QUANDO LA LINGUA FERISCE

credits cover to: Workman Publishing e BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 

Recentemente sui social è apparsa un’immagine raffigurante due copertine dello stesso libro a confronto, “parent hacks” (letteralmente “trucchi/dritte per genitori”) che nel corrispondente italico è stato tradotto in “mamma no stress”, portando inevitabilmente ad accese discussioni su facebook sulla scelta del titolo definita dalla maggior parte degli utenti discriminante e sessista . 
Come mai si è deciso per questa traduzione? Possibile che nel nostro Paese non si riesca a discernere dall’idea che solo la donna si debba occupare della prole?
L’ho chiesto a Martina Russo, in quanto esperta del settore, a cui ho deciso di rivolgermi per darci lumi in merito. La sua competenza, unita alla sua propensione ad affrontare spesso tematiche sociali di discriminazione, mi ha portato a sceglierla come voce autorevole a cui porre le domande che necessitavano di una risposta.
Martina è una traduttrice, laureata nel 2018 alla Sapienza – Università di Roma con una tesi su “The Rocky Horror Picture Show” e la delicata questione del suo adattamento in italiano. Dopo la laurea ha iniziato subito a lavorare a dei piccoli progetti in vari ambiti, tra cui quello medico, quello web e quello legale. Ha lavorato anche in Australia, dove principalmente ha insegnato. E’ una traduttrice ed esperta linguista full time, molto attiva sui portali social come TikTok dove con il nome di Translationbites posta con intelligenza ed ironia delle pillole di traduzione, affronta tematiche linguistiche, racconta il suo percorso di traduttrice e fornisce utili consigli ai giovani appassionati che vogliono intraprendere questa carriera lavorativa troppo spesso sottovalutata.
Ho avuto modo di scambiare più volte qualche parola con lei tramite social, perché i suoi video (una piacevole ventata di cultura) li ho trovati subito il perfetto esempio di come anche TikTok possa divulgare sapere in modo smart e diretto, ma sempre con la leggerezza imposta dalla piattaforma.

Ciao Martina, innanzitutto grazie per darmi un tuo prezioso parere in merito.
Come mai secondo te è stata scelta questa traduzione anziché tradurre letteralmente il titolo?

Ciao Silvia. Prima di ogni cosa, ci tengo a dirti che spesso e volentieri non è il traduttore a decidere il titolo di un libro, dal momento che c’è un’azione di marketing dietro secondo cui il titolo viene selezionato per la vendibilità del prodotto. Probabilmente un traduttore può dare dei suggerimenti, e in questo caso un traduttore è liberissimo di fare le sue scelte, nel momento in cui le riesce a spiegare e giustificare. Sono consapevole che prima di “sparare a vista sui colleghi” (e alcune volte lo si vorrebbe fare davvero) si potrebbe discutere circa le motivazioni che hanno portato a una determinata scelta piuttosto che a un’altra. Per entrare nel vivo della questione, io vorrei tanto che la scelta traduttiva del titolo Parent Hacks mi stupisse, perché vorrebbe dire che a livello socioculturale avremmo fatto dei passi talmente avanti da riconoscere che certe questioni di genere sono totalmente sbagliate. Purtroppo, la lingua di un posto è direttamente legata alla cultura e all’assetto sociale di quel posto. Le parole, quindi, rappresentano anche una sorta di legittimazione politica e l’Italia è uno di quei paesi dalle basi patriarcali la cui lingua è una lingua fatta innanzitutto per gli uomini. E questo è vero nella misura in cui fino alla grande guerra, e anche dopo, anche la società italiana era prevalentemente fatta per gli uomini, mentre alle donne toccava una posizione fondamentale in quanto madri e donne, ma marginale. Questo, dopo le rivoluzioni femministe, il post-modernismo e le opposizioni della comunità LGBTQ+, ha iniziato a dare vita alla questione dei Gender Studies – in cui non entreremo in merito altrimenti questa intervista durerà 6 giorni- Fino ad allora, tutto ciò che riguarda il genere nella lingua italiana è una cosa normale, sia per fatto che certe parole non fossero di uso, sia perché si è trattato dello standard per molto tempo. Una donna che non poteva essere appellata avvocatessa, significa anche non poteva esserlo, tanto per iniziare. Le donne da un punto di vista sociale hanno sempre dovuto darsi da fare molto più degli uomini per essere riconosciute valide anche solo la metà di loro. Ma perché diciamo questo, cosa c’entra con Parent Hacks? Beh, direi tutto. C’entra col fatto che la traduzione del titolo con Mamma no stress è localizzata in una prospettiva sociale a cui forse non appartiene più. Io lo dico sempre nei miei video, la lingua cambia, si evolve costantemente, ogni settimana vengono coniate decine di parole nuove e ne muoiono altrettante: prendi per esempio parole come Vlog, postare, Social media manager, apericena, bordello, sono tutte parole che non hanno granché in comune se non il fatto che sono neologismi. E questo è giusto. Questo è indispensabile perché l’evoluzione della società lo richiede. Ma se noi, in una società dove esistono davvero famiglie di ogni tipo dalle “tradizionali” con mamma e papà, a quelle con due mamme, con due papà, con o solo una mamma o solo un papà, famiglie composte da nonni, zii, famiglie che ti scegli perché i tuoi genitori biologici non ci sono stati, famiglie allargatissime dove più mamme e più papà hanno raggiunto un’armonia, perché dovremmo localizzare il titolo di un libro, in territorio italiano, in un contesto che non rimanda più direttamente a quello scelto per questo titolo, in un’epoca storica in cui le possibilità sono infinite? Inoltre, se ci soffermiamo proprio sul titolo in italiano Mamma no stress non è solo un titolo che infila la donna nel suo ruolo ormai obsoleto di madre e basta, ma mette in una posizione marginale anche i papà, che sono ancora immaginati come quegli esseri mitologici che con la febbre a 37 chiamano il sacerdote per l’estrema unzione e che non hanno idea di come si cambi un pannolino o come si cucinino le lasagne. Sicuramente esistono ancora famiglie e genitori che si basano e affidano sulla visione della famiglia patriarcale degli anni ’50, ma sono UNA famiglia, una parte della fetta, non il tutto. Perché stiamo parlando di un libro. Andando oltre il suo contenuto che può essere utile o non utile, bello o brutto, condivisibile o meno, un libro scritto ed editato e distribuito ha uno scopo specifico: vendere. Ha bisogno di un biglietto da visita, ovvero il titolo, in cui le persone possono rivedersi, possono empatizzare, verso cui sono naturalmente attratte. Poi è vero che il titolo deve essere accattivante, deve essere facile da ricordare, deve essere Target Oriented per funzionare, ed è anche vero che “I trucchi in aiuto del genitore” perde la leggerezza, l’immediatezza e anche la sonorità della versione originale del titolo (cosa che invece con “Mamma non stress” si mantiene) ma ci sono anche altri modi accattivanti e che non toccano direttamente la sfera di “mamma e papà” e che avrebbero salvato capra e cavoli mantenendo l’attenzione sul vero protagonista del libro: il bambino.
Ho proposto ai miei followers, che sono traduttori professionali e non, studenti, o semplici appassionati (fascia d’età 17- 50 anni) e sono intervenuti con piacere, dando delle idee molto carine. Il dubbio che mi viene è se questa scelta sia stata effettuata proprio per fare “scandalo”. Siamo un po’ in un mondo che funziona al contrario ultimamente, no? Come per la modella non convenzionalmente bella scelta da Gucci. Potrebbe trattarsi di quella che in inglese viene definita una poor choice, una pessima scelta, ponderata per seguire il consiglio del caro Oscar Wilde che suggeriva che “bene o male basta che se ne parli”? Diciamo che una parte di me auspica a questo tipo di ragionamento.

