GASLIGHTING: UNA FORMA DI VIOLENZA DA RICONOSCERE E BLOCCARE SUBITO!

Riconosciamo da subito i sintomi di un rapporto malato e violento, non siamo soli, insieme possiamo spezzare questi comportamenti ed essere forti.

Il gaslighting -o manipolazione maligna- è una forma di manipolazione psicologica violenta e subdola nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione. È una vera e propria tecnica in cui una persona o un gruppo di persone cercano di avere più potere sugli altri ed è molto comune tra i narcisisti. Per proteggersi è importante conoscere le loro tattiche.  È una tecnica lenta in cui la vittima viene sottoposta ad un lento e costante lavaggio del cervello.

Il termine gaslighting deriva da un’opera teatrale e cinematografica in cui un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando alcuni elementi dell’ambiente come ad esempio la luce delle lampade (in Italia il film è conosciuto con il nome di angoscia). Il gaslighter è un vero e proprio manipolatore patologico, può essere narcisista passivo, aggressivo e violento. Vive in uno stato di recitazione in cui non rivela mai il vero sé e non è in grado di provare empatia o interesse verso gli altri. Vengono anche definiti sociopatici (sociopatia: disturbo della personalità caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi del mondo circostante e della società).

Il gaslighting è presente sia in relazioni d’amore sia in quelle di amicizia dove ci sono delle dinamiche di dipendenza tra un superiore ed un subordinato. Quindi il rapporto si basa sulla paura e dipendenza e non sull’affetto.

Esistono delle vere e proprie FASI del gaslighting:

  1. DISTORSIONE DELLA COMUNICAZIONE: la prima fase in cui il manipolatore si presenta affascinante, innamorato, crea situazioni fantastiche inserendo ogni tano dialoghi destabilizzanti o silenzi ostili che puntano a disorientare la vittima
  2. LA DIFESA: la vittima è ancora abbastanza lucida e non sottomessa per capire che c’è qualcosa che non va, cerca quindi di confrontarsi con il manipolatore con il dialogo o anche allontanandosi.
  3. DEPRESSIONE: corrisponde al momento in cui il manipolatore ha il controllo completo sulla vittima che crede fortemente a tutto ciò che le viene detto e pertanto si piega alla volontà dell’altro.

A questo punto la manipolazione diventa CRONICA.

Esistono delle FRASI che vengono ripetute spesso dal gaslighter, se le riconoscete prestate molta attenzione!

“non essere così permalosa/o”

“Guarda che non è mai successo, ti ricordi male”

“non devi sentirti così”

“ti ricordi male, come sempre”

“questo non è mai successo, ti inventi le cose”

“guarda che le cose non sono andate in questo modo, ma in quest’altro”

“sei sicuro di stare bene? Perché dici cose strane

Coloro che impongono questa forma di violenza usano TATTICHE SUBDOLE:

-dicono bugie senza alcun tipo di vergogna;

-negano di avere detto o fatto qualcosa in maniera sistematica per portare la vittima a dubitare di se stessa;

-usano ciò che è caro e vicino come mezzo per raggiungerti: se avete dei figli vi diranno che sarebbe stato meglio non averne per destabilizzarvi e farvi crollare dalle basi del vostro essere;

-portano all’usura: le manipolazioni iniziano a creare dubbi e vi intrappolano in questa situazione;

– vi offrono rinforzi positivi per manipolarvi meglio: se ieri hanno detto che eravate inutili, oggi siete indispensabili e si congratulano con voi in modo che arriverete a pensare che finalmente le cose fatte a questo modo vadano bene.

Il gaslighting è considerata violenza psicologica quindi rientra nei reati di maltrattamento in famiglia, minaccia, stalking ed è importante denunciare. Un consiglio è sempre quello di raccogliere il maggior numero di prove possibili: registrate le conversazioni, fate gli screenshot dei messaggi, appuntate date e fatti e tutti gli eventi che accadono.

