ARRIVA UN CUCCIOLO IN FAMIGLIA E TI CAMBIA LA VITA

Ciao, mi chiamo Monica, sono una Naturopata Olistica e mamma di Love e Kanki, due Golden Retriever rispettivamente di 3 e 1 anno. Con loro svolgo anche attività di Pet Therapy, dopo aver conseguito la qualifica di coadiutore del cane negli Interventi Assistiti con Animali. Ti racconto la storia di come e perché sono entrati a far parte della mia vita.

Ho sempre amato gli animali e ho sempre avuto dei gatti, perché tutti mi dicevano che i cani hanno bisogno di spazio e io vivevo in un piccolo appartamento senza giardino. I mici invece sono esseri anarchici, amano anche stare soli nella loro casa e questo mi ha permesso sia di godere della loro compagnia, che di vivere la libertà che il loro essere autonomi mi ha concesso. Quattro anni fa, finalmente, mi sono trasferita in una casa con degli spazi adeguati alla presenza di un cane e quindi mi sono buttata a capofitto nella ricerca di un cucciolo.

Scrollando il feed di Facebook mi appare il video di un biondino -così vengono chiamati amichevolmente i Golden- che rincorreva una minilepre ed era buffissimo, perché per quanto lui fosse veloce, la minilepre lo era più! Da bravo cucciolo impavido si è fiondato sotto una catasta di legna che ovviamente gli è crollata addosso! La sua goffaggine mi ha rapita, mi ha immediatamente mostrato il lato buffo di me che ho sempre cercato di nascondere. Ho sentito un’affinità immediata, mi sono innamorata all’istante di quel musetto dolce e sull’onda di questo amore a prima vista sono corsa a condividere questa gioia con miei genitori.

La loro reazione ha fatto crollare il mio entusiasmo.

Vorrai mica rovinarti la vita! Un cane è un impegno! Sai quanti soldi ci vogliono per mantenere un cane? E poi come fai quando vai via? E giù di musi lunghi, di espressioni da ecco che ne ha inventata un’altra delle sue, non sa cosa l’aspetta, e cose simili.

Col senno di poi, posso dire che sono contenta di non aver dato retta alle loro perplessità. Non mi sono lasciata abbattere dalle loro parole e mi sono portata a casa il mio cucciolo. E appena lo hanno visto il loro volto si è illuminato! Si sono sciolti, gli hanno permesso di salire sul divano e non si sono tirati indietro davanti alle sue leccatine piene di saliva e affetto. Cosa che oggi fanno anche con Kanki, la sorellina che è arrivata dopo. Quando vado a trovarli con i cani, i miei genitori sembrano dimenticare la loro età e i loro acciacchi: la schiena improvvisamente si ammorbidisce per accarezzarli e coccolarli, gli preparano i biscotti, la mela tagliata, insomma, gioia pura, due persone completamente diverse!

Oggi i miei cani sono una parte di me, non saprei neppure più come si vive senza un peloso che ti gira intorno continuamente. Eppure quando sono andata a prendere Love ero in una confusione totale, non sapevo nemmeno come si tiene in braccio un cucciolo! Fortunatamente l’allevatrice Daniela mi ha capita, ha accolto la mia paura di non essere una padrona adeguata e l’ha abbattuta insegnandomi con pazienza tutto quello che mi serviva sapere: come mettergli il collarino, come si tiene il guinzaglio, quale e quanta pappa dargli, come dargliela e altre mille cose che non avevo idea di dover conoscere. Lo aveva anche già abituato al trasportino in auto e anche di questo le sono molto grata, perché per una persona ansiosa come me, sapere che loro sono tranquilli e sicuri quando viaggiamo è un grande conforto.

Solo che una volta a casa, io e lui da soli, mi sono persa…dovevo abituarlo a fare i suoi bisogni fuori, a non travolgermi ad ogni pappa, a non farmi scippare la cena dalla tavola, alla cuccia, fargli capire che la gatta non è un peluche, aiuto quante cose! Probabilmente immaginavo – chissà perché – che sapesse già tutto, oppure che fosse già tranquillo come un cane adulto, invece il diavolo della Tasmania si era impossessato di lui e io ero nel panico!

