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QUATTRO CHIACCHIERE CON… FABIO DE NUNZIO (“IL BUON FABIO”)

Fabio De Nunzio, già inviato di “Striscia la Notizia“, è dalla parte degli obesi, persone che vivono quotidianamente sulla propria pelle il bullismo ponderale e la discriminazione, scontrandosi con impensabili barriere architettoniche.

In libreria il suo ultimo libro “Sotto il segno della Bilancia (3)” con la speranza che si diffonda una maggiore attenzione verso le persone “diversamente magre”.

Lo ha intervistato per Curvy Pride la nostra Caterina Argentieri.

Questa è la terza edizione de “Sotto il segno della Bilancia (3)”. Cosa l’ha portata a scrivere questo libro? Nei sei anni trascorsi dalla prima pubblicazione cosa le sembra che sia cambiato? Questo libro, che è stato scritto a quattro mani insieme a Vittorio Graziosi, è stato voluto soprattutto dalla gente, dalle persone che incontravo per strada, da associazioni di categoria che mi chiamavano, dicendomi ogni volta: “Fabio, ma per noi non si fa niente, non si parla delle nostre problematiche, delle barriere architettoniche che noi sopportiamo, delle discriminazioni, delle forme di bullismo”. E secondo me sono in tanti a viverle ogni giorno, considerato che in Italia c’è una popolazione di circa sei  milioni di persone obese. Un numero spaventoso! Il 36% dei bambini o è obeso o è in sovrappeso. Cifre allarmanti! Se non si comincia realmente a fare qualcosa, nel giro di pochi anni ci potremmo ritrovare una popolazione di persone obese, con tutto ciò che ne consegue, e senza delle linee guida appropriate. E quindi, stimolato da varie persone, io e Vittorio Grazioli abbiamo buttato giù un primo testo, la prima edizione, che è andata esaurita in breve tempo. Così abbiamo scritto la seconda edizione. Ci tengo a sottolineare che questo è un “libro aperto”: ogni volta si aggiungono degli elementi nuovi perché,  girando in Italia, hai sempre delle storie che ti possono raccontare, o di denunce che si vogliono fare, e tu le raccogli all’interno del libro. E così si arriva alla terza edizione. Il libro ha inoltre ottenuto dei riconoscimenti in tutta Italia: 3 premi letterari e, grazie al libro, sono stato nominato ad Assisi di “Cavaliere della pace”.

Volendo poi fare un bilancio, lo ritengo positivo perché,  grazie alle decine e centinaia di interviste fatte in Italia, sono stato tra i primi che ha posto l’attenzione sull’obesità e sulle problematiche ad esso connesse presso varie emittenti locali, per poi esporle anche in emittenti nazionali: tra questi vorrei citare Il Caffè di RaiUno, che sta ospitando e diffondendo una serie di video da me realizzati, e anche lo stesso Marco Liorni e il programma da lui condotto, ItaliaSi (sempre su Rai Uno), dove abbiamo anche parlato di obesità e di tutto ciò che ruota intorno ad esso. Ritengo che questo bilancio sia positivo anche per altri motivi: perché se ne parla, si pone l’accento e l’attenzione su questo problema, si organizzano dibattiti ed eventi pubblici, partendo dalla presentazione del libro, e se ne discute insieme ai Sindaci, ai Presidenti delle Regioni, agli assessori che presenziano e intervengono: tutto questo non può quindi che finire sotto il segno della positività. La strada da fare è ancora lunga, anche perché fino a poco fa ho fatto questo lavoro prevalentemente in solitaria. Ma un po’ alla volta ho trovato persone che mi hanno aiutato, tra cui Curvy Pride, e sono certo che i risultati saranno ancora più efficaci e pervasivi.

Nel libro racconta vari episodi, anche di velate discriminazioni in ambito lavorativo. A lei è mai successo? Per quanto riguarda me, in ambito lavorativo fortunatamente no, al contrario di tante altre persone che io conosco, che invece sono state discriminate o addirittura [per dire] sono state scelte persone “magre”, invece di persone che hanno dei chili in più, per tutta una serie di motivi: perché sembrano più veloci, o sembrano più attivi,  anche in ambito impiegatizio, per attività per lo più sedentarie, ove non capisco in cosa tale “velocità” venga richiesta. Molte altre volte invece succede che venga scelta  “la bella presenza” a scapito delle competenze, quindi la ragazza o il ragazzo deve essere magro, bello e muscoloso e attraente. E  se mi è concesso, seducente pure. Non prevale la meritocrazia, ma la bellezza, e questo è inammissibile. Ovviamente spero e auspico un’inversione di tendenza in tal senso. Faccio un esempio: pensiamo alle varie commesse nei negozi. Nella mia vita non ho trovato mai una commessa con dei chili in più, ma ragazze molto belle, che spesso non sfigurerebbero sulle più blasonate passerelle.

