TAKE CARE OF YOU (PRENDITI CURA DI TE)

La malattia è spesso un conflitto tra l’anima e la personalità, si parla quindi di disturbo psicosomatico e sono sicura che l’hai provato almeno una volta nella tua vita.

Ci sono sintomi che non sono altro che allarmi inviati al nostro corpo e che vanno accettati, ascoltati, compresi e mai allontanati; se li allontaniamo si possono trasformare in patologie vere e proprie.

Il corpo grida quello che la mente non vuole sentire o quello che la bocca tace spesso per comodità.

Ho riletto questo estratto di Alejandro Jodorowsky Prullansky (poeta cileno, scrittore, fumettista, regista, drammaturgo) e che con piacere ti riporto:

“…

lo stomaco arde quando le rabbie non riescono ad uscire,

il diabete invade quando la solitudine duole,

il corpo ingrassa quando l’insoddisfazione stringe,

il mal di testa deprime quando i dubbi aumentano,

il cuore allenta quando il senso della vita sembra finire,

il petto stringe quando l’orgoglio schiavizza,

la pressione sale quando la paura imprigiona,

la nevrosi paralizza quando il bambino in noi tiranneggia,

le ginocchia dolgono quando il tuo orgoglio non si piega

…”

Spesso cerchiamo di mettere a tacere tutti questi sintomi con terapie o farmaci, ma ci chiediamo veramente quale sia la fonte del nostro malessere interno? Quali disturbi silenziosi abbiamo?

Se riguardo quell’elenco, ma soprattutto se riguardo nel mio passato, dico: “Questo ce l’avevo, anche questo e quest’altro” e provo un po’ di sconforto. Nello stesso istante però mi ricordo l’evoluzione fatta per non sentirmi angosciata o troppo ipocondriaca (ipocondria detta anche patofobia o ansia da malattia): ho cambiato mentalità nei confronti dei problemi della vita.

Ho un approccio, seppur da migliorare, meno ansioso rispetto a prima. Quello che mi faceva stare male era spesso “l’ansia da prestazione” (e non parlo di quella vissuta dall’uomo nella sfera sessuale, parlo di esami scolastici, lavoro, vita di coppia, perfino l’immagine data sui social) in qualsiasi ambito della mia vita e da cui derivava mal di stomaco, inappetenza, insonnia, mal di testa, palpitazioni.

Quando il mio corpo, anche recentemente, ha sentito questa forma d’ansia, mi ha inviato immediatamente il suo allarme così io ho potuto agire per tempo e soprattutto ho fatto in modo che non si trasformasse in qualcosa che poteva rovinare le mie giornate, ma non solo, anche i rapporti con le altre persone.

Ho imparato a trovare “le soluzioni migliori per me”, ho imparato a vedere alternative, ho imparato a riconoscere il problema e parlarne con chi è più esperto di me.

Quante volte poi nell’arco della mia vita mi sono sentita di azzannare letteralmente un dolce in un momento di crisi sentimentale o di sconforto affettivo! Ecco che dall’episodio singolo è nata una vera e propria patologia di cui vi parlerò nei prossimi articoli.

Consapevole che ognuno di noi reagisce in modo diverso alle situazioni,ti regalo il pensiero positivo che mi segue anche nella vita professionale da infermiera: “La salute è il primo dovere della vita” (Oscar Wilde), perché senza di essa ci saranno altri ostacoli da affrontare e con più difficoltà.

Quindi PRENDITI CURA DI TE E ASCOLTATI!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride blog

Un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell‘associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Laura Chiapparini , infermiera, modella e fotomodella curvy; il mio motto di vita è ” SPQR : SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE”
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21 FEBBRAIO

Una data che risuona nelle mie orecchie quasi come quella dell’11 settembre.

Ricordo esattamente cosa stavo facendo quel giorno. Erano le ore 14:00, ed io ero a casa in attesa di un esame ospedaliero il cui risultato è stato spiacevole. Dopo qualche ora la notizia su tutte le reti televisive del primo caso covid-19 positivo in Italia, il famoso “paziente zero”.

