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Come si fa ad essere felici e grassi allo stesso tempo?

Come si fa nella nostra società ad essere felici e grassi allo stesso tempo?
Forse non si può, oppure forse si può. Ecco la mia, personale, testimonianza. Io “D” Donatella. 100 kili di pura allegria. Mi racconto così senza troppi peli sulla lingua.

Mi chiamo “D” e sono gravemente obesa. Fin da piccola, per via di una malattia che mi ha colpito alla tenera età di 5 anni, ho ingerito molti farmaci, che uniti fra loro mi hanno fatto gonfiare molto. Mi sono quindi trovata a soli 8 anni ad esser più grassa delle mie amiche. Col tempo la malattia si è alleggerita, lasciando lo spazio alla vita, che molto spesso sa essere crudele. Alcune volte venivo derisa per strada perché ero troppo grassa, ma io temeraria e fiera di me, e della mia forza, ho continuato a camminare a testa alta.
Poi un giorno mi sono sentita abbandonata da chi aveva promesso di restarmi sempre accanto.
E così dopo questo dolore, che inizialmente non sono stata capace di affrontare, mi sono rifugiata in un mondo tutto mio.
Lì il cibo era mio amico, mi faceva sentire bene, mi faceva sentire amata.

Poco tempo dopo però si era sviluppata una grande grave dipendenza. Un circolo vizioso.
Il cibo mi dava gioia ma mi rendevo conto che mi stava anche uccidendo.
Così dopo tanti tentativi, tante lacrime e dolore, ho imparato che il cibo da tanto piacere, ma che bisogna saperlo dosare.

L’obesità è la malattia del cuore. Non è mangiando che si colma il vuoto che sentiamo. Il cibo ci dà gioia momentanea, ma siamo noi che dobbiamo costruire la nostra felicità, giorno per giorno.
Ricordatevi, nulla può riempire un vuoto però possiamo imparare a convivere con quel dolore e imparare ad amarci per quello che siamo. Perché siamo tutte stupende.

Donatella Fenio

Mi chiamo Donatella Fenio, sono nata a Salerno. E sono una persona molto positiva. Odio ogni tipo di discriminazione, ed amo scrivere. Ho già pubblicato il mio primo romanzo Il segreto di Gabrielle Ross un thriller erotico che parla della violenza sulle donne. Amo la vita e tutte le sue sfaccettature.
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Ogni sacrosanto giorno

Mettere pressione o “fretta” alle persone di dimagrire spesso porta all’effetto contrario, perché non tutti dimagriscono rapidamente, magari stanno facendo molta fatica a scendere anche solo di un chilo, magari erroneamente non mangiano manco più e nonostante questo la perdita di peso non si nota, magari non possono permettersi economicamente trattamenti o palestra, magari sono pigri ma cercano di fare il possibile con i loro tempi…

Per tutte queste persone anche mezzo etto perso è un successo ENORME e uscirsene con frasi del tipo “dovresti fare così se vuoi davvero perdere peso“ o “quando vai in palestra?” o “ma non eri a dieta?” le smontano, le umiliano, e fanno sentire che per quanto ci si sforzi non sarà mai abbastanza.

Vi siete mai chiesti perché si vede poca gente con problemi di obesità in palestra? Ve lo dico io, che dieci anni fa quando ero magra ci andavo ed anche volentieri ed ora solo la parola mi manda in crisi. Non perché siamo tutti pesaculo che non vogliono far fatica, ma perché tante volte andare in palestra è come salire al patibolo, sotto lo sguardo di sufficienza di chi è in forma o perlomeno atleticamente passabile, dove lo spogliatoio è una camera di brusii e risatine verso la tua persona… e poi ti insacchi in tute non pensate per un corpo come il tuo, che ti mettono ancora più in evidenza tutti i difetti, che ventimila specchi in sala pesi saranno pronti a ricordarti ogni secondo di quella dannata ora in palestra.

