HO CERCATO L’INCLUSIONE A MAREDAMARE 2023 PER UNA MODA ALLA PORTATA DI TUTTE LE FISICITÀ

Ciao, sono Martina! Come vi avevo anticipato QUI, ho visitato MAREDAMARE che si è tenuta dal 23 al 25 Luglio a Firenze. Il mio scopo era trovare per voi i modelli e i brand più inclusivi della fiera: ecco quello che ho visto! Ho varcato la soglia e sono stata travolta da un’ondata di colori: la facevano da padroni le fantasie tribali ed afro sui toni del beige/marrone/arancione, i colori tropicali, i costumi a tinte piene richiamavano invece le geometrie anni ’60-’70.

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SONO OMOSESSUALE E NON C’È NULLA DA ACCETTARE. NE HO PARLATO IN RADIO

Fin da bambina, Valentina era innamorata di una sua compagna di scuola. Si sedeva vicino a lei e le dedicava mille attenzioni. Era normale, lo sentiva nel suo cuore. Cosa c’è da accettare?

Mi chiamo Valentina, sono socia di Curvy pride e da qualche mese scrivo per il blog di ciò che mi frulla in testa. Quando Simona (D’Aulerio, ndr) mi ha chiesto di andare in radio a parlare di me, ho pensato: “Ma cosa devo dire d’importante? La gente si aspetterà una vita piena di tragedie o situazioni paradossali, meritevoli di essere raccontate!” Invece, a pensarci bene, quello che attrae è la normalità, dato che è così difficile trovarla. Quindi ho cominciato a pensare e mi sono tornati in mente vari ricordi.

Quando ero piccola, la mia bisnonna mi aveva regalato uno di quei diari che si chiudono con il lucchetto. C’era disegnata Mafalda che citava: “Solo brutte notizie”. Ecco, questo mi rimanda un po’ a quello che viviamo quotidianamente. È per questo che abbiamo proprio bisogno di normalità, condita ovviamente con un po’ di eccentricità, sennò ci si annoia.

Mi piace scrivere per il blog. Scrivere che è la mia prima passione, lo facevo fin da bambina. Potrei dire che ho imparato prima a scrivere e poi a parlare! Ma per Curvy Pride la mia missione è rappresentare la normalità di essere omosessuali.

Che poi normalità è un’altra di quelle parole che mi urtano, perché chi è a definire cosa è normale e cosa no? Chi ha i canoni? Ci sono delle linee guida? Della serie: sono al punto XYZ del decalogo?

Una parola che mi piace tantissimo e a cui ho dato un valore nuovo è UNICITÀ. Ne ha parlato anche nel suo monologo a San Remo Drusilla Foer. Siamo tutti unici. Per colore degli occhi, dei capelli, dei tratti somatici, per indole, passioni, identità sessuale. Ognuno rappresenta se stesso ed è la cosa più bella in assoluto: non conformarsi a niente.

Io nel mio essere individuale sono Valentina, questo è il mio nome. Ho un lavoro, una casa, degli amici, vivo a Bologna che per me è la città più bella d’Italia. E sono omosessuale. Sono unica, perché quante altre persone possono definirsi esattamente identiche a me? Con qualcuno ci assomiglieremo ma non esisterà in tutto l’universo una persona identica a noi stessi. Che poi io non capisco perché chi è omosessuale è tenuto a doverlo dire! Non è che “Carmelo padre di tre figli, magazziniere a Palermo” deve dire “Io sono Carmelo e sono etero!” Cioè, la vita va avanti lo stesso e siamo felici anche senza saperlo, no? La vita va avanti lo stesso e cosa cambia sapere se Valentina, Giulia, Martina, Annalisa, Stefano e Luca hanno un’ indole sessuale o un’altra? Ci cambia qualcosa?

(Mi scuso se c’è un Carmelo palermitano che si è sentito chiamare in causa).

Da bambina ero già innamorata di una ragazzina. Per me era naturale, il mio cuoricino mi portava da lei e pensavo fosse una cosa giusta; quindi le regalavo gioiellini, le davo la mia merendina e volevo sedermi sempre vicino a lei.

Crescendo, ho capito che la società si aspettava che avessi accanto un ragazzo alla mia altezza: non fisica perché non sono alta, ma di qualità. All’epoca ero magra, con i capelli lunghi e addominali scolpiti. Mamma -e nonna soprattutto- volevano che portassi a casa il classico principe. Ed invece.

La mia vittoria più grande è stata quando a 23 anni ho detto di me, prima a nonna e poi a mamma. Non è stato facile per una famiglia borghese, cattolica, con una goccia di nobiltà nelle vene, apprendere la notizia. Ma oggi con mamma parlo di tutto, tra cui anche questo. Questa è l’unicità. Questa è l’unica cosa che conti. Il poter essere noi stessi senza bisogno che ci sia un’accettazione perché non c’è nulla da accettare. Sono solo consapevolezze che ognuno è diverso e come tale va trattato, con una sensibilità più o meno pronunciata.

Il mio sogno -e Martin Luther King riecheggia dentro di me-  è che si possa arrivare ad avere lo stesso candore che avevo io da bambina, non solo in una città inclusiva come Bologna, ma ovunque. Il candore per il quale una persona ci prova con un’ altra semplicemente perché quella persona gli/ le piace.

Ecco di cosa parlerò in radio: della mia storia, di quello che sento dentro, di come un orientamento sessuale non deve essere fonte di discriminazioni o di etichette. Siamo unici, siamo meravigliosi.

Puoi ascoltare la mia intervista in Radio RID96.8 QUI

Grazie a RADIO RID96.8 e a CURVY PRIDE-APS per l’opportunità.



Ringraziamo tutti coloro che dedicano il proprio tempo alla gestione e alla crescita del CURVY PRIDE BLOG, impegnandosi nel volontariato.

TUTTE LE FORME DELLA BELLEZZA: IL BACKSTAGE DELLO SHOOTING FOTOGRAFICO INCLUSIVO PIN UP ANNI ’50

Shooting fotografico inclusivo TUTTE LE FORME DELLA BELLEZZA: il backstage dell’evento

Sabato 19 giugno si è tenuto l’evento TUTTE LE FORME DELLA BELLEZZA: lo shooting fotografico inclusivo ideato da MILANO PHOTOLAB in collaborazione con CURVY PRIDE – APS.

Sono Fabiana Sacco e insieme a Marianna Bonavolontà ho partecipato all’evento in veste di referente Curvy Pride e ora vi racconto cos’è successo in questa incredibile giornata!

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