Se vi siete imbattuti o vi state rendendo conto di essere in una storia simile sappiate che non siete soli! Purtroppo sono esperienze molto comuni, accadono molto più spesso di quanto possiate immaginare ma se da soli non avete il coraggio e la forza di uscirne insieme possiamo! Denunciate sempre e rivolgetevi ad associazioni che possano aiutarvi! CURVY PRIDE-APS sostiene i valori della libertà e della non violenza.

Per tutte le info su numeri verdi e centri antiviolenza condividiamo la pagina dedicata del @ministerodellasalute.

SPEGNAMO LA VIOLENZA!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell’associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato

infermiera, modella e fotomodella curvy. Il mio motto di vita è SPQR: sorridi per qualsiasi ragione! e-mail: fairylaura83@gmail.com

GINECOMASTIA, DI COSA STIAMO PARLANDO?

Quando parliamo di ginecomastia parliamo di mammelle, ma stavolta non riferite a quelle del corpo femminile, bensì a quello maschile. La mammella è un organo che si sviluppa nel medesimo modo per entrambi i sessi fino alla pubertà, quando si interrompe nel sesso maschile e i dotti lattiferi diventano brevi e privi di ramificazioni. Siamo abituati a collegare l’immagine della mammella alla donna (raffigurazioni, fotografie di donne che allattano, mammelle mostrate ovunque per pubblicizzare prodotti e così via)

Il mondo occidentale moderno è ossessionato dal seno (dal latino “sinus” cioè sinuosità, spazio tra le mammelle) e tale ossessione trova la conferma nel numero sempre più crescente di interventi chirurgici ed estetici volti a trasformare l’aspetto e le dimensioni di questo organo, ma al di là dell’aspetto estetico qui stiamo parlando di una patologia.

Con la moda da uomo oversize che ha spopolato negli ultimi anni, avrete sicuramente visto molte fotografie di modelli in cui la parte toracica nuda, relativa alle mammelle, è piuttosto sviluppata. Non si tratta però di ginecomastia ma di pseudoginecomastia o lipomastia, ossia aumento del tessuto adiposo sottocutaneo della zona mammaria, ma non della ghiandola mammaria, dovuto al sovrappeso

Nella ginecomastia vi è invece un vero e proprio squilibrio della quantità di TESTOSTERONE rispetto agli ESTROGENI; il testosterone  è responsabile del controllo e sviluppo dei tratti maschili (come la peluria) mentre gli estrogeni sono deputati al controllo e  sviluppo dei tratti  femminili. L’organismo maschile produce anche piccole quantità di estrogeni , se vi è maggiore aumento di estrogeni rispetto al testosterone può esserci ginecomastia.

Al giorno d’oggi più del 30% degli uomini di età tra i 30 ed i 60 anni cerca di migliorare il proprio aspetto fisico (circa 2 interventi su 10 sono richiesti dagli uomini). Anche un uomo può sentirsi a disagio con il proprio corpo, in questo caso a causa della percezione della perdita di virilità a livello toracico perché più somigliante a quello femminile. Da qui nascono diversi aspetti psicologici che coinvolgono non solo l’estetica individuale ma anche la sfera sessuale, con ripercussioni sulla dimensione emotiva del benessere di coppia. 

Anche le relazioni con i propri amici possono risentire della perdita di autostima e del senso di inadeguatezza: così come noi donne a volte proviamo (quello stupido) senso di imbarazzo per quel chilo in più sul sedere, magari quando siamo in costume, in spiaggia, anche l’uomo può avere la sensazione che la sua mascolinità sia minata, perciò può iniziare ad instaurarsi uno stato di isolamento, di solitudine, del “sentirsi il solo” con quel disturbo.

Per evitare di arrivare agli stati ansiosi/depressivi, oltre naturalmente alla psicoterapia, ecco che ci viene in aiuto la chirurgia estetica! Proprio così! Come per noi donne, se vogliamo rimpicciolire, aumentare, sistemare le nostre mammelle esistono gli interventi chirurgici per l’uomo!

L’intervento di ginecomastia va eseguito in anestesia locale, in sedazione (intesa come stato di incoscienza del paziente, non anestesia generale del corpo), può durare dai 45 minuti all’ora e mezza e può necessitare di una notte di ricovero. La zona interessata rimarrà gonfia e dolente per qualche giorno e poi, in circa 3 settimane, tutto torna alla normalità e la persona potrà tornare a svolgere la sua vita normale , attività fisica inclusa, con tutta la serenità di cui aveva bisogno.

