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ROSSELLA ERRA: VIENI DA … CURVY PRIDE!

Bella, solare e divertente Rossella Erra è l’ambasciatrice del pubblico del programma Vieni da Me di RaiUno, condotto da Caterina Balivo.

Di animo pulito e vero, Rossella è amatissima dal pubblico italiano.

Ecco la sua intervista all’Associazione CURVY PRIDE – APS

Rossella sei diventata un punto di riferimento per tutte noi, portando la tua simpatia e la tua intelligenza in un programma di qualità come Vieni da Me. Ti riconoscono ormai in tantissimi per strada. Come stai vivendo questa tua popolarità?

La sto vivendo che… ancora non ci credo! Non ci credo perché a volte veramente non mi rendo conto di essere in questa trasmissione e di fare ciò che faccio, perché lo faccio con tanto piacere che mi viene naturale.

Quando la gente mi incontra per strada e mi ferma per chiedermi di Caterina, per chiedere di me, per sapere come sono arrivata a Vieni da Me, ancora mi fa tanto strano perché mi dimostrano tanto affetto. E io questo affetto me lo prendo tutto! Perché di questo affetto veramente ne ho tanto bisogno. E quando mi avvicinano, mi fermo con tutti, perché ho proprio voglia di stare con ognuno e di sentire le loro parole ed il loro affetto”.

Abbiamo letto che di professione svolgevi l’attività di commercialista. Come è avvenuta questa svolta nel mondo televisivo?

E’ avvenuta in un momento mio di crisi molto profonda dovuta alla perdita del mio lavoro e, contemporaneamente, alla perdita di mia mamma. E mi sono ritrovata dalla sera alla mattina, a 44 anni, a non avere né più mia mamma, né più il mio lavoro.

Non è stato facile trovarne un altro, mi arrangiavo, facendo qualcosina. Poi, per puro caso, ho letto la notizia che cercavano del pubblico per un nuovo programma. Quindi mi sono proposta. E già al colloquio è emersa la mia grande, grande, passione per la Televisione e per il Gossip. Da sempre! Non so perché. Di pari passo allo studio, l’ho trasformata in una forma di cultura personale. Probabilmente se all’epoca, quando mi sono laureata, ci fosse stata una laurea in questo tipo di materie probabilmente avrei scelto quest’ultima e non quella economica (con tutto il rispetto per la carriera economica internazionale). Quindi mi sono buttata in questa avventura non sapendo esattamente cosa fare ma, anche forse per uscire da questo periodo in cui mi sentivo soffocata, in cui non mi sentivo adeguata, e soprattutto in cui mi sentivo emarginata. Tanto emarginata. Non passava giorno che non piangessi su una sedia a guardare il muro. Un momento veramente difficile. E dopo mesi si è aperta questa piccola porta. Ed io questa porta l’ho spalancata totalmente e ho trovato Caterina Balivo  e tutto il team di Vieni da Me ad accogliermi con affetto incondizionato“. 

L’Associazione CURVY PRIDE – APS  si occupa di promuove la pluralità della bellezza contro bullismo e discriminazioni. In un ambiente come quello televisivo, spesso troppo incentrato sull’apparenza, aver dato voce a una “vera” persona del pubblico vuol significare che qualcosa sta cambiando?

“Sì, io penso che già molto sta cambiando. Sinceramente non è solo l’ambiente televisivo a essere incentrato sull’apparenza. Ci sono fin troppi ambienti dove l’aspetto fisico è una discriminante e non riesco a comprendere perché. Indipendentemente dell’aspetto esteriore ogni persona può dare tanto agli altri, a prescindere anche dal contesto in cui si è. Essere discriminati per la razza, per il fisico, per la propria sessualità lo trovo non solo sciocco ma forse neanche più di moda. Penso che le persone dovrebbero aprirsi a quello che noi siamo dentro e non fuori, a quello che possiamo dare l’uno all’altro. E lo dico veramente con il cuore”.