Ho contattato quindi un educatore cinofilo e lì mi si è aperto un altro mondo! Ho incontrato Paolo che, oltre a rasserenarmi sul fatto che il mio cucciolo fosse normalissimo e non posseduto, mi ha portata a lavorare su di me e sulle mie insicurezze rispetto a Love e quando dopo due anni sono andata a prendere la sorellina Kanki -Kiki perché il nonno non riesce a dire Kanki- è stato tutto molto più semplice.

Con loro due ho sperimentato per la prima volta nella mia vita il non-giudizio, l’accettazione totale di un altro essere. Mi motivano, mi offrono continuamente prospettive diverse, confermano la mia autoefficacia, mi sento più sicura di me stessa e una persona più forte. Ho imparato che i cani, in quanto animali sociali, hanno bisogno di stare con noi, hanno bisogno di tempo di qualità da trascorrere insieme, di movimento, di gioco. Io non sapevo giocare, l’ho imparato con loro e ho scoperto che giocare è liberatorio, allenta lo stress e rafforza il legame, la relazione. Quando esco dalla doccia devo fare lo slalom perché sono tutti e due appiccicati al box che mi aspettano. In cucina poi, non ne parliamo!

La mia domanda ricorrente è chissà se riesco a dare loro anche solo una minima parte dell’amore che ricevo?

E poi arriva la sera, e inizia il nostro momento magico: mi sdraio sul divano e loro prendono posto in due secondi: Kanki si accoccola su di me e mi scalda la pancia e Love si accomoda ai miei piedi, tenendoli al caldo. E la risposta è lì, dentro di me, intorno a me: ascolto il loro cuori battere e mi sento come su una nuvola, sospesa e in pace con l’intero universo.

Il nostro momento di relax

Ringraziamo Monica per averci mandato la sua storia di vita. Se anche tu desideri scrivere uno o più articoli per il nostro blog LEGGI QUI come fare.

Un grazie a tutte le socie e i soci che dedicano il loro tempo alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

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I LOOP DI AGATA – VIVO LA VITA DI QUALCUN ALTRO.

Questo è il diario di Agata. Chi è Agata? Sono io, sei tu. È la tua migliore amica, tua sorella, la vicina di casa che canta mentre stende i panni. È la donna romantica che piange guardando un film, la guerriera che si sveglia presto per andare al lavoro e che si destreggia tra figli, famiglia e doveri. Agata convive con i suoi loop, invadentissime paranoie tutte femminili che la mettono spesso in difficoltà di fronte alle cose della vita. Adesso ha deciso di tenerne un Diario. Un bel Diario in cui scrivere tutto quello che le passa per la mente. Per scoprire se riesce a conoscersi un po’ di più, per condividere i suoi pensieri. Per se stessa, per te.

Caro Diario,

In questi giorni ho l’impressione di vivere la vita di qualcun altro. Mi spiego meglio: sono nata non si sa da chi e perché. Sono sopravvissuta, ma per fare cosa non lo so. Mi hanno adottata, forse contro voglia.

Non capisco i miei parenti.

Spesso mi chiedo chi sia ‘sta gente. Non li conosco! Ma li voglio conoscere? Nove volte su dieci la risposta è no! Mi hanno detto che sono rancorosa. Ti assicuro che proprio non fa parte del mio modo di essere. Però sono satura. Quindi la domanda sorge spontanea: a che serve tutto questo?

Smettiamo di passare il tempo a preoccuparci di tutto e per tutto.

Caro Diario, sai ultimamente cos’ho iniziato a fare? A dire come la penso. Ho sempre fatto molta fatica a dire la mia su qualsiasi cosa, argomento o persona che fosse, ma non è mai stata falsità; credevo che fosse quieto vivere, credevo che fingere di essere d’accordo su tutto con tutti fosse risolutivo e comodo. Ma si è rivelato un totale flop. Alla fine ho accumulato solo tanto stress e una collezione notevole di calci in faccia. Mia madre una volta mi ha detto: NON MI SEMBRI UNA PERSONA LIMPIDA. Ed io ovviamente ho incassato e sono stata zitta, per il bene collettivo. Se me lo dicesse oggi insorgerei! NON LIMPIDA IO? MA TI RENDI CONTO di quello che blateri? La giornata ha 24 ore e tu, cara mamma, ne passi 20 a mettermi sotto accusa per tutto con la conseguenza di farmi sentire sbagliata, e le altre 4 ore non dormi per cercare di capire come mortificarmi per le 20 ore del giorno successivo. Come accidenti posso essere serena, limpida, felice?

