IMperfetti PROGETTO FOTOGRAFICO IN ARRIVO L’EDIZIONE 2023

Imperfetti è un progetto fotografico ideato nel 2021 dalla fotografa marchigiana Simona Mancuso per raccontare e raccontarsi di paure, debolezze, imperfezioni che ci rendono fragili ma unici e che fanno parte della natura umana. Ho scoperto dell’esistenza di questa idea fotografica attraverso la condivisione di stories instagram della @Bodypositivecatwalk e ho subito contattato Simona per proporre un’edizione di gruppo su Parma con le ragazze di @Felicita.formosa

Simona crede immensamente nella divulgazione di un pensiero “imperfetti” e per prima si è messa a nudo raccontando le sue fragilità.

Nel gruppo Facebook dedicato scrive:Oggi vorrei mostrarvi questa fotografia per farvi capire, nella pratica, cos’è Imperfetti e come sarà impostato. Ho scattato questo autoritratto circa due anni fa, per raccontare una storia che ho vissuto in prima persona.

Questa è la mia storia: Anni fa ho iniziato a soffrire di ansia ed attacchi di panico. Ogni cosa improvvisamente per me aveva assunto un aspetto diverso: la vita quotidiana che qualche giorno prima vivevo con tranquillità, ora mi terrorizzava. Avevo paura di uscire. Mi ritrovavo nel vagone di un treno e mi mancava l’aria. Non riuscivo a restare ferma sulle poltrone di un cinema senza che il mio cuore iniziasse a battere all’impazzata, con il vuoto della sala che mi spezzava il respiro. Stavo seduta al tavolo di un ristorante e tutto intorno a me sembrava estraneo: le persone, gli oggetti, le mie mani. Avevo un senso di oppressione nel petto costante, paura di morire, pensieri bui e pesanti che mi attraversavano la mente, riempendo letteralmente il mio cervello di scariche elettriche che non mi lasciavano riposare la notte. Per me il periodo iniziale è stato come vivere ogni giorno senza luce. Senza sapere cosa mi stava succedendo, senza riuscire a comprendere, senza riuscire più a riconoscere né la mia mente né il mio corpo. Per un po’ di tempo ho provato a far finta di nulla, cercando di ripetere a me stessa che si trattava solo di episodi isolati, che forse ero solo un po’ stanca, che magari era colpa del freddo se passavo le mie giornate a tremare tanto da non riuscire più a tenere neanche in mano una penna e scrivere. Ho cercato di nascondere la cosa finché non sono arrivata al limite. L’unico pensiero che avevo nella mia mente, in ogni istante, era che in me c’era qualcosa che non andava. Qualcosa che prima d’ora non avevo mai conosciuto, mai provato: qualcosa che dovevo nascondere a chi mi stava intorno per non essere additata come strana e per non suscitare rabbia o delusione. Avere accanto qualcuno che non cerca di comprenderti e che appesantisce ancor di più una situazione già molto difficile e delicata, è semplicemente l’ennesimo macigno che ti opprime il petto. Finché un giorno, quando tutto era diventato troppo pesante da sopportare, mi trovai a ad avere il terrore di compiere azioni spropositate: non prendevo più nemmeno l’auto per la paura di non riuscire a controllare le mie azioni ed i miei pensieri e farmi del male. Fu in quel momento che trovai la forza di chiedere aiuto. E nonostante in quell’istante mi sentissi tremendamente in colpa ed ancora più “anormale” per il semplice fatto di aver cercato qualcuno che venisse in mio soccorso, quello fu il primo passo che cambiò ogni cosa. Avevo iniziato a comprendere, a capire, a mettere in fila ciò che mi succedeva e ciò che provavo. Poco alla volta il buio che avevo attorno e nella mia mente, cominciò a cambiare colore, ad apparire una – seppur fioca – fiammella di luce. Fu come fare di nuovo ogni cosa per la prima volta: guardare un film, stare in mezzo alle persone, prendere un treno, riuscire a ricordare i miei sogni, guidare l’auto, mangiare, fare la spesa, camminare da sola. Iniziai a comprendermi ed a capire questa nuova parte di me, a riconoscere quando era il momento per concedermi un po’ di riposo dal mondo affrontandolo a piccole dosi, scansando tutto ciò – cose e persone – che mi creava disagio. E poco alla volta, anche se diversa, la luce tornò.”