Ti è mai capitato come traduttrice di affrontare tale situazione? Come hai preferito approcciarti: adattarti al contesto sociale o essere più rigida?

Personalmente non avendo tradotto ancora narrativa non mi sono trovata nella specifica situazione di dover tradurre titoli ufficiali, ma è sempre una scelta importante e difficile da compiere. Il titolo di un libro è come il nome di un figlio, una bella responsabilità. Spesso capita anche nei miei ambiti soliti di lavoro di dover fare delle scelte traduttive non semplici. Ti dico, però, che io non ho niente contro l’uso del maschile come neutro. In fin dei conti, l’italiano ha una base neolatina è ha perso il neutro nel corso degli anni, è una lingua di base patriarcale, che ha dei generi e che dal punto di vista sociale risente ancora di ideologie e “connotazioni” più vecchie. Non ti dico che sia giusto, solo che ne capisco il senso e la necessità in alcune situazioni. Non tutte .Per portarti un esempio concreto, proprio qualche mese fa traducevo del materiale informativo “Eng>Ita” per un target puramente femminile uso due generi e non 66 per pura praticità e convenzione con la lingua italiana. Ovviamente il mio neutro in quel caso era femminile, ma perché c’era un target specifico. Nel momento in cui il target è diventato un pubblico sì, prevalentemente femminile, ma con dei riferimenti specifici anche maschili, ho continuato a usare un neutro femminile, ma con l’aggiunta specifica di esempi che inglobassero gli uomini nel discorso. Dicono che la lingua sia più tagliente di una lama, ed è proprio vero. Basta un attimo ad incappare in convenzioni sociali scomode e a farsi travolgere da un sessismo più o meno intenzionale.

– Quindi la lingua può diventare (passami il termine) sessista a seconda del contesto in cui viene tradotta?

Il contesto è tutto. Sempre, nel lavoro, nella vita. Un contesto frainteso è come andare in pigiama in ufficio il giorno della riunione più importante dell’anno. Da traduttrice ti dico che ogni caso deve essere valutato per sé, e che abbiamo sempre la scelta tra essere fedeli alla lingua di partenza o quella di arrivo. Personalmente, io lavoro sempre Target Oriented perchè è la cosa più logica da fare per avvicinarsi al target appunto. Tradurre da una lingua che non ha genere a una lingua che li ha è un’arma a doppio taglio perché le convenzioni non possono certamente essere sottovalutate, e questo non vuole minare il politicamente corretto o i Gender Studies e nemmeno i Translation Studies, ma i traduttori, e le persone che scrivono in generale, hanno bisogno di una norma a cui attingere per il bene del testo. E se questa deve essere un neutro maschile o femminile nei casi specifici in cui è necessario, so be it. Bisogna affidarsi al contesto. Sta anche alla “sensibilità” del pubblico capire quando si stanno neutralizzando certi elementi perché è l’unica strada, e quando la scelta è consapevolmente sessista. A volte il traduttore non ci riflette abbastanza, ma altre volte diventa una questione di principio per l’audience. La linea è molto sottile.

E’ possibile che i traduttori si trovino in disaccordo con le scelte delle case editrici su come tradurre un titolo o hanno carta bianca?

Per quanto ne so, in generale se ci sono delle direttive particolari se ne discute. Per quanto riguarda l’elemento specifico del titolo, o viene già predisposto dalla casa editrice nel momento in cui decidono di affidarsi al traduttore X o Y, oppure si avanzano delle proposte e si discute a tavolino, sentendo anche il parere di chi si occupa della parte di marketing. Perché la scelta di un titolo è puramente commerciale.

Ringrazio infinitamente Martina, per avermi concesso il suo prezioso tempo ed essere stata ampiamente esaustiva nella sua spiegazione.
E ora mi rivolgo a Voi, cari lettori, come avreste tradotto questo titolo? Cosa ne pensate? Avete altri casi da sottoporci?
Noi di Curvy Pride siamo sempre pronti ad intavolare un confronto costruttivo ed intelligente, auspicando in un futuro più inclusivo, in un cambiamento che parta dalle radici della nostra società.

In foto: Martina Russo


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

SE SEI DONNA NON HAI NOME

credits image: Libero

Ho notato già da un po’ di tempo l’abitudine dei giornalisti di trattare in modo diverso sulle proprie testate, i politici donna rispetto a quelli uomo.

Se per un politico uomo troviamo le parole “determinato”, “irriducibile”, “inarrestabile”, “professionale”, “carismatico” per la donna abbiamo “la bruttina”, “grassottella”, “scandalosa”, ma non finisce qua.
No, perché se sei donna e sei in politica, perdi anche il tuo nome. Non sarai più l’Onorevole X, o il deputato Y, ma diverrai la “premier in carne”, “la moglie di…”, “la bionda Y”. Oppure ti faranno la gentilezza di usare il tuo nome, ma rigorosamente quello di battesimo. Così la senatrice (ed ora vice Presidente) Kamala Harris diverrà semplicemente Kamala o come peggio è successo su di una nota testata: “La Vice Mulatta”.