Dodici anni fa ho infilato il piede in una buca e ho preso una storta. Ho sentito un rumore sinistro e poi non sono stata più in grado di camminare. Ero con quello che poi è diventato mio marito. Non vivevamo ancora insieme, quindi me ne sono tornata a casa e, entrando in bagno, mi sono imbattuta in mio padre che aveva appena terminato di farsi la doccia. Mi ha vista zoppicare e io gli ho spiegato cosa fosse successo. Sono consapevole di essere a volte rimbambita e di avere l’equilibrio di una scimmia con le vertigini, ma insomma, può capitare. Ho sperato di trovare conforto in mio padre -che speravo vestisse i panni dell’eroe che prende le mie difese contro il mondo- che invece mi ha risposto: “Ma sei TROPPO GRASSA!”

Ora, qualcuno con molta pazienza può spiegarmi cosa c’entrava questa cosa? In ogni caso io ho taciuto perché non volevo rispondergli male. Qualche giorno fa mi ha chiamata per ribadirmi il concetto di obeso. Come se io non ci arrivassi, come se non sapessi che significa. Ho risposto così: “VORREI RICORDARE A SUA MAESTÀ RE TATTO CHE IO NON SONO SOLO UNA PALLA DI LARDO CHE GRAVITA SULLA TERRA PER INFASTIDIRE IL PROSSIMO, MA SONO UNA PERSONA CON DEI SENTIMENTI E CHE MOLTO PROBABILMENTE HA ACCUMULATO TROPPO STRESS E INSICUREZZE“.

La sua risposta? Eccola: “NOI TI ABBIAMO DATO AGI E OPPORTUNITÀ E DEVI RINGRAZIARCI“. Sono scoppiata a ridere e ho riagganciato. Salutando chiaramente. Io l’educazione me la sono imparata. Qualche giorno dopo mi ha chiamata per invitarmi a mangiare la pizza. Capisci perché non capisco?

Potrei andare avanti ore con questi racconti. A pensarci bene forse dovrei scrivere una sorta di DECAMERON, o una personalissima DIVINA COMMEDIA. Scherzi a parte, a oggi, non mi ritengo né giusta, né sbagliata. Non credo di avere ne ragione 0 torto, ma penso di essere fortunata. Alla fine dei conti nella mia vita è tutto più o meno funzionante, esattamente come ogni comune mortale. Faccio una vita normale, fatta di cose semplici ma vere. Probabilmente non mi interessa più nulla di ascoltare chi per me ha solo giudizi e cattiverie gratuite. Sarebbe bello ricevere consigli e sì, anche critiche, accompagnate da una carezza e da un tranquilla, tutto si risolve. Ma ho capito che questa pacca sulla spalla me la devo dare da sola e trasformare in bene quello che mi succede.

Alla fine se vogliamo, vinciamo noi!

So che i miei racconti ti stordiscono sempre ma gestire le mie emozioni è un lavoro… se mi pagassero sarei miliardaria.

A presto, Agata

Ringraziamo tutte le socie e i soci che contribuiscono alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

QUANDO A GIUDICARTI È LA TUA FAMIGLIA

Riproponiamo questo articolo del 2021 scritto dalla nostra socia e Coach Fabiana Sacco. Mai come in questo periodo il giudizio ha un impatto devastante sulla vita di molte persone. E se questo giudizio arrivasse proprio dalla nostra famiglia e da chi amiamo di più?