Hai ascoltato tanti racconti personali di gente famosa e non, tante storie struggenti ma anche di rivalsa e di successo. Cos’é che, secondo te, aiuta a superare i momenti difficili e a ritrovare la propria strada?

“La risposta un po’ più scontata sarebbe dire la forza interiore, la forza che abbiamo dentro di noi. Invece non so perché credo che sia la forza che gli altri ti possono dare. Affrontare le difficoltà con il supporto di un amico, di un parente, con l’amore delle persone che anche ti conoscono poco ma che hanno voglia di darti amore e sostegno. Penso che sia la cosa più bella. Perché molti di noi questa forza dentro non ce l’hanno. O meglio ce l’hanno ma non riescono a farla uscire da soli. Io ho bisogno dell’affetto e dell’aiuto di chi mi sta attorno, anche se le ho conosciute mezz’ora prima, anche si mi danno un semplice abbraccio, per me già quello è tutto.

Certe volte siamo timidi, certe volte non chiediamo alle altre persone. Invece dobbiamo farlo, dobbiamo chiedere aiuto. Probabilmente molti diranno no. Ma per i tanti NO che riceviamo quel SI’ che ci verrà  dato ci aiuterà. In questo non smetterò mai di dire grazie a Caterina Balivo e tutto il team di Vieni da me, perché mi hanno sorriso, aiutato, accompagnato, sono diventati la mia famiglia adottiva che mi incoraggia ad andare sempre avanti“.

Siamo in tante che ti seguiamo con infinito affetto, quale consiglio daresti per portare un po’ di straordinario nella quotidianità della vita delle nostre socie, così come hai fatto tu?

“Io in questo momento mi sento una privilegiata, perché quando io sorrido in televisione lo faccio veramente con il cuore perché partecipo a tutto. Ecco, partecipare alla vita degli altri. Io questo consiglio. Qualcuno potrebbe dirmi sì tu adesso sei in televisione, per te è facile. No, io anche quando non ero in tv, cercavo quando potevo di partecipare alla vita degli altri.

Io credo molto nella condivisione, nell’umanità, nel dare amore. Nel dare un abbraccio, anche due per riceverne solo anche mezzo.

Quindi partecipiamo alla vita degli altri. Perché dalla partecipazione noi possiamo ricevere soltanto bene. E questo ci può far sentire persone straordinarie. E se possiamo, non è sempre facile, anche quando c’è una lacrima che scende, piangiamo, ma piangiamo con un mezzo sorriso. Perché quel mezzo sorriso fa affievolire un pochino il dolore.

Questo per me è lo straordinario… provare a sorridere, se si riesce, anche nel dolore. Non è facile, me ne rendo conto, ma si può provare”.

E VISSE FELICE E CONTENTA…

Valeria Mallardi si è aperta a Curvy Pride e ci ha raccontato la sua storia. Lo consideriamo un gesto di grande coraggio e di amore verso se stesse e verso gli altri. Sincerità, rinascita, voglia di vivere sono grandi valori da condividere. E’ diventata anche ambasciatrice di BEAUTIFULCURVY, il calendario ideato da Barbara Christmann.

Grazie di cuore Valeria!

visse per sempre felice e contenta… Ecco è da qui che voglio iniziare il mio racconto. Dal mio presente da ciò che sono oggi, e da ciò che sono diventata. Guardare indietro oggi non fa più male e soprattutto non mi fa paura anche perché ho permesso che “il mio corpo” per tutta una vita mi facesse male. Oggi ho 38 sono una donna, moglie e mamma e amo la vita come non mai.

Quando scopri finalmente l’amore per la vita, è solo allora, che puoi chiudere gli occhi, alzare il viso al cielo, tirare un profondo sospiro e sentirti viva e libera. Si libera. Libera di scegliere chi vuoi essere essere , di scegliere chi sei e trovare ancora una volta la forza, di fare un salto nel passato.

Rieccomi allora nella mia infanzia o forse pre adolescenza. I ricordi che paradossalmente più riaffiorano alla mente sono legati al mio rapporto non sano con il cibo. Che significa? Ricordo ancora quante volte ho nascosto merende e merendine, carte e involucri vuoti… Oggi mi fa sorridere ma se mi fermo e mi guardo dall’esterno provo un’infinita tenerezza per me stessa: vedi una ragazzina di 12 /13 anni, cicciottella con degli occhioni grandi e lunghi capelli castani seduta nel lettino della sua cameretta a mangiare qualsiasi cosa. Adesso anche lei mi guarda e solo ora so cosa nasconde dietro quello sguardo che mi fissa imperterrito. E poi vedo anche passare gli anni 1, 2, 3, 4… 10, 15, 20 e anche di più.

Tutto cambia, io cambio ma continuo a vedere e fissare quegli occhi che a differenza di tutto il resto del corpo non riesce a cambiare. Loro non riescono a mentire. Sono occhi talmente grandi che se li guardo bene riesco a leggere la mia storia. La storia di una bambina a cui è stato inciso nella mente una parolina che l’ha accompagnata per una vita: dieta… peccato però che un bel giorno questa parola diventa ossessione. Già un’ossessione. Sapete cosa significa vivere una vita perennemente a dieta? Significa fondamentalmente non avere una vita normale.

È facile giudicare, è facile parlare ed esprimere giudizi sulle persone in carne, grasse o ancora obese. Ma nessuno sa cosa si nasconde dietro questo aspetto.
Da qualche tempo qualcuno ha definito l’obesità come una malattia ma ancora oggi si esprimono giudizi e pensieri senza curarsi del male che si infligge alle persone perché purtroppo questa è una malattia delle mente, che piano piano ti distrugge l’anima.

Ma sono certa comunque che sia una malattia purtroppo sconosciuta anche se ad esempio immagino che tutti sappiate che il giorno perfetto per iniziare la dieta è sempre il lunedì perché fino alla domenica sera devi gustare la tua ultima cena preferita, in tuo alimento preferito come se non lo assaporassi da anni!!! E poi ecco arriva il lunedì, quante speranze in quel lunedì “da oggi sono a dieta, questa è la volta buona”. Peccato però che già verso il pomeriggio qualcosa non va e “assaggi solo un cracker“. È esattamente in quel momento che arriva il tuo ennesimo fallimento. Tu sei il fallimento, il fallimento che sei stata abituata ad essere per tutti, per anni.

Però sapete una cosa strana? Noi ”grassi” in quel momento stiamo bene, mentre mangiamo siamo appagati e soddisfatti perché mangiando abbiamo ovviato alla noia, ai problemi e ai disagi che vivi tutti giorni. Quando vivi in un corpo che detesti fai finta di stare bene: la realtà è che vorresti essere altro, indossare un abito diverso e tacchi alti, ma sei troppo pesante e quindi eviti. Eviti tutto anche te stessa. Gli sguardi cattivi e impietositi della gente, l’inadeguatezza e la vergogna diventano parte della tua vita, sono la tua vita ma scappare da tutto questo è impossibile.

Finché arriva, purtroppo non per tutti, il giorno in cui dici BASTA ma davvero BASTA e impari semplicemente a volerti bene. A voler vivere e provare ad essere ciò che vuoi essere.
Per me quel giorno dopo 26 anni è finalmente arrivato. Ho detto basta: basta mangiare di nascosto, basta fingere di essere chi non sono, basta essere quella che “però che peccato perché hai un bel viso“. Quante volte me lo hanno detto!!!