Credevo che non ci fosse un giorno peggiore di quello nel mio 2020, invece mi sbagliavo. Quel giorno ero già scioccata da una diagnosi personale e a complicare le cose il mio lavoro da infermiera. Nel frattempo sapevo che dopo il risultato dell’esame sarei dovuta stare a casa almeno per due settimane e fare altri controlli.

Sono state settimane piene di incubi e pensieri, settimane in cui mi sentivo vuota dentro ma con una grande quantità di energia fuori e, non sò come spiegarvelo, non vedevo l’ora di rientrare a lavoro per aiutare i miei nonni e di entrare nel “campo di battaglia” insieme ai miei colleghi.

immagine presa dal sito web pixabay

Nelle due settimane prima del mio rientro in struttura ricordo di avere fatto man bassa di “dpi” (dispositivi di protezione individuale) perché sapevo che la situazione generale a livello mondiale era inadeguata a sopperire tutte le esigenze dei sanitari. I costi erano schizzati alle stelle: 10 mascherine ffp3, le uniche trovate online, poi più viste per diversi mesi sul sito, alla “modica” cifra di 73 euro!

Rientro, con il primo decesso per covid-19. Ansia e un po’ di paura sono state le prime sensazioni provate.

Ricordo bene, e non si può dimenticare, tutta la procedura per la vestizione e la svestizione, tutti i cambiamenti causati dall’ approvvigionamento tempestivo di detergenti specifici, tute protettive, visiere, occhiali, guanti e detergenti alcoolici per le mani in quantità industriale. Oltre agli spogliatoi abbiamo dovuto adibire delle stanze apposite per la vestizione e la svestizione dei dpi, cambiare ogni giorno i piani di lavoro per le continue modifiche della situazione clinica dei nostri nonni, allestire una stanza per la decontaminazione degli indumenti con la macchina all’ozono, sospendere tutte le attività di vita comunitaria. Pensate a fare tutte queste cose da un giorno a quell’altro, ma soprattutto pensate a come è stato difficile per noi cercare di fare capire la situazione ai nonni, gli stessi nonni che non riuscivano bene a comprendere il perché non avrebbero più visto per mesi i loro figli, i loro nipoti, i loro cari.

Oltretutto c’era già qualche mio collega positivo naturalmente a casa quindi da 6 infermieri ci siamo ritrovati a lavorare in 3. I turni erano irregolari, spesso di più ore rispetto al turno classico, spesso saltavamo i riposi e le attività non essenziali erano state sospese e quindi ci siamo trovati anche con meno personale (ad esempio l’animatore)  

Non credo di avere mai sudato così tanto come con quella tuta, nemmeno quando andavo in palestra. Mi immaginavo il mio corpo come un kebab con gocce di sudore che grondavo soprattutto sotto le braccia. Per non parlare poi dello sfregamento delle cosce che, già essendo in carne, era un problema pima figuriamoci dentro quella sauna umana. Mi è venuta la cistite perché non potevo andare in bagno per ore e la pelle sembrava squame perché non potendo né mangiare né bere fino a fine turno (parlo di turni di 10 ore e qualcuno forse anche di più) la disidratazione era dietro l’angolo. Non parliamo della visiera che seppur efficace mi faceva sempre tornare a casa con un gran mal di testa. Non eravamo abituati a queste cose, non eravamo “addestrati alla pandemia” ma ce l’abbiamo messa tutta.

Arrivavano tantissime telefonate al giorno da parte dei familiari giustamente terrorizzati dalla situazione, ai quali abbiamo sempre dimostrato vicinanza e che cercavamo di tranquillizzare con parole di conforto o se era possibile facendo sentire al telefono il proprio caro.

