte le librerie, store on line e su www.giraldieditore.it e cui parte del ricavato verrà donato all’Associazione CURVY PRIDE.

Abbiamo parlato di questi argomenti durante la mia intervista per Curvy Pride con Fabiana Sacco. Potete guardarla QUI.

Questo articolo è scritto da Valentina Parenti che dedica il suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutti i soci e le socie che si impegnano nel volontariato.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è miniatura-blog-1-1.png
Valentina Parenti https://www.instagram.com/valentina_incolors/ sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale, per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

CHI SE NE FREGA DELLA MODA CURVY?

Vi siete accorti di questa nuova rivoluzione in atto?

Vanity Fair “Donne curvy: la rivoluzione è in atto! Si parla sempre più delle donne curvy, una volta soprannominate ‘taglie forti’: e forti lo sono davvero. Dalla moda allo spettacolo, passando per il benessere, ecco perché curvy è bello (e necessario!)” Vanity Fair

Nell’occhio del mirino ultimamente ci sono le curvy. Spuntano calendari, piovono post e stories e i curvy articoli sono ovunque.

“Rivoluzione taglie forti: Tess Holiday la top model curvy che fa sognare” Il Mattino
Donna FanPage
GoWoman
YesLife
“La rivoluzione del fashion word: la moda curvy” Trinity News
“Curvy revolution, una rivoluzione partita dall’Italia e arrivata all’alta moda di NY” Elisa Dospina
it “Rivoluzione curvy, Candice Huffine è la nuova stella della Img Models. Ed è pronta a cambiare il mondo” Bellezza.it

Era ora? Beh sì, era tempo che venissero considerate come moda anche le taglie oltre la 42. Da anni disegno e confeziono outfits, senza contare quale sia la misura. Per me ciò che è importante è l’ambiente a cui è destinato l’outfit o la forma del corpo quale tavolozza su cui dipingere il quadro. Le taglie servono per determinare le circonferenze e nella produzione in serie sono sicuramente un codice fondamentale per gestire la produzione, l’assortimento e via discorrendo. Però non dimentichiamo che sono solo dei numeri. Anche io scrivo di moda e spesso mi rivolgo alle taglie dalla 46 in su, le curvy!

Anche a noi curvy hanno aperto le porte della corte della moda e ci hanno fatto entrare. Entriamo tutte con il nostro bel cartellino curvy. Si sa, l’uomo ama le mode in generale, si innamora di una cosa poi di quell’altra, poi esce una cosa più IN e tutto il resto può diventare OUT. Siamo di gran moda ora! Siamo noi ad essere veramente IN! Siamo le curvy. Non c’è niente di male.

Non possiamo proprio fare a meno di una categorizzazione, di uno stereotipo o di un badge? Per gli amanti del cartellino ci sono grandi novità in arrivo.

Il Fatto Quotidiano

Fat -dall’inglese grasso- e kini -da bikini-. Veramente? Quindi ora non vado a comprare un costume da bagno, vado a comprare un fatkini. Perché il modello del costume cambia a seconda della taglia? Mica ho capito bene…

Facciamo un passo più avanti? Parliamo di moda e basta. Chi sono io per dire questo?  Nessuno. Sono solo una tizia che indossa una taglia 46 che di lavoro e di passione immagina e realizza outfit e ambienti e scrive su un paio di blog.

Facciamocela questa risata. Usiamo pure il fatkini e riconosciamoci curvy  ma sdrammatizziamo lo stereotipo e prendiamoci cura di gestirlo adeguatamente  quando lo incontriamo. Perché in fin dei conti, chi se ne frega della moda curvy?

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Paula Elena Liguori che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

CURVY JUMPSUIT, TUTE TRENDY ALLA RIBALTA

Vediamo insieme quale modello di jumpsuite è il più adatto alle varie forme del corpo. Parliamo anche di reggiseni da abbinare, per un look davvero comodo e valorizzante.

Dal 2017 sono in rimonta le tute monopezzo, in inglese jumpsuit. Questo capo non è solo per le “magre” ma con qualche accorgimento al taglio è perfetto anche per un fisico curvy! La linea giusta della tuta mette in  risalto i punti forti, ammorbidisce la silhouette, aiuta a rendere omogenee  le curve e poi, ammettiamolo, è molto pratica. L’unico neo è quando dobbiamo usare la toilette, perché è necessario sfilarla dall’alto. Indossare la scarpa adatta è fondamentale: se la tuta è corta o con le gambe del pantalone classico, a tubo o sigaretta, vanno bene anche le scarpe basse o sportive. Se la tuta è lunga è preferibile utilizzare scarpe più alte, anche con plateau o zeppa; se la tuta ha le gambe del pantalone larghe è meglio che la scarpa sia alta.

Usate gioielli adeguati, non esagerate nelle dimensioni delle collane e degli orecchini, soprattutto se avete un fisco a mela. Scegliete la jumpsuit della taglia giusta! Se è troppo larga “ingrossa” e se è troppo stretta “insacca” e accentua i rotolini. Abbiamo preso in considerazione l’idea di iniziare ad abituarci -se non siamo avvezze- a linee di abbigliamento più sinuose, femminili e, perché no? un po’ più glamour. Forse non molto spesso valutiamo l’idea di outfit con questo capo, ma alcuni modelli di jumpsuit ed alcuni tessuti valorizzano davvero molto i fisici curvy.