Ti è mai capitato di sentirti bullizzata dalla tua famiglia? Strano a dirsi, eppure è possibile! Forse non ci viene mai in mente che a volte i primi atti di discriminazione li abbiamo vissuti proprio in quello che dovrebbe essere il nostro nido sicuro. Se ci pensi un attimo e guardi indietro, sono certa che troverai almeno un’occasione in cui avresti voluto che i tuoi familiari ti fossero più vicini, che cercassero di capirti, che prendessero le tue difese a spada tratta o che, semplicemente, ti abbracciassero in silenzio perdonandoti qualunque cosa avessi fatto.

Troppe volte i figli si sentono giudicati dai genitori o dalle persone care

Nessuno è perfetto, non nasciamo col famoso libretto delle istruzioni! Quando diventiamo genitori ne avremmo disperatamente bisogno perché è facile sbagliare. Pensa a quante volte hai detestato un certo comportamento di tua madre o tuo padre e di come ti sei ripromessa di non diventare mai come loro, oppure di come hai visto quella mamma viziare in modo vergognoso il suo bambino e poi, dopo anni, ti sei ritrovata a fare esattamente la stessa cosa, con gli occhi traboccanti d’amore e di indulgenza per il tuo pargolo specialissimo!

Ti ci ritrovi? Io credo di sì. Forse non del tutto, forse in maniera non così eclatante ma comunque sai perfettamente di cosa parlo.

Ti racconto cosa è successo a Silvia, una mia cliente, quand’era ragazza (tranquilla, mi ha dato il permesso di raccontarlo): tra lei e sua mamma c’è sempre stato un grande amore ma lei ricorda che, fin da piccola, la mamma le diceva continuamente che avrebbe dovuto dimagrire, che sarebbe stato meglio mangiare meno e perdere peso. Quando aveva circa 12 anni Silvia si prese l’influenza, stava male e non si alzava dal letto. Dopo due o tre giorni la mamma arrivò in camera e Silvia pensava che fosse salita per portarle un po’ di brodo o per vedere come stava, INVECE AVEVA IN MANO LA BILANCIA.

“Dai, vieni che guardiamo quanto hai perso!” Trillò la mamma, e nonostante non si sentisse per niente bene e avesse la mente annebbiata, Silvia obbedì alla madre e si pesò. Pesava esattamente come prima. “Ma non è possibile, tre giorni che non mangi e non hai perso neanche un etto!” Tutto quello a cui riusciva a pensare la madre in quel momento era quell’ago che non si muoveva, mentre lei stava male. Quella frase la mortificò e la fece sentire in colpa, anche se lei di colpe non ne aveva affatto.

“Mangia di meno, devi dimagrire!” Quante volte Silvia si è sentita ripetere queste frasi da chi amava.

Quell’episodio la ferì profondamente e per molto tempo Silvia si è chiesta come la madre avesse potuto pensare al suo peso mentre lei era febbricitante da giorni. Era una fissazione, un pensiero costante, pretendeva dalla figlia qualcosa che neanche lei riusciva ad ottenere: la magrezza.

Lei sa che sua mamma non voleva affatto farla stare male, non aveva intenzione di ferirla, desiderava solo che lei fosse più magra. Oggi, a quasi quarant’anni, Silvia è una donna di forme generose e, nonostante abbiano un bellissimo rapporto, si sente scrutata e giudicata ogni volta che indossa un vestito un po’ più corto o qualcosa che ALLA MAMMA non piace. La mamma è convinta che certi abiti mettano in evidenza una parte del corpo di Silvia che non rispecchia i canoni di magrezza e che LEI nasconderebbe.

Ecco dove sta il punto: la mamma tende a proiettare i SUOI desideri, le SUE aspettative e le SUE convinzioni sulla figlia. Questo lo facciamo un po’ tutti noi genitori, chi più e chi meno; siamo fermi sulle nostre idee e siamo certi di fare il bene dei nostri figli dicendo loro chi devono essere, come devono comportarsi e cosa provare di fronte al mondo, ma così facendo imprimiamo in loro quello che pensiamo noi. E noi siamo noi, con le nostre storie, le nostre paure e i nostri gusti personali; i nostri figli sono un’altra cosa, pensano a modo loro e vogliono vivere secondo i loro valori!

