LE PROFESSORESSE GIUSTE di Vanessa Spada

Durante la sua vita la nostra Vanessa ha incontrato alcune donne davvero speciali che l’hanno compresa e hanno tirato fuori il meglio di lei. Oggi le ringrazia e si lascia ispirare dal loro esempio.

Vanessa è entrata nella mia vita per caso. Avete presente il classico “fulmine a ciel sereno”? Ecco, proprio così. So che usare sempre frasi fatte non va bene, ma quest’amicizia è nata in questo modo, senza preavviso. Forse con alcune persone abbiamo più cose in comune di quanto non ci immaginiamo. Forse quest’ anno così assurdo può lasciarci in eredità cose inaspettate o forse, semplicemente, Curvy Pride ha fatto la sua magia e ci ha avvolte con la sua aura, catapultandoci in un mondo che non sapevamo esistesse. Abbiamo scoperto che la scrittura è un ottimo modo per comunicare e che ci permette di di far emergere i nostri pensieri.

Vanessa si racconta al nostro blog

“Se non riesci a dirlo, scrivilo!” Così mi disse mia madre, quando ero appena adolescente e le confidavo il mio malessere nel non riuscire ad esprimere quello che sentivo. Da allora feci tesoro del suo consiglio, scrivendo diari dove scaraventavo la confusione che si creava nella mia mente, scrivendo riconoscenti lettere alle amiche con le quali mi sentivo vista e poesie d’amore, mai consegnate ai ragazzi su cui fantasticavo.
Questo scrivere mi ‘sistemava’, districava quest’ammasso di emozioni e pensieri esoprattutto mi faceva sentire reale.
Frequentai l’Istituto Alberghiero a Casal Bruciato, dove ebbi la fortuna di avere una professoressa d’italiano che riconobbe in me la necessità di essere
guidata e la voglia di esternare ciò che sentivo. Tra una lezione e l’altra, un giorno, mi prese da parte e mi disse: “Tieni, leggi questo libro, è una storia d’amore, ti piacerà!”. Lo lessi in una notte, sentendomi grata e sbalordita dalla capcità che quella donna aveva avuto di vedermi per davvero.
A giugno del secondo anno, dopo una gita alla fonte dell’acqua Egeria, dove ci regalarono delle t-shirt, pensammo di scriverci una dedica di fine percorso, visto
che l’anno seguente ci avrebbero smistati in classi diverse, a seconda della specialità scelta da ognuno.

Chiedemmo anche ai professori di rilasciarci una dedica e la mia prof. di ricevimento scrisse “Aggredisci la vita, non le persone!” con tanto di smile. Io, che ero estremamente suscettibile in quel periodo, rimasi attonita di fronte a quelle parole. Mi ricordo proprio l’istante, la ventata che fece spalancare ‘sta finestra nella mia testa.

Per un lungo periodo fu la frase che condusse molte delle mie azioni. Non voglio farti pensare che divenni una specie di “Buddha de borgata”, che con i gomiti nel fango avanzava e sopravviveva alle tempeste ormonali… no, caro lettore, per molti anni continuai ad intermittenza ad aggredire quando non capivo.
A 21 anni approdai a Londra, più precisamente a Manor Park, dove feci la ragazza alla pari, in una famiglia italo-inglese, composta da Claudia, la mamma di Z. e G.. Claudia era una donna accogliente e il suo sorriso emanava una ricerca alla gioia che avrebbe influenzato anche il più depresso e introverso degli uomini. Parlammo a lungo e volentieri di arte, musica e libri. Mi consigliò numerosi libri che lessi con avidità, trovando in ognuno quello che cercavo, non sapendo nemmeno di averne bisogno. In una delle numerose conversazioni, mi disse: “Per me è molto importante mantenere le amicizie, nonostante la distanza e questa vita super busy”. Lei era nata in Inghilterra ma cresciuta a Testaccio, trasferitasi a Londra dopo la maturità; aveva amiche sparse tra Barcellona, Berlino, Italia e Irlanda e nonostante le migliaia di km che le divideva, il loro non era un rapporto a distanza, per lo meno con il cuore.
Quando tornai a Roma, a 23 anni, conobbi Roberta, cugina del mio fidanzato di allora. Se mi chiedessero di dare un volto all’empatia incornicerei uno dei suoi sorrisi. Lei, sociologa e autrice di numerose pubblicazioni, appena mi vide disse una cosa della quale ancora rido: “Ma questa non è troppo bona per te, Gianlù?!”
Ovviamente s’instaurò un rapporto fondato su una profonda complicità e fiducia, tanto da avermi permesso di diventare la compagna di giochi dei suoi figli, nonostante io e suo cugino ci lasciammo con leggerezza.