Spero che il mio articolo vi sia piaciuto e che abbiate arricchito le vostre conoscenze puntando l’attenzione sul fatto che non solo noi donne ci possiamo sentire a disagio sull’aspetto estetico. Se avete qualche altra curiosità scrivete nei commenti oppure a fairylaura83@gmail.com

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e di soci che credono nell’associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Laura Chiapparini, infermiera, modella curvy. il mio motto è SPQR: SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE. mail address : fairylaura83@gmail.com

SPESA AL SUPERMERCATO QUANTO SEI CAMBIATA? SONO DIVENTATA ONLINE! Di Monia Bolognini

La nostra socia Monia Bolognini ci racconta come, in questo periodo di pandemia, abbia imparato a fare la spesa online e quali siano i lati positivi e negativi di questa esperienza.

La Pandemia da Covid 19 ci ha insegnato come adeguare la nostra vita alle misure contro la diffusione del virus, facendo scoprire la didattica a distanza (DAD) a bambini, insegnanti e genitori, lo Smart working agli impiegati e la spesa on line alle casalinghe disperate! La nostra quotidianità è cambiata, i negozi chiudono e aprono rispettando periodi, colori e modalità di vendita e noi ci siamo adattati ad essere sempre più social e on line; anche il modo di fare la spesa è cambiato.

A marzo 2020, durante il primo periodo di chiusura, la vita era una propria e vera guerra, durante la quale gli italiani, compresa la sottoscritta,  hanno dovuto fare i conti con il vedersi negare la possibilità di convivialità in tutti i luoghi pubblici. Non potendo andare al ristorante o in pizzeria ci siamo riscoperti cuochi provetti, pizzaioli e panettieri.

A suon di pizza, pane e crescenti, il lievito e la farina erano terminati, i supermercati erano chiusi o aperti con riduzione di orari cosicché anche il modo di fare la spesa è mutato.

LA MIA ESPERIENZA 

Fino all’anno scorso la spesa on line l’avevo utilizzata qualche volta, incentivata dalle colleghe di ufficio che erano già pratiche all’utilizzo di questo mezzo tecnologico; la mia prima volta con la spesa on line è stato amore a prima vista, i miei occhi valutavano tutte le offerte e tutte le tipologie di prodotti acquistabili; invece “i Paoli”, i miei genitori, che sono molto “old style” non  sono stati molto coinvolti.

Mia madre, che quando va a fare la spesa deve studiare il prodotto per poi sceglierlo e metterlo nel carrello, era molto diffidente ma si è dovuta arrendere al nuovo carrello virtuale abbandonando il carrello della spesa pieno di roba .

Durante il primo lock down anche fare la spesa on line era diventata un’impresa, io ho passato delle notti, quando non lavoravo, a cercare una consegna libera e ho lottato con internet per accedere a siti che erano inacessibil in determinati momenti della giornata.

PRO E CONTRO DELLA SPESA ON LINE

Durante questo periodo ho imparato i pro e i contro della spesa on line Come tutte le cose, anche acquistare virtualmente hai suoi lati positivi e negativi e io li ho scoperti! Per farli capire bene, riporto nella tabella sottostante quello che ho imparato in questi mesi d’amore con la spesa on line.

procontro 
Non hai limite di orario per quando farla.Pur non avendo limite di orario, se scegli una fascia oraria per la consegna viene mantenuta per un’ora dal sito.
Puoi farla comodamente, in pigiama e ovunque.Non puoi valutare l’acquisto di un alimento in base alla data di scadenza e non puoi andare dietro a prendere i prodotti più freschi.
Puoi organizzarla per tempo.Per le bibite hai un limite di acquisto.
Puoi fare delle liste con gli articoli (alimentari e non) che vorresti prendere e poi puoi trasformarli in carrello, mettendoli dentro una sola volta.A volte nel trasporto può essere che la merce si rovini e dipende dalle regole del supermercato avere il cambio o l’abbuono della merce.
Per gli anziani e i portatori di handicap, mandando la documentazione, si ha diritto alla consegna gratuita.A volte, ma dipende dal supermercato, la scelta dei prodotti è minore rispetto alla scelta che si ha in loco.
La spesa viene consegnata sul pianerottolo (in tempo di covid) oppure nell’ingresso della propria abitazione.Non vedi gente e non ti muovi da casa.
Ci sono le stesse offerte dei volantini e a volte di più.Non sempre hai la concezione della mole di prodotti che acquisti.