Chissà se anche per te è stato così, se ancora oggi ti porti dietro le conseguenze di ciò che hai vissuto da piccola, se con i tuoi figli sei la fotocopia della tua mamma brontolona o se invece sei riuscita a tirare fuori la parte di te che ti serve per essere la mamma che vuoi!

Ti lascio con un’ultima riflessione: sappi che le persone agiscono per ciò che conoscono, si comportano al meglio di come possono fare in quel momento.

Silvia ha lavorato molto sulla sua autostima e l’ha trovata nonostante la sua mamma non le abbia reso le cose semplici. Oggi è una donna molto serena e sicura di sé, non biasima sua madre per quello che le ha detto e che ancora oggi le fa capire tra battutine e sarcasmo. Lei sa che l’ha sempre amata tantissimo, solo che lo esprime così, in un modo non costruttivo.

Quello che sicuramente possiamo fare noi, generazioni più giovani, è informarci e fare il possibile per crescere figli che non debbano sentirsi continuamente sotto esame, per chi sono e per come appaiono. Questo è uno dei valori fondanti dell’ Associazione Curvy Pride- APS: siamo persone, non siamo taglie e non siamo perfette: così come non lo è la mamma di Silvia che ha agito per amore, così come non lo sono io, né tutte voi che state leggendo. Ognuna di noi fa del suo meglio per le sue possibilità e quando c’è bisogno di aiuto, di confronto, di crescita e di unione c’è Curvy Pride.

Fabiana Sacco, Curvy Coach (ed ex mamma brontolona).

Se l’autostima, la crescita personale e la ricerca dei tuoi talenti sono argomenti che ti interessano, non perderti le Zoom di Fabiana: si intitolano I DIFETTI CHE FANNO LA DIFFERENZA e sono appuntamenti mensili gratuiti, liberi a tutti, in cui ci conosciamo e parliamo di noi e ci aiutiamo a superare le difficoltà. Trovi il calendario delle Zoom QUI.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
MAIL info@fabianasacco.it FB 
https://www.facebook.com/fabianasaccocurvycoach
e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it

UNA MAMMA PER AMICA: “BUON COMPLEANNO CARMEN!”

Spettacolo teatrale scolastico

Capire cosa siamo non è semplice. Come siamo riuscite ad arrivare ad oggi unite e complici. Sai che non è stato facile. Ti ho avuta presto e onestamente non ero in grado di occuparmi neanche di me stessa. Senza rendermene conto mi hai mostrato la semplicità dell’amore più grande che può esistere al mondo. Mi sono affacciata alla maternità con innocenza e incoscienza, sfidando le leggi della natura e provando a capire se con te accanto sarei riuscita a trovare un pochino di pace interiore.

Tu non lo sai ma mi hai guarita tantissime volte. Sei stata un ottima ragione per credere che il mondo fosse un posto migliore di come me lo avevano fino a quel momento mostrato.

18 anni d’amore

Sei una forza della natura bimba, credimi! Nessuno è perfetto e tu stai scoprendo piano piano cosa significa viaggiare in questa vita. Mattoncino dopo mattoncino stai mettendo le basi per un futuro meraviglioso pieno di sorprese e colpi di scena. Sono tua madre, i colpi di scena nella tua vita esistono per forza!

Sei sempre stata una creatura responsabile e con la testa sulle spalle, non perdere mai la fiducia in te stessa e credi ogni giorno che quel giorno sarà straordinario, proprio come lo sei tu. Sei una sorella eccezionale. Giulia segue le tue orme ed è cambiata tanto grazie alla tua presenza e al tuo amore incondizionato. Alessandro ti sente e ti vede come una mini me, il suo sorriso è lo specchio di ciò che rappresenti per lui ed io non potrei esserne più fiera.

Il trio delle meraviglie

In questi ultimi 10 anni ti sei fatta amare da tutti e tutti hanno scoperto che ricchezza sei, ma capiterà (come sai) che qualcuno si metterà sulla tua strada ostacolando i tuoi sogni e la tua libertà ma tu con molta leggerezza dirai: “A me nun me ne frega un ca***o annamo a pija er gelato?” (cit. Strappare lungo i bordi.) Sapendo di doverti ricaricare per superare l’ostacolo successivo. Ma tu sei forte, più di quanto pensi.