Ero sempre più ossessionata dall’igiene e la pulizia tanto che dopo mesi mi sono resa conto che dovevo tagliarmi i miei lunghissimi capelli super rovinati da quel periodo fatto di soluzioni alcooliche a lavoro, a casa, perfino in macchina.

la mia mano al primo giorno di utilizzo di soluzioni alcooliche

Nel susseguirsi delle giornate ho provato tantissimi sentimenti rabbia, sconforto, paura, l’impotenza di non poter fare di più di quello che già facevamo con le risorse di cui disponevamo, la tristezza nel vedere i miei nonni che soffrivano la solitudine dei familiari e della ormai inesistente vita comunitaria che riempiva le loro giornate;  evito di parlarvi di quando c’era un decesso: gli occhiali si riempivano di lacrime in un attimo, sentivo dei macigni nello stomaco e ancora ad oggi quei letti io li ricordo con il nome di chi non cè più.

Sotto la divisa noi sanitari siamo persone umane come tutte le altre e, forse non in tutti i casi, anche più sensibili nei confronti della vita delle persone ma anche nel momento di accompagnarli verso il fine vita.

Ad un certo punto, presa dalla moda delle mascherine fashion che noi non potevamo indossare, mi è venuto in mente che, per portare un sorriso ai nonni che non ci riconoscevano nemmeno sotto quelle armature, potevo disegnare un sorriso sulle mascherine (la mascherina naturalmente chirurgica quella che stava sopra alla ffp3) e così ho fatto! Io ero abituata a mettere sempre un rossetto molto acceso a lavoro o rosso o rosa fluo e così facendo i miei nonni mi riconoscevano. Non sapete come era bello per me sentire pronunciare il mio nome dalle loro labbra! Mi riconoscevano! Si sentivano rassicurati! E non c’era cosa più bella per me.

Ho sofferto molto anche la separazione da mio marito, l’isolamento obbligato durato per mesi. Mi ricordo ancora che un giorno gli ho chiesto se si ricordava ancora della mia faccia. Non avrei mai pensato di fare una domanda del genere a mio marito. Mi mancava tantissimo! Mi mancava baciarlo, mi mancava toccargli i piedi nel letto o abbracciarci mentre dormivamo, mi mancava tutto perfino stare in cucina a preparare da mangiare per due.

La sedia vuota, il letto senza un lenzuolo fuori posto, la solitudine nel cuore.

Sono stati momenti difficili che non dimenticherò mai e che spero non si verifichino più.

Nel buio è stato comunque bello vedere tutti quei gesti di solidarietà nel mondo, i canti dal balcone, centinaia di messaggi che mi arrivavano, i commenti solidali e di coraggio nei post di facebook, i disegni che mi mandavano. Tutte queste piccole cose mi davano da sperare nell’umanità ritrovata (ad oggi posso dire a malincuore che è durata davvero poco)

Spero che ogni persona abbia il buon senso di seguire le regole, anche se si è stufi lo sò bene, ma questa bestia ha annientato tante persone che tutti noi vorremmo ora avere vicino.

 Al di là di quello che ogni persona crede sull’esistenza del covid o meno, non sono qui a discuterne. Semplicemente vi porto la mia esperienza ed io posso solo dirvi che i miei occhi non dimenticheranno mai le cose vissute in questo triste periodo e che l’amore vince sempre sulla paura ed io continuerò ad occuparmi dei miei pazienti come ho sempre fatto con amore, dedizione, professionalità, un sorriso ed ancora più grinta e preparazione infermieristica.

Vi lascio con una bellissima lettera che ci hanno scritto i familiari di un nostro nonno deceduto proprio in quel periodo.

Mi raccomando siate prudenti e amate il dono più prezioso che potete avere: LA VITA!

(le foto sono personali)

-Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

un grazie a tutte le socie ed i soci che credono nell’associazione Curvy Pride-aps impegnandosi nel volontariato

Chiapparini Laura, curvy model per passione ed infermiera
mail :fairylaura83@gmail.com instagram: laura_kitty_1

C’ERA UNA VOLTA

Mi manca molto festeggiare il natale “come una volta”! sento ancora il profumo dei marubini fatti in casa dalla nonna e perfino il caldo della stufa a legna sulla mia pelle!

La vigilia era una giornata di raccoglimento e riposo. Quando ero piccola, insieme ai miei fratelli, andavamo a letto al pomeriggio per potere andare alla Santa Messa di mezzanotte  fatta di canti, luci di candele, presepe vivente; era anche un momento di ritrovo con gli amici del paese e scambio di auguri sul sagrato della chiesa.

foto presa dal web

Era bello perfino quando faceva molto freddo o nevicava.

