MI SONO FATTA BOCCIARE PER SFUGGIRE AI BULLI

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Quando anche l’insegnante ti deride per il tuo peso è la fine

Alle Superiori non andò meglio, parole come brutta, grassa e cicciona mi accompagnarono per un bel pezzo. Ricordo che una professoressa mi disse con fare acido una volta che mi ero assentata per un fine settimana spirituale: Non credo che il ritiro ti abbia fatto bene, visto che non ti sei ritirata neanche un po’!

L’insegnante dovrebbe essere esempio di inclusività, non la prima a bullizzare!

Ho capito che su chi è debole i ragazzi scaricano le loro paure -essere grassi, brutti, sfigati- e gli adulti scaricano le loro frustrazioni. Alla fine mi feci deliberatamente bocciare per non avere più in classe i miei aguzzini, con il risultato che la classe che venne l’anno dopo non mi accettò, ma almeno non mi prese di mira. Venni semplicemente ignorata e questo fu la cosa più vicina alla tranquillità che mi fu concessa, non era la felicità ma quanto meno la tregua”.

La disperazione mi ha accompagnata durante tutta l’adolescenza

Ecco un altro frammento della storia di Milla Luna, ragazza che, come tutti, non è perfetta. Leggere ciò che le disse la professoressa mi ha profondamente colpita. Com’è possibile che proprio l’insegnante, che dovrebbe essere l’adulto di riferimento, la persona che conosce, comprende e supporta i suoi allievi, sia la prima a deriderli? È un fatto gravissimo e temo sia più frequente di quanto si possa immaginare.

Come comportarsi? Cosa può fare un ragazzino di fronte ad un simile comportamento? Sicuramente la prima cosa è parlarne a casa, ma sappiamo che spesso non succede. Non tutti i ragazzi hanno un buon rapporto coi genitori, si vergognano, temono di essere giudicati anche dalla loro famiglia e temono, soprattutto, che una lamentela possa peggiorare la situazione, creando ripercussioni e ancora più problemi. Rimangono semplicemente lì, inermi di fronte al branco, chiudendosi sempre di più in loro stessi.

Genitori, ascoltate i vostri figli, ma per davvero.

La soluzione apparentemente più semplice sarebbe parlarne. A casa, A scuola, sui social. Attraverso tutti i canali di comunicazione esistenti. Insegnare ai nostri figli che siamo tutti diversi e che questa diversità è un dono. Accogliendoli per come sono, amandoli e ascoltandoli. Solo praticando l’accoglienza possiamo dare loro un esempio e una strada da seguire. Non diamo per scontato che DEVONO andare bene a scuola, che DEVONO eccellere negli sport, che DEVONO essere educati, ordinati, ubbidienti, che DEVONO pensarla come noi. Non sono replicanti, sono PERSONE.

Chiediamo ai nostri figli cosa pensano, cosa sognano, di cosa hanno paura e quali sono le loro speranze. Non ci limitiamo a insegnare loro a parlare, ma a comunicare. Dimostriamo ai ragazzi che vivere seguendo i propri valori non solo è possibile, è indispensabile.

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con il suo peso e con l’amore. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
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e su IG https://www.instagram.com/faby_the_curvy_coach/?hl=it
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SCUOLA, BULLISMO E GRASSOFOBIA

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Il bullismo a scuola, una realtà sempre troppo attuale 

“La più grande disgrazia di una bimba in carne è andare a scuola dalle suore.
Per carità, non generalizziamo! Ci sono suorine adorabili, ma quelle che mi hanno accompagnato durante le elementari e le medie non appartengono a questa categoria. Durante le recite il mio ruolo fisso era il coro, potevano far fare l’angioletto a una bambina grassa? Assolutamente no! E Maria nel presepe vivente? Macché! Maria era bionda e con gli occhi azzurri lo sanno tutti! E stai attenta a correre, che se cadi con quanto sei cicciona ti massacri, non scavalcare la ringhiera che non sei agile! E nelle foto scolastiche, impeccabilmente in divisa, sempre dietro a tutti perché sei alta e ingombrante.