Ma spesso mi domando: ma tutte quelle ragazze che hanno bisogno di lavorare, cosa dovrebbero fare? Dimagrire e/o andando in centri estetici per potersi rifare, “rigenerare”? Tra una ragazza magra e una che ha dei chili in più, a parità di competenze, viene scelta quella più magra (e ritenuta più bella). Sicuramente ci saranno anche dei negozi con commesse con dei chili in più, ma rappresentano un’esigua minoranza. È un problema serio, perché tanta gente che ha dei chili in più non lavora proprio perché non gli si dà la possibilità di lavorare per il fatto del “problema” dei chili.

Sempre rimanendo in ambito lavorativo: dall’alto della sua esperienza , che consigli darebbe a un* ragazz* “diversamente magr*” che volesse seguire le sue orme? Come dico a tutti, se uno ha un obiettivo, bisogna lavorarci, bisogna saltare tutti i vari ostacoli , e puntare diritti alla meta. Dimagrire indubbiamente fa bene a tutti , ma l’adipe non deve essere un alibi per giustificare le proprie sconfitte: bisogna sempre tentare, in qualsiasi condizione, e se hai un obiettivo in testa, lavorarci, lavorarci, lavorarci, studiare e arrivarci.

Una categoria con cui spesso gli obesi non hanno un buon rapporto sono i medici. In qualità di “Cavaliere  della pace” che “messaggio di pace” invierebbe loro? A volte accade, è accaduto anche me da piccolo e avevo già dei chili in più: avevo il terrore di andare dal pediatra perché, ogni volta che andavo, salivo sulla bilancia e lui mi guardava sempre con quella faccina “eh eh eh… ma devi dimagrire, devi dimagrire devi dimagrire”. Quando dici queste cose ad un bambino, ma anche ad un adulto, spesso non si riesce ad ottenere l’effetto voluto. L’obeso spesso è una persona provata: è provata dagli insulti, dalle prese in giro, dai suoi chili in più, dalla sua fatica, dalla sua forma di pesantezza. Sarebbe “cosa buona e giusta” prestare attenzione alle parole e al come si parla ad un obeso: spesso e volentieri la causa del problema, del suo atteggiamento malato col cibo risiede proprio nella sua testa. Per onestà va anche detto che quello del medico non è un compito e un lavoro facile, ma un approccio strutturato in maniera più “amichevole” potrebbe essere di giovamento: a ben poco serve il terrorismo psicologico dato dalla litania delle malattie a cui può andare incontro. Avete mai visto un fumatore smettere di fumare solo perché sul pacchetto sta scritto “Nuoce gravemente alla salute”? Come detto, al medico sta la tutela della mostra salute. Ma non guasterebbe ricordarsi che le persone hanno anche una testa, e pensare anche al particolare momento della loro vita che stanno vivendo.

Il mondo della moda sembra essersi finalmente accorto che esistono le Curvy e le Plus Size. Secondo lei è una vera attenzione ad un problema o solo business? Ma no! È una questione di business sicuramente! Se pensiamo per un attimo che solo in Italia ci sono oltre sei milioni di persone obese e milioni di persone in sovrappeso è normale che si venga a creare una forma di business, è normalissimo che sia così. Sono anche aumentati i negozi che arrivano a vestire fino alla taglia 84. Certo, saranno più facili da trovare nelle grandi città… Ricordo, ad esempio, quando ero più piccolo dovevo spostarmi, spesso arrivando anche fino a Roma per potermi vestire adeguatamente. Oggi invece i negozi che vestono oltre le taglie standard sono aumentati, sia da uomo che da donna, anche perché ne è aumentata la richiesta. Vent’anni fa la percentuale di persone sovrappeso e di obesi presenti in Italia era molto più esigua.

Facciamo un gioco: Pubblicità Progresso la sceglie per creare una campagna di sensibilizzazione. Come la progetterebbe? Su cosa focalizzerebbe la sua attenzione? Io porrei l’attenzione sulle scuole. Farei una campagna nazionale per eliminare da tutte le scuole d’Italia i distributori di merendine, patatine e bevande gassate, e li sostituirei con  distributori di frutta, verdura, yogurt e acqua naturale . Bisogna iniziare dalle scuole se vogliamo insegnare ai ragazzi come tutelare la propria salute, e contribuire a ridurre le cifre da record di cui parlavo.

Grazie a Fabio De Nunzio per la sua disponibilità e per suo impegno a diffondere una maggiore attenzione verso le persone “diversamente magre”.

Caterina Argentieri

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Chi è Caterina: sognatrice come i Pesci, inarrestabile come il Capricorno, che è il mio ascendente. E che panorama che si vede da quassù! Dopo mille e una battaglia, riapro il cassetto dei miei sogni, li tiro fuori, e mi preparo a realizzarli. Uno ad uno.

 

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