In tutti questi anni lei è stata la mia più grande fan e mi ha sempre incoraggiata a vedermi, nonostante io non mi sentissi in gradi di farlo. Ora ho 31 anni e vivo a Tavon, un piccolo paese circondato da montagne e boschi in Val di Non.

Qualche tempo fa ho conosciuto Curvy Pride e, durante un incontro online sull’autostima, la sensazione che ho avuto è stata quella di avere di fronte a me tutte le donne della mia vita, o, come mi piace chiamarle, le professoresse giuste!
Quelle che negli anni mi hanno aiutata a capirmi, a scoprirmi, ma soprattutto ad amarmi.
Questo scritto è dedicato a voi, alla vostra capacità di amare in forma gratuita e senza aspettative chi, come me, ha la fortuna di inciampare in questo meraviglioso gradino dal nome “Curvy Pride”.

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.


Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

AMARE ME STESSA E TROVARE IL SOLE DENTRO DI ME

C è la formula per ritrovare se stessi? Ho conosciuto Vittoria. Un vero uragano. Energia pura e tanta voglia esplodere. Vittoria ama il sole e il mare e crede che in essi ci sia la risposta. Il sole ed il mare sono dentro di noi. Siamo il deserto; pensiamo che non ci sia niente fino a che non ci imbattiamo nelle nostre oasi ed è allora che rinasciamo.

Mi chiamo Vittoria Pasca, ho 27 anni e abito a Porto Cesareo, un paese in provincia di Lecce. Ho sempre desiderato entrare nella community di Curvy Pride. Molti argomenti da Voi trattati sono per me, dei veri e propri punti di riferimento. Con determinazione, in questi anni, ho voluto intenzionalmente migliorare il mio aspetto interiore ed esteriore. Ho sempre avuto molta difficoltà ad accettarmi fino in fondo, ma dopo un faticoso e prezioso percorso, ora posso dire di aver raggiunto un tipo benessere sia mentale che fisico. Tutto è iniziato circa 5 anni fa quando, all’ età di 22anni, ho intrapreso una nuova avventura, iniziando a vivere da sola lontano dai miei affetti più cari. Ho sempre, fin da piccola, avuto un brutto rapporto con il mio fisico. Sono sempre stata bullizzata, discriminata e mi sono sentita non accettata sia dagli altri che da me stessa. Il “difetto” per me più complesso che non riuscivo ad accettare, oltre a vedermi grassa e quindi a non piacermi, era proprio un’assimmetria mammaria lieve e poco evidente, a dir poco INACCETTABILE. Provavo vergogna e ribrezzo nel guardarmi allo specchio. Decisi di non intraprendere nessun tipo di intervento chirurgico, ma accettarmi e migliorarmi con la forza, il coraggio e la determinazione che avevo e che ho. Così con il tempo, piano piano con molta calma e pazienza, ho iniziato ad impegnarmi nel mantenere un ritmo di vita salutare ed a conquistare il mio equilibrio fisico e mentale.

Il mio sogno sarebbe quello di diventare una modella curvy. Vivendo al Sud Italia, ho notato che ci sono poche realtà ed eventi che valorizzano il mondo Curvy e tutto ciò che lo circonda. Si fa fatica a trovare negozi, eventi, fotografi che promuovono il pensiero del body positive. Pertanto, mi piacerebbe sensibilizzare sull’argomento anche questa parte di territorio che tutt’ora ne sembra ignaro e sprovvisto. Sono solo all’inizio di questo percorso, ma decisa ad aiutare e sostenere tutte quelle persone che vogliono accettarsi, migliorarsi e soprattutto AMARSI.