Il bullismo nei miei confronti era insopportabile

Non so se fu per il continuo essere messa al centro dell’attenzione per la mia statura o le mie misure non ordinarie – a 10 anni ero alta 1,67 per non so quanti kg e 39 di piede- o per il mio mento pronunciato a causa di un progenismo congenito, fatto sta che dalla terza elementare i miei compagni di classe mi presero in odio tale da rendere impossibile la mia vita scolastica. Nonostante fossi intelligente non rendevo e avevo paura di andare a scuola perché non sapevo mai quali cattiverie e umiliazioni mi attendevano. Sognavo a occhi aperti di svegliarmi un giorno magra, bionda e con gli occhi azzurri con tutti i miei compagni che finalmente mi volevano bene. Cercavo di assentarmi da scuola il più possibile, adducendo mal di testa o mal di pancia, mia madre credeva che fossero scuse per non fare il mio dovere e spesso c’erano litigi e pianti. Quando presi la licenza di terza media, ricordo che feci di volata tutti i piani dell’Istituto che mi aveva tanto fatto soffrire, chiusi di schianto la porta alle mie spalle senza salutare nessuno, e non tornai più, mai più“.

La nostra amica Milla Luna ci racconta una realtà che è ancora oggi all’ordine del giorno in moltissime scuole. Chi non è mai stato preso in giro, canzonato o addirittura bullizzato alzi la mano! Sono situazioni talmente comuni che quasi ce le aspettiamo, le viviamo come qualcosa che è normale che succeda. Ma è davvero impossibile creare un ambiente inclusivo? È davvero così impensabile insegnare ai nostri figli che siamo tutti diversi e che abbiamo caratteristiche che ci distinguono e che non andiamo giudicati per questo?

Personalmente conosco molto bene queste dinamiche perché sono sempre stata una bambina più o meno cicciottella. Alcuni miei compagni mi chiamavano mucca, cicciobomba e in altri meravigliosi modi che ora non ricordo, ma che erano sempre legati al mio peso. Mi dava fastidio, ma tutto sommato eravamo una piccola comunità e avevo molti amici che mi difendevano e, in qualche modo, ho retto. Non posso certo dire che non mi abbia fatta star male ma l’affetto di chi mi voleva bene ha fatto da cuscinetto, attutendo il colpo. Chi invece ha intorno a sé solamente solitudine sprofonda nell’abisso della disperazione e comincia a mettersi in discussione: “Sono io ad essere sbagliata, ho qualcosa che non va, dovrei cambiare per essere accettata, sono una perdente, una povera sfigata”. E questi pensieri ce li portiamo appresso; con gli anni diventano un peso che grava su di noi come un macigno, inquinando anche i rapporti futuri.

Allora, come fare? Da dove cominciare per riprenderci la nostra autostima?

Ti lascio il link di un paio di articoli che ho scritto per questo blog, credo potranno aiutarti!

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con l’adolescenza. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
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STEREOTIPI: QUANDO UN ADORABILE BEBÈ MORBIDOSO DIVENTA SOLO UN BAMBINO GRASSO

Nel Curvy Pride Blog sono stati pubblicati in 1o anni più di 500 articoli. Un caleidoscopio di argomenti, punti di vista, storie di vita, di amore, di amicizia. Alcuni li trovo particolarmente interessanti e mi ispirano pensieri e approfondimenti in un’ottica da Coach.

Milla Luna ha scritto alcuni articoli che sono stati pubblicati nel 2016. Ha raccontato di sé, della sua vita e di alcune caratteristiche che l’hanno resa un po’ speciale, possiamo dire unica. Ma come sempre, la condivisione delle esperienze, per quanto sia personale, trova sempre il modo di toccare qualche corda anche nostra. C’è sempre una similitudine, un pensiero, un vissuto anche nostro, in cui ci ritroviamo. Per questo le storie di vita ci piacciono tanto: sono le storie di tutti e dai cui tutti possiamo imparare qualcosa di nuovo.