La vice mulatta. L’ho dovuto rileggere un paio di volte il titolo perché non riuscivo a crederci. Sì che come testata Libero è spesso stata contestata per i titoli infelici, ma qui tocchiamo livelli altissimi su più punti. Da cosa partire? Discriminazione sessista? Discriminazione Razziale? Non ho proprio parole.
Però, se da una parte una figura politica sull’onda della ribalda viene sminuita, io nel mio piccolo vorrei dire due parole sulla vice Presidente Kamala Harris.
Laureatasi alla Howard University di Washington D.C., conseguì due specializzazioni in scienze politiche ed economia. Nel 1989 conseguì lo Juris Doctor presso lo University of California, Hastings College of the Law di San Francisco. Superò l’esame di avvocato e ottenne l’ammissione allo State Bar of California il 14 giugno 1990.

Tra alcune delle sue iniziative vanno ricordate:
Lancio della Division of Recidivism Reduction and Re-Entry.  Nel novembre 2013 Harris lanciò la Division of Recidivism Reduction and Re-Entry del dipartimento di giustizia della California in collaborazione con gli uffici dei procuratori distrettuali di San Diego, Los Angeles, e della Contea di Alameda. I soggetti tra i 18 e i 30 anni condannati per la prima volta partecipavano al programma pilota di 24-30 mesi ricevendo istruzione attraverso una sinergia con il Los Angeles Community College District e servizi per il lavoro.

Contrasto alla Prop 8.  Nel 2008 fu approvata la Prop 8, un emendamento costituzionale secondo cui sono validi solo i matrimoni “tra un uomo e una donna”. Il provvedimento fu impugnato ben presto da vari oppositori. Nelle rispettive campagne del 2010, sia il procuratore generale della California Jerry Brown sia Harris si impegnarono a non difendere la Prop 8. Dopo essere stata eletta, Harris dichiarò che il suo ufficio non avrebbe difeso quel divieto matrimoniale e depositò uno scritto amicus curiae, in cui sosteneva che la Prop 8 fosse incostituzionale e che i sostenitori dell’iniziativa non avessero la legittimazione processuale per rappresentare gli interessi della California in giudizio davanti una corte federale   

Divieto della “difesa da panico gay/trans”. Nel 2014 la procuratrice generale Kamala Harris appoggiò la legiferazione volta a bandire la difesa da panico gay/trans dalle aule di giustizia, che fu approvata in California, facendone il primo Stato a dotarsi di siffatta normativa. Lo scopo di regole simili a questa è la repressione dei crimini di odio.

Insomma, la vice Presidente Kamala Harris è una donna determinata, tenace, irriducibile, professionale e carismatica.

Ah, ed è anche la prima vicepresidente donna (e afroamericana) degli Stati Uniti.

Ma tutto questo non dovrebbe creare stupore in una società sana.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

Il mio mondo in Pink!

Per aggiungere colore e gioia alla mia vita ho iniziato a accettare colori a me ostili..

Se penso al passato avevo una vera è propria fobia verso alcuni colori.. in particolar modo per il rosa! Vi chiederete ma come mai?

Beh, non è poi così difficile. Da bambina avevo interesse per diverse cose soprattutto maschili. Avrei voluto giochi come la pista da macchinine e intraprendere una carriera da motociclista. In famiglia però tutto questo non era ben visto perché ero una femmina. Il sentirmi dire “No, sei una bambina”, e no, “sei una donna” mi ha portato ad amare l’azzurro considerandolo nel subconscio un colore da uomo e di fatto fino ai 25 anni anche il mio armadio era monocolore.

Per chi mi conosce ora, che mi vede sempre con colori accesi e vivaci, è sicuramente una scoperta.

Facciamo qualche cenno di storia: Spesso non si ricorda l’origine del significato del colore perché scivola nel folclore e nella convinzione che “è sempre stato cosi” come il blu per i maschi e il rosa per le femmine. Questa scelta si ripete cosi spesso da sembrare naturale, e biologicamente predisposta ma in realtà è molto più recente. Per secoli, in Europa e in America i BAMBINI NON INDOSSAVANO ALCUN COLORE, portavano camice bianche. Era una questione legata alla praticità. il bianco si poteva pulire e disinfettare più facilmente con la candeggina prima che si imparasse ad usare il bagno in autonomia.

All’inizio del XX secolo, bambini e bambine iniziarono ad indossare i colori, il BLU era considerato delicato e appropriato alle femmine mentre il ROSA (essendo associato al rosso ovvero alla mascolinità) era ritenuto un colore più forte ed audace e, quindi, più adatto ai maschi.

Dopo la seconda guerra mondiale, alla fine degli anni ’40, tutto questo si ribaltò. Il perché resta un po’ un mistero, ma sembrerebbe che un grande magazzino americano lanciò una campagna a favore del rosa per le femmine e del blu per i maschi. Una vera campagna di marketing che rese più facile la produzione di merce in DUE COLORI e questo divise il mondo tra rosa e azzurro.

Ma la storia del rosa non finisce qui e approfondiremo, magari, in un altro articolo.

Tutto questo per dirvi che, inconsciamente, avevo maturato un odio profondo per il rosa perché veniva considerato da “femminuccia” e io non volevo essere etichettata tale. Le mie amiche lo adoravano, io lo ritenevo ripugnante.

Col tempo poi ho maturato attrazione per il colore rosso (un colore mascolino) associato non solo alle sensuali pin-up della Coca-Cola, ma anche a moto, e auto (tanto che la prima auto che mi regalarono fu una 500 rosso Ferrari)

Con gli anni l’ approccio nei confronti del mondo dei colori cambiò e un fattore determinante è stato l’incontro con CurvyPride e la sua maglietta fucsia. Non nego che all’inizio ero un po’ riluttante in questa tonalità, ma mi accorsi che quel tipo di colore, con grande stupore, mi donava, ravvivando perfino il colore dei miei occhi e a poco a poco ho iniziato a fare pace con il rosa, amandone ogni sfumatura.

Da allora, dal 2018, a poco a poco ho iniziato a introdurlo nella mia quotidianità con vasi per i fiori, scarpe col tacco, cappotto, nelle pareti della lavanderia, nelle persiane della mia casa. Incuriosita da questi cambiamenti di me stessa ho iniziato a studiare la psicologia dei colori e a chiedermi: quali colori mi fanno sentire felice?

Durante la ristrutturazione della mia casa ho riflettuto su quali colori utilizzare per infondere ricordi allegri e felici. Il modo in cui vediamo il mondo plasma chi scegliamo di essere e scegliere determinati colori avvincenti può cambiarci la vita in meglio. Pensando a come arredare casa sono arrivata alla conclusione che il colore bianco sporco delle pareti mi dà fastidio e ho iniziato a desiderare ambienti più luminosi, ma non solo per ragioni estetiche, ovvero ho notato gli effetti positivi e negativi che il colore ha sulle emozioni, mie soprattutto: il blu mi fa sentire calma, il rosso mi da energia, il verde mi rigenera a mente, il fucsia mi dà allegria e i monotoni (grigi, beige) mi fanno sentire priva di ispirazione o addirittura triste.