È emozionante leggere da spettatori i vissuti di altre persone ed è anche curativo mettere nero su bianco le difficoltà che affrontiamo nel corso della vita. Nonostante la mia corazza a volte un po’ cinica e polemica, ho dentro di me amore e carità e quando qualcuno è in sincere difficoltà sono la prima a tendere la mano.

All’edizione di Imperfetti con luogo Parma avvenuta all’inizio 2022 hanno partecipato 11 donne: Beatrice, Valentina (io), Maria Pia, Martina, Azzurra, Romilda, Miss Valentine, Julieta, Ursula, Federica R., Federica A. Ognuna di loro ha reso indelebile la propria storia, vi invitiamo a leggere i racconti che potete trovare sui canali social di Imperfetti o Felicità Formosa.

Colgo l’occasione per annunciare che presto ci sarà una nuova edizione a Parma (probabilmente a fine febbraio 2023) aprendo l’invito anche agli uomini. Il gruppo è già numeroso ma sono ancora aperte le iscrizioni: per candidarsi è sufficiente scrivere un’email a felicitaformosa.bv@gmail.com, presentandosi, indicando la città di provenienza, un recapito telefonico e scrivendo un racconto personale del proprio vissuto (potrete decidere se potrà essere pubblicato oppure no ma consigliamo di accettare la sfida che potrà essere curativa).

Vi anticipiamo intanto alcune indicazioni:

  • Non saranno necessari trucco, parrucco o outfit particolari (portate voi stessi nella vostra confort zone)
  • Lo shooting è gratuito, verranno divise le spese oggettive col numero di partecipanti. Ci impegniamo a lasciarle il più contenute possibile (nella prima edizione erano 14,00€ a testa, quest’anno sarà circa 20,00€. Questo importo è indicativo e potrà subire variazioni che verranno comunicate tempestivamente).
  • La location dello shooting sarà una sala posa noleggiata per l’occasione a Parma (il luogo esatto verrà comunicato per privacy solo alle partecipanti)

Vi aspettiamo! Valentina Parenti mail: felicitaformosa.bv@gmail.com

Questo articolo è scritto da Valentina Parenti che dedica il suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog. Un grazie a tutti i soci e le socie che si impegnano nel volontariato.

Valentina Parenti https://www.instagram.com/valentina_incolors/ sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale, per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

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I LOOP DI AGATA – MIA ADORATA SOLITUDINE

Questo è il diario di Agata. Chi è Agata? Sono io, sei tu. È la tua migliore amica, tua sorella, la vicina di casa che canta mentre stende i panni. È la donna romantica che piange guardando un film, la guerriera che si sveglia presto per andare al lavoro e che si destreggia tra figli, famiglia e doveri. Agata convive con i suoi loop, invadentissime paranoie tutte femminili che la mettono spesso in difficoltà di fronte alle cose della vita. Adesso ha deciso di tenerne un Diario. Un bel Diario in cui scrivere tutto quello che le passa per la mente. Per scoprire se riesce a conoscersi un po’ di più, per condividere i suoi pensieri. Per se stessa, per te.

Caro Diario,

oggi parliamo di solitudine. Vorrei scrivere soltanto nella mia testa ciò che il mio cuore detta, ma temo che ascoltarmi troppo possa alla fine essere deleterio. Sono nella mia fase “by my self” . Mi spiego subito. Ho voglia di stare da sola, anche messaggiare è diventato pesante. I social? Ah, se solo potessi disfarmene! Ho sviluppato un’intolleranza verso il genere umano. Faccio proprio tanta fatica a comprendere, a tollerare e a giustificare certi comportamenti. La superficialità del non pesare ciò che si dice o si scrive mi lascia basita. Che siano offese o complimenti, vengono usate parole o frasi a sproposito senza prendere minimamente in considerazione il prossimo. Siamo tutti l’amore di tutti, siamo tutti i preferiti di tutti. Ti amo, ti adoro e sei meravigliosa/o come se non ci fosse un domani. Senza alcun nesso.

Non sono qui a dirti che vorrei cambiare il mondo perché sarebbe piuttosto presuntuoso da parte mia, ma vorrei tanto premere un pulsante ed essere su un’isola deserta e non sentire più niente. Unica postilla? Mi mancherebbero i miei figli! Penso che perderei completamente l’orientamento senza di loro. Sì, lo so, sono incoerente ma sono il legame più forte che ho e mi è davvero difficile separarmi da quei tre. La settimana scorsa sono stata via 2 giorni e mi mancava l’aria. Non vedevo l’ora di rivederli e di risentirmi di nuovo a casa. Lo ammetto, non mi era mai capitato. In tutta la mia esistenza non mi sono mai sentita a casa da nessuna parte, se non dove ci sono i miei figli. Loro mi tengono radicata qui, altrimenti il mio trolley ed io saremmo sempre in movimento. Spesso mi domando come sia possibile. Voglio dire, sono passata dal desiderare morbosamente l’attenzione di tutti al rendermi conto di poterne fare a meno. Il risultato è che ogni tot di tempo necessito di stare solo con me.

La mia pace è dentro di me! NON fuori.

Ho provato a spiegare questa mia esigenza ad un’amica. Lei pensa che io abbia questa necessità per raccontarmi che va tutto bene, ma io sono molto autocritica. Non mi racconto frottole. Credo semplicemente di aver perso troppo tempo a desiderare gli altri e quindi ora voglio me. Socializzo, interagisco e mi confronto. Ma fondamentalmente il momento migliore della giornata è quello in cui ho a che fare solo con me stessa. Una cosa che è mancata nella mia vita è sicuramente il non avere avuto periodi di solitudine. Nel senso buono del termine.

Il punto è che dopo la mia nascita sono stata abbandonata e per sopravvivere ho dovuto lottare da sola, sono emotivamente cresciuta da sola e continuo sempre emotivamente a viaggiare in solitaria. Nessuno sa chi sia davvero Agata. Mia madre mi ha sempre detto che io non sono una persona limpida. Ma non sono d’accordo. Io non voglio mancare di sincerità, fare del male o nascondermi, semplicemente non sono abituata ad aprirmi davvero. Il paradosso è che sono così perché ho collezionato una serie di cattive esperienze proprio con lei.

Con lei ho provato ad aprirmi quando venivo bullizzata, ottenendo come risposta che ero una visionaria. Ho provato a presentarle i miei fidanzati e a spiegarle come mi sentivo, ma lei ha risposto che si mettevano con me per i soldi o per una qualche malattia mentale. Perché? Per il mio aspetto esteriore. Sentendo queste frasi, non me la sono presa con nessuno, semplicemente mi sono chiusa e mi sono curata le ferite da sola. Una, due, tre volte e oggi continuo a fare così. Ma fin da piccola ero così. Sempre mia madre mi raccontava che ad un certo punto sparivo. Non avevo litigato con nessuno e non era successo niente di particolare, semplicemente mi isolavo. Conoscendomi oggi, dico che andavo a cercarmi perché sentivo il bisogno semplicemente di ME!

Quando credo di conoscere o di aver conosciuto qualcuno che possa davvero aiutarmi a lasciarmi andare, mi blocco e scelgo ancora una volta di fare un sorriso e dire che va tutto bene. A volte credo che chiedere ad una persona come sta sia solo una formalità.

Mi sono ritrovata un sacco di volte a leggere post sui social. Post all’ospedale, post di un lutto, post pubblicati per attirare like o commenti. Premetto che è normalissimo che ci siano tali post, però ecco io sono una che se legge che stai male, ti scrive in privato perché non voglio che il mio interesse per te si perda negli altri 100.000 commenti. Voglio che tu sappia che ci sono davvero e che per questo mi sono presa la briga di scriverti in privato. I commenti sotto li trovo dispersivi e mettono ancora più in evidenza lo stato di solitudine. Ma questa sono io, a volte semplicemente non si sa davvero cosa dire.

La verità è che credo di non aver voglia di cambiare questo lato di me. La mia solitudine è preziosa e cerco di farne buon uso. Una volta mi sarei disperata e avrei fatto di tutto per non sentirmi in quel modo. Oggi invece ho imparato ad amare la mia compagnia, a coltivare rapporti sani che mi arricchiscano e soprattutto non catapultino il mio stato d’animo a picco come spesso è successo in passato. I momenti down sono normali ed è importante che ci siano ma non per mano di chi in fin dei conti alla tua vita non porta niente.

Io trovo che questa consapevolezza mi aiuti molto e che sia per me, Agata, il modo più sano di proseguire nel mondo. Molti non capiranno, ma a questo punto è sufficiente che sia io a comprendermi.

A presto, Agata

VOCE DEL VERBO DIS – FUNZIONALE

Con la parola disfunzionale si intende ciò che non corrisponde ai propri compiti o fini. Io direi più ciò che fa male. Esistono rapporti che ci causano ferite indelebili. I momenti difficili e i periodi dolorosi ci fanno cambiare. In questa rubrica vi racconterò alcune storie di vita di chi, in qualche modo, ce l’ha fatta.