Lontano 2006

Il traguardo è stato raggiunto. Ormai stai per bussare alla porta dell’età adulta ed io con una lacrimuccia e un sorriso (come al solito faccio le due cose insieme), ti dico che hai tutte le carte in regola per varcare quella soglia e spaccare tutto.

Siamo fieri di te e grazie di esistere e di creare dipendenza.

BUON DICIOTTESIMO COMPLEANNO SPLENDORE!!

Mamma, Roberto, Giulia, Alessandro

Ringraziamo tutti coloro che dedicano il proprio tempo alla gestione e alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

CIMETTOLIMPRESA – Stefania Di Gregorio piega, taglio, colore e tanta adrenalina!

 

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Stefania Di Gregorio è una forza della natura. La sua giornata dura 48 ore, anche 72!

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E’ una parrucchiera, un’insegnate, un’imprenditrice, una donna, una compagna, un’amante, un’amica. E’ anche una madre: ha due figli Vanni 23 anni e Lorenzo 3 anni e mezzo.

E’ allegra, bella, spumeggiante. E’ impossibile non accorgersi di lei, perché ti travolge con le sue parole, le sue idee, la sua concretezza e, soprattutto, con la sua energia.

Nel giro di quattro anni ha rivoluzionato la sua vita: a distanza di 20 anni ha dato alla luce il suo secondogenito, creato una nuova famiglia, avviato sei negozi di parrucchiere e … non se ne parla proprio di fermarsi!

(Capolinea Team – http://www.capolineateam.it)

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Professionalmente parlando, come hai iniziato?

Stefania: Ho iniziato in un negozio di parrucchiere e aperto una mia attività. Ma ero insoddisfatta, non mi bastava perché volevo continuare a crescere, a imparare. Così ho deciso di rimettermi a studiare e ho tenuto duro fino a ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Ho incontrato molti ostacoli per poter accedere a una docenza e, quindi, mi sono dovuta reinventare di nuovo. Fortuna ha voluto che una mia cliente, nonché amica, mi ha suggerito di aprire un negozio di parrucchiera in un mercato rionale di Roma.

Inizialmente l’idea non mi faceva impazzire. Mi dicevo: “Ma quale donna può mai andare a farsi bella in un mercato? Che idea folle”. Altro che folle. Grazie all’insistenza della mia amica, ho accettato la sfida e aperto il mio primo locale CAPOLINEA TEAM all’interno del mercato di Villa Gordiani a Roma. Un SUCCESSO!

Era il 2010.

E poi?

Stefania: E poi ne sono arrivati altri 5 (Don Bosco, Spartaco, Primavera, Cinecittà e Piazza Iris) che ho ideato, avviato e, alcuni, anche ceduto. Tutto in tre anni.

Incredibile! Ma come fai? In questo periodo in cui si sente parlare solo di crisi, di imprenditori che si suicidano, di depressione tu apri, ti butti, rischi? Qual è la molla che ti permette di fare questo?

Stefania: Innanzitutto quando svolgo un lavoro devo credere in quello che faccio, altrimenti è meglio non farlo. Ma il carburante che mi da la carica è la mia insaziabile voglia di mettermi sempre in gioco, di sfidare la vita e vedere se riesco a farcela. Io sono alla continua ricerca di stimoli, di arricchimento professionale. Ho voglia di sapere, di conoscere, di fare meglio e farlo sempre al meglio.

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Quante ore lavori al giorno?

Stefania: In media 13-14.

Che consigli daresti ai neo-imprenditori?

Stefania: Si deve puntare su ciò che si conosce. Non bisogna mai improvvisare. Chi improvvisa chiude. E’ fondamentale informarsi, studiare e, soprattutto, creare una sinergia tra il lavoro e se stessi (interessi, attitudini, passioni, ecc.). Ad esempio se ti piace e sei un grado di cambiare un interruttore elettrico, parti da lì. Studia, approfondisci e diventa elettricista. Individua un obiettivo cercando tra i tuoi interessi e poi studia, studia e studia.

Qual è la carta vincente dei negozi CAPOLINEA TEAM?

