FACCIAMO IL PUNTO (NERO) SULLA COSMESI INFANTILE

Da diversi anni sono iscritta ad un forum di cosmetica, dove ci si scambiano consigli, pareri su prodotti, esperienze. Io personalmente ne sono una patita e non nego di farne ampiamente uso.

L’altro giorno però posta una richiesta una madre, che scrive pressappoco così: ” Scrivo più per mia figlia che per me, lei ha 12 anni ed un’enormità di punti neri. L’ho portata dall’estetista a fare le sedute di pulizia del viso ma lei mal sopporta il dolore anche se l’estetista secondo me era delicata. Ora mi servono consigli per risolvere il problema in modo definitivo. Cosa devo acquistare? Come mi muovo? Ho sentito parlare di aspiratori, acido ialuronico, ma non so se bastano.”

La maggior parte delle utenti ha consigliato prontamente e correttamente di rivolgersi ad un dermatologo, altre si sono prodigate nell’elencare prodotti più o meno miracolosi.

La mia risposta è stata un po’ diversa, e ve la riporto di seguito:
“Le do un piccolo consiglio, che faccio in totale sincerità e che spero non venga preso come una critica, ma è solo perché ho vissuto esperienze simili e mi occupo di queste tematiche quotidianamente: è solo una bambina, è davvero il caso di farle pesare una “problematica” di punti neri vista la giovane età, facendole provare dolorose tecniche dall’estetista o meditare di usare acidi salicilici ed aspiratori? Per la bambina è realmente un motivo di disagio emotivo avere i puntini neri o lo è più per lei? Non la prenda come offesa, lungi dall’esserla, è palese che lei sia premurosa nei confronti di sua figlia. Ma le chiedo questo perché è una fase dell’età delicata, dove basta un niente per minare l’autostima. Se non ha mai fatto notare lei alla bambina i punti neri decretando che sono “cosa brutta da togliere, un difetto” ed è tutto partito invece da una richiesta della bambina ok allora va benissimo. Ma se invece (con tutta la buona fede ovviamente) ha pensato di dire alla bambina che così il suo viso non va, facendo di tutto per levare quei punti neri, le chiedo di fermarsi un attimo, perché rischia di farla sentire inadeguata, poco bella. I punti neri vanno e vengono, se sono situazioni gravi che creano preoccupazione si chiede ad un dermatologo e poi eventualmente ad un nutrizionista perché potrebbe essere un campanello di allarme di scorrette abitudini alimentari. Ma se sono questioni puramente estetiche possono aspettare quando sarà un poco più grande. Non dobbiamo avere così fretta di riversare sulle bambine quelle che saranno problematiche ed insicurezze da donne. Lasciamogli un po’ di spensieratezza. I punti neri, come la cellulite, le smagliature, non sono una malattia. Va bene prendersene cura, sono la prima a dirlo, ma va bene anche se ci sono. Ne parli con la bambina, e veda che ne pensa anche lei. Non ha idea di quante donne con problemi di insicurezza e bassa autostima mi abbiano detto che sia partito tutto da un banale commento della propria madre sul loro aspetto. Un abbraccio e vedrà che si risolverà col passare del tempo.


Così è nato un interessante dibattito in merito. Dalle risposte delle utenti ho avuto la conferma di quanto pensassi, ovvero che spesso veniamo “spinte” nel mondo della cosmesi sempre più in tenera età, facendo innescare quel meccanismo di spasmodica ricerca della perfezione estetica che ci seguirà per tutta la vita. E non dobbiamo cercare lontano le mani che ci spingono in questo mondo di creme, botox, acidi, rulli di giada, steamer…solitamente sono proprio quelli delle nostre madri.