QUALI SUPERMERCATI ON LINE?

La mia esperienza, in questi mesi, si è basata principalmente sulla spesa on line fatta in due catene di supermercati che qui a Bologna sono molto gettonati:

COOP ADRIATICA – EASYCOOP :www.easycoop.com

ESSELUNGA – ESSELUNGA ON LINE www.esselungaacasa.it 

L’Esselunga è già “navigata” in quanto già in questo campo da diverso tempo, invece la Coop è più neofita della spesa on line e ci mettono un po’ più di tempo nella consegna.

Un giorno lanciai su Facebook un sondaggio dove chiedevo ai miei contatti cosa preferissero tra i due, si è scatenato l’inferno. Tutti erano diventati tuttologi della spesa on line e devo dire che ho imparato anche qualche trucchetto per utilizzarla, ad esempio fare prima il carrello e poi scegliere la fascia oraria. Se invece si ha fretta, meglio fare al contrario: dovete prima scegliere la fascia oraria di consegna, che rimane disponibile per un’ora e poi fare il carrello.

Io non mi sarei mai immaginata “brava” con questa spesa e invece devo dire che non me la cavo male; ad esempio faccio un po’ e un po’ in quanto in un supermercato trovo alcuni prodotti che magari nell’altro non trovo e viceversa.

Ci sono dei giorni che facendo un po’ come i concorrenti di “Tutti pazzi per la spesa” apro le due finestre confrontando lo stesso prodotto e acquistandolo dove costa meno, cercando di risparmiare.

Con questo articolo, care lettrici e cari lettori, ho voluto darvi uno spaccato di vita quotidiana in questo periodo così “strano”, sperando di avervi tenuto compagnia e di avervi dato qualche idea furba. Sapete, anche una Principessa Curvy in carrozza come me (leggete il mio racconto su Dillo a Curvy Pride) la può fare facilmente perché anche questo può essere considerato un mezzo per aiutare le persone, specialmente chi come me ha problemi motori, anche se fare la spesa e incontrando i sorrisi delle persone non ha prezzo!

Monia Bolognini, socia di CURVY PRIDE – APS

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo, grazie a tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

L’ IRONIA CI SALVERÀ di Cristiana Iannotta

Sono Cristiana, socia Curvy Pride da dicembre 2020. Sono dell’idea che l’ironia sia di grande aiuto per superare qualsiasi ostacolo. Se non tutti, la maggior parte. L’ironia, per dirla seguendo il logo Curvy Pride, fa bene al cuore. Sì, perché ridere con intelligenza è un primo passo per gettarci dietro le spalle le paure e i vincoli che ci tengono ancorate a tutti quegli stereotipi da cui, giustamente, ci vogliamo distaccare.

“Non ce la potrò mai fare…”

“Questa cosa, di sicuro, non fa per me…”

“Cosa ci faccio qui?”

Quante volte anche voi avete pronunciato queste frasi? Io, tantissime. Per poi ritrovarmi, magari dopo solo qualche mese, a darmi delle sonore bastonate in testa perché mi sono resa conto che quella cosa, sì, proprio quella che tempo prima non avevo fatto per paura, era facile come bere un bicchier d’acqua.

Allora sono arrivata alla conclusione che prima di dire no a tutto, a prescindere, sorseggio un bel bicchiere di prosecco (altro che acqua) accompagnato da due noccioline e mi butto a capofitto. No, niente balconi né finestre.

Oso.

Tanto, o mi faccio male perché mi sono buttata oppure perché costretta a darmi le bastonate in testa da sola tra qualche mese… cosa cambia?