Stefania: Prima di tutto la QUALITA’ che abbiamo unito a prezzi concorrenziali. Noi lavoriamo tantissimo con margini di guadagno molto bassi. Crediamo che in questo periodo avere attenzione al portafoglio delle famiglie è una priorità inderogabile. Chi entra in un negozio Capolinea Team sa quanto spenderà e sa che ne uscirà soddisfatta.

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Cosa significa per te la parola TEAM?

Stefania: La parola team è importante perché la forza del gruppo non è mai la forza del singolo. 1+1 fa più di 2. Oggi si stanno unendo tutti, si stanno unendo le banche, i supermercati. E’ l’unione che fa la forza. La forza di un gruppo è avere la stessa filosofia e correre insieme per raggiungere un medesimo obiettivo. Oggi Stefania da sola non va da nessuna parte. Stefania, invece, all’interno di un gruppo svolge un suo ruolo. Può essere vista come punto di riferimento, come colonna portante ma è parte di un unico progetto, è un pezzo di un puzzle.

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Un gruppo di soli dipendenti italiani. Come mai?

Perché noi italiani lo sappiamo fare meglio!

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A cosa devono stare attente le donne quando vanno dal parrucchiere?

Stefania: Diffidate dai parrucchieri che non sanno consigliarvi. Se un professionista non guarda il vostro incarnato, il colore dei vostri occhi, lo spessore del vostro capello, il vostro naso … ALT. Pensateci bene prima di cambiare taglio o colore!

Essere una donna che fa impresa cosa comporta? Come coniughi lavoro e famiglia?

Stefania: Una bella domanda. Più difficile la risposta. Non so se riesco veramente a coniugare il lavoro e la famiglia. Ci provo con tutte le mie forze, ma di errori ne faccio anch’io.

Negli ultimi anni ho stravolto la mia vita anche a livello sentimentale. Ho un nuovo compagno a cui tengo tantissimo. Ho avuto il mio secondogenito Lorenzo che amo infinitamente ma è stata dura ricominciare con pannolini e pappine dopo 20 anni. C’è il mio grande amore Vanni, il mio primogenito, con cui condivido la passione per l’attività di parrucchiere ma anche qui non è facile. Le divergenze lavorative ci sono, come – d’altronde – è giusto che ci siano.

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Cosa sono per te la bellezza e la femminilità?

Stefania: La bellezza è relativa. E’ cosa trasmetti, come ti curi, quanto tieni a te stessa. L’immagine è tutto. E’ la nostra carta d’identità. E’ come ti vedi e come vuoi che ti vedano gli altri.

Quanto tempo dedichi a te stessa?

Stefania: Una domanda di riserva? Sempre troppo poco.

Il rapporto con il tuo compagno? Riuscite ad avere momenti di intimità?

Stefania: (Ride..) La sera mi infilo a letto che sono distrutta. L’energia per “altro” è veramente poca. Adesso, con la nuova apertura e il nuovo affiliato, dormo già prima di entrare in camera da letto.

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Ti capita spesso di farti bella solo per lui? Di scegliere una giornata da dedicare completamente al tuo lui?

Stefania: In verità solo quando andiamo in vacanza. Ad esempio quest’inverno, durante la settimana di vacanza, sono riuscita a dedicarmi a me stessa e al mio lui. Prossimo appuntamento: giugno!

Di cosa hanno paura le donne?

Di invecchiare.

Cosa ci metti nella vita?

Stefania: Il Rischio! Tanto rischio. E forse è ciò che mi tiene viva. Una cosa già fatta non mi interessa. Mi piace osare. Quando ho realizzato qualcosa e vedo che funziona devo trovare qualcos’altro su cui buttarmi e … rischiare! Ho un bisogno costante di adrenalina. Devo sempre mettermi in gioco e capire se posso farcela ad affrontare una nuova sfida. Se sono ancora vincente. La notte non dormo, ho mille pensieri e preoccupazioni. Ma io ho voglia di fare, voglio continuare a provare, voglio vedere fin dove posso arrivare. E poi ho solo 45 anni: ho ancora tutta la vita davanti!

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