Dopo aver letto la mia esperienza vi sfido a raccontarmi quale colore considerate nemico e perché? Cosa vi evoca, quali emozioni? Parlarne con qualcuno potrebbe inaspettatamente farvi cambiare idea.


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Il presente articolo è stato scritto dalla socia e collaboratrice dello staff Valentina Parenti che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e da poco ha creato @FelicitàFormosa su Parma.

Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

QUATTRO RAGAZZE DI CURVY PRIDE NEL CALENDARIO ‘SENSUALITY CURVY’

BRESCIA – Quattro ragazze dell’associazione “Curvy Pride” fanno parte del calendario 2021 intitolato “Sensuality Curvy” ideato dal fotografo delle donne curvy Piero Beghi. Sono Laura Tagliaferro, Silvia Sannino, Laura Chiapparini, e Barbara Braghin. Anche il fotografo fa parte dell’Associazione.

Il Calendario è una splendida idea personale e professionale di Piero Beghi, totalmente slegato dall’Associazione CURVY PRIDE.

Quale messaggio vuole dare con questo calendario?

Lo spirito di questo lavoro è rivolto ancora a quelle donne che vengono ormai conosciute come curvy, donne che non devono sentirsi meno belle o mettere in dubbio la loro femminilità solo perché sono un po’ sovrappeso. Le curvy hanno il loro fascino e la loro sensualità e il calendario intende proprio dimostrarlo.

Come sarà il calendario?

“Sensuality Curvy” sarà un calendario molto curato, tutto in bianco e nero proprio per evocare grazia ed eleganza. Quest’anno, infatti, gli scatti che verranno realizzati si prefiggono innanzitutto di far vedere il fascino e la sensualità delle nostre curvy che, proprio per questo saranno ritratte in lingerie. Non ci sarà però nulla di volgare, ma l’immagine proposta sarà sempre molto glamour e giustamente sexy, affascinante, ma senza mai andare oltre.

È un parametro di bellezza diverso rispetto alle classiche modelle?

Sì e con questo calendario voglio trasmettere una riflessione che è rivolta innanzitutto proprio alle stesse curvy. Donne che presentano qualche etto in più rispetto a certi parametri che vanno per la maggiore e, purtroppo, sono duri da cancellare. Questo calendario, invece, vuole sottolineare la bellezza e il fascino delle curvy, indipendentemente da quello che sembra dire o meno la bilancia. In questo senso mi piace sottolineare un aspetto che è emerso sin dal casting che abbiamo realizzato per individuare le modelle per le diverse fotografie.

Le curvy si sono quindi messe in gioco, ci racconti qualche curiosità…

Le donne che si sono prestate o, in alcuni casi, hanno espressamente chiesto di partecipare, innanzitutto, si sono divertite nel posare davanti alla macchina fotografica. Si sono messe in gioco con grande disponibilità ed entusiasmo ed hanno ricevuto una bella iniezione di autoconvinzione. Mi sembra che proprio questo sia l’elemento più importante che mi ha portato a presentare la seconda edizione del calendario che, è bene ribadirlo, ha il fondamentale obiettivo di valorizzare la donna formosa, donne di diverse età, tutte maggiorenni, naturalmente (la più grande ha 53 anni), con l’unico requisito di portare una taglia dal 46 in su.

Come è stato preparato il casting?

Con una preparazione minuziosa e curata. Visto l’anno del tutto particolare che stiamo vivendo, l’invito a partecipare al casting è partito soprattutto via social. Devo dire che l’interesse suscitato è stato davvero notevole, se solo si considera che, alla fine, è stata coinvolta nell’iniziativa una cinquantina di modelle. Dall’inizio di luglio sino al 9 agosto, complice la necessità di rispettare le distanze e i protocolli di sicurezza (obbligo che ha finito per dilatare i tempi del nostro progetto), abbiamo lavorato nel mio studio per una prima selezione che mi ha portato ad individuare venticinque modelle.

Da dove sono arrivate le modelle curvy?

Come già è accaduto per l’edizione 2020, anche quest’anno si sono presentate modelle provenienti veramente da tutta Italia, dal nord e dal sud, e mi piace segnalare che in questo calendario 2021 ci saranno anche due curvy bresciane (lo scorso anno ce n’era una)”.

Quando farà gli scatti per il calendario 2021?

Domenica 25 e lunedì 26 ottobre nel mio studio definirò immagini e dettagli di tutti i mesi che comporranno il calendario.

Dove sarà presentato il calendario?

L’anno scorso il calendario curvy è stato presentato a Milano. Per questo 2020, complice l’emergenza sanitaria e la necessità di seguire la sua evoluzione, non sono state ancora definite le modalità di presentazione.

Dove sarà in vendita?

“Sensuality Curvy” sarà in vendita sui social e sul sito web. Non si tratta ovviamente di un progetto commerciale, ma di un’opera che vuole schierarsi dalla parte delle curvy. I chili in più non devono mai diventare un problema o una causa di mortificazione. Le donne formose hanno fascino e sensualità in gran quantità. Io voglio dimostrarlo grazie all’obiettivo della mia macchina fotografica e farlo sapere al maggior numero possibile di persone, a cominciare, naturalmente, dalle vere protagoniste di questo lavoro, le curvy stesse.

                   

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Barbara Braghin che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’ASSOCIAZIONE CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Barbara Braghin è giornalista e blogger. Adora la moda, i film con Marilyn Monroe anche se il suo preferito rimane sempre Pretty Woman. Da sempre fan di Madonna, adora il fucsia e ha una filosofia di vita molto strong: SE INSISTI E PERSISTI RAGGIUNGI E CONQUISTI.

GOODVIBES v/s LO STRESS CHE CI STRESSA !

Il termine STRESS nel linguaggio comune indica una difficoltà, uno stato di tensione dovuto a pressioni esterne che agiscono sull’individuo. Nel linguaggio scientifico è la risposta dell’organismo a uno o più eventi di tipo fisico, chimico, psicosociale che ne modificano l’equilibrio omeostatico.

Non ha un significato NECESSARIAMENTE NEGATIVO o PATOLOGICO, è la risposta che spinge l’organismo a reagire ad un cambiamento, adattandovisi.

Esiste sia l’EUSTRESS (stress benefico ), sia il DISTRESS ( stress negativo )

OGNUNO DI NOI HA IL SUO MODO DI REAGIRE ALLE SITUAZIONI STRESSANTI

Gli stadi psicologici dello stress sono :

1- ALLARME: con sintomi fisici (disturbi del sonno, cefalea, respirazione irregolare), psicologici (irritabilità, stanchezza, sbalzi d’umore, scarsa memoria), comportamentali (asocialità, difficoltà a portare a termine un compito)

2-RESISTENZA: negazione dei sentimenti negativi (isolamento emotivo, limitazione degli interessi)

3-ESAURIMENTO perdita di sicurezza di sé, stanchezza cronica, ansia, disturbi del sonno, uso improprio di alcool o altre sostanze, disturbi fisici ecc.

Donne e uomini posso vivere momenti realmente disperati.

Lo stress viene considerato proprio un “male del ventesimo secolo “. Diverse ricerche hanno dimostrato che la spiritualità aiuta a gestire lo stress .

Anche se molte persone associano il concetto di spiritualità alla religione, in realtà si può assolutamente professare la spiritualità al di fuori della religione professata.

la spiritualità può essere espressa in diversi modi: meditazione, preghiera, atti di gratitudine e generosità ecc..) e favorisce il recupero della COMUNICAZIONE CON NOI STESSI E CON IL NOSTRO STATO MENTALE E FISICO.

Anche SAPER GESTIRE IL TEMPO è importante! Trascorriamo molte ore a lavoro, passiamo da un’attività all’altra con frenesia o addirittura facciamo molte cose contemporaneamente. Dedichiamo il nostro tempo agli altri nel tentativo di distrarci mentre una grande quantità di pensieri invade la nostra mente senza alcun controllo .

Controllare ogni cosa è un obiettivo impossibile e se ci liberiamo da questa frustrazione I NOSTRI LIVELLI DI ANSIA DIMINUIRANNO

ECCO QUI ALCUNI SEMPLICI SUGGERIMENTI :

1-OGNI GIORNO FAI UN PERIODO DI SILENZIO DI ALMENO 15 MINUTI

2-QUANDO FAI LA DOCCIA CANTA 🙂

3- STROFINATI CON UN ASCIUGAMANO LA PELLE, IN MODO DA APRIRE TUTTI I PORI (ricordati che non respiri solo dai polmoni ma anche dalla pelle )

4-METTI ORDINE DEL CAOS STABILENDO OBIETTIVI PRECISI

5-CERCA SEMPRE DI TROVARE LA CAUSA , LA RADICE REALE DELLE TUE EMOZIONI E DEI TUOI DOLORI

6-TROVA UN MODO COSTRUTTIVO DI ESPRIMERE I TUOI STATI EMOTIVI E TRASFORMARLI (le emozioni non vanno represse)

7-RIDI SENZA RAGIONE PER ALMENO 5 MINUTI OGNI GIORNO (meglio appena svegli che dà la carica giusta per affrontare la giornata)

8-RICORDA E PRONUNCIA IL TUO NOME ALMENO 2 VOLTE AL GIORNO (ancora meglio se lo fai davanti allo specchio per incentivare l’autostima )

9-DEDICATI OGNI GIORNO AD UN PASSEGGIATA NEL VERDE (anche solo 15 min, catturerete l’immensità della natura , quando vi sentirete parte di qualcosa di più grande , i fattori di stress vi sembreranno più insignificanti )

10- se non hai problemi di salute di un certo tip, CERCA DI BERE 2 LITRI DI ACQUA al giorno (ti sembrerà realmente di eliminare tutte le tossine dall’organismo )

11-BALLA, CANTA, RIDI, GIOCA, PARLA ALLA NATURA, INSOMMA DIVERTITI!

12-NON MANGIARE MAI CON L’OROLOGIO! Mangia senza fretta e quando mangi non pensare o fare altre cose, ogni tanto posa la forchetta e fai un respiro profondo

13- mentre parli con altri NON TOCCARE E NON AVVICINARTI TROPPO ALL’ALTRA PERSONA: queste due situazioni possono creare disagio e stress in chi non ama il contatto fisico e che necessita del proprio spazio vitale

14- RIMANI APERTO E SENSIBILE; SCEGLI SEMPRE CIÒ CHE FAI E FAI CIÒ CHE SCEGLI

15 -SCEGLI LE PERSONE CHE DAVVERO MERITANO IL TUO TEMPO .

IL TUO TEMPO È PREZIOSO, NON SPRECARLO! ANCHE QUANDO TI SENTI UN PÒ SOLA , RICORDATI CHE TU SEI ABBASTANZA E A VOLTE ISOLARSI FA BENE PER TROVARE UN PO’ DI TEMPO DI RIFLESSIONE

16- CHIEDITI SE È DAVVERO URGENTE CIÒ CHE DEVI FARE (spesso crediamo che debba essere fatto tutto in quella giornata ,ma molte cose invece possono essere rimandate tranquillamente senza crearci stress )

17-IMPARA A NON VERGOGNARTI MAI! SE SEI IN DIFFICOLTÀ CHIEDI AIUTO

18-STAI IN AMBIENTI CHE ELEVANO IL PIÙ POSSIBILE LA TUA COSCIENZA, I TUOI HOBBY

19- AMA, CIRCONDATI IL PIÙ POSSIBILE DI AMICI E PERSONE CHE CONDIVIDONO I TUOI VALORI , IDEALI E MODI DI VIVERE

20- SE TE LA SENTI (consiglio momentaneamente sospeso purtroppo causa covid -19) ABBRACCIA PIù PERSONE POSSIBILI OGNI GIORNO (è stato scientificamente provatao che l’essere umano ha bisogno di 8 abbracci al giorno per stare bene ,12 per essere felice)

HO BISOGNO DI UN ABBRACCIO

Alcuni di questi suggerimenti fanno parte della medicina olistica, metodo di cura totale della persona che mette sullo stesso piano gli aspetti fisici, mentali emotivi e spirituali, mentre la medicina tradizionale isola ciascuno di questi aspetti secondo le priorità.

Altri suggerimenti derivano da quella che è la mia esperienza di vita .

Spero che vi siano utili per vivere la vostra vita, unica e preziosa, con meno angosce ricordandovi sempre che, anche quando tutto sembra non andare, c’è sempre il famoso spiraglio di luce in ogni tunnel!

Se vi va raccontatemi come gestite voi le situazioni di stress e se avete qualche consiglio in più da aggiungere all’elenco è sempre ben accetto (anche per me che cado in stati d’ansia frequentemente)

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell’Associazione Curvy Pride APS impegnandosi nel volontariato

INFERMIERA, FELICEMENTE SPOSATA. IL MIO MOTTO DI VITA è SPQR : SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE fairylaura83@gmail.com

ARCOBALENI E PALETTE

Questo articolo mi è stato ispirato da una bozza non pubblicata che aveva caricato sul nostro blog Valeria Menapace.

Valeria è una donna color cioccolato, una mamma, moglie, socia e staff di Curvy Pride.

È stata adottata quando era ancora molto piccola e da sempre vive a Trento per cui è molto simpatico vederla così colorata che parla con l’accento tipico trentino, questo aspetto aggiunge carattere alla sua figura che è già tanta bella roba, ve lo assicuro.

Valeria è un vulcano di gioia, allegria, cuore. Ha un sorriso contagioso e un’intelligenza creativa davvero top. Ogni tanto però Valeria perde di vista la vera se stessa, si intristisce un po’ e si chiude nel suo mondo, si siede in un angolino da sola al buio ed entra in una specie di piccolo letargo dell’anima: tutto diventa difficile, non si sente compresa, si convince di essere un peso e di non valere granché. È normale, tutti abbiamo i nostri momenti un po’ così e va bene, mica siamo macchine perfette! Il bello è quando hai intorno persone che ti vogliono bene e che ti tendono la mano per aiutarti a rialzarti da quell’angolino e ti accompagnano fuori, al sole caldo e luminoso della vita di sempre.

Questo articolo comincia con le sue parole, scritte in prima persona: “È molto difficile socializzare sapendo o credendo di essere diversi. Cominci a notare cose che prima non avevano nessun tipo di rilevanza, voglio dire: ho due gambe, due braccia, un naso, una bocca, due orecchie… cosa avrò mai di strano? Ah già, il colore della mia pelle! Ogni tanto il mio lato poetico esce e mi scopro a pensare che l’arcobaleno è pieno di colori e piace a tutti, perché le persone non possono essere come gli arcobaleni?”

Questi bellissimi pensieri di Valeria mi hanno dato lo spunto per alcune riflessioni: com’ è possibile che dopo più di duemila anni passati su questa Terra gli Uomini facciano ancora di queste differenze?

Perché un arcobaleno di colori, tutti diversi, tutti vicini, viene visto come un miracolo della Natura e invece un arcobaleno di colori di pelle no? Proprio come quelli su nel cielo, anche noi, grazie alla nostra diversità, possiamo creare un abbraccio, una sinergia di luce che riempie gli occhi e fa bene al cuore!

Perché DIVERSO è male? Diverso da chi, da cosa? Cosa crediamo che significhi se Valeria e le donne cioccolato come lei hanno molta melanina in più rispetto ai bianchi? E se fossimo noi bianchi ad avere troppa poca melanina? Se fossimo noi bianchi ad avere le labbra troppo sottili, i capelli troppo lisci e il naso troppo stretto? Chi ha deciso che io vado bene perché sono bianca e invece la Valeria di turno va tollerata perché di un altro colore?

Persino nell’arte, nel design, nell’arredamento, nel trucco esistono le palette: gruppi di colori in nuance o in contrasto che stanno benissimo insieme, si esaltano a vicenda e creano soluzioni ottiche vincenti e d’impatto.

Bene, da oggi, dopo aver scritto queste parole, considererò il mondo Curvy Pride come la mia grande, meravigliosa PALETTE! Un contenitore dove persone diverse, con gusti diversi, origini e stili diversi possono realmente stare insieme e non soltanto perché insieme vanno bene ma perché insieme vanno MEGLIO! Ciascuno di noi porta con sé qualcosa che è soltanto suo e che è una grande ricchezza per gli altri: il mio punto di vista può essere utile o interessante, ok, allora cosa succede nel momento in cui il mio punto di vista si sposa con quello utile e interessante di altre cento, mille persone?

Te lo dico subito, succede Curvy Pride! Te l’ho già detto che insieme siamo più forti e andiamo più lontano, vero?

Dedicato alla mia dolce Valeria, compagna di viaggio e donna che merita di più, molto di più.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

COSPLAY E BODY SHAMING

Cosplay.
Per chi non lo sapesse il cosplay è l’arte di impersonificare ed interpretare un personaggio reale o di fantasia, proveniente dal cinema, animazione, fumetti ecc, riproducendone gli abiti, il trucco e le movenze.
Una community di appassionati e spesso definiti “nerd” che oltre a sfoggiare i propri costumi alle fiere di settore e ad immortalarli in servizi fotografici dedicati, spesso partecipa a vere e proprie gare dove vengono giudicate le abilità sartoriali, di crafting, l’interpretazione ed il make up.
Io stessa faccio parte di questi artisti, ed ho gareggiato per tanti anni portando a casa trofei e soddisfazioni personali.

Negli ultimi periodi però, anche questo settore è stato colpito dalla grassofobia, comportando flame quasi giornalieri sui social network, in particolare facebook.
Non so se sia dovuto ad un cambio generazionale di cosplayer, fatto sta che sempre più spesso ragazzine molto giovani vengono messe alla pubblica gogna, dove senza alcuna pietà le loro forme vengono mortificate, umiliate, sbeffeggiate.
Come se fosse umanamente possibile avere certi canoni anatomici sfoggiati da alcune delle protagoniste di fumetti e manga. E’ un po’ come tornare al discorso (finalmente superato) della fisicità della Barbie. Spesso le donne nei fumetti (soprattutto manga giapponesi) hanno vite sottilissime, seni enormi, gambe poco più larghe delle braccia. Insomma, non una fisicità compatibile con la maggior parte delle teenager. Che fare quindi?
La soluzione offerta dai leoni da tastiera è semplice: copriti e fai un altro personaggio, o meglio non uscire proprio di casa finché non sarai magra. Ma perché bisogna sempre distruggere i sogni degli altri? Quale perverso piacere porta?
Il Cosplay per come l’ho vissuto io, è sempre stato un’isola felice, in cui potevi essere chi volevi, indipendentemente dalla tua fisicità, dal tuo sesso, dalla tua età e dal colore della tua pelle. Ti piace Sailor Moon? Bene! Vestiti da Sailor Moon e divertiti! Questo è il Cosplay nella maggior parte del globo.
Ma chissà perché, qui in Italia ha preso questa piega spiacevole. Troppe volte ho visto ragazzine piangere e rinunciare di salire sul palco poco prima di una gara, solo perché qualcuno aveva bisbigliato “guarda, ha la cellulite”, rinunciando a mostrare il frutto di mesi di lavoro.
ll cosplay è un modo per sentirsi liberi di essere chi si vuole, perciò no grazie, almeno qui il body shaming non lo voglio vedere.

Curvy Pride sostiene la pluralità della bellezza e dell’essere, e si impegna a contrastare i fenomeni di bullismo, discriminazione e body shaming. Perché tutte/i possano imparare ad apprezzare la propria fisicità ed unicità.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

#walkforcleanplanet Covid19 Edition

Durante la quarantena, per ovvi motivi, il progetto di #walkforcleanplanet (se non conosci il progetto ti invito a leggere gli altri articoli in merito qui https://curvypride.wordpress.com/2019/09/02/walk-for-clean-planet-e-tiny-people-big-problems-storia-di-una-curvy-ecofriendly-e-dei-suoi-progetti-di-sensibilizzazione-ambientale/ e qui https://curvypride.wordpress.com/2019/11/23/walk-for-clean-planet-prime-uscite/) si è dovuto fermare come tutti.

Parlando con i volontari durante questo periodo, era tanta la voglia di poter comunque andare sulle nostre amate spiagge per camminare e pulire ma abbiamo diligentemente aspettato perché (e qui lo dico con una nota di orgoglio) i miei volontari sono tra le persone col senso civico più alto che conosca.
Abbiamo aspettato. Guardato dai nostri balconi. Aspettato.
Si è fatto poi spazio alla speranza: sì, ragazzi, qualcosa sta cambiando! Il Mondo sta tirando finalmente il fiato! E via ad emozionarci nel vedere le immagini dei delfini nei porti, dell’acqua tornata limpida a Venezia (chi mai lo avrebbe detto che mi sarei commossa per una medusa che nuota nel canale), fiori ovunque…insomma, lo spettacolo della Natura che finalmente si riappropriava dei suoi spazi.
Che bello.
Abbiamo creduto che dopo questo momento difficile che ci ha avvicinati tutti, l’umanità si rialzasse con più rispetto per la terra che calpesta. Insomma, Madre Natura ci aveva appena mostrato quanto spettacolare sia senza di noi, quanto noi siamo la causa di degrado e sporcizia.


Ma poi hanno dato l’ok ad uscire. E qui uomo mi hai delusa.
Come diceva la nota canzone “come prima, più di prima” c’è stato il boom dell’usa e getta, e di conseguenza plastica ovunque.
Non vi è giorno che non trovi i marciapiedi pieni di guanti abbandonati a volteggiare nell’aria (finendo poi come sempre in spiaggia) e mascherine mollate dove capita.
Possibile che nulla vi abbia cambiati? Neanche una pandemia globale?
Ma davvero non siete capaci di buttare dei guanti e delle mascherine nei bidoni, anche solo per motivi sanitari?

Vabbè, tranquilli, la prossima volta che andrete in pescheria i guanti non dovrete neanche metterli, li troverete già dentro al pesce.
Tanto, #andràtuttobene (?)

Curvy Pride sostiene i progetti delle proprie socie e aiuta a sviluppare il potenziale di ognuna di loro. Ti piace il progetto di #walkforcleanplanet? Vuoi saperne di più e diventare referente per la tua città? Contattaci e ti daremo maggiori info!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

È ORA DI ESSERE EGOISTA

Lo so che quando senti questa parola la tua prima reazione è negativa, essere egoista viene inteso come qualcosa di non buono, come togliere qualcosa agli altri a favore di se stessi.

D’accordo, posso capirlo, ma è davvero così sbagliato pensare prima a te stessa? È davvero così impensabile cominciare a far piacere innanzi tutto a te e poi pensare anche agli altri?

Ci sono dei valori nella vita che per me sono fondamentali: i figli, la famiglia, gli affetti più cari, l’amicizia, la salute, il lavoro. Pensandoci a mente fredda mi chiedo se sia così vero che tutto ciò debba venire prima di quello che io desidero per me, per essere davvero felice.

In genere qualsiasi madre darebbe la vita per i propri figli, qualsiasi figlia farebbe qualunque cosa per i suoi genitori, un’ottima amica correrebbe in soccorso di chi la chiama anche alle tre di notte! Non sto parlando di situazioni al limite, sto parlando della routine di ogni giorno.

Spesso sei talmente presa da tutto quello che DEVI fare e che gli altri si aspettano da te che perdi completamente di vista i tuoi desideri.

SEI PERSONA O SCHIAVA DEL SISTEMA?

Purtroppo cresciamo con il pensiero di dover fare sempre tutto per gli altri, con l’idea che tu, donna lavoratrice, terrai il tuo posto in ufficio o in negozio fino alla chiusura, finché non avrai portato a termine i tuoi compiti e tu, mamma e moglie, potrai pensare un po’ a te quando avrai finito le tue faccende, quando la casa sarà in ordine, quando il frigorifero sarà pieno, quando tutti quelli della tua famiglia saranno sistemati. Se rivesti questi ruoli allo stesso tempo, auguri! Se ti va proprio bene, ti dedicherai a te stessa e a quello che ti piace quando sarai talmente stanca che ti addormenterai e buonanotte.

Se sei convinta che lo scopo della tua vita sia quello di occuparti degli altri arriverai ad un punto in cui non ci sarà più niente a darti veramente gioia, compresa la tua immagine allo specchio. Arriverai al punto di non riconoscerti più e quando, in quel momento, avrai bisogno di aiuto, di sostegno e di conforto è probabile che chi ti sta vicino non soltanto non lo capirà ma, vedendo i tuoi segnali d’insofferenza, penserà che sei cambiata, sei diventata egoista, non sei più quella di una volta, si sentiranno defraudati delle tue attenzioni che fino a quel momento avevi elargito senza mai risparmiarti!

Se non sarai tu a regalarti quel tempo, se non sarai tu ad ascoltare te stessa, a capire quello che ti rende felice e a prendertelo, consapevole che te lo meriti tutto, non credere che lo farà qualcun altro, non sperarci!

IL CENTRO DELLA TUA VITA SEI TU

Voglio dirti qualcosa che forse ti farà storcere un po’ il naso, soprattutto se sei una mamma: RICORDATI CHE TU SEI LA PERSONA PIÙ IMPORTANTE DELLA TUA VITA.

Sì, proprio tu. Certo, i figli sono il bene più prezioso e un grande motivo di gioia e orgoglio ma non sono L’UNICO motivo di gioia e orgoglio.

Quando sarai lì, davanti a quello specchio e non ti riconoscerai più, quando ti chiederai dov’è finita quella ragazza che aveva tanti sogni e speranze, che sorrideva con le amiche, che immaginava un futuro felice credi forse che il fatto di essere mamma, moglie, figlia e amica potrà essere la risposta?