Questo, più o meno, è stato il mio ingresso in Curvy Pride.

Sono entrata in punta di piedi, come mio solito, iniziando a seguire vari incontri su Zoom e, in uno di questi, sono stata “spinta”, letteralmente, a scrivere un articolo per il blog.

“Ti piace scrivere? Bene. Allora perché non prepari un articolo?”

Il piccolo riquadro sul monitor mi ha restituito un’espressione che non vedevo da tempo, della serie: “E mo’ che faccio?” Panico.

Probabilmente l’hanno vista tutte le partecipanti. Ansia a mille.

“Non ti preoccupare, fallo quando vuoi. Ma fallo!” Frase che voleva essere incoraggiante, ma…

Cavolo! Un salto nel buio, tra persone che non conosco e che, a detta di tutte, diventeranno un’altra famiglia. Ansia a duemila.

Ho iniziato ad arrotolarmi un riccio tra le dita, pensando di declinare l’invito. Poi ho aggiustato gli occhiali sul naso mentre pensavo che non ce l’avrei mai fatta. Mi sono toccata il collo e di nuovo arrotolato un riccio. Davanti ai miei occhi le immagini di clamorose figuracce scorrevano veloci. Ansia a tremila.

Infine, l’illuminazione. Se nel mio tempo libero, da qualche anno ormai, sono diventata una scrittrice, perché mai dovrei aver paura di scrivere un articolo?

Solo perché l’ansia del nuovo mi spinge sempre a farmi consolare dal no detto subito e a prescindere, quel no che mi mantiene nella cosiddetta comfort zone e che diventa “la copertina di Linus” più avvolgente che c’è.

Per poi rimanere a guardare gli altri che si cimentano in cose nuove. No!

Io, in fondo, sono una persona curiosa e, lo sostengo da sempre, la curiosità e l’ironia sono caratteristiche legate strette una all’altra. Così mi sono sgranchita la voce e ho risposto con finta nonchalance: “Certo, perché no. Posso provare.” Ero sudata come se avessi passato un’ora sotto il solleone di agosto.

Ho chiuso il computer e mi sono data della sciocca.

Sudata e pure sciocca. Connubio vincente! Adesso sono qui con voi e già rido, almeno per un paio di buoni motivi.

Il primo è che non mi bastonerò la testa tra qualche mese perché sono certa di aver fatto la scelta giusta.

Il secondo è che in questa Associazione non c’è il giudizio buttato lì a caso, solo per svilire l’altro. Magari ci sarà un dibattito, un commento, e allora che ben venga questa conoscenza con voi tutte. Lo stare insieme e la condivisione sono fondamentali per riuscire a costruire qualcosa, che sia un libro, un racconto o “semplicemente” un nostro percorso individuale. Il confronto, basato sul rispetto e sull’ascolto, restituisce sempre nuove strade da percorrere.

Ringrazio quindi per l’accoglienza e anche per il salto nel blog. Propedeutico all’apertura di una nuova porta sul cuore. Il mio e il vostro.

A pensarci bene, avrei anche un terzo motivo per ridere.

Approfitto dei consigli di Fabiana, che dice di non soffermarci solo sui nostri difetti, ma di approfittare dei pregi e alle attitudini personali, e vi dico che una cosa buona la so fare. 

So scrivere. E lo faccio con passione.

Mi chiamo Cristiana e sono molto felice di trovarmi con voi.

Nel frattempo il bicchiere di prosecco è finito. Che faccio, me ne verso un altro?

Libri: “A volte nulla è come sembra”, “L’Attimo di mezzo”, “La spiaggia dell’amicizia”.

Cristiana Iannotta

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo, grazie a tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

FACCIAMO IL PUNTO (NERO) SULLA COSMESI INFANTILE

Da diversi anni sono iscritta ad un forum di cosmetica, dove ci si scambiano consigli, pareri su prodotti, esperienze. Io personalmente ne sono una patita e non nego di farne ampiamente uso.