Milla Luna, adorabile bebè con i rotolini

“La mia storia comincia dal principio, dalla nascita. Il primo dono che tua madre ti fa nel momento in cui vieni al mondo è il tuo primo pasto. Questo da solo basterebbe a chiarire quanto importante sia il cibo e ciò che rappresenta per chi lo dà e chi lo riceve. Fra te e la tua mamma è il primo momento di condivisione reale, quando non sei più una sfocata immagine che galleggia nell’amniotico limbo acquoso del pancione, ma una personcina viva e palpitante da amare e nutrire. E questo mia mamma lo ha fatto con zelo! 

A casa mia non si è mai visto un omogeneizzato, nonostante fossero i tempi del boom economico e i prodotti per l’infanzia riempissero gli scaffali dei negozi. Mia mamma preparava frullati di filetto, minestrine iperproteiche al doppio parmigiano, pescetti spinati alla perfezione, verdurine di prima qualità cotte nei metodi più sani del tempo.

Il risultato di tutto quell’amore era una pargoletta rotonda come una mela con rotoli e rotoli di gambette! Quando mi scattavano una foto, guardavo curiosa e felice l’obbiettivo mentre mia mamma, orgogliosa e adorante, osservava le mie bellissime guanciotte e le mie manine piene di fossette. Bei tempi!

Quanto sono carini i bebè cicciotti?

Ecco l’inizio della storia di Milla Luna. Leggendolo, ho subito pensato che fino a una certa età essere rotondi, cicciotti e morbidi è sinonimo di salute e buona crescita, ma dopo un po’ quello che fino a pochi mesi prima era considerato un pregio diventa un problema. Non sto suggerendo di crescere bambini sovrappeso, la salute è sempre il bene più importante. I bambini sono seguiti dai loro pediatri, che danno consigli e linee guida anche alimentari ed è giusto attenersi a ciò che dicono gli esperti. Sto dicendo che noi genitori abbiamo una grande responsabilità! Non solo quella di crescere i figli nel modo migliore possibile, ma anche aiutarli a crescere con una buona autostima, senza incasellarli in uno stereotipo.

Ho sentito genitori parlare dei loro figli “cicciottelli” in modo dispregiativo, e a volte anche davanti ai bambini stessi. Passare da che belle gambette morbidose a devi mangiare di meno perché hai le gambe grasse è un attimo. E per i bimbi è destabilizzante, se non traumatico.

Anche lamentarci di noi, di come siamo fatti e di quanto vorremmo dimagrire quando i bambini ci ascoltano non è sano. Cresceremo figli che si fanno mille problemi! Aiutiamoli ad essere in salute, stimolandoli a fare attività fisica per il loro piacere, proponendo pasti equilibrati, preferendo attività che portino a muoversi anziché stare fermi ore sul divano. Offriamo loro la possibilità di stare bene, riconoscendo che siamo tutti diversi. Che un compagno più grasso o più magro non va guardato con disgusto, non va preso in giro, non va bullizzato. Insegniamo loro che la diversità è normale. Ognuno ha la sua storia, le sue abitudini, i suoi tratti genetici. Facciamo del nostro meglio e cresceremo figli più sereni e adulti più felici.

Nel prossimo articolo troveremo Milla Luna alle prese con la scuola. A presto! Fabiana

Questo articolo è stato scritto dalla socia e staff Fabiana Sacco che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutte le socie e i soci che che credono nell’Associazione Curvy Pride – APS impegnandosi nel volontariato.