La storia di Sonia e Cristina

“C’era una volta…” di solito le storie che hanno un lieto fine cominciano in questo modo. Peccato che non sempre finisca così, soprattutto nella realtà; o magari finisce bene ma attraversando momenti difficili. Di solito le personalità fragili si dividono in due categorie: quelle che con la loro fragilità si ergono a carnefici, cercando di emergere facendosi forti sugli altri, e quelle che per non essere escluse risultano vittime, fingendo di essere felici a essere bullizzate poiché vedono in quel momento un “avvicinamento” al branco.

Cristina era una ragazzina timida, molto timida, con una personalità fragile, come tutti; ognuno di noi ha delle fragilità più o meno palesate. Faceva la terza liceo quando la conobbi, aveva fatto il biennio in un’altra scuola e ad ottobre inoltrato si era unita alla mia classe. Non so se fu questo suo arrivare a percorso di studi già avviato che la mise automaticamente nell’occhio del ciclone di Sonia, oppure la sua personalità introversa.

Sonia era la classica bulla, una bulla bellissima, di status sociale alto. Negli anni ragionai sul fatto che probabilmente non aveva una famiglia felice alle spalle, perché sempre nella famiglia vanno ritrovati gli atteggiamenti disfunzionali che un adolescente apprende. Magari era troppo vista o magari lo era troppo poco, con la conseguente tendenza di farsi notare maltrattando chi era più debole o non riusciva a tirare fuori il carattere. D’altronde, davanti a tanti altri ragazzini che fanno branco prendendo come esempio il carattere forte dell’Alfa, a quell’età non è per niente facile farsi vedere forti.

Sonia maltrattava Cristina in maniera tremendamente cattiva. Davvero troppo cattiva per una ragazza di 15 anni. Non c’era occasione in cui non volassero dalla sua bocca commenti poco carini tipo: “Ecco la sfigata! Ma l’avete vista? Con quei capelli slavati e quei pantaloni bruttissimi! Io non la voglio in squadra con noi, sicuramente ci fa perdere”.

Immagine liberamente presa da Google

In tre anni di liceo non ricordo di aver mai visto Cristina sorridere. Era sempre sola, sedeva tra i primi banchi ai lati dell’aula perché erano gli unici che le lasciavano. Sonia le rubava le merendine o faceva in modo di farlo fare ad altre compagne del branco che pur di avere la sua approvazione facevano tutto quello che lei diceva.

Un giorno, a lezione di inglese, il disastro.

Sonia stava masticando una gomma ed era seduta proprio nel banco dietro a Cristina. In un momento in cui l’insegnante stava scrivendo i tempi verbali alla lavagna, le lanciò tra i capelli la gomma masticata. Cristina se ne accorse solo all’intervallo. I suoi occhi sono tuttora scolpiti nella mia mente: avevano un’espressione triste, lo sguardo abbassato pieno di vergona, come se fosse colpa sua, come se meritasse quella gomma masticata, come se meritasse quelle offese, meritasse di essere lasciata sola.

Ho sempre cercato di andare contro a queste dinamiche. Non volevo essere testimone silenziosa di queste situazioni. Non volevo lasciare Cristina da sola, ma ero una ragazzina anch’io, non avevo il carattere che ho oggi. Sapevo benissimo che se mi fossi avvicinata a Cristina, Sonia avrebbe emarginato anche me. Volevo cercare di rimanere in bilico tra due situazioni, come un funambulo su una corda, volevo mantenere in equilibrio due mondi che non avrebbero mai potuto convivere. Nel momento in cui mi avvicinai a Cristina mi resi conto che i miei timori erano fondati perché fui immediatamente esclusa da Sonia e dal BRANCO.

Due mondi così diversi non potevano coesistere. Ne presi coscienza e capii che nella mia vita non volevo avere a che fare con personaggi come Sonia, che era per me qualcosa di non funzionale che mi avrebbe fatto soltanto del male.

A quel tempo ero un soggetto sensibile. Le persone sensibili spesso sono anche plasmabili e manipolabili. Anche se sono diventata adulta, a tratti lo sono ancora. Quando non riesco a tollerare una situazione accumulo rabbia. Per certi versi è un problema, perché devo trovare il modo per scaricarla, ma per altri è la mia salvezza, perché mi spinge a prendere posizione e ad agire. Infatti fu proprio quella rabbia che mi salvò dal diventare una persona di cui mi sarei sempre pentita. Quella presa di posizione fu la scelta migliore: Cristina diventò la mia migliore amica. Grazie a lei e alla sua sua amicizia sviluppai la mia vera natura di protezione verso me stessa.

Ringraziamo tutte le socie e i soci che dedicano parte del loro tempo alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

Nata sotto il segno dei gemelli, Valentina ama tutto ciò che è passione allo stato puro. Le piace mettersi in gioco ed è appassionata di scrittura.
Laureata in comunicazione pubblicitaria, ha nel cassetto un libro che vorrebbe pubblicare.
Una delle sue passioni è parlare con gli sconosciuti, ascoltare le loro storie e sapere cosa li ha portati lì in quel momento.
Si definisce “Reporter di vite”, ed è proprio quello che fa attraverso il nostro Curvy Pride Blog.

RISCRIVIAMOCI L’ANIMA

La nostra amica Lina Serpico ci accompagna nel magico mondo della grafologia per conoscere meglio noi stessi e gli altri attraverso i segni grafici.

Una sorpresa inaspettata in una pigra domenica d’autunno

Mi chiamo Lina Serpico e ho 49 anni. Descrivermi in due righe non è facile perché una donna non è mai due righe; sono napoletana ma vivo da 26 anni nella calorosa Sicilia, sono mamma di due ragazze ormai maggiorenni, che vivono lontano per motivi di studio e per questo dico sempre che “Ho un cuore che parla tanti dialetti”.

Una domenica invernale di pochi anni fa, mentre fuori pioveva e la voglia di poltrire sul divano senza fare nulla mi stava assalendo, guardai la mia libreria sommersa di libri sparsi ovunque e un pensiero prese il sopravvento: mettere ordine. In quel periodo era come se la mia vita mi stesse un po’ sfuggendo di mano e dovevo pur cominciare da qualche parte, lo vedevo come un modo per riacchiapparla. Lì davanti ai miei occhi c’era già da dove cominciare a farlo. Tra le mani mi ritrovai  il mio vecchio libro di studi di grafologia. Qualcosa dentro mi suggeriva di non metterlo via con gli altri, così lo appoggiai sul tavolino, ripromettendomi di aprirlo presto. Quella sera lo feci prima di addormentarmi, giusto per rispolverare quello che avevo studiato negli anni addietro. Ancora non lo sapevo ma fu l’inizio di un viaggio: come un esploratore che ha la sua sacca ormai quasi vuota sulle spalle -così era la mia in quel momento- partii per il viaggio più bello: il viaggio nella mia anima.

Sfogliando le pagine, mi vedevo scrivere e notavo che in effetti la mia scrittura era impetuosa come i miei stati d’animo, che la mia calligrafia rapida era indice di nervosismo e vivacità; che il calibro piccolo che contraddistingueva la mia scrittura rispecchiava il senso d’inferiorità che in quel periodo io vivevo, che la distanza che avevo messo tra me e chi mi circondava si rifletteva  nella distanza che ponevo tra un parola e l’altra. Stavo analizzando me stessa attraverso la mia scrittura.

Ricordo che all’inizio ero sopraffatta e confusa e cercavo di capire cosa fare per migliorarmi, per sentirmi più a posto nella vita, come approcciarmi agli altri; volevo anche capire cosa gli altri si aspettavano da me. Per questi motivi ho ricominciato a studiare grafologia, ho analizzato la mia calligrafia e quella delle persone intorno a me, scoprendo moltissimo di quello che abbiamo dentro.

Ora sento che le mie conoscenze possono aiutare anche altre donne che vivono quelle stesse sensazioni ed emozioni e nei prossimi articoli vi aiuterò a capire  come i segni grafici di ognuno di noi nascondano i nostri tratti caratteriali. Vi assicuro che sarà un viaggio emozionante e illuminante, proprio come lo è stato per me.

Vi do appuntamento al prossimo articolo con una frase che amo:

“Se un uovo viene rotto da una forza esterna, la vita finisce. Se viene rotto da una forza interna, una vita inizia. Le grandi cose iniziano sempre da dentro”

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo articolo della nostra amica Lina Serpico. Ringraziamo tutti coloro che contribuiscono alla crescita del Curvy Pride Blog, impegnandosi nel volontariato.

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