Un bel giorno ho detto basta ma basta sul serio! Ho iniziato a guardarmi e accettare ciò che ero: solo così sono uscita da quel tunnel in cui per anni avevo vissuto. Lo ricordo come se fosse ieri. Era il 17 marzo 2017 e da quel giorno ho deciso di volermi bene. Sono stata una figlia perfetta, una scolara perfetta, una lavoratrice perfetta, e ancora moglie e poi mamma. Ebbene sì nonostante tanti pareri a sfavore sono diventata anche mamma e questo mi ha dato una forza inspiegabile! Era finalmente giunto il momento di non essere più perfetta per nessuno ma di essere semplicemente Valeria una (ormai) donna che ama la vita, il mare, il caffè, sorridere, ballare ma anche il cibo… già il cibo perché oggi dopo un lunghissimo e faticoso percorso su me stessa non è più l’eterno nemico e allo stesso tempo compagno di vita che ha camminato al mio fianco per anni diventando a volte ossessione e immenso malessere!

Ho scritto queste due righe per dare la mia testimonianza e anche se sembra triste dirlo questa è solo una minima parte di una vita passata a provare a convivere con se stessi. Ma adesso finalmente…

E visse per sempre felice contenta.

Valeria Mallardi

Come si fa ad essere felici e grassi allo stesso tempo?

Come si fa nella nostra società ad essere felici e grassi allo stesso tempo?
Forse non si può, oppure forse si può. Ecco la mia, personale, testimonianza. Io “D” Donatella. 100 kili di pura allegria. Mi racconto così senza troppi peli sulla lingua.

Mi chiamo “D” e sono gravemente obesa. Fin da piccola, per via di una malattia che mi ha colpito alla tenera età di 5 anni, ho ingerito molti farmaci, che uniti fra loro mi hanno fatto gonfiare molto. Mi sono quindi trovata a soli 8 anni ad esser più grassa delle mie amiche. Col tempo la malattia si è alleggerita, lasciando lo spazio alla vita, che molto spesso sa essere crudele. Alcune volte venivo derisa per strada perché ero troppo grassa, ma io temeraria e fiera di me, e della mia forza, ho continuato a camminare a testa alta.
Poi un giorno mi sono sentita abbandonata da chi aveva promesso di restarmi sempre accanto.
E così dopo questo dolore, che inizialmente non sono stata capace di affrontare, mi sono rifugiata in un mondo tutto mio.
Lì il cibo era mio amico, mi faceva sentire bene, mi faceva sentire amata.

Poco tempo dopo però si era sviluppata una grande grave dipendenza. Un circolo vizioso.
Il cibo mi dava gioia ma mi rendevo conto che mi stava anche uccidendo.
Così dopo tanti tentativi, tante lacrime e dolore, ho imparato che il cibo da tanto piacere, ma che bisogna saperlo dosare.

L’obesità è la malattia del cuore. Non è mangiando che si colma il vuoto che sentiamo. Il cibo ci dà gioia momentanea, ma siamo noi che dobbiamo costruire la nostra felicità, giorno per giorno.
Ricordatevi, nulla può riempire un vuoto però possiamo imparare a convivere con quel dolore e imparare ad amarci per quello che siamo. Perché siamo tutte stupende.

Donatella Fenio

Mi chiamo Donatella Fenio, sono nata a Salerno. E sono una persona molto positiva. Odio ogni tipo di discriminazione, ed amo scrivere. Ho già pubblicato il mio primo romanzo Il segreto di Gabrielle Ross un thriller erotico che parla della violenza sulle donne. Amo la vita e tutte le sue sfaccettature.

CURVY PRIDE PER ME E’

Perché questo titolo?

Perché oggi ho deciso di parlare di quello che per me è CURVY PRIDE e perché lo faccio?

Perché credo che ognuno di noi abbia una storia del come ha conosciuto questa associazione.

La mia storia inizia nel lontano 2016 quando ho deciso di raccontarmi, premetto che quando ho scritto conoscevo Curvy Pride da poco, ma avevo letto a riguardo dell’associazione e il loro lavoro per me era e continua ad essere strepitoso.

Ho deciso di raccontarmi perché credo che tramite le storie di vita altre persone che stanno passando per lo stesso problema e non parlo solo nell’accettarsi per quei chili in più ma anche per quei chili in meno, quel seno troppo piccolo, quella gamba che non hai o per quelle macchie sulla pelle che ti fanno sentire inadeguato e non ti permettono di goderti la vita.

Ed è proprio questo che fa Curvy pride che tramite le storie di superazione di amore e di conquiste cerca di aiutare gli altri e il mondo ha bisogno di tutto questo.

Ha bisogno di persone pronte ad accoglierti a braccia aperte che mentre ti abbracciano ti sussurrano piano e con delicatezza all’orecchio “Qui non sei sola/o noi siamo qui per te”.

Io tutto questo l’ho trovato in questo meraviglioso gruppo fatto di persone carismatiche, lungimiranti e con tanta voglia di fare.

Negli anni ci eravamo persi di vista ma poi dopo aver caricato una mia foto su Instagram ho usato l’hashtag #curvypride e ci siamo ritrovati proprio come due amiche delle medie che non si vedono da tanto e devono aggiornarsi sulle cose della vita e quel giorno hanno scoperto di avere un’amicizia profonda che negli anni non era mai cambiata anche se non si sentivano più.

Mi hanno proposto di diventare una Curvy Pride Blogger ed anche li non potevo dire di no anche perché scrivere per me è una terapia, è un modo di esprimere me stessa tramite le parole e di aiutare gli altri a rispecchiarsi o a riflettere.

Che dire non mi sono più fermata, sono nate collaborazioni, sono nate occasioni per diffondere le idee di questa associazione che ha un enorme possibilità di espansione non soltanto nazionale ma anche internazionale.

Se potessi definire curvy pride direi sicuramente che è un po’ una mamma.

Ti ascolta, asciuga le tue lacrime e ti consiglia dandoti diverse possibilità di come prendere in mano la tua vita e risplendere nel migliore dei modi.

Questa mamma permette anche ai suoi figli di organizzare incontri e promuovere gli ideali e le idee che è alla base di questa grande famiglia e non c’è nulla di più bello della condivisione.

Questo probabilmente è l’articolo più piccolo che ho scritto per il blog ma se dovessi scrivere tutto verrebbe fuori un libro.

Ora vi faccio io la domanda…

Cos’è Curvy pride per voi?

Chiudo anche questo piccolo articolo con due parole: Gratitudine e Amore.

Gratitudine perché mi hanno sempre insegnato che bisogna sempre essere grati per tutto quello che ci succede nella vita anche le cose negative perché queste ti permettono di crescere e capire veramente chi sei e cosa vuoi fare e trasmettere agli altri.

Amore perché bè io sono dell’idea che se doni amore a qualsiasi persona puoi cambiare la sua giornata.

Non devi conoscerla per forza, ma ognuno sta affrontando delle battaglie personali che non sta a noi giudicare quindi doniamo amore.. Quelle persone lo posso usare come un balsamo per alleviare le ferite di guerra e la possono usare come una bevanda energetica per le battaglie future.

Tanto amore a tutte/i voi.

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogni ogni notte con il suo discorso agli Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
“Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi, metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.
Estela Regina Baroni

Finché cibo non ci separi

Amare una persona con problemi di peso a volte non è facile.
Spesso porta con se un bagaglio di insicurezze grande quanto il frigorifero che nei momenti bui alcune volte ha svuotato.
Per quante volte gli dimostrerete di amarle, loro avranno sempre il dubbio “ma gli piaccio davvero”?

Ma vi spiego perché di così tanta insicurezza.
L’amore per chi è un po’ sferico come me non è sempre rose e fiori e cioccolatini. Oddio, cioccolatini magari sì. Io personalmente ne ho mangiati tantissimi ad ogni crisi esistenziale post fidanzatino che ti molla.
Nel periodo adolescenziale è un massacro. Ricevi bigliettini d’amore dal più bello della classe per poi scoprire che è uno scherzone organizzato, ti viene detto che non troverai mai nessuno, che “sei carina, se solo perdessi qualche chilo..”. Già l’adolescenza fa schifo, figuriamoci se ci si mette anche la ciccetta sui fianchi a dare il colpo di grazia.
Così, dopo una trafila di rifiuti, l’autostima va un po’ a calare. Ed è in questi momenti che arriva il fenomeno di turno che ti dispenserà la perla delle perle: “dovresti accontentarti del primo che passa”. Ah beh! Che stupida, e io che credevo nell’amore. Colpa della tv, dannato elettrodomestico dispensatore di ideali irraggiungibili!!!
Idioti a parte, negli anni ho capito che il problema non era del tutto mio.
Se uno è uno str… lo è sia magro che grasso. E se si è in sovrappeso non è che per questo non si possa aspirare ad avere un fidanzato simil bronzo di Riace. L’ho tipo capito a 36 anni, ma su, alla fine ci sono arrivata pure io.
E vi assicuro, tante persone si son sentite dire frasi come quelle nella loro vita.
Prima di amare qualcuno dovrete però nutrirvi. Nutrire voi stessi di amore.
Nulla come amare se stessi ti farà splendere. Troppe volte i nostri chili di troppo hanno soffocato la nostra personalità, che è lì, che sgomita tra i rotolini, che vuole uscire e conquistare il suo posto.
La troverete la persona giusta, è così per tutti. Io il mio bronzo di Riace l’ho trovato, ma come gli dico sempre “anche se avesse la panza da birra lo amerei lo stesso”.
Ci si innamora di anime, non di custodie.
E se qualcuno vi lascia perché avete messo su peso, beh non vi merita.
Non è vero amore se è “finché cibo non ci separi”. L’amore vero è fatto di ben altro, perché la bellezza con gli anni passa, si invecchia, ma è quello che siamo realmente dentro che rimarrà per sempre.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

Una ciambella tra i fenicotteri

Piscina.

Per me un incubo l’idea di andarci a passare anche solo mezza giornata. Vuoi perché odio l’estate, vuoi perché non so nuotare, vuoi soprattutto per l’ansia da prova costume.
Anzi, togliamo pure le altre opzioni, potrei affogare tranquillamente nella calura estiva se però avessi un fisico da bikini.
L’ho schivata per anni, ma con il pargoletto cresciuto, le sue martellanti e, vi assicuro, convincenti richieste mi hanno portata ad accompagnarcelo.

Trovare un costume che costasse poco “perché NON CE LI SPRECO € PER UNA ROBA CHE FARO’ UNA VOLTA NELLA VITA a dir tanto” e che potesse coprire quella portaerei di fondo schiena che ho e le bocce che fanno capoluogo di provincia non è stato semplice.
Tutto questo perché NON HO UN FISICO DA BIKINI.
Ma quale mai sarebbe questo fantomatico corpo che può permettersi di essere esposto in luogo pubblico dotato di acqua?
Da quando ne ho ricordo, le pubblicità di costumi da bagno ci hanno abituati a corpi magri, adolescenziali, eterei. Donne che in costume a triangolo corrono sulla battigia con lunghe falcate senza quasi toccare la sabbia. Cosa che se lo facessi io cadrei tipo dopo due secondi inciampando in un paguro.

Per anni questa era pertanto la mia idea di fauna tipica di una piscina, così il pensiero di dovermi confrontare con le Dee del cloro non mi allettava molto.
Ma mi son fatta coraggio, cuore di mamma.
Ed arrivata in piscina ho avuto un’epifania.
Siamo passati prima davanti alla piscina grande, e qui ecco il catalogo di gnocca al mare. Bellissime, magrissime, fisici acerbi.
Poi siamo arrivati (in realtà sono stata trascinata) alla piscina dei bimbi.
E qui la rivelazione. Le mamme con i bimbi erano normali, simili a me, e permettetemi la vanità non ero manco tra le “messe peggio” per quelli che erano i miei parametri fino a quel momento.

Ho riguardato verso la piscina grande: quei fisici acerbi che tanto invidiavo erano realmente acerbi. Erano ragazzine. A far tanto 16/17 anni.
E che diamine faccio, mi metto in competizione con fisici di 20 anni in meno?
Ci siamo talmente tanto abituati a corpi di ragazzine nelle pubblicità che ormai siamo convinti sia quello il corpo di una DONNA. Ma non è così.
Ci ostiniamo a tentare di ritornare indietro di anni tra diete e creme, quando invece dovremmo semplicemente essere consapevoli che c’è il momento di essere la gnocca in costume e c’è il momento di essere semplicemente in costume.
Perché per ognuna di noi in realtà c’è sempre il momento giusto.
E allora freghiamocene dei paragoni.
Sarò la ciambella in una piscina colma di fenicotteri rosa, ma non per questo non degna di galleggiare pure io.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.


Ogni sacrosanto giorno

Mettere pressione o “fretta” alle persone di dimagrire spesso porta all’effetto contrario, perché non tutti dimagriscono rapidamente, magari stanno facendo molta fatica a scendere anche solo di un chilo, magari erroneamente non mangiano manco più e nonostante questo la perdita di peso non si nota, magari non possono permettersi economicamente trattamenti o palestra, magari sono pigri ma cercano di fare il possibile con i loro tempi…

Per tutte queste persone anche mezzo etto perso è un successo ENORME e uscirsene con frasi del tipo “dovresti fare così se vuoi davvero perdere peso“ o “quando vai in palestra?” o “ma non eri a dieta?” le smontano, le umiliano, e fanno sentire che per quanto ci si sforzi non sarà mai abbastanza.

Vi siete mai chiesti perché si vede poca gente con problemi di obesità in palestra? Ve lo dico io, che dieci anni fa quando ero magra ci andavo ed anche volentieri ed ora solo la parola mi manda in crisi. Non perché siamo tutti pesaculo che non vogliono far fatica, ma perché tante volte andare in palestra è come salire al patibolo, sotto lo sguardo di sufficienza di chi è in forma o perlomeno atleticamente passabile, dove lo spogliatoio è una camera di brusii e risatine verso la tua persona… e poi ti insacchi in tute non pensate per un corpo come il tuo, che ti mettono ancora più in evidenza tutti i difetti, che ventimila specchi in sala pesi saranno pronti a ricordarti ogni secondo di quella dannata ora in palestra.

Tu sarai lì che ci provi a fare gli squat, mentre la maglia ti si arrotola a tapparella, e spesso l’unico “squat” che sentirai sarà in realtà il rumore della tua ciccetta sudata che sballonzola, pedalerai per interminabili minuti trasudando anche l’acqua del battesimo, ti sottoporrai ad estenuanti circuiti. Ma per quanto tu ti possa impegnare, ci sarà sempre qualcuno che preferirà stare a guardarti anziché pensare al suo di allenamento.

Se non si ha una gran forza di volontà è facile allora gettare la spugna. Perché sinceramente, chi ce lo fa fare di diventare lo show comico di punta della giornata? Facile parlare di “ma devi amare te stesso” , “eh ma un po’ di autostima!” o “l’autostima devi creartela da te” se poi appena metti piede fuori di casa è un campo minato di giudizi (e a volte non serve neanche uscire di casa che ci pensa la famiglia a fare il lavoro sporco).

A nessuno piace essere definito “grasso”. A nessuno. E’ il rispetto che serve. NON ESALTARE MA RISPETTARE. Perché non è neanche giusto esaltare l’eccessivo sovrappeso come “ciccia è bello abbasso le ossa” o l’eccessiva magrezza, perché si darebbe un messaggio nuovamente errato.

Eh sì, cari dispensatori di osservazioni, chi è “grasso” sa di essere “grasso” e sa che a certi livelli non fa bene per la salute senza bisogno che gli venga ricordato OGNI SACROSANTO GIORNO.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.