Già nei secoli scorsi la cena della vigilia era “di magro” quindi ci si alimentava con pietanze leggere. Ricordo a esempio cibi preparati con olio anzichè con il burro, pesce sott’aceto, anguilla marinata. A chi piaceva venivano anche preparate le lumache che allora si trovavano nei propri orti, giardini, strade di campagna.

Dopo la cena, in attesa della mezzanotte, si guardavano i cartoni di Walt Disney e poi ci si infilava quei bei giubbottoni pesanti, guanti e berretto e si usciva, con ancora un po’ di sonno e magia negli occhi.

Perfino il fuoco aveva un ruolo importante: veniva tenuto il ceppo più grande “el sòch de Nadàal ”(dialetto cremonese) che scaldava la casa per tutta la cena e per tutta la notte.

foto presa dal web

In questa serata in alcune case si lasciava preparata la tavola, così che i morti di casa sarebbero tornati per passare le feste in famiglia, ma questa usanza è ora riconducibile alla sera del 1 novembre.

Prima della vigilia c’erano grandi preparativi per gli addobbi che venivano fatti da fine novembre in poi.

Era quasi un rito fare il presepe ed ogni anno nella mia famiglia c’era l’usanza di comprare una nuova statuina; ognuna aveva la sua storia. Si andava a cercare il muschio, si facevano i laghetti con la carta stagnola, che bei momenti! Tornati dalla messa della vigilia il bambin Gesù era magicamente già nato perché la nonna a mezzanotte si preoccupava di inserire quella speciale statuina nella capanna.

Ogni anno andavamo a vedere il presepe dai Francescani, come era ben curato! Suggestivo il passaggio, animato dalle luci, dal giorno alla notte, oppure il movimento di ogni statuina dal fabbro, alla lavandaia, al pastorello. Era un momento magico.

immagine presa dal web

Il nostro albero di natale doveva avere, oltre alle classiche palline, anche dei cioccolatini a forma di babbo natale o pupazzo di neve che immancabilmente non arrivavano mai al 25 dicembre perché venivano mangiati prima!

foto presa dal web

Eravamo una famiglia numerosa, in 7 per la precisione, ed ogni 25 dicembre la tavola era imbandita come un pranzo per re e regine. I piatti tipici, oltre ai marubini, erano la gallina lessa, la gallina con il ripieno, bolliti di maiale e per dolce, come da tradizione cremonese, non potevano mancare il torrone, la mostarda e il panettone di cui si teneva una piccola porzione da mangiare al 3 febbraio (festa di S.Biagio protettore dei malanni alla gola)  

 A Cremona, nella città dove sono nata, era meno sentito il natale a “livello commerciale” in quanto arrivava prima la famosissima Santa Lucia che portava davvero molti doni. Solo sporadicamente c’era qualche persona travestita da babbo natale in piazza del Duomo che regalava ai bambini le sorprese degli ovetti al cioccolato, contenuti in grandi ceste.

Com’è il mio Natale adesso?

foto personale

Le tradizioni non sono del tutto andate perse, soprattutto quelle culinarie! Ormai sono grande e Santa Lucia non passa più, allora il mio albero è sempre pieno di doni che difficilmente scarto alla vigilia perché quasi tutti gli anni lavoro. Il presepe viene fatto ancora “in grande” utilizzando prodotti che trovo in casa, la stagnola per i fiumi, i sassi, la farina gialla per simulare il deserto e così via.

Mi piace molto anche avere la tavola ben abbinata con tovaglia e stoviglie apposite per la serata color oro o rosso; la grossa differenza è che da 7 persone a cui ero abituata adesso preparo per 2, io e mio marito; almeno non rischiamo il tanto temuto “assembramento” di questo strambo 2020.

foto personale: io e mio marito

Vi lascio con qualche proverbio in dialetto cremonese “Nadàal sot e Pàasqua bagnàada l’è ‘l segnàal de na brota  anàada” : se a Natale c’è il sole e a Pasqua piove i raccolti andranno male : infatti significa che le stagioni non seguono il corso normale.