Fabiana Sacco è stata consulente di bellezza per più di 25 anni nei quali ha raccolto le confidenze, le paure e i sogni di centinaia di donne. Il suo cammino di crescita l’ha portata a diventare una Coach e il suo lavoro è aiutare tutte le donne a ri-trovare la loro autostima e sviluppare i loro talenti, indipendentemente dalla fisicità.
“Curvy Pride rispecchia alla perfezione i miei valori ed esserne membro è per me un onore, tutte insieme cambieremo il mondo!”
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CIMETTOLIMPRESA – Stefania Di Gregorio piega, taglio, colore e tanta adrenalina!

 

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Stefania Di Gregorio è una forza della natura. La sua giornata dura 48 ore, anche 72!

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E’ una parrucchiera, un’insegnate, un’imprenditrice, una donna, una compagna, un’amante, un’amica. E’ anche una madre: ha due figli Vanni 23 anni e Lorenzo 3 anni e mezzo.

E’ allegra, bella, spumeggiante. E’ impossibile non accorgersi di lei, perché ti travolge con le sue parole, le sue idee, la sua concretezza e, soprattutto, con la sua energia.

Nel giro di quattro anni ha rivoluzionato la sua vita: a distanza di 20 anni ha dato alla luce il suo secondogenito, creato una nuova famiglia, avviato sei negozi di parrucchiere e … non se ne parla proprio di fermarsi!

(Capolinea Team – http://www.capolineateam.it)

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Professionalmente parlando, come hai iniziato?

Stefania: Ho iniziato in un negozio di parrucchiere e aperto una mia attività. Ma ero insoddisfatta, non mi bastava perché volevo continuare a crescere, a imparare. Così ho deciso di rimettermi a studiare e ho tenuto duro fino a ottenere l’abilitazione all’insegnamento. Ho incontrato molti ostacoli per poter accedere a una docenza e, quindi, mi sono dovuta reinventare di nuovo. Fortuna ha voluto che una mia cliente, nonché amica, mi ha suggerito di aprire un negozio di parrucchiera in un mercato rionale di Roma.

Inizialmente l’idea non mi faceva impazzire. Mi dicevo: “Ma quale donna può mai andare a farsi bella in un mercato? Che idea folle”. Altro che folle. Grazie all’insistenza della mia amica, ho accettato la sfida e aperto il mio primo locale CAPOLINEA TEAM all’interno del mercato di Villa Gordiani a Roma. Un SUCCESSO!

Era il 2010.

E poi?

Stefania: E poi ne sono arrivati altri 5 (Don Bosco, Spartaco, Primavera, Cinecittà e Piazza Iris) che ho ideato, avviato e, alcuni, anche ceduto. Tutto in tre anni.

Incredibile! Ma come fai? In questo periodo in cui si sente parlare solo di crisi, di imprenditori che si suicidano, di depressione tu apri, ti butti, rischi? Qual è la molla che ti permette di fare questo?

Stefania: Innanzitutto quando svolgo un lavoro devo credere in quello che faccio, altrimenti è meglio non farlo. Ma il carburante che mi da la carica è la mia insaziabile voglia di mettermi sempre in gioco, di sfidare la vita e vedere se riesco a farcela. Io sono alla continua ricerca di stimoli, di arricchimento professionale. Ho voglia di sapere, di conoscere, di fare meglio e farlo sempre al meglio.

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Quante ore lavori al giorno?

Stefania: In media 13-14.

Che consigli daresti ai neo-imprenditori?

Stefania: Si deve puntare su ciò che si conosce. Non bisogna mai improvvisare. Chi improvvisa chiude. E’ fondamentale informarsi, studiare e, soprattutto, creare una sinergia tra il lavoro e se stessi (interessi, attitudini, passioni, ecc.). Ad esempio se ti piace e sei un grado di cambiare un interruttore elettrico, parti da lì. Studia, approfondisci e diventa elettricista. Individua un obiettivo cercando tra i tuoi interessi e poi studia, studia e studia.

Qual è la carta vincente dei negozi CAPOLINEA TEAM?