Fondamentale  è scegliere l’intimo giusto, l’intimo è l’amico segreto  delle curve, modella, sostiene e rende la figura più affusolata. Per questo ho chiesto il parere di Mirella Marenco, esperta in corsetteria e  intimo femminile. Il suo punto di vista ci aiuterà a capire cosa dovrebbe essere messo sotto alla tuta per ottenere una migliore silhouette. Abbiamo fatto una diretta su Instagram dal profilo ufficiale di CURVY PRIDE – APS, troverete il link per vederla al fondo dell’articolo. ed

Passiamo ai modelli di jumpsuit che abbiamo analizzato nella diretta. Esiste un tessuto di cui abbiamo parlato che rende giustizia ai fisici curvy che si chiama scuba: è sostenuto, leggermente elastico, è consigliato anche a chi ha tanto seno e soprattutto non segna!

  • Ecco il primo modello di jumpsuit che vi propongo:

Questa linea dona maggiormente a chi ha il fisico a pera -più largo nei fianchi- a chi ha tanto seno da sorreggere e desidera stare più comoda e a chi ha il fisico a clessidra -seno e fianchi di simile circonferenza e con vita stretta-.

Alcuni punti possono essere modificati con pinces e pieghe per adattare il modello alle varie fisicità, stringere o allargare.

Per il fisico a mela molto pronunciato nella parte superiore, dovrebbero essere fatte delle modifiche alla linea, altrimenti si rischia di ingrossare ulteriormente la parte alta e considerato che poi cade un po’ largo anche sotto, il risultato non sarebbe dei migliori se non si modificasse un po’ il taglio.

Il reggiseno adatto a questo tipo di jumpsuit è un tipo a fascia (io ho la quarta misura e li uso, reggono, anche se stringono un po’).

  • La SECONDA jumpsuit che ho scelto per voi segna molto il seno, è adatta a fisici “a pera” e “a clessidra“. Poco adatta a chi ha davvero tanto seno o ai fisici “a mela”, per  poterla adattare sono necessarie delle modifiche.

Il reggiseno consigliato per questi modelli è la bralette, che divide bene il seno e accompagna la scollatura. Questo modello è di Serim.

  • Il reggiseno consigliato per questi modelli è la bralette, che divide bene il seno e accompagna la scollatura. Questo modello è di Serim.
  • La TERZA jumpsuit proposta si adatta molto bene per i fisici “a mela“, cioè quelle forme che hanno parte superiore più grande e spesso rotondeggiante o quadrata. Se le gambe sono molto magre, non esagerate a stringere le gambe dei pantaloni.

Alcuni accorgimenti possono essere fatti a seconda della divesa conformazione “a mela”. Possono essere allargate le circonferenze delle gambe, aggiunta una fascia più importante in vita o modificate le maniche.

Ovviamente i colori e le fantasie possono cambiare, si può scegliere quelli più adatti a noi.

Il modello di reggiseno adatto alla jumpsuit qui sopra è decisamente con ferretto. C’è necessità di valorizzare il seno al fine di armonizzare la figura. Attenzione al posizionamento delle spalline, si possono anche agganciare alla spalla della jumpsuit per assicurarsi che non si veda.

I vari tipi di forme del corpo sono trattate nel mio articolo precedente.

***BONUS***

Aggiungo un altro modello che non abbiamo visto durante la diretta per mostrare che anche chi ha tanto seno può portare una jumpsuit scollata, ma preferibilmente con incrocio dei tessuti sotto al seno, a patto che si indossi un reggiseno specifico, scollato, con coppe resistenti e spalline ad intreccio dietro la schiena.

Per questa bella jumpsuit il reggiseno adatto non deve essere alto davanti e deve avere il ferretto e, come già precisato, con le spalline che incrociano dietro. Questo modello aiuta a creare un bel décolleté che anche qui è il punto forte! Il modello delle foto è Serim.

Bene ragazze, siamo alla chiusura dell’articolo.

Potevo non sottolineare nuovamente le magie delle pence? 😉

Piazziamone qualcuna nel punto giusto!

Inoltre confermo la mia disponibilità nel dare delle mini lezioni gratuite focalizzate sulla creazione di pence, oppure scrivetemi se volte qualche ragguaglio sugli outfit!

Fatemi sapere se volte approfondire qualche argomento in particolare, scrivetemi!

🤗Un abbraccio! A presto!

Credits photo: Asos – Elami – Serim

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Paula Elena Liguori che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog.

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Paula Elena Liguori Couturier per una moda senza stereotipi!
paula@paelicouture.comwww.paelicouture.comFacebook InstagramYou TubeWordPress

LA PRIMA SFILATA DI ALTA MODA ITALIANA E L’UOMO CHE LA RESE POSSIBILE

Come è nata la prima sfilata di moda tutta italiana? Ecco la curiosa storia di Giovanni Battista Giorgini che ha portato nel mondo il made in Italy.

Bits of fashion history: Giovanni Battista Giorgini.

Nasce a Forte dei Marmi da un’illustre famiglia lucchese agli inizi degli anni venti, si trasferisce a Firenze e avvia un’attività di esportazione di artigianato italiano negli Stati Uniti. Dopo la crisi americana del ’29 e il secondo conflitto mondiale nel ’44, Giorgini, avendo già stretto con loro una collaborazione, riceve il compito di organizzare l’Allied Forced Gift Shop, negozio di articoli da regalo per le truppe delle forze alleate.


Continua a leggere “LA PRIMA SFILATA DI ALTA MODA ITALIANA E L’UOMO CHE LA RESE POSSIBILE”
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: