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AUTOSTIMA QUESTA SCONOSCIUTA

La Dott.ssa Emanuela Scanu è una psicologa e una coach alimentare. Da anni impegnata nella cura dei disturbi del comportamento alimentare e nel sostegno al raggiungimento del benessere psico-fisico delle persone.

Attualmente  anche Docente di Educazione Alimentare nei Corsi per Modelle/i presso la BACKGROUND ACADEMY di Viterbo.

E’ un onore la sua collaborazione con il nostro blog che inizia con l’affrontare un argomento a noi molto a cuore: L’AUTOSTIMA!

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Lo dice la parola stessa: l’autostima è la valutazione che una persona dà di sé stessa. Questa non è un fattore statico, ma dinamico. Evolve nel tempo e subisce variazioni anche notevoli nel corso della vita.

Non si nasce con la giusta autostima, essa va piuttosto coltivata, curata, alimentata durante il corso dell’esistenza. Una sana autostima si manifesta nella capacità di percepirsi e di rapportarsi a sé stessi in modo realistico, positivo, rilevando i punti forti e quelli deboli, amplificando ciò che è positivo e migliorando quello che invece non lo è. Significa anche essere in grado di ammettere che c’è qualcosa che non va quando le circostanze lo richiedono.

Una persona con una sana autostima non è infatti perfetta, ma, al contrario di chi non si rispetta abbastanza, sa come valorizzare le proprie abilità e capacità e come tenere sotto controllo i difetti e le parti del proprio carattere meno amate. La sana autostima è indipendente dal giudizio degli altri, è caratterizzata da una profonda conoscenza di sé stessi, aiuta a mantenere i punti di forza ed a migliorare quelli di debolezza, promuove obiettivi stimolanti ma non eccessivi, spinge la persona al confronto con sé stessa e con gli altri.

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La bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito.

Il sé ideale è rappresentato da ciò che si vorrebbe essere, dalle qualità che si desidererebbe possedere, dal carattere e dalle capacità che si vorrebbero fossero parte della propria persona. Il sé percepito è dato invece dall’insieme delle percezioni e delle conoscenze che possediamo su noi stessi. Si tratta in sostanza di come ci vediamo, di come crediamo di essere. A chi non è mai capitato di pensare: “Vorrei tanto saper fare quella cosa …” oppure  “Vorrei essere così ma non ne sono capace?”.

Tutto ciò è perfettamente normale, entro certi limiti. La soglia viene valicata nel momento in cui la persona si rassegna al fatto che non sarà mai come vorrebbe essere. Così facendo la sua paura si concretizza, diviene un dato di fatto. Smettendo di lavorare e lottare per migliorarsi continuamente si finisce per peggiorare, o semplicemente per rimanere ciò che si è per tutta la vita.

Puoi sprecare un’intera esistenza nell’attesa che accadano delle cose che poi, anche quando si avverano, spesso ti lasciano più vuota di prima. Se i tuoi pensieri sono quasi sempre vincolati al passato o proiettati nel futuro, invece che collocati nel presente, corri il rischio di non vivere mai pienamente e di essere quindi insoddisfatta della tua esistenza.

Di fatto, sei prigioniera dei modelli che la realtà ti impone e così facendo passi gran parte del tuo tempo a sognare di diventare ciò che non sei, a fare tuoi modi d’essere che ritieni “vincenti”, “perfetti”, ma che non ti appartengono. Questa è la strada più veloce  per distruggere l’autostima.

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Avere autostima significa piacersi, un modo di essere che si conquista stando nel presente e accogliendo tutti gli stati di cui l’interiorità si colora istante per istante.  L’ autostima non corrisponde a uno sforzo della mente, ma ha a che vedere con un diverso atteggiamento mentale, che si basa sull’accettazione consapevole di ciò che sei adesso, in questo preciso istante.  Stare quindi nel presente, senza rimpianti per gli sforzi che non hai fatto nel passato, senza frustrazione per ciò che non hai ancora realizzato.

Cambia dunque modo di vedere: l’ autostima è uno stato di benessere permanente che viene da dentro. Ogni volta che ti appresti a fare qualcosa, soprattutto se è la prima volta, non concentrarti unicamente sul risultato che vuoi ottenere, ma su ciò che fai, cercando di essere presente a ogni passaggio, come fosse l’unico.  Ricorda che l’autostima è un’energia molto diversa dall’ostinazione e dalla cocciutaggine: compare naturalmente quanto più la coscienza si svincola dalle influenze dell’ambiente, delle credenze, dei doveri. Migliorare l’autostima è possibile e richiede un impegno costante nel tempo. Non è difficile, basta volerlo veramente: ti devi sforzare di pensare che lo fai per te stessa e che un giorno non proverai più sensazioni di inadeguatezza e potrai  prendere decisioni in modo autonomo.  La prima cosa da fare per iniziare un percorso di miglioramento dell’autostima consiste nel lavorare sulle tue percezioni; devi imparare a conoscerti meglio, analizzando il tuo mondo interiore in tutta la sua complessità, focalizzando l’attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi.

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Questo articolo è tratto dal libro della Dott.ssa Emanuela Scanu Dimagrire una scelta consapevole (Cap. IV) – Editore Campi di Carta

La Dott.ssa Scanu è anche autrice de L’ESERCITO SOTTILE/Dizionario pratico sull’anoressia (Cedis Editore Roma) e di OLTRE L’IMMAGINE/ Psicologia, Alimentazione, Stile/Un anno dei miei consigli sul WEB  (Editore Campi di Carta).

 

 

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DENISE E LE SUE PRINCIPESSE STRANE DELLA FORESTA NERA!

Denise, ci racconti un po’ di te? Sono nata ad Albano (RM), Castelli Romani, il giorno 8 marzo 1968 dove ho vissuto fino all’età di 4 anni. Mi sono trasferita con la mia famiglia in Germania nella zona della Foresta Nera. Nel bosco delle favole e delle fiabe. Da qualche anno sono rientrata in Italia.

Dove vivi adesso? A Genzano di Roma (RM), ma il mio laboratorio si trova a Nemi (RM). Si chiama: “Alle Porte del Tempo“.

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Come percepivi l’arte in Germania? In Germania la sentivo molto silenziosa, in Italia invece… urla!

Dipingi molte figure morbide, come mai? Perché penso portino gioia e felicità e aiutino a imparare ad amarsi. E infondono tanto buonumore, fondamentale per affrontare la vita di tutti i giorni.

Come sono nate le Principesse Strane? Notando che molti animi umani osservano solo il “bello”. Ma che cosa è il BELLO?

Qual è il messaggio che vogliono trasmettere? Che bisogna guardare alle cose, alle situazioni, alla vita con ironia, buonumore e spensieratezza.

In Germania hai pubblicato dei libri di favole per bambini intitolati le Principesse Strane. Il primo libro ha come protagonista la Fatina Grassetta. Perchè? Vedendo tutte queste donne, ragazze che vivono solo in funzione della “dieta” mi è venuta l’ispirazione. Per me sarebbe una vita da horror! Mangiare bene è importante. E’ vivere una vita in funzione di “diete” estreme che mi lascia perplessa. Chi mangia bene, senza poi sentirsi in colpa, vive meglio e in salute. Vive con gioia e amore…

Quanto è importante la creatività nella vita di ogni persona? Infinitamente! La creatività apre il mondo, apre la mente!

Il tuo viso è sempre illuminato da un bellissimo sorriso, qual è il tuo messaggio per tutti noi? Pensare POSITIVO e sapere che anche da cose negative può nascere qualcosa di bello!

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Denise Gagliardi

Alle Porte del Tempio – Nemi (RM)

Schönheit hat keine Maße

 

“102 CHILI SULL’ANIMA” di Francesca Sanzo

Si può decidere di cambiare a qualsiasi età e Francesca Sanzo ci è riuscita a 40 anni!

E lo racconta nel suo libro “102 chili sull’anima. La storia di una donna e della sua muta per uscire dell’obesità”, un libro intenso che può essere da stimolo per cercare di realizzare i propri sogni, qualunque essi siano!

Se volete saperne di più leggete l’intervista e seguite Francesca sul suo blog panzallaria.com.

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102 CHILI SULL’ANIMA: come nasce l’idea di questo libro? Troppo spesso, quando si parla di “dieta” o di persone che passano dall’obesità al peso giusto per loro, si mette l’accento sul lato esteriore e fisico, senza valutare quanto un cambiamento è prima di tutto qualcosa che parte dalla nostra anima e da un nuovo approccio al mondo: dopo la mia esperienza personale di “muta”, ovvero di scelta attiva per uscire dall’obesità, ho pensato che avevo voglia di condividere le mie scoperte.

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Nel tuo libro sostieni che per dimagrire molti chili bisogna “mutare”. Cosa significa? Mutare significa cambiare approccio nei confronti di sé stessi e dei propri pensieri limitanti, significa raccontarsi con una nuova narrativa che non ci faccia sentire sempre mancanti e inadeguati e soprattutto, significa capire cosa è davvero volerci bene.

Qual è la molla che permette di iniziare la “muta”? Dal punto di vista pratico, ognuno trova la sua personale motivazione. Dal punto di vista mentale, la molla parte spesso da una considerazione banale per molti, ma non per chi ha un rapporto disfunzionale con il cibo, che è: “Mi sto DAVVERO volendo bene? Il tanto cibo è DAVVERO così importante per stare bene?”.

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“Mangiare era l’unica cosa in cui ero davvero brava. Mangiare mi faceva stare bene…” quante lettrici e amiche del blog panzallaria.com si sono riviste in te? Ovviamente non le ho quantificate, ma da quando ho cominciato a raccontare pubblicamente il mio percorso e ho scritto il mio libro, mi sono arrivate 1500 mail diverse (e non conto commenti, recensioni e messaggi su Facebook). In tutte una costante: “Mi sono riconosciuta molto in te!”.

Una tua lettrice, terminato il libro, cosa vorresti che facesse? Un’azione pratica… Si chiedesse cosa la sta inceppando dal raggiungere il suo obiettivo, quale pensiero le sta tarpando le ali. Magari potrebbe scriverlo, in modo da riflettere intorno alle parole che sceglie per narrarsi.

Parliamo un po’ di te? Come hai iniziato la carriera di scrittrice? “Scrittrice” è una parola che mi mette a disagio, perché di scrittori veri ce ne sono pochi e non sono certo io, riserviamola per i grandi della letteratura 😉 Se vuoi sapere quando ho cominciato a scrivere, posso dirti che avevo 8 anni e mi avevano regalato un diario. Nel 2005 ho aperto un blog e ho cominciato a scrivere pubblicamente, nel 2008 ho scritto uno spettacolo teatrale e nel 2010 ho pubblicato una favola per bambini. Poi c’è stato un manuale tecnico legato al mio lavoro di comunicatrice online: “Narrarsi online: come fare personal storytelling” e nel 2015 “102 chili sull’anima”.

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Scrivere un libro che parla della propria vita quanto è complesso? Dipende da come sei e da che tipo di scrittura scegli. Per me, in questo caso almeno, lo è stato esattamente come è complesso produrre qualcosa che ci convinca. Scrivere non è mai semplice, occorre disciplina, tecnica e ispirazione.

Ho conosciuto tua figlia tramite il tuo libro. L’idea di scrivere un libro per bambini a quattro mani è forse già in cantiere? Ci piacerebbe un sacco! Qualche anno fa abbiamo vinto un premio con una favola nata a 4 mani: “Il sole quadrato”, che partiva da un suo disegno. Prima o poi scriveremo una storia insieme, mi piacerebbe!

Francesca, cosa ti aspetti dal futuro? Di mantenermi salda in quella fase della vita che si chiama “equilibrismo” e viene dopo un obiettivo raggiunto, di continuare a scrivere (ho appena iniziato il seguito di 102 chili sull’anima e ho anche un’altra idea) e di rafforzarmi nel mio lavoro di consulente e formatrice. Poi mi aspetto di correre, ridere e vivere con le persone che amo.

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