Questo succede quando il Sole che abbiamo dentro tocca il mare di Curvypride.

Questo articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica parte del suo tempo alla crescita del Curvy Pride Blog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono in CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”

La Borsa Fucsia – Sessualità con ironia!

Eccoci!

Ciao!

Vale & Vale classe 1985, si sono conosciute all’interno dell’associazione CurvyPride. Una Trentina e un’Emiliana che insieme hanno deciso di partire per questo viaggio, con la sola Borsa Fucsia, piena di desideri e fantasie da condividere con altre compagne di avventura.

💗Valeria e Valentina💗

Ma cos’è la Borsa Fucsia?

L’idea ci è venuta così, messaggiando, confidandoci. Pensavamo a qualcosa che già c’è: gli incontri tra donne in cui parlano di sessualità.

è? Si hai letto bene. Parlano di Sessualità e ti espongono anche sex toys. Mica solo cose da tabù ma anche lingerie, pizzi, merletti, profumi, oli, giochi… Perchè la sessualità è molto molto di più. Magari un rossetto con un profumo afrodisiaco.

La confidenza con il nostro corpo a volte può metterci a disagio: non ci piacciamo, non ci vediamo mai a posto. Sappiamo come siamo fatte, ma spesso ci risulta difficile percepirci a livello sessuale.

È bellissimo sentirci sexy e desiderabili per chi ci guarda, ma… ci chiediamo mai come ci sentiamo noi? Cosa sentiamo ad indossare un capo sexy o sentire le nostre labbra morbide o vestirci con un profumo particolare?

Sta arrivando la primavera e abbiamo voglia… di calore, di sole, di mare, di sensazioni positive.

Sta arrivando la primavera e ammettiamolo che l’ormone è già un po’ impazzito. Magari anche l’ascella parla per noi!! Oppure avete dolore al seno.. tutto normale.

Quindi la soluzione è “La Borsa Fucsia” un mix di segreti e ironia da portarsi con se.

Il primo appuntamento è questo sabato 13 marzo.

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Il presente articolo è stato scritto dalle socie e collaboratrici dello staff Valentina Parenti & Valeria Menapace che dedicano del loro tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.



Valentina Parenti (@valentina_incolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

Valeria Menapace, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”. Valeria pensa che il segreto per stare bene è prendersi cura della mente e del corpo. “Siamo i nostri compagni di viaggio per tutta la vita, dobbiamo trattarci bene e con rispetto”. #positivelife (@lefaccendedivale)

#DilloaCurvyPride intervista all’autrice VALERIA MENAPACE

I 33+1 protagonisti ed autori del libro DILLO A CURVY PRIDE sono persone comuni che hanno aperto il loro cuore e raccontato spaccati della loro vita, vincitori del contest promosso dalla Giraldi Editore in collaborazione con l’Associazione CURVY PRIDE – APS. Abbiamo deciso di intervistarli per farveli conoscere.  

Oggi si aprirà a noi: VALERIA autrice del racconto “Sono pesante

Breve descrizione personale Ciao, sono Valeria,ho 35 anni e sono di Trento. Sono mamma di due splendide ragazze Carmen e Giulia e sono la moglie di Roberto. Da aprile 2020 socia CurvyPride e da maggio membro dello Staff e Blogger. 

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a partecipare al concorso letterario “DILLO A CURVY PRIDE”? Ho partecipato a “Dillo a CurvyPride” perché avevo qualcosa da dire e credo che la scrittura sia un mezzo a volte sottovalutato. “La narrazione di se stessi, permette l’identificazione con il nostro IO interiore e crea un legame con il prossimo”.

Quali sono i temi che affronti nel tuo racconto? Cosa speri che il tuo racconto possa trasmettere a chi lo leggerà? Nel mio racconto parlo di suicidio, la stanchezza emotiva, la PESANTEZZA costante del l’affrontare la quotidianità. Il desiderio di chiudere gli occhi e riposare. Siamo tanti, ma è un argomento molto difficile da affrontare soprattutto verso di sè. Guardarsi allo specchio e ammettere di non farcela più o di essersi persi è la cosa più difficile del mondo! Le persone forse ci ascolterebbero e proverebbero ad aiutarci.. ma noi, verso di noi? Quindi in cuor mio spero veramente che la gente leggendo quello che ho scritto prenda coraggio e parli del turbinio di emozioni belle e brutte dentro di se. Non tutto è perduto e ci sono tantissimi modi e trucchi per rialzarsi e ricominciare da capo. Si fa molta fatica ma io credo ne valga la pena. Abbiamo paura ad ammettere che qualcosa non va e quindi magari per non annegare ci aggrappiamo a qualche carcassa che galleggia nella nostra mente, illudendoci che quello ci salverà! Ma siamo solo allo stremo delle forze emotive e la prima regola per uscirne è avere il coraggio di affrontarsi e chiedere aiuto!

E’ cambiato qualcosa in te dopo aver scritto il racconto? Se sì, cosa? Mi sono stupita di aver scelto proprio questo tema. La mia vita è talmente piena di aneddoti, situazioni e sfumature che avrei potuto scegliere di scrivere su qualunque cosa ma questo mi ha cambiato la vita totalmente, mi ha resa talmente fragile e scoperta che dovevo dedicargli un’ attenzione particolare. Non lo avevo mai fatto ed era il momento giusto. Quando ho inviato il racconto mi sono sentita libera, “ero seduta accanto a me”, ho pianto un pochino e dopo essermi data una pacca sulla spalla ho ricominciato a respirare.

Una volta lessi una frase che citava “l’umanità ha bisogno di ascoltare storie”, secondo te perchè? questo perché tutti noi abbiamo bisogno di leggere degli altri, di ascoltare gli altri. Molti direbbero che siamo un popolo di ficcanaso (rido) ma in realtà inconsapevolmente non vogliamo sentirci soli. Sapere che alla fine siamo tutti umani e che le probabilità di ritrovarsi a percorrere la stessa strada, con gli stessi ostacoli è altissima. Questo può essere una forza! 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Adesso posso pensare al mio futuro. Mi sento bene, mi sento pronta per lavorare a qualcosa di grande. Ho un libro in cantiere, un servizio fotografico fatto bene (rido) perché credo di meritarlo, non mi conosco ancora bene da quel lato lì e sono curiosa.

Cosa ti rende felice? Mi rende felice aver voglia di fare, mi rende felice sentirmi adeguata e capace, perfettamente in linea con me stessa e gli altri. Il sorriso delle mie figlie. Insomma le piccole cose possono cambiare tutto. 

Completa la frase “Puoi fare qualsiasi cosa se… VOLERE È POTERE” da sempre! 

Il libro “DILLO A CURVY PRIDE – Storie di vita” a cura di Antonella Simona D’Aulerio, pubblicazione Giraldi Editore con prefazione di LUCA WARD e omaggio di TONI SANTAGATA è in vendita in tutte le librerie, sul sito della casa editrice (www.giraldieditore.it) e su tutte le piattaforme on line

Questa Intervista è stato scritta dalla socia, collaboratrice dello staff e autrice del libro #dilloacurvypride Valentina Parentiche dedica partedel suo tempo alla crescita dell’Associazione Curvy Pride – APS


Valentina Parenti (@momincolors ) sogna un mondo senza stereotipi di genere, positivo e attento all’integrazione sociale per questo è membro Curvy Pride, BodyPositiveCatWalk e ha creato @FelicitàFormosa su Parma. Valentina educa i suoi figli ad una “vita a colori” ed è il segreto della felicità #educareallafelicità.

UN CIOCCOLATINO RIPIENO!

Vi e mai capitato di staccarvi dal vostro corpo ed andare a ritroso nel tempo, così tanto per ripercorrere tutto, in particolare alcuni tratti particolarmente tortuosi? A me sì, molto spesso… a volte in modo al dir poco maniacale. Vero! Ma io ho assolutamente bisogno di capire perché mi sono trovata in determinate situazioni, perché mi sono sentita in determinati modi e ancora perché mai è capitato più di una volta.

Trovo stancante cercare a tutti i costi di far parte di qualcosa, di un mondo che magari nemmeno ti appartiene.