L’altro giorno però posta una richiesta una madre, che scrive pressappoco così: ” Scrivo più per mia figlia che per me, lei ha 12 anni ed un’enormità di punti neri. L’ho portata dall’estetista a fare le sedute di pulizia del viso ma lei mal sopporta il dolore anche se l’estetista secondo me era delicata. Ora mi servono consigli per risolvere il problema in modo definitivo. Cosa devo acquistare? Come mi muovo? Ho sentito parlare di aspiratori, acido ialuronico, ma non so se bastano.”

La maggior parte delle utenti ha consigliato prontamente e correttamente di rivolgersi ad un dermatologo, altre si sono prodigate nell’elencare prodotti più o meno miracolosi.

La mia risposta è stata un po’ diversa, e ve la riporto di seguito:
“Le do un piccolo consiglio, che faccio in totale sincerità e che spero non venga preso come una critica, ma è solo perché ho vissuto esperienze simili e mi occupo di queste tematiche quotidianamente: è solo una bambina, è davvero il caso di farle pesare una “problematica” di punti neri vista la giovane età, facendole provare dolorose tecniche dall’estetista o meditare di usare acidi salicilici ed aspiratori? Per la bambina è realmente un motivo di disagio emotivo avere i puntini neri o lo è più per lei? Non la prenda come offesa, lungi dall’esserla, è palese che lei sia premurosa nei confronti di sua figlia. Ma le chiedo questo perché è una fase dell’età delicata, dove basta un niente per minare l’autostima. Se non ha mai fatto notare lei alla bambina i punti neri decretando che sono “cosa brutta da togliere, un difetto” ed è tutto partito invece da una richiesta della bambina ok allora va benissimo. Ma se invece (con tutta la buona fede ovviamente) ha pensato di dire alla bambina che così il suo viso non va, facendo di tutto per levare quei punti neri, le chiedo di fermarsi un attimo, perché rischia di farla sentire inadeguata, poco bella. I punti neri vanno e vengono, se sono situazioni gravi che creano preoccupazione si chiede ad un dermatologo e poi eventualmente ad un nutrizionista perché potrebbe essere un campanello di allarme di scorrette abitudini alimentari. Ma se sono questioni puramente estetiche possono aspettare quando sarà un poco più grande. Non dobbiamo avere così fretta di riversare sulle bambine quelle che saranno problematiche ed insicurezze da donne. Lasciamogli un po’ di spensieratezza. I punti neri, come la cellulite, le smagliature, non sono una malattia. Va bene prendersene cura, sono la prima a dirlo, ma va bene anche se ci sono. Ne parli con la bambina, e veda che ne pensa anche lei. Non ha idea di quante donne con problemi di insicurezza e bassa autostima mi abbiano detto che sia partito tutto da un banale commento della propria madre sul loro aspetto. Un abbraccio e vedrà che si risolverà col passare del tempo.


Così è nato un interessante dibattito in merito. Dalle risposte delle utenti ho avuto la conferma di quanto pensassi, ovvero che spesso veniamo “spinte” nel mondo della cosmesi sempre più in tenera età, facendo innescare quel meccanismo di spasmodica ricerca della perfezione estetica che ci seguirà per tutta la vita. E non dobbiamo cercare lontano le mani che ci spingono in questo mondo di creme, botox, acidi, rulli di giada, steamer…solitamente sono proprio quelli delle nostre madri.

Ricordo quando da adolescente anche mia mamma ogni tanto, di punto in bianco guardandomi diceva: “hai un brufolo sul mento”. Io dentro di me pensavo “beh sì, lo so, lo vedo da me…ma perché ME LO FA NOTARE?” E così finiva che allo specchio se prima non ci facevi caso ora quel brufolo era enorme e forse ce ne stavano altri. Che era da coprire col fondotinta, da cancellare, da far sparire. Ricordo che crateri mi provocavo nei maldestri tentativi di farli sparire, e degli strati stesi tipo cazzuola di fondotinta che manco era intonato al mio incarnato. Di come mi sentissi improvvisamente brutta. Tutte cose che hanno fatto più danno che bene.

Come ripeto spesso, le parole hanno un peso, e bisogna essere attenti al modo in cui le usiamo.


Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Silvia Massaferro che dedica parte del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo