CHE BRUTTA CERA

Ho aperto gli occhi ed ero sola, il sole batteva forte sulla mia pelle, scottavo! Provai ad emettere un suono e fui pervasa da una sensazione strana. Provavo ad urlare più forte ma non sapevo ancora cos’ero e come dovevo iniziare a far funzionare questa macchina assurda chiamata corpo. Decisi di staccarmi e guardarmi da fuori… “Ah ok! Ora capisco! Ehy bella, devi urlare più forte, come pensi che si accorgano di te: sei piccola, scura e beh, hai proprio una brutta cera. Dai su fai andare quelle corde vocali, sei di colore, dovresti avere il canto in gola.” Qualcuno si accorse e mi prese e mi mise in salvo. Dovevo essere disgustosa, l’espressione del suo viso non era promettente… piccola o marrone, a voi la scelta, e da diverse ore in mezzo alle immondizie… tragicomico vero? Non so quanto tempo passò esattamente ma ad un certo punto due persone… bianche, vennero a prendermi. Wow quanta dolcezza e voglia di vedermi felice in loro.

Papà

Mi lasciai trascinare in questa avventura pazzesca chiamata “Vita”. Alla scoperta del mondo! Conobbi tanti bambini all’asilo, tutti bianchi, ma non mi importava e nemmeno a loro: ridevano, giocavano, e parlavano proprio come me, il colore davvero non faceva differenze e non era un problema. Quando iniziai le elementari, però mia madre mostrò un articolo del giornale locale a mio padre: “ BAMBINI DI COLORE SUI BANCHI DI SCUOLA” e la mia foto gigante in prima pagina. Non capivo, i bambini di colore a scuola fanno notizia? Non sapevo che il colore della mia pelle sarebbe diventata una delle lotte più grandi e più dolorose della mia vita!! Ero diversa e non me ne ero resa conto!

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale

QUATTRO CHIACCHIERE CON… FABIO DE NUNZIO (“IL BUON FABIO”)

Fabio De Nunzio, già inviato di “Striscia la Notizia“, è dalla parte degli obesi, persone che vivono quotidianamente sulla propria pelle il bullismo ponderale e la discriminazione, scontrandosi con impensabili barriere architettoniche.

In libreria il suo ultimo libro “Sotto il segno della Bilancia (3)” con la speranza che si diffonda una maggiore attenzione verso le persone “diversamente magre”.

Lo ha intervistato per Curvy Pride la nostra Caterina Argentieri.

Questa è la terza edizione de “Sotto il segno della Bilancia (3)”. Cosa l’ha portata a scrivere questo libro? Nei sei anni trascorsi dalla prima pubblicazione cosa le sembra che sia cambiato? Questo libro, che è stato scritto a quattro mani insieme a Vittorio Graziosi, è stato voluto soprattutto dalla gente, dalle persone che incontravo per strada, da associazioni di categoria che mi chiamavano, dicendomi ogni volta: “Fabio, ma per noi non si fa niente, non si parla delle nostre problematiche, delle barriere architettoniche che noi sopportiamo, delle discriminazioni, delle forme di bullismo”. E secondo me sono in tanti a viverle ogni giorno, considerato che in Italia c’è una popolazione di circa sei  milioni di persone obese. Un numero spaventoso! Il 36% dei bambini o è obeso o è in sovrappeso. Cifre allarmanti! Se non si comincia realmente a fare qualcosa, nel giro di pochi anni ci potremmo ritrovare una popolazione di persone obese, con tutto ciò che ne consegue, e senza delle linee guida appropriate. E quindi, stimolato da varie persone, io e Vittorio Grazioli abbiamo buttato giù un primo testo, la prima edizione, che è andata esaurita in breve tempo. Così abbiamo scritto la seconda edizione. Ci tengo a sottolineare che questo è un “libro aperto”: ogni volta si aggiungono degli elementi nuovi perché,  girando in Italia, hai sempre delle storie che ti possono raccontare, o di denunce che si vogliono fare, e tu le raccogli all’interno del libro. E così si arriva alla terza edizione. Il libro ha inoltre ottenuto dei riconoscimenti in tutta Italia: 3 premi letterari e, grazie al libro, sono stato nominato ad Assisi di “Cavaliere della pace”.

Volendo poi fare un bilancio, lo ritengo positivo perché,  grazie alle decine e centinaia di interviste fatte in Italia, sono stato tra i primi che ha posto l’attenzione sull’obesità e sulle problematiche ad esso connesse presso varie emittenti locali, per poi esporle anche in emittenti nazionali: tra questi vorrei citare Il Caffè di RaiUno, che sta ospitando e diffondendo una serie di video da me realizzati, e anche lo stesso Marco Liorni e il programma da lui condotto, ItaliaSi (sempre su Rai Uno), dove abbiamo anche parlato di obesità e di tutto ciò che ruota intorno ad esso. Ritengo che questo bilancio sia positivo anche per altri motivi: perché se ne parla, si pone l’accento e l’attenzione su questo problema, si organizzano dibattiti ed eventi pubblici, partendo dalla presentazione del libro, e se ne discute insieme ai Sindaci, ai Presidenti delle Regioni, agli assessori che presenziano e intervengono: tutto questo non può quindi che finire sotto il segno della positività. La strada da fare è ancora lunga, anche perché fino a poco fa ho fatto questo lavoro prevalentemente in solitaria. Ma un po’ alla volta ho trovato persone che mi hanno aiutato, tra cui Curvy Pride, e sono certo che i risultati saranno ancora più efficaci e pervasivi.

Nel libro racconta vari episodi, anche di velate discriminazioni in ambito lavorativo. A lei è mai successo? Per quanto riguarda me, in ambito lavorativo fortunatamente no, al contrario di tante altre persone che io conosco, che invece sono state discriminate o addirittura [per dire] sono state scelte persone “magre”, invece di persone che hanno dei chili in più, per tutta una serie di motivi: perché sembrano più veloci, o sembrano più attivi,  anche in ambito impiegatizio, per attività per lo più sedentarie, ove non capisco in cosa tale “velocità” venga richiesta. Molte altre volte invece succede che venga scelta  “la bella presenza” a scapito delle competenze, quindi la ragazza o il ragazzo deve essere magro, bello e muscoloso e attraente. E  se mi è concesso, seducente pure. Non prevale la meritocrazia, ma la bellezza, e questo è inammissibile. Ovviamente spero e auspico un’inversione di tendenza in tal senso. Faccio un esempio: pensiamo alle varie commesse nei negozi. Nella mia vita non ho trovato mai una commessa con dei chili in più, ma ragazze molto belle, che spesso non sfigurerebbero sulle più blasonate passerelle.

Ma spesso mi domando: ma tutte quelle ragazze che hanno bisogno di lavorare, cosa dovrebbero fare? Dimagrire e/o andando in centri estetici per potersi rifare, “rigenerare”? Tra una ragazza magra e una che ha dei chili in più, a parità di competenze, viene scelta quella più magra (e ritenuta più bella). Sicuramente ci saranno anche dei negozi con commesse con dei chili in più, ma rappresentano un’esigua minoranza. È un problema serio, perché tanta gente che ha dei chili in più non lavora proprio perché non gli si dà la possibilità di lavorare per il fatto del “problema” dei chili.

Sempre rimanendo in ambito lavorativo: dall’alto della sua esperienza , che consigli darebbe a un* ragazz* “diversamente magr*” che volesse seguire le sue orme? Come dico a tutti, se uno ha un obiettivo, bisogna lavorarci, bisogna saltare tutti i vari ostacoli , e puntare diritti alla meta. Dimagrire indubbiamente fa bene a tutti , ma l’adipe non deve essere un alibi per giustificare le proprie sconfitte: bisogna sempre tentare, in qualsiasi condizione, e se hai un obiettivo in testa, lavorarci, lavorarci, lavorarci, studiare e arrivarci.

Una categoria con cui spesso gli obesi non hanno un buon rapporto sono i medici. In qualità di “Cavaliere  della pace” che “messaggio di pace” invierebbe loro? A volte accade, è accaduto anche me da piccolo e avevo già dei chili in più: avevo il terrore di andare dal pediatra perché, ogni volta che andavo, salivo sulla bilancia e lui mi guardava sempre con quella faccina “eh eh eh… ma devi dimagrire, devi dimagrire devi dimagrire”. Quando dici queste cose ad un bambino, ma anche ad un adulto, spesso non si riesce ad ottenere l’effetto voluto. L’obeso spesso è una persona provata: è provata dagli insulti, dalle prese in giro, dai suoi chili in più, dalla sua fatica, dalla sua forma di pesantezza. Sarebbe “cosa buona e giusta” prestare attenzione alle parole e al come si parla ad un obeso: spesso e volentieri la causa del problema, del suo atteggiamento malato col cibo risiede proprio nella sua testa. Per onestà va anche detto che quello del medico non è un compito e un lavoro facile, ma un approccio strutturato in maniera più “amichevole” potrebbe essere di giovamento: a ben poco serve il terrorismo psicologico dato dalla litania delle malattie a cui può andare incontro. Avete mai visto un fumatore smettere di fumare solo perché sul pacchetto sta scritto “Nuoce gravemente alla salute”? Come detto, al medico sta la tutela della mostra salute. Ma non guasterebbe ricordarsi che le persone hanno anche una testa, e pensare anche al particolare momento della loro vita che stanno vivendo.

Il mondo della moda sembra essersi finalmente accorto che esistono le Curvy e le Plus Size. Secondo lei è una vera attenzione ad un problema o solo business? Ma no! È una questione di business sicuramente! Se pensiamo per un attimo che solo in Italia ci sono oltre sei milioni di persone obese e milioni di persone in sovrappeso è normale che si venga a creare una forma di business, è normalissimo che sia così. Sono anche aumentati i negozi che arrivano a vestire fino alla taglia 84. Certo, saranno più facili da trovare nelle grandi città… Ricordo, ad esempio, quando ero più piccolo dovevo spostarmi, spesso arrivando anche fino a Roma per potermi vestire adeguatamente. Oggi invece i negozi che vestono oltre le taglie standard sono aumentati, sia da uomo che da donna, anche perché ne è aumentata la richiesta. Vent’anni fa la percentuale di persone sovrappeso e di obesi presenti in Italia era molto più esigua.

Facciamo un gioco: Pubblicità Progresso la sceglie per creare una campagna di sensibilizzazione. Come la progetterebbe? Su cosa focalizzerebbe la sua attenzione? Io porrei l’attenzione sulle scuole. Farei una campagna nazionale per eliminare da tutte le scuole d’Italia i distributori di merendine, patatine e bevande gassate, e li sostituirei con  distributori di frutta, verdura, yogurt e acqua naturale . Bisogna iniziare dalle scuole se vogliamo insegnare ai ragazzi come tutelare la propria salute, e contribuire a ridurre le cifre da record di cui parlavo.

Grazie a Fabio De Nunzio per la sua disponibilità e per suo impegno a diffondere una maggiore attenzione verso le persone “diversamente magre”.

Caterina Argentieri

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Chi è Caterina: sognatrice come i Pesci, inarrestabile come il Capricorno, che è il mio ascendente. E che panorama che si vede da quassù! Dopo mille e una battaglia, riapro il cassetto dei miei sogni, li tiro fuori, e mi preparo a realizzarli. Uno ad uno.

 

NO ALLA #GRASSOFOBIA – PARIGI CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Parigi indice una campagna di sensibilizzazione contro le discriminazioni, anche nei confronti delle persone obese.

La “grassofobia”, parola non presente nei vocabolari, è intesa come una forma di repulsione nei confronti delle persone sovrappeso che unisce la vergogna che prova una persona obesa con le discriminazioni nel mondo lavoro, negli ambienti sanitari, nei mezzi di trasporto o, semplicemente, negli sguardi degli altri.

Helene Bitard, assessore del Comune di Parigi, è diventata la paladina della lotta contro ogni forma di discriminazione. La Bitard vuole sensibilizzare la popolazione contro gli stereotipi dominanti che accompagnano l’obesità « pigrizia, lentezza, mancanza di volonta’, ecc. ».

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Secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (OIT) le donne obese sono otto volte, e gli uomini obesi tre volte, più discriminati al momento dell’assunzione.

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Inoltre, l’aspetto fisico è il SECONDO criterio di discriminazione dopo l’età e prima della provenienza, il sesso, un handicap.

A Parigi, venerdì 15 dicembre 2017, gli hashtag da digitare erano:

Per approfondire http://www.bfmtv.com/politique/la-ville-de-paris-s-attaque-a-la-grossophobie-la-discrimination-des-personnes-obeses-1328151.html#xtor=AL-69

E voi cosa ne pensate?

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#MyCurvyPride: MARTINA IORIO

Chi sei? Mi chiamo Martina Iorio, ho 21 anni e vengo da Roma. Sono una studentessa universitaria e frequento l’ultimo anno della facoltà di Scienze Infermieristiche. Credo fortemente che nella vita non esista lavoro più gratificante di quello che ho scelto di fare. Nonostante le difficoltà, la stanchezza e i sacrifici, i sorrisi delle persone che assisti ripagano ogni sforzo. Stare a contatto con il dolore, la malattia e purtroppo la morte ti fa apprezzare veramente la vita e le piccole cose. Sono una persona solare, a primo impatto molto timida. Mi piace definirmi uno spirito libero, amo viaggiare e sono curiosa della vita.

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Che cos’è per te Curvy Pride? Per me Curvy Pride è un modo di pensare e di essere. È quell’opportunità che le persone, che almeno una volta nella loro vita si sono sentite derise, discriminate o semplicemente non a loro agio con il proprio corpo, hanno per ricominciare ad amarsi e guardarsi con occhi nuovi.

Ti sei mai sentita discriminata per la tua fisicità? Assolutamente sì. Non sono mai stata una bambina magra, anzi… sin dalle scuole elementari venivo presa in giro solamente perché non ero come le mie compagne, ma semplicemente più rotonda. Ho sofferto tanto soprattutto nell’adolescenza, che come tutti sappiamo, soprattutto per le donne è un momento particolare nel quale siamo molto influenzate dal giudizio degli altri. Essere appellata con nomignoli, sentirmi derisa mi ha fatto stare male.

Come hai reagito? Quando venivo presa in giro ridevo per mascherare la sofferenza che mi stavano causando i giudizi negativi. Ho odiato il mio corpo e ho provato rabbia per le persone che mi hanno fatta stare male. Sono diventata insicura, soprattutto nel rapporto con gli uomini.

Come hai imparato ad accettarti e ad amarti? Crescendo ho capito che il giudizio delle persone non può e non deve influenzare ciò che siamo realmente. Alla cattiveria non c’è mai fine… l’importante è trasformare la rabbia in qualcosa di positivo. Ho iniziato a guardarmi allo specchio con occhi diversi soprattutto grazie a Barbara Christmann e al Calendario di Beautiful Curvy che mi vede come modella e ambasciatrice di quest’anno. Ho avuto modo di confrontarmi con altre donne e prendere coscienza e consapevolezza del mio corpo. Ho imparato a mettere in risalto i miei punti di forza e ad oggi posso dire che guardandomi allo specchio, mi piaccio realmente.

Che cos’è la bellezza? E che peso ha nella tua vita? La bellezza per me è l’insieme delle caratteristiche di una persona e non prettamente l’aspetto fisico. Sicuramente nella mia vita ha un forte impatto, cerco sempre di circondarmi di persone dal cuore buono e da una spiccata positività.

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Qual è la figura maschile o femminile che più rappresenta il tuo ideale di bellezza e perché? Senza alcun dubbio Ashley Graham. Una forza della natura, credo sia una gran donna sia perché non ha vergogna di mostrare al mondo com’è realmente, senza filtri e senza Photoshop, sia perché ha ogni curva al posto giusto. È un vulcano di positività che trasmette realmente la voglia di amarsi così come si è.

Se potessi esprimere un desiderio cosa vorresti cambiare attraverso la Curvy Revolution? Vorrei poter cambiare l’idea che molte donne o molti uomini hanno di loro stessi semplicemente perché sono costretti a confrontarsi con dei canoni di bellezza che ci vengono imposti e che non rappresentato la realtà. Vorrei far capire alle giovani donne che non ha senso odiare il proprio corpo perché qualcuno ci dice che non siamo abbastanza alte, magre o belle… ma che ognuno deve amarsi così come si è e fare sempre meglio per migliorarsi.

Se ti dico Curvy Pride qual è la prima cosa che ti viene in mente? Rivoluzione.

Una frase che ti rappresenta?Andiamo contromano, ci mettiamo controvento, ci prendiamo in contropiede. Ma controcuore non possiamo andare“.

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#InFormaConLeForme: IL PROGETTO CONQUISTA ROMA!

Sabato 18 febbraio, una splendida giornata romana all’insegna delle CURVE nella meravigliosa cornice dell’Hotel degli Aranci ai Parioli. Grande successo e interesse per la presentazione del progetto #InFormaConLeForme di Francesco Simone, personal trainer (e tanto altro!) diventato ormai un punto di riferimento per il mondo curvy.

 

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Marianna Lo Preiato – Francesco Simone

 

Il progetto di Francesco Simone nasce da un percorso esperienziale di oltre 10 anni da professionista del settore fitness e osservazione diretta di situazioni di vita dove alcune donne erano state o erano ancora oggetto di discriminazione o bodyshaming, a causa dell’esaltazione/promozione di un canone estetico standardizzato su dettami numerici (taglie, centimetri, ecc).

Il progetto #InFormaConLeForme pone al centro la salute!

Le curve di una donna non sono un limite ma possono diventare un valore aggiunto se ben armonizzate. La bellezza è per tutti e “non ha taglia”, se in salute.

La StarFit Parioli di Roma, diretta e gestita da Vito Toraldo, ha sposato totalmente il progetto e si pone in prima linea per diffondere un messaggio di salute, indipendentemente da canoni estetici.

 

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Vito Toraldo – Marianna Lo Preiato – Francesco Simone

 

Abbattere l’idea del “canone estetico” fissato sulla base di motivazioni indipendenti dalla salute ma spesso legati a marketing, alla lunga potrà consentire di avere una popolazione che mira solo alla Salute e non all’aspetto fisico, e di fatto verranno a cadere i motivi della discriminazione.

Presenti all’evento l’attrice Claudia Gerini, splendida e magnetica come sempre, il cui appello: “VIETATO ESSERE QUALCUN ALTRO” ha toccato il cuore dei presenti.

 

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Marianna Lo Preiato – Claudia Gerini – Elisabetta Viccica

 

Alla tavola rotonda – moderata da Fanny Cadeo – hanno partecipato il preparatore atletico Vito Toraldo (titolare del centro sportivo StarFit Parioli), la responsabile scientifica del progetto Angela Marsocci, la psicoteraeuta Irene Bozzi, la personal della chirurgia estetica Francesca D’Orio.

Tra gli ospiti anche Rosaria Renna, Chiara Nardelli, la psicologa Emanuela Scanu, chirurghi plastici Camillo D’Antonio, Massimo Tempesta e Francesco Marchetti, il cosmetologo Valentina Voto, Fabrizio Pacifici, Elena Aceto di Capriglia, Carla Montani e Lucio Dessolis.

 

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Marianna Lo Preiato – Rosaria Renna

 

Ovviamente non potevano mancare le rappresentanti del mondo curvy: Marianna Lo Preiato (presidentessa di Curvy Pride), Elisabetta Viccica (ideatrice di Venere in Carne e stilista curvy), le modelle curvy Vanessa Strampella e Martina Iorio.

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Marianna Lo Preiato – Vanessa Strampella – Martina Iorio – Elisabetta Viccica

 

L’evento è stato magistralmente curato da Emilio Sturla Furnò.

 

Cogliamo l’occasione per invitare tutti il 2 aprile 2017 al CURVY PRIDE WALKING a PISA, manifestazione organizzata da Francesco Simone, Associazione culturale Arcadia Pisa e Curvy Pride, all’interno dell’evento Marenia 2017.

Una tavola rotonda con le istituzioni seguita da camminata sociale e inclusiva contro ogni tipo di stereotipo!

Per chiudere il messaggio di Francesco Simone per tutte noi: “La donna è una meravigliosa armonia tra spigoli del carattere e curve del proprio corpo”.

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