Ero alle superiori, frequentavo una scuola privata, quindi … “ero al pari tutti” eppure i conti non tornavano… Ricordo molto bene che eravamo pochissimi in classe, quindi i famosi gruppetti non erano fattibili, ma un gruppone singolo sì! Un gruppo grande, ben assortito del quale non avrei mai fatto parte. Per una ragione a me sconosciuta non ne ero degna… Lo spettro del colore della pelle tornò a bussare nella mia mente, ero già una taglia forte (le mie compagne erano “perfette”) quindi pensai di non avere la taglia giusta per calzare l’abito dell’accettazione. Avevo anche un anno più degli altri essendo stata bocciata al primo anno in un’altra scuola.

Anche a casa la situazione non era delle migliori, volevo andarmene, così mia madre decise di iscrivermi anche in convitto nello stesso istituto, nonostante non ce ne fosse la necessità abitando vicina. Ma come si dice? Meglio in convitto che chissà dove. Iniziai la mia avventura credendo di essere nella giusta condizione. Iniziai a fare le prime conoscenze, erano tutti simpatici e con le mie compagne di convitto iniziavo a trovare un equilibrio! Insomma, entrare in un contesto già avviato non era e non è semplice, ma in quel caso mi sentivo a mio agio e ben corrisposta!

L’adolescenza, gioie e dolori

Col tempo però cominciai ad avere la sensazione che le mie amiche con me si annoiassero. Entravo in camera e smettevano di parlare, mi sedevo con loro in saletta relax e se ne andavano… ma che stava succedendo? Tutti mi dicevano di stare tranquilla e di non preoccuparmi, ma… se c’ era da scegliere qualcuno per l’attività sportiva, non ero di certo io, se c’era da parlare di qualcosa, non ero interessante! Non capivo e tutto questo mi turbò moltissimo, scombussolando e rimettendo di nuovo in discussione tutto.

Farmi accettare diventò una missione che occupava la maggior parte del mio tempo. Era così fondamentale che passare per bugiarda, per falsa, ruffiana, senza carattere, non avrebbe avuto alcuna importanza perché in questo modo avrei ottenuto ciò che volevo: IL CONSENSO, LA BENEDIZIONE DEL PROSSIMO E SOPRATTUTTO L’AFFETTO. Non sapevo che a nulla sarebbe valso il mio sacrificio, avevano già deciso tutto, ma io non lo sapevo, o forse si, ma era davvero troppo doloroso ammetterlo. Spendevo soldi per le loro merende, sperando che prima o poi questo mi desse il diritto di far parte delle loro vite, portavo le loro borse, sperando di potermi sedere con loro in mensa.

Avevo perso interesse per qualunque cosa, volevo solo farmi accettare. “PUZZI DI CIPOLLA, LAVATI”, “MA COME TI SEI VESTITA?”, “MA STAI ZITTA CHE NON CI INTERESSA”! E mille risatine… La sera in convitto per passare il tempo insegnavo coreografie di hip pop improvvisato alle mie coinquiline, mi facevano i complimenti, si divertivano ed io mi sentivo speciale ed amata, ma…. “LO DICONO TUTTE CHE A BALLARE FAI SCHIFO”!

A quel punto ero stanchissima, mi sembrava di aver corso per chilometri senza mai raggiungere la mia metà. Smisi di parlare, giocare a pallavolo, studiare e credere in qualsiasi cosa. Ero un enorme CIOCCOLATINO RIPIENO: amore, gioia di vivere e fiducia nel prossimo… ora ero ancora più piena… stanchezza, sfiducia, e lacrime! Me ne andai senza voltarmi, consapevole che avrei lottato ancora e ancora ma che prima o poi sarei diventata un CIOCCOLATINO RIPIENO DI ME!

Adolescenza Diversità Solitudine

Il presente articolo è stato scritto dalla socia e membro dello Staff Valeria Menapace che dedica del suo tempo alla crescita del CurvyPrideBlog.

Un grazie a tutte le socie e i soci che credono nell’Associazione CURVY PRIDE – APS impegnandosi nel volontariato.

Valeria, puro uragano di energia, ironia, spensieratezza e positività!
Una “Xena” dei giorni nostri!
“Non è il mondo che fa noi, siamo noi che facciamo il mondo”
Vale