Sai perché ti dico tutte queste cose che sono anche un po’ forti? Perché la nostra bellezza, la nostra radiosità e la nostra luce provengono prima da dentro.

Un po’ come quando siamo innamorate con il sorriso perenne e gli occhi sognanti, la testa che proprio non vuole rimanere sul collo, la mente che vaga felice immaginando le cose belle che potrebbero succedere. Ecco. Quello che ti serve è innamorarti di te stessa e per farlo devi piacerti, dentro e fuori.

Arriva un momento nella vita in cui è necessario fermarti per guardare dentro di te e capire se ciò che sei e che fai ti soddisfa davvero. Non contano gli altri, non conta il parere del marito o i condizionamenti dei tuoi genitori: conta solo quello che vuoi davvero.

Cominciare o ricominciare a mettere i tuoi sogni, i tuoi bisogni e i tuoi desideri prima di ogni altra cosa non è da egoisti, è sopravvivenza, è bisogno di sentirsi profondamente soddisfatte di sé, è quel propulsore che ti spinge a dare il meglio in tutto ciò che fai! È arrivato il momento di dedicarti ad una persona stupenda: TE STESSA!

SII FELICE DI TE STESSA E PER TE STESSA, LA GIOIA SI PROPAGA

Ti assicuro, l’ho provato sulla mia pelle: quando comincerai a riappropriarti della tua volontà sarai molto più felice, più aperta con chi ti sta intorno, più paziente, più amorevole e proprio coloro che all’inizio ti remavano contro credendosi defraudati delle tue attenzioni saranno i primi a beneficiare del tuo meraviglioso rinascere e sbocciare. Incredibilmente la felicità di chi ti sta vicino dipenderà direttamente dalla tua, che dici, può valere la pena provarci davvero?

IL PIÙ GRANDE DONO CHE PUOI FARE A CHI TI AMA È AMARE TE STESSA. Fabiana Sacco

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro della staff Fabiana Sacco che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

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Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una coach e la sua più grande passione è aiutare tutte le donne che vogliono stare bene nella loro forma fisica, qualunque essa sia.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo”!
MAIL fabythecurvycoach@gmail.com o mi trovi su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it





LA FELICITA’ IN UN PALLONCINO ROSSO

La felicità può essere un semplice palloncino rosso?

Fuori piove, c’è un vento fortissimo e inizio a guardare un film con mia figlia. Guardo Winnie Pooh e il ritorno al bosco dei 100 acri. La osservo, sorride e mi accorgo di quanto sia soggettivo il concetto di felicità. Un film insieme alla mamma ed i suoi occhi sono pieni di gioia.

Sono una mamma come tante, sempre impegnata e capita di sentirmi in difetto per questo. Il tempo che le dedico sarà sufficiente?

Durante la quarantena ho avuto il privilegio di stare molto di più con lei. Arrivata a sera mi sono sentita spesso “stanchissima”, perché fare tutto a casa, senza staccare: lavorare, insegnare le basi ad una bimba di prima elementare, divisa tra “aule virtuali”, “gruppo mamme Whatsapp”, farle capire che non può stare con le amichette, che non può passare il resto della giornata con la nonna materna, impegnare la sua stessa quotidianità con diverse attività, è stata dura. Soprattutto per una bimba come Benedetta così affettuosa, fisica, piena di interessi e abituata a vivere il più possibile gli spazi aperti.

Disegno realizzato da mia figlia Benedetta. Noi due insieme.

Stasera un film per bambini mi ha lasciato alcuni spunti per riflettere e voglio farlo con voi. Stasera, Winnie Pooh con il suo palloncino rosso ed il suo amico, dapprima piccolo poi adulto, con la sua cartella delle cose importanti, mi hanno fatto pensare cosa è davvero importante. Quali sono le mie priorità. Cos’è per me la felicità. Non ho mai chiesto a mia figlia cosa pensasse della felicità. E’ una bimba serena e sempre sorridente, ma non glielo ho mai domandato. Così la guardo e le chiedo: “Per te cos’è la felicità?” Pensavo mi rispondesse cose tipo “giocare con le amiche” o “andare al mare” ed invece lei mi ha risposto: STARE CON TE, MAMMA. NON IMPORTA DOVE MA STARE CON TE. Forse a voi sembra una risposta scontata, ma a me ha commosso. Ha risposto in qualche modo alla mia domanda ricorrente: “Sarà sufficiente il tempo che le dedico?“. Siamo così pieni di impegni, divisi tra lavoro, casa, famiglia che non ci accorgiamo di quanto siano importanti invece le piccole cose.

Winnie Pooh con il suo palloncino rosso, dopo aver litigato con il bimbo ormai adulto, si siede e lo aspetta guardando l’orizzonte.  “Il sole non smette mai di brillare”, dice. Il bimbo che è dentro noi si smarrisce a volte. Quello che sogniamo di essere da piccoli poi, da grandi, non sempre lo siamo. E quante volte le frustrazioni, il nervosismo li riversiamo in famiglia, sbagliando. Ma gli occhi dei nostri bambini e delle persone che amiamo ci riportano in qualche modo a casa. Ti accorgi di quanto sia importante passare del tempo di qualità con i figli perché non sempre la quantità è sufficiente per renderli sereni e felici. Esserci, connettersi con loro, sapere cosa provano e condividere momenti e stati d’animo è molto importante per la loro crescita.

La cartella della cose importanti ed il palloncino rosso realizzato dalla mia piccola Benedetta.

Avete mai pensato cosa mettereste nella “cartella delle cose importanti”?

Cosa vi rende felice?

Il lavoro è fondamentale, soprattutto in questo periodo storico, ma oltre a quello c’è il tempo che passa. C’è la vita: i figli, gli affetti, noi stessi.

Non si può fare a meno del lavoro ovviamente e così mi riprendo il mio piccolo tempo libero ed invece di pensare a cosa dovrò fare domani, mi fermo a sentire e vivere i minuti, il presente.

Oggi che giorno è? Oggi è oggi, dice Winnie Pooh.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Elisabetta Giordano che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Elisabetta Giordano, 38 anni. E’ mamma di una bimba di 6 anni, fotomodella curvy per hobby. Ha studiato Giurisprudenza ed è appassionata di fotografia. Impegnata nel sociale, crede molto nella pluralità della bellezza. “Amo la vita e le sfide… Sono una donna con i piedi nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. Sempre alla ricerca della bellezza dell’essere. Curiosa, creativa. Insomma… Viva!” https://www.instagram.com/curvelybeth/