Oppure “per Nadàal  toti i uzei  i stà al so gnàal”: per Natale tutti, anch egli uccelli, restano nel loro nido.

 E voi, che tradizioni, ricordi o aneddoti avete da raccontare?

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’associazione Curvy Pride-aps impegnandosi nel volontariato

Laura Chiapparini, 37 anni , infermiera e curvymodel.
il mio motto di vita è SPQR: “sorridi per qualsiasi ragione” fairylaura83@gmail.com

UNA MASCHERINA SOTTO L’ALBERO

Era Novembre ed era anche un giorno come un altro, o almeno COSÌ CREDEVO!

Quel giorno dovevo andare a fare la spesa e, presa dalla noia più totale del lockdown, mi recai al centro commerciale.

In realtà sapevo già che quel giorno sarebbe stato un po’ diverso perché non dovevo solo fare la classica spesa per la casa, ma dovevo anche compiere una missione importante: cercare il regalo di Natale per una nonnina. Stavo infatti partecipando ad un bellissimo progetto di un’associazione che conosco, progetto in cui vengono raccolti i desideri di Natale di molti anziani d’Italia che abitano in case di riposo. Tramite le strutture vengono scelti regali da destinare e spedire agli anziani. Un gesto meraviglioso non trovate?

Entrai quindi in un negozio per cercare il regalo per “nonna F.” e trovai una bella coperta in pile con orsacchiotti natalizi che mi diede subito una sensazione di calore. Vicino alla cassa vidi inoltre un cesto pieno di mascherine tutte colorate a tema natalizio, mi ci fiondai immediatamente a guardarle una ad una!

Il mio desiderio, essendo infermiera, è sempre stato quello di donare un sorriso ed un po’ di atmosfera natalizia ai miei nonni della Rsa, tanto che tutti gli anni indosso cerchietti con simpatiche renne, maglie di Babbo Natale e così via. Quest’anno ovviamente l’oggetto “cult” è la mascherina.

Presi quindi la coperta di pile, la mascherina e mi recai a pagare. Senza accorgermi e pensando ad alta voce dissi :”Tanto lavorerò anche questo Natale”. Il commesso mi guardò e mi chiese che lavoro facessi, io risposi: “INFERMIERA” sfoderando un orgoglioso sorriso che si percepiva anche da sotto la mia mascherina.

Mi guardò di nuovo con un’espressione dolcissima del viso e mi disse: “Se non si offende, gliela vorrei regalare. Grazie per tutto quello che fate e non solo ora”

fotografia personale di Chiapparini Laura

Giuro che a momenti piangevo, avevo gli occhi pieni di commozione per quelle parole; con il nodo in gola lo ringraziai e gli promisi che l’avrei indossata anche pensando a lui ed alla sua salute.

Credevo che quel giorno sarebbe stato diverso, ma non così tanto! Entrare in un negozio per comprare un regalo solidale per una nonna sconosciuta e ritrovarsi un regalo così prezioso tra le mani, veramente non ha prezzo!

Ringrazio le persone come questo commesso che credono ancora nei gesti di bontà e gentilezza e che, nonostante la forte crisi economica in atto, contribuiscono senza accorgersi alla felicità di altre persone.

RICORDATEVI DI DIFFONDERE AMORE, NON SOLO A NATALE!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger LAURA CHIAPPARINI che dedica parte del suo tempo personale alla crescita del CURVYPRIDEBLOG

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Chiapparini Laura, infermiera, blogger e Curvy model .
Il mio motto di vita è SPQR: “sorridi per qualsiai ragione”

“NON VOLEVO ESSERE UNA PANCHINA ROSSA”

Ogni panchina rossa, colore del sangue, è il simbolo del femminicidio, è il simbolo di un posto occupato da una donna che non c’è più e che è stata portata via dalla violenza. UN VUOTO INCOLMABILE!

Foto dal web

A novembre, la ricorrenza per me più sentita è il giorno 25: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.
Giornata da me sentita in modo particolare perché  ho provato la violenza di tipo domestico sulla mia pelle e per diversi anni.