Ricordo quando da adolescente anche mia mamma ogni tanto, di punto in bianco guardandomi diceva: “hai un brufolo sul mento”. Io dentro di me pensavo “beh sì, lo so, lo vedo da me…ma perché ME LO FA NOTARE?” E così finiva che allo specchio se prima non ci facevi caso ora quel brufolo era enorme e forse ce ne stavano altri. Che era da coprire col fondotinta, da cancellare, da far sparire. Ricordo che crateri mi provocavo nei maldestri tentativi di farli sparire, e degli strati stesi tipo cazzuola di fondotinta che manco era intonato al mio incarnato. Di come mi sentissi improvvisamente brutta. Tutte cose che hanno fatto più danno che bene.

Come ripeto spesso, le parole hanno un peso, e bisogna essere attenti al modo in cui le usiamo.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo

IO, LA MAMMA DELLA BAMBINA CONGELATA, TI RACCONTO IL MUTISMO SELETTIVO

Angela e Flavio si trovano in difficoltà con la loro bambina. Non riescono a comprenderla fin quando non scoprono che è affetta da mutismo selettivo.

Questa è una storia vera. Una di quelle che non sentirai al telegiornale, non troverai nei libri di storia e per questo tanto preziosa. Conosco Angela in una libreria, durante un circolo di lettura. È una persona composta, delicata nei gesti e nelle parole, ogni volta che ci incontriamo percepisco il suo bisogno di parlare. Un giorno scopro che ha una figlia e la invito a uno dei miei incontri con i bambini, ma Angela, in tono confidenziale, mi dice che la bambina non ama la confusione. Quella frase rimane appesa tra noi, così decido d’ incontrarla in libreria, scegliamo un angolo appartato e ordiniamo una tisana (sono fantastiche le librerie con la sala da tè!).

E se come mamma non sono in grado di capire mia figlia?

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TAKE CARE OF YOU (PRENDITI CURA DI TE)

La malattia è spesso un conflitto tra l’anima e la personalità, si parla quindi di disturbo psicosomatico e sono sicura che l’hai provato almeno una volta nella tua vita.

Ci sono sintomi che non sono altro che allarmi inviati al nostro corpo e che vanno accettati, ascoltati, compresi e mai allontanati; se li allontaniamo si possono trasformare in patologie vere e proprie.

Il corpo grida quello che la mente non vuole sentire o quello che la bocca tace spesso per comodità.

Ho riletto questo estratto di Alejandro Jodorowsky Prullansky (poeta cileno, scrittore, fumettista, regista, drammaturgo) e che con piacere ti riporto:

“…

lo stomaco arde quando le rabbie non riescono ad uscire,

il diabete invade quando la solitudine duole,

il corpo ingrassa quando l’insoddisfazione stringe,

il mal di testa deprime quando i dubbi aumentano,

il cuore allenta quando il senso della vita sembra finire,

il petto stringe quando l’orgoglio schiavizza,

la pressione sale quando la paura imprigiona,

la nevrosi paralizza quando il bambino in noi tiranneggia,

le ginocchia dolgono quando il tuo orgoglio non si piega

…”

Spesso cerchiamo di mettere a tacere tutti questi sintomi con terapie o farmaci, ma ci chiediamo veramente quale sia la fonte del nostro malessere interno? Quali disturbi silenziosi abbiamo?

Se riguardo quell’elenco, ma soprattutto se riguardo nel mio passato, dico: “Questo ce l’avevo, anche questo e quest’altro” e provo un po’ di sconforto. Nello stesso istante però mi ricordo l’evoluzione fatta per non sentirmi angosciata o troppo ipocondriaca (ipocondria detta anche patofobia o ansia da malattia): ho cambiato mentalità nei confronti dei problemi della vita.

Ho un approccio, seppur da migliorare, meno ansioso rispetto a prima. Quello che mi faceva stare male era spesso “l’ansia da prestazione” (e non parlo di quella vissuta dall’uomo nella sfera sessuale, parlo di esami scolastici, lavoro, vita di coppia, perfino l’immagine data sui social) in qualsiasi ambito della mia vita e da cui derivava mal di stomaco, inappetenza, insonnia, mal di testa, palpitazioni.