Tu sarai lì che ci provi a fare gli squat, mentre la maglia ti si arrotola a tapparella, e spesso l’unico “squat” che sentirai sarà in realtà il rumore della tua ciccetta sudata che sballonzola, pedalerai per interminabili minuti trasudando anche l’acqua del battesimo, ti sottoporrai ad estenuanti circuiti. Ma per quanto tu ti possa impegnare, ci sarà sempre qualcuno che preferirà stare a guardarti anziché pensare al suo di allenamento.

Se non si ha una gran forza di volontà è facile allora gettare la spugna. Perché sinceramente, chi ce lo fa fare di diventare lo show comico di punta della giornata? Facile parlare di “ma devi amare te stesso” , “eh ma un po’ di autostima!” o “l’autostima devi creartela da te” se poi appena metti piede fuori di casa è un campo minato di giudizi (e a volte non serve neanche uscire di casa che ci pensa la famiglia a fare il lavoro sporco).

A nessuno piace essere definito “grasso”. A nessuno. E’ il rispetto che serve. NON ESALTARE MA RISPETTARE. Perché non è neanche giusto esaltare l’eccessivo sovrappeso come “ciccia è bello abbasso le ossa” o l’eccessiva magrezza, perché si darebbe un messaggio nuovamente errato.

Eh sì, cari dispensatori di osservazioni, chi è “grasso” sa di essere “grasso” e sa che a certi livelli non fa bene per la salute senza bisogno che gli venga ricordato OGNI SACROSANTO GIORNO.

Silvia Massaferro è un’appassionata di fotografia, antiquariato e…piante grasse, alla quale si sente molto affine! Osserva la vita da un punto di vista tutto suo, con ironia ed un tocco di sarcasmo.

CAMBIAMENTI DI VITA E PROGETTI LUMINOSI

Era da un po’ di tempo che non scrivevo sul blog ma molte cose sono cambiate nella mia vita.

Il Paese è la prima cosa, ora vivo in Inghilterra sono venuta solo ed unicamente per cercare di realizzare i miei sogni che non ve li posso raccontare perché quelli sono segreti.

Comunque torniamo a parlare di cose serie.

Fin da quando ero ragazzina ho sempre voluto fare qualcosa per aiutare gli altri non sapevo ancora cosa anche perché credevo di essere parecchio inutile.

Ho pensato anche di studiare medicina, insomma chi meglio dei dottori per aiutare gli altri no? però avevo paura di fare del male più che aiutare quindi decisi che non era proprio la carriera adatta a me.

Per qualche anno ho accantonato questa idea di cambiare le cose perché non ero sicura di me stessa e delle mie capacità come ho detto prima credevo di essere parecchio inutile  e il fatto che non mi sentivo a mio agio con il mio corpo ha influenzato molto tutto questo perché mi guardavo allo specchio e mi vedevo esattamente come le altre persone mi descrivevano “grassa” “brutta” e così via non sto qui ad elencarli tutti perché sono troppi ma noi li conosciamo bene uno per uno.

Poi da qualche anno a questa parte sono cambiata tantissimo ed ho iniziato a vedermi diversa, ovviamente ho fatto tanti cambiamenti nella mia vita, tra cui quello di lasciare il mio ex fidanzato che più che aiutarmi mi metteva giù di morale con violenza non tanto fisica ma psicologica e quella ti distrugge dentro proprio come una bomba atomica.

Scriverò anche su questo prossimamente ma ora passiamo alle cose che contano davvero.

Torniamo a parlare dello specchio e voglio delle risposte sincere da parte vostra.

Quanti hanno desiderato almeno 1 volta spaccarlo?

Io dai miei 5 anni ai miei 18 tutti i giorni avevo questo desiderio perché lui faceva vedere quello che consideravo la peggior parte di me.

Poi come ho detto tramite cambiamenti il mio rapporto con lo specchio è migliorato e non per essere narcisista ma mi piace quello che vedo, so che non sono come tutti vorrebbero ma io sono estremamente felice e fiera di me stessa che non riesco a vedere niente di negativo, solo di positivo.

Quello che per me prima era un fardello è diventato un vanto e ne vado fierissima.

Ora voglio parlarvi di progetto, che mi sta veramente a cuore e prima vi spiego com’è nato.

Un bellissimo giorno ero sdraiata a letto che pensavo a delle cose (che non erano inerenti al pensiero che mi era venuto dopo) e mi capita di guardare appunto lo specchio e di come in realtà la maggior parte dei nostri complessi nasce proprio da quel riflesso dove noi accuratamente cerchiamo mille difetti e la prima frase che ci viene in mente è “Se avessi…”.

Ognuno ha il suo “se avessi” e sono sicura che mentre leggerete questa frase vi verrà in mente il vostro.

E questo è un discorso generale che comprende tutte le categorie e non ne esclude neanche una, nemmeno Kate Moss si salva questa volta.

Quindi ho concluso che è il primo nemico di qualsiasi persona è lo specchio perché è tramite lui che poi diventiamo noi stessi nostri nemici.

Si nostri nemici perché poi iniziamo i mille discorsi in testa, usciamo di casa e ci sentiamo inadeguati e così via ed è solo una piccola parte di quello che poi ti porterà ad una voragine e da questa voragine non sono in pochi a salvarsi in tempo purtroppo.

Ecco che allora ho pensato “Ma forse la nostra battaglia per cambiare le cose inizia proprio a casa nostra… Forse prima di combattere la società dovremo combattere contro la nostra immagine riflessa, dovremo combattere contro lo specchio”.

Dobbiamo metterci davanti a quella che per noi è un ordigno del male ed iniziare ad elencare non i nostri difetti ma bensì le nostre qualità e dobbiamo iniziare anche a prenderci un po’ in giro perché fidatevi questo fortifica tanto e sapete perché; Perché quando una persona vi prenderà in giro o dirà qualcosa sul vostro corpo lo farà con cattiveria e cosa c’è di meglio di mettersi a ridere e fare una battuta su se stessi?

Per prima cosa sicuramente vincerete in simpatia ed in seconda cosa la persona che aveva cattive intenzioni penserà due volte prima di aprire bocca ancora per cercare di criticarvi perché sarete così splendidamente pieni di voi stessi che quello che è l’opinione altrui vi entra da un orecchio e vi esce dall’altro.

Ed è così che è nato prima l’hashtag #fightagainstthemirror (lotta contro lo specchio) su Instagram e poi la pagina con lo stesso nome che vi lascio qui tra parentesi (fight_against_the_mirror_)

Non vi potete sbagliare il logo della pagina è questo.

Comunque, perché l’ho fatto?

Perché ho voglia di raccontare esperienze di persone che sono riuscite a sconvolgere la loro vita e sono rinate, voglio far vedere che diverso è bello è splendido e che ognuno è un’opera d’arte a modo suo.

Ma non voglio solo raccontare, io voglio aiutare, voglio ascoltare e voglio stendere la mano alle persone che ne hanno bisogno e che non hanno nessuno con cui parlare perché hanno paura di essere giudicati o paura di non essere capiti.

Credo e voglio fare la differenza, in questo mondo dobbiamo sempre essere pronti ad aiutare il prossimo noi siamo anime non corpi.

Siamo luce e dobbiamo illuminare chi è nel buio finché non arriva alla fine del tunnel e trova la sua stessa luce.

Oggi vi lascio con questo pensiero: Prendete per mano e illuminate la vita di qualcuno perché basta guardarvi attorno per vedere che ci sono tante persone che vivono nel buio.

Quella luce che donerete all’altro vi tornerà indietro perché la vita è un cerchio e tutto quello che si fa ritornerà in versione doppia nella vostra vita.

Non posso definirmi una persona molto cristiana ma c’è una frase nella bibbia con cui mi trovo molto d’accordo e la condivido con voi e vi lascio liberi di interpretarla come volete

“Voi siete la luce del mondo: non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone”.

Un abbraccio e non dimenticatevi di accendere la vostra luce interiore.

Estela

Uno spirito libero e avventuriera. Con la passione per la recitazione che sogna ogni sera il suo discorso per quando riceverà l’Oscar.
Follemente innamorata della vita e amante delle sue curve.
Mai smettere di sognare e combattere per ciò che vuoi,metti i tuoi sogni in tasca e portali sempre con te e questo ti ricorderà che sei ancora vivo”.
Estela Regina Baroni

STRIKE A POSE – curve, casting e passerelle.

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Sfilata di Carrie Bradshaw in Sex and the City: un “break  a leg” (lett.”rompiti una gamba”, ovvero il nostro “in bocca al lupo”) preso un po’ troppo alla lettera… Da https://www.ternechave.net/moda-2/sarah-jessica-parker-su-quell-infame-carrie/

Estate 1999: “Ciao magre” e ” Che fai, mangi salame?” “Non han mai fatto male tre fette di salame, Levoni manda al mare la moda alimentare” (pubblicità salumi Levoni del 1998) sono stati i primi timidi tentativi di invertire alcune tendenze del mondo della moda. Lentamente, ma incessantemente, come la più testarda delle gocce cinesi, hanno lavorato ai fianchi del mondo della moda, provvedendo ad arrotondarli. Come donna comanda.

Sebbene al momento si sia presa un periodo sabbatico, “Ciao Magre” è stata la prima vera agenzia italiana di modelle curvy, lanciata del brand Elena Mirò nel 1999 (e a cui la scrivente non partecipò per 5 centimetri del piffero – Grrr). In 20 anni ha provveduto a rimettere in discussione il canone 90-60-90 (anche meno), introducendo modelle che ora chiameremo curvy (e anche plus size), a “ingentilire” anche i capi dedicati alle taglie non esattamente “canoniche”: anche se la strada è ancora lunga, e siamo ancora distanti da paesi come gli Stati Uniti, in cui concetti come inclusività e diversità fanno parte del bagaglio culturale di ogni studente di moda, si potrebbe affermare che…eppur si muove: basta fare la più banale ricerca Google, e vedere quanti annunci ci sono per la ricerca di modelle curvy, anche da parte delle aziende di intimo (i più maliziosi potrebbero obiettare che è in realtà tale ricerca viene fatta per evitare l’effetto “busta di patatine”).

Le motivazioni per fare un casting (una sfilata o un concorso) possono essere diverse: dallo scoprire lati di sé che non si conoscevano, al vedersi sotto una nuova luce per qualche ora, fino a scoprire che un gioco può anche diventare una professione: allora perché non provarci? Perché non vivere l’ebrezza della passerella (o di un casting) per un giorno?  Avendo sempre in mente però che c’è anche il rovescio dark di tutte quelle pailettes luccicose, che “comandare è fottere” non è solo il libro scritto dall’ex direttore della LUISS, Pier Luigi Celli, e che ci sono tanti guru, ma anche tanti paraguru.

Per il resto…buona fortuna! E divertitevi!

Caterina Argentieri

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Logo agenzia “Ciao magre” (1999). http://www.ciaomagre.com/

Caterina Argentieri
#CurvyPrideBlogger

Chi è Caterinasognatrice come i Pesci, inarrestabile come il Capricorno, che è il mio ascendente. E che panorama che si vede da quassù! Dopo mille e una battaglia, riapro il cassetto dei miei sogni, li tiro fuori, e mi preparo a realizzarli. Uno ad uno.

Il sovrappeso. Un incubo. E la mia mente alla ricerca di un modo per dimagrire e compiacere il mio uomo

Una nostra amica che vuol restare anonima ci racconta la sua storia. Una storia che riguarda tante di noi: cercare di essere “altro” per piacere al nostro “uomo”. Ma siamo proprio sicure che stiamo insieme alla persona giusta?

Sono una di quelle donne che ha vissuto sempre in conflitto col proprio corpo, il sovrappeso. Un incubo. Ho imputato a questo quasi tutti i miei fallimenti.
Ho alternato periodi di forte sovrappeso a periodi che io chiamavo di “normalita” e in uno di questi ho incontrato l’uomo che sarebbe diventato mio marito.
Tutto bello e fantastico fino a quando il mio essere ha ricominciato a bussare incessantemente e i chili arrivavano senza chiedere il permesso, uno sull’altro gravando sulla mia impotenza.
Bene. Da lì il suo graduale rifiuto, anni chiusa a dormire in un’altra stanza, il mio respiro era grasso colato che dava fastidio, la mia voce era grasso colato che dava fastidio e la mia mente viaggiava solo alla ricerca di un modo per dimagrire e compiacere il mio uomo.
La solitudine interiore mi ha psicanalizzata portandomi a valutare semplicemente l’allontanamento delle persone negative dalla mia vita.
Un giorno guardandomi allo specchio e parlando con me stessa esclamo: “Sei bella, ti manca solo la libertà di pensare e agire con la tua testa“.
Oggi? Beh oggi sono sempre io con i miei 98 chili, mangio se ho fame e non mangio se non ho fame.
Donne morbide ricordatevi che non siamo noi quelle sbagliate, le menti chiuse sono sbagliate e per fortuna non ce ne sono molte, ovviamente dobbiamo accettarci per come siamo e se non ci vogliono è solo un problema loro….
A proposito sono divorziata 😜

“Bodypositive” cat walk Laura Brioschi Project – Onlus

3 Marzo 2019
Duomo di Milano.

Qui si è svolto il Flash Mob #BODYPOSITIVE più importante d’Europa, con lo scopo di unire uomini e donne di diversa  forma fisica, età, etnia, orientamento sessuale ed eventuali deficit per trasmettere positività ed accettazione verso se stessi.
“Ci spogliamo dai pregiudizi”, dice Laura Brioschi, modella curvy ed infuencer da quasi 500K che ha ideato ed organizzato la manifestazione.
Questo evento ha ufficialmente inaugurato la nascita dell’Associazione Body Positive Catwalk, organizzazione NO-PROFIT in tutela dei diritti del cittadino, istituita da Laura ed il suo compagno Paolo Patria con lo scopo di creare eventi internazionali che aumentino la consapevolezza di se stessi ed il senso di aggregazione così da abbattere sempre più ogni tipo di discriminazione ed il bullismo.
E’ possibile entrare a far parte di questa già solida e numerosa community iscrivendosi tramite questo link: DONATE BodyPositiveCatWalk ONLUS 

Comunicato Stampa in pdf: ITA – CS BPCW 19 – Body Positive Catwalk

Su instagram oltre al profilo @bodypositivecatwalk è possibile vedere l’evento sotto gli hashtag:

  • #bodypositivecatwalk
  • #onlusbpcw
  • #laurabrioschiproject
  • #patriosky.

Tra le ragazze di Curvy Pride hanno partecipato:

  1. Valentina Parenti: nik ig “momincolors”
  2. Silvia Corradin: nik ig “sharonsly15”
  3. nik ig blondy_curvy

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Valentina Parenti fotografata da Red Beard Hp

Valentina Parenti, 34 anni oggi, socia Curvy Pride da Settembre 2018 proveniente da Parma, selezionata, ha deciso di partecipare per un riscatto personale, reduce da un’intervento maxxillo facciale post incidente stradale all’età di 6 anni in cui ricorda che i medici le dissero “non farà la modella”, un seno prosperoso in cui nell’adolescenza non sono mancate le critiche tipo “hai un bel viso ma dovresti dimagrire (anche se era una 42/44)” e due cesarei che le han cambiato l’estetica pensa che bisogna accettarsi per come si è senza troppe ossessioni.

“E’ Stata un’esperinza davvero emozionante che ha riportato alla luce un po’ di timidezza, ma davvero rigenerante per l’autostima. E’ Bellissimo sapere che 150 ragazze/i abbiano esposto le proprie imperfezioni per condividere che non devono esserci canoni  di bellezza giusti e sbagliati ma è proprio l’essere “D I V E R S I ” che ci rende unici e meravigliosi”.

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Valentina Parenti mentre viene fotografata da Rodney Pedrosa

Silvia Corradin di bologna anni quasi 45 ha partecipato all’evento di Laura Brioschi.

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Silvia Corradin

“La cosa bella è stata ritrovare (oltre ad alcuni visi conosciuti che fanno parte anche di Curvy Pride) persone di diverse etnie, problemi fisici differenti e alcuni particolarmente gravi, ma tutti/tutte con il sorriso sul volto e fiere di ciò che volevamo trasmettere! È stata veramente una bella emozione e esperienza”

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Silvia Corradin

#Educareallafelicità, da bambini

I bambini felici, da grandi, diventano adulti felici che cresceranno altri bambini felici, un circolo virtuoso che si ripete all’infinito

Per contrastare il bullismo in Danimarca hanno adottato nelle scuole il “monitoraggio del benessere” che consiste in un sondaggio grazie al quale è possibile comprendere l’ansia sociale generata dall’accettazione degli altri.

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Il benessere a scuola è fondamentale, non si può imparare se si ha paura, se non ci si sente accettati, dal gruppo del pari e degli adulti, protetti, riconosciuti, stimati.

E’ una sensazione devastante quella di non sentirsi accettati dagli altri, è quindi fondamentale cercare di insegnare ai bambini fin dall’età prescolare il rispetto e l’amore reciproco.

Per questo motivo avevo partecipato a un contest nella mia città (PARMA) proponendo il “Festival della Felicità” , un’evento con lo scopo di diffondere l’accettazione di sé e degli altri in tutte le sue forme, cercando di cambiare la percezione visiva che porta a comportamenti pericolosi per se e gli altri.

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poster per il contest – IDEA FESTIVAL

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poster per il contest – IDEA WORKSHOP

Le motivazioni che mi hanno portato a questa idea è basata sulla discriminazione di genere, razziale, di peso, di colore, di nome. Fin da bambini abbiamo la percezione deviata di ciò che è bello. Cresciamo pensando di essere DIVERSI. Diversi e sbagliati.Sarebbe interessante se fin da piccoli ci educassero alla felicità con l’obiettivo futuro di più relazioni sane, amicizie, condivisioni con mente e cuore aperti.

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“MAMMA sei l’allegria” – cit. mio figlio 4anni e 1/2

Una ricerca mondiale analizza i dati di felicità/infelicità e l’italia nel 2018 aveva Net Happiness Index (NHI) pari al 47%,  collocandosi a metà classifica.

Uno dei parametri utilizzati è lo stato di istruzione: le persone con un più alto livello d’istruzione dimostrano una felicità maggiore. Questo dovrebbe farci pensare ulteriormente; pensate se a scuola fosse possibile apprendere con la risata. Ricerche dimostrano che quando ridiano emaniamo endorfine capaci di farci apprendere più velocemente.

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dal libro “Educare alla felicità, nuovi paradigmi per una scuola felice”

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Nella mia esperienza la felicità è proprio un MODO DI ESSERE, si pensa sia effimera ma io credo che sia anche nell’accettazione di quello che si è, nella realizzazione della vita (lavoro, famiglia ecc).La felicità non è una meta ma è in tutto il percorso.Imparare ad apprezzare ogni giorno come se fosse l’ultimo, essere grati di quello che si ha, aiuta il nostro benessere psico-fisico.Insegnamo ai bambini le emozioni, la consapevolezza emotiva, l’AUTOSTIMA e ad apprezzare ed amare la vita.20160425_120944(0)     Valentina Parenti