Le donne che subiscono violenza reagiscono tutte in modo diverso, probabilmente a seconda del maltrattamento subìto, ma una delle cose che accomuna tutte noi è la tendenza ad ISOLARSI dalla società e, senza rendersene effettivamente conto, ci si ritrova in quella che io chiamo una “bolla di sapone inquinata”, una routine che per noi diventa NORMALITÀ.

MODEL :IO , CREDIT PH : ANDREA SIMONE

Molte donne NON RICONOSCONO da subito la violenza, anzi, la tendenza è quella di giustificare, oppure, per questioni di tipo familiare, cercare di andare avanti lo stesso in quella situazione scomoda che si è creata.

È molto difficile prendere consapevolezza di ciò che stà accadendo, perciò ho deciso di raggruppare in maniera schematica le varie forme di violenza e poi parlarvi della mia storia.

Purtroppo il discorso violenza sulle donne è così vasto! In alcuni paesi del mondo è di tipo culturale o meramente punitivo: si pensi ad esempio alle donne sfigurate con l’acido, alle tantissime minori abusate o alle mutazioni genitali femminili; storie che sembrano appartenere ad un altro mondo, invece accadono proprio nel nostro e ancora oggi che siamo nel 2020!!

MODEL:IO , CREDIT PH :MONICA BURRASCHINI .
Le scarpe rosse :Elina Chauvet ha dato vita al movimento “zapatos rojos”; ogni paio di scarpe rappresenta una donna e la traccia della violenza subìta

Iniziamo a vedere  insieme quali sono le forme di violenza in modo da riconoscerle in modo tempestivo:

VIOLENZA FISICA: sul corpo umano, ma anche sugli animali parte integranti di quella famiglia, o etero-aggressività su oggetti inanimati. Si esprime con calci, pugni, schiaffi, spintonamento, ustioni, distruggere oggetti di proprietà della parte offesa, ferire o uccidere gli animali domestici

VIOLENZA PSICOLOGICA: tutto ciò che favorisce nella donna senso di colpa, perdita di autostima e che genera ansia, inquietudine, vergogna, depressione, paura, isolamento sociale.
In questo ampio scenario troviamo quindi gli insulti, le umiliazioni, offese, manipolazione, imposizioni, possessività, intimidazione (facendo ad esempio paura con sguardi), uso di minacce e coercizioni,  puntare un’arma o solo mostrarla, minacciare di lasciarla o di suicidarsi, costringerla a ritirare le denunce, costringerla a comportamenti illegali, minacciare di fare qualcosa a terze persone (amici, parenti), trattarla solo come una domestica e non come compagna di vita, escluderla dalle decisioni che solitamente si prendono con il partner, minimizzare o ridicolizzare o fingere che non siano mai avvenuti  gli episodi di violenza, dire che è stata lei a causare la violenza, minacciare di portarle via i figli ed infine rimproveri continui per qualsiasi cosa

VIOLENZA SESSUALE: costrizione ad atti sessuali NON CONSENZIENTI, abuso, colpevolizzare la donna rispetto alle/ai bambine/i, molestie, palpeggiamenti, battute a sfondo sessuale (sia a domicilio sia in ambito lavorativo)

-VIOLENZA ECONOMICA: impedire di ottenere o mantenere un lavoro, oppure fare in modo che la donna si faccia carico di tutte le questioni economiche mantenendo anche i vizi del partner, costringerla a chiedere denaro, portarle via il suo denaro, obbligarla ad assumere impegni economici, controllarla nelle spese, non farle fare spese per se stessa

STALKING: controllare gli spostamenti, fare continue telefonate, pedinamenti, coinvolgere terze persone per controllare gli spostamenti , insomma un vero e proprio atto persecutorio ripetuto nel tempo .

MODEL: IO, CREDIT PH :ANDREA SIMONE ;
“una donna in gabbia”

Diversi anni fa conobbi, ahimè, il finto amore.
A lui devo i miei 7 anni DI VITA NON VISSUTA.
Una persona che mi ha ingannata con belle parole e che ha manipolato tutti i miei pensieri.