Quando il mio corpo, anche recentemente, ha sentito questa forma d’ansia, mi ha inviato immediatamente il suo allarme così io ho potuto agire per tempo e soprattutto ho fatto in modo che non si trasformasse in qualcosa che poteva rovinare le mie giornate, ma non solo, anche i rapporti con le altre persone.

Ho imparato a trovare “le soluzioni migliori per me”, ho imparato a vedere alternative, ho imparato a riconoscere il problema e parlarne con chi è più esperto di me.

Quante volte poi nell’arco della mia vita mi sono sentita di azzannare letteralmente un dolce in un momento di crisi sentimentale o di sconforto affettivo! Ecco che dall’episodio singolo è nata una vera e propria patologia di cui vi parlerò nei prossimi articoli.

Consapevole che ognuno di noi reagisce in modo diverso alle situazioni,ti regalo il pensiero positivo che mi segue anche nella vita professionale da infermiera: “La salute è il primo dovere della vita” (Oscar Wilde), perché senza di essa ci saranno altri ostacoli da affrontare e con più difficoltà.

Quindi PRENDITI CURA DI TE E ASCOLTATI!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Laura Chiapparini , infermiera, modella e fotomodella curvy; il mio motto di vita è ” SPQR : SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE”
MAIL : fairylaura83@gmail.com INSTAGRAM ACCOUNT laura_kitty_1

PERCHÉ INCLUSIVITÀ NON SIA SOLO UNA BELLA PAROLA

Faccio parte di quelle persone che passano parecchio tempo su Facebook. Un po’ per lavoro, un po’ per svago, il dito scorre velocemente sulla home, finestra di vite vicine e lontane.
Nei miei placidi scorrimenti spesso la mia attenzione si sofferma sui post di una madre che ho tra i contatti, che quotidianamente vedo battersi per il diritto ad una vita normale per la propria figlia.
Ogni giorno percepisco la sua frustrazione verso chi non comprende le esigenze della sua bambina e al contempo l’orgoglio incommensurabile di madre per le quotidiane sfide che la figlia supera solo con le proprie forze.
Poiché essere curvyblogger significa anche raccontare vite reali, ho voluto chiedere a questa mamma, che per privacy chiamerò Raffaella, di narrarmi la sua storia.

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Alimentazione, Dieta e Falsi Miti!

Oggi, rispetto al passato, prestiamo tantissima attenzione alla salute e al cibo ma il nostro modo di mangiare viene spesso condizionato da credenze e modi di pensare sul cibo che molte volte si rivelano dei veri e propri falsi miti.

Immagine presa dal sito web Pixabay

Quante volte abbiamo sentito dire che bisognerebbe scegliere un certo tipo di alimenti oppure evitarne altri o che certi comportamenti a tavola sono sbagliati? Sicuramente tantissime volte! Il consumismo, la pubblicità e il web non aiutano di certo ad una corretta educazione alimentare. Impazzano in ogni dove messaggi fuorvianti “Abbassa la pressione”. “Scioglie la cellulite”. “Riduce il colesterolo”. “Fa perdere peso”. “Difende il cuore”. Messaggi a cui difficilmente riusciamo a resistere.

Andiamo al supermercato e li troviamo dappertutto. Accendiamo la televisione ed eccoli ad ogni ora del giorno e della notte, promossi da accreditati testimonial, ad indicarci come sgonfiarci, come fare più pipì, come assumere più calcio… il tutto ovviamente con zero calorie! Veri e propri specchietti per le allodole che ci strizzano l’occhio dagli scaffali degli yogurt, dei dolciumi, delle bibite e persino dei salumi, delle paste e delle insalate. Insomma, è sufficiente prenderli e infilarli nel carrello, oltre che pagarli abbondantemente alla cassa, per prevenire e curare quasi tutti i disturbi di noi poveri mortali.