Stefania: Prima di tutto la QUALITA’ che abbiamo unito a prezzi concorrenziali. Noi lavoriamo tantissimo con margini di guadagno molto bassi. Crediamo che in questo periodo avere attenzione al portafoglio delle famiglie è una priorità inderogabile. Chi entra in un negozio Capolinea Team sa quanto spenderà e sa che ne uscirà soddisfatta.

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Cosa significa per te la parola TEAM?

Stefania: La parola team è importante perché la forza del gruppo non è mai la forza del singolo. 1+1 fa più di 2. Oggi si stanno unendo tutti, si stanno unendo le banche, i supermercati. E’ l’unione che fa la forza. La forza di un gruppo è avere la stessa filosofia e correre insieme per raggiungere un medesimo obiettivo. Oggi Stefania da sola non va da nessuna parte. Stefania, invece, all’interno di un gruppo svolge un suo ruolo. Può essere vista come punto di riferimento, come colonna portante ma è parte di un unico progetto, è un pezzo di un puzzle.

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Un gruppo di soli dipendenti italiani. Come mai?

Perché noi italiani lo sappiamo fare meglio!

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A cosa devono stare attente le donne quando vanno dal parrucchiere?

Stefania: Diffidate dai parrucchieri che non sanno consigliarvi. Se un professionista non guarda il vostro incarnato, il colore dei vostri occhi, lo spessore del vostro capello, il vostro naso … ALT. Pensateci bene prima di cambiare taglio o colore!

Essere una donna che fa impresa cosa comporta? Come coniughi lavoro e famiglia?

Stefania: Una bella domanda. Più difficile la risposta. Non so se riesco veramente a coniugare il lavoro e la famiglia. Ci provo con tutte le mie forze, ma di errori ne faccio anch’io.

Negli ultimi anni ho stravolto la mia vita anche a livello sentimentale. Ho un nuovo compagno a cui tengo tantissimo. Ho avuto il mio secondogenito Lorenzo che amo infinitamente ma è stata dura ricominciare con pannolini e pappine dopo 20 anni. C’è il mio grande amore Vanni, il mio primogenito, con cui condivido la passione per l’attività di parrucchiere ma anche qui non è facile. Le divergenze lavorative ci sono, come – d’altronde – è giusto che ci siano.

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Cosa sono per te la bellezza e la femminilità?

Stefania: La bellezza è relativa. E’ cosa trasmetti, come ti curi, quanto tieni a te stessa. L’immagine è tutto. E’ la nostra carta d’identità. E’ come ti vedi e come vuoi che ti vedano gli altri.

Quanto tempo dedichi a te stessa?

Stefania: Una domanda di riserva? Sempre troppo poco.

Il rapporto con il tuo compagno? Riuscite ad avere momenti di intimità?

Stefania: (Ride..) La sera mi infilo a letto che sono distrutta. L’energia per “altro” è veramente poca. Adesso, con la nuova apertura e il nuovo affiliato, dormo già prima di entrare in camera da letto.

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Ti capita spesso di farti bella solo per lui? Di scegliere una giornata da dedicare completamente al tuo lui?

Stefania: In verità solo quando andiamo in vacanza. Ad esempio quest’inverno, durante la settimana di vacanza, sono riuscita a dedicarmi a me stessa e al mio lui. Prossimo appuntamento: giugno!

Di cosa hanno paura le donne?

Di invecchiare.

Cosa ci metti nella vita?

Stefania: Il Rischio! Tanto rischio. E forse è ciò che mi tiene viva. Una cosa già fatta non mi interessa. Mi piace osare. Quando ho realizzato qualcosa e vedo che funziona devo trovare qualcos’altro su cui buttarmi e … rischiare! Ho un bisogno costante di adrenalina. Devo sempre mettermi in gioco e capire se posso farcela ad affrontare una nuova sfida. Se sono ancora vincente. La notte non dormo, ho mille pensieri e preoccupazioni. Ma io ho voglia di fare, voglio continuare a provare, voglio vedere fin dove posso arrivare. E poi ho solo 45 anni: ho ancora tutta la vita davanti!

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