Questi lunghi anni mi hanno distrutta moralmente, psicologicamente, fisicamente.
Avevo perso tutto: famiglia, gran parte degli amici, LA MIA AUTOSTIMA.
Non curavo più il mio aspetto estetico, ero molto trasandata anche ad uscire per andare a fare la spesa, così da non andare contro alle richieste del mio carceriere che ovviamente non voleva che qualcuno là fuori mi guardasse.

Non esistevano più le chiacchiere e le uscite in compagnia di amiche e le poche uscite con amici comuni erano così imbarazzanti! Anche perché fingere di essere una coppia felice era più facile sicuramente per lui più che per me e guai se destavo qualsiasi forma di sospetto!!

Il mio corpo era cambiato, ero ingrassata molti chili: CHILI DI SOLITUDINE ED ANGOSCIA.

Il cibo era l’unico sfogo, una delle poche cose che mi appagava anche perché, a parte lavorare, lavorare e lavorare per mantenere lui ed i suoi vizi, non avevo più hobbies.

La mia vita era nera come tutti gli abiti che indossavo per coprire quel corpo deformato dalle violenze fisiche e psicologiche.

Sul lavoro accampavo scuse di ogni genere, ogni livido sul mio corpo era un affronto a me stessa. non potevo credere che stesse succedendo proprio a me tutto ciò, provavo un senso di vergogna, perenni sensi di colpa che, grazie ad un percorso psicologico, ho capito non avessero la minima  giustificazione di esistere.

Ho avuto FORTE CRISI DI IDENTITÀ prima di uscire da questo incubo in cui ho dovuto fare notevoli sforzi per ricostruire la “Laura di un tempo” anche perché, di tutte le categorie di forma di violenza riportate sopra, ho totalizzato un “bel punteggio di 4 su 5”.

Avevo così paura del giudizio degli altri!

model: IO, CREDIT PH MONICA BURRASCHINI

Quando ho deciso di dire BASTA non è stato per niente  semplice, ma lo rifarei altre 1000 volte! La LIBERTÀ e la VITA sono le cose più preziose a questo mondo e da proteggere con tutte le nostre forze, inoltre adesso sono sposata con un uomo MERAVIGLIOSO.

Vorrei un mondo in cui non sia necessario dover proteggere la nostra LIBERTÀ, LA NOSTRA DIGNITÀ, LA NOSTRA INCOLUMITÀ FISICA E PSICOLOGICA, ma ogni giorno sento storie di ogni tipo dai mass media e mi sembra che ci stiamo allontanando sempre di più dalla parola UMANITÀ, soprattutto in questo momento di LOCKDOWN, in cui sono aumentate notevolmente le richieste di alloggi sicuri da parte di molte donne costrette a rimanere al domicilio con i propri aguzzini.

Foto dal web
Foto dal web

A tutte le donne dico di SOSTENERSI e di stare attente alla MORBOSITÀ TRAVESTITA DA AMORE e che l’episodio di violenza non è, e non sarà MAI, UN SINGOLO EPISODIO.

Spero che sempre più donne denuncino i partner violenti!

Ci sono diversi aiuti di cui ogni donna può usufruire tra cui consultori, centri antiviolenza, case alloggio per donne e minori, sportelli per lo stalking, polizia, carabinieri, pronto soccorso, il numero 1522 attivo e gratuito 24 ore su 24 .

SCAPPATE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI E CHE IL MONDO SI RIEMPIA DI PANCHINE ROSSE!

Foto dal web
“NON DIMENTICHIAMOCI MAI DI TUTTE LE VITTIME DI VIOLENZA”

E’ ORA DI DIRE BASTA!

foto dal web. BASTA CON TUTTA QUESTA VIOLENZA!!

Questo articolo è stato scritto dalla socia e blogger Laura Chiapparini che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog

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INFERMIERA, FELICEMENTE SPOSATA. IL MIO MOTTO DI VITA E’ “SPQR: SORRIDI PER QUALSIASI RAGIONE ” mail : fairylaura83@gmail.com