CREDIT: Google

Secondo un’indagine del Censis, almeno un italiano su tre naviga in rete per ottenere informazioni sulla salute. Di questi, più del 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie, ma sempre più spesso questi contenuti così delicati sono contaminati da bufale. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), un organo molto autorevole del Servizio Sanitario Nazionale che si occupa di ricerca, controllo e analisi di molti aspetti legati al tema della salute pubblica, ha pubblicato online un elenco di falsi miti, bufale e fake news più o meno note sul tema dell’alimentazione.

Ecco un ragionamento che ci siamo fatte tutte, sono certa che lo sentirai molto familiare:

  • Se salto un pasto o mangio solo una portata mi sarà più facile stare in linea!
CREDIT:Google

Dopotutto, un giorno di digiuno fa bene!

La risposta è: FALSO!

È pensiero comune che saltare pranzi e cene sia un metodo efficace per perdere peso, e purtroppo questa pratica viene sperimentata da molti. Si crede che privando l’organismo di calorie e nutrienti durante la giornata si avrà una riduzione della massa grassa. In realtà accade che il corpo, privato di cibo, va in allerta e rallenta il dimagrimento.

Quando salti un pasto nel tuo sangue calano gli zuccheri, e sai con che conseguenze? Il tuo cervello è spinto a desiderare cibo, ti sale un senso irrefrenabile di fame e aumenta il desiderio di carboidrati, per riportare gli zuccheri a valori normali. Per questo motivo, dopo aver saltato un pasto, non solo arriverai più affamata a quello successivo, ma sarai molto più tentata di abbuffarti. Il nostro organismo è geneticamente strutturato per risparmiare energia sottoforma di grasso (per sopperire ad eventuali momenti di magra).

CREDIT: Nutrimi.it

Se una delle tue abitudini è quella di saltare la colazione, il pranzo o la cena, ben presto comincerai a perdere massa magra (muscolatura) e aumenterà quella grassa (tessuto adiposo), spesso sotto forma di grasso addominale pericoloso per il cuore. Sai cosa significa questo? Che il tuo metabolismo rallenterà, questo è certo. E un metabolismo rallentato significa che la perdita di peso si arresta; per di più, ricominciando a mangiare normalmente, è più facile riprendere rapidamente i chili persi, soprattutto sotto forma di depositi di grasso. Ma non solo!! Aumenterà il rischio di malnutrizione e il rischio di Disordini Alimentari.

Comprendi bene che l’abitudine di saltare i pasti è una pessima scelta!

Affinché la tua alimentazione sia sana, corretta e ti faccia stare bene e ti permetta di mantenere il tuo peso, è necessario che tu dia al tuo corpo tutti i nutrienti in opportune proporzioni. La qualità del cibo e la frequenza dei pasti giocano un ruolo fondamentale per la tua salute e bellezza: le linee guida consigliano di mangiare cinque volte al giorno con una corretta ripartizione calorica tra i vari pasti:

CREDIT: Google
  • la colazione dovrebbe apportare un 15-20% delle calorie giornaliere ma non meno del 12-13% e non più del 20%.
  • lo spuntino dovrebbe apportare un 5-10% delle calorie giornaliere ma non meno del 4% e non più del 10%.
  • il pranzo dovrebbe apportare un 35-40% delle calorie giornaliere ma non meno del 35% e assolutamente non più del 40%.
  • la merenda dovrebbe apportare un 5-10% delle calorie giornaliere ma non meno del 4% e non più del 10%
  • la cena dovrebbe apportare un 30-35% delle calorie giornaliere ma non meno del 30% e assolutamente non più del 35%.

Questo articolo è pubblicato dalla socia e Dietista – Nutrizionista Silvia Bigucci che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

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Dott.ssa Silvia Bigucci Dietista-Nutrizionista-Lifestyle Trainer-Counselor
Specializzata nel Trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare, del Sovrappeso e dell’Obesità. Counselor Nutrizionale. Si occupa di dietoterapia, educazione alimentare e modificazione degli stili di vita. Laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna. Per 14 anni ha lavorato come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi.
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